:: Vince il Premio NebbiaGialla 2018: Barbara Baraldi con Aurora nel buio (Giunti)

16 settembre 2018 by

BarbaraBaraldi

Vince il Premio NebbiaGialla 2018 per la letteratura noir e poliziesca la dolcissima e bravissima Barbara Baraldi con il suo Aurora nel buio edito da Giunti. Da Liberi di scrivere le nostre congratulazioni!

Alla vincitrice è stata assegnata un’opera realizzata dall’artista Massimo Bassi che vedete nella foto.

Barbara Baraldi si è aggiudicata il premio con un totale di 19 voti.

A seguire Paola Barbato, Non ti faccio niente, Piemme, con voti 14, Daniele Bresciani Nessuna notizia dello scrittore scomparso, Garzanti, con voti 8 e Giuseppe Di Piazza, Malanottata, Harper Collins, con voti 7.

:: Rebel love di Erin Watt (Sperling & Kupfer 2018) a cura di Marcello Caccialanza

12 settembre 2018 by

Rebel love di Erin WattRebel love di Erin Watt, edito dalla Sperling & Kupfer, costo al pubblico euro 17.90, è un delizioso romanzo di genere per quanti nell’epoca dei social possono ancora definirsi romantici.
Protagonista dell’intera vicenda è la liceale Beth, la quale è costretta, suo malgrado, a smettere di vivere e di brillare di luce propria, da quando l’amata sorella è deceduta in un incidente.
La sventurata teen-ager è così costretta da genitori, sconfitti dalla vita, a rinchiudersi in una sorta di prigione dorata, dove viene protetta morbosamente, dove ogni sua mossa è attenzionata fino alla nausea!
Una sera però, stanca di tutta quella negativa pressione su sé stessa, riesce a trovare la via di fuga e a darsi alla macchia, ripudiando quel pericoloso ed asfissiante controllo genitoriale.
E come in ogni favola di genere che si rispetti c’è sempre una festa imprevista, dove si ha la reale possibilità di togliersi la maschera e di mostrarsi per quello che realmente si è !
Quindi va da sé che anche per la Beth di questo romanzo … c’è dunque la svolta!
Imbucata ad una festa incontra un coetaneo, naturalmente non il bravo ragazzo della pubblicità del Mulino Bianco, bensì una specie di James Dean terzo millennio, dal passato turbolento … che le farà letteralmente perdere la testa e la coinvolgerà in un amore ribelle;naturalmente ostacolato con grande vigore da mamma e papà.

Erin Watt è lo pseudonimo di due autrici bestseller americane, unite dalla grande passione per i libri e per la scrittura. Entrambe sono scrittrici di grande successo nel settore YA e New Adult. La trilogia The Royals è il loro primo progetto insieme.
http://www.authorerinwatt.com

Source: libro del recensore.

Laguna di Nnedi Okorafor (Zona 42, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2018 by

Laguna-Cop-663x900L’archetipo dell’invasione aliena, come metafora della paura che un giorno arrivi sulla Terra qualcuno di più forte di noi che tratti il genere umano come lui si è sempre comportato con gli animali e le culture concepite come inferiori, è presente da sempre nel genere della fantascienza, e ha attraversato romanzi, a partire da La guerra dei mondi di Wells, film, dai B Movies ai blockbuster come Indipendence Day, telefilm, da V a Defiance, fumetti e cartoni animati, partendo dai mitici robottoni giapponesi di Go Nagai, Goldrake in testa.
Una delle ultime e senz’altro più originali reincarnazioni di questo archetipo è quella presente nell’interessante romanzo Laguna di Nnedi Okorafor, una delle più interessanti voci della fantascienza di oggi, autrice di lingua inglese ma di cultura nigeriana. Tutti hanno immaginato l’arrivo degli alieni nella propria città, da Londra a Tokyo, e non bisogna stupirsi che Nnedi Okorafor abbia scelto invece il posto dove sono le sue radici, con un attacco a sorpresa a Lagos, capitale della Nigeria, fondata dai portoghesi al centro di una laguna (lagos vuol dire laguna) e oggi una delle città più emblematiche e contraddittorie del continente africano.
Un boato scuote una città divisa tra povertà e ricchezza, tensioni etniche e religiose, tradizioni tribali e desiderio di modernità: dal mare emerge Ayodele, una donna misteriosa che promette un nuovo mondo per tutti, mentre il mare brulica di nuova vita, anche insolita e aliena. Tre personaggi, la biologa Adaora, donna in cerca di una sua identità oltre antiche tradizioni soffocanti, il rapper Anthony, emblema delle istanze dei giovani, e il soldato Agu, si confronteranno con una novità che rischia di stravolgere tutto, contro l’ignoranza che rifiuta il nuovo ma anche contro la spietatezza di qualcuno che se si sente respinto può diventare devastante.
Nel nostro Paese si parla della Nigeria solo come teatro di fatti tragici o come il luogo da cui sono arrivate le schiave moderne della nostre strade statali e la criminalità a loro legata, ma in realtà è un mondo molto più complesso e interessante, metafora nel libro di qualsiasi popolo a confronto con l’ignoto, con la paura del diverso, con il panico, con l’impossibilità di voler cambiare.
Laguna parla di modernità e di antiche tradizioni, del nostro rapporto con cosa non capiamo, della paura, della voglia di cambiare ma anche di cosa lo impedisce, del perché comunque non ci può essere un salvatore assoluto per tutti, di ecologia e di ambiente, di donne e omosessuali, di diversità e bigottismo, sotto la storia di un attacco alieno originale e insolito.
Un libro ovviamente per appassionati di fantascienza, ma anche per chi vuole capire di più il mondo reale, in particolare la società africana, continente al di là del Mediterraneo dove sono state compiute le più grandi efferatezze, oggi allo sbando ma con anche potenzialità e cose da dire. Non è un caso che stanno crescendo molti autori e autrici di fantascienza proprio in Africa.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche di Torino.

