Guerriere dal Sol levante di Vari (Edizioni Yoshin Ryu, 2019), a cura di Elena Romanello

25 ottobre 2019 by

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L’associazione culturale Yoshin Ryu, che da quarant’anni si occupa di divulgare a Torino la cultura giapponese partendo dalle arti marziali, collabora per la terza volta con il MAO, Museo di arte orientale, presentando fino al 1 marzo la mostra Guerriere dal Sol levante, dedicato alle donne combattenti giapponesi della Storia e dell’immaginario fantastico.
La mostra è accompagnata da un ottimo catalogo, che racconta un’epopea poco nota, quella delle combattenti nel Paese del Sol levante, donne addestrate a combattere e per difendere la loro casa e sul campo di battaglia, ma anche delle letterate, visto che il primo romanzo mai scritto nella Storia è di una donna, il Genji Monogatari di Murasaki Shikibu. Un’epopea che però è giunta fino ad oggi, rivivendo nelle protagoniste di manga, anime, film, fumetti e telefilm e costruendo un immaginario amatissimo e in crescita continua con nuovi volti e nuove storie.
Il catalogo è in due lingue, italiano e inglese, e oltre a presentare gli oggetti e le opere esposti in mostra in un percorso davvero suggestivo, racconta anche alcuni approfondimenti davvero appassionanti sugli argomenti trattati.
Dopo una presentazione di Amamiya Yuji, console generale del Giappone a Milano, un omaggio di Marco Guglielminotti Trivel, direttore del MAO e due interventi di Cesare Turtoro, presidente di Yoshin Ryu e Daniela Crovella, direttrice artistica della mostra si viene immersi nel mondo delle guerriere giapponesi, partendo dalle figure delle Onnabugeisha, le combattenti storiche, per poi passare alle ninja, guerriere dell’ombra, alle letterate da Murasaki Shikibu ad oggi, alle attrici, che molto hanno faticato per emergere e alle donne guerriere rappresentate nelle stampe giapponesi.
Infine, Fabrizio Modina, curatore della sezione sulla cultura pop e studioso di fumetti e fantastico, fa immergere nelle donne guerriere dell’immaginario pop degli ultimi decenni, mettendo a confronto Occidente e Oriente con icone che hanno cresciuto e aiutato più generazioni di ragazze a cambiare.
Il catalogo si chiude, come la mostra, con le protagoniste dell’ultima stanza, donne importanti del passato e del presente raffigurate su lanterne in stile giapponese, ritratte da giovani artiste di oggi, con i volti di personaggi come Boudicca, Zenobia, Ipazia, Artemisia Gentileschi, Ada Lovelace, Emmeline Pankhurst, Virginia Woolf, Frida Kahlo, Rosa Parks, Rita Levi Montalcini, fino a Asia Ramazan Antar, martire della causa curda, così attuale: la mostra è dedicata infatti alle donne curde e alla loro lotta per la libertà di tutti, non solo la loro.
Un catalogo di una mostra unica e interessante, ma anche un libro interessante e valido a prescindere, sia si amano le civiltà antiche sia se ci si è nutriti per anni con manga, anime e cultura pop, un inno al potere delle donne e a far scoprire storie che sono patrimonio di tutti e tutte e che possono fare qualcosa per far cambiare il mondo.

Provenienza: libro del recensore.

Il catalogo è in vendita presso il bookshop del MAO. Per ulteriori informazioni visitare il sito di Yoshin Ryu.

:: La verità su Bébé Donge di Georges Simenon (Gedi 2019) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2019 by

SimenonIl nostro piccolo mondo di provincia.

