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:: Guida al cinema fantasy di Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo (Odoya 2017) a cura di Elena Romanello

13 dicembre 2017
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La Odoya edizioni propone un nuovo volume dedicato all’approfondimento tematico del fantastico con la Guida al cinema fantasy, opera dei tre esperti Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo.
Negli ultimi vent’anni il fantasy al cinema ha avuto vari successi e anche qualche flop, non necessariamente di bassa qualità, diventando comunque un genere atteso e amato da più generazioni di appassionati soprattutto grazie ad alcuni titoli: il saggio Odoya indica come momento importante per l’affermazione di storie di magia e eroi nella Settima Arte gli anni Ottanta, quando uscirono due titoli ancora oggi godibilissimi, il barocco Excalibur di John Boorman ispirato alle leggende della tradizione arturiana e lo spassoso Conan il barbaro di John Milius, tratto dai racconti pulp dello sfortunato autore degli anni Trenta Robert E. Howard.
Gli autori però non trascurano tutti i film che, dal muto in poi, erano ascrivibili al genere fantasy, senza scordare anche il cinema d’animazione di Walt Disney, maestro a mescolare fiaba, magia e eroi, e Hayao Miyazaki, con le sue principesse sui generis da Nausicaa a Mononoke, per arrivare poi ovviamente alla storia recente, con due teste di ponte famosisissime e amatissime come la saga de Il signore degli anelli e quella di Harry Potter, entrambe di derivazione letteraria e entrambe grandi successi di pubblico e di critica. Parlare dell’attualità vuol dire anche non dimenticare le influenze tra cinema e videogiochi, con un film come Warcraft , che racconta con il filtro del fantastico il tema attualissimo dello scontro tra civiltà, e soprattutto raccontare le serie tv, da Xena a Game of thrones, che hanno aumentato la popolarità del genere trovando nuovi target di pubblico e diventando fenomeni di costume anche per i non afidionados.
Del resto, è da tempo che si sa che il fantasy non è certo solo storie per ragazzini piene di effetti speciali, anzi nelle sue storie, letterarie o su grande e piccolo schermo spesso si parla di tematiche profonde, come viaggi iniziatici per lottare contro il male ma soprattutto per trovare un equilibrio dentro se stessi oltre che metafore dell’attualità.
Ognuno, a seconda dell’età ha il suo film fantasy preferito, e la Guida al cinema fantasy li cita tutti o quasi, dalle Cronache di Narnia al cult Labyrinth, da Stardust a La storia infinita, da La corona di ferro a La storia fantastica, confermandosi come un libro di grande interesse per cultori e curiosi del genere fantastico. L’argomento, appassionante e divertente, viene trattato comunque, come è abitudine della Odoya, in maniera non nostalgica, anche perché si tratta di una storia ben lontana dall’essere conclusa e che puà far scoprire o riscoprire tante cose.

Walter Catalano collabora con varie pubblicazioni tra cui Carmilla, Robot e Urania, ed è attivo come curatore di antologie, tra le quali l’ultima è Nostra Signora degli Alieni in collaborazione con Gian Filippo Pizzo (Homo Scrivens 2017). Per Odoya è coautore della Guida alla letteratura horror (2014) e della Guida al cinema horror (2015).

Andrea Lazzeretti da circa vent’anni coordina la più longeva pubblicazione italiana sui giochi (di ruolo e non), Anonima Gidierre, e ha pubblicato Il cinema dei fumetti (Gremese 2007).

Gian Filippo Pizzo si occupa da oltre quarant’anni di letteratura e cinema fantastici con collaborazioni a quotidiani e varie riviste.
Per Odoya ha collaborato al volume Guida alla letteratura di fantascienza a cura di Carlo Bordoni (2013) e ha scritto la Guida al cinema di fantascienza assieme a Roberto Chiavini e Michele Tetro (2014) oltre alle citate Guida alla letteratura horror e Guida al cinema horror.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Giovanni Paolo II privato – Il grande papa visto da vicino di Caroline Pigozzi (Sonzogno 2011) a cura di Marcello Caccialanza

13 dicembre 2017

papa privatoUn libro privato, una biografia appassionante ed appassionata di un pontefice visto nella sua intimità più vera ed avvolgente.
L’autrice, Caroline Pigozzi, affianca Giovanni Paolo II per lunghi periodi e ne “ ruba” i momenti più autentici, regalando a noi lettori l’immagine di un Uomo meravigliosamente complesso nelle sue certezze e nelle sue debolezze.
Ci mostra quindi un Papa nella sua quotidianità, lontano dai riflettori e dal bon ton dell’ufficialità dell’evento in sé; dall’alba al tramonto, senza veli ed ipocrisie. Possiamo toccare con mano i suoi incontri meno pubblicizzati, conoscere gli amici a lui più cari.
Caroline Pigozzi gli è accanto dunque quando compie i gesti più semplici, nei momenti di preghiera, a qualche incontro privato; ma anche nella solennità più ridondante di udienze e di celebrazioni.
L’ha seguito all’Avana o ancora al Muro del Pianto di Gerusalemme, quando lo stesso Papa ha fatto scivolare tra le millenarie pietre color ocra una lettera di scuse e di pentimento per le umiliazioni e le sofferenze inferte al Popolo Ebraico.
Nulla si può dire sia sfuggito alla capace penna dell’autrice che ha perfino conosciuto la cosiddetta “cerchia polacca” di Wojtyla; ovvero quelle persone care e fidate di cui lui amava circondarsi per colmare l’enorme vuoto lasciato dalla morte dei suoi parenti.
Interessante all’interno di questo testo, la breve ma intensa intervista che la Pigozzi sottopone ai membri dell’equipe medica che aveva in cura il Pontefice. Una serie di domande e di risposte che evidenziano la precarietà e la voglia di vivere di una figura che senz’altro ha segnato due epoche!

