Il libro di cui vi parlerò oggi è un libro prezioso che davvero può risolvere un problema, molto diffuso, e spesso purtroppo sottovalutato, specialmente se è lieve, ancora nella forma iniziale. Di cosa parlo? del Reflusso Gastroesofageo e dei sintomi ad esso legati. Diagnosticarlo non è semplicissimo, spesso i sintomi sono così vari e insidiosi che difficilmente portano medici e pazienti a intraprendere i giusti passi per curarlo e arginare un problema dalle connotazioni di male sociale. Se soffrite di questo problema, o avete il sospetto di soffrirne, i consigli e le indicazioni di questo libro fanno al caso vostro. Non prescrive medicine, ma anzi tutti gli strumenti necessari sono nelle vostre mani, da un corretto stile di vita, a una corretta somministrazione dei pasti (quando, quanto frequentemente etc…), alla dieta stessa, che eliminando o sospendendo alcuni alimenti per un tempo determinato potrebbe davvero salvarvi la vita.
Ma andiamo con ordine, quali sono i sintomi e disturbi che potrebbero essere determinati da questa malattia. Ve li elenco (c’è anche un test a pag. 14 che vi aiuterà a capire se ne soffrite):
- raucedine
- tosse cronica e insistente
- improvvisi mal di gola
- gola chiusa
- naso che cola
- allergie
- fiato corto
- gonfiori addominali
Fate attenzione questi sintomi possono presentarsi con o senza bruciori di stomaco, sintomo che da sempre viene associato nell’ immaginario comune a questa malattia.
Mio padre ne soffriva, anche a causa della quantità di medicine che prendeva per le malattie più varie. Anche un sovra dosaggio di medicinali può causarlo.
In Europa, sono almeno sessanta milioni i pazienti che soffrono di malattie da reflusso, il disturbo più comune causato dagli acidi. Il totale supera quello delle persone colpite da malattie cardiache, diabete e celichia.
Per darvi un’ idea dell’entità del problema.
Cosa fare? (Sempre in accordo con il vostro medico curante, che deve sempre essere informato qualsiasi passo intraprendete nella variazione della dieta).
Questo volume scritto da Jonathan E. Aviv, medico chirurgo di fama internazionale, docente e conferenziere, nonché esperto di diete e benessere, viene, a oggi, considerato una delle maggiori autorità mondiali sulla diagnosi e il trattamento dei disturbi gastrici e del riflusso acido, docente di otorinolaringoiatria alla Ichan School Of Medicine di Mount Sinai, contiene un programma dietetico, frutto di otto anni di ricerche, che vi aiuterà ad arginare l’eccesso di acido che ingerite coi cibi e con le bevande (spesso gasate) e vi aiuterà a sbarrare la strada al flusso di succhi gastrici che risalgono lo stomaco, danneggiando anche i tessuti del vostro esofago.
Ma in cosa consiste il programma? Il programma è strutturato in due fasi (una di guarigione, e una di mantenimento) ed è arricchito con menù completi con oltre settanta ricette. Vi permetterà di riparare i danni, sia gravi che lievi che questo disturbo arreca, e vi offrirà uno schema necessario per adottare abitudini alimentari corrette a basso contenuto di acidi per il resto della vita. E i benefici correlati sono innumerevoli da un contenimento del diabete, al dimagrimento, alla prevenzione contro il cancro e le infiammazioni sistematiche.
Usare il cibo per guarire dunque si può. Questa è sicuramente la notizia più incoraggiante. Dunque parlavo di due fasi. La prima fase vi porterà alla guarigione e va seguita per 28 giorni. La seconda è la fase del mantenimento, dovrebbe durare minimo due settimane, e reintroduce alcuni cibi vietati e getta basi solide per un stile di vita definitivamente libero dagli acidi.
La fase dei 28 giorni comprende alimenti a basso contenuto di acidi e ricchi di fitochimica rigenerativi per la riparazione dei tessuti. Dovrete utilizzare alimenti caratterizzati da un pH pari o superiore a 5, tra cui proteine animali a basso contenuto di grassi, cereali integrali e una certa quantità di frutta e verdura, sarà così possibile tenere la pepsina sotto controllo e ridurre in modo drastico le lesioni.
In questa fase verranno eliminati alcuni cibi e sostanze:
- bibite gassate
- tabacco
- alcolici
- caffeina
- cioccolato
- menta
- aglio
- e cipolla crudi
La fase di mantenimento, che se estesa a tempo indeterminato vi aiuterà a vivere meglio, vi permetterà di reintrodurre nella vostra dieta la caffeina e alcune bevande alcoliche, aglio e cipolla cotti.
Insomma l’avete capito questo è un libro prezioso, ricco di consigli e suggerimenti e spiegazioni dettagliate, che vi tratta più che da pazienti, come collaboratori informati della vostra guarigione.
La parte terza spiega nel dettaglio il programma dei 28 giorni. E il capitolo 12 contiene una miniera di consigli per restare in forma.
Da segnalare le letture di approfondimento, e le fonti.
