:: Il randagio e altri racconti di Sadeq Hedayat (Carbonio Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

2 Maggio 2021 by

Dall’Iran preislamico ai vicoli di Le Havre nei primi decenni del Novecento, variegati sono gli scenari dei nove racconti di Sadeq Hedayat, che Anna Vanzan, iranista e islamologa, scomparsa alla fine del 2020 a Venezia, ha scelto e tradotto dal persiano per la raccolta Il randagio e altri racconti, edita da Carbonio Editore.
In realtà i racconti avrebbero dovuto essere dieci, tratti da diverse antologie e scritti tra il 1930 e il 1942, una sorta di florilegio della narrativa breve per avvicinare ulteriormente i lettori italiani, dopo la fortunata pubblicazione l’anno scorso del romanzo La civetta cieca, all’opera di Hedayat, ma la morte della traduttrice ha impedito che l’opera fosse compiuta.
Ciò non toglie che anche solo questi 9 racconti ottengono l’effetto che Anna Vanzan si era prefissata, dare testimonianza dell’immenso talento che aveva questo autore colto, sensibilissimo, e dal destino tragico, morto suicida in solitudine e miseria a Parigi nell’aprile del 1951.
Considerato il padre della letteratura moderna persiana, censurato in patria, Sadeq Hedayat conserva la sua capacità di destabilizzare le coscienze, e fare riflettere su temi scomodi come la morte, le strette maglie delle imposizioni sociali e familiari, la disperazione irrisolta che scaturisce dalla presa di coscienza dell’illusorietà della vita.
Troppo pessimismo anche oggi per la società iraniana contemporanea, che mette al bando le sue opere, anche se vanno a ruba nel mercato nero di Teheran. Da credente, da un punto di vista puramente spirituale non politico, comprendo come le autorità religiose e civili iraniane pensino che la lettura di queste opere, ancora oggi dopo quasi un secolo, possa instillare eccessivo pessimismo e ribellione verso le autorità costituite, ma non credo questo fosse lo scopo dell’autore, la sua ribellione è più metafisica, venata di tragico sarcasmo contro la farsa in cui molto spesso tutti noi precipitiamo.
La lettura di questi racconti insomma non ha incrinato il mio amore per la vita, ma mi ha fatto vedere le sue pieghe più nascoste, il grottesco di certi atteggiamenti, la tragica bellezza dell’amore impossibile, o dell’amicizia che a torto si pensa tradita.
Hedayat conosce il paradosso dell’illusione, la sua vicinanza all’induismo indiano è netta, e ha il dono di trovare le parole migliori per narrarlo.
In più è un ponte tra Occidente e Oriente, grazie alla sua capacità di avvicinare due mondi così lontani, illuminando di grazia la vita comune di Teheran e la sua cultura, i suoi miti, le sue tradizioni.
Vicino al surrealismo e all’esistenzialismo, Hedayat accoglie la visione occidentale dell’esistenza e la filtra attraverso la concezione orientale dell’ umanità parlandoci di un mondo millenario ancora vivido nelle sale da te, nel cambiavalute per le strade, nei bazar affollati e variopinti.
L’Iran mai così lontano ci è vicino nei suoi racconti fatti di gente comune alle prese con le mille difficoltà della vita, i divorzi, le gelosie tra sorelle, le responsabilità, il rifugio in una religiosità di pura apparenza, le mille infelicità che ogni giorno scorticano e sgretolano certezze e speranze.
I vinti, gli sconfitti dalla vita, i solitari pronti a innamorarsi di una statua inanimata sono i protagonisti dei suoi racconti amari e di una bellezza struggente, e stupisce soprattutto la modernità con cui tratteggia questi scenari e queste sensazioni, dando vita a un mondo che si credeva perduto e invece sopravvive sotto la cenere. Da leggere.

Sadeq Hedayat (Teheran, 1903 – Parigi, 1951) scrittore, critico letterario e traduttore iraniano, è considerato il padre della letteratura persiana moderna. Di famiglia nobile, frequentò scuole francesi a Teheran per poi trascorrere diversi anni tra l’Europa e l’India. Rientrato in patria, iniziò a lavorare al ministero della Cultura e continuò a studiare la storia e il folklore del suo Paese, nonché le opere degli esistenzialisti francesi, traducendone numerose in persiano. La civetta cieca (Carbonio Editore, 2020), considerato il suo capolavoro, fu pubblicato in patria solo undici anni dopo la sua prima stesura a causa dell’opposizione del regime dello Shah Reza Pahlavi, ed è ancora oggi oggetto di costanti censure.
Hedayat morì suicida in un appartamento di Parigi, in estrema solitudine e miseria, nell’aprile del 1951. È sepolto nel cimitero del Père-Lachaise.

Anna Vanzan, (1955 – 2020) iranista e islamologa, ha pubblicato numerosi saggi dedicati alle civiltà del Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione di genere. Nel 2017 ha ricevuto il premio MIBACT alla carriera per l’opera traduttiva e la diffusione della cultura persiana in Italia. È scomparsa il 24 dicembre 2020 a Venezia.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Carbonio Editore.

Il ritorno della Trilogia della Nebbia di Carlos Ruiz Zafón a cura di Elena Romanello

