:: La quarta parete di Giuseppe Perrone (L’Argolibro editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

16 aprile 2021 by

Una poesia evocativa, densa di significati, anche sofferti, colma i versi liberi della raccolta La quarta parete del medico-poeta tarantino Giuseppe Perrone. Raccolta divisa in cinque parti: La stanza vuota, Davanti al muro è impossibile capire, Passi perduti e altri inciampi, In compagnia della cenere, e l’ultima Accadono scene mute.

Una poesia chiaroscurale fatta di zone d’ombra illuminate da improvvisi lampi di luce. Il pessimismo che ne emerge non è assoluto, sebbene il dolore, la solitudine e la morte rendono difficile la costruzioni di mondi gioiosi e luminosi, ma la poesia che si scrive da sola, come afferma nel componimento che dà il titolo alla raccolta è quel di fronte che può essere confine o spazio aperto dinnanzi alla vita chiusa in quattro pareti. La poesia sgorga dunque spontanea quando il canale di questa percezione è aperto, autentico e sincero come in questo caso.

Versi densi di saggezza misteriosa, anche se come scrive Nietzsche, nella citazione in esergo, la saggezza può porre limiti alla conoscenza, ma il poeta la possiede, avendo visto il dolore e la morte in faccia come medico ed essere umano sensibile che ben conosce l’abisso della sofferenza che la vita dispensa a piene mani. Ma non si arrende.

Ho trovato molto toccante e vera Vigilia (senza giorno di festa) della quinta sezione, specialmente nei versi O furia di cielo e santi/ attenzione all’estasi dei salmi o nei versi O mani che si stringono per dirsi addio/ attenzione a non giurare “per sempre”. Versi essenziali, schietti, puri, capaci di toccare le più misteriose corde dell’anima che ci mettono in guardia dall’insidie dell’oggi nascoste in luoghi inattesi.

La poesia è come l’anima, che forse non si vede ma si fa sentire, se è autentica e in questi versi si ha schietta questa sensazione. È una poesia che ha un ritmo, una cadenza, una voce personale e intima molto particolare.

Ho amato molto questa raccolta, di un poeta giustamente premiato e apprezzato, che ho conosciuto grazie a Nicola Vacca che cura la collana Agorà, dove questa raccolta è inclusa. Se amate i poeti contemporanei, Perrone è nato nel 1959, sono certa certa che questa silloge saprà parlare anche a voi.

Permettetemi due notazioni finali: il componimento grafico in copertina è una fotografia di Rino Scarpa e la prefazione di Cosimo Argentina.

Giuseppe Perrone nasce il 1959 a Taranto, ove svolge attività di medico. Nel mese di ottobre 2013 pubblica, per Manni Editori, la prima raccolta di poesie dal titolo “ Tra i passi e le strade “. Nel 2014 ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Nazionale di Basilicata e Calabria; un primo posto per poesia inedita al Concorso di Poesia di Positano. Ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Internazionale Lilly Brogy di Firenze. Entra nella finale del Premio Letterario Nazionale Città di Castello ( PG ). Nel 2015 ottiene premio di merito per libro edito al Concorso Letterario Internazionale “ Vitruvio “ di Lecce. Ottiene premio speciale della giuria al Concorso Internazionale di Latina per poesia inedita; terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia ( CT ); terzo posto per poesia inedita al Premio Nazionale di Arti Letterarie Città di Torino. E’ presente in alcune antologie di poeti per la Casa Editrice Pagine.

Source: libro inviato dall’editore.

:: Un’intervista con Flavio Troisi a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2021 by

Hai un blog “La fattoria dei libri”, un canale Youtube “Broken Stories”, sei un apprezzato ghost writer, scrivi saggi, racconti e romanzi. Insomma ti tieni occupato. Parlaci dunque di te, dicci qualcosa di molto, molto personale.

Il blog è moribondo, perché non lo aggiorno affatto, mentre Broken Stories su YouTube mi tiene allegramente impegnato e si sta conquistando la sua fetta di pubblico interessato a tutto ciò che riguarda la narrativa ad alta tensione, dark, immaginifica raccontata onorando le opere e gli autori. Mi tengo occupato facendo ciò che amo e mi interessa e mi gratifica, che poi mi pare uno dei pochi modi sensati di stare al mondo. Sono un tizio che ama passare il tempo a casa, con la testa fra le nuvole, immerso nell’arte di raccontare storie. Prima di tutto come lettore e spettatore. Solo dopo come autore. Il mestiere di ghost writer è un bel modo di pagare le bollette. Una cosa molto personale? Non mi sono mai sposato e non ho figli, non mi sono mai legato a nessun credo religioso, ho una mentalità analitica e positivista.

La tua scrittura trasuda buone letture, parlaci dei tuoi scrittori preferiti e del tuo amore per l’horror.

Ho alle spalle studi classici e letterari, mi sono laureato studiando comunicazione, ma sono cresciuto come lettore e scrittore leggendo fantascienza, fantasy, horror, mistery, thriller. La letteratura è sempre stata per me un luogo di ristoro, di recupero dal sovraccarico di realtà imposto dalla vita. Forse per controbilanciare il mio stretto pragmatismo ho sempre sentito che l’immaginazione era la terapia che occorreva al mio spirito. E questa, oggi, vive soprattutto nelle narrazioni che usano il fantastico come materiale di impasto, come ingrediente. Il fantastico è di per sé la vera letteratura, come spiegava Borges, mentre il realismo non è che un passaggio temporaneo, un incidente di percorso nella storia della letteratura. Questo però non fa di me uno scrittore del fantastico, né tanto meno horror. Io scrivo e basta, usando ogni elemento possibile per rendere una storia più avvincente e rilevante.
Come lettore di vecchia data, amo però l’horror perché è semplicemente uno dei filoni letterari più ricchi di stimoli e di talenti, nonché uno dei pochi generi in grado di rispondere alla perdita di coordinate morali ed emotive della contemporaneità. Una contemporaneità fatta di smarrimento del senso, di prospettive ideali, depressione, soprattutto, di disagio mentale pervasivo, ovvero la piaga più diffusa e meno riconosciuta della contemporaneità consumistica. Le emozioni esplorate dalla letteratura weird e horror, come ha brillantemente illustrato il critico e filosofo Mark Fisher sono lo specchio di questo spaesamento, ma anche, per quanto mi riguarda, un rimedio. La depressione infatti non si esprime solo nella tristezza, ma soprattutto nella perdita di contatto con le proprie emozioni. I romanzi ad alta tensione bucano questa insensibilità ovattata e ci ricordano che abbiamo ferite dolenti di cui prenderci cura. Per farlo attingono alla nostra primitiva capacità di avvertire il pericolo. Ci dicono: smettila di fingere che sia tutto ok, qui c’è qualcosa che non va. Non è davvero poca cosa, ti pare? Certo, si può sempre decidere di continuare a dormire, a guardare altrove. L’elemento orrorifico di una buona narrazione è lì per risvegliare i nostri sensi annichiliti dalla depressione strisciante, endemica al nostro stile di vita iperconsumista.

Parliamo del tuo ultimo libro edito questa volta con il tuo nome, Ogni luogo un delitto, un thriller con venature horror, proprio splatter e un sentore di sovrannaturale. Ma tutto parte dalla mente umana che genera mostri e a volte può davvero essere misteriosa. Come è nata l’idea di scriverlo? Premetto che chi leggerà il libro troverà un anticipo sulla prima fonte di ispirazione.

Ogni luogo un delitto è un thriller con momenti ad alta tensione e momenti di confronto con il male, rappresentato da un assassino terribile. Di conseguenza suscita emozioni forti, come deve avvenire in un thriller. Ma è anche un romanzo di amicizia, amore, ed è costellato di momenti comici, che strappano più di una risata, mi dicono. Quindi, si spera, è un romanzo intenso. Non ci sono venature horror, per come le vedo, né splatter. È un errore pensare che quando scorre il sangue siamo nello splatter e quando la tensione ci attanaglia siamo nell’horror. No, siamo molto semplicemente nell’efficacia narrativa, secondo me. Nel mio romanzo ci sono venature sincere, per come la vedo. Il male è il male e spaventa, la violenza è violenza e atterrisce. Nel mondo reale si può perdere la vita per un pugno. Nel modo reale si ha paura. Ma se intendi dire che una scena o due ti hanno spaventato, allora ho fatto bene il mio lavoro, e sono contento. Non so quale sia la primaria fonte di ispirazione, onestamente. L’idea di scriverlo è nata dalla voglia di firmare un romanzo, dopo altri scritti come ghost writer, sempre con passione. Firmare un romanzo è un atto di narcisismo e io ho ceduto.

