:: Un’ intervista con il Dott. Tiziano Ciocchetti redattore di Difesa Online a cura di Giulietta Iannone

24 marzo 2020 by

PandemiaBenvenuto Tiziano e grazie di aver accettato questa nuova intervista. Data la gravità del momento, e la difficoltà di tracciare scenari possibili una volta finita la pandemia, inizierei col chiederti una valutazione prettamente personale della situazione. In che misura secondo te cambieranno gli equilibri geopolitici e strategici una volta che l’allarme sanitario sarò rientrato? C’è un rischio reale per la tenuta democratica degli stati?

Sicuramente andremo incontro ad un peggioramento delle nostre, già precarie, condizioni economiche. Con il risultato di far aumentare il malcontento nei confronti di una classe politica che si è dimostrata inadeguata (una situazione che ricorda l’8 settembre). L’Unione ha mostrato il suo vero volto, ovvero quello di un gruppo di inutili burocrati incapaci di fronteggiare la crisi. Gli altri Stati hanno fatto affidamento ai propri leader costituzionalmente riconosciuti, mentre da noi assistiamo alle apparizioni facebook della coppia social Casalino-Conte, con un Parlamento, de facto, sospeso.

Il ridimensionamento dell’esercitazione Defender Europe che ripercussioni avrà secondo te? Un’unificazione delle forze armate europee sotto un’unica autorità è ancora sul piatto delle consultazioni e trattative o la pandemia in corso ha incidentalmente provocato un ritorno più spiccato ai vari nazionalismi? 

La Defender Europe è una esercitazione finalizzata a mostrare ai russi chi comanda in Europa (ne ho descritto il senso geopolitico in un articolo per Difesa online), cioè gli americani. Il dispiegamento di 25.000 uomini, o meno, è solo un atto dimostrativo.
Unificazione di forze europee? Fantasia! La NATO non verrà mai soppiantata, almeno per i prossimi vent’anni.
I nazionalismi sono sempre esistiti, solo noi italiani facciamo finta di non vederli. Prendiamo il surplus di Bilancio con l’Estero della Germania, da anni Bruxelles sostiene che è troppo alto e che Berlino deve diminuirlo. Ma la Germania lo reinveste nel suo welfare (il migliore in Europa) perché altrimenti non esisterebbe una Germania unita.

Stiamo assistendo a un utilizzo delle forze armate non più per meri scopi bellici, ma forse per la sua accezione più nobile di difesa della popolazione e mantenimento dell’ordine. È un’evoluzione prevista o si è fatta come si suol dire di necessità virtù? 

Le Forze Armate di una nazione esistono per difendere la stessa da nemici esterni, quindi già difendono la popolazione. Quando i militari vengono utilizzati per l’ordine pubblico vuol dire che la situazione interna è critica.

Per quanto riguarda la tenuta dell’Unione europea, esiste un piano comune, una qualche forma di coordinamento in caso di minacce pandemiche? Prevede che comunque venga messo in atto nei prossimi mesi?

Piani comuni per simili eventi non ne esistono, perché ogni paese dell’Unione agisce secondo i propri scopi e, come ci hanno dimostrato, ignorando le difficoltà degli altri.

In che misura la disinformazione e le fake news stanno influenzando l’opinione pubblica?

Io avrei più paura delle fake dei governi. Per quanto riguarda la disinformazione il nostro esecutivo non è stato secondo a nessuno.

Nel caso di un’ipotetica guerra batteriologica diciamo tradizionale, esiste una strategia e un piano comune europeo per fronteggiare la questione?

Esiste solo in ambito NATO. Ovvero secondo quanto stabiliscono gli USA.

E in che modo si potrebbe fronteggiare un eventuale attacco terroristico che utilizzasse armi batteriologiche?

Non si potrebbe.

La NATO non ha attivato alcun protocollo in caso di pandemia? Come si collocano in questo quadro di instabilità l’invio di medici militari e non, derrate e aiuti all’Italia da parte di paesi esterni alla NATO come la Russia, la Cina e Cuba? Non dovrebbe essere per prima Bruxelles, e poi Washington a coordinare gli aiuti nei paesi europei più colpiti? 