La verità su Bébé Donge (La Vérité sur Bébé Donge, 1941) è un breve romanzo scritto da Simenon negli anni ’40. Edito per la prima volta in Italia negli anni ’50 e ripubblicato da Adelphi nel 2001, tradotto da Marco Bevilacqua, è un romanzo senza Maigret, per intenderci.
Se vogliamo un dramma psicologico più che un autentico giallo investigativo, anche se l’investigazione c’è ma è fatta dalla vittima di un tentato omicidio, che tenta in tutti i modi di capire le ragioni che hanno spinto la moglie, la bella, elegante e diafana Bébé Donge, a mettere l’arsenico nel caffè che gli serve un mattino nel giardino della loro bella casa di campagna.
Forse non uno dei libri più famosi di Simenon, ma sicuramente uno dei più autobiografici e profondi nello scavo psicologico delle ragioni dell’infedeltà, del tradimento e della solitudine profonda che ne deriva.
François Donge, il protagonista è un solido uomo d’affari, di successo, ben piantato, ama la vita, le donne, e le piccole comodità, sposa Bébé, perché lo fa sentire a suo agio, parole sue, da sempre convinto che lei abbia sposato lui per sistemarsi, per non restare con la madre, e non essere da meno della sorella Jeanne, che sposa il fratello di François, Felix.
Sulle prime François è disorientato, non si spiega perché l’equilibrio raggiunto in dieci anni di matrimonio, con un figlio e un accordo che permetteva a lui di avere le sue frequenti storie con altre donna senza scenate, sia sfociato in tragedia. François è anzi convinto di dare tutto il necessario alla moglie, soldi, benessere, vestiti eleganti, rispettabilità, tutto insomma quello che una donna desidera dal matrimonio, e invece Bébé è infelice, anzi disperata.
Il fatto che Bébé lo ami davvero giunge sul finale del libro come una folgorazione capace di fargli comprendere quanto il suo egoismo e la sua meschinità l’abbiano reso cieco e sordo alle esigenze della moglie, prima una ragazza poi una giovane donna di cui ignora molto, se non quasi tutto. Bébé Donge è un mistero, e proprio scoprire chi è davvero diventa la ragione prima del romanzo, come anche candidamente afferma il titolo del libro.
Il carattere di Bébé Donge viene disvelato pagina dopo pagina, e più François fa chiarezza e prende coscienza di sé e di lei, e più si accorge che ormai è tutto perduto, e solo allora si accorge di esserne finalmente innamorato e che è pronto ad aspettarla fin dopo che avrà scontato la condanna di cinque anni di lavori forzati, pur conscio di non sapere chi troverà allora.
Anatomia di un matrimonio, dramma intimo e privato, La verità su Bébé Donge è un ennesimo ritratto del piccolo e claustrofobico mondo di provincia che costituisce il fulcro della poetica simenoniana. La scrittura è come sempre molto rapida, essenziale, impressionista. Con pochi tratti, con cambi di luce, crea universi capaci di far vivere personaggi che acquistano consistenza e spessore.
Sembra di vederla Bébé Donge nei suoi vaporosi completi di alta sartoria sul verde pallido, muoversi come un’ombra svagata e nello stesso tempo molto nitida. Simenon si sofferma in ogni dettaglio, quasi arrivando a focalizzare i suoi pori come in un ritratto iperrealista, ed è quasi spietato nello scavare nell’intimo di questo dramma borghese, apparentemente quasi banale, superfluo.
Una donna tradita, un uomo grossolano, ma non cattivo, diventano i protagonisti di questo intreccio di vite denso di infelicità, solitudine e incomunicabilità, e Simenon ce lo racconta con la solita capacità di non dare giudizi, ma anzi di avere somma comprensione e compassione per i colpevoli, di qualsiasi crimine si siano macchiati.

Georges Simenon – Scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano. Dopo il suo primo romanzo, scritto a 17 anni (Au pont des arches, 1921), si trasferì a Parigi dove pubblicò sotto svariati pseudonimi opere di narrativa popolare. Nel 1931 con Pietr le Letton, che uscì sotto il suo nome, inaugurò la fortunatissima serie dei romanzi (circa 102) incentrati sul commissario Maigret, che rinnovarono profondamente il genere poliziesco. Negli USA dal 1944 al 1955, tornò poi in Europa, stabilendosi in Svizzera; nel 1972 smise di scrivere, limitandosi a dettare al magnetofono, e tornò alla scrittura solo per redigere i Mémoires intimes (1981). Autore straordinariamente prolifico, con stile semplice e sobrio ha narrato nei suoi romanzi, caratterizzati da suggestive analisi di ambienti, la solitudine, il disagio esistenziale, il vuoto interiore, l’ossessione, il delitto (La fenêtre des Rouet, 1946; Trois chambres à Manhattan, 1946; La neige était sale, 1948, trad. it. 1952; L’horloger d’Everton, 1954; Le fils, 1957). Gran parte di questa abbondante produzione, che ha ispirato molti film ed è stata tradotta in 55 lingue, è stata riunita nelle Oeuvres complètes (72 voll., 1967-73) e in Tout Simenon (27 voll., 1988-93). Ricordiamo inoltre i racconti e le prose autobiografiche (Je me souviens, 1945; Pedigree, 1948, trad. it. 1987; Quand j’étais vieux, 1970; Lettre à ma mère, 1974, trad. it. 1985; la serie Mes dictées, 21 voll., 1975-85), e le raccolte di articoli À la recherche de l’homme nu (1976), À la decouverte de la France (1976), À la rencontre des autres (1989). Nel 2009, in occasione del ventennale della morte, è stato pubblicato in Francia a cura di P. Assouline il monumentale Autodictionnaire Simenon, lungo le cui voci (in gran parte tratte da interviste, carteggi e appunti dello stesso S.) si snoda un’originalissima e dettagliata biografia dello scrittore.

