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:: Non dare la corda ai giocattoli di Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2019) a cura di Salvatore Marrazzo

11 dicembre 2019

Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019)L’ennesimo ultimo libro di Nicola Vacca. Dopo lo splendido Tutti i nomi di un padre, esce per Marco Saya Edizioni Non dare la corda ai giocattoli. Subito viene da chiedersi: a quando una pausa? Oppure, che cos’è questa ragione poetica così impellente? Questa ragione di esistere nelle parole e per le parole? Domande queste che la logica poetica lascia irrisolte come un dolore vile e pur sempre affrontato in uno smarrimento apocalittico sebbene non sempre misurato. La parola è un agguato continuo di miserie e di cadute. Giocattolo del tempo e dell’abisso.

Nicola vacca non trasgredisce il linguaggio. Il suo è un linguaggio dalla banalità a volte esasperante, emotivo e, pur tuttavia, un linguaggio eversivo che fa dello spergiuro e dell’impostura il suo essenziale obiettivo, il nemico dichiarato. Un linguaggio che si accosta e si confronta con l’umiltà del pericolo e della solitudine. Io stesso ci sono arrivato dopo essermi perso. Il linguaggio come topos. Meglio non luogo.

Del luogo dove solo essa, la poesia, può esistere nella sua essenza di difformità e oltraggio. La poesia. Un linguaggio inzuppato. Le scarpe pesanti come il suo cammino. Qui, il poeta supera se stesso in una sorta di evoluto Sisifo. La terra vuole il suo giardiniere. La sua realtà. Ma questa sprofonda e le altalene felici dei bambini diventano oggetti smarriti. Valigie vuote. Sale d’attese. Gabbie dorate d’illusioni. Come se il gioco fosse finito male. Come se il deambulare ossessivo fosse il centro dell’amarezza e della lontananza. Dell’abbandono della vita vera.

Sempre affannosamente cercata dal poeta. Ancora un gioco. La vita. La vita insieme alla poesia. Imprescindibile dalla poesia. Su queste sedie si accomoda l’assenza. Il poeta sparisce. Forse è lui stesso a non esistere. Poesia come spazio dell’esserci e del non esistere. E forse per questo un luogo. Luogo è ciò e dove sembra esserci una possibilità. Dove l’ultimo passante apre l’ombrello o dove i treni non passeranno. Solo le puttane come angeli caduti svendono il loro corpo.

Alla fine, però, si esce. Si ha bisogno di un’impalcatura. È in questo improvviso non rendersi conto che appare la parola. La pioggia che ci impicca ai vetri. E infine il diluvio. Di nuovo una chiusa. E poi di nuovo un avvio. Un guardare cruento in faccia alla realtà prima che essa divori tutto ciò che di umano è restato all’uomo. Prima che i cani divorino i nostri resti. Un linguaggio asciutto. Patibolare. Un linguaggio che perde il suo bianco affinché emerga la ferita. Perché l’inferno sorge dalla calligrafia.

Non dare la corda ai giocattoli è un modo del linguaggio di essere esortativo. Un linguaggio che non nasconde la sua natura utopica. Essenziale? Rifare il mondo è compito di ogni poeta. Ogni poeta si disseta di oscurità fino all’ultimo sorso. Ogni poeta è una voce unica. Un pensiero che ne apre altri. Il poeta è l’ultima possibilità. Nessun elogio per niente. Sul luogo del deserto l’unico cenno di vita è la distruzione. Qui il richiamo a Jabès è d’obbligo.

Il deserto è ancora un luogo di accenno. Un vuoto alveolo del niente. La nostra stessa aridità di non conoscere l’altro. La nascita è offesa al silenzio; la morte, solenne sottomissione, diceva Jabès. La poesia allora è quest’uscita dal silenzio. Questo vegliare sui vivi nati morti. Le crepe non sono gli abissi. Oltre la parola, c’è la sosta. Il riposo. Dio sembra aver perso l’equilibrio. La parola resta l’unico corrimano. Ciò che abitiamo sopra troppe macerie.

Non abbiate paura dei poeti, saranno i primi a scomparire quando essi tradiranno la parola,

ci dice Vacca. Monito e auspicio. Lui stesso sa. Ogni libro è opera di parole. Scialuppe capovolte. E giocattoli rotti.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).

Source: libro del recensore.

:: Le virtù del nazionalismo di Yoram Hazony (Guerini e Associati 2019)

8 dicembre 2019

Le virtù del nazionalismo«Un libro destinato a diventare un classico
National Review
«Dovremo fare una scelta: o un mondo di stati indipendenti, o un rinnovamento dell’ideale dell’impero universale – il che significa, inevitabilmente, l’impero americano. Le virtù del nazionalismo mette a confronto le opzioni che abbiamo di fronte e suggerisce che, se vogliamo la libertà, dovremmo lottare per preservare un mondo di nazioni indipendenti.»