Caroline Pigozzi, di origine italiana , ha compiuto gli studi presso l’istituto San Domenico di Roma e ha frequentato per breve tempo la facoltà di giurisprudenza .
Ha studiato alla New York University. Ha lavorato per Le Figaro Magazine e da ben 13 anni è a Paris Match, per il quale in qualità di grand reporter ha avvicinato personalità internazionali come Juan Carlos di Spagna, Elisabetta II e il sultano del Brunei.
A partire dal 1996 ha ripetutamente trascorso lunghi periodi in Vaticano a diretto contatto con il Papa. Per i suoi reportage su Wojtyla ha ricevuto nel 1997 il Prix Mumm e il suo primo libro, Le Pape en privé, bestseller in Francia e in Polonia, è stato tradotto persino in arabo.

Source: libro del recensore.

:: Il tempo strappato – Davide Schito

12 dicembre 2017

1r

Ore 7.40
L’aria di dicembre, stamattina, è una lama affilata che graffia il viso e i pensieri.
Lo sa bene Ettore, che in sella alla sua Bianchi ha appena lasciato lo stabile in cui abita, al numero uno di via Gallina, e sta pedalando verso corso Plebisciti, in direzione del centro. Si abbassa sul manubrio, sbuffa nuvolette di fumo ghiacciato e spinge sui pedali più che può, ma nemmeno questo serve a scaldarlo: il freddo ormai gli è entrato dentro, sotto il paltò scuro e la sciarpa di lana scozzese cucita da sua moglie Anna.
“Se non mi prendo un accidente oggi non me lo prendo più”, pensa, mentre Milano, deserta e ancora mezza addormentata, scorre veloce tra i raggi della bicicletta.

Ore 7.59
Mancano solo un paio di settimane a Natale.
A Ettore quella festa non è mai piaciuta. In giro c’è sempre troppa gente, mentre per lui la vera Milano, la sua Milano, è quella che vede all’alba, appena si alza dal letto. Ci sono mattine in cui, durante quei pochi minuti di silenzio, prima che la sua famiglia e la città si sveglino, può addirittura illudersi di essere l’ultimo uomo rimasto sulla Terra.
Sarà che a Natale tutti fingono di essere felici, mentre a lui fingere non è mai riuscito molto bene. Se non fosse per Silvano probabilmente non metterebbe nemmeno l’albero in soggiorno. Lo fa solo per suo figlio: quindici anni sono troppo pochi per smettere di sognare. Non vuole che diventi come lui. Nessuno dovrebbe.
La banca, stamattina più del solito, ha le sembianze di una balena pronta a inghiottirlo. Mentre timbra il cartellino e saluta distrattamente un collega, uno di quelli che in un’altra vita avrebbe potuto considerare un amico, Ettore pensa alle feste che si avvicinano e si sorprende a sperare che quest’anno, a Milano, scenda la neve. La neve che porta silenzio e pace, che ovatta i rumori. La neve che nasconde tutto, anche i peccati, le bugie e gli errori del passato. Persino i brutti pensieri.
Milano con la neve è magica, non sembra neanche più lei. Nello spazio di una nevicata il tempo rallenta fino a fermarsi. Si trovano altri punti di riferimento, angoli smussati che esistono solo il tempo di soffiarli via, e ci si può persino illudere di essere una persona diversa. Nuova.

Ore 12.30
L’ora di pranzo, per Ettore, è il momento peggiore della giornata.
La sirena che annuncia la pausa ha il sapore amaro della sconfitta. Ettore posa sulla scrivania la matita, archivia le ultime pratiche nei loro faldoni, infila il paltò e si accoda ai suoi colleghi. Avanza a piccoli passi, guardandosi le scarpe, ben attento a non incrociare altri occhi. Qualcuno ridacchia e lo spinge da dietro: normalmente la cosa gli darebbe molto fastidio, ma la verità è che ormai ci ha fatto l’abitudine, all’irruenza e alla maleducazione delle persone.
Più passano gli anni e più Ettore si accorge di non essere tagliato per vivere gomito a gomito con altri esseri umani.
«Sei un orso», gli ripete sempre sua moglie. I primi anni lo diceva scherzando, ma Ettore sa che il tempo degli scherzi è finito da un bel po’. Ultimamente litigano spesso: lei si lamenta perché non escono mai e quando torna lui è troppo stanco persino per parlare. Ieri sera gli ha addirittura rinfacciato che quella che fanno non è vita.
Forse Anna ha ragione, riflette. Forse non sta vivendo, non davvero. Ma in fondo cosa può fare un impiegato di banca se non tentare, cercare, strappare, rubare il tempo per riuscire a vivere, in quelle misere tre ore che gli rimangono, ogni sera, prima di andare a dormire?
Strappare il tempo: un’immagine che ogni tanto gli torna in testa, ingombrante come le troppe parole che si tiene dentro. Strappare gli anni che passano, ricominciare da capo, lontano da tutto e tutti.
Chissà se si può.

