:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Luisa Gasbarri

10 novembre 2020 by

Ecco il resoconto del dodicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 9 novembre sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Siamo consapevoli del momento particolare che stiamo vivendo, per alcuni di noi davvero drammatico, la situazione è difficile per tutti, voglio comunque cogliere l’occasione per portare avanti una certa “normalità” e fare passare qualche ora serena a discutere di libri. Ringrazio perciò ancora di più oggi tutti voi di partecipare a questo incontro.

Benvenuta Luisa Gasbarri, saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

È una domanda ben impegnativa per rispondere qui. Diciamo che i miei studi linguistici, letterari, le mie letture, la scrittura, la storia delle donne e la docenza hanno un comune denominatore: la passione.

Come è nata in te la vocazione di narratrice e raccontaci se c’è stato un momento in cui hai iniziato a “sentirti” davvero una scrittrice?

Mi sono sempre sentita un po’ diversa nel mio approccio al mondo. Dovevo scrivere il primo libro già a sei anni, dice mia madre. 😃 La mia visione delle cose passa attraverso le parole. Ovvero devo ricrearle attraverso le parole per sentirle mie davvero.

Hai scritto manuali, sulla tua terra l’Abruzzo, e hai esordito nel romanzo con “L’istinto innaturale” per Todaro, a cura di Tecla Dozio. Raccontaci come è andata, come sono stati i tuoi esordi?

Molto difficili. Anche ora è difficile. Purtroppo in Italia si è molto abitudinari. Si tende a favorire una produzione letteraria abbastanza standard. Io sono un po’ una outsider, devo faticare molto a convincere… Dopo che mi hanno letta le cose cambiano in genere, ma che fatica si fa per arrivare a farsi leggere!

“Il male degli angeli”, pubblicato a luglio 2020 da Baldini e Castoldi, è il tuo nuovo romanzo, un thriller molto particolare con venature esoteriche. Ce ne vuoi parlare. Di cosa parla più nel dettaglio?

‘Il male degli angeli’ è un libro ‘forte’, non perché l’abbia scritto io, ma per ciò che racconta. Un episodio della seconda guerra mondiale su cui nessun libro si sofferma perché le sue implicazioni costringerebbero a riscrivere la Storia degli ultimi anni come quella antichissima. E l’essere umano non tollera di abbandonare le proprie certezze… I servizi segreti americani fanno tuttavia oggi trapelare molte informazioni più che in passato. Forse perché la nostra stessa Storia va incontro a una svolta…

Passato e presente si intrecciano e si alternano di capitolo in capitolo, perché questa scelta narrativa?

Io non racconto mai i fatti in modo unilaterale. Ci sono sempre prospettive, per esempio maschile/femminile, l’oggi/lo ieri, e punti di vista diversi che si affiancano. E la verità sul presente, benché difficile da formulare, è in sé ancestrale alla fine.

Il personaggio di Sara Wolner, protagonista del romanzo, è un bel personaggio femminile molto sfaccettato. Come è nato nella tua mente? Ti sei ispirata a qualcuno di veramente esistito?

Sì, lei è molto vivace, ribelle, insofferente, come me in fondo, e come moltissime donne immagino. Ha una cultura familiare oppressiva alle spalle, ma più per la schiacciante personalità della madre che per l’ortodossia ebraica della tradizione di famiglia. È forte ma fragile poiché ha una pelle incline alle scorticature, per usare una metafora. È una donna riservata ma che tanto vorrebbe liberare la sua personalità, tenuta a freno anche dalla formazione militare. Insomma mi sono ispirata a un modello di donna che sembra uscito da un certo modo di essere delle donne oggi piuttosto che da un romanzo.

La componente esoterica, le facoltà medianiche, gli eventi inspiegabili come hai deciso di tratteggiarli nel tuo romanzo? Che non utilizziamo tutte le facoltà del nostro cervello è un dato scientifico, l’intuizione, la meditazione, la preghiera, altre tecniche spirituali aiutano a potenziare queste facoltà, cosa ne pensi?

Un sapere antico e la scienza possono incontrarsi. Oggi sappiamo che il Vril non è propriamente un mito nostalgico ma gli studi delle energie, dei flussi individuali, sono ancora agli albori. Posso rimandare alle analisi più recenti di questo fenomeno citando per esempio i lavori in ambito diagnostico cui sta collaborando Daniele Gulla’.

La società del Vril per quanto oscura è veramente esistita, tu ipotizzi che sia giunta fino a noi. È tutta fiction o ci può essere del vero?