Nata negli Stati Uniti da genitori nigeriani, Nnedimma Nkemdili Okorafor è una delle più talentuose autrici emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale. Nnedi Okorafor si è affermata grazie a una produzione narrativa capace di trascendere il genere per combinare in maniera mirabile fantascienza e tradizione africana, fantasy e realismo magico.
Vincitrice di molti tra i più prestigiosi premi letterari (Hugo, Nebula, World Fantasy Award tra gli altri) è professoressa di Scrittura creativa presso l’Università di Buffalo (NY).
Laguna è il suo primo romanzo di fantascienza a essere tradotto in italiano, mentre è già uscito per Gargoyle il fantasy Chi teme la morte. La profezia di Onye. Il suo sito ufficiale è http://nnedi.com

:: Sandro Pertini e la bandiera italiana, curato da Stefano Caretti e Maurizio Degli’Innocenti (Piero Lacaita Editore, 1998 e riedito nel 2016) a cura di Daniela Distefano

11 settembre 2018 by

SANDRO PERTINI e la bandiera italiana“Lotto per la libertà perché senza di essa non sono nessuno, perché ho dovuto riconquistarla dopo una lunga e dura lotta. Per me la libertà è la cosa più preziosa, qualcosa che non si può alienare. Ho gettato tutta la mia giovinezza sul fuoco della lotta per la sua conquista, e se a me, socialista, mi dovessero offrire le più radicali riforme sociali al prezzo della libertà, rifiuterei, perché la libertà non può essere merce di scambio”.

Il 25 settembre prossimo, ricorrono i 122 anni dalla nascita di un uomo iconico, Sandro Pertini. Autore di due “evasioni spettacolari”, ha subito una condanna a morte, l’esilio, quindici anni di privazione della libertà, ha trascorso mesi per monti e valli a capo dei partigiani, ed ha vissuto più di trent’anni di attività pubbliche. La sua lunga carriera politica nel dopoguerra è stata quella di un giornalista, direttore dell’”Avanti!”, senatore e deputato di Genova dal 1953, presidente della Camera dal 1968 al 1976. Egli non fu mai a capo di una corrente e la sua milizia socialista, la sua convinzione ideologica, derivavano più dalla fede che dal calcolo e dalle ambizioni. La sua vita è stata un vero romanzo. Questo volume – dedicato ai viaggi del Presidente della Repubblica Sandro Pertini all’estero – è corredato da un ricco apparato critico e fotografico, ed è costruito sulle reazioni e sulle testimonianze rese nelle sue missioni internazionali. Ne vien fuori un Pertini ambasciatore nel mondo dei valori di solidarietà, di giustizia sociale e di convivenza pacifica tra le genti, nonché guardiano della Costituzione. Simbolo della resistenza umana ebbe conclamati difetti: era infatti capriccioso, imprevedibile, e “cocciuto”. Ha sfatato tutti i luoghi comuni sull’Italia, sfuggendo ai vecchi e consumati cliché. Il suo è stato un destino di uomo di azione, ma non gli mancarono le acute, precise, concrete, lucidissime riflessioni sui mali che già allora opprimevano la nostra società. Il leader italiano – nel suo incontro con il Capo di Stato U.S.A. Ronald Reagan – citò Franklyn D. Roosevelt:

“ noi siamo perfettamente convinti del fatto che non può esistere un’autentica libertà individuale senza sicurezza economica e indipendenza. Gli uomini bisognosi non sono uomini liberi”.

E sullo stesso tema, ecco come si espresse:

“Non è più possibile tornare ai tempi del liberismo e dell’automatismo perché le popolazioni non possono più accettare le regole implacabili della vecchia economia di mercato. L’ordine sociale non reggerebbe più al peso di queste docce fredde che producono disoccupazione e distruggono posti di lavoro”.

Ciò non significa però, ha aggiunto il presidente italiano, che al vecchio modello si debba sostituire quello dell’assistenzialismo, del pressapochismo, dei debiti accumulati. Bisogna trovare nuovi rimedi ai nuovi mali e bisogna farlo pensando a strategie globali, ricercando forme di solidarietà effettiva tra Europa e Stati Uniti e tra questi due paesi e quelli in via di sviluppo. Pertini nell’epoca più dura dei suoi anni di carcere, scriveva alla madre: “Perché, mamma, nella vita talvolta è necessario lottare non solo senza paura, ma anche senza speranza”. Una frase, dal chiaro sapore paolino, strana e fatale per un uomo che incarnerà la speranza di un popolo bisognoso di certezze e normalità.

Stefano Caretti, ordinario di Storia contemporanea all’Università degli studi di Siena, è autore di numerosi saggi sulla storia del socialismo. E’ il Vicepresidente della Fondazione di studi storici “Filippo Turati”.

Maurizio Degl’Innocenti, ordinario di Storia Contemporanea, è autore di una vasta saggistica sulla storia sociale e politica contemporanea. E’ condirettore della rivista “Storiaefuturo”. E’ il Presidente della fondazione di studi storici “Filippo Turati”.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo il prof. Stefano Caretti per la gradita collaborazione.