Direi di partire dall’inizio dall’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Che io trovo fulminante. Scuola americana, immagino?

Scuola di narrativa, più che altro. Tecnicamente è un flashforward, l’opposto del flashback, ma questo in particolare è un super flashforward, perché riassume tutto il libro facendo uno spoiler pazzesco, esattamente l’opposto di quello che si ritiene opportuno. Intorno a questo singolo incipit ho ragionato per una infinità di tempo. È il primo dopo il prologo ed è una dichiarazione di onestà verso il lettore. Gli sto dicendo: questa è la trama, questo è il tipo di libro che stai per leggere, ora che sai tutto, decidi se t’interessa, ma sappi che farò di tutto per sorprenderti, perché in realtà non sai ancora niente.

La cultura rom ti affascina? Perché questo popolo migrante secondo te è vittima di così tanti pregiudizi? Pensi che sia la loro grande libertà che spaventa i popoli stanziali?

I protagonisti del romanzo sono un romano e un rom, che coprono il ruolo di detective, anche se improvvisati e un po’ scalcagnati. I rom, questo popolo migrante per necessità, non per scelta, è un un po’ un mistero. Vive in una zona di ignoranza selettiva della nostra società. Di loro sappiamo poco o niente, e molti si sentono in diritto di pensarne tutto il male possibile con una sorta di automatismo culturale orribile. Verso di loro si esercita un razzismo strisciante, onnipresente, che non mi va giù, prima di tutto in me. Dei rom emarginati (ma non è detto che lo siano per forza, ci sono rom perfettamente integrati) spaventa la povertà, non la libertà. Infatti c’è poca libertà nella miseria. E forse ci spaventa anche il loro distintivo senso di appartenenza a una tradizione che non vuole farsi assorbire nel grande melting-pot indifferenziato, che è tanto utile in termini di marketing globalizzato ma non so quanto ci renda felici. Questa cultura mi affascina come tutte le culture, molto semplicemente ho deciso di cominciare a osservarla con attenzione e rispetto. La conoscenza è il primo passo verso l’empatia.

E veniamo alla domanda che volevo farti durante tutta la lettura del tuo libro: ma tu credi alle facoltà medianiche, al sovrannaturale? O è solo ottimo materiale per scrivere storie di paura, e indagare l’inconscio collettivo della nostra società?

Non credo nel sovrannaturale. Credo nel naturale, che è già abbastanza miracoloso di suo, e molto minacciato. Ma come giustamente osservi, può essere un ottimo strumento di sintesi per addentrarci nell’inconscio collettivo, nel sentire comune che altrimenti è più arduo esprimere, e forse pure meno interessante. Il sovrannaturale non esiste nella realtà fenomenica e sociale, esiste però nella dimensione psicologica e culturale, quindi non vedo come uno scrittore possa ignorarla o relegarla a sfizio escapista, un errore in cui quasi sempre scivola l’intellighenzia italiana.

La tua passione per King è manifesta: quale è il suo libro che ami di più?, e spiegane dettagliatamente i motivi.

Ho letto King da ragazzo, molto e con voracità appassionata, ma oggi la passione non c’è più. Solo grande ammirazione e gratitudine, soprattutto per le opere giovanili. Gli ho voluto bene, è stato un amico del mio cuore, ma si va avanti e non leggo più tutto quello che scrive, perché ho già dato quando eravamo in pochi ad apprezzarlo. Ma Stephen King ha scritto libri importanti. Fra quelli che ho amato alla follia c’è It e “Stagioni Diverse”, che ospita quattro romanzi brevi, tre dei quali sono capolavori. “Un ragazzo sveglio” è quello che più mi ha turbato e di solito non viene citato. Racconta del rapporto morboso fra un ex ufficiale nazista e un ragazzo “per bene” che scopre il suo passato e comincia a ricattarlo per farsi raccontare i dettagli più macabri relativi ai campi di sterminio. Il male poco alla volta corrompe il ragazzo. Una storia scioccante, vera, senza un alito di soprannaturale, di un King morboso, che andava a toccare i nervi scoperti, come in “Ossessione”, titolo originale “Rage.” Dove preconizzava le stragi scolastiche di ragazzi disagiati e armati pesantemente. Un romanzo che ha ritirato dal mercato, e posso capirlo, ma mi dispiace anche, perché quella storia aveva una rilevanza sociale autentica.

Ipotizziamo il futuro: il tuo libro viene tradotto in inglese, e King lo legge. Cosa ne penserebbe?

Non lo so. Che c’è suspence anche in Italia?

Fabio Castiglione e Costel una coppia di investigatori improbabili, vero che c’entra lo zampino di Lansdale? E poi volevo chiederti James Sallis lo conosci? L’hai mai letto?

Non conosco Sallis, mi spiace, ma apprezzo molto Joe R. Lansdale. I suoi detective improvvisati Hap & Leonard sono fra i buddies più riusciti nella tradizione appunto delle “buddy stories”, avventure che hanno per protagonisti due amici spesso antitetici su diversi piani, ma sempre affiatati,. In Hap & Leonard c’è in aggiunta il tema portante dell’antirazzismo, che nel mio romanzo è centrale. In ogni caso l’alchimia del rapporto amichevole e conflittuale nello stesso tempo è uno standard trasversale. Soprattutto al cinema funziona sempre, ma anche in TV. Da bambino guardavo sempre Starsky e Hutch, un telefilm classico di questo filone. Ha sempre funzionato accostare personaggi difformi, da Don Chisciotte e Sancho Panza in poi.

Infine ultima domanda, nel ringraziarti per la disponibilità vorrei chiederti i tuoi progetti per il futuro.

Sto lavorando a un nuovo thriller che mette al centro altre marginalità, che indaga zone d’ombra differenti, una storia nera, ma anche molto romantica a modo suo. E continuo a esplorare il mondo della narrativa a tinte dark sul mio canale Broken Stories, che vi invito a seguire, se vi va. Vi si fa cultura con divertimento.

Un viaggio in versi nell’animo e nella società degli emarginati ai tempi del Covid-19 in “La direzione è storta”di Filippo Kalomenìdis . A cura di Viviana Filippini

14 aprile 2021 by

Filippo Kalomenìdis racconta con la poesia un anno con il Coronavirus e gli sconvolgimenti che ha portato il suo arrivo. Kalomenìdis raccoglie il tutto in versi racchiusi in “La direzione è storta”, edito da Homo Scrivens narrando come il tempo e la vita sua e di chi gli sta attorno siano cambiati con l’irrompere del Covid-19. Un diario lirico, a tratti inquieto, dove ogni poesia scritta da Filippo è un viaggio profondo, in certi momenti anche tormentato, nelle dimensioni umana, emotiva socioculturale e anche politica dei mondi (Italia, Sardegna, campi profughi in Grecia) attraversati dall’autore. Ne abbiamo parlato con Filippo Kalomenìdis.

Perché hai scelto proprio la poesia per narrare la tua esperienza di convivenza col Covid-19?

I miei mesi di mobilitazione civile tra marzo e maggio del 2020 – in cui assieme a tante compagne e tanti compagni abbiamo offerto ai malati il nostro piccolo aiuto – potevano vivere solo in poche, autentiche parole che fossero appropriate, essenziali, lancinanti e, allo stesso tempo, che contenessero quella che gli antichi greci chiamavano “Pleroma”, ossia la pienezza, la completezza, “la luce al di sopra”. Solo esprimendomi con dei versi potevo disegnare parole che attraversassero lo spazio sino a chi le riceve, portandosi dietro in un istante immagini, suoni e un’irriducibile verità emotiva.La poesia è un cammino senza scorciatoie, senza soste, per me l’unico possibile per raccontare la Nuova Storia, quella cominciata con la Catastrofe della pandemia. I versi chiamano le cose con il loro nome, toccano subito carne e anima, ovvero niente di più eversivo in questa era di a-nomia e di contraffazione della realtà.