Source: libro del recensore, acquistato come supplemento de La Stampa.

:: Il ladro di tatuaggi di Alison Belsham (Newton compton 2019) a cura di Federica Belleri

24 ottobre 2019 by

Il ladro di tatuaggi di Alison BelshamPerché tatuarsi? Perché disegnare ad arte il proprio corpo? Forse per fermare un ricordo, un evento particolare e avere modo di ricordarlo ogni istante. Perché uccidere tatuando le proprie vittime? Perché accanirsi con crudeltà sui loro corpi? Forse per ripulirsi la coscienza, per sentirsi immaccolati di fronte ai peccati commessi
Questo emerge dal secondo thriller di Alison Belsham, che vede ancora una volta protagonista l’ispettore Francis Sullivan. Uomo particolare, burbero a suo modo. Instancabile nel lavoro e una frana nei rapporti personali. La storia è ambientata nell’afosa estate di Brighton del 2017, e non solo …
Una serie di brutali omicidi diventa la priorità per Sullivan e lo porta ad affrontare la precedente indagine, quasi conclusa, e a fare i conti con se stesso e con un “male” difficile da comprendere, che arriva da lontano. D’altronde è proprio vero che una serie di eventi delittuosi crea confusione, la stampa è agguerrita, si vorrebbe subito trovare il colpevole o quanto meno qualcuno da accusare, un perfetto capro espiatorio.
Quando però il dolore provocato dalla morte di giovani ragazze stravolge l’ordinario, quando anche la scientifica e la medicina legale prendono a cuore questi casi e non si capacitano, ecco che l’urgenza inizia a togliere il fiato. Si corre, cercando di restringere il campo, affrontando i problemi personali quasi con distacco, tanto da sembrare privi di empatia. Perché le famiglie di queste ragazze attendono una risposta, perché l’assassino potrebbe colpire ancora. Perché chi agisce come un animale è molto vicino e pericoloso. Va trovato e bloccato.
Il ladro di tatuaggi è un thriller che cattura per la pressione emotiva che riesce a trasmettere, per le immagini forti o ricche di dolci sfumature, per la rassegnazione contrapposta al voler andare sempre avanti, per le piccole tracce lasciate lungo il percorso del lettore che portano alla soluzione.
Ottima lettura. Ve lo consiglio.

Alison Belsham ha iniziato scrivendo sceneggiature, e nel 2001 è stata finalista nella BBC Drama Writer competition. Nel 2016 ha presentato Il tatuatore al Bloody Scotland Crime Writing, uno dei più prestigiosi eventi per il genere thriller, ed è stata giudicata vincitrice. Secondo The Bookseller è stato uno dei libri più interessanti tra quelli presentati a Francoforte 2017. Il ladro di tatuaggi è il secondo attesissimo caso dell’ispettore Sullivan.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Uficcio stampa Newton Compton.

Once upon a time Fiabe, fantasy e serie televisive (Yume Books, 2019) a cura di Elena Romanello