E se il nazionalismo non fosse la piaga che in molti oggi credono, ma piuttosto la migliore speranza per l’umanità? Un libro eterodosso che, sin dal titolo, sa di ispirare sospetto e finanche avversione. Le virtù del nazionalismo, tra i libri più discussi dell’anno negli Stati Uniti, è una riflessione scomoda, meditata e attualissima sulle radici storiche e religiose del nazionalismo. La tesi di Yoram Hazony, insieme audace e controcorrente, è che lo stato-nazione sia la migliore forma di governo che l’uomo abbia sinora mai inventato. E, forse, l’unica opzione davvero percorribile se vogliamo difendere la nostra libertà.
Con un ragionamento pacato ma stringente, l’autore israeliano rovescia la prospettiva e smonta i maggiori tòpoi legati al concetto di nazionalismo così come oggi viene inteso. E così il nazionalismo, lungi dall’essere una deformazione dell’idea di nazione, finisce col coincidere con il concetto stesso di autodeterminazione dei popoli. Perché la nazione è una comunità politica che si riconosce in una certa cultura e in una certa lingua, in un sistema di valori condiviso; i suoi confini costituiscono lo spazio in cui si esercita la libertà di un popolo e in cui anche le minoranze possono e devono essere tutelate.

Nazionalismo contro imperialismo

La lotta tra nazionalismo e imperialismo è il vero punto fondante della tesi di Hazony, che rilegge la storia dei conflitti mondiali alla luce di questo antichissimo dualismo. L’imperialismo è qualsivoglia forma di governo che voglia unire l’umanità sotto l’egida di un unico regime politico, mettendo a repentaglio la libertà dei singoli stati. Imperialista, per Hazony, è stata la Germania nazista. Imperialista fu la politica degli Stati Uniti d’America, dal 1989 in poi, che sino a tempi recenti hanno cercato di imporre una pax americana, ricalcando il modello imperiale della pax romana. E imperialista sarebbe anche l’Unione Europea, rispetto alle singole nazioni membro.
Dalla Bibbia a Locke e alla dottrina liberale, dal pensiero ebraico al protestantesimo, dal Sacro Romano Impero alla nostra travagliata attualità: il libro di Hazony è una rilettura puntuale e controversa dello stallo contemporaneo a cui è giunto il sistema economico-politico occidentale che, comunque la si pensi, non può essere elusa.

YORAM HAZONY è uno dei più vivaci pensatori israeliani contemporanei: filosofo, teorico politico e biblista. Presidente del The Herzl Institute di Gerusalemme, una delle più interessanti nuove istituzioni accademiche israeliane, fondò alcuni anni fa, nel 1994, il prestigioso Shalem Center, un avanzato centro di ricerca e di promozione degli studi umanistici, cercando di integrare tradizione e modernità. Ebreo osservante e sionista, formatosi presso le più insigni università israeliane e statunitensi, è noto in Israele, negli Stati Uniti e nel Commonwealth per i suoi originali contributi agli studi biblici e politici.

:: Antologia premio Gramsci 15ª edizione

8 dicembre 2019

Antologia GramsciGli scritti contenuti in questa XV antologia del premio Gramsci di Ales hanno il fine di fornire contributi alla conoscenza del pensiero del nostro grande conterraneo, che non rinnegò mai la sua sardità ma travalicò i confini di ogni regionalismo e nazionalismo per diventare un profondo indagatore su tante “quistioni” di portata universale. La raccolta dei saggi premiati è in perfetta sintonia con lo spirito dei pensieri gramsciani e ne confermano l’attualità. Dalle acute analisi di Piermarco Piu sulle politiche della subalternità, intesa nel modo più pregnante, alla Rivoluzione e controrivoluzione nel mondo intellettuale di Emiliano Alessandroni, all’analisi meridionalista di Michele Marseglia, al pluralismo tra egemonia e democrazia di Mattia Dessì. La qualità dei contributi al premio Gramsci ci invita a continuare su questa strada.

:: Come una barca sul cemento di Roberto Saporito (Arkadia Editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

4 dicembre 2019

copertina-saporitoSe Coleman Silk de La macchia umana di Philip Roth veniva allontanato dal suo prestigioso incarico universitario per un’accusa di razzismo, il protagonista de Come una barca sul cemento, nuovo romanzo di Roberto Saporito, il più postmodernista degli autori italiani di questo primo quarto del XXI secolo, vive un’esperienza simile anche se con risvolti del tutto singolari. Forse più simile al Humbert Humbert nabokoviano, il nostro professore di letteratura americana del Novecento è un predatore sessuale che quando viene allontanato dal suo personale parco giochi, inizia a cercare tramite (il temibile e spietato) social network più in voga di questi tempi, le donne del suo passato sfuggite alle sue mire di conquista. Un po’ per passare il tempo, un po’ per sopravvivere alla sua nuova (infelice) vita di guardiano di barche, porta avanti con meticolosa cura la ricerca di queste donne con cui il tempo non è stato sempre benevolo: prima c’è Flavia, vittima di violenze da parte del marito (e qui la storia prende un risvolto noir), poi c’è Linda, scrittrice rampante sempre in giro per l’Italia a fare presentazioni, che gli darà una (inaspettata) seconda occasione. Non voglio dire di più della trama, il romanzo è breve, si legge molto velocemente, i capitoli sono brevi e sincopati, tra autori e libri (da non perdere), riflessioni sul mondo letterario (non solo) italiano, e piccole epifanie su questo nostro mondo ipertecnologico ma ancora ostaggio di un male esistenziale antico che condanna quasi tutti all’infelicità. E l’infelicità sembra essere il convitato di pietra di questa storia in bilico tra l’assurdo e il probabile, tra le occasioni perdute e le ossessioni che sembrano cadenzare un destino tracciato al quale non si può sfuggire. Le storie che ci narra Saporito hanno questa cifra distintiva, sono ritratti amari e straniti di un’umanità inserita in un presente che gli sta stretto. Saporito è un autore elegante e raffinato, colto, dalle molte (buone) letture che trapelano con grazia dalla sua scrittura, conoscitore e appassionato di musica, oltre dell’arte in sé, declinata nelle sue mille facce. Dotato di grande sensibilità, quasi dolorosa, utilizza un registro stilistico rarefatto e minimale, che scolora in una certa universalità che lo rende un cittadino del mondo più che un autore italiano tout court. Molto apprezzata da chi scrive la citazione in esergo di Diario di lavorazione di Sam Shepard, accanto a Don De Lillo, Jay McIrney, Bret Easton Ellis, Jonathan Franzen e il nostro Pier Vittorio Tondelli. Colonna sonora (da ascoltare mentre si legge il romanzo) The Queen Is Dead THE SMITHS.