Ore 16.33
Ettore ha appena spento la sigaretta nel posacenere e sta sbirciando fuori dalla finestra dell’ufficio che condivide con altri quattro colleghi. Una piccola pausa, dopo ore di lavoro ininterrotto: non ama distrarsi, lui, non è come gli altri che passano ore a chiacchierare di niente. Non si inserisce mai nei loro discorsi, li trova vuoti, privi di interesse: calcio, donne, noiosi racconti di famiglia. Si concede solo due pause da tre minuti, una alle undici e una alle quattro e mezza, per fumarsi in solitudine una Nazionale, il suo unico vizio.
Due piani più sotto, piazza della Scala inizia a popolarsi di paltò scuri troppo simili al suo e berretti ben calcati in testa. Contravvenendo alle sue ferree abitudini, Ettore indugia qualche minuto in più sui passanti che entrano ed escono dalla Galleria. Ne segue i movimenti disordinati. Più che uomini, gli sembra di guardare tante formiche che cercano disperatamente di sopravvivere. Ne osserva le ombre allungate, prive di volontà e spessore, confondersi col grigio dell’asfalto e farsi sempre più deboli.
Il sole, intanto, sta per sparire del tutto dietro le tegole rosse dei palazzi del centro. Tra poco sarà già notte: è il destino degli impiegati, d’inverno, quello di non respirare mai un raggio di luce. Ti svegli col buio, abbassi la testa sulle carte e quando la rialzi sembra non sia passato che un minuto. Salti le ore di otto in otto ed è così che a un certo punto, nel riflesso sbiadito di una finestra, ti scopri improvvisamente vecchio.

Ore 16.37
Il boato coglie tutti di sorpresa quando ormai il pomeriggio è quasi finito. Lo spostamento d’aria fa tremare i vetri e i pavimenti, l’eco rimbalza impazzita sulle pareti e le vibrazioni fanno cadere per terra alcuni fogli, impilati gli uni agli altri sulle scrivanie.
D’istinto Ettore abbassa la testa e si copre le orecchie con le mani. Per un attimo è come se il desiderio di poco prima si fosse realizzato, come se il tempo si fosse davvero strappato. Come se gli ultimi venticinque anni fossero stati solo un sogno agrodolce e lui fosse ancora in mezzo alle montagne, vestito di grigioverde, la baionetta e un fiasco d’acqua come unici compagni. Prima che il mondo rovinasse come una slavina addosso ai suoi ventidue anni. Prima di scoprire di essere stato ingannato.
Il tempo di guardarsi intorno basta però a Ettore per capire che non è così. Il tempo è ancora al suo posto, il passato è passato e non può cambiare, il futuro ancora non esiste.
La guerra – quella guerra – è finita. Hanno perso tutti, soprattutto quelli come lui che ci credevano, ragazzini col cervello infarcito di belle parole e la smania di fare gli eroi.
Ora di quel ragazzino partito volontario non è rimasto che un nome spiegazzato su una carta d’identità scaduta. L’Ettore impiegato di banca è una creatura diversa, di fare l’eroe non ha più voglia, vuole solo sopravvivere. Cosa ci sia di così speciale in quella sopravvivenza, poi….
Forse Silvano.
È sempre e solo per lui che il suo cuore accelera i battiti alla ricerca di un telefono, mentre tra le mura di quella banca divenuta prigione il boato lascia posto a un silenzio che sa di fango, schegge, spettri e ricordi così reali da poterli quasi toccare.

Ore 16.44
La sirena antincendio è un lupo affamato in una notte di luna piena.
«Tutti fuori, forza!» grida il capoufficio, indicando la tromba delle scale. Gli impiegati raccolgono alla meglio la loro roba e si incamminano disordinatamente verso l’uscita. Ettore è lì, tra loro. Ha l’espressione tirata e il colorito pallido, lo stesso della maggior parte dei suoi colleghi.
Per la prima volta sente di avere qualcosa in comune con loro: la paura. Non è riuscito neanche a chiamare a casa: ci hanno provato in troppi, le linee sono intasate. Qualsiasi cosa sia successa è di certo qualcosa di brutto.
Troppe bombe hanno sfiorato i suoi timpani per non riconoscerle.
Anche gli altri lo sanno. C’erano anche loro, magari su sponde diverse, ma c’erano. Nessuno ne parla mai, le ferite sono ancora troppo fresche.
E di questo passo, una bomba alla volta, Ettore è sicuro che non si rimargineranno mai.

Ore 16.51
Due Alfa Romeo color oliva della Polizia sfrecciano su via Manzoni, di fronte al Teatro, seguite da tre ambulanze, una dietro l’altra.
«Andate, andate a casa», annuncia il direttore, allargando le braccia in segno di resa. La settimana è finita in anticipo, ma nessuno ha voglia di festeggiare. Di sicuro non Ettore, che in silenzio, senza salutare, si annoda la sciarpa al collo, inforca la bicicletta e inizia a pedalare verso corso Matteotti. In corso Monforte incrocia almeno altre quattro ambulanze, proiettili verdi col simbolo della Croce Rossa tatuato sulle fiancate. Le osserva bruciare i semafori, in direzione del centro. All’altezza di piazza Tricolore si accorge che le sirene sono ormai diventate un sottofondo costante, un lamento di morte, rigurgito di vecchie catastrofi.
Approfitta di un semaforo rosso e si sistema meglio la sciarpa sul viso. Fa addirittura più freddo rispetto a stamattina, si ritrova a pensare. Sotto al paltò le costole spingono sulla pelle ed Ettore si accorge di tremare. Non saprebbe dire se per la temperatura o per altro.
Quando scatta il verde, Ettore riprende a pedalare, senza mai voltarsi, e non si ferma più finché non è a casa.

Ore 17.18
Quando vede Silvano corrergli incontro, sulla porta, Ettore per un attimo riesce quasi a cancellare ogni paura, ogni preoccupazione, ogni memoria dell’inferno appena passato. È solo grato di esserci ancora.
Forse, pensa, qualcosa di buono è rimasto, persino qui, in quest’epoca estranea e insoddisfatta. Anche senza strappare il tempo, senza accartocciarlo e gettarlo dalla finestra, un pizzico di felicità non è così irraggiungibile come credeva.
L’unica speranza, per lui, è quel ragazzino con i riccioli neri che abbraccia il suo papà, in un pomeriggio di dicembre di fine decennio che nessuno potrà mai dimenticare.