Come e da cosa sono nate le tue poesie?

Sono nate dall’esigenza di scrivere un diario intimo e politico, dal bisogno di raccontare il viaggio interiore e fisico che ho compiuto per riappropriarmi della mia identità di uomo in rivolta. E soprattutto dalla mia vocazione a dare voce ai cancellati, agli ultimi, ai senza luogo, ai reclusi nella malattia e nella detenzione. Così ho abbracciato le loro vite e le loro storie. Ho elaborato il silenzio artificiale dei mesi del lockdown, per poi cercare le parole giuste per romperlo, ascoltando e riportando spesso le parole del grande popolo degli abbandonati in una catastrofe causata – non scordiamolo mai – dai poteri predatori e assassini che ci governano.

Nel libro ritorna spesso il tema dell’amore perduto cosa è rimasto di esso?

Ho perso tanto, tantissimo nell’anno appena trascorso, ma la gratitudine per la bellezza che mi è stata donata resta. Ed è infinita.

Quanto il virus ha influito sul tuo modo di pensare, agire e scrivere?

Quando si vive una catastrofe individuale e collettiva, l’estremismo umano e l’estremismo politico sono risorse fondamentali. La generosità, il moto verso gli altri e con gli altri sono le uniche risposte necessarie contro l’isolamento in cui siamo stati sprofondati. Questa pandemia deve essere attraversata come un’opportunità ultima di cambiamento. Se non lotteremo con gioia e vitalità radicale per uscire dalla fine del capitalismo, di cui il virus è solo uno dei tanti disumanizzanti effetti, non avremo scampo.La scrittura autentica è una delle forme di lotta più alte e più consapevoli. Dopo anni vissuti come la maggior parte di noi nella menzogna, ho scelto la nudità, la sincerità cruenta e luminosa. Ho cercato quindi di superare le cinque difficoltà indicate da Brecht per chi vuole scrivere la verità: il coraggio di scrivere la verità, l’accortezza di riconoscerla, l’arte di renderla maneggevole come un’arma, il giudizio di scegliere coloro nelle cui mani diventa efficace, e l’abilità di propagarla tra molti. I versi de “La direzione è storta”vogliono comporre una sorta di lungo monologo, quasi teatrale, quasi musicale, perché hanno sempre all’interno un’interlocutrice, un interlocutore, individuo o massa che sia.

Quanto è stato importante avere con te tuo figlio durante la pandemia?

Mio figlio è, come scrivo in una delle pagine, il mio «Muro Maestro». La biunivocità nella trasmissione del sapere emotivo ed esperienziale tra genitori e figli è una delle possibilità di salvezza in questo tempo catastrofico. Al contrario di ciò che recenti teorie psicanalitiche mainstream affermano, la mancanza della legge del padre è una fortuna. I genitori devono saper essere guide dei figli e saper farsi guidare dai figli, come ci insegna l’episodio nella pancia della balena di Pinocchio. Il legaritarismo opprime i nostri bambini appena si affacciano nella società. Dobbiamo quindi educarli alla libertà e farci insegnare da loro l’immediatezza nell’esercitarla. Dobbiamo ritrovare assieme ai giovani gli spazi di amore, di espressione, e di sovversione del reale. 

Il tuo libro si sviluppa in alcuni luoghi cardine: Bologna, Sassari e quelli che definisci campi di concentramento (dove ci sono i rifugiati). Cosa hanno in rappresentano per te questi tre posti?

Nel 2020, Bologna è stato il territorio della gratitudine per l’amore ricevuto e vissuto, è lì che è cambiata per sempre la mia vita; la Sardegna è la terra dove sono nato e dove ho deciso di ritornare “figlio” per potermi ritrovare come uomo e come padre; le isole della Grecia ai confini dell’Asia rappresentano invece il recupero definitivo delle mie origini di senza luogo, di nipote e figlio di profughi. In quelle isole che un tempo erano ponti dove i popoli s’incontravano e si mescolavano, ora sono stati edificati dall’Unione Europea i nuovi Lager in cui vengono rinchiusi e annientati le donne, gli uomini, i bambini del Sud del mondo in fuga dalle guerre e dalle carestie causate dall’Occidente.  Per questo sono stato là, insieme ai prigionieri e a chi lotta per la loro libertà. Perché le loro storie, i loro gesti, il loro amore, la loro rabbia potessero risuonare oltre l’orrore che vuole cancellarli in quanto parte di scarto del bottino di guerra.

Cosa hai ricevuto emotivamente dagli incontri con le persone in difficoltà a Bologna e in quelle che hai incontrato in Grecia?

Per me sono vincoli indissolubili e prima inimmaginabili. Ogni parola in più rischierebbe di essere retorica. E chi soffre ed è oppresso non ha bisogno della pena aggiuntiva della retorica.

Quanto sei cambiato dal momento in cui hai cominciato a scrivere le tue poesie a quando hai concluso la tua raccolta?

Per risponderti cito un passaggio da “Perché io, perché non tu” di Barbara Balzerani – punto di riferimento raro e infinitamente prezioso nel contemporaneo contesto letterario europeo – “capitano occasioni in cui si riconosce qualcosa di essenziale dell’impasto di cui si è fatti”. Ecco, ciascuna delle esperienze che sono diventate le pagine de “La direzione è storta” hanno per me questo preciso significato.

:: Sibil di Marco Scardigli (Rizzoli 2021)

13 aprile 2021 by

Chi è Sibil? È una ragazzina che ama il caldo, non sopporta i rumori, con lei bisogna sussurrare e ama il cibo bianco. Potreste considerarle stranezze, ma la cosa che veramente colpisce di lei è il fatto che usa potenzialità del cervello che altri non usano, che la rendono molto, molto speciale.

Usa la mente-fuori e può scoprire tutto quello che nasconde la Rete. Può scoprire da dove provengono flussi di denaro, può cambiare le coordinate dei satelliti, può conoscere e decifrare conversazioni, dati, algoritmi. Un’arma non convenzionale nella lotta contro il crimine. Ed è così che una task force della Guardia di Finanza tutta al femminile si avvale dei suoi “poteri”.

Ecco in breve Sibil, thriller di Marco Scardigli, edito da Rizzoli. Un thriller tutto al femminile che indaga sui pericoli e i misteri della Rete, partendo dall’idea che ci possa essere un essere umano capace di competere con le intelligenze artificiali, e superarle.

L’idea è affascinante, la mente umana è davvero misteriosa con i suoi 100 miliardi di neuroni, e più di 150mila miliardi di sinapsi. Nessun computer può davvero ancora competere, è che le nostre potenzialità restano ancora inesplorate, e non si conosce cosa possa fare scattare questo accrescimento dalle facoltà diciamo comuni.

Marco Scardigli, storico, saggista e romanziere,  è una vecchia conoscenza, ricordo di suo  Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018), qui si cimenta in un thriller tecnologico tutto italiano, che può competere con molti romanzi avveniristici, e fantascientifici alle prese con le nuove e diverse tecnologie.

Il valore di Sibil è sconfinato, se esistesse davvero vivrebbe blindata, impossibilitata a condurre una vita normale, perché naturalmente grandi doti nascondono anche gravi fragilità. E da questo partono molte riflessioni etiche e morali legate alla privacy, alla concentrazione di tanto potere in un’unica persona, alla violazione o superamento di leggi, confini e regolamenti che cesserebbero di avere importanza. A se sarebbe giusto utilizzare una persona come un’arma, anche se utilizzata dal lato giusto della legge.

Alla fine della lettura una sola domanda ci passa per la mente: e se Sibil esistesse veramente? Curioso. 

Marco Scardigli (1959) è storico militare e autore di numerosi saggi e romanzi. I suoi ultimi libri sono Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018, Premio Selezione Bancarella) e Tina e il mistero dei pirati di città (Interlinea, 2020). Altre pubblicazioni sono Il mistero delle code di lucertola (Sperling & Kupfer); Lilibum (Liber International); Celestina. Il mistero del volto dipinto (Arnoldo Mondadori Editore).