Non ipotizzo. È così. Della Vril antica si possono dare tante letture. Chi ipotizza fosse una associazione sindacale, chi una costola della Thule, chi una Loggia luminosa tra le tante… Che esista oggi non possiamo escluderlo affatto. Le trasformazioni storiche a volte camuffano, ma non sempre abbastanza.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Spero che in generale tutte le nostre vite ambiscano a modificare in bene il presente 😄 Ogni scrittura è politica. Perché è un atto comunicativo, estroflesso. E la letteratura ha nella sua natura il gene della contestazione. La letteratura è rabbia, voglia di cambiamento, denuncia delle storture, ambiguità eretta a rivisitazione del mondo. È sfida. Conflitto. Il buonismo non le è mai appartenuto. Né l’innocenza.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Sono una lettrice onnivora. Mi hanno limitato i miei occhi un po’ disobbedienti negli ultimi mesi ma leggere alimenta l’immaginazione. Uno scrittore è in primo luogo qualcuno che si innamora della letteratura e della parola attraverso la lettura. Ora sto leggendo un testo piuttosto impegnativo. “Le strutture antropologiche dell’immaginario” di Durand. Mi piace ritornare alle radici per esplorare l’essere umano.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

La Le Guin resta la mia preferita. Ha fatto del femminismo arte pura, precorrendo i tempi. Peccato oggi sia così poco citata, anche se ha fan trasversali! La fantascienza in Italia ha sempre faticato a imporsi. Che oggi ci sia una maggiore visibilità del genere è un notevole traguardo, ma l’influenza straniera, anche televisiva, ha fatto la differenza.

Bene, l’ora è volata ringrazio tutti, Luisa per prima, è faticoso ma anche divertente questo fuoco di fila. Penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Il mio progetto è pubblicare i romanzi, coraggiosi come questo, che forse finora non avevano ancora individuato lo spiraglio, il mood giusto. Ma siamo in una epoca di incredibile, anche violento cambiamento. E l’immaginario sta attraversando una rivoluzione in cui magari anche il mio percorso riuscira’ a trovare una sua dimensione pubblica più espansa. Perlomeno me lo auguro!

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Ho guardato il profilo di Luisa su IBS e su qualche pagina via Google, e ho scoperto che con il suo primo romanzo ha inventato il genere “noir shocking”: di cosa si tratta?

Il noir è incrociato col rosa shocking. Perché è una forma di thriller che mette in primo piano la violenza gender e ne analizza le sfaccettature nell’immaginario.

Nel senso che è un noir meno “sociale” ma più attento al “lato oscuro” interno alle personalità e all’osservazione che ne fanno i protagonisti (o forse “le protagoniste”)?

Michele Di Marco grazie per la bella domanda. In effetti mi dilungherei in merito se fossi dal vivo. Perché il lato oscuro e il ‘sociale’ si mescolano in una prospettiva di analisi sulla violenza gender in particolare. È un modo di scrivere che si interroga sul sé quanto sulle deformazioni cui il mondo conduce spesso quel medesimo sé.

Altra curiosità: il breve profilo sul sito di Baldini e Castoldi riporta che hai scritto “manuali alternativi”: parliamo sempre di scrittura e letteratura? E in che senso “alternativi”?

Manuali alternativi è una specifica categoria utilizzata dalla Newton Compton per cui ho pubblicato due volumi nella collana 101.

Se capisco bene (ed è un “se” molto grande, non conosco ancora i tuoi scritti), cerchi dei legami non convenzionali tra il presente e il passato, attivati da episodi o personaggi poco conosciuti: dunque non si tratta di fiction, corretto?
Anche se poi scegli la forma narrativa come veicolo: perché è più attraente di un testo di pura ricerca, o permette di introdurre quei legami a un pubblico meno specialistico?

Il nazismo esoterico è di per sé un tema oscuro, per non dire ostico, come ti sei documentata?

Posso rispondere a entrambe le domande. Mi sono documentata per anni ma documentarsi su qualcosa di occulto come l’esoterismo o di delicato come il nazismo trova degli enormi ostacoli. I documenti non sono esibiti, la maggioranza sono distrutti e la leggenda obnubila la ricerca della verità coi suoi aloni deformanti. La fiction permette allora di partire da ciò che di quelle fonti rimane per condurre un discorso più coraggioso, ciò che lo storico, per le sue remore di studioso, non potrebbe affrontare a cuore leggero. Io volevo favorire non l’erudizione ma la curiosità. Vorrei che i lettori si incuriosissero, si facessero domande e magari anche attraverso la mia bibliografia oltre che tramite la storia in sé, provassero a continuare la ricerca per conto proprio.

Ottavia Capparuccini

Dove stai dirigendo la tua attenzione attualmente? Ci sono tematiche che ti interessano in modo particolare? Grazie

La mia attenzione si rivolge sempre al meno noto, all’inesplorato. E il femminile è uno di tali ambiti. Il mistero del femminile è uno dei meno esplorati della Storia, ma anche il più affascinante. Comprenderlo significa però essere disposti a una grande sfida: modificare la propria visione del mondo.