1 Maggio 2021 by

978880473537HIG-332x480Ci sono autori che restano nel cuore, e uno di questi è senz’altro Carlos Ruiz Zafón, scomparso troppo presto alcuni mesi fa dove aver detto al mondo storie fantastiche, che ne hanno fatto lo scrittore spagnolo più letto al mondo dopo Cervantes.
Oscar Draghi presenta in un sontuoso volume illustrato la Trilogia della Nebbia, con cui tra l’altro lo scrittore ha debuttato nel mestiere nell’ormai lontano 1993, composta da Il principe della nebbiaIl palazzo della mezzanotte e Le luci di settembre, tre storie affascinanti, sulla carta rivolte ad un pubblico di ragazzi, ma in realtà godibili per tutti.
Le storie sono lontane dall’epopea del Cimitero dei Libri dimenticati di Barcellona, ma chi ama i mondi dell’autore ci troverà lo stesso stile, la stessa passione, le stesse tematiche, in tre luoghi diversi dalla Terra, con altrettanti misteri con cui si confrontano i giovani protagonisti, in una ricerca della verità che è anche capire di più se stessi.
Il Principe della nebbia porta sulla Costa atlantica spagnola, durante la Seconda Guerra Mondiale, dove Carver, Max e Alicia si trasferiscono con i genitori e dove conoscono Roland, il nipote del guardiano del faro, con cui iniziano a scoprire il mondo. Ma i tre ragazzi non sanno che la casa dei loro genitori nasconde un inquietante passato, legato ad un naufragio di molti anni prima. 
Il Palazzo della mezzanotte è ambientato in India, a Calcutta, con come protagonisti sette sedicenni, cresciuti in orfanotrofio, alla vigilia di dover andare ognuno per la propria strada, che si troveranno uniti per salvare Ben, il più indisciplinato del gruppo, alle prese con una minaccia che lo perseguita da sempre, legata a familiari che non sapeva di avere e ad un mistero da risolvere. 
Le luci di settembre si svolge in Normandia, dove di trasferisce Irene Sauvelle dopo la morte del padre, presso la tenuta di un vecchio fabbricante di giocattoli a Cravenmoore, con la madre e il fratello, dove presto scoprirà omicidi e verità nascoste grazie anche all’incontro con Ismael. 
Tre opere piene di fantasia, avventura, mistero, ottimi per chi ha scoperto da poco la lettura grazie magari alla saga di Harry Potter e a Pullman e adesso cerca qualcos’altro, ma anche per chi sente periodicamente il bisogno di immergersi nel ricordo di ricerche della verità e di mondi nuovi, guardando al passato senza dimenticare il presente. 
Metafore del passaggio dalla giovinezza all’età adulta ma anche ritratti di tre mondi diversi ma non inconciliabili, i tre libri della Trilogia della Nebbia sono aria pura, fantasia, voglia di leggere  storie che fanno evadere con intelligenza, universi nascosti dietro ogni pagina e da cui non ci si riesce a staccare, fatti dalla stessa materia di cui sono fatti i sogni. 
Carlos Ruiz Zafón mancherà per sempre ai suoi lettori, ma ha ottenuto la sua immortalità con queste storie, che continueranno a popolare l’immaginazione di chi vorrà immergersi in esse.

Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia,” di Elizabeth Åsbrink (Iperborea 2021) A cura di Viviana Filippini

30 aprile 2021 by

È arrivato in libreria per Iperborea “Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia” di Elizabeth Åsbrink. L’autrice prende per mano il lettore portandolo in un vero e proprio viaggio all’interno della storia, cultura e vita di personaggi svedesi, dando origine ad una sorta di danza in movimento dal passato al presente. Un percorso che permette a chi legge di conoscere tante curiosità su quello che è stato il corso esistenziale svedese. Si va dai fatti storici del tempo che fu -che sarebbero degni di diventare protagonisti di una serie televisiva tanto sono ingarbugliati gli intrecci tra sentimento, potere e realtà- ai singoli personaggi che hanno fatto la storia della Svezia. Interessante è notare come certe immagini che oggi abbiamo ben consolidate o che diamo per scontate e da sempre presenti per identificare il mondo svedese, si scopre come in realtà siano collegate a determinate esigenze storiche o sociali (un esempio il lavarsi per bene o il levarsi le scarpe quando si entra in casa). Non mancano però delle incursioni nelle vite di personaggi mitologici e reali. Tra di loro possiamo ricordare Thor e il suo martello; per passare a Ellen Key una delle più importanti autrici svedesi, conosciuta soprattutto per i suoi numerosi scritti in ambito educativo, etico e femminista e considerata una dei principali membri del movimento letterario svedese ispirato al naturalismo.  O che dire del viaggetto nel mondo dell’IKEA, nota azienda creata da Kamprad che, indipendentemente dal suo passato più o meno scomodo, divenne – e lo è ancora oggi- un punto di riferimento fondamentale per l’arredamento e l’oggettistica della casa. Ma non è tutto, perché nelle pagine si incontrano anche Pippi Calze Lunghe, nata dalla penna di Astrid Lindgren; il geniale medico e botanico Carl Nilsson Linnaeus (Carlo Linneo) troppo impegnato a studiare e classificare la realtà vivente e circostante per pensare a stesso o Zlatan Ibrahimović diventato icona della svedesità a livello mondiale. La Åsbrink utilizza diverse parole, una per ogni capitolo, proprio per mettere in luce la Svezia e le diverse componenti che hanno permesso al paese di diventare un vero e proprio punto di riferimento per il resto del mondo vista come un Paese nel quale si riescono a coniugare la ricchezza, la redistribuzione e la libertà con l’eguaglianza. La cosa bella di “Made in Sweden. Le parole che hanno fatto la Svezia” è che il lettore può leggere i capitoli uno dietro l’altro, oppure può scegliere l’argomento che più gli interessa e immergersi in un vero e proprio pellegrinaggio nelle parole e nei fatti narranti i sacrifici, le lotte e gli ideali di un popolo che nel corso del tempo hanno condotto alla determinazione della svedesità come eccellenza. Traduzione Alessandro Borini.

Elisabeth Åsbrink è una nota scrittrice e giornalista svedese, si è affermata in patria e all’estero con reportage letterari di argomento storico e sociale che fondono fascino narrativo, una ricerca minuziosa e una profonda sensibilità, ottenendo premi prestigiosi come l’August e il Kapuściński. Con 1947 (Iperborea 2018), il suo primo libro tradotto in Italia, Elisabeth Åsbrink scava nei retroscena degli eventi e compone un racconto poetico e documentatissimo di un anno emblematico per la sua identità personale e per quella collettiva. Nel 2021 Iperborea ha pubblicato Made in Sweden, dove l’autrice ci accompagna in un viaggio tra cinquanta parole, eventi, persone e personaggi che hanno fatto la Svezia.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

:: Un’intervista con Charlotte Roth a cura di Giulietta Iannone

29 aprile 2021 by

Ciao Charlotte. Grazie di avere accettato questa mia intervista e benvenuta su Liberi di scrivere. Sei nata a Berlino, hai studiato lingua e letteraura tedesca e attualmente lavori come scrittrice free-lance ed editor. Raccontaci qualcosa di te, della tua infanzia, del tuo background.