24 ottobre 2019 by

once-upon-a-timePresento ai lettori di Liberi di scrivere la mia nuova fatica, perché oltre a scrivere articoli per giornali on line e blog continuo la mia attività di autrice di libri di saggistica sul mondo otaku e nerd, che costituisce la mia grande passione.
Questa volta ho scelto di occuparmi di una serie TV di culto e molto curiosa di questi ultimi anni, Once upon a time, andata in onda sulla ABC dal 2011 al 2018 e in Italia su Rai 4, perché mi ha colpita e spinta ad approfondire l’argomento.
Sono appassionata da sempre di fiabe, grazie anche ai film Disney e non solo,  e ritengo che non ci sia un’età per questo genere letterario antichissimo, da cui sono derivati poi tutti gli altri: negli anni il mio interesse per il fantastico è cresciuto, portandomi a scoprire fantascienza, fantasy e fumetti, tre baluardi della mia vita, e tutto quello che fa parte di questi universi non può non interessarmi e piacermi.
Once upon a time rilegge le fiabe, partendo dai film Disney ma non solo, in una nuova mitologia, con due piani temporali, il mondo della Foresta Incantata dove vivono tutti i personaggi delle fiabe in una sorta di universo condiviso e un’anonima e molto kinghiana cittadina del Maine di oggi, Storybrooke. Nel pantheon di personaggi trovano spazio eroi vecchi e nuovi, soprattutto protagoniste, comprese le recentissime Elsa di Frozen, Mulan e Merida di Brave, per la trama consiglio di leggere il mio libro o meglio di guardare le sette stagioni, perché è davvero ricca di spunti, di eventi, di fatti, di colpi di scena, con le prime sei stagioni ottime, la settima parte zoppicando ma poi si riprende nel gran finale.
Non è un caso che i due ideatori siano Edward Kitsis e Adam Horowitz, due degli sceneggiatori di Lost, altra serie epocale, e tra l’altro è stato Once upon a time che mi ha spinta a fare una maratona di Lost l’anno scorso (all’epoca l’avevo snobbata), appassionandomi anche a quello. Le due serie sono molto diverse, però è divertenti trovare in entrambe alcuni interpreti in ruoli diversi.
Once upon a time mescola storie e personaggi, presentando una Biancaneve guerriera, un Pinocchio insolito e che cresce, una Cenerentola latinoamericana, e regalando i due personaggi migliori, almeno a mio parere, nella schiera dei cattivi, anche se non sono liquidabili solo come cattivi.
Regina, la regina cattiva di Biancaneve, regalerà le emozioni più grandi cambiando animo durante la storia e compiendo un vero e proprio viaggio dell’eroina. Tremotino, che nelle fiabe classiche era uno gnomo maligno, qui diventa un vero e proprio signore del male, diventato tale per salvare il figlio, compiendo anche lui un percorso incredibile di redenzione, sottolineato dalla grande interpretazione di Robert Carlyle che io adoro come attore dai tempi di Full Monty.
In Once upon a time ho trovato tante fiabe che ho amato e amo, da Biancaneve La bella addormentata, da Alice Peter Pan (viva Capitan Uncino..), da Hansel e Gretel Mulan, da Brave Frozen, in una nuova, intrigante cornice narrativa, e mi sono affezionata al microcosmo di Storybrooke, che ho voluto raccontare.
Una serie che consiglio, senz’altro capace di rivoluzionare la percezione delle fiabe e del fantastico in TV, insieme all’altra ammiraglia del momento, Game of thrones (a cui sarà dedicato il mio prossimo libro), sia a chi ama ovviamente gli universi dell’immaginario sia a chi è appassionato di storie, di qualsiasi tipo siano.

:: Cover Reveal: FAGIANS! primo volume della seconda serie de Gli Orrori della Valle Belbo di Davide Mana

24 ottobre 2019 by

Fagians!

:: Gleba di Tersite Rossi (Pendragon 2019) a cura di Massimo Ricciuti

21 ottobre 2019 by

GlebaIn una grande città italiana s’intersecano le vicende di vari personaggi, destinati a incontrarsi in un unico e terribile disegno. Paolo, un diciassettenne insicuro, frequenta una scuola particolare, che spinge i frequentanti a una competizione senza scrupoli e ad annullare le proprie emozioni, controllate dall’amigdala. Amina, una ragazza marocchina, per un periodo è compagna di studi del coetaneo Paolo, ma poi prende una brutta strada e deve rivolgersi al fratello, fanatico religioso che ha scelto il Jihad. Adriana, impiegata modello, è, in realtà, un’aspirante brigatista che medita vendetta contro i “padroni”. Poi ci sono Valeria ed Enrico, moglie e marito, che portano avanti un rapporto precario tanto quanto le rispettive occupazioni lavorative. Queste sono le principali figure di Gleba, alle quali se ne affiancano tante altre, per comporre quello che è un vero e proprio romanzo corale. Numerose sono le tematiche affrontate dall’opera: su tutte spicca il lavoro, che è quasi sempre precario, insoddisfacente e alienante. Il termine “gleba” assume così un duplice significato: come terra che dà origine alla vita e come terra a cui essere asserviti. Altro argomento portante del romanzo è il terrorismo, nella doppia accezione di islamico e brigatista. Del primo è protagonista Kemal, il fanatico fratello di Amina, del secondo Adriana, entrambi guidati da figure superiori che hanno come obiettivo due attentati. Passando all’autore del romanzo, va detto che, in realtà, si tratta di un collettivo di scrittura. Il nome è un omaggio a Tersite, l’antieroe per antonomasia della mitologia greca, qui incarnato da Paolo. Gleba è la quarta opera di Tersite Rossi ed è di difficile classificazione: questo perché tratta parecchie tematiche, utilizzando generi letterari diversi. Fondamentali sono, comunque, i significati politici e sociali che caratterizzano anche i tre precedenti romanzi. Tutti si possono ascrivere alla cosiddetta letteratura impegnata: di volta in volta gli autori si sono occupati di mafia, politica, economia e tanto altro. Anche in Gleba s’intuisce la notevole opera di documentazione, così come l’indagine sulla realtà, da cui tutto prende avvio. Quanto al finale, lascia aperto uno spiraglio di speranza almeno per due dei protagonisti. A dominare resta, però, la paura di un futuro dominato sempre più dalle tecnologie, in grado di rendere schiavi gli uomini e annullarne i sentimenti e la volontà.