:: Il boss è immortale di Massimo Nava (Mondadori 2018) a cura di Marcello Caccialanza

11 settembre 2018 by

Il boss è immortaleIl sorprendente romanzo “Il boss è immortale” edito dalla Mondadori, costo al pubblico euro 18.00, è ultima fatica letteraria del giornalista e corrispondente per il Corriere della Sera da Parigi, Massimo Nava.
È senza ombra di dubbio un apprezzato thriller che vanta originalità di scrittura e di confezionamento, in cui un buon lettore, attento e capace, può tranquillamente riscontrare colpi di scena a “go-go”!
Il protagonista assoluto di questo avvincente noir è l’ispettore Bernard Bastiani, un poliziotto francese di Marsiglia di chiare ed indiscusse origini italiane; il quale è promosso per meriti sul campo all’ufficio tutela nazionale del patrimonio artistico dell’Interpol di Lione.
Il suo primo caso in questa nuova dimensione lavorativa lo porterà ad agire nell’affascinante e controversa città di Napoli. Qui infatti è incaricato di condurre le indagini su doppio binario in merito ad un caso assai intricato e a più risvolti. Da una parte c’è dunque il drammatico affaire relativo al sequestro di Lisa Miller, giovane ed ultima discendente di una nobile casata partenopea dei Sansevero e dall’ altra, invece, il misterioso furto di un’opera d’arte assai preziosa, che è custodita per l’appunto nella Cappella Sansevero; la stessa che dà ospitalità al celeberrimo Cristo velato, capolavoro dello scultore Giuseppe Sanmartino.
L’opera trafugata non è altro che una macchina anatomica che riproduce un corpo femminile ben conservato, in cui vi sono ancora arti, viscere e vene.
A realizzare tale manufatto è stato un esorcista massone, antenato del principe Sansevero; il quale, agendo attraverso una serie di misteriosi e alquanto discutibili esperimenti, aveva dentro di sé il desiderio inconsulto di immortalità eterna!
Bernard Bastiani, con scrupolose e metodiche indagini a tutto campo, riesce ben presto a comprendere che i due eventi, ai quali sta lavorando, con meticolosa caparbietà, avendo palesemente in comune molti fattori identificativi, presentano un conclamato nesso di corrispondenza come in un gioco ad incastro. Il suo compito quindi quello di dipanare una volta per tutte l’intera sciarada!
E così lo stesso investigatore forgia quasi tutta la sua teoria risolutiva sul fattore Cappella di Sansevero. Qui sono in atto due lavori di restauro gestiti da una ditta assai sospetta e poco pulita.
Più Bernard prosegue nel suo minuzioso lavoro d’indagine più lo stesso mistero si fa sempre più fitto! Difatti nel momento in cui nello stesso capoluogo campano si verifica un reato inaspettato; ci si accorge come dietro a tutto questo marasma di eventi noir ci sia niente di meno che un pesante coinvolgimento della medesima camorra.
Quindi, a questo punto, all’eroe di questa avventura a tinte gialle non rimane altro che collaborare con il colonnello Gagliano. I due si immergeranno così nei bassifondi napoletani, dominio dei boss locali; un mondo imperfetto e losco che a tratti ricorda tanto la stessa città di Marsiglia.
Verranno dunque catapultati in un labirinto di desolazione e soprattutto di paura adrenalinica, una vera e propria discesa agli inferi che, come un cazzotto ben piazzato, cambierà per sempre i loro connotati emotivi, trasformandoli forse in una sorta di larve umane.
A fare da scenografia all’intera azione narrativa c’è la città di Napoli, una Napoli tenebrosa, affascinante e decadente allo stesso tempo dove nulla è come sembra, dove tutto si tinge di un silenzioso e soffocante mistero esistenziale. È davvero dura in questo contesto dire no ad un patto con il demonio, a maggior ragione se in premio ci sta addirittura l’immortalità!

Massimo Nava è editorialista del “Corriere della Sera” da Parigi, dopo essere stato inviato speciale e corrispondente di guerra. Ha pubblicato Germania Germania (Mondadori, 1990) sulla caduta del Muro di Berlino, Carovane d’Europa (Rizzoli, 1992), Kosovo c’ero anch’io (Rizzoli, 1999), Miloševic, la tragedia di un popolo (Rizzoli, 2000), Imputato Miloševic (Fazi, 2002), Vittime, storie di guerra sul fronte della pace (Fazi, 2005), Sarkozy l’uomo di ferro (Einaudi, 2007). Nel 2009 ha pubblicato il romanzo La gloria è il sole dei morti (Ponte alle Grazie). Nel 2010, per Rizzoli, Il garibaldino che fece il “Corriere della Sera”, sulla vita di Eugenio Torelli Viollier, fondatore del “Corriere”. Nel 2014 è uscito per Mondadori Infinito amore, la passione segreta di Napoleone, nel 2016 Il mercante di quadri scomparsi, la prima indagine dell’ispettore Bastiani.

Source: libro del recensore.

L’edizione 2018 di Alecomics a cura di Elena Romanello

11 settembre 2018 by

alecomics

Sabato 15 e domenica 16 settembre torna Alecomics, la manifestazione dedicata a fumetti e cultura nerd ospitata ormai per la quarta volta presso la Cittadella di Alessandria, ad ingresso gratuito e diventata forse l’evento in tema più amato dagli appassionati e cultori del Piemonte.
Gli spazi di uno dei complessi militari storici più interessanti e vasti si animeranno anche quest’anno di eventi, conferenze, stand di fumetterie, librerie e gadget, di creativi e artigiani nel settore del fantastico, di cosplayer, di gruppi di animazione dei più importanti fenomeni plurimediali degli ultimi anni, da Star Wars a Harry Potter, da Il signore degli anelli a Once upon a time.
Tra le altre cose, si parlerà dei quarant’anni di Goldrake, del cult Lupin III, dei nuovi titoli delle edizioni Inkiostro, dei racconti di Tolkien, di Dylan Dog e del compleanno di Brendon. Le mostre saranno incentrate sul genere giallo e thriller e sui suoi rapporti con i fumetti: spazio ad un’icona come Diabolik, ma anche ad interpretazioni della letteratura gialla da parte di vari illustratori, a giovani e giovanissimi che si confrontano con il noir e alle immagini della serie Il gatto killer.
Tra gli ospiti, si segnalano per quello che riguarda la musica i Team Rocket Band e la mitica Cristina d’Avena, l’autrice Bonelli Lola Airaghi, il graffiante Don Alemanno, il disegnatore Disney Emanuele Baccinelli, il poliedrico Sergio Badino, in forza in molte case editrici e docente di fumetto, la scrittrice e sceneggiatrice di Dylan Dog Paola Barbato, Ivan Calcaterra autore di Nathan Never, Stefania Caretta delle edizioni Inkiostro, il veterano Claudio Chiaverotti, l’illustratrice e autrice Federica di Meo, l’esperto di cultura nerd Fulvio Gatti, lo scrittore e disegnatore Sergio Giardo,  Paolo Mottura della scuderia di Topolino, Bepi Vigna veterano Bonelli e altri ancora, con più generazioni di persone che hanno trovato la loro strada in quelle che non sono solo storielle banali.
Ad Alecomics si potrà ascoltare musica, partecipare a dimostrazioni di giochi di ruolo dal vivo, incontrare autori e autrici anche indipendenti che hanno il loro stand, acquistare libri e fumetti, anche scontati, fare foto ai cosplayer, confrontarsi con tante realtà di un mondo che non smette mai di crescere e rinnovarsi.
Il programma completo è nel sito ufficiale.

