:: Un’intervista con Sam Stoner a cura di Giulietta Iannone

16 marzo 2020 by

Sam StonerBenvenuto Sam su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Raccontaci qualcosa di te, dove sei nato? Che studi hai fatto? Dove vivi attualmente?

Grazie a te, è un piacere essere presente su Liberi di Scrivere.
In accordo con la mia biografia non ufficiale scritta da Angelica C. Gherardi le mie origini sono eterogenee a partire da un bisnonno “ […] un diamantario ebreo fuggito da Anversa nel ‘39. […] arrivato a New York aveva cambiato il suo nome in Stoner, “pietraio”, riprendendo a esercitare il suo mestiere, tagliando e vendendo pietre preziose; era sempre rimasto un oscuro lavorante nascosto nel retrobottega di un’altrettanto oscura gioielleria del quartiere yiddish”. Bisnonno che io non ho mai conosciuto. Mia madre, una ragazza cattolica di origini italiane, per la precisione partenopee. E questo spiega il particolare legame con la cucina napoletana (come quella romana) che non solo gusto ma che preparo, anche se sono molti i segreti che devo ancora apprendere. La mia nascita si colloca a metà tra due continenti come anche la mia infanzia (comunque di base a Roma) e questo spiega il legame con gli Stati Uniti. Ho studiato economia all’università, un passatempo del tutto inutile visto che non c’è stato seguito nel mondo lavorativo. Oggi sono a Roma, nel quartiere dell’Eur, protagonista di molti racconti, alcuni presenti in Linea d’ombra e in alcuni romanzi. L’Eur non è solo una zona di Roma, è una realtà architettonica unica al mondo, metafisica, estraniante, di grande fascino se vissuta nelle varie ore del giorno e soprattutto della notte.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?

Ho iniziato a scrivere per soddisfare un richiamo interiore, nato spontaneamente. Le storie apparivano, e appaiono, per immagini e io le trascrivo. Ogni storia, che sia un racconto o un romanzo, nasce sempre da una suggestione, un particolare colto per caso in strada, una foto, un articolo di cronaca, un dialogo tra estranei. Devo essere sincero, appena vedo una persona la prima domanda che mi pongo è quali segreti si celino dietro la sua apparente normalità, quale dolore abbia ricevuto o inflitto. Mi chiedo se si tratti di un carnefice o una vittima, ricordando bene che i ruoli sono interscambiabili.

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

I contemporanei che leggo sono dei mostri sacri dai quali, insieme ai grandi del passato, traggo continuamente ispirazione: James Ellroy, David Peace, Irvine Welsh, Paul Beatty, Stephen King e… Tom Robbins, lo scrittore più pericoloso del mondo.
I miei preferiti, in ordine cronologico: Sofocle, Shakespeare, Dante (sapevo a memoria quasi tutto l’Inferno, merito di un mio insegnante di lettere al liceo – uno dei tanti avendo cambiato otto scuole e dieci classi tra medie e superiori). Seguono, restringendo la lista: Edgar Allan Poe (‘49), Fëdor Dostoevskij (‘81), Oscar Wilde (’900), Raymond Chandler (’59), Dashiell Hammett (’61), Jim Thompson (’67), Cornell Woolrich (‘68), Donald Westlake, Elmore Leonard, Philip Roth.

Hai da poco pubblicato un volume di racconti noir dal titolo Linea d’ombra. Ce ne vuoi parlare?

La raccolta è nata con l’idea di selezionare i racconti più rappresentativi della mia scrittura, alla fine mi sono ritrovato con una raccolta noir con una forte connotazione sociale. In ogni racconto è trattata una tematica ben precisa: prostituzione, alcolismo, senzatetto, violenza domestica, stupro, personalità doppia, pulizia etnica, criminalità. La mia scrittura nasce sempre con un’emozione legata alle vittime, di altri o di se stessi. Del resto si tratta di Noir. Un particolare che caratterizza l’opera è il linguaggio piuttosto crudo e forte, ma si tratta di storie che si svolgono in quelle zone d’ombra spesso nascoste, realtà lontane dalla quotidianità della massa. Ritornando alla domanda di prima legata ai miei scrittori preferiti, ho voluto omaggiarli in Linea d’ombra, con un collage di estratti delle più grandi opere hard boiled che compongono un breve e intenso racconto.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi libri? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

Ho riscontrato buone vendite negli Stati Uniti, credo si debba alla generosità della estesa comunità italiana visto che al momento non ci sono mie opere tradotte.

Pratichi Qi Gong e meditazione, vero? Ci sono libri, manuali che illustrano i segreti di queste discipline, molto utili e benefiche anche oggi?

Nessun segreto, sono esercizi semplici e potenti. Servono a rilassare ma sono nati con un altro intento: fortificare le difese immunitarie, apportare energia e vigore. Ci sono manuali interessanti come “Zhineng QiGong” di Vito Marino e Ramon Testa, ma si possono trovare esercizi spiegati perfettamente anche in internet. Per questo periodo consiglio gli “Otto Pezzi di Broccato”, esercizi di semplice esecuzione anche per un anziano, e duemila anni di pratica ne garantiscono l’efficacia. E poi consiglio di cercare l’esercizio LAQI davvero semplice da eseguire, anche da seduti, ma straordinariamente efficace per apportare energia e benessere. Bastano dieci minuti al giorno.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

Al momento ce ne sono quattro: “Cronaca nera” di James Ellroy, “Il tempo di uccidere” di Laurence Block, “Crime” di Irvine Welsh e “Il giallo di Villa Nebbia” di Roberto Carboni.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti se stai scrivendo un nuovo libro?