Dovrebbe essere così. Ma questa pandemia sta evidenziando la finzione di certe alleanze.

Finita l’emergenza come si ovvierà all’inevitabile disturbo post traumatico sofferto dalla popolazione? Servono dunque non solo virologi, e immunologi ma anche medici militari esperti di queste problematiche?

Serviranno sostanziosi investimenti pubblici, unico rimedio efficace.

Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza con informazioni chiare e attendibili e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.

“Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa” Curatori: Vivien Greene, Karole P. B. Vail (Marsilio, 2020)

24 marzo 2020 by

Ultima dogaressa ita“Peggy Guggenheim. L’ultima dogaressa” è il catalogo della mostra dedicata a Peggy Guggenheim, tenutasi a Venezia dal 21 settembre 2019 al 27 gennaio 2020.  Il volume è un vero e proprio viaggio biografico e artistico nella vita della grande collezionista e mecenate delle arti. L’immagine che emerge è quella di una donna appassionata di arte, che comprava dipinti, disegni e sculture perché le piacevano, perché la emozionavano sì dal punto di vista tecnico, ma soprattutto emotivo. Questo seguire il proprio cuore permise alla Guggenheim di essere lungimirante e di dare spazio e diffusione ad artisti emergenti, entrati poi a fare parte del mondo dell’arte contemporanea. Il tomo ci racconta la giovane Guggenheim a Londra tra il 1937/38, e il primo tentativo di dare sviluppo ad una galleria dove esporre le opere dei surrealisti e astrattisti. Il non riuscire a dare pieno compimento al suo progetto nella capitale londinese, la portò a Parigi, dove la collezionista si trasferì dal 1938 e per parte degli anni ’40, riuscendo a dare vita ad una galleria. In essa esposero surrealisti, futuristi, astrattisti. Poi, l’incombere della Seconda guerra mondiale costrinse Peggy ad andare in America, portando con sé molte opere d’arte. Come fece lei anche molti artisti europei fuggirono negli U.S.A, dove cominciarono a farsi conoscere e ad approfondire l’arte americana e le sue nuove forme di espressione. A New York fu inaugurata, proprio grazie all’impegno della Guggenheim, una galleria-museo rivoluzionaria chiamata “Art of This Century”, dove presero forma le fondamenta artistiche dei giovani esponenti dell’Espressionismo astratto americano. Questi sono anche gli anni in cui Peggy instaurò un rapporto di conoscenza con Jackson Pollock, comprandone le opere, affascinata da quel colore colato che narrava storie e sentimenti. Sarà la stessa Guggenheim a portare in Europa le tele di Pollock, facendolo conoscere fuori dalle terre americane. L’anno cruciale per una svolta fondamentale nella vita di Peggy fu il 1948 con l’acquisto di Palazzo Venier e l’esposizione della sua collezione alla Biennale di Venezia, nel padiglione della Grecia. La  collezione Guggenheim divenne qualcosa di unico e sensazionale, poiché accanto ai grandi maestri delle avanguardie, la collezionista mise lo opere di giovani artisti come Piero Dorazio, Tancredi Parmeggiani, il gruppo Cobra, esponenti dell’arte britannica come Sutherlnad e Bacon. La collezione della Guggenheim però, nel corso del tempo, si arricchì anche di arte primitiva, quella stessa forma espressiva che influenzò i grandi artisti di inizio del 1900, tra i quali possiamo ricordare Picasso e Matisse. Nella sua collezione finirono opere dell’Africa, dell’Oceania e delle Americhe. Il catalogo, corredato da immagini fotografiche di alcune delle opere pittoriche e scultoree che compongono la collezione, comprende anche le interviste a Marina Apollonio, Alberto Biasi e Franco Costalonga. Questi sono tre importanti esponenti dell’arte cinetica italiana, entrati a far parte della collezione della grande collezionista. “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa” non è un semplice catalogo d’arte, è un vero e proprio viaggio nella vita e nella passione per l’arte di Peggy Guggenheim, allo scoperta di come, anno dopo anno, anzi, giorno dopo giorno, la mecenate riuscì a comporre quella che è diventata una delle più importanti collezioni d’arte del XX secolo. Traduzione Sylvia Notini.