:: Il caso Versace di Maureen Orth (tre60, 2018) a cura di Elisa Napoli

10 settembre 2018 by

Il caso versace immagineSe vi state chiedendo se sia possibile commettere cinque, e sottolineo cinque, omicidi girovagando indisturbati per l’America di fine anni ‘90 (alla guida di un camioncino rosso e macchine rubate) la risposta, per quanto sia assurda e atipica, è straordinariamente SI. O almeno, qualcuno ci è riuscito.
Questa è la storia di Andrew Cunanan.
Un uomo all’apparenza qualunque che, in soli due mesi, ha tolto la vita a cinque persone tra cui il famoso stilista ed icona gay Gianni Versace da cui prende il titolo il libro; Andrew, nato da padre filippino e madre di origine italiana, estremamente viziato fin da piccolo, cresce bramando il lusso e dai 13 anni in poi si pone costantemente sotto i riflettori e al centro dell’attenzione tanto da rinnegare la sua modesta famiglia, arrivando, talvolta, a presentarsi sotto mentite spoglie.
Ovunque, leggendo, si percepisce la disfunzionalità di Cunanan che

<<…spesso non sapeva dove finiva la sua persona e dove cominciavano gli altri e, quando si avvicinava a qualcuno, tendeva a diventare lui>>.

Ovunque si respirano la follia e il complesso di superiorità tipico della persona narcisista: “Après moi, le déluge” (Dopo di me, il diluvio) è la frase che appone sotto la sua fotografia nell’annuario scolastico del liceo.
Leggere “Il caso Versace” ha significato, per me, provare a comprendere la follia omicida di un istrionico uomo che da bravo mitomane e bugiardo seriale qual è, vive la sua vita nella più totale finzione e cova dentro di se l’unico desiderio impossibile da realizzare: diventare un mito, una leggenda, una persona celebre. E allora cosa succede quando la consapevolezza che questo non arriverà mai gli arriva dritta in faccia? Elimina l’unico uomo che, da sempre, lo ha ossessionato e che rappresenta tutto ciò a cui lui non può auspicare: con due colpi al collo, fredda la personificazione del successo, Gianni Versace.
Mettetevi comodi e iniziate la discesa verso questo mondo sporco fatto di bugie, sogni, soldi, vizi, sesso, superficialità, lusso, finzione… arriverete agli inferi, all’interno di una torbida e sconvolgente vicenda sulla quale è stata basata la seconda stagione della famosa serie tv “American Crime Story”.

Maureen Orth ha collaborato con alcune delle più importanti testate americane, tra cui Newsweek, Vogue, The Washington Post, The New York Times, Rolling Stone ed Esquire. Dal 1988 lavora per Vanity Fair, dove si occupa di giornalismo investigativo. Vive a Washington.

Source: omaggio dell’editore al recensore.