Sono in fase di rilettura di un romanzo crime e di una raccolta mistery, sto anche pensando a una nuova storia, non so ancora se sarà un racconto o un romanzo, lo scoprirò scrivendo.
Sono io che ringrazio te per l’ospitalità e le piacevoli domande.

Il ritorno di Britt-Mari di Astrid Lindgren a cura di Elena Romanello

16 marzo 2020 by

978880471787HIG-629x965Il nome di Astrid Lindgren, una delle più grandi scrittrici per ragazzi del Novecento, continua ad essere noto anche alle nuove generazioni, soprattutto grazie a quello che rimane il suo capolavoro, Pippi Calzelunghe, storia della prima eroina ragazzina anticonformista alle prese con l’avventura di vivere e crescere.
Astrid Lindgren è autrice di molti altri libri interessanti, magari ristampati meno di Pippi dopo che furono un grande successo anni fa sulla sua onda, ed è per questo che è molto interessante salutare una nuova edizione, dopo molti anni da quella Vallecchi ormai fuori catalogo e difficilmente reperibile anche sul mercato dell’usato, di Britt-Mari, primo libro scritto dall’autrice, riproposto dalla Mondadori con il titolo Le confidenze di Britt-Mari.
La Britt-Mari del titolo ha 15 anni, suo padre fa il preside, sua madre è traduttrice, ha una sorella grande, un fratello adolescente dispettoso, un fratellino di sette anni appassionato di collezionismo e una sorellina ancora piccolissima. Nella sua vita ci sono anche Annastina, la sua migliore amica, Bertil, di cui è segretamente innamorata, tutti i suoi libri e la vecchia macchina da scrivere di sua madre, con cui scrive lettere alla sua corrispondente di Stoccolma, Kajsa, da un autunno ad una primavera, raccontandole la sua vita e le sue avventure, il passaggio del tempo e le nuove scoperte.
Una storia di formazione di tanti anni fa ma eterna, che parla di vita, di crescita, di affetti, di progetti. Il libro è presentato con una nuova traduzione di Laura Cangemi, una prefazione di Laura Cima e le illustrazioni di Beatrice Allemagna, nominata quattro volte per la sua arte  all’Astrid Lindgren Memorial Award (considerato il Nobel della letteratura per ragazzi) e che ancora tra i suoi miti Pippi Calzelunghe.
Le confidenze di Britt-Mari è un libro da leggere o rileggere, per le nuove generazioni ma anche per chi ha voglia di riprendere in mano classici amati in tempi ormai lontani e magari mai dimenticati.

La città dei santi di Luca Buggio (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

15 marzo 2020 by

51Rs8T-aInL._SX355_BO1,204,203,200_La Corte editore chiude la trilogia di Luca Buggio dedicata ai giorni dell’assedio di Torino del 1706 con La città dei santi, che racconta da un punto di vista insolito uno degli eventi più importanti della Storia europea degli ultimi secoli, capace di cambiare in maniera definitiva gli equilibri politici dell’epoca, creando nuovi regni e indebolendone altri.
Fuori dalle mura di Torino ci si avvicina alla stretta finale e si attende l’armata di soccorso al duca di Savoia guidata dal principe Eugenio, quello stesso condottiere scartato a suo tempo da Luigi XIV perché dato che è brutto non brilla alle feste di Versailles. Ma i pericoli non sono solo fuori da quelle mura dove si distingue l’abilità del minatore Passepartout, al secolo Pietro Micca, che si è arruolato per motivi economici.
A Torino un culto antico e spietato ordisce le sue trame e i suoi crimini, proprio quelli che da mesi terrorizzano i torinesi e su cui sta indagando Gustìn, spia del duca di Savoia: dietro le sparizioni di persone anche conosciute da lui e soprattutto dall’amata Laura c’è infatti una volontà integralista e criminale, che si basa su un qualcosa che nemmeno il Secolo dei lumi sembra voler o poter cancellare, un’antica lotta sanguinaria che ha attratto nelle sue fila anche degli insospettabili.
Gustìn deve rinunciare però alla sua razionalità, perché dietro a quei crimini c’è in gioco troppo, e chi li compie non sono i soliti delinquenti o spie che lui conosce, ma qualcuno e qualcosa di più antico e spaventoso, contro il quale la razionalità non serve. Ma Gustìn, Laura e i torinesi non sono soli, perché dalla loro parte si schiereranno altre forze ai confini della realtà, che arrivano dal passato e che vogliono restituire Torino sotto la protezione dei santi.  L’assedio di Torino finirà come tutti sappiamo, grazie anche al sacrificio di Pietro Micca, l’indagine oltre la realtà che Gustìn con Laura affrontano verrà dimenticata, anche se resterà nascosta nel cuore di qualcuno che l’ha vissuta, per poi riemergere quando tutto sarà finito da tanto tempo, per un ultimo ricordo e un ultimo addio.
Nel terzo capitolo della saga, l’elemento fantastico, accennato nei primi due, diventa preponderante, tra sette che si rifanno alle leggende sul passato egizio di Torino e creature che vagano da secoli nel mondo, raccontando una storia alternativa e non meno affascinante di quella ufficiale, del resto si disse che la capitale sabauda si era salvata perché i santi erano comparsi sugli spalti a combattere con i torinesi e che un’eclissi nel cielo sotto la costellazione del Toro sanciva che il Re Sole veniva sconfitto da chi si richiamava al simbolo della città sotto assedio.
Tra colpi di scena, la vicenda di Gustìn e Laura si chiude, lasciando senza fiato e con un groppo in gola, rivisitando per l’ennesima volta ma in maniera nuova e interessante l’eterno archetipo della lotta tra il bene e il male. Una storia che è bella vedere arrivare alla fine, ma dalla quale è difficile staccarsi una volta finita e di cui viene voglia di cercare le tracce nella Torino di oggi, così diversa, ma con non pochi ricordi di quell’epoca.
La città dei santi è un libro per chi vive o per chi conosce comunque Torino e la apprezza, ma anche per scoprirla e apprezzarla in maniera diversa, in fondo svela tante cose che non si sanno anche agli abitanti della metropoli di oggi. Ma è anche la degna conclusione di una trilogia di narrativa fantastica originale, che mescola Storia e fantasia, leggende e eventi storici, non inferiore ad altre storie considerate più paludate straniere.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte Editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia. A questo è seguito La città dell’assedio e poi La città dei santi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Un’ intervista con Stefano Di Marino a cura di Giulietta Iannone