Raffaello tra Leonardo e Michelangelo, Silvano Vinceti (Armando editore, 2020) A cura di Viviana Filippini

10 novembre 2020 by

Quando si pensa al Rinascimento pittorico italiano tra i tanti nomi, di solito, la nostra attenzione va a Leonardo, Michelangelo e Raffaello. A raccontare i tre artisti, anzi a darne un’immagine del tutto nuova tra l’artista e l’animo umano, c’è “Raffaello tra Leonardo e Michelangelo” di Silvano Vinceti, edito da Armando editore. Il testo racconta la vita dei pittori in modo parallelo partendo dall’infanzia, passando al periodo della formazione, arrivando all’età matura fino alla morte narrando gli importanti cambiamenti che i tre fecero nel mondo dell’arte Italiana con il loro fare artistico. Raffaello (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520), Leonardo (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519), Michelangelo (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) ebbero modo di lavorare con i potenti con rapporti di lavoro e personali, divisi tra la complicità e la conflittualità. Tra i committenti ci furono re e principi delle corti italiane e straniere per i quali misero a disposizione le loro conoscenze e competenze artistiche. Vinceti ci racconta il fare arte dei tre geni del Rinascimento italiano puntando però a far conoscere al lettore una dimensione più umana, comportamentale e psicologica dei pittori. L’autore ci presenta i tre artisti in parallelo, affrontando la loro fase di formazione in età giovanile, e allora si conosce che Leonardo studiò dal Verrocchio, Michelangelo ebbe la sua formazione dal Ghirlandaio e Raffaello nella bottega del Perugino. Nel libro l’autore riporta i loro pensieri e riflessioni sul fare arte con riferimento alla fede, alla religione, alla filosofia, alla scienza, a dimostrazione di quanto fosse complesso e sfaccettato ognuno di questi artisti. In questa maniera Vinceti propone al lettore una dimensione umana e terrena di personalità che di solito si conoscono solo per aver realizzato dipinti, affreschi e sculture. Certo è che i tre pittori avevano caratteri differenti. Leonardo, morto a 37 anni, era esuberante, affascinante e sempre pronto ad assecondare i sui committenti. Leonardo passò la sua vita dedicandosi in modo completo all’arte della pittura, della scultura e dello studio di forme, colori, anatomie, progetti di macchine che anticiparono invenzioni diventate realtà nel futuro. Michelangelo fu l’animo pittorico tormentato, diviso tra quelle che erano le sue ricerche artistiche e filosofiche. Tale trambusto emotivo non rese facile la vita al pittore che lavorò per undici Papi, perché l’artista non sempre riusciva a mitigare ciò che lui pensava o il suo modo di fare arte con quelle che erano le richieste dei committenti. Spesso e volentieri Michelangelo faceva di testa sua, scontrandosi anche con i committenti. Leggere “Raffaello tra Leonardo e Michelangelo” è compiere un viaggio nella vita di tre grandi geni dell’arte del Rinascimento italiano conoscendoli dal punto di vista artistico, professionale, emotivo e umano.

Silvano Vinceti, scrittore, autore e conduttore televisivo in Rai di programmi storico-culturali. Fra gli ultimi libri pubblicati: “L’enigma Caravaggio”, “Porto Ercole l’ultima dimora di Caravaggio”, “Francesco il Rivoluzionario di Gesù”, “Leopardi il filosofo della speranza”, “Alla Ricerca della Gioconda”. È Presidente del Comitato per la valorizzazione dei Beni Storici, Ambientali e Culturali. Ha concluso felicemente la ricerca dei resti mortali della modella della Gioconda.

Source: richiesto dal recensore. Grazie ad Anna Ardissone di 1A Comunicazione.

:: Review Party: Il traditore di Roma di Simon Scarrow (Newton Compton 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 novembre 2020 by

56 d.C. Il tribuno Catone e il centurione Macrone, veterani dell’esercito ro­mano, sono di stanza sul confine orientale, consapevoli che ogni loro mossa è costantemente monitorata dalle spie del pericoloso e miste­rioso Impero parto. Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna.
Tra i ranghi della legione si nascon­de un traditore. Roma non mostra alcuna pietà verso coloro che tradi­scono i commilitoni e l’Impero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Catone e Macrone cominciano così una corsa contro il tempo per sco­prire la verità, mentre i potenti ne­mici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legio­ne. Il traditore dev’essere trovato, o per l’Impero sarà la fine.