Source: grazie a tutto lo staff dell’uffcio stampa Marsilio.

:: Gruppo di lettura – Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim

24 marzo 2020 by

Un incantevole aprileNuovo gruppo di lettura per il bel libro di Elizabeth von Arnim “Un incantevole aprile“, libro davvero stupendo, allegro, pieno di luminosa speranza.

Vi invito tutti a leggerlo e incontrarci sabato 4 aprile, alle 18,00, qui sul blog. Arrivate puntuali.

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

«Un romanzo sulla bellezza bello a sua volta; parla dei sensi ed è sensuale, ma soprattutto, parlando di felicità rende felice il lettore».
dall’introduzione di Cathleen Schine

«Che meraviglia. Che felicità. Raramente si esce così rigenerati, deliziati, dalla lettura di un libro».
Susanna Nirenstein, «la Repubblica»

«Se si scopre uno dei tanti romanzi di Elizabeth von Arnim, se ne diventa dipendenti».
Natalia Aspesi, «Il Venerdì di Repubblica»

Loki il giovane dio dell’inganno di Mackenzie Lee (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

23 marzo 2020 by

loki-il-giovane-dio-dell-inganno-79694.576x324I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Gli eroi hanno il loro fascino, ma non mancano nemmeno i cattivi carismatici, tra cui spicca Loki, fratello traditore di Thor nella saga omonima, diventato particolarmente popolare grazie all’interpretazione nei film del bravissimo Tom Hiddleston. A Loki e ad una storia inedita del suo passato, è ispirato il romanzo di Mackenzie Lee uscito per Mondadori nella collana Oscar Vault, che apre quindi al mondo rutilante dei libri ispirati ai fumetti, floridissimi sia negli States che in Giappone.
La vicenda porta nel passato del giovane, quando era ancora un ragazzino, e cercava di mostrarsi all’altezza della situazione, ma dato che suo padre Odino aveva avuto un presagio in cui l’aveva visto combattere contro di lui viene messo da parte a favore di Thor. L’unica persona che gli dimostra considerazione è la bella maga Amora, che Loki sente come uno spirito affine e alla quale si lega in un rapporto prima d’amicizia e poi sentimentale. Ma un giorno i due ragazzi causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti e quindi Amora viene privata dei suoi poteri ed esiliata in un altro mondo, che è poi la Terra.
Tempo dopo, sul nostro pianeta, in quella che è nota come la Londra vittoriana, avvengono alcuni delitti misteriosi, in cui le vittime rimangono sospese tra vita e morte, e Loki viene mandato dal padre a scoprire quello che è successo. Farà alcuni incontri e capirà meglio il suo destino e i suoi poteri, in mezzo a vicoli e luoghi iconici appartenenti ormai all’immaginario collettivo.
I comics raccontano quella che viene raccontata la storia ufficiale, che si dipana secondo varie serie e autori nel corso degli anni, poi ci sono aggiunte e periodi nuovi che vengono raccontati, e questo libro si inserisce in una nuova linea temporale su Loki, in un passato anche lontano rispetto ai fatti narrati nelle storie disegnate e al cinema. Una storia divisa in due parti, una più vicina alle atmosfere dei fumetti e dei film, ambientata ad Asgard, e l’altra che riecheggia il genere gotico vittoriano, che periodicamente torna di moda perché non tramonta mai.
Loki il giovane dio dell’inganno si rivolge agli appassionati del personaggio, raccontando nuove cose su di lui, soprattutto alle giovani generazioni che hanno imparato ad amare questo malvagio carismatico e ambivalente grazie ai film, arricchendo la sua vita con nuove storie, che andranno a ricongiungersi con quelle ufficiali e già note. Loki sarà protagonista, sempre con il volto di Tom Hiddleston, di una serie sulla piattaforma Disney +, ma dopo aver letto il libro sarebbe bello pensare anche a qualcosa sulla sua giovinezza, partendo come spunto dalle vicende qui raccontate.