15 marzo 2020 by

StefanoBentornato Stefano, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato?

SDM Sì, purtroppo ho dovuto rinunciare a diversi impegni, ma verrà il momento più opportuno in cui ci ritroveremo tutti con animo più leggero. Io lo smart–working già lo facevo da casa, da sempre praticamente. Divido la mia giornata tra i compiti essenziali per la vita quotidiana, il lavoro e il divertimento. Ho allestito anche uno “spazio spot” dove posso tenere in esercizio il fisico soprattutto con il taiji ma anche con esercizi a corpo libero e boxe a vuoto. Ho sempre lavorato anche in altri momenti di crisi con la convinzione di proseguire come se tutto fosse normale. Io so raccontare storie e questo continuerò a fare. Una forma di sopravvivenza per me e, mi auguro, anche per gli altri. Le ore libere sono dedicate alla visone di film, alla lettura e allo studio. Dispongo di una vasta biblioteca e videoteca per cui non ho che l’imbarazzo della scelta. Quando scrivo ascolto sempre musica. Nella mia routine ho aggiungo l’approfondimento dello spagnolo che parlo e capisco abbastanza ma in questo periodo ho l’occasione di approfondire leggendo alcun i testi che mi sono procurato questa estate.

È uscito in questi giorni per Il Giallo Mondadori L’ amante di pietra, disponibile anche in ebook. Una nuova avventura per Bas Salieri, personaggio molto amato dai tuoi lettori, esistono già due episodi: Il palazzo dalle cinque porte e La torre degli scarlatti. Ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea per scrivere questo nuovo episodio?

SDM. Il romanzo l’ho scritto nel 2017 ma l’idea risale al 2015. Devo ammettere che dallo spunto iniziale alla realizzazione avevo lasciato trascorrere troppo poco tempo. Avevo un titolo, uno spunto (che vagamente si rifaceva al Mulino delle donne di pietra) ma la trama era abbozzata. Così mi ero fermato due volte, poco convinto del risultato. Infine ho gettato via tutto mantenendo solo il titolo. Infine nel 2017, durante una vacanza, stavo leggendo cose diverse e, ad Amsterdam, ho avuto una folgorazione. In meno di due ore avevo tutto in mente. Al mio ritorno ho messo giù lo “scalettone” e, quando terminai di scrivere il Professionista che stavo lavorando, ho ripreso in mano tutto. In cinque settimane il romanzo era lì.

Sei stato il primo in Italia, per Urania mi pare, a scrivere una serie wuxia, ibrida, contaminata anche dal puro fantasy occidentale alla “Il trono di spade“. Diversi episodi, anche in ebook, raccolti in un unico volume dal titolo “L’ultima imperatrice”. Nel dibattito in corso della cosiddetta “appropriazione culturale”, come ti poni? So che sei uno scrittore molto aperto alle contaminazioni culturali, all’accrescimento comune tramite il confronto.

SDM. Devo dire che questo dibattito non ha molto senso. Se escludiamo il vero e proprio plagio, ricordiamo che nessuna storia è veramente originale. Per quel che riguarda L’ultima imperatrice, che scrissi nel 2000, volevo scrivere un wuxiapian e mi piaceva l’idea che non avesse magia. Avevo letto da poco Il trono di spade quando ancora pochi lo conoscevano ed era proprio questa cosa della storia fantasy senza magia che mi piaceva. Il trono di spade era ispirato non solo alla guerra delle Rose ma anche a moltissimi altri classici della narrativa storica e fantastica. Io ero interessato all’Oriente e, per la verità, volevo raccontare la storia (che invece è reale e contemporanea) dell’ultima imperatrice Cixi. Poi entrano suggestioni di Howard e, qualcosa, anche di un bellissimo film indiano di Mira Nair, Kamasutra.

L’ossigenazione è importante, soprattutto in questo periodo, tu sei un esperto di arti marziali e pratichi anche il tai chi. Hai scritto manuali che possano avvicinare a queste pratiche anche principianti di tutte le età?