Sono cresciuta in una famiglia di origini russo polacche, con una madre tedesca, un padre napoletano e quattro fratelli. Ho studiato a Napoli e Berlino, poi sono andata a vivere con mio marito, metà andaluso, nato in Gran Bretagna, a Londra, che è la mia casa. Per formazione sono una traduttrice, mi piace la nostra famiglia, un cocktail di europei e amo viaggiare per il mondo, cosa che mi manca profondamente in questo momento.

Hi Charlotte. Thanks for accepting my interview an welcome on Liberi di scrivere. You were born in Berlin, you have studied German language and literature and work actually as a free-lance writer and editor. Tell us somenthing about you, your childhood, your background.

I grew up with a Polish-Russian bred, German born mother, a Neapolitan father and four brothers. I have studied in Naples and Berlin, then went to live with my British born, half Andalusian husband to live in London, which is my home. I am a translator by training, enjoy our European cocktail family and love travelling the world, which I deeply miss at the moment.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittrice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa?

Amo il cinema e volevo fare la regista ma all’ultimo momento non ho avuto il coraggio di andare avanti. Poiché ho sempre scritto, ritengo di mettere su carta le storie che mi sarebbe piaciuto trasformare in film.

What prompted you to become a writer? What made you decide to start writing fiction?

I love cinema and wanted to be a director but at the last second, I didn’t have the courage to go ahead with it. Since I had always been writing I guess I try to put the stories that I would have loved to turn into films on paper instead.

C’è un insegnante che è stato per te fonte di ispirazione, o qualcuno che vuoi ringraziare per i suoi consigli? E quale è il consiglio più importante che hai ricevuto nella tua carriera?

Non proprio, ad essere onesta. Ma mio marito è un insegnante, se questo aiuta … Il consiglio più prezioso l’ho ricevuto dalla mia amica Angelica, che è stata la mia editor per tanti meravigliosi anni quando traducevo libri. Prima che il mio primo romanzo fosse pubblicato, mi disse: “Stai attenta. Un sogno realizzato è anche quello che non hai più.” Dato che essere una scrittrice era già il mio sogno sostitutivo, è stato estremamente utile che mi ricordassero che è meglio smettere di sognare troppo se vuoi pubblicare fiction.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you, or someone that you want to thank for the advices? And what was the most important advice that you have received in your career?

Not really, to be honest. But my husband is a teacher, if that helps … The most vital advice I received from my friend Angelica who was my editor through many wonderful years of translating books. Before my first novel was published, she said to me: “Be careful. A dream fulfilled is also one that you don’t have anymore.” Since being a writer was already my substitute dream, it was extremely helpful to be reminded that you better stop dreaming quickly if you want to publish fiction.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) è il tuo romanzo d’esordio, subito diventato un bestseller, e seguito da numerosi altri romanzi sul destino di donne sullo sfondo della storia tedesca. Puoi raccontarci un po’ di questo, e del tuo debutto?

Non è affatto il mio debutto. È solo il mio primo libro con un nuovo pseudonimo, il mio primo bestseller e il mio primo – e purtroppo unico – libro tradotto in italiano. È stato anche il primo libro che ho potuto scrivere sull’argomento di cui ho sempre voluto scrivere: la strada verso il fascismo, il periodo tra le due guerre mondiali e gli errori che sono stati commessi dalle persone che hanno cercato di fermare Hitler. Quando eravamo immortali è la storia della vita della nostra amica di famiglia Margarethe, una delle donne più straordinarie che abbia mai incontrato. Lo devo ai miei amici Cyril, Samantha e Nick che mi hanno regalato due scatole di materiale che lei aveva raccolto, in modo che potessi raccontare la sua storia.

When we were Immortal (Quando eravamo immportali – Sperling & Kupfer) is your debut novel, soon a bestseller, followed by numerous other novels about stories of women’s fate agains the backdrop of German history. Can you tell us a bit about it, about your debut?

It’s not my debut at all. Just my first book under a new pseudonym, my first bestseller and my first – and sadly so far only – book translated into Italian. It was also the first book that I was able to write about the subject I always wanted to write about: The way into fascism, the time of the two world wars and the mistakes that were made by the people who tried to stop Hitler. Quando eravamo immortali is the life story of our family friend Margarethe who was one of the most impressive women I have ever met. I owe it to my friends Cyril, Samantha and Nick who giftet me with the two boxes of material she had collected, so that I could tell her story.

Cosa ti ha ispirato a scriverlo. Quale è stato il punto di partenza del processo creativo? È un romanzo ispirato alla storia della tua famiglia?

Margarethe faceva il miglior caffè del mondo. Un giorno, poco prima di lasciare la scuola, eravamo tutti a casa sua, e quando è andata nella sua enorme meravigliosa cucina per farlo, l’ho seguita e le ho chiesto chi le avesse insegnato a farlo. Si voltò ed è stata la prima e unica volta che l’ho vista piangere. Ha detto che un giorno me l’avrebbe detto, ma avrei dovuto scriverlo. Mi ci sono voluti 25 anni fino a che finalmente l’ho fatto.

What inspired you to write it? What was the starting point in the writing process? Is this novel inspired by the story of your family?

Margarethe made the world’s best coffee. One day, shortly before we were leaving school, we were all in her house, and when she went to her wonderful huge kitchen to make it I followed her and asked her who taught her to make it. She turned around, and it was the first and only time I saw her cry. She said she would tell me one day – but I would have to write it down. It took me 25 years until I finally did.

Pensi sia caratterizzato da una particolare visione femminile della storia? Ti senti un’autrice femminista, se per te questa definizione ha un senso. O pensi che non ci sia differenza tra scrittura femminile e maschile?

No. Scrivo di donne perché gli editori non mi permettono di scrivere di uomini. Ammetto liberamente che lo preferirei perché quello di cui voglio scrivere è guerra e politica e potrei avvicinarmi molto di più a un protagonista malvagio. Ovviamente mi sento una femminista. Ma come femminista mi sarebbe piaciuto poter scrivere le storie che più mi interessano.