:: Gli scellerati di Frédéric Dard (Rizzoli, 2018) a cura di Giulietta Iannone

10 settembre 2018 by

DardLouise Lacroix è la voce narrante di Gli scellerati (Les Scélérats, 1959) piccolo gioiellino noir scovato da Rizzoli dal vastissimo repertorio di Frédéric Dard (1921-2000) e tradotto dal francese, senza sbavature, da Elena Cappellini.
Ancora inedito in Italia, da noi fino a ieri per molti Frédéric Dard sembrava essere unicamente l’autore delle inchieste del commissario Sanantonio, serie poliziesco-umoristica di indiscutibile successo certo, ma Frédéric Dard insomma scrisse anche altro e di notevole valore. Sia con il suo nome, sia usando svariati pseudonimi. Di qui la difficoltà di catalogare la sua intera produzione che si aggira sulle 400 opere.
Gli scellerati uscì nel 1959 per Fleuve noir con il suo vero nome, e fa parte dei cosiddetti romans de la nuit dell’autore, una sorta di catalogazione comparabile ai romans durs di Simenon di cui fu amico e confidente, oltre al fatto che vi fu spesso accostato per tematiche e prolificità.
Gli scellerati in Francia ebbe una buona accoglienza e fu portato anche sullo schermo nel 1960 da Robert Hossein, con il quale Dard aveva iniziato una proficua collaborazione teatrale. Star della pellicola oltre a Robert Hossein, che era sia regista che protagonista principale, troviamo anche l’allora quarantenne Michèle Morgan, bionda e algida, una Thelma un po’ troppo eterea e cerebrale, se vogliamo, rispetto al personaggio del libro. Molte licenze furono prese infatti ma insomma la storia si riduce a un nucleo narrativo molto semplice, quasi prosaico, che sarebbe bastato un attimo per fare cadere nella pochezza più trita: un banale ménage à trois tra una ricca coppia borghese di americani espatriati in Francia e la loro giovanissima e proletaria cameriera francese.
Dard non calca tanto sulle differenze sociali, seppure le annota, ma fa qualcos’altro, trasforma la storia in una lunga opera di seduzione esercitata da Louise verso il lettore, facendo di tutto per trascinarlo dalla sua parte, per poi finirlo con il colpo di grazia conclusivo delle ultime tre righe del romanzo.
Louise Lacroix infatti racconta la sua storia dal principio, la sua squallida vita di operaia imprigionata in una squallida e moralmente corrotta famiglia e in un’ ancora più squallida periferia parigina, tra ciminiere di fabbriche che impestano l’aria con i loro gas venefici e le coltivazioni di cavolo che sembrano il simbolo stesso della povertà, della degradazione, della miseria.
Ma la pena che Louise vuole farci rientra nel suo gioco, che conduce su piani paralleli sia col lettore che con la coppia di (ingenui?) americani, Jess e Thelma Rooland. Se sua madre è un’ avida disperata, (il suo unico lusso è concedersi un caffè di qualità) la figlia è troppo intelligente per svelare subito le sue carte e quando lo farà, il lettore ormai sarà troppo invischiato nella sua tela di ragno per non perdonarla. Opera di disvelamenti dunque, in cui la voce narrante non è quella di un narratore del tutto affidabile, anzi tutto il contrario.
Ma andiamo con ordine.
Louise Lacroix ha diciassette anni, è mora, carina e vive a Leopoldville (della cui amenità vi ho già accennato), sobborgo industriale di Parigi in un punto imprecisato degli anni Cinquanta.
Abita in una villetta in affitto scalcinata e tetra, in cui si respira odore di chiuso come Dard annota nella dedica a inizio libro, con la madre sfregiata dal labbro leporino e il patrigno Arthur, comunista (a dire il vero il suo unico rigurgito di coscienza sociale è leggere l’ Humanité, definire con disprezzo gli americani yankees e distribuire volantini), infelice, alcolizzato, sempre incollato alla tv, violento (perlomeno a parole), ridicolo, un altro tassello nello squallore dello sfondo.
Lavora come operaia in una fabbrica di sedili per automobili, disdegna gli approcci rozzi e grossolani dei suoi coetanei e sogna una via di fuga da quel mondo che non ama e non accetta.
Quando devia la strada per tornare a casa dalla fabbrica e passando per il centro sempre grigio ma ricco di Leopoldville scopre la villetta dei Rooland, un’isola di luce e meraviglia sul grigiore della sua vita, scatta nella sua mente un piano, ma è troppo scaltra per esporlo apertamente al lettore, anzi giocando come il gatto col topo inizierà a parlare di sogni, aspettative, felicità, amore, quando pur lasciandolo sullo sfondo evidenzia che ciò che l’ ha colpita è la casa di pietra a due piani, l’auto di lusso sul vialetto, i vestiti eleganti dei proprietari, i dischi di jazz o Elvis Presley, il loro modo di vivere così poco francese, e la prospettiva di andare in America, sorta di mitica terra promessa, lontano dalla povertà e dal degrado in cui è nata e vissuta.
Louise è una manipolatrice, ma terribilmente ingenua tuttavia, una vipera, come grida in un momento di rivelazione Jess verso la fine, forse l’unica vera scellerata della storia. E nonostante questo noi parteggiamo per lei, e per il suo sogno di riscatto sociale e perchè no d’amore. E quando tutto le si sgretola tra le dita, perché alla fine Leopoldville è più forte, e non ha nessuna intenzione di allentare i suoi artigli su di lei, prendiamo coscienza con tristezza del suo penoso destino, e della condanna che dovrà scontare.
E allora sì, forse è la follia la sua vera condanna e sentire il fantasma di Jess e Thelma ridere di lei dondolandosi pigramente sul dondolo con i cuscini blu in giardino. Che siano loro due i veri scellerati (dopo tutto Dard usa il plurale nel titolo) della storia, e Louise, solo la loro vittima?
Ai lettori il difficile rompicapo.

Frédéric Dard (1921-2000) ha iniziato prestissimo a pubblicare i suoi libri, negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con la creazione dello pseudonimo di San Antonio. La sua bibliografia conta quattrocento titoli.

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Claudia dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

:: Odissea di Omero, a cura di Giovanni Cerri (BUR Rizzoli, 1998) a cura di Enrico Frasca

