Posts Tagged ‘Emily Dickinson’

:: Questa parola fidata di Emily Dickinson, curato e tradotto da Silvia Bre (Einaudi 2019) a cura di Nicola Vacca

14 giugno 2019

cedSilvia Bre continua il suo eccellente lavoro di traduzione della poesia di Emily Dickinson. Dopo Centoquattro poesie e Uno zero più ampio, esce Questa parola fidata. Sempre per Einaudi.
Il terzo volume in cui la scrittrice e poetessa lombarda si cimenta con le parole della grande poetessa americana.
La traduttrice mostra empatia con Emily e nel suo impegno di portarla nella nostra lingua è fedele al testo originale e ai temi.
La scelta di questa terza centuria di poesie infatti è stata fatta come sempre dalla traduttrice, nel segno del suo personale scavo delle vastità dickinsoniane.
Il bisogno d’assoluto, l’amore per la natura, la sete di Bellezza, sono i valori delle sue più profonde riflessioni. In un mondo dissacrato dalla stupidità, dilaniato da un globale materialismo effimero, il fascino magnetico della sua grande poesia è la risposta che contiene un’eterna luce di verità.
Il rigore assoluto di Emily c’è tutto in queste nuove traduzioni. Nelle versioni della Bre troviamo il doveroso rispetto per il forte sentire della parola asciutta che sulla pagina entra nel cuore del mondo. Traducendo Emily Dickinson, lei ha tentato (e ci è riuscita) di aderire al massimo al suo poetare.
Alla fine Silvia Bre è l’umile annunciatrice dei fecondi frutti poetici di Emily.
Questa parola fidata è un lavoro importante. La traduttrice ce la mette tutta per dirci che oggi vale ancora la pena leggere la poesia di Emily Dickinson.
Le sue sillabe di seta continuano a giungere fino a noi. La bellissima traduzione curata da Silvia Bre conferma l’immensa levatura della grande e immensa poetessa che considerava la propria vita un

«fucile carico / Nell’angolo-fino al giorno in cui /Passò il proprietario-mi riconobbe/E mi portò via».

La Dickinson oggi (più di ieri) è in mezzo a noi con la sua opera e parla alle nostre coscienze. Ci suggerisce di guardarci dentro. Cosi scopriremo di essere stanchi di vivere sofferenti, ingessati in un gelatinoso abito di nulla. La sua poesia viaggia nel senso dell’irrealtà del tempo e dello spazio con le speranze che si alternano alle malinconie. Vuole liberare un sogno di immortalità. E alla fine sprigionare il soffio di eternità impresso nel cuore di tutti.
Ha saputo volare fino agli estremi confini della parola poetica, superandoli. Ha, inoltre, raggiunto la certezza di una spiritualità assoluta.
La Dickinson ci ha insegnato che il poeta ha le chiavi per aprire l’altro mondo. Reclusa nella geometria dell’Estasi ha abbracciato la parola naturale con la contiguità al verso. Tutto ciò che c’è nell’amore nella sua poesia si fa poesia. Soltanto tutto ciò che è poesia giunge al cuore degli elementi, come l’amore è un dardo che raggiunge l’attrito delle passioni. Questa è Emily Dickinson.

Emily Dickinson (1830-1886) ottenne una fama postuma con le sue 1775 brevi liriche. L’edizione completa è pubblicata nei «Meridiani» Mondadori a cura di Marisa Bulgheroni. Per Einaudi sono state pubblicate le Lettere a cura di Barbara Lanati (2006), e le raccolte Centoquattro poesie (2011), Uno zero più ampio (2013) e Questa parola fidata (2019), tutte a cura di Silvia Bre.

Silvia Bre è nata a Bergamo ma è romana di adozione. Tra le sue raccolte di versi: Le barricate misteriose, Marmo e La fine di quest’arte, tutte e tre pubblicate da Einaudi.

Source: libro inviato dall’ufficio stampa al recensore.