Mackenzi Lee laureata in storia e in scrittura creativa, è autrice del fantasy storico This Monstrous Thing; con The Gentleman’s Guide to Vice and Virtue, seguito da The Lady’s Guide to Petticoats and Piracy (entrambi di prossima pubblicazione presso Mondadori), ha vinto lo Stonewall Honor Award 2018 e il New England Book Award. Ha inoltre scritto due raccolte di biografie dedicate alle donne (Bygone Badass Broads) e ai cani che hanno fatto la storia (The History of the World in Fifty Dogs).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le disobbedienti di Elisabetta Rasy (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2020 by

Le-disobbedienti-coverLe donne hanno avuto molta più difficoltà degli uomini ad affermarsi in ambito anche creativo, ma nonostante questo la Storia dell’arte presenta varie pittrici, anche se spesso non vengono studiate come i colleghi uomini.
Elisabetta Rasy racconta la storia di alcune di loro, ne Le disobbedienti, con come sottotitolo Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte, in un periodo che va dal barocco al Novecento. Ci sono ritratti più noti, di vere e proprie icone, e altre meno famose, ma tutte e sei le artiste raccontate in questo libro sono particolari, interessanti, emblematiche, uniche.
Si parte, doverosamente, con Artemisia Gentileschi, vissuta tra Rinascimento e barocco, voluta entrare a tutti i costi in un ambiente maschile, emergendo per il suo talento, ma dovendo anche affrontare a soli 18 anni un processo per stupro che la segnerà per tutta la vita, perché come e più di oggi, con i metodi dell’Inquisizione, verrà umiliata e dovrà dimostrare di non essersela, per dirlo in termini moderni, cercata. Artemisia gira per l’Europa, è una donna indipendente che vive del suo lavoro e dalle sue opere emerge una lotta contro i soprusi che l’ha accompagnato per tutta la vita.
Nella Francia del XVIII secolo Elisabeth Vigéè Le Brun diventa la pittrice di corte della regina Maria Antonietta, realizzando i quadri più celebri della sfortunata sovrana, ma ritraendo anche le dame dell’epoca, diventando agiata, finché non deve fuggire allo scoppio della Rivoluzione con la figlia, girando per l’Europa e dipingendo nobili per mantenersi, vivendo una vita lunga e avventurosa fino alla morte quasi novantenne, molti anni dopo i fasti reali.
Sempre in Francia, qualche anno più tardi, emergono gli Impressionisti, tra cui c’è anche Berthe Morisot, ragazza di buona famiglia che vuole dedicarsi alla pittura come professionista e non come semplice hobby contro il volere della famiglia, diventando cognata di Manet, e facendosi apprezzare per i suoi quadri, che raccontano la vita delle donne dell’epoca, tra un privato sempre più stretto e un pubblico agognato.
A fine Ottocento Suzanne Valadon, poverissima, cerca di farsi strada come artista circense, modella di artisti come Toulouse Lautrec, di cui è anche una delle amanti, e poi come pittrice, crescendo un figlio, che diventerà famoso come Maurice Utrillo, e che lei aiuterà a lottare contro alcolismo e depressione. Suzanne diventa ricca e si allontana dalla sua infanzia e adolescenza, che però continua a raccontare nei suoi quadri, realistici, miseri, che raccontano un mondo che colpisce e denuncia.
La ricca ragazza ebrea tedesca Charlotte Salomon lascia il suo Paese natale all’avvento del nazismo e va in Francia, dove trova l’amore e la possibilità di realizzare la sua arte, in un corpus immenso che si chiamerà Vita? O teatro? Tutto finisce per lei quando viene deportata nei lager nazisti dove muore a soli 26 anni. La sua opera viene pubblicata grazie ad Otto Frank, il papà di Anna e amico dei genitori di Charlotte, per far scoprire al mondo un talento incredibile.
Nella stessa epoca, oltreoceano, tra Messico e Stati Uniti, vive Frida Kahlo, toccata fin dall’adolescenza da gravi problemi di salute che la rendono invalida, ma piena di voglia di vivere, di amare, di essere un’icona, a cominciare dalla cura per la sua immagine, simbolica del Messico, tra abbigliamento, trucco, scelte di vita, trasgressioni, coraggio nelle sue opere di parlare di cose scomode e tabù, come l’aborto.
Sei donne fuori dalla norma, che è davvero bello scoprire o riscoprire grazie a questo libro: Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo sono da tempo icone femministe e globali, le altre sono note più agli studiosi, anche se le loro opere sono esposte nei più importanti Musei mondiali e raccontano epoche fondamentali. Un libro da cui partire quindi per scoprire l’importanza delle donne nell’arte e le loro vite, sorprendenti, appassionanti, a tratti tragiche e sempre intrecciate con le loro opere.