Do you think it is characterized by a particular feminine vision of history? Do you feel like a feminist author, if that definition makes sense. Or do you think there is no reeling between masculine and feminine in writing?

No. I write about women because publishers don’t allow me to write about men. I do freely admit that I would prefer it because what I want to write about is war and politics and I could get much closer with a mal protagonist. I feel of course as a feminist. But as a feminist I would have liked to be allowed to write the stories that most interest me.

Gli aspetti psicologici sono importanti nel tuo romanzo?

Are the psychological aspect of the story important in your novel?

A essere onesta – non lo so.

To be honest – I don’t know.

Leggi altri autori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?

Tra gli scrittori viventi i miei preferiti in assoluto sono Orhan Pamuk e Stewart O’Nan. Non credo che mi abbiano influenzato perché sono miglia meglio di quanto mai potrei essere.

Do you read other contemporary writers? Who are some of your favourite writers? Who do you feel has influenced your writing?

Among the living writers my absolute favourites are Orhan Pamuk and Stewart O’Nan. I don’t think they have influenced me because they are miles better than I could ever be.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Al momento sto leggendo “Midwinter Break” di Bernard MacLaverty, che è meraviglioso.

What are you reading at the moment?

At the moment I read “Midwinter Break” by Bernard MacLaverty, which is wonderful.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualche aneddoto divertente accaduto durante questi incontri.

Non li faccio molto spesso. Dato che le librerie che mi prenotano devono pagare il volo e l’albergo oltre alle mie tariffe, sono semplicemente troppo costosa. Però faccio un breve tour per ogni libro (non da quando c’è il Corona virus, però…) e mi diverto sempre a incontrare persone a cui piacciono i miei libri, anche se non sono per niente una persona che ama la scena e mi sento molto nervosa a leggere i miei libri in pubblico.

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

I don’t do it very often. As the bookshops who book me have to pay for flight and hotel in addition to my fees, I am simply too expensive. I do a short tour for each book though (not since Corona, however …) and always enjoy to meet the people that actually like my books, even though I am not at all a stage person and feel very nervous to read in public.

Come è il tuo rapporto coi lettori? Come possono rimanere in contatto con te? Usi i social?

Ho una pagina Facebook Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth e un account Instagram CharlieLyne (questo è il mio vero nome, Roth è uno pseudonimo). Sono sempre molto felice di sentire i lettori e cercherò di rispondere a ogni messaggio, anche se può volerci del tempo.

What is your relationship with your readers? How can readers get in touch with you? Tou use the social recources?

I have a facebook page Charlotte Lyne Carmen Lobato Charlotte Roth and an Instagram account CharlieLyne (that’s my name, Roth is a pseudonym). I am always very happy to hear from readers and will try to answer every message, even if it can take some time.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Vengo in Italia molto spesso perché ho molti amici e parenti. Se qualche libreria mi vuole, sono più che felice di venire (appena la regina Corona lo consente …)

Will you come to Italy to introduce your novels?

I am very often in Italy as I have many friends and relations there. If any bookshop wants me – I am more than happy to come (as long as queen Corona allows …)

Ci sono progetti cinematografici tratti dai tuoi libri?

Sarebbe il sogno della mia vita che si avvera in un modo tardivo e inaspettato. A parte le nascite dei miei figli e nipoti, sarebbe la cosa più felice che possa mai capitarmi, ma purtroppo la risposta è: No.

Any movie projects from your books?

That would be my life’s dream coming true in a late and unexpected way. Apart from the births of my children and grandchildren it would be the happiest that could ever happen to me – but sadly the answer is: No.

Quando uscirà in Italia la saga de Grand Hotel Odessa? Puoi parlarci un po’ di questa saga?

Sfortunatamente, questo non dipende da me. I miei editori e la mia agenzia cercano di vendere i diritti a editori stranieri e posso solo sperare che un editore italiano si interessi. Mi renderebbe molto felice. I due romanzi sono ambientati nella meravigliosa Odessa durante la prima metà del XX secolo: era un crogiolo europeo, una città veramente multiculturale, molto ebraica e merita molti libri.

When will be released it in Italy the saga of Grand Hotel Odessa? Can you tell us a bit about this saga?

Unfortunately, that is not up to me. My publishers and my agency try to sell the rights to foreign publishers and I can only hope that an Italian publisher will be interested in it. It would make me very happy. The two novels are set in wonderful Odessa during the first half of the Twentieth Century – she was a European melting pot, a truly multicultural, very Jewish city and deserves many books.

Infine, la domanda che non può mancare: a cosa stai lavorando?

Abbastanza stranamente – su un romanzo ambientato in parte in Italia. Non mi è ancora permesso di raccontare alcun dettaglio, ma forse sarò fortunata e sarà tradotto in italiano!

Finally, the inevitable question: what are you working on now?

Funnily enough – on a novel set partly in Italy. I am not allowed yet to tell any details – but maybe I will be lucky and get translated into Italian with that one!

:: Il criminale pallido di Philip Kerr (Fazi 2020) a cura di Giulietta Iannone

25 aprile 2021 by

Maleducato, irrispettoso, non convenzionale, Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista, torna nelle pagine di Il criminale pallido (The Pale Criminal, 1990), secondo episodio della trilogia berlinese di Bernie Gunther di Philip Kerr, edito da Fazi nella traduzione dall’inglese di Patrizia Bernardini.
Seguito di Violette di marzo, Il criminale pallido si colloca prima di Un Requiem tedesco, in uscita il 27 maggio sempre per Fazi. E noi lettori non possiamo che esserne felici perché se Fazi continua a pubblicarli non può che essere il segno che i lettori lo leggono, e che Fazi continuerà nell’impresa fino a tradurre anche gli episodi della seria ancora inediti in traduzione italiana.
Ma torniamo a Il criminale pallido, per la maggior parte ambientato a Berlino nel 1938 l’anno della Notte dei Cristalli, il violento pogrom antisemita che si verificò nella notte tra il 9 e 10 novembre, in cui il regime nazista mostrò ormai apertamente il suo vero volto senza ipocrisie o reticenze.
Il romanzo inizia dicevamo nella lunga, calda estate del 1938 con una lettera anonima. Qualcuno vuole vedere Bernie al Reichstag a mezzanotte.