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Rizzoli.

Sorcery of Thorns di Margaret Rogerson (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2021 by
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I libri che parlano di libri, raccontando avventure a volte fantastiche legati ad esse, ci sono da molto tempo ma riescono comunque ad affascinare sempre: uno dei più recenti è il fantasy autoconclusivo Sorcery of Thorns, una delle proposte di Oscar Fantastica degli ultimi mesi.
Elizabeth Scrivener è cresciuta in un mondo dove trovano spazio grandi Biblioteche, Austermeer:  questi enti hanno un ruolo preciso, diverso da quello che hanno nel nostro mondo: proteggere tutti dalle minacce della magia. In queste biblioteche infatti non ci sono libri, fumetti e giornali da prendere in prestito e consultare come in quelle nostre, ma grimori magici, che se provocati possono trasformarsi in mostri inquietanti e commettere dei crimini.
Elizabeth, che non ha mai saputo chi siano i suoi genitori e ricorda di essere vissuta nella Biblioteca fin da piccolissima, vuole diventare una guardiana, per proteggere il regno dalle minacce magiche, che presto irrompono nella sua vita.
Un giorno, infatti, per impedire un atto di sabotaggio, libera il grimorio più pericoloso della biblioteca e viene sospettata di aver commesso un crimine, anche perché muore la Guardiana di Summershall, il luogo dove è cresciuta.
L’unico suo alleato è uno stregone, che lei ha sempre visto come un nemico, Nathaniel Thorn, che deve il suo potere al demone Silas: ma presto Elizabeth capirà che i veri nemici e pericoli sono altrove, in una congiura che potrebbe distruggere il mondo intero, partendo proprio dalle Biblioteche, e che Nathaniel e Silas sono ben diversi da quello che credeva, e che in fondo vogliono le stesse cose che vuole lei.
Elizabeth capirà anche che la sua vita è molto di più di quello che pensava, con un potere che non sapeva di avere e un destino che non avrebbe mai potuto immaginare, ben oltre quello che era stata la sua vita fino a quel momento e i suoi progetti di un’esistenza in mezzo ai libri.
Il potere dei libri magici per antonomasia, i grimori, non poi così presenti nell’immaginario ultimamente e in una nuova prospettiva, è al centro di una storia originale e appassionante, dove tutto si scatena in biblioteche insolite e appassionanti:  il paragone con quella di Hogwards di Harry Potter c’è, ma qui il ruolo è diverso, i libri sono veri e propri esseri viventi in potenza che possono scatenarsi. ,Gli appassionati di libri e lettura troveranno  echi  della biblioteca, leggendaria e nascosta, de Il nome della rosa di Umberto Eco e  di quella del Cimitero dei Libri dimenticati di Zafon, ma comunque nell’ambito di una storia originale e nuova.
Elizabeth è un’eroina fantasy diversa dal solito, anche nel suo essere una prescelta, ma anche i personaggi di contorno non sono da meno, a cominciare da Nathaniel e Silas, due nemici e poi amici che riprendono due archetipi, lo stregone e il demone, in chiave nuova.
Sorcery of Thorns è quindi un libro fantasy insolito, appassionante, che piacerà a chi crede nel potere dei libri, che contengono da millenni le storie di ogni genere: senz’altro, dopo averlo letto, si vedranno le biblioteche in un’ottica diversa, anche se la magia che capita nella realtà è diversa (per fortuna, i grimori non sarebbero gestibili), ma sempre magia è.
Il libro è completato dalle bellissime illustrazioni di Charlie Bowater, capaci di evocare un mondo che affascina, tra grimori, incantesimi e giochi di potere. Il libro è autoconclusivo, ma il finale lascia uno spiraglio per futuri seguiti o per la fantasia dei lettori.

Margaret Rogerson è l’autrice dei bestseller del New York Times An Enchantment of Ravens e Sorcery of Thorns. Laureata in Antropologia culturale all’Università di Miami, quando non sta leggendo o scrivendo ama disegnare, giocare, cucinare budini e guardare più documentari di quanto non sia socialmente accettabile (secondo alcuni). Vive vicino a Cincinnati, Ohio, di fianco a un giardino pieno di colibrì e di rose. Il suo sito è margaretrogerson.com.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti (Edizioni Convalle 2021) a cura di Giulietta Iannone

11 aprile 2021 by

È un libro speciale Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti, edito da Edizioni Convalle.

Sì ci sono gustose ricette ma non solo, Valeria ci racconta il suo percorso di donna, madre, figlia alle prese con le  piccole e grandi fatiche di questi tempi difficili, e lo fa con creatività e allegria.

Ci apre la sua cucina, che un po’ per tutti è il cuore della casa, confidandoci alcune ricette della sua tradizione familiare rielaborate con fantasia e immaginazione (per piacere ai più piccoli) e ci racconta come ha affrontato gli scorsi mesi di lockdown, a Varese, una delle zone della Lombardia più toccate dal virus.

A ogni piatto un nome buffo dagli antipasti, ai primi, ai secondi ai dolci, per non lasciare indietro pizze e focacce.

Si sa tenersi occupati in cucina ha aiutato molti a superare questi mesi, soprattutto quando i piatti cucinati vengono condivisi in famiglia, per la gioia di tutti, e se sono buoni ancora meglio.

Oltre che scrivere libri Valeria Gatti cura anche un blog: https://bood.food.blog/

:: L’orgoglio del fallimento. Lettere ad Arsavir e Jeni Acterian di Emil Cioran (Mimesis 2021) a cura di Nicola Vacca

10 aprile 2021 by

È proprio vero, per conoscere a fondo uno scrittore bisogna immergersi nei suoi carteggi.
Antonio Di Gennaro da anni sta scavando nella personalità di Emil Cioran curando la pubblicazione di volumi che raccolgono la corrispondenza che il grande scrittore ha avuto con molti intellettuali del suo tempo.
Da qualche mese è uscito per i tipi di Mimesis L’orgoglio del fallimento, un volume che raccoglie le lettere che Cioran ha scritto ad Arșavir, un brillante giornalista e a Jeni Acteran.
Questo epistolario è molto importante. In queste lettere Cioran parla di Cioran, esprimendo tutto il suo mondo di pensatore privato.
«Ho intrapreso l’avventura del distacco con un certo coraggio: il coraggio del fallimento» così scrive l’autore di Squartamento in una lettera del 23 giugno 1975.
Distacco, disgusto, dubbio, scetticismo. Queste sono le parole chiave che troviamo nelle lettere che Emil scrive carico di quell’ orgoglio del fallimento che lo rende un essere speciale e controverso.
Cioran incontra Arșavir, giornalista culturale di profonda sensibilità e intelligenza, presso la Biblioteca della Fondazione Carol di Bucarest.
Sarà subito amicizia. Tra i due si stabilirà una forte intesa intellettuale.
Questo carteggio è importante per capire fino in fondo il mondo di Emil Cioran.
Qui i due intellettuali che fanno parte della stessa generazione tragica, si confrontano con le loro parole profetiche.
In queste parole troviamo Cioran, che si definisce uomo sterile, che argomenta attraversa il distacco della scrittura il suo disgusto per se stesso e per il mondo senza mai sottrarsi al suo scetticismo, quella straordinaria forza interiore che caratterizzerà tutta la sua opera e che lo porterà sempre a scegliere il dubbio con tutti i suoi vitalismi di intelligente perplessità.
Emil e Arșavir sono due fratelli d’anima che sentono lo stesso sconforto generazionale.
Cioran in una lettera del 11 giugno 1969 scrive:

«La nostra generazione ha conosciuto tutte le forme di sconfitta; come non esserne orgogliosi? Inoltre, detto tra noi, senza l’orgoglio del fallimento, la vita sarebbe a stento tollerabile. »

Senza l’orgoglio del fallimento Cioran non sarebbe stato quel grande pensatore che noi oggi amiamo incondizionatamente.
Cioran scrive al suo amico ammettendo di sprofondare sempre di più nel suo scetticismo speciale.
Senza rinunciare al paradosso e al gusto letterario della contraddizione, Cioran vive di contraddizioni che gli impediscono di appartenere a qualsiasi dottrina.
Uomo libero che ha rotto con la scena letteraria del suo tempo, e la sua libertà ha senso solo per la fedeltà a se stesso.
Così si mostra Emil Cioran nelle lettere al suo compagno fraterno di penna.
Nel coraggio del fallimento in queste pagine troveremo un Cioran autentico che confessa di avere un grande difetto: quello di avvertire in sogno l’essenziale.
«L’ossessione per la felicità ci trascinerà presto nella disgrazia» scrive il profetico Cioran mentre accusa il genere umano che si lascia sedurre nell’incoscienza dalla feccia degli utopisti, rivendicando per tutti quella grande dolcezza che c’è nello svanire delle illusioni.
Il Cioran che troveremo in questo carteggio, è il grande scettico che nell’orgoglio del suo fallimento, di sconfitta in sconfitta («quelle che ci vengono inflitte dalla vita quotidiana e quelle che ci vengono dispensate in abbondanza dalla Storia») troverà attraverso il suo pensiero la verità in assenza di ogni verità.