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturnaL’estranea, La scienza degli addiiL’ombra della luna.

Provenienza: libro preso in prestito nel Circuito delle Biblioteche civiche torinesi.

:: Qui Radio Londra

22 marzo 2020 by

Radio LondraAmici blogger, amici lettori,

stiamo combattendo una “guerra” che si combatte non solo sul fronte sanitario, ma anche su quello psicologico, spirituale e morale. Noi stiamo conducendo la “resistenza” su questo secondo fronte, non meno importante del primo. Per cui invito tutti a “non smettere di leggere”, lo so è difficile, mille pensieri ci turbinano nella mente, ansie, preoccupazioni, paure, ma leggere resta un’attività che possiamo fare tutti, che apporta grandi benefici, anche contro l’ ansia e la depressione, nemici forse ancora più insidiosi di un virus. C’è la meditazione, la preghiera, l’attività fisica, l’ascolto di musica, la visione di film, documentari, serie televisive, ma la lettura ha un qualcosa in più, vi difende, vi fortifica, permette alla vostra mente di creare quegli anticorpi che vi serviranno in questi giorni difficili. I libri diventeranno presto molto simili ai veri amici, quindi cercate di leggere qualche pagina ogni giorno, col passare del tempo una pagina diventerà due pagine, tre pagine. Negli attimi di pausa, quando potete dedicare tempo a voi stessi, la compagnia dei libri vi ricaricherà le pile, come si suol dire. La mente è creativa, immagina, vede oltre al tempo contingente e ci proietta al di là, quando questa emergenza sarà finita e dovremo ricostruire il nostro mondo. Questa granitica certezza vi accompagni in questi giorni dove tutti insieme, in ogni angolo del mondo, siamo chiamati a combattere la stessa battaglia. Io nel mio piccolo, con il mio blog, cercherò di andare avanti, fin che le forze me lo consentiranno. Un saluto a tutti.

Blogger friends, reader friends,

we are fighting a “war” that is being fought not only on the health front, but also on the psychological, spiritual and moral front. We are conducting “resistance” on this second front, no less important than the first. So I invite everyone to “don’t stop reading”, I know it’s difficult, a thousand thoughts swirl in our minds, anxieties, worries, fears, but reading remains an activity that we can all do, which brings great benefits, even against the anxiety and depression, perhaps even more insidious enemies of a virus. There is meditation, prayer, physical activity, music listening, watching movies, documentaries, television series, but reading has something more, it defends you, strengthens you, allows your mind to create those antibodies that you will need in these difficult days. The books will soon become very similar to real friends, so try to read a few pages every day, as time goes by, one page will become two pages, three pages. In the moments of pause, when you can devote some time to yourself, the book company will recharge your batteries, as they say. The mind is creative, it imagines, it sees beyond contingent time and projects us beyond, when this emergency is over and we will have to rebuild our world. This rock-solid certainty shall accompany you in these days where all together, in every corner of the world, we are called to fight the same battle. I in my small way, with my blog, I will try to go on, as long as the forces allow me. Hello everybody.