In memoria di Ettore Schito
16/7/1923 – 13/7/2013

Davide Schito è nato e vive a Milano. Ha pubblicato il racconto “L’uomo spaventato” con la casa editrice digitale Milanonera, oltre a diversi altri inseriti in siti web, riviste e antologie sia cartacee che digitali, tra cui “365 storie d’amore” e “Writers Magazine Italia n.70” (2013, Delos), “Ore nere – Otto racconti del terrore” (2014, dbooks.it), “Racconti mondiali” (2014, Autodafè), “Delitti d’estate” (2014, Novecento). Ha autopubblicato i racconti “Il tram del tempo” e “Blackout”, e la raccolta “Punto di non ritorno”. Insieme a Serena Bertogliatti ha fondato su Facebook il gruppo “Scrittori che danno del tu” per diffondere l’uso della Seconda Persona Singolare al Presente nella narrativa. Dall’esperienza del gruppo e da una selezione letteraria è nata l’antologia gratuita “Seconda – 15 racconti che danno del tu”.

:: Insecta di Gianrico Gambino (Astro Edizione 2016) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2017

insectaPer quanto si amino gli animali e si abbiano a cuore i loro diritti, ce ne sono alcuni che proprio non stimolano l’affetto, almeno nella stragrande maggioranza delle persone, e che anzi suscitano irritazione e disgusto: ovviamente si parla di insetti e aracnidi, mostri in miniatura lontanissimi come forma da quella degli esseri umani e degli animali appartenenti ai mammiferi, ai rettili, agli anfibi e agli uccelli, percepiti come pericolosi e in qualche caso lo sono comunque.
Gianrico Gambino, che detesta gli insetti dopo un incontro non certo felice con un bombo, immagina nel romanzo di fantascienza INSeCTA una storia di fantascienza distopica in cui gli insetti sono diventati enormi e capaci di organizzazione sociale complessa (cosa che comunque hanno, basti pensare a formiche e api), e che dominano il pianeta Terra contrastati da un numero sparuto di esseri umani.
Non è la prima volta che nel fantastico si immagina un mondo dominato da una specie animale, basti pensare alla serie de Il pianeta delle scimmie, o che si racconta la minaccia di un animale diventato gigantesco, come nei B Movies di culto anni Cinquanta americani e giapponesi, da Godzilla a Tarantula e forse dietro c’è anche un po’ di cattiva coscienza da parte di una specie come quella umana che ha sterminato i suoi simili e gli altri animali e devastato la natura.
Stavolta però il tutto viene affidato ad un racconto scritto, ma talmente vivace e pregnante da uscire dalle pagine e avvincere, facendo guardare con ancora più timore gli insetti anche nella stagione invernale dove per fortuna se ne vedono un po’ meno. Ma sono sempre in agguato, tra leggende metropolitane e cronaca.
Del resto, per quanto gli insetti non piacciano, e quelli di INSeCTA sono particolarmente terrificanti e insopportabili, alla fine la colpa è degli esseri umani e della loro mania di sfruttare animali e natura, perché gli enormi bombi, vespe e simili che popolano le pagine del libro sono il risultato di un esperimento nato per aumentare il profitto di alcune multinazionali poi sfuggito di mano al punto da rendere gli esseri umani la minoranza in cerca di un riscatto contro creature mostruosamente organizzate e spietate.
Un romanzo interessante di una voce italiana per ricordare che anche nel nostro Paese c’è una serie di autori e autrici attivi nel genere fantastico in tutte le sue forme: tra l’altro la Astro edizioni dà spazio a molti di loro, come altre case editrici indipendenti e in cerca di nuovi talenti capaci di stupire con i loro romanzi.

Gianrico Gambino, programmatore, si è sempre dedicato alla scrittura e al fantasy attraverso un forum e un gioco di ruolo online, di cui è anche stato dungeon master.
Un giorno un bombo gli finisce addosso; ha il sacro terrore degli insetti (apiformi in particolare) e, per sublimare l’enorme spavento, inizia a scrivere INSeCTA.
Tra le sue passioni anche la chitarra, l’astronomia, il tiro con l’arco, la lettura di classici da Asimov a Silverberg, da Marion Zimmer Bradley a Tolkien.

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

:: Regali di Natale: ultimi giorni per riceverli sotto l’albero! 🎄

12 dicembre 2017

ultimi giorni

:: Sai fischiare Johanna? di Ulf Stark (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

12 dicembre 2017
sai fischiare Johanna

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Arriva in libreria la collana dei Miniborei della Iperborea, che raccoglie libri per l’infanzia. Tra i testi pubblicati anche “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark. Protagonisti due amici di sette anni, Ulf e Berra. I ragazzini giocano, si divertono, però Ulf è fortunato perché, a differenza di Berra, lui ha un nonno che lo fa divertire e che gli dà pure la mancia. Berra invece non ha un nonno, lo desidererebbe e sarà proprio grazie all’aiuto dell’inseparabile amico che anche il piccolo Berra troverà un nonno. Chi è? Il signor Nils, ospite di una casa di riposo, che è contento di aver trovato un nipotino. I tre vivono mirabolanti avventure, perché nonno Nils non solo racconta fantastiche storie, ma insegna anche ai due ragazzini a costruire un grande aquilone con uno scialle di seta e una cravatta. Poi, Ulf e Berra si accorgono che il nonno Nils fischietta sempre una canzone e i due incuriositi gli chiedono cosa sia il motivetto e il nonno risponde che è «Sai fischiare, Johanna?», che lui ama tanto perché Johanna era il nome della moglie. Tra nonno Nils e Berra si scatena una grandiosa amicizia, ricca di amore e affetto tra persone che non hanno legami di parentela, a dimostrazione del fatto che a volte può esserci maggiore empatia con le persone che si incontrano sul proprio cammino che con quelle della propria famiglia. “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark è un libro per bambini che dimostra quanto solido e intenso possa essere il legame tra nonni e nipoti ed stato vincitore del prestigioso Premio tedesco per la Letteratura d’infanzia nel 1994. Inoltre ogni anno la tv svedese a Natale trasmette il film che è stato tratto dal libro. Illustrazioni di Olof Landström. Tra le altre uscite del 2017 “Greta Grintosa” di Astrid Lindgren e “Il meraviglioso viaggio di Nills Holgersson” di Selma Lagerlöf.