Emil Cioran (1911-1995) rappresenta una delle voci filosofiche di maggior rilievo nell’ambito del “pensiero tragico” contemporaneo. Tra le sue opere: Al culmine della disperazione (1934), Lacrime e santi (1937), Sommario di decomposizione (1949), Sillogismi dell’amarezza (1952), La tentazione di esistere (1956), Storia e utopia (1960), La caduta nel tempo (1964), Il funesto demiurgo (1969), L’inconveniente di essere nati (1973), Squartamento (1979), Esercizi di ammirazione (1986), Confessioni e anatemi (1987). Fra le sue numerose opere pubblicate da Mimesis, Vacillamenti (2010) e Lettere al culmine della disperazione (1930-1934) (2013).

Source: libro del recensore.

Un saggio sull’epopea di Dune a cura di Elena Romanello

10 aprile 2021 by

Il film Dune di Denis Villeneuve è stato rimandato al prossimo autunno: in attesa di questo importante appuntamento per i cultori della fantascienza, NPE Edizioni propone il saggio Dune Tra le sabbie del mito di Filippo Rossi, già autore di libri su Star Wars  e sui super eroi, altre epopee del fantastico della modernità, per universi dell’immaginario che hanno sempre qualcosa da dire.
Un’ottima occasione quindi per scoprire i retroscena di una saga soprattutto e innanzitutto letteraria, capace di cambiare la fantascienza per sempre: il primo romanzo dell’epopea di Dune fu pubblicato dall’autore Frank Herbert nel 1965 e colpì subito, facendo capire le potenzialità di un genere che fino a quel momento era stato un po’ snobbato, visto come un qualcosa per eccentrici e ragazzini, troppo svincolato da un mondo intellettualmente impegnato.
La fantascienza aveva, a dire il vero, un lungo passato già alle spalle, dai tempi di Mary Shelley, Jules Verne, H. G. Wells, ma la sua lunga presenza sulle riviste pulp, poi rivalutate come fucine di sperimentazione e cambiamento, non avevano predisposto bene la critica e il pubblico di cultori della letteratura. 
Dune si presentava fin da subito come qualcosa di complesso e lungo, non come un racconto o una novella, un libro di ampio respiro, come i classici dell’Ottocento, per portare in un microcosmo a se stante, dove succedono una serie di cose, non banali, mai scontate, tra metafore della realtà e immaginazione.
Frank Herbert dimostrò che la saga di Paul “Muad’Dib” Atreides e dei suoi figli era qualcosa di davvero intrigante e interessante, grande letteratura dove si parlava di religione, filosofia, politica e altre tematiche forti, un po’ come ha fatto anni dopo George R. R. Martin con le Cronache del ghiaccio e del fuoco per il genere fantasy, una delle tante saghe che deve comunque qualcosa al mondo di Dune.
Filippo Rossi racconta come Dune è diventato un classico di quest’ultimo mezzo secolo, attraverso i libri, il film del 1984 di David Lynch, comunque iconico anche se semplificava molto e le due miniserie del 2000 e 2003, in attesa del nuovo adattamento in due film. 

:: Baionette a Lhasa L’invasione britannica del Tibet di Peter Fleming

8 aprile 2021 by

Il 22 aprile esce per Settecolori, Baionette a Lhasa L’invasione britannica del Tibet (Bayonettes th Lhasa The British Invasion of Tibet, 1961) di Peter Fleming, fratello di Ian Fleming, papà del famoso James Bond, ed è già di per sè una notizia. Tradotto da Fabrizio Bagatti, prima edizione italiana, farà la felicità di tutti gli appassionati di storia e avventura. Peter Fleming è una mia vecchia conoscenza, per il suo caposaldo The Siege at Peking, e posso testimoniare che ha uno stile brillante e caustico, insomma non ci si annoia quando si leggono i suoi reportage di viaggio. In questo libro ci porta in Tibet agli inizi del Novecento, davvero consigliato.

L’invasione del Tibet nel 1904 è uno degli avvenimenti più incredibili della storia imperiale britannica.
Concepita da Lord Curzon come una mossa strategica all’interno del Grande Gioco – il colossale scontro in atto fra Londra e la Russia zarista per il dominio dell’Asia centrale – fu condotta maldestramente e sulla base di debolissime motivazioni. Guidata da Francis Younghusband, soldato, esploratore e mistico, la missione politico-militare incappò nel fuoco diplomatico incrociato della Cina e della stessa diplomazia inglese e terminò nella vergogna e nel risentimento misto a disgusto dello stesso Younghusband. Nel ricostruire magistralmente questa avventura e i suoi protagonisti, a volte carismatici, spesso grotteschi, Peter Fleming illumina quello che oggi è visto come un momento chiave in quel Grande Gioco i cui echi continuano ancora a risuonare all’interno del suo spazio geopolitico.
Lo fa, come egli stesso racconta, «dall’interno», e non semplicemente da storico. Perché, eccezion fatta per i suoi attori principali, nessuno come lui può vantare una conoscenza di prima mano, frutto di viaggi, vagabondaggi, esplorazioni, di quel centro-Asia fatto di altipiani e montagne, monasteri buddisti e laghi salati, venti aspri, pony dal pelo scarruffato, gente rozza, voci che girano intorno ai fuochi di sterco di yak…

Peter Fleming (1907-1971), giornalista e scrittore, fratello di Ian, è stato uno dei più grandi travel writers del Novecento. Fra i suoi libri, “Avventura brasiliana”, “To Peking: A Forgotten Journey from Moscow to Manchuria”, diario di un’esplorazione in Manciuria, e “News from Tartary”, resoconto di un viaggio di sette mesi attraverso i deserti della Cina e il Kashmir.