SDM. Moltissimi anni fa pubblicai negli Oscar una guida alla preparazione fisica e al Self Training. Non so se sia ancora reperibile. Di manuali veri e propri ne ho scritti sulla Kickboxing e il karate. La verità è che pratiche come il taiji si dovrebbero imparare con un maestro. Io cominciai quando avevo ventisei anni e mi sembrava quasi un po’ ridicolo con la forza della gioventù apprendere una “ginnastica dolce”. Invece feci un investimento per il futuro. Dopo tanti anni il taiji mi ha aiutato anche a riprendere l’uso delle ginocchia dopo che aveva avuto qualche problema dovuto al sovra allenamento delle arti “dure”. L’importante è non restare mai troppo fermi. Anche in casa. A intervalli regolari, alzarsi, sgranchirsi, respirare sempre molto bene, prendere una boccata d’aria al balcone (questo si può!). il corpo come la mente deve essere sempre in movimento.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

SDM. Il genere di narrativa che pratico io all’estero, con nome italiano, è difficile da proporre. Dovrebbero farlo gli editori, ma purtroppo chi pubblica in edicola … non è molto considerato. A torto, ma è una questione differente. In realtà pubblicai in Germania Il cavaliere del Vento (2002) edito da Goldmann che lo prese da Piemme. I manuali sportivi invece sono andati bene.

Stiamo tutti più a casa, l’ideale è passare il tempo occupandoci di attività piacevoli come guardare un film, ascoltare buona musica, leggere un libro. Iniziamo con il cinema. Che serie televisivi o film consigli?

SDM. Ho recuperato tutte e tre le stagioni di Muskeeters, una bellissima serie della BBC che ripropone con spirito moderno ma con grande aderenza di ambienti e costumi, l’epopea di Dumas. Magnifica. Per chi vuole cose moderne, invece, consiglierei Blacklist Legacy che, sebben inferiore alla serie originale che adoro, è interessante.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

SDM. Sto rileggendo un vecchissimo western di Gordon D. Shirreffs L’unico che si salvò. Poi come dicevo studio spagnolo con un libro che si intitola Comanche di Juan Meso de la Torre e sto leggendo molti fumetti e un libro di storia sulla Legione Straniera per un lavoro che sto facendo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

SDM. Sì, la nuova serie su Segretissimo debutterà a settembre e si intitola Killer Élite. È un contesto totalmente diverso dal Professionista e non è collegato alla serie. La storia di un killer e della poliziotta che gli dà la caccia. Vivono in un mondo dominato da una organizzazione criminale che si chiama L’Aquila e ha avuto origine nell’antichità. La maggior parte dei personaggi ha soprannomi invece di nomi e le ambientazioni son esotiche ma anche italiane. Spero che vi piaccia. Ne potrete avere degli assaggi in tre racconti che usciranno in appendice ai miei romanzi su Segretissimo a maggio, luglio e agosto. Con questo ti ringrazio e vi saluto tutti con un abbraccio virtuale. Ce la faremo!

:: Una vita come tante di Hanya Yanagihara (Sellerio 2016) trad. di Luca Briasco, a cura di Michela Bortoletto

11 marzo 2020 by

Una vita come tante di Hanya YanagiharaSe c’è un romanzo dolorosamente intenso, profondo, delicato, brutale, coinvolgente, romantico, straziante e capace di tenerci compagnia in questi giorni di reclusione è sicuramente “Una vita come tante”.
Willem, JB, Malcom e Jude sono quattro ragazzi di New York che il destino ha voluto far incontrare. Ex compagni di college, si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England. Willem vuole fare l’attore; JB aspira a diventare un artista famoso; Malcom è un architetto. Ma il centro delle loro vite è Jude. Jude è un brillante avvocato dal passato misterioso e doloroso. Jude è fragile. Jude è forte. Jude vuole riscattarsi; vuole autodistruggersi; vuole amare ed essere amato ma spesso sfugge all’amore. Jude sogna un futuro migliore; Jude è luce, ma anche oscurità. Attorno a Jude si snodano le vite degli altri tre protagonisti, uno non meno importante dell’altro. Tra passato e presente questo romanzo ci racconta di quanto un passato doloroso possa interferire con il nostro futuro. È una storia brutale, tragica, che rivela quanto può essere crudele l’animo umano. Ma è anche un racconto di speranza, un racconto che ci fa capire quanto possono essere importanti l’amicizia e i rapporti umani. Nonostante la mole di questo libro possa spaventare, vi assicuro che rimarrete incollati alle sue pagine fin dalle prime righe. Amerete Jude ma anche JB, Malcom e Willem. Non vorrete mai lasciarli.

Hanya Yanagihara, scrittrice statunitense di origini hawaiane, ha pubblicato il suo primo romanzo, The People in the Trees, nel 2013. Ha scritto di viaggi per Traveler e collabora con il New York Times Style Magazine. Una vita come tante, il suo secondo romanzo uscito nel marzo 2015, è un successo mondiale, vincitore del Kirkus Prize, finalista al National Book Award e al Booker Prize, tra i migliori libri dell’anno per il New York Times, The Guardian, The Wall Street Journal, Huffington Post, The Times.

Source: libro del recensore.

:: Gruppo di lettura – Gli aquiloni di Romain Gary

10 marzo 2020 by

Gli aquiloniBentrovati, ho scelto come libro per il prossimo incontro del nostro gruppo di lettura un libro bellissimo: Gli aquiloni di Romain Gary.

Che ne dite di leggerlo assieme a me?

Ci incontreremo tutti qui sul blog sabato 21 marzo alle ore 18.00 per discuterne assieme.

Ci conto! e soprattutto buona lettura!