Ulf Stark (1944-2017) è stato uno dei più importanti scrittori svedesi per l’infanzia e tra i più amati dai giovani lettori. Pubblicato con successo in tutto il mondo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Astrid Lindgren Award, il Deutsche Jugendliteraturpreis, l’Augustpriset e il Nordic Children Literature Prize.

Source: inviato dall’ Editore. Si ringrazia Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cuore nuovo e altre poesie di Federico Garcia Lorca (Via del Vento edizioni 2017) a cura di Daniela Distefano

12 dicembre 2017

FEDERICO GARCIA LORCA CUORE NUOVOCerco chi cerco,/ 
dimmi: a te che te ne importa?/ 
Cerco quello che cerco,/ 
la mia gioia e la mia persona”.

Le poesie racchiuse nel raffinato opuscolo “Cuore nuovo” (pubblicato da “Via del Vento edizioni”) di Federico Garcia Lorca mi sembrano sotto Natale come tante stelle rosse che popolano l’immaginario più cristallino, quello che come una membrana avvolge l’anima, la sede del nostro emotivo sentire. E’ tutto un fruscio, potrebbero essere foglie morte cadute sul marciapiede, ma il loro spessore è tipico della neve che copiosa scende a imbiancare le pareti dello spirito mai curvo di un poeta grande come la sua paura. Il timore di un genio di rimanere compreso a metà. Perché le liriche di Lorca sono fatte di strati come la torta sette veli. Una bontà per intenditori e non. Chi non ha amato il suo coraggio, la sua lungimiranza, il suo antiappiattimento esistenziale? E’ stato un intellettuale che ha giocato d’azzardo con i propri struggimenti interiori. E ha battuto la propria umana parzialità. Lo dimostrano queste poesie che a un lavoro di profondo scavo nelle tematiche popolari e colte uniscono – persino nel teatro – un’intensa ispirazione del fare poetico. Sin dai suoi primi libri, del resto, si denota un profondo malessere nelle evocazioni nostalgiche dell’infanzia – paradiso perduto – o del dolore del suo cuore che testimoniano una crisi giovanile da rapportare al problema della sua omosessualità.
Basta assaporare pochi versi della “Poesia doppia del Lago Eden”:

(..) “Ma non voglio mondo né sogno, voce divina,/
voglio la mia libertà, il mio amore umano/
all’angolo più oscuro del vento che nessuno vuole./
Il mio amore umano!”.

E’ il grido, l’urlo di un essere che ha provato le vertigini dell’assoluto vuoto esterno, mentre dentro è un vulcano che erutta desiderio di liberazione, amore, incanto. Il poeta è riuscito a creare una impalcatura individuale attraverso l’uso del monologo drammatico: soggetti fuori dalla norma difendono le loro idee fino alla morte. I protagonisti però nascono e si confondono nella moltitudine. E’ nella massa umana che si prova e si conosce la solitudine. E un genio è sempre solitario in cima all’albero. Il linguaggio si rinnova, c’è un uso abbondante di metafore nonché una visione a volte atroce e terribile: Amore e Morte diventano complementari, come in quasi tutta la produzione lorchiana.
A Mercedes nel suo volo

Una viola di luce rigida e gelata/
sei ormai tra i dirupi dell’altura./
Una voce senza gola, voce oscura/
che suona in tutto senza suonare in nulla./
Il tuo pensiero è neve scivolata/
nella gloria senza fine della bianchezza./
Il tuo profilo è perenne bruciatura,/
il tuo cuore colomba liberata./
Canta ormai nell’aria senza catena/
la mattutina fragrante melodia,/
monte di luce e piaga di giglio./
Noi qua di giorno e di notte/
faremo all’angolo della pena/
una ghirlanda di malinconia”.

Volume curato e tradotto da Alessandro Ghignoli.

Federico Garcia Lorca nasce a Fuente Vaqueros (Granada) il 5 giugno 1898. Nel 1918 pubblica il suo primo libro “Impresiones y paisaje” frutto dei suoi viaggi nella vecchia Castiglia. Nel 1929 parte per gli Stati Uniti.
Soggiorna presso la Columbia University.
Frequenta i quartieri dei neri e degli immigrati e rimane affascinato dal jazz. Nel 1930 si reca a Cuba per un ciclo di conferenze e alla fine dell’anno ritorna in Spagna.
Nel luglio del 1936, quando la guerra civile è ormai imminente, Lorca si reca a Granada; denunciato come “rosso”, si rifugia in casa della famiglia Rosales, viene arrestato il 17 agosto ed è fucilato dai franchisti nella notte tra il 18 e il 19 presso Viznar.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Fabrizio Zollo della “Via del Vento edizioni”.