Dispassione, Maria Laura Rosati (LiberiLibri, 2021)A cura di Viviana Filippini

8 aprile 2021 by

“Mi chiamo Fiamma, e sono cattiva. Non sono stata sempre così, credo, ogni tanto la mia mente ha strani ricordi, tenerezze, turbamenti, lacrime. Forse. Non ne sono sicura. Magari l’ho solo sognato. Una volta, molto tempo fa, avevo un’altra vita, poi è arrivato il vuoto”. Questa è la voce di Fiamma la protagonista di “Dispassione” il romanzo di Maria Laura Rosati edito da LiberiLibri. Fiamma ci appare da subito come una donna scontrosa, cupa, che si rivolge direttamente a noi lettori facendoci capire che lei è davvero il peggio del peggio. Fiamma è e vuole restare sola, accetta solo Valeria, un’amica che sopporta comunque a fatica, mentre Paola e la piccola Claudia sono per lei un fastidio ogni volta che si fanno sentire. Quello che stupisce della donna è che oltre a non voler contatti con il prossimo, vive una vita fatta da mille ossessioni e non a caso mangia solo alcuni cibi e cucinati in un certo modo, odia la polvere e la sporcizia e teme i parassiti. Fiamma è una donna complessa e difficile, ma ha nel suo io profondo un qualcosa che la tormenta e che le impedisce di ricordare. La protagonista ha perso la memoria da tempo e non c’è verso di recuperarla, così sembra. Fiamma è affetta da dispassione (da dispassion in inglese, visto che nel vocabolario italiano non c’è), ossia distacco, e non a caso la protagonista prende le distanze da tutto e da tutti per timore, paura, per rabbia verso qualcosa o qualcuno che nemmeno lei conosce, o forse lo sa, ma non riesce a ricordarlo. Poi, un giorno, durante un viaggio che Fiamma non ha compreso perché ha fatto, la convinzione di aver perso di vista la figlia scatena in lei qualcosa. Fiamma comincia un cammino, anzi una fuga del tutto personale per cercare di capire che fine ha fatto la sua amata bambina. A complicare il tutto nella mente della protagonista arrivano ricordi improvvisi e imprecisi che la portano in un passato del quale non ricorda nulla, se non frammenti confusi e poco confortanti. Una gita in montagna con il marito e la figlia. La bimba (Pia) abile danzatrice che chiede ai genitori di andare a sciare con l’amichetto appena conosciuto. Il sì del babbo, i dubbi della mamma che parte sugli sci per cercare la figlia prima che si faccia male. Un gran caos emotivo, di ricordi e frammenti assedia la fragile Fiamma e il suo bisogno di trovare la pace la porta – e lei non sa perchè- a Parma. Qui Fiamma passa giornate intere a guardare il ritratto di una fanciulla ritratta da Leonardo, a non rispondere al telefono e a evitare lo strano uomo con il cane che incontra al parco deve lei va a cercare un po’ di pace. Il romanzo della Rosati è un grande puzzle nel quale Fiamma – e anche noi lettori- passo dopo passo, evento dopo evento, prende nuova coscienza di sé rimettendo assieme i tasselli di un passato oscuro che forse non le ha lasciato ferite nel corpo, ma le ha di certo creato un abissale vuoto nelle mente. “Dispassione” di Maria Laura Rosati è una storia travolgente, dal ritmo incalzante, con dialoghi che ti trascinano dentro alla trama facendoti sentire parte del vissuto di Fiamma. “Dispassione” compie una fine e acuta indagine nella mente e nell’animo umano e la Rosati, che è medico oltre che scrittrice, conduce il lettore dentro alle fragilità umane ed emotive di una donna che ha subìto un trauma profondo che le ha rotto qualcosa dentro e l’ha gettata nella paura e nella completa disperazione, impedendole di capire che l’amore, quello costante e vero, salva. Il romanzo è tra i finalisti del Premio Campiello del 2021.

Maria Laura Rosati è medico e scrittrice.  “Dispassione” è il suo secondo romanzo dopo “Passaggi”, uscito nel 2016. Nel 2017 ha ideato il collettivo di scrittura Scriviperbene, di cui fanno parte numerosi autori italiani, con il quale ha pubblicato e curato il ro­manzo “La giusta luce” e la raccolta di racconti “Acqua”.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa di LiberiLibri.

:: Un’intervista con Andreas Gruber a cura di Giulietta Iannone

7 aprile 2021 by

Grazie Andreas per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Andreas Gruber? Punti di forza e di debolezza.

Nessun punto di forza, ma molti punti deboli. Mi piace mangiare cioccolatini mentre scrivo – e scrivo spesso -, amo i vecchi film, quindi sto collezionando DVD e non riesco a trovare il tempo poi per guardarli. E non posso mai dire “NO”, quando qualcuno mi chiede qualcosa.

Thank you Andreas for accepting my interview and welcome to Liberi di Scrivere. Tell us something about yourself. Who is Andreas Gruber? Strengths and weaknesses.

No strengths, but a lot of weaknesses. I like to eat chocolates during I write – and I write often –, I have a favor for old movies, so I am collecting DVDs and can´t find the time, to watch them. And I can´t say “NO”, when someone is asking me.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia. Eri un bambino curioso? Preferivi leggere libri o giocare in cortile con gli amici?

Ero figlio unico e avevo solo pochi amici. Quindi la maggior parte del tempo, soprattutto in inverno, lo passavo nella mia stanza a leggere libri. La maggior parte erano storie dell’orrore. Ma ho anche letto molti libri di saggistica, che compravo con la mia paghetta, principalmente di astronomia. Ero un bambino molto curioso, e lo sono ancora. Volevo sapere quanto era lontano l’universo, da quanto tempo esisteva, dove finisce e chi aveva creato tutto questo intorno a me. Nel frattempo, ho scoperto la risposta della maggior parte di queste domande, ma negli anni ’70 non c’era alcuna possibilità di ottenere una risposta a tutto questo. Successivamente ho studiato presso l’Università di Economia Aziendale di Vienna, mi sono laureato a 24 anni e ho lavorato per 22 anni come responsabile del controllo finanziario in diversi settori. Parallelamente al mio lavoro ho scritto racconti e romanzi e dal 2014 sono uno scrittore a tempo pieno.

Tell us something about your background, your studies, your childhood. Were you a curious child? Did you prefer to read books or play in the yard with friends?

I was a single child and had only a few friends. So most of the time, especially in winter, I was in my room, reading books. Most of them were horror stories. But I also read a lot of non-fiction books, which I bought with my pocket money, mostly about astronomy. I was a very curious child, and still am. I wanted to know, how far the universe was, how long it existed, where it ends and who created all this around me. Meanwhile, I found out most of these questions, but back in the 70s there was no chance to get an answer to all this. Later I studied at the University of Business Economics in Vienna, had a degree with 24 and worked for 22 years as a financial controller in different concerns. Parallel to my job I wrote short stories and novels, and since 2014 I am a full time writer.

Quando hai capito di voler diventare uno scrittore? Quando hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

In realtà a 7 anni. Avevo così tanta immaginazione e volevo scrivere storie per le altre persone. Ho scritto il mio primo libro a 9 anni, era un romanzo poliziesco, ma dopo 3 pagine tutti i personaggi del libro erano morti, si erano uccisi a vicenda e il romanzo era finito. In seguito ho imparato a tracciare una storia. Vent’anni fa, durante i miei lavori come responsabile del controllo finanziario, avevo già il progetto di vivere come scrittore a tempo pieno, ma è stata una lunga strada per raggiungere quell’obbiettivo. Nel frattempo sto lavorando al mio venticinquesimo libro, quindi ho fatto della mia passione il mio lavoro.

When did you realize you wanted to be a writer? When did you realize that the passion for writing was turning into a real job?

Actually with 7 years. I had so much imagination and I wanted to write stories for other people. I wrote my first book with 9 years, it was a crime novel, but after 3 pages all the figures in the book were dead, they had killed each other, and the novel was finished. Later I learned, how to plot a story. Twenty years ago, during my financial controlling jobs, I had already the plan, to live as a full time writer, but it was a long way to that point. Meanwhile I am working on my 25th book, so I had made my passion to my job.

Hai avuto un insegnante che ti ha ispirato in particolare?

Ho imparato molto presto che la scrittura è un prodotto artigianale, quindi ho frequentato diversi campus di scrittura creativa per scrittori principianti. La maggior parte di loro erano in Germania, quindi ho viaggiato dall’Austria alla Germania. Ho imparato molto da scrittori affermati come Andreas Eschbach. Parallelamente a questi campus ho letto anche molti libri di scrittura creativa – libri di saggistica su come scrivere un romanzo – e ho anche visitato gruppi di scrittura. Quindi penso che sia un duro lavoro imparare tutte quelle cose che riguardano la trama, la suspense, i personaggi, i dialoghi e così via. E sono convinto che l’apprendimento non finisce mai.

Did you have a teacher who was a particular inspiration to you?

I learned very early that writing is a handcraft, so I visited creative writing camps for newcomer writers. Most of them have been in Germany, so I travelled from Austria to Germany and booked a lot of that camps. I learned a lot from established writers like Andreas Eschbach. Parallel to these camps I read a lot of creative writing stuff – non-fiction books about how to write a novel – and I also visited writing groups. So I think, it´s hard work to learn all those things about plot, suspense, characters, dialogues and so on. And I am convinced, that the learning never ends.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione.

Il mio primo libro era una raccolta di 9 storie dell’orrore, intitolata “The 5fh Arch Angel”. Trovai un editore, che aveva una piccolissima casa editrice in Baviera chiamata “Medusenblut” (Sangue di Medusa). Ci siamo incontrati e gli ho dato i miei manoscritti. Dopo alcune settimane mi ha detto che voleva pubblicare le mie storie in una raccolta. Il mio primo libro! Era il 2000. E il libro è stato stampato in un’edizione di 200 esemplari. Di cui 100 li ho comprato io.