Tersite Rossi è un collettivo di scrittura.
Esordisce nel 2010 con il romanzo “È già sera, tutto è finito” (Pendragon), appartenente al genere della Narrativa d’Inchiesta e centrato sul tema della cosiddetta trattativa fra Stato e mafia d’inizio anni Novanta (finalista al Premio Alessandro Tassoni 2011 e al premio Penna d’Autore 2011).
Nel 2012 esce il suo secondo romanzo con le “edizioni e/o”, il noir distopico “Sinistri”, all’interno della collana “SabotAge” curata da Massimo Carlotto, ambientato in un futuro fin troppo prossimo, intriso di tecnocrazia liberticida e folli tentativi di ribellione.
Nel 2016 esce il suo terzo romanzo, il thriller economico-antropologico “I Signori della Cenere” (Pendragon), a chiudere la “trilogia dell’antieroe” avviata con i precedenti due, sullo sfondo della crisi finanziaria d’inizio millennio e delle sue ragioni più profonde, ancestrali.
Nel 2019 esce il suo quarto romanzo, “Gleba” (Pendragon), appartenente al filone della new italian epic e centrato sulla tematica del lavoro, sfruttato e vendicato, che segna l’ingresso nell’era del post-eroe.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa.

:: Baldwin Library of Historical Children’s Literature Digital Collection

20 ottobre 2019 by
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Casualmente, grazie a Danila Comastri Montanari, sono venuta a conoscenza di un bellissimo archivio digitale, il Baldwin Library of Historical Children’s Literature, contenente migliaia di libri per bambini digitalizzati e consultabili online. Davvero un tesoro conservato presso il dipartimento della University of Florida’s George A. Smathers Libraries. Qualcosa di incredibile per chi ama la letteratura dell’infanzia. Davvero ci si perde, e colpisce la qualità dello stato di conservazione dei libri illustrati, per la maggior parte dell’Ottocento, e la vividezza delle immagini. Buona caccia!

Il mago di Oz di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

20 ottobre 2019 by

9788817141529_0_0_802_75Rizzoli propone un nuovo titolo della collana per ragazzi (e non solo!) Illustrati d’autore, e cioè Il mago di Oz, raccontato di nuovo da Sébastien Perez sulla storia originale di L. Frank Baum con i meravigliosi disegni di Benjamin Lacombe, nuovo sodalizio tra due creativi che ha già dato vita ad altri libri di immagini, sulle fiabe e non.
Testo e immagini, anche di grande formato, si alternano per raccontare una nuova versione della storia originale, recentemente tra l’altro uscita in edizione integrale per Einaudi: una storia fedele ma modernizzata dai toni forse troppo ottocenteschi e moralistici del testo originale, per un approccio fresco e interessante ad un universo fiabesco che ha poi ispirato tutti i viaggi fantastici dell’ultimo secolo, in un modo o nell’altro.
Il protagonista della vicenda, anche se non mancano gli altri personaggi, giustamente, è lo Spaventapasseri, ma nelle pagine del libro si rivivono le avventure di un gruppo di personaggi a cui manca qualcosa:  Dorothy non riesce a tornare a casa, l’uomo di latta non ha un cuore, al leone serve il coraggio e lo spaventapasseri, il protagonista, è senza cervello.
Il mago di Oz dimostrerà di non essere quello che ci si aspettava, le streghe sono paurose e temibili e alla fine i quattro amici per casa capiranno che devono trovare in loro stessi quello che cercano altrove.
Nel libro originale c’era tra le righe un elogio della diversità, in queste pagine rilette emerge insieme ad un inno all’audacia, al voler cambiare, al voler migliorare.
Il testo è sottolineato dalle tavole di Benjamin Lacombe, protagonista l’anno scorso di una mostra a Lucca Comics & Games in cui non si parlava ancora di questo libro, in cui emergono profondità di campo, nuovi sguardi su personaggi dell’immaginario, richiami all’art decò, onnipresenza del verde smeraldo, creato da un pantone nuovo su richiesta dell’artista.
Un libro per giovanissimi, anche, come primo approccio ad un classico, ma anche un volume prezioso e illustrato per chiunque, a qualsiasi età, ami i mille volti e colori della fantasia.