È un giorno d’ombra e sole degli anni Trenta quando, dopo essersi rimpinzato e assopito sotto i rami di una capanna, Ludo scorge per la prima volta Lila, una ragazzina biondissima che lo guarda severamente da sotto il cappello di paglia. Ludo vive a Cléry, in Normandia, con suo zio Ambroise, «postino rurale» tornato pacifista dalla Grande guerra e con una inusitata passione: costruire aquiloni. Non è un costruttore qualunque. Da quando la “Gazette” di Honfleur ha ironicamente scritto che gli aquiloni dell’«eccentrico postino» avrebbero reso famosa Cléry «come i pizzi hanno costituito la gloria di Valenciennes, la porcellana quella di Limoges e le caramelle alla menta quella di Cambrai», Ambroise è divenuto una celebrità. Belle dame e bei signori accorrono in auto da Parigi per assistere alle acrobazie dei suoi aquiloni, sgargianti strizzatine d’occhio che il vecchio normanno lancia in cielo. Anche Lila vive in Normandia, benché soltanto in estate. Suo padre non è, però, un «postino spostato». È Stanislas de Bronicki, esponente di una delle quattro o cinque grandi dinastie aristocratiche della Polonia, detto Stas dagli amici dei circoli di giocatori e dei campi di corse. Un finanziere che guadagna e perde fortune in Borsa con una tale rapidità che nessuno potrebbe dire con certezza se sia ricco o rovinato. L’incontro infantile con Lila diventa per Ludo una promessa d’amore che la vita deve mantenere. Il romanzo è la storia di questa promessa, o dell’ostinata fede di Ludo in quell’incontro fatale. Una fede che non viene meno nemmeno nei drammatici anni dell’invasione tedesca della Polonia, in cui Lila e la sua famiglia scompaiono, e Ludo si unisce alla Resistenza per salvare il suo villaggio dai nazisti, proteggere i suoi cari e ritrovare la ragazzina biondissima che lo guardava severamente da sotto un cappello di paglia.

Alcuni consigli su come reperire il libro:

Averlo già in casa.

Cercandolo online sugli store online in formato digitale.

Cercandolo in prestito nella versione digitale nella vostra biblioteca rionale.

:: 19 marzo, Festa del papà

10 marzo 2020 by

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Si avvicina il 19 marzo, Festa del papà. Quest’anno, forse più di altri anni, i nostri papà hanno bisogno di sostegno. O perchè hanno i figli lontani, magari andati per lavoro o per studio fuori dall’Italia, o a causa della mancanza di lavoro e delle difficoltà economiche. O perchè sono anziani, magari malati. È importante davvero fargli sentire che gli vogliamo bene, magari con un libro. Un libro d’arte, di fotografia, di viaggi. O un romanzo, ce ne sono di molto belli usciti in questi giorni. Non avete che l’imbarazzo della scelta, ogni figlio conosce al meglio i gusti dei propri papà. Penserete voi che una piccola cosa, ma vi assicuro che non lo è.

:: La vera felicità. Come realizzare il potenziale presente nella nostra anima di Anselm Grün (Edizioni San Paolo, 2019) a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2020 by

La vera felicitàLa tradizione cristiana propone, come punto di riferimento per la costruzione di una vita pienamente realizzata, l’esercizio di tre virtù che non sono riducibili all’umano, ma aprono la nostra esistenza al divino: si tratta della fede, della speranza e della carità.

Anselm Grün riprende questa tradizione e la traduce con finezza teologica e psicologica nella vita attuale, a partire dall’assunto che vede ogni donna e ogni uomo alle soglie della realizzazione della propria felicità, del proprio benessere. Infatti, egli sottolinea,

«la fede è già dentro di te come potenzialità che ti è stata data con la tua natura umana. La speranza è infusa in te. Ti fa vedere di cosa sei capace. E l’amore è la tua realtà più intima».

Perciò, riflettere oggi sulle virtù significa ritrovare un angolo profondo di noi stessi, riprendere in mano il filo della gioia che ci attende, e metterci all’opera per realizzare quello che già siamo nel cuore di Dio.

Forse avete già sentito parlare di Anselm Grün, tra i filosofi e pensatori cristiani di questi anni travagliati è uno dei più conosciuti, anche grazie alla grande prolificità dei suoi scritti. Teologicamente ineccepibili, umanamente fecondi. Ho avuto modo di leggere questo suo libro quest’estate, e fino a oggi non mi sono sentita di scrivere nulla al riguardo, un po’ perchè la dimensione spirituale è una delle cose più intime e personali che ci siano, e poi vige la regola che ogni percorso spirituale ha un moto suo proprio. Insomma ognuno deve scoprire le cose da sè, a volte è controproducente imporle, sia a credenti che non credenti. Credo un libro come questo sia più utile ai secondi, a patto che rispettino alternative visioni del mondo. Non ho fatto studi teologici, quindi la mia analisi sarà puramente emozionale, come si suol dire. Anselm Grün parte da un assunto molto semplice: che l’uomo sia nato per essere felice. Questo è il progetto, questo è l’essenza più profonda del “cuore” di Dio. Per raggiungere questa felicità dobbiamo percorrere un percorso terreno che inevitabilmente termina con la morte. Ma questo stadio dell’esistenza è solo l’inizio. Per conquistare questa felicità, già terrena come espressione massima delle nostre potenzialità, un cristiano ha tre doni molto speciali: la fede, la speranza e l’amore.  Fede in Dio, in sè stesso, negli altri. Speranza nel futuro, nel presente, nell’uomo come essere razionale e aperto all’eterno. E poi l’amore, già San Paolo nel suo “Inno all’amore” Prima Lettera ai Corinti, ci aveva detto che questo dono/virtù è il fondamento di tutto. Ecco se privilegiate la dimensione spirituale dell’essere questa lettura potrebbe farvi bene. A me l’ha fatto.

Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le edizioni San Paolo ricordiamo: Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (20033); Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Felicità  beata (2008), Il libro delle risposte (2011).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’ufficio stampa di Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo.

Decamerock, Massimo Cotto, (Marsilio 2020) A cura di Viviana Filippini

9 marzo 2020 by

DEcamerock“Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica” edito da Marsilio è il nuovo libro di Massimo Cotto. Nel titolo, oltre al rock, riecheggia il “Decamerone” di Boccaccio (citato all’inizio di ogni nottata),  e questo ci fa capire che il lettore farà un viaggio in una sorta di metaforica peste (vita di eccessi estremi) la quale, nel corso del  tempo, ha colpito il mondo del rock. Vero, qui non ci sono un gruppo di ragazzi che si ritira in un luogo protetto per salvarsi dall’epidemia, ma ci sono storie su storie, grazie alle quali Cotto ci intrattiene. Lo speaker ci accompagna un viaggio nelle vite dissolute e sregolate di molti artisti della musica rock, organizzando i contenuti del libro in Dieci nottate, più un momento intitolato “Prima dell’alba”, alternati a frammenti narrativi nei quali lui racconta la sua infanzia e adolescenza a Genova. “Decamerock” ti porta nelle vite vissute all’estremo, che sono sì un po’ maledette, ma che hanno anche tante fragilità e un fascino travolgente e appassionante. Per esempio c’è il Club del 27 dove si trovano quei cantanti che morirono, per una strana coincidenza, tutti a 27 anni. Qualche nome?  Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse e tanti altri con alle spalle una vita breve, fatta di eccessi, dove la musica era però il cuore che li animava. Tanti nomi, tanti cantanti e musicisti che sono passati alla storia per ciò che suonavano o per la band dove militavano, ma anche per dei retroscena non sempre noti. Un esempio? Avete mai sentito la musica di Moondog? Lui, all’anagrafe Louis Thomas Hardin, era un compositore e musicista americano, non vedente, e nonostante questo compose musiche eccellenti, scrisse poesie e inventò pure strumenti musicali. Lo si notava subitoperché, oltre a vivere come un homeless, girava sempre con un lungo mantello e un cappello in stile vichingo. Che dire poi di John Bonham, che non sapeva suonare strumenti musicali e che diventò il batterista ufficiale dei Led Zeppelin di Jimmy Page e Robert Plant. Bonham suonò in ben nove album della band, prima di morire a soli 32 anni, dopo aver bevuto litri su litri di alcolici e super alcolici. La cosa interessante del libro di Massimo Cotto è che l’autore non si limita a narrarci le vite del mondo del rock e del jazz, perché lo scrittore ad un certo punto tra i lunghi viaggi, le stanze di albergo, le bottiglie di alcool , ci  infila la musica classica con Mozart e Paganini. Mozart con la sua morte ammantata da un’atmosfera misteriosa e con quel “Requiem” che compose poco prima della sua scomparsa e prima di finire in una fossa comune. Accanto a lui, la figura istrionica di Paganini, che conquistò tutti per la sua bravura così fuori dalla norma, tanto che i suoi  coevi pensavano avesse fatto un patto col diavolo per suonare in quel modo. “Decamerock” di Massimo Cotto è una lettura davvero piacevole, perché se da un lato, ti fa conoscere la dimensione umana e nascosta degli eccessi esistenziali di molte icone della musica, dall’altro, ad ogni storia letta, si sente l’irrefrenabile bisogno di andare ad ascoltare quella musica del passato che ti conquista anche nel presente.

Massimo Cotto (Asti, 1962), una delle voci più note di Virgin Radio, da quasi quarant’anni scandaglia l’universo rock. Scrittore (ha al suo attivo oltre 70 libri di argomento musicale), autore e conduttore televisivo, ideatore e animatore di spettacoli teatrali, giornalista, ha collaborato con vari quotidiani e scritto per le principali riviste italiane e internazionali, inclusa la leggendaria «Billboard». Su Virgin Radio conduce ogni mattina Rock and Talk. Per Marsilio ha pubblicato Rock Therapy. Rimedi in forma di canzone per ogni malanno o situazione (2017).

Source: grazie all’ufficio stampa Marsilio.

Il dominio del sangue di Giordano Drago (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020 by