«Merda, Bruno, non c’è alcun bisogno di evocare gli spettri. Mi rendo conto dei rischi che corro, ma d’altra parte è il nostro mestiere. I giornalisti ricevono le agenzie,i soldati i dispacci e gli investigatori le lettere anonime. Se volevo la ceralacca sulla posta che ricevo avrei dovuto fare l’avvocato».

È niente meno che il capo della Polizia criminale di Berlino, Arthur Nebe che gli propone di rientrare nella Kripo. E poi quando è Heydrich a volerlo c’è ben poca scelta. Bernie prende tempo e dice che ci penserà su.
Successivamente ancora in veste di investigatore privato, in società con Bruno Stahlecker, viene convocato in casa di una probabile cliente Frau Lange, proprietaria e direttrice di una casa editri­ce, in pena per il figlio, Reinhard Lange.
Scena dal forte sapore chandleriano che ci introduce nel cuore dell’indagine:

«E ora è bene che le dica perché l’ho fatta venire qui», disse risolutamente. «Voglio che scopra chi mi sta ricat­tando». Si interruppe, movendosi a disagio sulla chaise-longue. «Mi scusi, non è facile per me parlare di queste cose».
«Faccia pure con calma. Essere ricattati rende tutti nervosi». Annuì e buttò giù un sorso del suo gin.

Sarà l’inizio di una lunga e complicata indagine che porterà Bernie nella clinica del dottor Kindermann e poi nel bel mezzo delle più oscure e ambigue depravazioni del Reich.
Sarà proprio cercando le lettere oggetto del ricatto che Bruno Stahlecker perderà la vita e se Bernie vorrà vederci chiaro dovrà infine accettare la proposta di Heydrich di rientrare nella Kripo e indagare sull’operato di una specie di serial killer che uccide ragazze esclusivamente ariane, dai capelli biondi e gli occhi azzurri.
È inutile dire che presto le due indagini troveranno un nesso comune e Bernie si troverà da solo a combattere il Male, tra sanità mentale, occultismo, e violenza ferina.

Philip Kerr, nato nel 1956 a Edimburgo, ha esordito con Violette di marzo, primo capitolo della trilogia berlinese di Bernie Gunther – Violette di marzo (1989), Il criminale pallido (1990) e Un requiem tedesco (1991) –, grazie alla quale ha collezionato una lunga serie di premi e riconoscimenti e viene considerato un maestro del giallo. Oltre alla trilogia è autore di numerosi romanzi di successo. Amato dai giallisti, dai grandi autori letterari, dai divi del cinema, è scomparso precocemente nel 2018. I diritti della trilogia sono stati opzionati da Tom Hanks per una miniserie in coproduzione con HBO.

Source: epub inviato dall’editore. Ringraziamo Livia dell’Ufficio Stampa Fazi.

Caramelle dal cielo, Marta Palazzesi (Gallucci, 2021) A cura di Viviana Filippini

25 aprile 2021 by

Oggi, 25 aprile, vi suggerisco questo libro per ragazzi (anche per gli adulti va bene) “Caramelle dal cielo” di Marta Palazzesi. La storia edita da Gallucci ha per protagonisti due ragazzini che vivono ai tempi della Seconda guerra mondiale nella città di Milano. Ognuno di loro ha una vita propria. Antonio lavora al mercato nero e vende di tutto (molto probabilmente cederebbe anche il suo migliore amico) pure di avere qualcosa da mangiare. Andrea, invece è diverso, lui sarebbe pronto a sacrificare la propria vita per salvare quella di un amico, compreso il fatto che il migliore amico sia un animale. Proprio così, perché l’inseparabile compagno di avventure di Andrea è Guerrino, un cane che è per il ragazzino l’unico ricordo davvero importante rimastogli del nonno scomparso. I due protagonisti vivono le loro esistenze più o meno tranquille, non si frequentano, ma sono accomunati dal fatto che la guerra incomba sempre su tutto e tutti. Poi ogni cosa cambia nella notte del 12 agosto 1943, quando il suono della sirena d’allarme annuncia un’incursione aerea. In quel momento le strade di Andrea e Antonio si incrociano e i due giovani diventano alleati per salvarsi dalle bombe sganciate dagli aerei sulla città, come fossero caramelle cadenti dal cielo. In questa fuga caotica però Guerrino, il cane di Andrea, scompare e il suo padroncino sarà pronto a tutto – pure a mettere a repentaglio la sua vita sotto i bombardamenti- per ritrovare l’amico di sempre. Ad aiutare Andrea ci sarà Antonio, che all’inizio non ci pensa nemmeno, ma quando vede l’orologio del nonno di Andrea, ha un velocissimo ripensamento e decide di agire con lui. Quella creata dalla Palazzesi è una storia avvincente, resa ancora più coinvolgente dai disegni di Giuseppe Palumbo. In ogni pagina si susseguono azioni frenetiche, imprevisti e colpi di scena, però quello che è sempre presente è l’amicizia. Essa, piano piano, affonda le radici nell’animo dei protagonisti portando a dei veri e propri cambiamenti in Andrea e pure in Antonio, perché entrambi capiranno quello che è davvero importante nella vita per sopravvivere alle bombe e vivere in armonia con il prossimo. “Caramelle dal cielo” di Marta Palazzesi è una storia nella quale Andrea e Antonio si trovano in una situazione di grave pericolo e i loro due caratteri così differenti riusciranno a superare le opposizioni, perché il traguardo da raggiungere è uno e comune: la salvezza.  Dai 12 anni in poi.

Marta Palazzesi è autrice di libri per bambini e ragazzi, traduttrice di sceneggiature e consulente editoriale, dal 2017 fa parte del Centro Formazione Supereroi, un’associazione no profit che tiene laboratori di scrittura creativa nelle scuole medie e superiori di Milano e provincia. Il suo romanzo Nebbia ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 nella categoria 6+.