Benjamin Lacombe è un autore e illustratore francese. Compie i suoi studi presso l’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi (ENSAD) lavorando contemporaneamente per la pubblicità e l’animazione. All’età di 19 anni firma i suoi primi libri di fumetti e illustrazioni e nel 2007 ottiene il primo riconoscimento con Cerise Griotte. Lacombe è tradotto e premiato in numerosi paesi e ha esposto i suoi lavori nelle più importanti gallerie del mondo come L’Art de rien (Parigi), Dorothy Circus (Roma), Ad hoc art (New York), Maruzen (Tokyo).

Sébastien Perrez nasce illustratore, ma presto si dedica alla scrittura, che scopre essere la sua vera passione, nonché efficace terapia per le proprie paure infantili. Nei suoi testi mescola abilmente storia e finzione, umorismo e cinismo, realismo e fantastico.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: E i figli dopo di loro di Nicolas Mathieu (Marsilio, 2019) a cura di Eva Dei

19 ottobre 2019 by

E i figli dopo di loroTutti costoro furono onorati dai contemporanei,
furono un vanto ai loro tempi.
Di loro alcuni lasciarono un nome,
che ancora è ricordato con lode.
Di altri non sussiste memoria;
svanirono come se non fossero esistiti;
furono come se non fossero mai stati,
loro e i loro figli dopo di essi.

A questa citazione biblica (Siracide 44, 7-9) si ispira Nicolas Mathieu per il titolo del suo nuovo libro, da poco pubblicato in Italia da Marsilio, ma già vincitore del Premio Goncourt 2018.
Le vite che mette nero su bianco l’autore sono proprio quelle che più facilmente si tende a dimenticare, uomini e donne qualunque alle prese con le miserie della vita. Anni Novanta, siamo nella Lorena, regione della Francia del nord-est, vicina al confine con il Lussemburgo; tutto si svolge a Heillange, cittadina immaginaria. Qui nell’arco di quattro estati un osservatore esterno ci racconta la vita di tre giovani: Anthony, Hacine e Stéphanie. Le loro vite si sfiorano e si intrecciano durante il tempo del racconto e il lettore li segue fino al momento della loro crescita, in quel passaggio che segna la fine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta. Dal 1992 al 1998 qualcosa si perde in quelle estati scandite dalle canzoni che danno il ritmo alle loro giornate: è la fine dell’ingenuità e l’inizio delle responsabilità, lo scontro tra aspettative e realtà.
Anthony ha quattordici anni, una palpebra semichiusa che gli conferisce un’aria perennemente imbronciata e un padre alcolizzato; Hacine ha qualche anno in più, è di origine marocchina, vive con il padre in un appartamento delle case popolari, ma pur di non finire come lui, piegato e consumato dal lavoro in fabbrica per pochi franchi, si dedica a qualsiasi tipo di espediente, dallo spaccio al furto. Infine Stéphanie, Steph per tutti, lunghi capelli biondi fermati in una coda di cavallo e un’autentica ossessione per il bello e dannato della scuola, Simon Rotier. Tre ragazzi provenienti da famiglie diverse, alle prese con problematiche tipiche dell’adolescenza, ma anche con differenti disagi affettivi e sociali. Una cosa li accomuna: il desiderio di riscatto, di evadere da quella valle che gli imprigiona, di avere delle vite migliori di quelle dei loro genitori: più felici, più complete, più soddisfacenti. Sì perché nonostante gli sforzi nessuno riesce a riscattarsi completamente: sembra che il loro status sia un marchio indelebile che grava sulle loro esistenze.
La stessa Heillange, un tempo florida per la presenza degli altiforni, sembra adesso ammantata da un velo di decadenza. Agli occhi dei ragazzi la città si fa al tempo stesso culla e prigione. Heillange è il luogo in cui sono nati e cresciuti, ma nei loro sogni il futuro è altrove, in città come Parigi, città più grandi, ricche di prospettive e possibilità. Ma imparare a cavarsela altrove non è così facile e scontato come nei sogni adolescenziali e spesso ogni strada imboccata dai ragazzi sembra riportare all’origine.

Steph pareva cercare qualcosa nel paesaggio. A furia di girare a piedi, in bici, in scooter, in autobus, in macchina, conosceva la valle a memoria. Tutti i ragazzi erano come lei. Lì la vita era una questione di tragitti. Si andava a scuola, dagli amici, in città, in spiaggia, a farsi una canna dietro la piscina, a incontrare qualcuno ai giardinetti. Si tornava a casa, si usciva di nuovo, idem per gli adulti, il lavoro, la spesa la tata, la revisione da Midas, il cinema. Ogni desiderio induceva una distanza, ogni piacere richiedeva carburante. Alla lunga finivi per pensare come una mappa stradale. I ricordi erano necessariamente geografici. (…) Nella valle alcuni uomini si erano arricchiti e avevano costruito case imponenti che on ogni paesino irridevano l’attualità. Bambini erano stati divorati dai lupi, dalle guerre, dalle manifatture; ora lì c’erano Anthony e Stéphanie, a constatare i danni. Sotto la pelle gli correva un brivido intatto. Così come nella città spenta continuava a dipanarsi una storia sotterranea che avrebbe finito per esigere prese di posizione, scelte, movimenti e lotte.