47307-giordano-drago-il-dominio-del-sangue-highworldFanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Non bisogna però credere che questo avvincente libro sia una copia degli universi di Westeros e dintorni, perché possiede una sua originalità, presentando un mondo dove i contrasti sono dovuti a lotte di potere ma anche a scelte economiche e logistiche: le Terre Alte sono un microcosmo fatto di arcipelaghi posizionati ad altitudini diverse, che si sono difesi da oceani e maree grazie ad enormi dighe in pietra.
Le Terre Alte non sono un luogo tranquillo, ci sono lotte per potere e predominio, ma c’è un’entità che è guardata da tutti con rispetto, i Custodi delle Dighe. Come suggerisce il nome, costoro si tramandano da generazioni la conoscenza del potere più distruttivo che possa esistere in quel mondo, aprire le Dighe lasciando che le acque sommergano tutte le Terre Alte, distruggendo le vite e i popoli che li abitano.
Rispetto quindi al mondo intrigante e rutilante di Martin, qui c’è una spada di Damocle su tutti gli abitanti delle Terre Alte, perché c’è qualcuno al di sopra di tutto, non una divinità, che può decidere di distruggere tutto, se motivato: tra le righe gli appassionati di folklore e leggende potranno leggere anche un richiamo ai miti presenti in varie culture della distruzione di una civiltà con piogge e maremoti, dal Diluvio universale all’inabissamento di Atlantide. Se si è invece profondi conoscitori dell’animazione giapponese anni Ottanta, tra le righe c’è anche qualche ricordo, magari non voluto, di un bell’anime di genere fantasy da recuperare, C’era una volta Windaria, in cui c’erano guerre tra regni e l’acqua che distrugge civiltà e città, sia pure in un contesto che non diventa così devastante come potrebbe essere qui.
Il libro racconta che, dopo una tregua durata abbastanza, il delicato equilibrio tra le dinastie eredi di re Rhodeon il Conquistare è sul punto di spezzarsi, perché le altre casate delle Terre Alte, gli Artakis, gli Oleone, i Sertan e i Misgarian sanno conducendo di nuovo il mondo sull’orlo di una guerra, ma questo forse non è l’unico problema. Ci sono quindi vari personaggi da seguire, nelle singole casate, mentre si preparano ad un conflitto che rischia di essere senza vincitori ma con solo vinti.
La storia continuerà con altri due volumi, Il dominio del Ferro Il dominio della Terra, che concluderanno la vicenda.

Il nome de plume Giordano Drago raccoglie un collettivo di autori che hanno deciso di rinunciare alla propria fama perché credono nella circolazione delle storie. Prima dei nomi viene il racconto, e questo racconto attraversa il mondo ricco di storie delle Terre Alte, vero protagonista della saga.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Lungo petalo di mare di Isabel Allende (Feltrinelli, 2019) a cura di Elena Romanello

9 marzo 2020 by

41o-+qZpA4L._SX317_BO1,204,203,200_Le sorti della guerra civile spagnola stanno volgendo a favore del dittatore Francisco Franco, e molti spagnoli sono costretti a fine anni Trenta a scappare dal loro Paese, in particolare dalla Catalogna e Barcellona, due delle zone più ribelli, per riparare in Francia dove finiscono in campi di concentramento in attesa di un futuro incerto.
Tra di loro ci sono Victor Dalmau, giovane e entusiasta studente di medicina, che ha messo a frutto le sue competenze per aiutare l’esercito repubblicano, e Roser, ex pastorella diventata musicista e attivista della ribellione, nonché fidanzata del suo defunto fratello Guillaime, caduto al fronte, e con in grembo il loro bambino.
Dall’altra parte del mare, in Cile, il console Pablo Neruda, anche poeta, decide di allestire una nave, la Winnipeg, per recuperare una parte di quegli spagnoli fuggiaschi e portarli in salvo oltre mare, perché in Francia non hanno un futuro, sono mal visti e inoltre sull’Europa si sta addensando la minaccia della Seconda guerra mondiale. Per salire sulla nave Victor e Roser si sposano e con il bambino varcano l’oceano e arrivano in quello che è chiamato un lungo petalo di mare.
Ma le loro vicende non sono ancora finite, il loro matrimonio di facciata, impossibilitato a finire in Cile con un divorzio per le leggi locali, evolverà in qualcos’altro, mentre Victor vivrà una passione breve ma intensa per Ofelia, figlia viziata di una ricca famiglia, il cui ricordo tornerà da lui anni dopo.
In mezzo ci saranno il golpe di Pinochet, la prigionia per lui, la fuga per entrambi in Venezuela, un ritorno senza ricordi in Spagna, il ritorno in Cile, lutti, gioie, ritrovamenti e riscoperte, in quello che è l’ennesimo inno alla vita dell’autrice e ai mille casi che capitano in essa, in un mondo dove mille sconvolgimenti possono cambiare ogni cosa.
Isabel Allende torna a parlare del Cile e della sua Storia nel Novecento, rievocando il colpo di stato di Pinochet che fece anche di lei un’esule, mescolandolo con un’altra tragedia di decenni prima, la Guerra civile spagnola, che fece fuggire milioni di persone di fronte all’avanzare del più duraturo regime fascista, portando in Cile profughi che all’inizio ebbero difficoltà ma che poi costituirono uno dei nuclei più vivi e colti del Paese. Victor in Cile diventa un affermato chirurgo, mentre Roser una musicista di fama, finché l’avvento di un altro dittatore distrugge le loro vite, soprattutto quella di lui, che dovrà ricominciare ancora, varie volte, fino ad un finale dove tutto non è finito.
Victor, protagonista della vicenda, è basato su una figura reale della storia, amico personale dell’autrice, ed è capace di far affezionare lettrici e lettori dalla prima pagina, quando compie un quasi miracolo, salvando un ragazzino ferito sul fronte spagnolo massaggiandogli il cuore, un qualcosa che lo ispirerà tutta la vita. Interessanti anche le figure femminili, la ribelle Roser, compagna di una vita di Victor, suo malgrado prima e poi non, e la viziata Ofelia, che solo quando si sarà liberata del peso delle tradizioni potrà vivere una sua vita, dopo aver pagato a caro prezzo l’attaccamento alla famiglia e alla sua ricchezza.
Lo stile di Isabel Allende è appassionato, ironico, commovente, trascinante, racconta tragedie immani e gioie con lievità mai banale e partecipazione, facendo riflettere su come purtroppo gli eventi tendano a ripetersi e la fuga degli spagnoli dall’avanzata di Franco ricorda altre fughe che abbiamo visto in tempi più recenti, non ultima la tragedia che sta capitando in Siria e in Medio Oriente. Un libro su passati anche recenti (le dittature sudamericane sono ancora una ferita aperta, sul franchismo si sta cominciando a riflettere solo ora) per riflettere sul presente e su drammi che continuano a ripetersi, in altre forme ma uguali nella sostanza.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017), Lungo petalo di mare (2019). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di PaulaLa vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Provenienza: libro del recensore.