Roberto Saporito, nato ad Alba nel1962, ha diretto una galleria d’arte contemporanea. Autore prolifico è autore di racconti e romanzi: Harley Davidson (Stampa Alternativa, 1996), che ha venduto quasi trentamila copie, dei romanzi Il rumore della terra che gira (Perdisa Pop, 2010), Il caso editoriale dell’anno (Edizioni Anordest, 2013), Come un film francese (Del Vecchio Editore, 2015), Respira (Miraggi Edizioni) e Jazz, Rock, Venezia (Castelvecchi Editore, 2018). Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie e su innumerevoli riviste letterarie. Ha collaborato con “Satisfiction” e, attualmente, scrive per il blog letterario “Zona di Disagio”.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Tania dell’Ufficio stampa Arkadia Editore.

:: Sul racconto di Roland Barthes – Una conversazione inedita con Paolo Fabbri. Postfazione di Gianfranco Marrone (Marietti 1820 2019) a cura di Nicola Vacca

4 dicembre 2019

MA_Barthes_Sul racconto_mini4.inddRoland Barthes è stato uno dei più influenti intellettuali francesi della seconda metà del Novecento. Saggista, critico letterario, ma soprattutto linguista. Esempio di studioso onnicomprensivo, Barthes viene ancora oggi considerato fra i maggiori esponenti dello strutturalismo.
L’autore dei Miti d’oggi da intellettuale contro – tempo ha attraversato la vita politico – culturale europea degli anni ‘70 – 80 facendo della ricerca linguistica uno strumento di abiura del potere, di quell’Onnipotere ideologico – religioso – economico e, in ultima analisi, linguistico, che impedisce il reale godimento della vita.
La sua influenza sul discorso culturale oggi è ancora necessaria ed è davvero sorprendente che ci sia in giro materiale inedito che lo riguarda.
Marietti 1820 in questi giorni ha pubblicato Sul racconto, un piccolo e prezioso volume che contiene una conversazione inedita con Paolo Fabbri, registrata a Firenze nel dicembre 1965 in cui Roland Barthes affronta il tema dell’analisi strutturale dei racconti a partire dalle intuizioni di Vladimir Propp, passando per l’Odissea, Sherlock Holmes, Don Chisciotte e Madame Bovary.

«Se desiderate potrei dire qualche parola su questa ricerca che concerne l’analisi strutturale dei racconti: è una ricerca che si sviluppa attualmente in Francia, in modo ancora assai modesto, ma siamo già i due o tre ricercatori lavorare su questa pista».

Partendo da Propp e Lévi Strauss, Barthes comincia a lavorare sulla questione dell’analisi strutturale dei racconti.
Per il semiologo il racconto costituisce una materia umana, una classe di produzione dell’umanità o, propriamente parlando, a prima vista assolutamente incontrollabile.
Barthes sostiene che ci sono milioni e milioni di racconti che sono stati elaborati dagli uomini e per un tempo indefinito di cui non conosciamo l’origine, in tutte le società umane possibili e immaginabili ci sono sempre stati, e ci saranno sempre, dei racconti.
A tutti i livelli della cultura esistono ancora dei racconti e essi prima di tutto rappresentano una questione umana che riguarda tutti e la Storia.

«Il racconto – continua Barthes nella sua conversazione – è come una struttura che si può dilatare, è un fenomeno questo d’osservazione corrente, cioè sappiamo bene che il racconto può essere stipato di notazioni quasi infinite e ciononostante restare intelligibile».

Sul racconto è l’ennesima prova della straordinaria intelligenza di Roland Barthes che anche in queste pagine si mostra con geniale decrittatorie dei nostri tempi.
Da una conversazione avvenuta nel 1965 arrivano leparole del grande intellettuale francese e fanno ancora rumore le sue osservazioni radicali sull’analisi del racconto che accompagnano le note e dirompenti tesi sulla letteratura e la critica letteraria che ancora oggi fanno discutere.