Licenziamenti, lavori faticosi e poco remunerativi: tutto porta a una lotta tra poveri, a una difficoltà di integrazione sempre più inevitabile, a un’incapacità di riuscire che aumenta il divario tra genitori e figli. I primi non si accorgono delle reali conseguenze che le loro parole e azioni esercitano sui figli, mentre questi ultimi spesso perseguono desideri simili ai genitori anche se la volontà di non seguirne l’esempio e le scelte li porta spesso a compiere decisioni affrettate e sbagliate.
Nicolas Mathieu ricostruisce uno spaccato realistico degli anni Novanta, quel decennio che ha segnato e dato vita a molte problematiche dei giorni nostri. Scegliendo di raccontare tre storie qualunque l’autore non si interessa tanto all’eccezionalità della trama: quello che ci racconta sono le lotte e i sacrifici della classe operaia e medio borghese, fino alla sua decadenza. Quello che ne rimane vive nella rabbia e nei desideri dei figli dopo di loro.

Nicolas Mathieu è nato a Épinal, nella regione dei Vosgi, nel 1978 e oggi vive a Nancy. Ha esordito nel 2014 con il noir Aux animaux la guerre, da cui è stata tratta una serie tv. E i figli dopo di loro, suo secondo romanzo, accolto con entusiasmo da critica e pubblico, ha vinto nel 2018 numerosi riconoscimenti letterari, tra i quali il Prix Goncourt, ed è in corso di traduzione in venti paesi.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, che ringraziamo.

:: Una ragazza malvagia di Alex Marwood (Newton compton 2019) a cura di Federica Belleri

19 ottobre 2019 by

ragazza malvagiaRitrovo con piacere questa giornalista inglese che scrive sotto pseudonimo. Ritrovo la sua scrittura dettagliata e sentita legata a una storia pesante da digerire. Una storia legata a un errore madornale, dal quale non si può tornare indietro. Un errore che cambia il percorso di due bambine, le costringe a fare i conti con il dolore e la rabbia, la solitudine e la mancanza di empatia. La cittadina inglese nella quale è ambientato questo thriller è viva e sa di salmastro e umido. Il mare è sempre presente e il clima è uno dei personaggi che avvolge il tutto. Il buio e una gioventù che si diverte solo ubriacandosi, fanno il resto.
La morte si mescola al quotidiano, qualcuno uccide delle giovani donne che vengono trovate brutalmente picchiate e deturpate. Qualcuno osserva e si sente un “signor nessuno”. Qualcun’altro trova i loro poveri corpi e non sa come comportarsi. Qualcun’altro ancora conosce segreti orribili e li usa a proprio vantaggio.
A colpire in questo libro non è solo la trama, ma è il contesto generale: giornalisti buoni o sciacalli, identità nascoste, famiglie da proteggere, lavoratori precari o sottopagati. Non manca la lotta quotidiana per sopravvivere a un’esistenza complicata, l’inganno di non sapere chi ci sta accanto, il risentimento e l’odio per le bugie che si è costretti a dire continuamente. Sappiamo davvero chi è la persona che ci sta vicino? Possiamo dimenticare ciò che è stato? Riusciamo a proteggere chi amiamo?
Una ragazza malvagia mi ha ricordato in alcune sfumature Stephen King. Nel modo di affondare nell’oscurità di ognuno, di essere sommersi dal fango per poi riemergere, nell’intensità delle emozioni che è provoca o esalta.
A un dolore ne segue troppo spesso, un altro. Quale sarà la via d’uscita?
Buona lettura.

Alex Marwood è lo pseudonimo di una giornalista inglese. Il suo libro di esordio, Una ragazza malvagia, ha vinto il premio Edgar ed è stato scelto da Stephen King come miglior romanzo dell’anno. Gli insospettabili delitti della casa in fondo alla strada ha vinto il premio Macavity come Miglior Romanzo Mystery, ed è stato selezionato per i premi Anthony e Barry come miglior Paperback Originale. James Franco e Ahna O’Reilly hanno acquisito i diritti per realizzarne un film. La Newton Compton ha pubblicato anche Oscuri segreti di famiglia.