10 settembre 2018 by

OdisseaPrima di Conrad, di Dumas, di Stevenson, c’è stato lui. Un poeta girovago, raffigurato cieco dalla tradizione, che duemila e settecento anni fa avrebbe composto le due opere cardini di una civiltà e di quelle a venire. Ora, sarebbe un esercizio futile descrivere la trama, che i giovani hanno masticato sui banchi di scuola e i grandi hanno assaporato sul grande e piccolo schermo, quindi sarà meglio passare ai vari motivi per cui sarebbe interessante dedicarsi alla lettura del grande classico.
Innanzitutto, perché Ulisse/Odisseo è uno di noi. Un uomo che rappresenta in forma embrionale l’umanità moderna, che combatte per l’affermazione del suo volere, nonostante il destino e gli dei avversi gli sbarrino la strada con numerosi ostacoli. Il re di Itaca non si arrende al suo fato, e procede per prove ed errori, con la forza del proprio ingegno e della propria astuzia, attraverso quel procedimento che Freinet chiamerà tatonnement. Come un Giobbe, patisce dolori strazianti, ma è sempre pronto a rialzarsi, dando prove di una resilienza straordinaria. E’ un uomo ricco di sfaccettature, “multiforme” lo chiama il poeta nell’esordio, che può essere un abile menzognero in un momento, e un combattente impavido in un altro. Ma è un uomo che ha la forza di riscoprirsi cittadino del mondo, un cosmopolita di quello che era il mondo conosciuto all’epoca dei fatti, che ama conoscere popoli e terre sconosciute, aprendosi al confronto e allo scambio. Una lezione che andrebbe rivalutata, al giorno d’oggi.
Senza contare che l’Odissea non è un’ opera da relegare nelle aule scolastiche per la sua intrinseca natura di poema narrativo, che alterna squarci lirici intensi al gusto della narrativa pura e fantasiosa. E poi perché è stata ed è ancora un’ opera popolare di facile presa e dal fascino insindacabile per tutte le fasce sociali e di età.
Ma l’Odissea non è solo un racconto a una voce, dal momento che emerge prepotentemente la figura del figlio Telemaco; non a caso un tempo interi libri del poema venivano definiti “libri telemacheici” proprio per la preponderanza del giovane protagonista. Telemaco è l’anti-edipo per eccellenza, fulgido esempio di devozione filiale ancor prima del pius Aeneas. Se si riflette un po’, si noterà che il fuggiasco di Troia, che porta sulle spalle il vecchio padre Anchise, in fin dei conti è obbligato da un dovere che deriva dalla vicinanza fisica del genitore. Telemaco non ha mai conosciuto suo padre, partito per la guerra di Troia venti anni prima, ma e alla costante ricerca del padre, sia sullo spazio che nelle parsone che incontra. Egli non ha vissuto l’autorità né i divieti del padre, ma è alla costante ricerca del valore paterno, cerca di caricarsi sulle proprie spalle l’esempio e l’eredità di un pesante genitore che è l’orgoglio della Grecia intera. La mancanza di Odisseo ha prolungato la sua adolescenza, e lo ha reso un giovane insicuro e timoroso. Proprio per questo la dea Atena, sotto mentite spoglie, lo esorta a cimentarsi nella ricerca del padre proprio per scrollarsi di dorso l’adolescenza a lungo ritardata. In ossequio alle teorie psicologiche di Adler, ha cercato surrogati della figura paterna in altri, come il fedele porcaro Eumeo e il suo precettore Mentore, che mai lo abbandonano, e nel dolore di figlio orfano, ha riscoperto il sentimento sociale verso i poveri e gli infermi. Signori, sarebbe l’ora di riscoprire il tanto famoso patto fra le generazioni, simboleggiato dal rapporto padre e figlio, che certi politicanti dal raggio d’azione corto cercano di distruggere con leggi previdenziali ispirate all’antagonismo.
E infine, in chiusura, è il momento di occuparsi di un argomento ferale. La morte si annida ovunque nel poema di Omero. I vivi e i morti stabiliscono un contatto, come nel ventiquattresimo libro del poema, in cui le anime dei pretendenti uccisi incontrano le anime dei grandi condottieri greci periti nell’assedio di Troia. Per l’antico greco, la morte era un tema fondamentale, e che deve tornare ad essere un tema fondamentale, anziché essere rimosso a tutti i corsi dalle discussioni. Perché sentendo il fiato della morte sul collo, Odisseo ha potuto trovare la spinta per tornare in patria, perché l’incombenza della precarietà del vivere gli ha fornito la mola della progettualità del uso viaggio.
Signori, riscoprite il lascito della cultura classica con un’ opera che rimane ancora un tassello fondamentale della coscienza europea.

Omero (in greco antico: Ὅμηρος, Hómēros) è il nome con il quale è storicamente identificato il poeta greco autore dell’Iliade e dell’Odissea, i due massimi poemi epici della letteratura greca. Nell’antichità gli erano state attribuite anche altre opere: il poemetto giocoso Batracomiomachia, i cosiddetti Inni omerici, il poemetto Margite e vari poemi del Ciclo epico.
Già dubbie le attribuzioni della sua opera presso gli antichi, a partire dalla seconda metà del Seicento si iniziò a mettere in discussione l’esistenza stessa del poeta, dando inizio alla cosiddetta “questione omerica”.

Source: acquistato tre anni fa in libreria dal recensore.