Roland Barthes (1915-1980), saggista e semiologo, tra i maggiori esponenti dello strutturalismo francese del ‘900, ha insegnato all’École Pratique des Hautes Études e al Collège de France. Tra le sue opere: Il grado zero della scrittura, Frammenti di un discorso amoroso e La camera chiara, pubblicati in Italia da Einaudi.

Paolo Fabbri, semiologo, ha collaborato per molti anni con Algirdas J. Greimas a Parigi e con Umberto Eco a Bologna. Ha insegnato nelle Università di Firenze, Urbino, Palermo, Bologna e in molti atenei europei e americani. È stato direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Gianfranco Marrone, professore di Semiotica all’Università di Palermo, ha tradotto in italiano numerose opere di Barthes.

Source: Libro arrivato al recensore dall’ Ufficio stampa.

:: Mors tua vita mea di Geraldine Meyer (I Quaderni del Bardo Edizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

1 dicembre 2019

Mors tua vita meaLa short fiction, la narrativa breve, molto amata in America, o perlomeno dai lettori di lingua inglese, è un genere narrativo molto complesso che fa della brevità e dell’essenzialità il suo tratto distintivo. Insomma bisogna creare micromondi con una manciata di parole, arrivando fino alla flash fiction in cui lo spazio narrativo è ancora più compresso. In Italia non ha tutta questa diffusione, e se pensiamo che anche solo i semplici racconti brevi vengono guardati con diffidenza possiamo capire quanto questa arte sia praticata e letta da una nicchia molto piccola di lettori e scrittori. Sta di fatto che io adoro la flash fiction, e ho iniziato proprio una ventina di anni fa scrivendola, per cui ho presente le difficoltà e le abilità tecniche necessarie. Geraldine Meyer scrive racconti riconducibili a questa arte, e nel suo Mors tua vita mea, raccolta che contiene 13 micro racconti, ce ne dà un saggio molto esaustivo. Sono racconti molto particolari, intinti nel curaro, metafora che amo molto, avvelenati da quella sorta di male di vivere che molti autori diversissimi tra loro hanno affrontato nella narrativa più estesa. Racchiudono insomma pennellate di veleno, sotto una patina di apparente quotidianità. Geraldine Meyer ci parla della vita di tutti, ed è molto attenta e lo fa con apparente immediatezza. Sono tutti antieroi i suoi personaggi, persone che si rivelano diverse da cosa credono o vogliono essere, in cui prevale egoismo, grettezza, ipocrisia. Il lettore prova poca benevolenza per questa varia umanità, che tuttavia non è così lontana anch’essa dalla nostra quotidianità. Vicini di casa così se ne incontrano, a volte possiamo riconoscerci pure noi in certi atteggiamenti che non ci piacciono con cui magari lottiamo. O al contrario scelte che ci auguriamo di non dovere affrontare, perché non sapremmo bene come reagiremo. Sapremo fare la cosa giusta, etica morale, come prestare soccorso a qualcuno, quando facendolo perderemo del nostro, rischieremmo il nostro futuro? Piccoli crimini, tentazioni, dubbi, insomma così vicini a noi da confonderci e gettarci addosso una certa inquietudine. Geraldine Meyer si limita a raccontare, pure le rassicuranti giustificazioni che siamo capaci a darci. Agghiacciante per esempio Non nominare il nome di Dio invano; straziante, Mors tua vita mea, che dà il titolo alla raccolta; diabolico L’azienda. Il lavoro rende liberi, come non richiamare alla memoria “Arbeit macht frei”, infelice motto presente all’ingresso di molti campi di concentramento nazisti, il primo racconto della raccolta per esempio ci riporta a quel dilemma morale che incontriamo tutti nella vita, la nostra moralità spesso finisce quando a rischio ci siamo noi con le nostre deboli certezze, il nostro gretto egoismo, l’incapacità di amare altri da sé. Che dire Geraldine Meyer è brava, affatto scontata, e soprattutto capace di entrare nel vissuto della gente con estrema naturalezza. Leggetela, saprà cambiare molte prospettive. Copertina minimale, supplemento editoriale per tirature limitate e numerate del periodico Il Bardo di Maurizio Leo.

Geraldine Meyer è nata a Milano cinquantatré anni fa. Ora vive nella splendida Tuscia viterbese. È stata per ventisei anni libraia e ha collaborato con alcune case editrici come Giunti e Astoria. Per alcuni anni ha svolto collaborazioni nel mondo del web scrivendo contenti per siti internet e curando blog di carattere economico. Ora coordina la rivista letteraria on line Lottavo.it

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa IQdB Editore.

:: E per Natale regalate un libro – 2019 🎄

29 novembre 2019

regali natale

Il tempo sembra volato, ma fra poco è già Natale, domenica è il primo giorno di Avvento, e i più previdenti stanno già preparando i regali da fare alle persone a cui vogliono bene. Insomma è qualcosa in più di mero consumismo, è condivisione, comunione, e pensare anche agli altri e non sempre solo a sè. Dunque cosa c’è di meglio che regalare libri, si spende poco, è un regalo che resta, e se il libro non piace lo si regala ad altri. Ma i libri di cui parleremo oggi con i tradizionali consigli dei collaboratori di Liberi sono tutti belli, per cui andate sul sicuro.