Source: omaggio dell’editore al recensore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.

Miti del Nord di Neil Gaiman (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

19 ottobre 2019 by

gaimanNella collana Oscar Fantastica della Mondadori fa la sua comparsa forse la più recente fatica di Neil Gaiman, autore eclettico, scrittore, sceneggiatore, fumettista.
Questa volta Neil Gaiman ha scelto di occuparsi,come suggerisce il titolo, del pantheon della mitologia scandinava, equivalente nei Paesi nordici di quella classica alle nostre latitudini, e non certo meno interessante e intrigante. La mitologia nordica ha ispirato vari autori, come Joanne Harris, ed è alla base di un fumetto cult tornato recentemente alla ribalta grazie ai cinecomics Marvel come Thor.
Neil Gaiman non sceglie però di usare i personaggi del pantheon nordico come protagonisti di nuove avventure, come è accaduto in passato, ma di riscrivere miti culturalmente fondanti che sono da riscoprire dopo tante riletture più o meno fedeli.
Nelle pagine del libro rivivono quindi le gesta di Odino, il padre degli dei, di suo figlio Thor, dalla grande forza ma non certo il più intelligente (non se la prendano i e le fan di Chris Hemsworth…) e Loki, il manipolatore, dio dell’inganno, amatissimo grazie all’interpretazione al cinema del bravo Tom Hiddleston.
Non è la prima volta che Neil Gaiman guarda a dei e pantheon, che sono stati riletti in sue opere come la saga fumettistica di SandmanAmerican Gods: qui però ricostruisce un mondo con sue parole, partendo dalla genesi dei nove leggendari mondi, e ripercorrendo le gesta di dei, nani e giganti, feroci, capricciosi, ingannevoli, inclini a seguire le loro passioni.
Un libro indubbiamente interessante per chi ama Neil Gaiman e la sua inesauribile vena creativa, ma anche per chi è interessato a miti e leggende, una delle prime forme narrative dell’umanità, alla base di fenomeni della modernità come fantasy, fumetti e fantascienza.

Neil Gaiman, nato in Inghilterra nel 1960, vive negli Stati Uniti. Tra i massimi autori di narrativa fantastica contemporanea, è un artista dalle molte facce: giornalista legato al mondo del rock, autore di raffinati graphic novel, sceneggiatore televisivo e scrittore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi premi: tra i più importanti, la Newbery e la Carnegie Medal per Il figlio del cimitero e l’Hugo Award per il romanzo American Gods, da cui nel 2017 è stata tratta una serie tv. Ha scritto numerosi racconti e romanzi per ragazzi di grande successo, fra cui gli indimenticabili Coraline e Stardust.

Provenienza: libro preso in prestito nel circuito delle Biblioteche civiche torinesi.

:: I cinque finalisti del Premio Biella 2019 al Circolo della Stampa di Torino

18 ottobre 2019 by

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I cinque finalisti del Premio Biella Letteratura e Industria 2019, Rossana Balduzzi Gastini, Giorgio Falco, Maurizio Gazzarri, Alberto Prunetti, e Eugenio Raspi, saranno ospiti a Torino, mercoledì 23 ottobre, nella storica sede del Circolo della Stampa di Corso Stati Uniti 27, iniziativa che nasce dalla collaborazione tra il Premio Biella e Confindustria Piemonte.

Inoltre avrà luogo anche la presentazione della III edizione del Premio Confindustria Piemonte, il cui vincitore sarà reso noto il 31 ottobre.

Dopo i saluti del Presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli che presenterà il Premio Confindustria Piemonte, e l’intervento di Alberto Sinigaglia, Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, sarà Paolo Piana, Presidente del Premio Biella Letteratura e Industria a illustrarne gli obiettivi culturali e sociali e ad annunciare l’adesione di un nuovo importante sponsor, il Banco Popolare.

Pier Francesco Gasparetto Presidente della Giuria del Premio Biella Letteratura e Industria composta da Claudio Bermond, Paolo Bricco Paola Borgna , Loredana Lipperini, Giuseppe Lupo, Marco Neiretti, Sergio Pent e Alberto Sinigaglia, dialogherà con i finalisti.

Appuntamento poi sabato 16 novembre 2019, presso l’Auditorium di Città Studi di Biella, quando verrà proclamato il vincitore del Premio Biella Letteratura e Industria XVIII edizione, a cui verrà consegnato un premio di 5mila euro.

In quell’occasione saranno consegnati anche il premio Giuria dei Lettori, il Premio Concorso per le Scuole “Cuore, testa, mani”, e il premio Lions Bugella Civitas per la migliore recensione.

Siete tutti benvenuti.