:: Fiabe di Natale di Guido Gozzano e Francesca Sanzo (Graphe.it Edizioni 2017) a cura di Giulietta Iannone

11 dicembre 2017
fiabe di natale

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La Graphe.it Edizioni, piccola casa editrice di Perugia, dal 2013 porta avanti una simpatica collana, Natale ieri e oggi, nata da un’ idea di Roberto Russo. Collana che propone un racconto del passato e un racconto del presente accomunati appunto dallo spirito natalizio. Sono libri piccolini, una sessantina di pagine, agili nel formato e nelle dimensioni, ma piacevoli da leggere e perché no regalare.
Quest’anno l’autore del passato è Guido Gozzano, poeta crepuscolare piemontese nato a Torino nel 1883. Partecipa con il breve racconto Il Natale di Fortunato, una fiaba edificante dalle forti componenti morali, scritta nello stile un po’ antiquato di inizio Novecento, ma da cui però traspare una grande freschezza e autenticità, tipica di questo autore davvero singolare. Per chi avesse erroneamente l’idea che Gozzano fosse un tipo triste, se non tetro, posso assicurare che era tutto il contrario. Amava l’umorismo, lo scherzo goliardico e pure la burla, mi raccontava mia nonna che l’aveva conosciuto da bambina, erano cugini, che con i suoi amici organizzava dei gavettoni per colpire le eleganti signore di Torino, per poi scappare ridendo come un matto.
Poi amava le fiabe e le favole, ne scrisse parecchie dedicate ai bambini, tra cui anche questa che ha per tema l’irriconoscenza di cui spesso più o meno tutti siamo vittime. Se è facile essere pii e generosi quando si è poveri, difficilmente lo si rimane quando si è investiti da un’ improvvisa e immeritata ricchezza. Lo sperimenterà a sue spese il povero Fortunato che avrà modo di incontrare sotto mentite spoglie niente meno che Gesù in transito sulla terra.
Francesca Sanzo è invece l’autrice del secondo racconto, quello contemporaneo, che ha per titolo Il Natale di Amalia. Protagonista è Amalia Zamboni, borghese benestante, moglie di un medico, e donna gretta e chiusa nel suo piccolo mondo, senza nessuna sensibilità verso gli altri specialmente i bambini. Quando le luci di Natale dei vicini di pianerottolo diventano un’ offesa al suo senso estetico, organizzerà uno stratagemma, che purtroppo le si ritorcerà contro.

Guido Gozzano (1883-1916) è stato un poeta e scrittore, spesso associato al crepuscolarismo, attento alle «buone cose di pessimo gusto», come egli stesso definiva, ironicamente, la sua poetica. A causa della tubercolosi, morì a soli trentadue anni.

Francesca Sanzo, bolognese, classe ’73, dal 2002 si occupa di comunicazione digitale: oggi è una copywriter e digital strategist e oltre a fare la consulente è anche una formatrice.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Roberto Russo.

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:: Berlino 2.0 di Alberto Madrigal e Mathilde Ramadier (Bao Publishing 2017)

11 dicembre 2017
berlino 2.0

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Per chi è della mia generazione, e aveva 30 anni al tempo del Trattato di Maastricht del 1992, l’Unione europea ha racchiuso in sè un’ ideale forte, fonte di entusiasmo e aspettative. Poter vivere e lavorare e divertirsi in una grande Europa senza confini, culturalmente viva e libera, economicamente proiettata verso il futuro, un futuro di pace e prosperità per tutti, di solidarietà, di cooperazione e collaborazione è stato qualcosa di rivoluzionario, in cui ci abbiamo creduto veramente.
Oggi passati alcuni anni, pronti a tracciare un primo bilancio dobbiamo ammettere che questa realtà è stata sì caratterizzata da tante luci, ma anche da non poche ombre, ombre di cui ci parlano Mathilde Ramadier e Alberto Madrigal, (rispettivamente la prima ai testi, il secondo ai disegni) nella graphic novel Berlino 2.0 edita da Bao Publishing.
Se la denuncia sociale passa anche attraverso il fumetto, si può dire che Berlino 2.0 abbraccia questa visione raccontandoci una realtà ben diversa dai sogni che abbiamo più o meno fatto tutti. Sarà la crisi economica, saranno coloro che hanno voluto specularci su, i giovani di oggi che lasciano il loro paese in cerca di un futuro migliore all’estero non sempre trovano una realtà idilliaca.
Come Margot giovane protagonista di Berlino 2.0 che lascia Parigi, e si trasferisce a Berlino con una borsa di studio. Ad accoglierla una città ancora culturalmente effervescente, dinamica, povera ma sexy, come disse l’ ex sindaco socialdemocratico di Berlino, Klaus Wowereit. Tanti sogni, tante illusioni concretamente disilluse al momento di cercare casa o lavoro. Stage non retribuiti, nessuna copertura sociale o assicurativa, minijob perfettamente legali, richieste assurde da parte dei datori di lavoro, nessun affitto agevolato, ecco questo è il panorama più o meno deprimente che le si prospetta davanti.
Per molti difficile da credere, ma questa è la realtà di molti giovani arrivati a Berlino negli ultimi anni, attirati dalla sua luce e dagli alti proclami del famoso modello economico della Germania della Merkel.
Tradotto da Francesco Savino, Berlino 2.0 è dunque un fumetto che ci parla dei cervelli in fuga, che tanto occupano le pagine dei giornali, giovani che non sempre lasciano lavori precari in cambio della stabilità. Ma pur tuttavia continuano ad avere fiducia nel futuro e non si arrendono.
Stampato su carta Fedrigoni Arcoset da 140 grammi per gli interni e Fedrigoni Symbol Freelife Satin da 300 grammi per la copertina, in carta proveniente da fonti gestite in maniera responsabile, Berlino 2.0 è un fumetto capace di sensibilizzare i lettori su problemi reali, depositari di una coscienza comune. E’ un fumetto a colori, fatto di acquarelli dalle tenui sfumature seppiate, nei colori del giallo, del marrone, dell’arancione, del verde, abbinamento cromatico interessante e funzionale a una storia che tratta temi seri e attuali. Consigliato.