Inizio con i primi consigli pervenutimi, poi man mano aggiorno con quelli che arriveranno. Buon Natale e passatelo con chi amate.

Ah, dimenticavo per incartarli usate carta da pacchi ecologica.

Valeria Giola

Ninfee Nere di Michael Bussi
per chi non si accontenta dei gialli

Figlie di una nuova era di Carmen Korn
per chi non crede nel potere dell’amicizia

La vita segreta degli scrittori di G.Musso
dedicato a chi non si accontenta di una bella trama

L’albergo delle donne tristi di Marcela Serrano
per chi ama i grandi classici

La gabbia dorata di Camilla Lackberg
per tutte le donne

Davide Mana

Lucia Berlin – La donna che scriveva racconti – Bollati Boringhieri

Steve Brusatte – Ascesa e caduta dei dinosauri – UTET

Michael Moorcock – Elric – Mondadori

Nnedi Okorafor – Binti – Mondadori

Bram Stoker – Dracula (nuova edizione a cura di Franco Pezzini) – Mondadori

Eva Dei

Pietro e Paolo“, M. Fois, Einaudi

L’inverno di Giona“, F. Tapparelli, Mondadori

Ossigeno“, S. Naspini, E/O

L’ultima intervista“, E. Nevo, Neri Pozza

L’ora di Agatha“, A.C. Bomann, Iperborea

Federica Belleri

Il giardino dei mostri, di Lorenza Pieri

Libera uscita, di Debora Omassi

Ninfa dormiente, di Ilaria Tuti

L’isola delle anime, di Piergiorgio Pulixi

Lei era nessuno, di Letizia Vicidomini

Nicola Vacca

Michel Houellebecq Serotonina La nave di Teseo

Bret Easton Ellis Bianco Einaudi

Luigi di Ruscio Poesie scelte Marcos Y Marcos

Roberto Saporito Come una barca sul cemento Arkadia

J Saramago Diario dell’anno del Nobel Feltrinelli

Giulietta Iannone

Risorgere Paolo Pecere Chiarelettere

Il secondo cavaliere Alex Beer Edizioni EO

Racconti di Pietroburgo Nikolaj Gogol’ Marcos Y Marcos

Racconti del crimine Tanizaki Junichiro Marsilio

Il mio nome è Jack Reacher Lee Child Longanesi

Viviana Filippini

La frontiera, Erika Fatland (Marsilio 2019)

Il terzo matrimonio, Tom Lanoye (Nutimenti 2019)

Bianca, Bart Moeyaret (Sinnos 2019)

Camminare di Henry David Thoreau (Marietti 1820, 2019)

I fantasmi di Darwin Ariel Dorfman (Clichy edizioni 2019)

Maria Anna Cingolo

L’ educazione Tara Westover Feltrinelli

Le ragazze del Pillar Stefano Turconi, Teresa Radice BAO Publishing

I ragazzi della Nickel Colson Whitehead Mondadori

L’onda Suzy Lee Corraini Edizioni

Cento poesie d’amore a Ladyhawke Michele Mari Einaudi

Elena Romanello

Timeless (Il Castoro)

La trilogia di Nevernight (Mondadori)

Il grande libro della fantasy classica (Fanucci)

321 cose utili da sapere sugli animali (Rizzoli)

Il diario della mia scomparsa (J-Pop)

:: La babysitter e altre storie di Robert Coover (NNEDITORE 2019) a cura di Fabio Orrico