Tell us something about your debut. Your way to publishing.

My first book was a collection of 9 Horror Stories, called “The 5fh Arch Angel”. I found a publisher, who had a very little publishing house in Bavaria called “Medusenblut” (Blood of Medusa). We met, and I gave him my manuscripts. After some weeks he told me, that he wanted to publish my stories in one collection. My first book! This was in 2000. And the book has been printed in an edition of 200 exemplars. 100 I bought by myself.

Sei un autore sia di racconti che di romanzi. Spazi dall’horror, alla fantascienza, al thriller. Che tipo di libri preferisci scrivere, quale genere ti è più congeniale? O metti un pizzico di tutti questi generi in ogni libro?

Solo quando scrivo racconti, mischio questi generi, perché non c’è alcun problema nel creare crossover. Quando invece scrivo romanzi, sono o polizieschi o horror. Quale di questi generi mi piace di più? Non posso dirlo, li amo tutti: fantascienza, horror, poliziesco, commedia. Quello che sicuramente non mi piace sono le storie d’amore, oh, suvvia! Tutto il resto va bene. E passo tra questi generi, perché questo cambiamento e questa diversificazione fa bene a me e alla mia creatività. Mi ripetevo troppo spesso che avrei scritto polizieschi solo fino ai vent’anni, perché temevo che l’energia si sarebbe completamente esaurita. Quindi cambiando – cioè scrivendo racconti dell’orrore e poi romanzi polizieschi -, posso ricaricare le batterie e poi spenderle per il prossimo progetto.

You are an author of both short stories and novels. Spaces from horror, to science fiction, to thriller. Which kind of books do you prefer to write, which genre is more congenial to you? Or do you put a splash of all kinds in each book?

I only mix theses genres, when I am writing short stories, because there is no problem in creating crossover-stories. When I write novels, they are either crime or horror. Which of these genres I like most? I can´t tell, I love them all: Science Fiction, Horror, Crime, Comedy. What I definitely don´t like are love-stories, oh, come on! Everything else is fine. And I switch between theses genres, because this change and diversification does good to me and my creativity. Would I only write crime within twenty years, I would repeat myself too often und one day, the energy would be completely out. So in switching – writing horror short stories and then crime novels -, I can reload my batteries, and then I burn for the next project.

Cosa ti piace di più quando scrivi i tuoi libri?

Soprattutto mi piace creare personaggi folli, sviluppare trame piene di suspense, trovare luoghi emozionanti, creare dialoghi interessanti. Secondo me questa è la parte più creativa del mio lavoro, fare tutto il lavoro preliminare. Una volta che so come finirà il libro e ho sviluppato tutti i dettagli, allora comincio a scrivere. E questa fase di gestazione della nuova storia è il lavoro più emozionante.

What did you most enjoy about writing your books?

Most of all I like to create crazy characters, to develop suspenseful plots, to find thrilling locations, to create cool dialogues. In my opinion, this is the most creative part of the work, to do all the pre-work. When I once know, how the book will end and have developed all the details, I start to write. And this phase of generating the new story is the most exciting work.

Sei un autore austriaco di lingua tedesca. Pensi che la scuola europea di thriller sia diversa dalla scuola statunitense? Quali sono le caratteristiche che differenziano queste due scuole di scrittura?

Sì, secondo me c’è una grande differenza. Ma non penso esista una sorta di “scuola europea del thriller”. I thriller francesi, come quelli di Jean-Christophe Grangé, sono molto diversi da quelli degli scrittori scandinavi come Jo Nesboe o Stieg Larsson. Gli autori britannici scrivono in modo molto diverso dagli scrittori spagnoli o dagli scrittori italiani come Andrea Camillieri. E c’è anche differenza tra gli scrittori austriaci e quelli tedeschi. Penso che gli scrittori statunitensi siano molto brevi, veloci, arrivano subito ​​al punto, usano i dialoghi brevi, usano pochi monologhi interiori. Gli scrittori tedeschi e austriaci cercano di essere molto intellettuali a volte, il che non è sempre positivo per la storia che raccontano. Quindi penso che un misto di entrambi potrebbe essere un buon modo di scrivere romanzi: unire cioè la solidità dello stile americano e la profondità dello stile tedesco. Penso che gli scrittori britannici abbiano scoperto come gestire questa combinazione. Per esempio Shaun Hutson.

You are a German-speaking Austrian author. Do you think that the European school thriller genre differs from the American school one? What are the characteristics that differentiate these two schools of writing?

Yes, in my opinion there is a big difference. But I don´t think, that there is some kind of “European school of thriller”. Thrillers from France, like from Jean-Christophe Grangé are a lot different to those of the Scandinavian writers like Jo Nesboe or Stieg Larsson. British authors write a lot different than Spanish writers or italian writers like Andrea Camillieri. And there is even a difference between Austrian and German writers. I think that US-American writers are very quick, fast, come to the point, short dialogues, not many internal monologues. German and Austrian writers try to be very intellectual sometimes, which is not always good to the story, they tell.So I think a mixture of both could be a good way: The Fastness of American style and the deepness of German style. I think the British writers have found out, how to manage this combination. Shaun Hutson for example.

In Italia Longanesi pubblica due tuoi thriller: Fiaba di morte e Sentenza di morte. Leggeremo anche i tuoi racconti di fantascienza e horror? Ci sono piani per questo?

Questi sono il secondo e il terzo libro della serie del Profiler Maarten S. Sneijder. Spero che il primo romanzo di questa serie venga tradotto in Italia, perché questo è proprio l’inizio, dove Maarten S. Sneijders incontra la sua collega Sabine Nemez. Nel frattempo sto lavorando al sesto romanzo della serie, che uscirà a settembre 2021. Se una casa editrice italiana tradurrà una delle mie raccolte di racconti horror o di fantascienza, dipende dalle case editrici italiane. Finora non ho ricevuto alcuna offerta, ma sono pronto con più di cento storie. Andiamo, per favore chiedetemelo (sorride).

In Italy Longanesi publishes two of your thrillers: Fiaba di morte and Sentenza di morte. Will we also read your science fiction and horror stories? Are there any plans for this?

These are the second and third books of the series of Profiler Maarten S. Sneijder. I hope, that the first novel of this series will be translated in Italy, because this is the beginning, where Maarten S. Sneijders meets his colleague Sabine Nemez. Meanwhile I am working on novel no. 6, which comes out in September 2021. Wether an Italian publishing house will translate one of my Horror or Science-Fiction Short-Story-Collections, depends of the publishing houses in Italy. Up to now, I haven´t get an offer, but I am ready for this, with more than one hundred stories. Come on, please ask me.

Cosa stai leggendo in questo momento? Quali sono i tuoi autori preferiti?

Al momento sto leggendo un libro di saggistica sul cosmo, l’universo e il big bang. Dopodiché inizierò un voluminoso libro di saggistica sui 3000 anni di storia del Mar Mediterraneo. Amo il mare, le coste e il fascino di stare in spiaggia. E poi inizierò un grande progetto, leggendo i primi 40 libri della saga fantascientifica tedesca Perry Rhodan, che è stata scritta dal 1961. E poi, nel frattempo, devo finire la mia raccolta di fumetti di Dylan Dog. In Germania esistono circa 60 traduzioni e finora ne ho lette solo la metà. Quindi questi sono i piani per i prossimi anni.

What are you reading at the moment? What are your favorite authors?

At the moment I am reading a non-fiction book about cosmos, universe and big bang. After this I will start a thick non-fiction-book about the 3000 year old history of the Mediterranean Sea. I love the sea, the coasts and the flair of being at the beach. And then I will start a big project, reading the first 40 books of the German Sci-Fi-Saga Perry Rhodan, which has been written since 1961. And then, in between, I have to finish my Dylan Dog Comic Collection. In Germany there exists about 60 translations, and up to now I have only read the half of them. So this are the plans for the next years.

Chi ritieni abbia influenzato la tua scrittura?