:: Un’intervista con Maurizio de Giovanni, a cura di Giulietta Iannone

8 marzo 2020 by

Maurizio

Bentornato Maurizio, è un piacere riaverti su queste pagine per questa nuova intervista. La situazione è seria in Italia, e nel mondo, in questi giorni, ma ognuno continua a fare la sua parte, noi continuando a parlare di libri. Immagino tu abbia sospeso le presentazioni in questi giorni, come ti tieni occupato? A uno scrittore non si chiede, ma io te lo chiedo lo stesso: stai scrivendo un nuovo libro?

R. Ciao Giulietta, un abbraccio a te e un affettuoso saluto agli amici di Liberidiscrivere che, come sai, sono da sempre nel mio cuore. Sì, la situazione è difficile e gli incontri e le presentazioni sono state sospese. Io, a dire la verità, avrei volentieri continuato anche per dare un segnale di resistenza culturale, ma se c’è un rischio reale è opportuno dirsi arrivederci speriamo a presto. Sono felice di dirti che ho appena consegnato il testo del romanzo che uscirà il 31/3, Una lettera per Sara, di cui sono molto contento. Spero piaccia alle lettrici e ai lettori come è piaciuto a me scriverlo.

La serie dedicata al commissario Luigi Ricciardi è giunta al termine, non ho ancora letto Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi, ma spero di farlo presto. Nonostante questa decisione, prevedi di scrivere ancora dei racconti con protagonista l’amato commissario? O è proprio un capitolo chiuso della tua creazione letteraria?

R. Credo che la linea narrativa ambientata negli anni Trenta sia conclusa: il paese, dopo il 1934, perde molto di fascino per il consolidarsi del regime. Torna a essere bello da raccontare nei primi anni Sessanta, e non escludo di andare in quell’epoca per capire cosa è successo a tutti quei personaggi. Prima, però, devo ai lettori una serie di racconti di Bambinella, magari da un rifugio antiaereo nel 1942, che ci dirà cosa è successo nel frattempo. Non subito, però.

Sul fronte televisivo, quando uscirà lo sceneggiato RAI dedicato a Ricciardi? Ce ne vuoi parlare? A me sarebbe piaciuto tanto Giampaolo Morelli nella parte (finalmente in un ruolo drammatico), ma anche Guanciale è molto bravo. Ti hanno consultato durante le riprese? C’è un episodio bizzarro accaduto durante le riprese che ci vuoi raccontare?

R. Non sono molto interessato ai prodotti televisivi, nei quali intervengono molte professionalità che legittimamente effettuano delle scelte, che possono non concordare con quelle dello scrittore che, forse, è troppo abituato a lavorare da solo. Auguro alla fiction su Ricciardi, di cui ho comunque firmato le sceneggiature, il miglior successo e sono certo che sia una bellissima fiction, ma non ti so dire molto di più di questo.

Per quanto riguarda la serie de I Bastardi di Pizzofalcone, dopo Nozze, hai in programma un nuovo capitolo?

R. Certo che sì. Come sempre nel tardo autunno ci sarà un nuovo episodio della serie dei Bastardi, che amo molto e che hanno sempre nuove storie da raccontare.

Come vanno le pubblicazioni all’estero dei tuoi romanzi? In quali paesi hai trovato un’accoglienza più calorosa?

R. Molto bene, grazie. I miei romanzi sono tradotti in molte lingue e pubblicati in 31 paesi, e sono molto letti per fortuna in Francia, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e America Latina. Ogni volta che vado in questi luoghi vengo accolto da molti lettori appassionati, e ne sono sempre veramente felice.

Immagino anche tu stia leggendo di più in questi giorni, quali libri ci sono sulla tua scrivania, e sul tuo comodino?

R. Quando scrivo non posso leggere, purtroppo, perché la scrittura altrui mi influenzerebbe. Ma non vedo l’ora di leggere l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, Inventario di un cuore in allarme, quello di Massimo Carlotto, La signora del martedì e quello di Carlo Lucarelli, L’inverno più nero, col mio amatissimo commissario De Luca.

Sei un appassionato di calcio, non negarlo, hai mai pensato di scrivere un romanzo incentrato su questo sport? Magari sugli albori del Napoli, ricordo la società fu fondata nel 1926.

R. L’ho già scritto. Si chiama Il resto della settimana, edito da Rizzoli, e secondo me è di gran lunga il mio miglior romanzo.

Infine per concludere, ringraziandoti della tua disponibilità, mi piacerebbe chiederti un’ultima cosa: hai in programma una nuova serie molto diversa dalle precedenti? Vuoi anticiparci qualcosa?

R. Sì, ce l’ho. Prima però uscirà per Einaudi Stile Libero un nuovo romanzo con Mina Settembre, protagonista di Dodici rose a Settembre che è uscito l’anno scorso per Sellerio riscuotendo un lusinghiero successo. Poi ci sarà questo nuovo romanzo per Rizzoli, e ti assicuro che ci sarà da divertirsi. Per ora ti dico che i due protagonisti sono soprannominati “Il Bufalo” e “Sammarzano”. Non posso dire di più, se non raccomandare a te e a tutti gli amici di restare collegati.