29 novembre 2019

Robert CooverDa colpevole semplificatore quale sono ho sempre pensato che la letteratura americana potesse essere facilmente (e banalmente) scissa in due macroaree. Da un lato autori passionali, viscerali, caldi, dall’altra scrittori mentali, azzimati, freddi. Da un lato una tradizione che potremmo far risalire a Hawthorne e alle sue indagini sulle origini di un paese che lui stesso vedeva assemblarsi, dall’altro una genia più complessa da definire e che può trovare padri spirituali in figure più asimmetriche come Washington Irving. In mezzo potremmo tranquillamente inserire la pietra angolare Hermann Melville, viscerale quant’altri mai ma anche capace di azzardi stilistici mai più ripetuti (salvo poi, in Mobydick, di fatto inventare il flusso di coscienza). Sono distinzioni pedestri e con le quali rivelo la mia fragilità di analisi di fronte a un gigante come Robert Coover da noi pochissimo tradotto (a memoria mia ricordo solo il bellissimo romanzo breve Sculacciando la cameriera) che, organico a un’idea di letteratura in cui possiamo incontrare John Barth e Kurt Vonnegut, William Gass e Donald Barthelme, brandisce la bandiera del post moderno ma da una prospettiva personalissima. Difficile, partendo da questa scelta antologica che abbraccia una produzione che, dal 1962 del primo racconto, arriva al 2016 de L’invasione dei marziani, immaginare uno scrittore meno propenso a farsi incasellare in un genere o anche semplicemente in un atteggiamento, in una propensione, in quel che volete. L’arte di Coover è doppia, tripla, prismatica. A dimostrarlo c’è il racconto che dà il titolo alla raccolta e cioè La babysitter dove l’alternarsi impazzito dei punti di vista detta il ritmo e determina la storia.
NN editore, che finora mi è sembrata la residenza italiana di autori ascrivibili al primo tipo da me sommariamente ipotizzato e cioè i viscerali (in modo quasi e diversamente imbarazzante se consideriamo gli apici di Haruf Drury Ward Woodrel e potremmo citare tutto il catalogo fino alla sintetica e poeticissima Sarah Manguso) adesso ci consegna questo volume polimorfo, tanti racconti di Coover disseminati nel corso della sua carriera quanti sono i traduttori che se ne occupano. Scelta decisamente in linea con le ragioni profonde dei testi, quella di differenziare la voce dei traduttori, e soluzione affascinante e felice. La babysitter e altre storie sembra proporsi come romanzo totale, cassetta degli attrezzi di uno scrittore sorprendente e intelligentissimo. Tutto è godibile, in termini di costruzione e suspense, ma tutto è assolutamente metaforizzabile. Si pensi a un racconto come L’ascensore, dove l’avventura del protagonista, un uomo che tutti i giorni prende lo stesso ascensore, assume i colori lividi di un episodio di Ai confini della realtà ma allo stesso tempo, proprio per l’ambientazione in uno spazio eccessivamente delimitato, diventa lo specchio di un altrove molto più ampio. Coover è autore metaforico per eccellenza ma anche satirico. Attinge a temi e stilemi del mainstream più spinto, esondando dal campo strettamente letterario. A dimostrarlo un racconto come You must remember this dove il nostro riscrive un caposaldo della cultura pop (seppur suo malgrado) come l’immortale Casablanca di Michael Curtiz o anche L’uomo invisibile dove si lambisce addirittura il territorio della narrazione supereroistica. A lato dell’opera cooveriana mi sembra riposi la tentazione della fantascienza. Una sorta di retrobottega mentale o addirittura sottofondo morale che, in quanto più politico tra i generi, fa da carburante all’ispirazione dello scrittore americano.
Purtroppo non conosco molto altro di Coover e sarebbe grande la mia curiosità di leggere un suo libro che per foliazione superasse Sculacciando la cameriera. Ciò che risulta perfetto nel romanzo breve e nel racconto sarebbe altrettanto efficace modulato su un passo più lungo? Insomma, se in questo momento cadesse una stella, saprei quale desiderio esprimere.

Robert Coover (1932) è autore di romanzi e raccolte di racconti, ed è considerato uno dei padri del postmoderno americano. Ha insegnato per più di trent’anni alla Brown University, dove ha fondato l’International Writers Project, un programma rivolto a scrittori internazionali perseguitati per le loro idee e i loro scritti. Con il suo primo romanzo, The Origin of the Brunists, ha ricevuto il William Faulkner Foundation First Novel Award, e con The Public Burning (1977) è stato finalista al National Book Award. NNE pubblicherà anche il suo romanzo Huck Out West.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia l’ufficio stampa NN Editore.

:: Æternum di Gianluca Taliani (Oakmond Publishing 2019)

27 novembre 2019

TalianiLo avevano predetto i tarocchi di Marsiglia: quando il gallo canta a mezzanotte, qualcuno morirà presto. Di morte violenta. E accadrà prima della successiva luna.»

Natale a Parigi – Due sconosciuti, Gil e Arnaud, s’incontrano alla cassa di un supermercato. Lei è una donna dal fascino discreto insoddisfatta del suo matrimonio, lui un donnaiolo impenitente che tende ad annoiarsi rapidamente di tutto e tutti. L’approccio è brillante e sono entrambi attratti da subito.

“Mi permetterebbe di assaggiare una costola del suo sedano? Immagino che si sposi bene con un Pastis.» «Apprezzo la sua gentilezza e la ringrazio. Ma sono in grave ritardo. E non posso accettare.»
«Allora mi inviti a cena, a casa sua.»
«La prego …»
«Oppure organizziamo da me. Rientrerò nel supermercato per acquistare un libro di gastronomia».
«Non credo che ci sarà un’occasione successiva.».
«Le lascerò il numero del mio cellulare. E domani, se lo vorrà, potrà inviarmi un messaggio”…

Arnaud lascia un biglietto da visita e Gil, vinta dalla curiosità, manda un SMS a cui lui risponde di proposito con qualche giorno di ritardo.
Le feste trascorrono noiose per entrambi, soprattutto per Gil tra reiterate schermaglie tra marito e suocera.

«La trovo benissimo, signora, così, vestita tutta di bianco.»
«Anche tu, cara, sei elegantissima. È molto bello il tuo tailleur. È tornato di moda?»
Gil finse di non cogliere l’ennesima frecciata della suocera e si indurì in un sorriso teso «Vede? Sono già tutti seduti. Prego, signora, si accomodi: per lei il posto d’onore. Qui sederà suo figlio e lei starà tra lui e me.» «Come vuoi tu, cara, come da sempre.»

Quando Gil accetta finalmente di vedere Arnaud lo fa solo in luoghi pubblici tenendolo a distanza.