Per gli appassionati del genere sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma, Simon Scarrow è una garanzia. Lo scrittore britannico, nato in Nigeria, è infatti uno degli scrittori più letti e prolifici. La serie dedicata al tribuno Catone e al centurione Macrone, veterani dell’esercito ro­mano, prosegue con Il traditore di Roma (Traitors of Rome) tradotto da Andrea Russo. Cosa colpisce dello stile di Scarrow? Innanzitutto la preparazione tecnica quando si tratta di descrivere le azioni più puramente militari, il linguaggio colorito dei soldati di Roma, un venato interesse per la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e una certa inventiva che sa rendere appassionanti mere avventure guerresche. La scrittura poi è piana e rende la lettura agevole e interessante. Se siete curiosi di sapere come vivevano i soldati di Roma al tempo di Nerone, quali erano le loro aspirazioni (oltre al mero desiderio di salvare la pelle durante i combattimenti) non avete che da leggere i libri di Scarrow è molto attento a descrivere le cicatrici che martoriavano i loro corpi e le loro anime.

In questa avventura Catone e Macrone sono a Tarso, grande e prosperosa città della Cilicia (odierna Turchia) ai confini dell’impero romano. Il regno dei Parti, oltre l’Eufrate è pronto alla guerra ma l’esercito del generale Corbulone non è pronto, e così Catone viene mandato in missione per prendere tempo o ancora meglio per siglare un trattato di pace con Vologese. Di questo piccolo contingente fa parte anche Flaminio, un veterano ridotto in schiavitù appena comprato da Catone, e il greco Apollonio, intrigante e aggiornatissimo sui fatti recenti, di cui Catone non sa se fidarsi e considerarlo un alleato o un nemico. E’ proprio Apollonio a insinuare il dubbio che ci sia un traditore, una spia dei Parti all’interno dell’esercito romano. Macrone restato a Tarso, fresco sposo della procace Petronilla, si trova mandato in missione per riportare l’ordine sulle montagne. Ma il tempo stringe, trovare il traditore si trasforma in una questione di vita o di morte. Appassionante come un’indagine poliziesca questa nuova avventura di Catone e Macrone ci condurrà nel cuore di un impero che nel bene o nel male ha segnato le sorti del mondo antico. Se vi piacciono i romanzi storici ambientati nell’Antica Roma, da non perdere. Se non conoscete Scarrow vi consiglio di rimediare, la sua bibliografia anche in italiano è ricca.

Simon Scarrow è nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si è stabilito in Inghilterra. Per anni si è diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e l’insegnamento. È un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, è stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow è autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha firmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battaglia e La flotta degli invincibili (con T.J. Andrews). Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.

:: Liberi junior – Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! di Gérard Moncomble e Frédéric Pillot (Gallucci editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2020 by

Oggi vi parlo di due libri illustrati per bambini, usciti questa estate per Gallucci editore: Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! della serie Ciao sono Frida Miao. Sono due piccoli albi con bellissime illustrazioni a colori (facili da copiare), io me ne sono innamorata subito. Se amate i gatti poi non dovete perderli. Appartengono alla collana prime letture con EasyReading Font (Dyslexia friendly) e sono simpatici e divertenti, la lettura ideale per chi appunto sta ancora imparando. Il testo è di Gérard Moncomble, i disegni di Frédéric Pillot. La traduzione dal francese di Marina Karam. Consigliati dai 7 anni in su.

Gérard Moncomble (1951) a nove anni batteva sulla macchina da scrivere con due dita e ancora oggi compone così i suoi testi. Vive in mezzo ai boschi, nel Sud-Ovest della Francia, con una gatta che ha ispirato le avventure di Frida.

Frédéric Pillot è un illustratore di libri e riviste per bambini e ragazzi molto conosciuto in Francia.

:: Novembre è il nuovo dicembre

8 novembre 2020 by

Liberi di scrivere aderisce alla campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e librai (ALI Confcommercio) per invitare i lettori ad andare in libreria il prima possibile, senza attendere le code di Natale.

I libri sono beni essenziali e le librerie restano aperte anche nelle zone rosse.

«Nella situazione di incertezza che ci circonda invitiamo gli italiani a non aspettare l’ultimo momento. Novembre è il nuovo dicembre, per usare lo slogan di una felice campagna dei librai americani, ripresa anche nel Regno Unito e in Olanda – sottolineano insieme il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi e quello dell’Associazione Librai Italiani (ALI), Paolo Ambrosini -.

L’invito non deve farvi abbassare la guardia, sempre è raccomandato l’uso delle mascherine, del distanziamento e del gel igenizzante. Dove è possibile informarsi se le librerie fanno servizio a domicilio consegnandovi a casa i libri ordinati. Se anche ognuno di noi comprasse anche un solo libro nella libreria più vicina a casa sua, consentiremo a queste attività di sopravvivere e continuare a svolgere il loro ruolo essenziale per la comunità dei lettori.

I libri sono una medicina per l’anima altrettanto importante delle medicine per il corpo.

Se volete poi continuare a comprare i vostri libri sugli store online come Libreria Universitaria o Amazon nessuno ve lo vieta, ma perchè la filiera non si interrompa sono vitali anche i piccoli librai innestati nel territorio.