:: 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2020 by

Adrift! A little boat adrift!
And night is coming down!
Will no one guide a little boat
Unto the nearest town?

So Sailors say—on yesterday—
Just as the dusk was brown
One little boat gave up its strife
And gurgled down and down.

So angels say—on yesterday—
Just as the dawn was red
One little boat—o’erspent with gales—
Retrimmed its masts—redecked its sails—
And shot—exultant on!

Emily Dickinson (1830-1886)

dickinsonEmily Dickinson è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. Nacque a Amherst nel Massachusetts il 10 dicembre 1830 e morì nello stesso luogo di nefrite il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori. Nel 1890 la sorella di Emily, Vinnie, e Mabel Loomis Todd, riescono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vengono pubblicate altre trecento poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita. Diverse poesie furono poi ricavate dalle lettere della Dickinson, nonché dai biglietti che ella scrisse per accompagnare i doni fatti a parenti e amici.

Il sito: https://www.emilydickinson.it/.

:: Nota di lettura: Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi (Tunuè 2019) a cura di Lidia Popolano

20 marzo 2020 by

image1Il giorno della nutria, di Andrea Zandomeneghi, è un romanzo dedicato alle parole e alle immagini del pensiero conscio e inconscio di un uomo pieno di nevrosi irrisolte, in una giornata particolare. Del dipanarsi della giornata di Davide, assistiamo al breve prequel, alle motivazioni e alla soluzione dell’enigma iniziale: la scoperta di una nutria scuoiata e congelata sugli scalini di casa, con tutte le implicazioni, le attribuzioni e i possibili significati, visibili e nascosti. Nello scioglimento dell’enigma, Andrea non fa sconti alle immagini da incubo presenti nella realtà, come quando racconta della malattia della madre di Davide, né a quelle del sogno o dell’ebbrezza: niente edulcoramenti né giustificazioni. Un libro coraggioso e ricco di citazioni provenienti da letture evidentemente assimilate dall’autore e non pretestuose, che fa ben sperare sulle case editrici e sugli scrittori autentici.

“Bloccati a casa? Vi regaliamo un ebook”. Fino al 25 marzo ebook gratuiti sul sito Gallucci

19 marzo 2020 by

BLoccati

“Bloccati a casa? Vi regaliamo un ebook per esercitare le sane abitudini” è l’iniziativa per i piccoli lettori, messa a punto dalla casa editrice Gallucci che, fino al 25 marzo, permetterà di scaricare gratuitamente una selezione di ebook dal loro sito della casa editrice. I titoli scelti per questa iniziativa coprono diverse fasce d’età e presentano anche delle favole tradotte da Collodi. Per scoprire quali sono le letture  gratuite –romanzi, racconti e fiabe-, potete visitare la sezione del sito all’indirizzo www.galluccieditore.com/ebookgratisperlemergenza. Inoltre, sempre sul sito della casa  editrice Gallucci sono pubblicate le istruzioni per scaricare gli ebook www.galluccieditore.com/istruzioniebook . Una bella iniziativa per stare vicino ai lettori piccini e  grandi.

:: Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim gratis da oggi a lunedì 22 marzo

18 marzo 2020 by

Un incantevole aprileGrazie a Fazi nei negozi online o direttamente sul loro sito in formato epub o mobi potete scaricare gratuitamente, da oggi a lunedì 22 marzo, l’ebook di #UnIncantevoleAprile di #ElizabethvonArnim, una storia di amore, amicizia e speranze ritrovate.