E un ultimo consiglio, questo mio, in tutte le cose usate buon senso e adattate il programma alle vostre esigenze, quando si tocca l’alimentazione si incide in una parte importante della propria vita, che non ha solo ripercussioni fisiche ma anche psicologiche. Leggere questi libri serve per conoscere, per vagliare informazioni e scoprire gli ultimi ritrovati legati alle scoperte scientifiche e a gli studi portati avanti. Sono poi necessari esami specifici prima di iniziare questo genere di programmi, e solo il vostro medico potrà indicarveli. Con la salute non si scherza. Ma più si consoce e più ci si può difendere. Quindi ne consiglio la lettura. Io pur non soffrendo di questo disturbo in modo conclamato, ne ho apprezzato molti benefici, soprattutto eliminando la caffeina, (il mio alto consumo mi aveva portato a sentire dolori quando la ingerivo) o perlomeno limitandola (ormai ne bevo una tazzina col latte del mattino, saltuariamente dopo il pasto principale, mai alla sera dopo le 17) in modo netto e notando una lenta ma graduale diminuzione del peso, associata a una più attiva attività fisica.
Jonathan E. Aviv è un medico chirurgo di fama internazionale. Docente e conferenziere, è un esperto di diete e benessere e una delle maggiori autorità mondiali sulla diagnosi e il trattamento dei disturbi gastrici e del reflusso acido. Indicato per undici anni consecutivi tra i Best Doctors in America, è il direttore clinico del Voice and Swallowing Center, il più grande centro medico privato per la cura di orecchie, naso e gola degli USA. Insegna otorinolaringoiatria alla Icahn School of Medicine di Mount Sinai.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Centuria.
La giovane ma già attiva casa editrice Pathos edizioni di Torino propone già un buon numero di titoli, tra cui spicca Nel regno di Nunar dell’autore locale Alessandro Sola, una variante interessante sul genere sempre amato del fantasy.


Prova a fermarmi, (Make Me, 2015) del maestro indiscusso del thriller d’azione Lee Child, uscito in Italia per Longanesi nella collana La Gaja Scienza (volume 1273) scritto in terza persona e tradotto da Adria Tissoni, è il ventesimo romanzo della serie che vede protagonista assoluto l’iconico Jack Reacher, eroe americano sui generis, qui più cattivo del solito (quando accelera la morte di un cattivo agonizzante ho detto ohibò!) e quando spara in faccia a un criminale ucraino senza un attimo di tentennamento ho detto (ohibò un’ altra volta). Anzi Prova a fermarmi, è un romanzo più cattivo del solito non solo per un incattivimento del protagonista. Innanzitutto quando scoprirete il mistero che tiene solidamente in mano la struttura narrativa del romanzo (per metà vagherete spiazzati senza immaginare letteralmente niente), capirete di cosa parlo.
Leonardo Sciascia è stato uno scrittore con un grande rispetto per la verità è questo gli procurò molti nemici sia nel mondo politico che in quello della cultura del suo tempo.
Nel romanzo d’esordio Non respirare, edito da Frassinelli nel 2016, segnalato dal Premio Calvino nel 2014, Elisabetta Pastore cela dietro la triste vicenda di Veronica, una trentenne spezzata a metà tra la vita diurna -durante la quale veste i panni di avvocato in un notissimo studio legale della Capitale- e quella notturna -durante la quale si spoglia per vestire i panni di Jasmine, centralinista in un call-center a luci rosse- la narrazione della tristezza del quotidiano, così tragico nella sua banalità, così vuoto nella pienezza dei suoi ritmi, così intenso nell’assenza dei sentimenti. Un quotidiano che si impone come assoluto protagonista della scena, limitando i personaggi a divenire mezzi attraverso i quali esso si manifesta. La protagonista, unica voce narrante, si adagia a vivere un susseguirsi di giorni privi di alcuna evoluzione, uno immagine dell’altro. L’autrice rifiuta uno sviluppo nel racconto, lo rigetta parola dopo parola, così come fa la sua protagonista con il cibo. Ogni qual volta che potrebbe liberarsi di una situazione scomoda e umiliante, Veronica vomita per reimmergersi nell’istante dopo all’interno dell’incompiutezza dell’azione stessa. Finanche nel finale, quando sembra che la donna abbia deciso di lasciare la tragicità degli eventi alle proprie spalle insieme a tutti quegli uomini che l’hanno stuprata nel corpo e nella mente, proprio quando potrebbe vendicarsi di loro sferrando l’ultimo colpo punitore, lei rinuncia, abbandonando ogni cosa sospesa nella routine giornaliera, fuggendo da una Roma squallida e indifferente in cui si è trasferita per tornare nel profondo Sud d’Italia nel quale l’attendono le braccia della madre. Pastore si serve di un linguaggio tanto più violento quanto più piegato a descrivere situazioni di stallo, destinate a non mutare mai, a restare appiattite tra lo scorrere delle ore. La resa stilistica altro non è che la resa della banalità del quotidiano, sebbene carico di violenza, concretamente portata sulla pagina da una scrittura semplice e colloquiale, ricca di espressioni gergali. È forse questo il messaggio che l’autrice vuole lasciare, l’irrisolvibile incompiutezza dei tempi moderni.

Pensare di scrivere un romanzo sul senso della vita deve far paura. Paura perché il tema trattato rischia di essere così immenso da non portare da nessuna parte. Paura perché c’è la seria possibilità di diventare pesanti e autoreferenziali. Paura, soprattutto, di andare in cerca di una risposta fenomenale, che apra a tutti gli occhi, ma di non riuscire a trovarla e doversi così arrendere all’idea che niente, nella vita, ha senso. Scusate il gioco di parole, ma questo non è il caso di Niente.
Su Torino si è detto e scritto tanto, ma ci sono epoche e fatti della Storia della città sabauda che non hanno avuto molto spazio nella letteratura, e dire che non avrebbero niente da invidiare a quelli di Parigi o Londra.
