“Mia cara Gil, non vedi anche tu che non possiamo continuare così? Brevi momenti, qualche sguardo rubato, uno sfiorarsi di mani e di anime. E nulla più. L’amore, per decollare, ha bisogno di concretezza, non solo di desideri inappagati.»

L’amore divampa cedendo presto il passo all’erotismo.
E la passione è tale da far desiderare a Gil di abbandonare tutto per Arnaud, che invece si accontenta del presente e non vorrebbe prendersi responsabilità.
All’improvviso, gli si para innanzi una certezza: quella sua storia con Gil deve finire. La passione è giunta al capolinea. Dovrà restare un ricordo, doloroso come gli amori finiti, rimpianto sempre come perfetto perché non consumato fino all’esaurimento dei sentimenti.

Ma in questa storia influirà un improvviso colpo di scena che cambierà tutto.

«Il desiderio è la vera violenza interiore, invece. L’impulso animale, umano ne distrugge l’essenza più pura.» «Quindi, mi dai ragione: il desiderio può vivere in eterno soltanto se non si realizza.»
«No, Gil cara. È solo il desiderio impossibile che si trasforma in violenza e tragica follia.»
«Forse lo confondi con l’omicidio»…

I due amanti si lasceranno e si riprenderanno in un continuo né con te, né senza di te che spingerà inevitalmente al dramma e a un giallo finale.

Æternum è un romanzo elegante, erotico ed ironico che a tratti riporta alla memoria la cocente passione di Luna di Fiele dell’ormai introvabile romanzo di Pascal Bruckner.
Per gustarlo meglio la Oakmond Publishing suggerisce ai lettori un vino da abbinare a ognuno dei suoi libri.
Con Æternum consiglia un Franciacorta Satèn dal perlage finissimo, dal bouquet di frutta matura e fiori bianchi e dall’innata morbidezza setosa.

Buona lettura e buona degustazione.

Giuanluca Taliani è un medico, un agopuntore e uno scrittore poliedrico di rara sensibilità che per la Oakmond ha pubblicato un romanzo noir erotico.

Source: libro del recensore.

8° Anniversario su WordPress

27 novembre 2019

8 compleanno

:: Non dare la corda ai giocattoli di Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 novembre 2019

Nicola Vacca (Marco Saya Edizioni 2019)Oltre che fine critico Nicola Vacca è un apprezzato poeta, erede delle storiche e nobili avanguardie poetiche pugliesi del Novecento tese a un rinnovamento profondo della lingua, a una rottura con il passato e la tradizione fossilizzata e pigra, vivificate da una ideologia politica vissuta come vera espressione di più alti ideali sociali e comunitari.
Non scrive in dialetto, Vacca, ma in italiano e questa scelta infonde una più netta universalità ai suoi versi che possono essere letti e compresi dalla Val D’Aosta alla Sicilia.
Non credo la nostra amicizia personale inficia l’alta stima che ho per il suo lavoro e la sua coerenza, in tempi difficili dove l’opportunismo e il cambio di casacca sembrano prevalere alle convinzioni profonde e al costo da pagare per poterle mantenere ed esprimere.
Non dare la corda ai giocattoli (Marco Saya Edizioni) è una raccolta poetica che nasce come atto di rivolta, e si collega alle sue raccolte precedenti anch’esse definibili come “canti di rivolta”.
Nicola Vacca è un poeta rivoluzionario, in lotta contro la mediocrità, la passività, l’apatia, l’incapacità di affrontare il reale con coraggio e determinazione, perché il mistero del male ci circonda, ma esistono ancora armi per difendersi e Vacca le usa tutte, con rabbia e ostinazione.
La trasgressione del linguaggio è trasgressione morale come scrive Vacca in esergo citando Carmelo Bene, e la poesia è la più alta e nobile forma del linguaggio per cui se ne deduce che la poesia è un atto morale, una scelta civile, e più è sincera e vissuta e più la poesia è autentica.
La poesia disvela la verità, tramite l’intuizione, l’assonanza di pensieri e ideali, la compartecipazione e la fraternità.
E c’è fraternità in questi versi, sono morali nel senso che avvisano, risvegliano le coscienze contro le utopie, il materialismo più stolido, l’incapacità di vedere la realtà nuda, e per ciò bellissima e unica.
Se una certa crudezza acuisce e aggrava il verso, non è mai per ostentare o deridere, ma appunto per trasmettere quello spirito di rivolta che ci dovrebbe contagiare tutti, facendoci ribellare e opporre al male di vivere e di pensare.
La crisi economica e soprattutto etica e culturale, la fine delle ideologie storiche che hanno infiammato i dibattiti del Novecento, pur con tutte le derive che ben conosciamo, sembrano aver dato spazio al nulla, a un vuoto esistenziale e morale agghiacciante, e di questo Nicola Vacca non si dà pace, il giocattolaio che ci deride tutti vendendoci le sue utopie a buon prezzo non smette di tormentarlo, nell’indifferenza generale, nel silenzio più generalizzato delle coscienze.
Versi come:

Attendere anzitempo nelle stazioni vuote
quando non c’è l’ombra di un treno.