Io ho già in mente il libro che comprerò e anche la libreria dove farlo. Arriviamo preparati al Natale, sempre secondo le nostre possibilità, regaliamo libri quest’anno, con circa 20,00 Euro trasmettiamo il nostro affetto e la nostra amicizia e nello stesso tempo non graviamo troppo sul salvadanaio.

:: Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2020 by

E così la saga del commissario Ricciardi è giunta al termine, Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi chiude un ciclo che ha segnato davvero il panorama letterario italiano di questi anni. Forse un po’ più opaco dei precedenti, anche se conserva lo spirito che ha animato la serie, Il pianto dell’alba come tutti gli addii (forse ci saranno ancora dei racconti con Ricciardi protagonista, ma prendete l’informazione con le pinze) lascia un velo di malinconia e un senso di perdita, anche se ricordiamolo l’intera saga ha componenti noir che giustificano il tragico e inatteso finale, che non anticipo ma rattristerà sicuramente molti lettori. È un finale inatteso, io avevo immaginato tutto ma non questo, tuttavia riflettendo non da lettore ma da scrittore è l’unico finale credibile, adatto all’economia della storia. La trama poliziesca di quest’ultimo episodio è forse un po’ debole, l’intuizione di Modo un po’ repentina (non sarà Ricciardi ad averla) pur tuttavia si colloca nel filone del noir storico. De Giovanni ha avuto il pregio di arricchire con un linguaggio letterario e poetico un genere di solito caratterizzato da una lingua scarna, essenziale, veloce. In tutta sincerità credo che non sia il personaggio ad avere stancato l’autore, ma più che altro il periodo storico che sarebbe succeduto, così drammatico da mettere da parte le storie minime di cui de Giovanni si occupa. Le fasi più drammatiche del fascismo, la guerra, la fine di un’epoca non erano più uno scenario adatto a un barone all’antica che vede i morti. Ricciardi poi ammettiamolo era un personaggio invadente se non ingombrante, intendo per uno scrittore, anche faticoso psicologicamente da gestire. Ora l’autore è più orientato a scrivere storie contemporanee, e ben venga, la parentesi che si è chiusa però non sarà dimenticata, e bene o male potremo rileggere i passati episodi anche fra vent’anni, senza che perdano di freschezza. Arrivederci Ricciardi speriamo di rincontrarti.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto e Nozze, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato Troppo freddo per Settembre (2020). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.

Source: acquisto del recensore.

:: La quarta dimensione del tempo di Ilaria Mainardi (Les Flâneurs Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2020 by

Nella Grande Mela James Murray abitava da circa trent’an­ni, tanti ne erano passati da quella fuga notturna su mezzi di fortuna, e anche se lei, con i suoi incroci trafficati e i suoi grattacieli, a volte lo stordiva fin quasi all’ottundimento, or­mai poteva chiamarla, a pieno titolo, casa.

James Murray è l’antieroe di questa tragicomica avventura, drammatica e seria per i fatti, comica per il narrato, che Ilaria Mainardi ci racconta con lievità e disincanto in La quarta dimensione del tempo edito da Les Flâneurs Edizioni, piccolo editore di libri di qualità.

Murray, come nonna Aigneis e come i bisnonni Kenneth e Ana prima di lei, aveva dovuto arrendersi abbastanza presto all’idea che del sogno americano, il sogno che tutti invocava­no e che qualcuno ancora cercava con commovente pervica­cia, erano rimasti i coriandoli attaccati lungo il battiscopa al termine di una festa di carnevale.

La Mainardi infrange la legge chiariana che un buon racconto nasca solo nel vissuto ambientale che l’autore sperimenta e metabolizza. L’autrice, pisana di nascita, ci porta infatti negli Stati Uniti e con una sorte di spudorata appropriazione culturale al contrario, nata da una sorta di multiculturalismo spirituale che rende universale un immaginario comune (nato dal cinema, dal teatro, dalla letteratura, dall’arte tutta) ci proietta nella vita di un affascinante pubblicitario di successo (anche l’irlandesissimo Leopold Bloom a modo suo lo era) di mezza età, newyorkese per scelta, come quasi tutti i newyorkesi prima che questa maledetta pandemia spopolasse la più multiculturale città del mondo.

Murray stava per sbottare quando Burt troncò la digres­sione e arrivò al punto: «James, abbiamo trovato una vecchia lettera di tua madre. O di una persona che si qualifica come tale».

Dopo 27 anni trova in una cassapanca (grazie a due inquilini impiccioni) una lettera di sua madre che quasi gli intima con toni molto vivaci di tornare a casa, in Missouri. Sebbene venerasse il padre, il nostro James non aveva splendidi rapporti con la madre, ma anche grazie a Gav amico di una vita si trova in tasca i biglietti aerei per tornare a casa.