♥⇒ Link per trovare il libro: qui

Nata col nome di Mary Annette Beauchamp a Kirribilli Point, in Australia, da una famiglia della borghesia coloniale inglese, era cugina della scrittrice Katherine Mansfield. Visse a Londra, Berlino, in Polonia e infine negli Stati Uniti. Si sposò due volte – entrambi i matrimoni furono infelici – ed ebbe cinque figli, fra i cui precettori ci furono E.M. Forster e Hugh Walpole. Fra un matrimonio e l’altro, fu l’amante di H.G. Wells. Fu una scrittrice molto prolifica e di grande successo. Fazi Editore ha pubblicato Un incantevole aprile, Il giardino di Elizabeth, La fattoria dei gelsomini, Un’estate in montagna e Una principessa in fuga.

L’edizione speciale de La Principessa Sposa di William Goldman a cura di Elena Romanello

17 marzo 2020 by

principessa-sposa-alette-9-nera_bianca_webMarcos y Marcos presenta in un’edizione speciale La Principessa Sposa di William Goldman, romanzo fantasy e fiabesco noto negli anni Ottanta con il titolo dell’omonimo film, La storia fantastica e capace di appassionare un’intera generazione affamata di avventure oltre la realtà.
Il titolo originale, The Princess bride, fu cambiato in italiano per cercare di andare dietro al successo del cult La storia infinita, anche se le due vicende sono molto diverse, pur trattando entrambe del tema dei libri come finestre su mondi fantastici e del loro rapporto con la realtà.
La nuova edizione de La Principessa Sposa presenta una prefazione all’insegna della nostalgia di un fan della prima ora Cristiano Cavina, un tributo di un altro appassionato, Dimitri Galli Rohl, le introduzioni di William Goldman per il trentesimo e il venticinquesimo anniversario, ovviamente la storia originale, il seguito rimasto un abbozzo di progetto, Buttercup’s Baby e un intervento di nuovo dell’autore sul film, con un omaggio a André the Giant.
William Goldman, apprezzato sceneggiatore per decenni, premio Oscar per Tutti gli uomini del Presidente Butch Cassidy and the Sundance Kid, dietro a film come Papillon Misery non deve morire, autore anche de Il maratoneta, morto nel 2018, immagina per il suo libro un padre alla ricerca di un libro che gli è stato letto da ragazzo, pronto a riproporlo ad un nuovo pubblico, e pronto, con interventi ironici, a tagliare e semplificare la storia. Nel film invece il libro diventa una fiaba che un nonno legge ad un ragazzino prima annoiato e che poi si fa conquistare dal potere della fantasia, tanto da chiedere poi altre storie in sostituzione dei videogiochi in futuro.
La principessa sposa presenta pirati, cattivi, battaglie, duelli, vendette, principesse, scomparse, ritrovamenti, tra la fiaba e il romanzo d’avventura, con tra le righe ironia e metaletteratura, ed è un interessante divertissment su cosa può essere anche la narrativa fantastica: questa nuova edizione omaggia il libro e soprattutto il film che ne è stato tratto, senz’altro uno dei diversi titoli che hanno forgiato i creativi del fantastico di oggi. E se si conosce solo il bel film, è giunto il momento anche di leggere il libro, o magari di rileggerlo, immergendosi nel mondo di Buttercup, di Wesley, di Max il miracolo e soprattutto del mitico Inigo Montoya.

Mamma è matta, papà è ubriaco, Fredrik Sjöberg (Iperborea 2020) A cura di Viviana Filippini