Giuseppe Palumbo è uno degli autori italiani più noti di fumetti e graphic novel.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci

:: Un libro di poesie per bambini tra passato e presente: “In cammino. Poesie migranti” di Michael Rosen, illustrazioni di Quentin Blake (Mondadori Ragazzi 2021)

25 aprile 2021 by

Rosen è conosciuto a livello mondiale per aver scritto uno dei classici della letteratura per l’infanzia, A caccia dell’orso, ma ben pochi in Italia conoscevano il suo passato di migrazione e la sua sensibilità per questo argomento.

«Tutti provengono da qualche parte. Tutti hanno un passato. Tutti all’inizio sono da qualche parte. Tutti sono da qualche parte alla fine

Queste alcune delle (bellissime) parole che compongono un albo da sfogliare, leggere, osservare, guardare e rileggere. Si tratta di un libro di poesie per bambini e proprio per questo è arricchito dalle illustrazioni di un altro grande del mondo della letteratura dell’infanzia anglosassone, Quentin Blake.

Il libro di Rosen (Mondadori lo ha pubblicato per la giornata della memoria il 27 gennaio 2021) è diviso in quattro sezioni, le prime tre riguardano direttamente la sua vita, la sua esperienza famigliare di migrazione (figlio di ebrei polacchi comunisti), di guerra (i campi di concentramento per tanti suoi famigliari), di dolore ed emarginazione. La quarta sezione si intitola Di nuovo in cammino, ed “è pensata come un confronto con le odierne migrazioni nel mondo, una maniera per usare la memoria come consapevolezza e strumento con cui osservare la società, la posizione che abbiamo e che prendiamo in essa e la relatività della “Fortuna””.

Migranti di ieri e migranti di oggi a confronto in un libro lieve, profondo e diretto al cuore di tutti noi. Il libro è perfettamente sintetizzato nelle parole di Rosen poste a conclusione dell’introduzione alla raccolta:

Credo che noi, tutti, siamo cittadini del mondo, e che questa casa non dovrebbe essere delimitata da confini. Casa è dove la trovi.”.

Per gli insegnanti che volessero utilizzare il libro per lavorare sul tema della migrazione (ma anche dell’Olocausto) è stato creato un materiale didattico dal sito Leggendo leggendo Proposte per leggere a scuola. Consigliatissimo.

AA. VV. A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni (Gammarò edizioni, 2021) a cura di Nicola Vacca

21 aprile 2021 by

Giorgio Caproni è stato uno dei poeti più innovativi del Novecento. La sua essenzialità musicale scavata nella nuda terra della parola sconvolse il linguaggio della poesia.
I suoi versi restano un’esemplare testimonianza di un secolo ferito in cui il poeta si è posto nella condizione di viaggiatore.
I temi preferiti da Caproni sono il viaggio, la frontiera, la terra di nessuno con i loro paesaggi solitari. L’andare poetico di Caproni è fatto di metafisiche apparizioni che mettono a nudo l’incerto confine della vita abitato dall’uomo che è cacciatore e preda allo stesso tempo.
Caproni già in Come un’allegoria si interroga sulla vita e in seguito negli altri suoi libri (Il muro della terra, Congedo del viaggiatore cerimonioso) ha affrontato a viso aperto le ragioni profonde dell’esistenza toccando con limpida chiarezza i temi legati alle domande fondamentali, davanti alle quali chiede al lettore un’attenzione perplessa.
Nato il 7 Gennaio 1912 a Livorno e scomparso il 22 febbraio 1990 Giorgio Caproni è stato senza alcun dubbio uno dei massimi poeti del Novecento anche se ancora oggi tutte le iniziative promosse in suo favore sono servite ben poco a favorirne una più larga conoscenza.
Questo sostiene Francesco De Nicola che (insieme a Federico Marenco)in occasione dei trent’anni della scomparsa di Caproni al poeta ha curato un volume interessante scritto a più mani.
A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni. “Scendo, buon proseguimento” (Gammarò edizioni, pagine 115, € 16,00 è una raccolta di scritti (Angela Siciliano, Maria Teresa Caprile, Francesca Irene Sensini, Valentina Colonna, Federico Marenco, Francesco De Nicola) che esplorano alcuni aspetti sinora pressoché trascurati nella pur vasta bibliografia critica esistente sulla sua poesia.
Maria Teresa Caprile si sofferma sulle intuizioni di Caproni in merito al dubbio e sulla parola che nel Novecento ha subito un’estenuante falsificazione assecondata alla politica, un’imminente volgarizzazione che ha corroso i valori dell’umanesimo.
Partendo da questa premessa Caproni affronterà radicalmente tutti i dilemmi del disfacimento, inventando una lingua nuova che ha nella rottura del significato il suo punto di forza per una poetica che resterà un’esemplare e unica testimonianza di un secolo ferito in cui il poeta si è posto nella condizione di viaggiatore.
Un viaggio che porterà Caproni in nessun luogo, o in posti nebbiosi, assurdi e vuoti «La sua – scriverà Gian Luigi Beccaria – è la religione del vuoto, descritta, commentata con dizione mirabile in luoghi di frontiera dove tutto è solitudine, dolore, addio di un uomo in viaggio o in fuga».
Francesca Irene Sensini nel suo scritto intitolato Anarchici fuori tema: orti, giardini e fiori di Giorgio Caproni scrive che le tesi di Caproni sottraggono il lettore agli automatismi sensoriali del quotidiano e lo trascinano in un termin vague dove gli elementi concreti che cadono sotto i sensi si trasformano in metafisici e assolvono la funzione di strumenti conoscitivi.
Il viaggio, la frontiera, la terra di nessuno con i suoi paesaggi solitari. L’andare poetico di Caproni è fatto di metafisiche apparizioni che mettono a nudo l’incerto confine della vita abitato dall’uomo che è cacciatore e preda allo stesso tempo.

«Una poesia contratta – scrive Carlo Bo – fino allo spasimo e che tuttavia conserva una sua corposità, una parte di sostanza incontaminata. Al fondo c’è sempre l’uomo inseguito dalle sue preoccupazioni».