Heidi, Francesco Muzzopappa, Fazi 2018 A cura di Viviana Filippini

8 settembre 2018 by

Heidi

Torna l’ironia che fa sorridere (di un riso amaro) e allo steso tempo riflette di Francesco Muzzopappa nel romanzo “Heidi”, pubblicato da Fazi editore. Protagonista della storia Chiara, un donna di 35 anni, milanese, dipendente della Videogramma, un’azienda che inventa contenuti per la tv. Chiara si occupa di provinare le centinaia di migliaia di persone che accorrono a fare provini per partecipare a programmi televisivi nella speranza di diventare famosi. La giovane lavora tanto;essere direttrice dei casting le porta via tempo e la carica di uno stress profondo, così opprimente da renderle difficile avere una vita dopo il lavoro. Tutto per Chiara si complica quando la casa di riposo dove si trova suo padre le rispedisce l’uomo, perché diventato ingestibile. Muzzopappa veste in modo simbolico i panni di una giovane donna single non solo per raccontarci il suo complicato e rocambolesco vissuto. Muzzopappa crea un’attenta riflessione su quella che è la nostra società contemporanea, ossessionata dai media e dalla bisogno (non si sa fino a quanto sano) di notorietà. Chiara dovrà rimboccarsi le maniche in una convivenza forzata con il babbo Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva che la chiama Heidi. Chiara vive con un lui che, a causa della malattia, non è più in grado di fare il padre, ma nemmeno di badare a se stesso. La patologia lo ha reso incapace di mettere in atto le cose più semplici, tanto è vero che per lui Chiara non è Chiara, ma Heidi, la protagonista dell’omonimo cartone animato con le caprette che fanno ciao. Thomas, il giovanotto assunto dalla protagonista per badare al padre, diventa Peter. A rendere ancora più complessa la vita di Chiara, lo Yeti, il nuovo capo dalla Videogramma pronto a licenziare i dipendenti e a “salvare” solo quelli che dimostreranno particolare inventiva nel creare format televisivi di successo. Lo Yeti è un uomo meschino, che non esiterà a mettere in atto loschi comportamenti, pur di ottenere quello che vuole (sesso in cambio del posto di lavoro) da chi si avvicina a lui, costringendo i dipendenti a scendere a compromessi. Questo, fino a quando qualcuno si stancherà del suo agire marcio e darà il via alla ribellione. Il mondo di Chiara presentato in “Heidi” – specchio dei nostri tempi- è una dimensione fatti di conflitti. C’è quello tra una figlia e un padre che non la riconosce più, c’è quello di una società dove, con la presenza massiccia dei media, conta più l’apparire che l’essere. C’è il contrasto sul fatto che importa più come ti poni per farti accettare dagli altri, che i valori in cui credi. E questo assecondare il prossimo per piacere, porta spesso l’individuo a perdere coscienza di sé, per diventare mera merce di intrattenimento. Con “Heidi”, Francesco Muzzopappa ci fa si sorridere però, allo stesso tempo, richiama noi lettori alla riflessione, mostrandoci il disadattamento della nostra società, tutta e troppo concentrata sul piacere effimero di un attimo di celebrità e sempre più smemorata verso  quei valori (amicizia, rispetto, lealtà. amore vero) che si dovrebbero recuperare e conservare come gemme preziose.

Francesco Muzzopappa ha vinto Premio Massimo Troisi 2017 con il romanzo Dente per dente, è uno tra i più conosciuti e apprezzati copywriter italiani. Per la categoria in cui eccelle, le pubblicità radiofoniche, ha vinto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Sempre con Fazi Editore ha pubblicato nel 2013 Una posizione scomoda e nel 2014 Affari di famiglia. Tutti i libri sono stati tradotti in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Heidi è il suo quarto romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa della Fazi editore.

L’età dei sogni di Annelise Heurtier (Gallucci, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

7 settembre 2018 by

età dei sogni

«Ok, la fine della segregazione, l’uguaglianza, sono tutte cose importanti. Ma perché tu? Perché non aspetti che un altro nero un po’ folle faccia il lavoro sporco al posto tuo? Molly non aveva risposto. In realtà non lo sapeva. In fondo, sua cugina aveva ragione. Perché si era ritrovata in quella situazione? Era accaduto per caso? Era il suo destino? Perché aveva alzato la mano quel giorno?»

Quando nel Maggio 1954 Molly decide di alzare la mano e di offrirsi volontaria la sua vita cambia radicalmente. Tre anni dopo è una dei nove studenti neri a tentare l’inserimento nel liceo centrale di Little Rock, Arkansas, rischiando la vita per frequentare una scuola d’êlite, per avere le stesse possibilità dei suoi coetanei bianchi. Molly Costello ha solo quindici anni e vive in un Nord America indignato dalla sentenza del Brown versus Board of Education che rompe la regola “separati ma uguali” rendendo legale che un ragazzo nero frequenti la stessa scuola di un bianco, utilizzi lo stesso suo bagno, mangi nella sua stessa mensa e sieda nella sua stessa classe. Nonostante la legge sia dalla loro parte, Molly e gli altri otto coraggiosi ragazzi non riescono ad entrare a scuola a causa di una violenta manifestazione di bianchi, genitori rabbiosi e razzisti venuti persino da altre città per dimostrare il loro dissenso e impedire ai neri di mettere piede nel liceo. A casa di Molly il telefono squilla continuamente, parenti, amici e conoscenti la chiamano per dissuaderla dall’impresa, bianchi furiosi minacciano la sua famiglia di morte con tale violenza che nonna Shiri sente il bisogno di vegliare la notte armata di pistola. Molly è addolorata perché la sua decisione ha conseguenze spiacevoli sulla sua famiglia ma soprattutto perché non riesce a fare a meno di sentirsi in colpa nonostante la lotta intrapresa sia giusta. Quando il presidente Eisenhower impone che i nove ragazzi neri entrino a scuola scortati dall’esercito, Molly può finalmente frequentare le lezioni ma è costretta ad affrontare e vivere un inferno: insulti, spinte, minacce, prese in giro, durante il suo primo giorno di scuola rischia addirittura la vita a causa delle mamme della Lega, un’associazione razzista contro l’integrazione. 

Sarebbe davvero tornata in quell’inferno? Se avesse lasciato perdere, cosa sarebbe successo? Poteva tornare tutto come prima? Desiderava che qualcuno decidesse al suo posto. Per non pensarci più. 

Invece Molly desiderosa di giustizia decide da sola di continuare la sua battaglia, spalleggiata dall’attivista Maxene Tate, confortata da mamma Erin e da nonna Shiri e affidandosi al volere di Dio. Nessuno le è amico a scuola, tutti i ragazzi bianchi la odiano e la disprezzano. Molly viene umiliata tutti i giorni per il colore della sua pelle, è considerata inferiore e animalesca, persino portatrice di malattie. Il giorno in cui Grace Anderson cambia atteggiamento nei suoi confronti e la mette in guardia, aiutando lei e i suoi compagni neri, Molly stenta a crederci. Grace è la seconda protagonista di questo romanzo tutto al femminile. Ha quindici anni, è bella, molto popolare, attenta alla sua immagine e vanitosa. Grace è sicura di sé e agisce esclusivamente secondo i suoi interessi, cacciando via quelle sensazioni e quei pensieri che nascono in lei per istinto e per indole ma che gli altri potrebbero definire “progressisti” o “integrazionisti”. 