Peter F. Murray aveva un vero e proprio talento per le sto­rie, quasi tutte false o connotate da voli di fantasia talmente pindarici che i già scarsi elementi di realtà si mischiavano con sogni di gioventù, leggende popolari, pettegolezzi, fino a dissolversi in quell’intruglio immaginario.

Una storia di amicizia, di sentimenti, di crescita personale, di radici ritrovate si forma sotto in nostri occhi tra flasback e citazioni, aneddoti cinematografici (gustoso quello su come nacque la carriera artistica dell’eroe di Fronte del porto[1]), in un crescendo musicale quasi.

Le brave persone alla fine ottengono sempre una ricompensa.

Ogni tassello è al suo posto, la Mainardi ha una scrittura fluida e matura, grazie anche a un ottimo editing che ha saputo valorizzarla al meglio. Io già sapevo che era brava, ho già letto altri suoi lavori, poi il suo umorismo tutto toscano si coniuga col cipiglio da critica cinematografica con un bagaglio di notizie curiose sul mondo del cinema quasi sconfinato.

Con una nota a margine per la signora Higgins.

La signora Higgins altri non era che l’anziana dirimpettaia dei due inquilini. Era stata anche la dirimpettaia di James, quando viveva lì, e lui l’aveva reputata molto anziana già a quei tempi. La sua età presunta si attestava dunque intorno ai centoquattordici anni.

Ne consiglio caldamente la lettura, specie in questo periodo di depressioni da lockdown, e soprattutto perché i piccoli editori fanno più fatica a farsi strada, per cui il passaparola è ancora un’arma vincente. Buona lettura! 

[1] Qui apro una parentesi divertente il padre di James Murray è un racconta frottole inveterato, e anche questa è una delle sue, ma io ci sono cascata, sono propensa a credergli dopo tutto Hollywood e fitta di misteri e di leggende, anche se la storia ufficiale è un’altra  

Ilaria Mainardi è pisana di origine e cosmopolita per viaggi mentali. Da sempre appassionata – innamorata – di cinema, lo ha studiato per cercare di capirlo e non c’è riuscita. Da questa impasse è emerso un amore ancora più solido. L’altra sua più grande passione riguarda la drammaturgia in lingua inglese: da William Shakespeare a Martin McDonagh (che è anche uno dei suoi registi preferiti) passando per Enda Walsh e David Mamet. Sogna di vincere la Palma d’oro a Cannes per un film sceneggiato a sei mani con i fratelli Coen e di bere un caffè nero con David Lynch.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Les Flâneurs Edizioni.

:: Premio Letterario Amazon Storyteller 2020: cerimonia di premiazione

7 novembre 2020 by

Si terrà mercoledì 11 novembre alle ore 11 la cerimonia di presentazione di Amazon Storyteller 2020. L’evento sarà presentato dallo scrittore e critico Francesco Musolino, con la partecipazione della giuria e degli autori finalisti.

Al termine verrà premiato il miglior Storyteller fra gli Autori indipendenti partecipanti al concorso.

La cerimonia si terrà in diretta streaming sulla pagina Facebook di Libreriamo.

Il vincitore è: La corrente invisibile di Salvino Muscarello.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Luisa Gasbarri

6 novembre 2020 by

Riprendono, a grande richiesta, le nostre interviste collettive del lunedì. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Luisa Gasbarri.

Sarà con noi lunedì 9 novembre alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Parleremo del libro Il male degli angeli edito da Baldini+Castoldi.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Luisa Gasbarri è saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing. Ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo. L’istinto innaturale. È autrice di manuali alternativi e i suoi racconti compaiono in diverse antologie.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

La grazia dei re di Ken Liu (Oscar fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