Danno un senso e una misura a questo vuoto pneumatico. Come i seguenti bellissimi versi:

Palazzi di vetro enormi sorgono nelle periferie
sono le nuove città di una città che si è arresa.
Non luoghi infiniti
gabbie dorate di illusioni
dove estranei si sfiorano
senza toccarsi l’anima.
È morto per sempre il tempo del contatto
su e giù per gli ascensori ci si uccide consumando
l’utopia del dio denaro.

Che ci riportano alla drammaticità di aver fatto diventare i centri commerciali, di per sè utili e necessari, le nuove cattedrali di questa società post industriale e di transizione verso un futuro ancora non concepibile, tra pericoli e incognite difficilmente governabili.
Nicola Vacca trasforma la poesia in un canale di percezione e avvisa i suoi compagni di viaggio, i suoi fratelli dei pericoli e delle incognite, un po’ come i profeti maggiori dell’Antico Testamento, accolti perlopiù dai contemporanei con cardi e verdura marcia, perché a molti la verità non piace ascoltarla, preferiscono essere blanditi, ingannati e anestetizzati dall’ovvio e dal banale. Ma Vacca profeta laico di rivolta non si arrende, e se questa è la sua ultima raccolta di versi, come è stato detto, è un vero peccato. In copertina l’opera di Roberto Fatiguso.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).

Source: libro invitato dall’autore che ringraziamo.

:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 novembre 2019

Atlante 2019È in libreria l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, appuntamento fisso, ormai dal 2013, per tutti coloro. addetti ai lavori o semplici cultori della materia, che vogliono avere strumenti validi per analizzare e approfondire le problematiche che toccano l’area del Mediterraneo, mai come in questi anni al centro delle più delicate questioni geopolitiche, trovandosi infatti sulla rotta delle migrazioni da sud, come vera e propria porta per l’Europa. Se l’argomento migrazioni è stato approfondito l’anno scorso, rimando all’Atlante del 2018, due sono i temi caldi di quest’anno: L’azione delle Authorities per l’integrazione energetica del bacino del Mediterraneo saggio scritto da Fabio Tambone e La presenza cinese nel Mar Mediterraneo saggio di Francesca Manenti. La necessità di una sempre maggiore integrazione energetica tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo è, secondo chi scrive, sicuramente il tema più delicato e il meno noto e dibattuto se vogliamo, e questo merita senz’altro una nota di apprezzamento per i coordinatori del volume che l’hanno scelto per quest’anno. Il ruolo del Mediterraneo di ponte tra tanti Stati e nazioni con culture, lingue, religioni diverse acquista una rilevanza strategica e geopolitica di prim’ordine alla luce della sempre più stringente necessità di coordinare la cooperazione e gli investimenti per la transizione energetica dei prossimi decenni. Per l’Unione europea i vicini della sponda nordafricana e dell’est europeo che si affaccia sul Mediterraneo costituiscono dei partner naturali con cui sarà sempre più importante interagire e coordinare le scelte e decisioni. Sottovalutare questo sarebbe un grave errore, e Tambone sottolinea bene la necessità, si può dire vitale, di un mercato integrato. Ne consiglio un’attenta lettura. L’altro tema, approfondito da Francesca Manenti, ci porta all’attenzione il ruolo sempre più attivo della Cina, che ha capito bene l’importanza del nostro mare come crocevia di traffici e di merci, oltre che idee, da cui dipende la neccessità di potenziare le infrastrutture, i luoghi di scalo (consiglio di notare l’importanza degli accordi tra Cina e Italia legati al porto di Trieste, da sempre ponte tra l’Europa e l’Oriente), non dimenticando anche oltre i lati economici anche quelli politici.

Il mar Mediterraneo, infatti, è stato inserito dal governo cinese all’interno della Belt and Road Initiative (BRI). L’ambizioso progetto di interconnessione, lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che si propone la realizzazione di una rete capillare di infrastrutture di trasporto, energetiche e digitali per incentivare gli scambi materiali e immateriali tra la Cina e il resto del mondo.

Oltre alla capacità di controllo della portualità e della logistica è rilevante sottolineare la rilevanza di una sempre più stretta interconnessione del più innovativo settore delle telecomunicazioni. Altrettanto significativo infatti è l’investimento cinese nelle costruzioni delle reti di cavi sottomarini per la trasmissione di segnali. Ciò ci fa capire a tutto tondo l’importanza che il Mediterraneo riveste per la Cina, per gli obbiettivi di crescita nazionale e internazionale, da raggiungere entro il 2050. Di contro, non sembra che i paesi dell’Europa mediterranea siano interessati a iniziare formule di dialogo con la Cina, che tuttavia continua a volere una via privilegiata con Bruxelles.
Ai due saggi di approfondimento seguono le consuete 11 schede paese, di cui consiglio, come l’anno scorso, la lettura approfondita delle schede Libia, Siria e Turchia. Da non tralasciare la postfazione di Stefano Polli che focalizza in modo puntuale e essenziale le tematiche principali da cui dipende il nostro futuro.
Di questo testo come sempre colpisce la chiarezza espositiva e la capacità di rendere semplici, immediate e fruibili anche tematiche complesse. Leggendolo ci si sente sempre arricchiti, in più l’ampia bibliografia da spazio all’approfondimento personale. Buona lettura.

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.