Mathilde Ramadier, classe 1987, è autrice, saggista e sceneggiatrice. Dopo aver studiato graphic design si dedica agli studi di Estetica e Psicoanalisi all’Università di Parigi. Nel 2011 ottiene un master in Filosofia contemporanea all’ENS, con una tesi su Sartre. Nello stesso anno, attirata dalla capitale tedesca, si trasferisce a Berlino. Dopo diverse traduzioni dall’inglese al tedesco, nel 2013 pubblica il suo primo graphic novel per la casa editrice francese Dargaud, Rêves syncopés, per i disegni di Laurent Bonneau. Nel 2016, per la casa editrice francese Futuropolis scrive Berlino 2.0, disegnato da Alberto Madrigal ed edito nel 2017 in Italia da BAO Publishing.

Alberto Madrigal, nato in Spagna e residente a Berlino dal 2007, dopo alcune storie brevi e lavori da illustratore freelance, fa il suo esordio nel mondo del fumetto con la sua prima opera lunga nel 2013, quando pubblica Un lavoro vero (BAO Publishing), di cui è autore completo. Nel 2015 esce Va tutto bene, in cui ritrova i temi dello smarrimento e i sogni di una generazione che lotta per affermare la propria identità. Nello stesso anno realizza le illustrazioni de L’albero delle storie, romanzo per ragazzi scritto da Gabriele Clima e pubblicato nella collana “Il battello a vapore” (Edizioni Piemme). La sua ultima opera è Berlino 2.0, scritto da Mathilde Ramadier e pubblicato da BAO Publishing nel 2017.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Chiara dell’ Ufficio stampa Bao Publishing.

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:: Colazioni d’autore #bookbreakfast di Petunia Ollister (SlowBook 2017) a cura di Viviana Filippini

11 dicembre 2017
colazioni-dautore

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Se volete regalare un libro dove si parla di cucina, libri e fotografia, ecco affidatevi a Petunia Ollister. Chi bazzica per Instagram, e non solo, conosce la blogger che dal 2015 ha creato l’hashtag #bookbreakfast, dove posta le sue colorate e accattivanti colazioni d’autore, ossia fotografie intriganti, nelle quali un libro viene abbinato ad una colazione da gustare. Da questo progetto è nato un vero e proprio libro “Colazioni d’autore #bookbreakfast”, edito da SlowBook. Il libro di 156 pagine di Petunia è un vera e propria rivelazione, nel senso che mescola alla perfezione fotografia, letteratura, cibo e pure ricette che aspettano solo di essere sperimentate. Il libro della Ollister è più cose allo stesso tempo: è un libro d’arte dedicato alla fotografia e alla composizione grafica, dove si amalgamano in perfetto equilibrio i colori e le forme. Allo stesso tempo il volume è un libro di letteratura, o meglio di metaletteratura, perché è un libro che parla di libri e per ogni fotografia è presente il testo di riferimento e pure il passo letterario scelto, in quanto in esso si parla di cibo. Infine, il lavoro di Petunia è un libro di cucina, in quanto accanto ad ogni scatto fotografico, e per ogni libro, scelto è stata appuratamene scelta e preparata una colazione da vedere e gustare. Volete un esempio concreto? Aprendo il libro troverete “I Buddenbrook” abbinati alla focaccia dolce, “Il buio oltre la siepe” in coppia con un plumcake con farina di mais, “Afrodita” sta con delle sfiziose omelette, “Il cardellino” si accompagna ai cinnamon rolls, “Chocolat” al pains au chocolat, “Colazione da Tifany” a gustose tartellette con crema al limone (mi fanno impazzire tanto son buone) e “Le correzioni” al porridge. E queste sono solo alcune delle ricette, tra il dolce e il salato, che troverete sfogliando il libro, sì perché oltre a vedere il cibo, ci sono anche gli ingredienti e tutti i passaggi da compiere per cucinarlo. Ognuno dei libri citati in questo volume è stato scelto proprio perché nelle sue pagine si parla di cucina o si fa riferimento al cibo. I piatti preparati non solo si mettono in bella mostra, ma essi portano il lettore in una sorta di un ipotetico viaggio a spasso per il mondo tra gustose e differenti preparazioni relative alla colazione, il primo pasto della giornata. Il tutto nel rispetto della filosofia dello Slow Food. Che dire, c’è solo l’imbarazzo delle scelta, perché “Colazioni d’autore #bookbreakfast” di Petunia Ollister è una vera e propria ricetta perfetta che accontenta la “fame” del palato, della vista e della mente di ogni lettore. Ricette a cura di Federica Vizioli.

Petunia Ollister ha conquistato popolarità inventandosi i #bookbreakfast: fotografie esteticamente accattivantiche sul suo profilo Instagram ritraggono ogni mattina un diverso libro, protagonista su un diverso tavolo da colazione, con tazze, piattini o altri oggetti abbinati alla grafica e ai colori della copertina. Il tutto corredato da una citazione. Con quasi 20.000 followers su Instagram e altrettanti su Facebook,
#bookbreakfast è diventato un brand, un intervento radiofonico durante Ovunque sei (Radio 2)e una rubrica fissa su Robinson, l’inserto domenicale de La Repubblica.

Source: pdf inviato al recensore. Si ringrazia Monica Zecchino Ufficio stampa e social media manager.

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:: Le pagine immortali di Marguerite Yourcenar: Moneta del sogno (Bompiani 2017) a cura di Nicola Vacca

11 dicembre 2017
moneta del sogno

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Sono passati trent’anni dalla morte di Marguerite Yourcenar, tra le voci più altre della letteratura del Novecento. Una scrittrice notevole di cui oggi si parla poco e niente. Ma sappiamo come l’oblio a volte è un carnefice spietato e soprattutto non perdona quando si tratta di grandi scrittori. È paradossale tutto questo, ma accade spesso.
Bompiani in questi giorni ripropone nei Classici contemporanei, in una nuova traduzione di Stefania Ricciardi, Moneta del sogno, il romanzo italiano di Marguerite Yourcenar. L’ idea di questo libro arriva nel 1922, durante il primo viaggio della scrittrice in Italia. La Yorcenar ha diciannove anni e assiste il 28 ottobre alla marcia su Roma. Il fascismo le appare grottesco.
Nel romanzo, attraverso una moneta d’argento che passa di mano in mano, vengono narrate nove storie che si intrecciano con altrettante narrazioni in cui i personaggi come in una messinscena teatrale, di cui Roma è il palcoscenico, vivono le loro storie nella tragedia che la Storia sta vivendo in quegli anni terribili.