6 novembre 2020 by

graziareDa un po’ di tempo hanno fatto capolino nelle nostre librerie romanzi fantasy e di fantascienza di autori cinesi, un campo in grande fermento e crescita, a cui si sta guardando con molto interesse, tenendo conto che fino a un po’ di anni fa non erano generi praticati a quelle latitudini, e anzi scoraggiati dal regime, anche se il fantastico è sempre stato presente nella cultura popolare dell’Estremo Oriente.
Uno di questi libri, tra i più recenti usciti, è La grazia dei re di Ken Liu, primo volume di una saga che porta in un mondo molto simile alla Cina nei secoli subito prima dell’era cristiana, quando pian piano si costituì un impero durato per centinaia di anni e ancora capace di influenzare l’immaginario di oggi.
La vicenda parte raccontando la fine del regno dell’Imperatore Mapidéré, primo a unire i diversi regni dell’arcipelago di Dara sotto il dominio della sua terra d’origine, l’isola di Xana. Tutto questo capitava ventitré anni prima, e non è stato certo indolore, infatti le varie popolazioni sono state oppresse e sottomesse, con malcontenti mai sopiti e violenze.
Mapidéré è sul suo letto di morte, ormai malato, mentre i consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse e anche gli dei sono adirati. D’altro canto, dopo anni di angherie e tirannia la popolazione non ha nulla da perdere se si ribella, ma anzi molto da guadagnare.
In questa situazione emergono il truffatore Kuni Garu, un ragazzo di quel popolo soffocato da tempo, e Mata Zyndu, il coraggioso figlio di un duca deposto, discendente di una nobile stirpe particolarmente colpita dalla ferocia di Mapidéré, che ha giurato di vendicarsi. Due persone diversissime per tutto, ma durante la ribellione contro il potere imperiale le loro strade si incontrano e diventano amici fraterni, affrontando un mondo di eserciti, vascelli volanti, libri magici, creature mutanti e altro ancora.
Ma Kuni e Mata verranno divisi dal destino, una volta che l’Imperatore è stato rovesciato, e si trovano a capeggiare due fazioni rivali su come costruire il nuovo mondo appena nato  non certo sotto una buona stella.
Questa è solo la vicenda principale di un libro denso di eventi e personaggi, pronto a evocare un mondo fantasy decisamente diverso da quello a cui si è abituati, complesso e particolare, con elementi steampunk ma anche legati a leggende e ballate cinesi.
Il richiamo alla Storia vera, rievocando fatti di un’epoca lontana ma fondante per la Cina, è presente anche nei romanzi di Martin, là con la Guerra delle due Rose, e qui porta a scoprire una cultura millenaria, oggi a tratti molto discussa, ma non certo priva di fascino.
La grazia dei re ricorderà a chi li ha visti i film di genere wuxia, nati da un genere letterario popolare per anni malgrado gli stravolgimenti politici di quelle latitudini, che raccontano in chiave fantastica il passato della Cina, che hanno prodotto titoli come La tigre e il leoneHero.
Un affresco complesso e coinvolgente, che avvolge e porta in un universo altro, dove rivivono archetipi di tutte le culture, nell’epopea di due eroi e delle loro diverse visioni del mondo, ma anche di cosa li ha resi simili e fratelli. In attesa ovviamente dei prossimi capitoli.

Ken Liu (Lanzhou, Cina, 1976), emigrato in California da piccolo, laureato in legge ad Harvard ed esperto di tecnologia, ha all’attivo oltre cento racconti e alcuni romanzi, tra cui The Paper Managerie, che ha ricevuto nel 2016 i premi Hugo, Nebula e World Fantasy come miglior racconto. È il traduttore dell’autore di culto Cixin Liu, che ha fatto conoscere in Occidente, oltre che autore della Dandelion Trilogy, di prossima pubblicazione presso Mondadori.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: L’inferno invisibile di Luca Martini (Golem Edizioni 2020) a cura di Paola Rambaldi

5 novembre 2020 by

“Le tre e ventuno. Non dormo, non riesco. Il tuo neo, quei denti bianchi, regolari e perfetti. Dove sei adesso? Non ce la faccio, mi alzo. Solo il tuo nome, solo quello. Perché ci hanno messo l’h alla fine?
Riapro il libro dei nomi. Leggo e imparo a memoria. In arabo è اراسma non lo so pronunciare. In ebraico è.ereva eved omissilleb onous ehc àssihc ,הרש In finlandese suona come da noi, Saara, soltanto avrà i capelli più chiari e più pazienza nel pronunciarne il nome. In russo è strano, è scritto in cirillico, Capa, all’incirca, ma si pronuncia Sara. Bizzarrie delle lingue. In svedese è Zarah e l’immagino con le trecce e i maglioni con gli alci rossi indosso. In tutte le altre lingue del mondo è Sara.
Un nome universale, tre lettere diverse, due vocali, due consonanti, una sola magia.”

Alessandro lavora in un SerT e sul lavoro ha il vizio di affezionarsi troppo ai pazienti. La sua ex, Emma, l’ha lasciato per un altro. Ogni sera va a trovare il padre ricoverato in una struttura per anziani, anche se per il genitore, che lui vada o non vada, non fa alcuna differenza. Non lo riconosce nemmeno e vive solo nel rimpianto dell’amata moglie Ada. Sua madre

“Alessandro se la ricordava sempre uguale, forse perché non l’aveva vista invecchiare ed era rimasta una specie di icona sacra. Gli era sempre sembrata identica, precisa e irraggiungibile, perfettamente ordinata nella sua “divisa” di ordinanza che teneva nella vita: camicia bianca perennemente inamidata, una gonna nera, calze intonate e un paio di scarpe con tacco, sempre scure. Era stata una maestra elementare esemplare, una donna tutta d’un pezzo, di quelle di una volta, con il carattere forte e sfuggente di una leonessa ferita”.