16 marzo 2020 by

mamma_e_matta_altaOgni libro di Fredrik Sjöberg è una garanzia. Nel senso che cominci a leggerlo nella convinzione che conoscerai una storia e, come sempre, scopri più di una vita. Anche in “Mamma è matta, papà è ubriaco” l’entomologo svedese ci porta alla scoperta di una vita sconosciuta, o meglio, di un artista – Anton Dich- finito nel dimenticatoio. Il tutto parte da un quadro -il ritratto di due cugine- , nel quale l’autore si è imbattuto in un’asta danese e, da subito si scatena in lui l’attenzione per l’autore Anton Dich. Chi era, cosa fece, chi sposò, che rapporto aveva con le due ragazzine ritratte e perché nessuno si ricorda di lui? Nel nuovo libro pubblicato da Iperborea si cerca di ricostruire la vita di Dich. Punto di partenza sono i racconti di alcuni nipoti dell’artista. Storie che conducono Sjöeberg nei primi anni del 1900, nella vita di Eva Adler, moglie di Dich, e nella sua famiglia nella quale le donne ebbero grande spirito di iniziativa imprenditoriale, avendo spesso più successo dei mariti. Eva e Anton, già che amore quasi perfetto! Sì perché prima di Dich, Eva era sposata con un altro artista, tal Ivar Aresonius, che morì giovanissimo dopo aver fatto opere su opere molto apprezzate dal pubblico e dalla critica. Anton arrivò dopo e per tutta la sua vita e carriera, lo spettro del primo marito di Eva aleggiò su di lui. Il libro di Sjöberg è una vera e propria avventura che ci porta a Stoccolma, in Austria, in Germania, in Italia, sempre sulle tracce di Dich. La cosa che stupisce è che questo artista (patrigno di una delle ragazzine dipinte) riuscì, sembrerebbe, ad imbattersi in artisti come Modigliani, Picasso, Derain, Brecht, Cendrars, trovandosi al posto giusto, pure nel momento giusto, senza però riuscire ad avere mai il successo tanto desiderato. Dich era pure un uomo dal carattere complesso, molto autocritico, che non esitava ad esternare la sua insoddisfazione sulle sue stesse opere, da lui stesso prese di mira e, in diversi casi, distrutte. Conoscenti ne aveva Dich, una moglie che lo amava pure, ma il suo unico più grande amico -quello che poi complicava sempre le relazioni con gli altri- fu l’alcool. L’inseparabile bottiglia sarà anche quella che porterà Dich nella tomba, nel 1935, a Bordighera dove, ancora oggi, è sepolto. La tomba si deve cercare, e lo conferma anche l’autore, ma c’è. “Mamma è matta, papà è ubriaco” di Sjöberg si inserisce alla perfezione nella serie di libri da lui scritti e dedicati a quegli artisti, studiosi che ebbero un grande intuito ma che, per uno strano scherzo del destino, finirono nel dimenticatoio. Ricordiamo “L’arte di collezionare le mosche” (Iperborea 2015), con protagonista René Malaise, scienziato svedese, inventore della trappola per mosche.  “Il re dell’uvetta” (Iperborea, 2016), con protagonista Gustaf Eisen, zoologo, pittore, archeologo, fotografo, esperto di lombrichi divenuto un pioniere della coltivazione dell’uvetta in California. “L’arte della fuga” (Iperborea 2017) dedicato al pittore paesaggista Gunnar Widforss, sconosciuto in patria, ma osannato in America.  “Mamma è matta, papà è ubriaco” di Sjöberg è il viaggio nella Storia, in luoghi diversi e epoche lontane, alla ricerca degli indizi giusti per poter ricostruire una vita, quella del pittore Anton Dich, facendone degna memoria e restituendola ai lettori di oggi e del domani. Traduzione Andrea Berardini.

Fredrik Sjöberg Scrittore, entomologo, collezionista e giornalista culturale, dopo gli studi di biologia a Lund ha passato due anni viaggiando intorno al mondo. Dal 1986 vive sull’isola di Runmarö, un paradiso naturale di quindici chilometri quadrati al largo di Stoccolma, dove studia le mosche, di cui è diventato uno dei maggiori esperti. La sua collezione di sirfidi è stata esposta alla Biennale d’Arte di Venezia del 2009. L’originalità della sua scrittura, che fonde letteratura, riflessione e divulgazione con umorismo e poesia, ha ottenuto successo e riconoscimenti a livello internazionale. Dopo L’arte di collezionare mosche, caso editoriale in tutta Europa e nominato da The Times «Nature Book of the Year», Iperborea ha pubblicato Il re dell’uvetta, L’arte della fuga, Perché ci ostiniamo e Mamma è matta, papà è ubriaco.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’uffcio stampa Iperborea.