Credeva fosse stupido giudicare una canzone in base a chi la cantava. Poco importava che fosse bianco, nero, grasso, magro, completamente scemo o laureato ad Harvard, per lei contava solo il piacere che traeva nell’ascoltarlo. Ma, ancora una volta, ebbe la sensazione che fosse meglio non gridare i suoi pensieri ai quattro venti.

Grace ha delle amiche segregazioniste di famiglia razzista, i suoi genitori e il fratello guardano tutta la vicenda con curiosità e distacco, come se non fosse per niente affare loro. Grace inizialmente segue gli stessi loro passi ma ben presto rimane indignata dagli atteggiamenti di bullismo violento nei confronti di Molly e non riesce più ad ignorarli. Inoltre, Grace ha una cara amica da quando era piccola: Minnie, la domestica nera della sua famiglia. Minnie le dà consigli d’amore, le arriccia i capelli, la aiuta a scegliere scarpe e vestiti. Grace le vuole tantissimo bene, nonostante sia nera. Quando la giovane scopre per caso il piano di alcuni ragazzi bianchi di impedire violentemente che un nero si diplomi al liceo centrale di Little Rock, qualcosa scatta dentro di lei e decide di agire, incapace di fare finta di niente.

Ma bisognava arrendersi all’evidenza. Era capace di molte cose ma non di imbavagliare i propri pensieri.

Grace si avvicina a Molly, la saluta apertamente, parla con lei in pubblico e finisce in serio pericolo per questi suoi atteggiamenti progressisti. Il rapporto tra le due ragazze non si può definire di vera amicizia ma le due protagoniste di questo romanzo in fondo sono simili. Entrambe sognano in grande il loro sedicesimo compleanno e ne verranno deluse, hanno da tempo una cotta per un ragazzo e perdono le amiche più strette. Soprattutto, entrambe sono coraggiose, idealiste, forti. Grace e Molly finiscono per aiutarsi a vicenda: Molly trova negli atteggiamenti di Grace il coraggio di andare avanti e l’appoggio esterno che le serviva per continuare a combattere per i diritti della comunità nera; Grace grazie all’eroismo di Molly dimentica il suo atteggiamento ignavo e opportunista per lasciare spazio all’altruismo, ai suoi pensieri generosi e umani. 

L’età dei sogni è tratto da una storia vera e, seppure in gran parte frutto dell’invenzione dell’autrice, riprende i reali avvenimenti del settembre 1957 e la durissima battaglia intrapresa da nove giovani neri per promuovere l’integrazione nelle scuole. Il personaggio di Molly Costello si ispira largamente a Melba Pattillo, una dei nove coraggiosi studenti che oggi sono considerati tra i più importanti attivisti della lotta dei neri per ottenere pari diritti civili. Annelise Heuriter racconta questa storia poco conosciuta alternando il punto di vista di Molly e di Grace in un’altalena di capitoli. La narrazione scorrevole e coinvolgente rispolvera l’importanza della libertà e dell’eguaglianza, riconoscendole come diritti fondamentali di ogni uomo, senza razzismo e aldilà di ogni colore. In un periodo così confuso come quello corrente, queste pagine dovrebbero essere lette da tutti per ricordare la fatica, i sacrifici, il dolore di chi ha dovuto combattere e ancora oggi combatte per lo stesso sogno di Martin Luther King: il sogno di essere tutti uguali.

Autrice: Annelise Heurtier (Lione, 1979). Scrive da 15 anni per bambini e ragazzi di tutte le età. I suoi libri sono spesso ispirati a storie vere e per questo apprezzati anche dagli adulti. L’età dei sogni è il suo romanzo di maggior successo.

Source: Copia consegnata al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

Una fortuna sfacciata, di Anne Godard (ED-Enrico Damiani Editore, 2018) a cura di Federica Belleri

7 settembre 2018 by

3Magda parla francese. Magda è troppo piccola per sapere come ha fatto a ustionarsi, come sia riuscita a tirarsi addosso il bollitore per l’acqua, quale sia stata la causa scatenante. Sua madre si occupa di lei a tempo pieno dopo quel tragico giorno. Magda ha ricordi confusi, troppi sguardi e tante domande alle quali dover rispondere. La sua pelle è marchiata a vita, ha tanto da spiegare, da raccontare, da giustificare. Ci pensa il quaderno di sua madre a farlo, dove con precisione annota ogni istante, a partire da quel momento. È lei a parlarne, fino a sostituirsi a Magda. Perché? Non si accorge del disagio di sua figlia? Cosa le è accaduto veramente?
Il calvario di Magda passa attraverso gli ospedali, le operazioni e le medicazioni infinite. Una vera tortura. Intanto la bambina cresce, il suo corpo sboccia, gli sguardi nei suoi confronti assumono un significato diverso … ma Magda si sente sola, non ha un rapporto soddisfacente con il padre e il fratello adorato la sta allontanando. Come mai?
Il silenzio e la disperazione la trascinano in una spirale preoccupante. I sentimenti rifiutati fanno il resto.
Una fortuna sfacciata è il cammino di Magda, crudo ma necessario. È un cerchio che si chiude attorno a lei, per aiutarla a riprendere coscienza e conoscenza di sé. Per capire davvero cosa sia l’amore di una madre e come si possa convivere ogni istante con i sensi di colpa. Come, infine, le attenzioni possano essere troppe o troppo poche, senza una via di mezzo razionale. Come alcuni tipi di dolore non abbiano mai fine.
Un romanzo che mi ha spiazzata, ricco, puro, concreto. Una storia tremenda ma utile al corpo e all’anima.
Ve lo consoglio. Buona lettura.

Anne Godard è nata nel 1971. Vive a Parigi. Inconsolabile è il suo primo romanzo, accolto in Francia da uno straordinario successo di pubblico e di critica.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.