Caproni è stato il maggiore poeta italiano del secondo Novecento.
Il poeta livornese è riuscito a dare conto in versi dei moti dell’esistere, del vuoto e del nulla inventando un dire che tutto ha messo in discussione fino a tracciare le linee di un’esperienza poetica che ha un grado d’inventività, come giustamente osservava Vittorio Sereni, capace di individuare una situazione lirica nel quotidiano senza alcuna pretesa di definitività.
A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni è un libro prezioso, quasi un bilancio che invita il mondo della cultura a una serie di riflessioni sulla grandezza ancora non riconosciuta del grande poeta.

«La viva voce di Caproni – scrive Valentina Colonna nell’ultimo scritto che chiude il volume – è forse tra le meno conosciute del secondo Novecento, in quanto limitato fu anche lo spazio mediatico concessogli rispetto a quello di altri poeti suoi contemporanei, di cui si è consolidato, nella memoria del pubblico della televisione di quegli anni, un ricordo più chiaro. Possiamo infatti più facilmente ricordare la teatralità di Ungaretti o la melodiosità di Montale, con stili diversi e tecniche interpretative molto divergenti e contrastanti. Ma qual era la voce di Giorgio Caproni?»

Eppure quella di Caproni, come giustamente sottolinea Giovanni Giudici, era una poesia nuova.
Ancora oggi lui il è poeta nuovo che ha molto da dire e da insegnare alla cultura e alla poesia italiana contemporanea.

Le figlie di YS di M.T. Anderson e Jo Rioux (ReBelle Edizioni, 2021) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2021 by

Nel panorama vasto, rutilante ma a tratti dispersivo delle graphic novel si affaccia ReBelle Edizioni, con la traduzione di un successo dell’editoria indipendente d’oltreoceano dell’anno scorso, Le figlie di YS, realizzato a quattro mani da M. T. ( Matthew Tobin) Anderson e Jo Rioux.
La storia, sulla carta rivolta ad un pubblico young adult ma in realtà pe tutti, è ispirata ad una delle più note leggende bretoni, quella della città maledetta di YS, una sorta di Atlantide di quelle latitudini, ingoiata dall’oceano per un’oscura maledizione.
In un mondo magico fuori dal tempo, vicino ad un’età dell’oro della mitologia celtica, la regina Malgven, grande amore dalla provenienza misteriosa del re di YS, molto probabilmente una creatura marina, ha innalzato intorno alla sua città delle grandi mura che tengono tutto al sicuro, ma forse c’è anche un oscuro segreto che permette al regno di prosperare.
Dopo la sua morte, il re resta solo con le due figlie Rozenn e Dahut, destinate a prendere strade diverse: Rozenn ama vivere in mezzo alla natura con gli animali, girando per la brughiera, mentre Dahut è attratta dal potere, dagli intrighi, dalle feste e scopre man mano il prezzo per tenere YS al sicuro dal mare, il tributo che ogni giorno bisogna buttare nelle acque, un tributo che può diventare un giorno insostenibile e condannare tutti alla fine.
Nelle pagine acquarellate, con uno stile simile a quello di Noelle Stevenson e il suo Nimona, rivive un’epopea dimenticata dai più, visto che ci sono stati un paio di romanzi fantasy che l’hanno ripresa, ma nulla di paragonabile a storie inflazionate come quella di Re Artù, ma fondamentale per il folklore della Bretagna, terra celtica di mare, sabbia e rocce, sede di antiche leggende come questa.
Le figlie di YS piacerà agli amanti del fantasy, con un intreccio tra regine corrotte e maledizioni che ha in sé i semi di tante storie contemporanee, oltre a chi ama le antiche culture meno note e il mondo celtico, celebrato in questi anni da feste ed eventi purtroppo al momento in pausa.
Una storia ricca di spunti, avvincente, cruda, spietata, persa in un tempo mitico a cui piace tornare, in una nuova veste, a scoprire la sorte maledetta di una città perduta e per sempre ricordata.

M.T. Anderson è autore di diversi bestseller fantasy e young adult, in Italia gli ultimi titoli sono stati pubblicati da Rizzoli. Ha vinto il National Book Award for Young People’s Literature nel 2006 per il primo volume de La storia stupefacente di Octavian Nothing.

Jo Rioux, canadese di Ottawa, proviene dal campo dell’illustrazione per l’infanzia. Ha vinto con Cat’s Cradle il premio Joe Shuster 2013.

Provenienza: libro del recensore.

:: Lettere tra due mari di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 aprile 2021 by

Cara sorella tra non molto, grandi foreste ricresceranno in noi, fitte e nere di nutrimento. Pensa a questo. Pensa che saremo l’unico suono al mondo.

L’acqua è la culla della vita, liquido amniotico, pioggia che disseta la terra, mare che sfocia nell’oceano. L’acqua è madre, principio femminile, fonte e custode di energia. L’acqua è la protagonista dei cambiamenti climatici in corso sulla terra. I ghiacci si sciolgono, il livello dei mari si innalza, fino a ricoprere tutto il globo terrestre d’acqua?

È questo il nostro destino ultimo? rifondare il mito della Grande Madre?

La scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen ha scritto un delizioso piccolo libro dal titolo Lettere tra due mari in cui ipotizza un carteggio epistolare intimo, tenero e un po’ selvaggio tra Atlantica e Mediterranea, due sorelle, due mari vittime di inquinamento, che rimpiangono un passato lontano, che desiderano ricongiungersi.

Con penna delicata e lieve, e grande sensibilità l’autrice dà voce all’acqua con voce ambientalista e poetica, capace di far riflettere e toccare le coscienze, grazie alla sua bellezza. Da custodire e regalare a persone preziose. Traduzione di Maria Valeria D’Avino. Illustrazioni di Dorte Naomi.

Siri Ranva Hjelm Jacobsen (1980) Cresciuta in Danimarca da una famiglia originaria delle isole Faroe, dopo gli studi umanistici si dedica alla scrittura e collabora con diversi quotidiani e riviste. Con il suo primo romanzo, Isola (vincitore del Premio MARetica 2019), ispirato alla sua storia personale, si impone subito all’attenzione di pubblico e critica per l’originalità della sua voce poetica, tanto da essere affiancata ai grandi cantori del Nord, William Heinesen, Einar Már Guðmundsson, Jon Fosse e Jón Kalman Stefánsson.