Oh mio Dio, molte cose. Quasi tutto ciò che ho intorno. Ma soprattutto i romanzi thriller degli scrittori statunitensi Dennis Lehane e David Morrell, i film di Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, le serie TV come LOST e i temi riguardanti i serial killer, la vendetta e come creare l’omicidio perfetto. Un’altra fonte di ispirazione sono le ultime notizie in TV. Il problema è che mi interessano così tante cose e potrei scrivere senza smettere mai.

Who do you feel has influenced your writing?

Oh my god, a lot of things. Nearly everything, with which I am confronted with. But most of all, Thriller novels from US-writer Dennis Lehane and David Morrell, movies from Alfred Hitchcock, Mario Bava, Dario Argento, TV-series LOST and topics like serial killers, revenge and how to create the perfect murder. Also an inspiration are the breaking news on TV. The problem is, that I am interested in so many things, and I could write without any end.

Leggi le recensioni dei tuoi libri? Che effetto hanno su di te le critiche? Le prendi in considerazione?

Ebbene, questo dipende da come è stata fatta la critica. Non leggo le recensioni di una e due stelle su Amazon, perché alcune sono molto personali e aggressive. Questo mi deprimerebbe o mi farebbe arrabbiare, il che non fa bene al mio lavoro. Ma discuto i miei manoscritti con i miei 15 beta lettori, che sono anche miei amici e colleghi. Queste critiche sono ben fondate e alcune di queste discussioni richiedono circa cinque o sei ore. Ho anche ricevuto consigli dal mio editore, quindi siamo stati al telefono per alcune ore. E leggo le recensioni sulle riviste. A volte sono molto illuminanti, perché questi recensori spesso vedono cose che io non ho visto. E parlo al pubblico, dopo le presentazioni, e chiedo quanto sia piaciuto il romanzo o altrimenti perché non è piaciuto.

Do you read the reviews of your books? What effect do criticisms have on you? Do you take them into consideration?

Well, this depends on how the critic has been done. I do not read the one and two stars reviews on amazon, because some of them are very personal and aggressive. This would depress me or make me angry, which is not good for my work. But I discuss my manuscripts with 15 test-readers, which are friends and colleagues of mine. This critic is well-grounded and some of these discussions take about five or six hours. I also took advices from my editor, and so we have telephone calls about some hours. And I do read reviews in magazines. They are sometimes very enlightening, because these reviewers often see things, which I haven´t seen. And I speak to visitors, after a reading, how the liked the novel, and if not, why.

Nuovi progetti cinematografici dai tuoi libri?

Nel 2020 Constantin Film ha realizzato il secondo film della serie di Maarten S. Sneijder, che sarà trasmesso su SAT.1 in TV entro questa primavera.

Any new movie projects from your books?

In 2020 Constantin Film made the second movie of the Maarten S. Sneijder series, which will be published on SAT.1 in TV within this spring.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Sì, mi piace essere in tour, parlare ai fan dopo l’evento, scrivere nella mia stanza d’albergo sul mio portatile il capitolo del prossimo romanzo. Tutto questo è molto stimolante. Vedo nuovi luoghi, incontro persone e posso fare nuove esperienze. E poiché i miei fan sanno che sto cercando nuovi luoghi per i miei omicidi mentre sono in tour, mi raccontano tutto della loro città dopo una presentazione. Quindi ho molte idee su come nascondere i corpi dei morti nelle piccole città.

Do you enjoy touring for literary promotion? Tell to our Italian readers something of amusing about these meetings.

Yes, I like being on tour, speaking to fans after the event, writing in my hotel room on my laptop the chapter of the next novel. All this is very inspiring. I see new locations, meet people and I can collect new experiences. And since my fans know, that I am looking for new locations for my murders while I am on tour, they tell me everything about their city after a reading-event. So I get many ideas how to hide death bodies in small towns.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sono stato in Italia due volte in tour, una a Roma e la seconda al festival di Gavoi in Sardegna. Wow, è stato molto interessante incontrare così tanti artisti diversi. Fino ad ora purtroppo non ho in progetto di tornare in Italia, ma spero che qualche libreria o qualche organizzatore di festival abbia l’idea di invitarmi. Come ho detto prima, sono pronto per partire (sorride di nuovo).

Will you come to Italy to present your novels?

I have been to Italy two times for promotion, once in Rome and the second time at the festival in Gavoi in Sardinia. Wow, this was very interesting, to meet so many different artists. Up to now I have unfortunately no plans to come to Italy again, but I hope, that some bookshop or festival organizer has the idea, to invite me. As I said before, I am ready for takeoff.

Infine, nel ringraziarti per la tua gentilezza e disponibilità, vorrei concludere questa intervista chiedendoti a cosa stai lavorando ora e quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Dopo aver finito il sesto romanzo della serie di Maarten S. Sneijder, rivedo un vecchio romanzo dell’orrore, che è andato fuori catalogo e sarà ripubblicato alla fine dell’anno. E poi devo scrivere tre racconti polizieschi per progetti antologici. Bene, e poi nel 2022? Forse un prossimo romanzo di Sneijder è in attesa…

Finally, in thanking you for your kindness, I would like to conclude this interview by asking you what you are working on now, and what are your plans for the future.

After finishing the 6th novel of the Maarten S. Sneijder series, I re-work an old horror novel, which is out of print and will be re-published at the end of the year. And then I have to write three crime short stories for anthology-projects. Well, and then in 2022? Maybe a next Sneijder novel is waiting …

:: Mi manca il Novecento: Il maestro Franco Battiato – a cura di Nicola Vacca

7 aprile 2021 by

Franco Battiato viene da mondi lontanissimi e in mondi lontanissimi ci ha portato per mano con la sua arte musicale sempre avanti nel tempo.
A 40 anni dall’uscita dell’album La voce del padrone, del grande maestro siciliano, poeta rarefatto e metafisico, genio inarrivabile, si sono perse le tracce.
Sembra volontariamente scomparso in uno di quei mondi lontani che aveva anticipato con i suoi testi e con la sua musica, a noi resta l’invenzione di una lingua nuova.
Ufficialmente il maestro Battiato si è ritirato dalla musica, non si hanno più sue notizie.
Ma noi abbiamo quel meraviglioso mondo di poesia che ci ha lasciato.
Un patrimonio che ci poterà sempre verso terre nuove e cieli nuovi con la consapevolezza che tutti noi siamo esseri spirituali in cammino verso la liberazione.
Battiato nella sua lunga carriera ha costruito con la sua musica una civiltà delle anime, anche se oggi siamo ancora in attesa che giunga l’era del Cinghiale Bianco con tutte le sue straordinarie intuizioni metafisiche di pace, di armonia, e soprattutto di umanità.
Franco Battiato sempre alla ricerca della verità e del Re del mondo, è un poeta che ha sempre creduto nell’uomo, nonostante la sua fisiognomica sia quotidianamente compromessa dal prepotente e dominante arbitrio del male, che non vuole mollare la presa.
Tra orizzonti perduti e dimensioni interiori Franco Battiato non ha mai smesso di lavorare sulla conoscenza del mistero insondabile del passaggio.
Artista, uomo, musicista, poeta sempre in cerca di una sua e nostra Prospettiva Nevskij.
Franco Battiato ci insegna ogni giorno che è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire, ma lui da saggio maestro della ricerca spirituale ci invita sempre a essere curiosi, a scavare nel torbido della vita e dei suoi misteri.
Con le sue melodie meravigliose e toccanti ci vuole tutti cercatori in questo mondo di Povere patrie.
Franco Battiato si è ritirato dalle scene, ma lui difficilmente scomparirà dalle nostre esistenze.
Il maestro è immortale, la sua musica è per sempre.
Torneremo ancora è l’album con cui Battiato si è congedato. Quasi un testamento spirituale che allude all’Eterno Ritorno, alla dimensione del tempo circolare e alla potenza evocativa del tornare.
Franco Battiato, dadaista, surrealista, esoterico, mistico, sensuale, cantautore geniale sempre in cerca di centri di gravità permanente, ma soprattutto grande inventore di infiniti altrove e di mondi lontanissimi in cui scomparire per poi tornare sotto forma di spirito, dopo aver battuto le vie che portano all’essenza.