Alessandro va a trovare il padre per tacitare i sensi di colpa e fatica a staccarsi da Emma e dalla fede che porta al dito. È un pasionario in tutto. Ma la sua vita deve cambiare e si trova costretto a comprare una casa sua e a creare uno stacco netto con la ex, anche se non vorrebbe.
E qui il destino ha qualcosa in serbo per lui.
Sarah arriva quando meno se l’aspetta. In un momento delicato, dopo la morte di un paziente a cui era sinceramente affezionato.
Si incontrano di sfuggita in un negozio di dischi.
Lei senza volere gli scippa il disco che cercava da anni. Il tempo di inseguirla e di vederla sparire dietro l’angolo che la ritrova dal notaio al momento del rogito.
È lei la proprietaria dell’appartamento che sta per comprare. E per Alessandro è un colpo di fulmine.
Nei giorni a seguire se la ritrova più volte sotto casa. Sarah con la H dice di avere nostalgia del suo vecchio appartamento. Lui la fa entrare. Fanno l’amore.
Ma saranno davvero i batticuori di cui Alessandro ha tanto bisogno?
La sua vita cambia drasticamente e passare dalla felicità al dolore è un niente.
Ma fino a che punto siamo disposti ad arrivare per amore?

Un susseguirsi di emozioni in crescendo trascineranno il lettore a un finale inaspettato.
Dopo il successo di Mio padre era comunista ecco di nuovo la bella scrittura di Luca Martini in una storia personale e sensibile. Una scrittura che ti fa sentire a casa.

Luca Martini – Bologna – 1971 – presente in numerose antologie e riviste letterarie – è autore di romanzi, poesie, racconti, monologhi teatrali e favole illustrate. Ha pubblicato i romanzi: Mio padre era comunista, Il tuo cuore è una scopa, le raccolte di racconti: L’amore non c’entra, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Il nostro due agosto e ha curato le antologie: Vinyl – Storie di dischi che cambiano la vita con Gianluca Morozzi e On The radio – Storie di radio, DJ e rock’n’roll con Barbara Panetta.

Source: libro del recensore.

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern (Fazi, 2020) a cura di Elena Romanello

4 novembre 2020 by

il-mare-senza-stelleLa collana Lainya di Fazi editore si arricchisce di un nuovo romanzo di genere fantastico, che spicca per il suo essere originale e insolito: Il mare senza stelle di Erin Morgenstern.
Zachary Ezra Rawlins studia all’Università nel Vermont e un giorno trova un libro misterioso nascosto fra gli scaffali della biblioteca universitaria: all’apparenza si tratta di un romanzo d’avventura, con pirati e simili, ma fra quelle pagine è raccontato un episodio della sua infanzia, chiaramente privato e non certo noto all’autore o autrice di un libro scritto chissà quando.
Da qui parte una lunga serie di enigmi e misteri: Zachary trova tre indizi, un’ape, una chiave e una spada, con cui arriva prima ad una festa in maschera a New York, poi in un club segreto e alla fine arriva in un’antica libreria sotterranea, non solo un nascondiglio per i libri, ma molto altro.
Infatti si accede in un mondo alternativo, fatto di città disperse e mari immensi, amanti che comunicano attraverso il tempo e lo spazio, storie raccontate da ombre, un regno dimenticato che c’è chi è disposto a proteggere a costo della vita e chi invece vorrebbe annientare. 
Zachary non è solo, con lui c’è la rossa Mirabel, pittrice e evocatrice di universi, e il giovane e misterioso Dorian, e con loro compierà un viaggio attraverso fiabe, miti e leggende, per capire la verità su quel libro e qualcosa di più, a qualunque costo. 
Il Mare senza Stelle è un libro tra fantasy e gotico, insolito nei contenuti e nelle tematiche, un viaggio dell’eroe tra mondi incredibili, che celebra innanzitutto il potere delle storie e l’amore per i libri, omaggiando storie e generi, fino ad un finale che lascia senza fiato. Chi ama leggere, troverà nelle sue pagine echi (ma non somiglianze) con Lewis Carroll e il suo mondo di Alice, con La storia infinita di Michael Ende, con i romanzi del compianto Zafon, ma anche molto altro, molto di insolito, molto di nuovo. 
In fondo, ogni volta che si legge un libro si viene portati in un mondo altro, nelle pagine de Il Mare senza Stelle i mondi sono tanti, a ricordare l’infinità di storie raccontate dal genere umano dalle sue origini, e le storie ancora da raccontare.

Erin Morgenstern, classe 1978, è un’artista multimediale americana. Nata in Massachusetts, vive a New York. Il Mare Senza Stelle è il suo secondo romanzo.

Provenienza: libro del recensore.