Dorte Naomi (1975) è un’artista figurativa e illustratrice danese. I suoi disegni, opere grafiche e dipinti, che sono stati esposti presso musei e gallerie danesi e internazionali, trattano spesso della fusione tra l’essere umano e la natura in uno spazio tra simmetria e caos.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letteratura Scandinava in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Dopo molti anni alla Rai (Radio, Multimedia) si è dedicata esclusivamente alla traduzione, soprattutto di narrativa danese e norvegese. Collabora con diverse case editrici italiane (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti per Iperborea: Knut Hamsun, Jørn Riel, Dag Solstad, Johan Harstad, Monica Kristensen, Gunnar Gunnarsson.

La regina degli scacchi di Walter Tevis (Oscar Absolute, 2021) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2021 by

E’ stata una delle serie televisive più amate degli ultimi tempi, pluripremiata anche ai Golden Globe: La regina degli scacchi, è un vero e proprio fenomeno di costume degli ultimi mesi, ma non bisogna dimenticare che è  innanzitutto un romanzo, uscito mezzo secolo fa ad opera di Walter Tevis, autore di altri libri di successo trasposti al cinema, come il cult Lo spaccone.
Oscar Absolute ha riproposto in un’edizione sottolineata dalla copertina con la protagonista  della miniserie Anya Taylor-Joy questo classico contemporaneo, da leggere o rileggere dopo aver visto la serie, scoprendo la fonte di ispirazione di un grande successo di questi tempi, opera di un autore che ha raccontato nelle sue storie personaggi solitari, fuori posto, metafora del disagio che ha sofferto anche lui da bambino e ragazzo, malato e solo.
Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta Beth Harmon resta orfana a soli otto anni e il suo destino sembra segnato con una vita senza futuro, in un grigio orfanotrofio in mezzo ad altre bambine e ragazzine in disgrazia come lei,  in un’esistenza senza prospettive. Ma Beth scopre in orfanotrofio, oltre alla trasgressione grazie all’amica afroamericana Jolene, di qualche anno più grande di lei, il potere che hanno le pillole calmanti sulla sua vita, allora prassi comune per come venivano date ai bambini, e soprattutto la magia del gioco degli scacchi, in cui comincia ad allenarsi e ad eccellere.
Alcuni anni più tardi viene adottata da una donna presto sola dopo che il marito la lascia, che vede in lei una possibilità di riscatto e comincia ad aiutarla a partecipare a tornei in cui si fa notare, giovanissima e donna, in un mondo per lo più maschile. Il dolore di un’esistenza comunque ferita e la sua profonda solitudine non la lasciano, ma nonostante questo Beth viaggia, vince, conosce persone, cresce, si innamora anche, continuando a trovarsi a casa sua solo sulla scacchiera, in quel gioco solitario e meditativo di cui diventa l’emblema.
Sono passati oltre cinquant’anni da quando Walter Tevis ha raccontato questa storia, emblema di un’epoca storica e sociale che traspare, ma a tratti universale e sempre valida, come dimostra il successo della serie, del resto: La regina degli scacchi racconta, molti anni prima che esplodessero, problemi come la solitudine e l’alienazione, l’attaccamento a qualcosa di totale come un gioco come mezzo per evadere e dare un senso alla propria vita, tutte tematiche ancora più attuali oggi che negli anni Sessanta.
Beth è un’eroina o antieroina contemporanea, più attuale oggi che all’uscita del libro, in cerca di una sua dimensione, di un suo posto nel mondo fuori dagli schemi, o possibile solo nello schema della scacchiera, protagonista di una vicenda che si evolve man mano, con non grossi accadimenti, ma un’uscita allo scoperto di un personaggio che continuerà a fare quella vita, con un finale aperto che l’autore non ha mai voluto continuare, giustamente.
Un libro che fa riflettere, in cui vedere un mondo di ieri che anticipa l’oggi e i suoi problemi, per chiunque senta interesse e empatia per Beth, protagonista fuori dalle righe pur non facendo niente di particolarmente trasgressivo, in un microcosmo suo dove non si sente fuori posto come nel mondo.

Walter Tevis, nato nel 1928 a San Francisco, cresciuto e vissuto in Kentucky, è l’autore di sei romanzi, oggetto di famose trasposizioni cinematografiche. La regina degli scacchi, da cui è stata tratta l’omonima serie Netfliix, è considerato uno dei suoi capolavori. Tra i suoi titoli più famosi Il colore dei soldi, Lo spacconeL’uomo che cadde sulla Terra. L’intera opera di Tevis è in corso di ripubblicazione presso gli Oscar Mondadori.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Omicidio a regola d’arte di Letizia Triches (Newton Compton 2021) a cura di Federica Belleri

18 aprile 2021 by

Seconda indagine che ha come protagonista il commissario Chantal Chiusano, il nuovo personaggio creato dalla scrittrice Letizia Triches.

Tra Roma e Napoli la trama intreccia il mondo dell’arte con il privato dei personaggi. Ad esempio la morte del marito della Chiusano, inspiegabile e atroce. O la morte di un pittore, a pochi giorni di distanza dal marito del commissario.

Due fatti che provocano sbigottimento, lasciano senza fiato e chiedono a gran voce delle risposte. La Chiusano dimostrerà fragilità e tenacia. Soffrirà ma avrà la forza di portare avanti un’indagine complessa. Entrerà nei salotti e parteciperà alle mostre degli artisti, nel loro mondo non sempre limpido, nelle loro vite segrete e torbide. E scoprirà che l’arte ha delle regole precise. È colorata e sfumata. È bianca o nera a seconda dell’occasione e dell’opportunità. È sfuocata al punto giusto per non mostrare spigoli o brutture. Ed è crudele, purtroppo. 

Grande protagonista, la città di Napoli. Contraddittoria e bellissima, profumata a tavola e nauseante nella falsità dimostrata.

Lettura consigliata.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, I delitti della laguna e Giallo all’ombra del vulcano, che hanno tutti come protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri; Delitto a Villa Fedora e Omicidio a regola d’arte, incentrati sulle indagini del commissario Chantal Chiusano. Per saperne di più: www.letiziatriches.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.