«Avevo subodorato l’atmosfera di viltà, di compromesso o di prudenti silenzi da una parte di rudi abusi di forza, di una smania di arrivismo, di quella piatta demagogia accostata alla realtà dell’arbitrario dall’altra, che è, o finisce per essere, l’aria irrespirabile di tutte le dittature».

Così la Yourcenar parla del suo romanzo. Oggi, a trent’anni dalla sua scomparsa, è bello riscoprire Moneta del sogno e soprattutto rileggere questo libro importante in una nuova traduzione che ne restituisce tutta l’ influenza. Ma soprattutto ci fornisce l’occasione per parlare di una grande scrittrice a trent’anni dalla sua scomparsa e di riesumare dall’oblio la centralità del suo ruolo nella letteratura.
La lingua francese ha nella scrittrice Marguerite Yourcenar una grande voce. Nota al grande pubblico per il romanzo Memorie di Adriano, nella sua intera opera (romanzi, poesie, saggi, opere teatrali) ricostruisce l’animo umano attraverso i personaggi della Storia ma anche tramite i suoi fatti che ne hanno condizionato l’evoluzione.
La Yourcenar, nata a Bruxelles nel 1903 e morta negli Stati Uniti nel 1987, oggi è diventata un classico del nostro Novecento.
YourcenarCon uno stile limpido e particolare che sempre si immerge nella lingua della poesia, la Yourcenar nei suoi libri si è occupata dei valori essenziali della vita in cui il dolore, il sentimento religioso senza forme precise e il rapporto tra sogno e realtà sono alcuni dei temi che toccherà essendo sempre essenziale nella sua scrittura che mai ignorerà la vivacità della prosa classica.
Memorie di Adriano contiene tutte le idee e le intuizioni della sua poetica. Il libro  è considerato il capolavoro della Yourcenar. È allo stesso tempo romanzo, saggio storico, opera poetica e soprattutto biografia. La storia è costruita come una lunga lettera che l’imperatore Adriano ormai vecchio, scrive al nipote Marco, come pretesto per ripensare alla sua vita di uomo e alla sua opera di politico. Afflitto dall’idroposia che ormai lo sta portando alla morte, Adriano ripercorre le tappe del passato, rivivendone i momenti più incisivi, e in questa lettera sentiamo lo sfogo di un uomo che non ha più l’energia per applicarsi a lungo agli affari dello Stato; la meditazione scritta di un malato che dà udienza ai ricordi. I fatti sono illuminati dalla saggezza che viene dall’età, dall’esperienza e anche dalla condizione di malato prossimo a morire, e Adriano appare come il simbolo di ogni vita vissuta con nobili intendimenti e con attenta ricerca della felicità, di ogni vita che accetta l’impegno e il sacrificio pur di non trascorrere inutilmente.
Basterebbero le pagine straordinarie di questo romanzo per rendersi conto che Marguerite Yourcenar è una scrittrice accarezzata dalla grazia. In stato di grazia la sua scrittura è sospesa tra passato e presente, ma sempre attenta alla memoria e alla cura di quel passato che molto ha da insegnare al presente inquieto.
La sua voce sempre ispirata e l’originalità del suo valore intellettuale hanno fatto di lei una scrittrice libera che ha sempre visto e raccontato il mondo senza pregiudizi, ma ascoltando sempre e comunque la sua vocazione di testimone del proprio tempo.
Nel 1981 viene eletta tra gli Immortali dell’Académie francaise. Riconoscimento che non gli cambierà la vita. Lei continuerà con i suoi personaggi a girare il mondo.
Alle stanze dell’Académie preferirà l’esistenza errabonda insieme ai suoi pensieri, le sue intuizioni e il culto della memoria che terrà sempre vivo creando e inventando i suoi personaggi (come Zenone, il medico alchimista, filosofo del romanzo L’opera al nero che nel Cinquecento non rinuncia alla propria libertà e ai propri ideali nel nome della strada maestra della conoscenza).
Il viaggio, la storia e il tempo (da lei definito magnificamente il grande scultore) scandiscono sempre la scrittura della Yourcenar.

«Vi sono sempre state ottime ragioni per viaggiare, la più semplice delle quali consiste nel farlo per il guadagno e per l’avventura, due motivazioni difficilmente separabili […]. In altri casi per ritrovare, come Ulisse, una patria perduta o […] per cercare un’isola più favorevole di quelle che si lasciava. Molto presto, a tali motivi se ne aggiunge uno nuovo: la ricerca della conoscenza».

Questo scrive e vive allo stesso tempo la scrittrice nel labirinto intricato della sua creatività che la porta sempre da un posto all’altro del mondo per raccontare prima di tutto il viaggio nella storia e nell’interiorità dei personaggi dei suoi romanzi storici.
Così, come il suo Adriano, di racconto in racconto, anche lei è entrata nella morte «a occhi aperti» e a noi restano le sue pagine immortali, come grande viaggio nello scibile umano che non possiamo ignorare, né dimenticare.

Suorce: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: Notizie dai lettori

7 dicembre 2017

E’ finalmente arrivato a Antonella il libro vinto grazie al Giveaway dedicato a Diciamolo in italiano di Antonio Zoppetti, ne abbiamo le prove!

giveaway