:: Il cuore in libertà, Emily Dickinson (Salani, collana Poesie per giovani innamorati, 2017), a cura di Maria Anna Cingolo

22 marzo 2017

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IL CUORE IN LIBERTÀ

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Il cuore in libertà” è una raccolta di poesie di Emily Dickinson che prende il titolo da un verso del celebre componimento 384:

No rack can torture me- /my soul – at Liberty- (Per me non c’è tortura/ho il cuore in libertà)

e che si inserisce all’interno di una collana che ha come scopo quello di avvicinare un pubblico giovane alla poesia, genere letterario apprezzato con più difficoltà.
Sono a tutti note le qualità artistiche di Emily Dickinson, personalità alquanto fuori dall’ordinario che ha scelto per sé un destino discordante rispetto ai dettami della società, decidendo a soli ventitré anni di chiudersi al mondo e vivere in solitudine. Proprio la solitudine resta uno dei temi più ricorrenti nei versi di questa raccolta Salani; la poetessa scrive infatti nel componimento 405:

“it might be lonelier/without the Loneliness/ I’m so accustomed to my Faith (mi sentirei più sola/ senza la solitudine/al mio destino ho fatto l’abitudine”).

La sua penna evoca con delicatezza un amore che la scrittrice non sembra aver mai sperimentato davvero, un sentimento platonico che viene spesso descritto in metafora, attraverso allusioni senza veri contorni che, però, riescono a prendere forma nella mente del lettore, suggerendo atmosfere romantiche. Lo sguardo della Dickinson è fuori dagli schemi della società, così come lo è il suo rifiuto del matrimonio o di alternative religiose, e a volte sembra quello di un bambino: curioso, attento, mai banale. Emily guarda alla vita e alla natura in modo diverso dagli altri. Descrive le api, il vento, il sole e il mare come se fossero suoi conoscenti; incontra i germogli, le stelle, un grillo e un pettirosso e li fa giocare con le sue parole: tutto si fa scrittura e il creato diviene manifestazione viva e immortale di ciò che la poetessa prova. Oltre a solitudine, amore e natura, ampio spazio è riservato anche al desiderio di morte, alla quale Emily anela in modo ambiguo eppure semplice e naturale.

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Il suo poetare è una melodia, è il ritmo della natura riprodotto in lettera; la Dickinson spezza i versi facendo uso di un’interpunzione che esprime la necessità della scrittrice di veicolare il dramma e il sentimento della sua esistenza. La frammentazione del verso si lega indissolubilmente a quella dell’animo di Emily ma anche a quello di chi legge e rimane scosso dal suo terremoto sintattico, dal mistero non svelato della sua scrittura, dalla rivelazione del mondo, oscura e quasi iniziatica, che la Dickinson vuole trasmetterci ma allo stesso tempo tenere tutta per sé. Nicola Gardini, curatore di questa edizione, affronta con successo l’avventuroso compito di tradurre in italiano la poesia della Dickinson, rispettando le sue scelte stilistiche, il ritmo, le rime, la brevità e il linguaggio. Gardini si è preso cura di Emily, della fragilità e della forza della sua arte, in questa edizione che è un brillante tentativo di valorizzare i testi poetici agli occhi di ragazzi e ragazze, e non solo.
Traduzione di Nicola Gardini.

Emily Dickinson nata ad Amherst nel 1830 nel cuore dell’America puritana e muore nello stesso luogo nel 1886. Si definì “regina”, “zingara”, “strega”, “monaca ribelle” e trascorse quasi tutta la sua vita nella casa dei genitori, scegliendo di confinarsi nella sua stanza. Dopo la sua morte, la sorella Vinnie fece pubblicare le poesie di quest’autrice che è considerata una delle maggiori poetesse del suo secolo.

Nicola Gardini è traduttore e poeta.  Vive tra Oxford e Milano, insegna Letteratura italiana all’università di Oxford. Ha tradotto classici come Ovidio, Marco Aurelio, Catullo e versi di Woolf, Hughes, Auden e Simić. Di grande successo la sua ultima pubblicazione per Garzanti “Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Luca dell’ufficio stampa Salani.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.