:: Gli scrittori parlano dei loro libri: Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni

6 febbraio 2021 by

Avevo scritto un solo romanzo, “Il senso del dolore”, e lo avevo scritto per caso, sulla base di una richiesta di un’agente letteraria che aveva letto il famoso racconto vincitore del concorso su L’Europeo. Lo avevo scritto in vacanza, in quindici giorni, con la mia meravigliosa mamma che mi raccontava di quel tempo, unica fonte storica a mia disposizione. Il romanzo era stato pubblicato da una piccola casa editrice, Graus di Napoli, ed era andato benissimo (proporzionalmente, ovvio). Una copia era stata letta da Francesco Pinto, direttore del centro di produzione Rai di Napoli, al quale, manco a dirlo, devo tutto questo casino.
Be’, Francesco mi chiama e mi dice: bello, ‘sto romanzo. Voglio farlo leggere a un mio amico, editore importante: ma è edito, quindi non penso che lo pubblicherà. Tu avrai certamente il seguito, no?
Io naturalmente non avevo alcun seguito, né mai avrei pensato di scrivere ancora, alla mia età. Lo sfizio di pubblicare me l’ero tolto, avevo comprato tot copie per gli amici e i parenti, bastava così. Ma Pinto era stato così perentorio che non ebbi il coraggio di dirgli di no.
“Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi”.
Siccome “Il senso del dolore”, che all’epoca si chiamava “Le lacrime del pagliaccio” (titolo che è ancora secondo me migliore, ma lo penso solo io), aveva ricevuto molti complimenti per l’ambientazione invernale, decisi di ambientare questo successivo in primavera. Non avevo una storia, non avevo fonti, non avevo niente. Mi misi al portatile, a casa di mia madre, e immaginai una bella gentile primavera che danzando per le strade perfidamente illudeva che tutto fosse bello, che tutto andasse bene.
E invece.
Fu la prima volta che sperimentai la magia. Quell’incredibile chimica che fa muovere i personaggi nel loro ambiente per conto loro, secondo quello che gli dai da fare e secondo le caratteristiche che gli imponi ma in maniera assolutamente indipendente da te.
La primavera immaginaria mi raccontò una storia incredibile, con dei personaggi meravigliosi che io riuscii a rendere, secondo me, per non oltre il trenta per cento dell’intensità e dello spessore che avevo in testa, e nel cuore.
“Il secondo appuntamento col commissario Ricciardi”, per voi.
Per me resterà per sempre “La condanna del sangue”. Una delle storie più belle che Ricciardi mi abbia mai raccontato.

La più grande di Davide Morosinotto (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2021 by

5034303-9788817149228-285x424I pirati sono una figura esistente nella Storia reale, non erano certo eroi, tutt’altro, diventati però tali grazie all’immaginario, dove periodicamente tornano, con storie che negli anni si sono incarnate negli universi di Emilio Salgari, nelle storie fantascientifiche di Leiji Matsumoto e in tempi più recenti nei film di Pirati dei Caraibi, nel serial Black Sails e nell’anime quasi infinito One Piece.
I pirati non furono presenti solo nel Mar dei Caraibi e nel Mediterraneo, ma anche in Estremo Oriente, e non mancarono le donne pirata: una delle più celebri e leggendarie fu la cinese Ching Shih, che comandò la più grande flotta pirata di tutti i tempi.
Davide Morosinotto racconta l’epopea di questa eroina leggendaria, partendo da quando la piccola orfana Shi Yu lavora in una locanda di Canton nel 1770, sfruttata dal titolare Bai Bai: le sue giornate dure vengono mitigate dall’incontro con Li Wei, un ragazzino esperto di arti marziali,  che le insegna a combattere, ma che deve presto fare i conti con la tragica scomparsa del nonno, personaggio chiave della vicenda, che nasconde non pochi segreti, oltre che la padronanza di un’antica tecnica di combattimento.
Alcuni anni dopo Yu viene rapita dalla ciurma di pirati del terribile Drago d’Oro e la sua capacità di combattere le salva la vita, facendola diventare parte dell’equipaggio. Yu diventa in breve una leggenda nel mondo della pirateria, comandando un’intera flotta all’età di diciannove anni, legandosi ad un altro pirata, cercando di imparare e migliorare la sua arte di combattimento, mettendo al mondo due figli, destinati anche loro a solcare i mari. Ma sulle sue tracce c’è qualcuno che ha giurato di distruggerla, oltre l’astio del governo cinese e dei mercanti occidentali, perché lei conosce il wushu dell’Aria e dell’Acqua, diventando la maestra di questo stile di arti marziali. E inoltre Li Wei, diventato un dignitario dell’Impero, non l’ha dimenticata, anche se le loro strade e vite sembrano essersi divise per sempre. 
Un’epopea che si snoda in tanti anni, raccontando una leggenda, una delle tante donne guerriere che hanno popolato la realtà e poi l’immaginario in Estremo Oriente, per una storia che in teoria è rivolta ai ragazzi ma in realtà è davvero per tutti, per chi ha nostalgia di Salgari, per chi ama le donne combattenti di mondi diversi.
La copertina è illustrata da Rebecca Dautremer e riflette bene il personaggio di Yu, un’altra Mulan, ma forse ancora più affascinante e sfuggente: attraverso lei e la sua storia si scopre un’epoca storica su cui si conosce poco ma da cui è nato il mondo di oggi e i suoi equilibri, un Oriente affascinante e misterioso, tra avventure di mare, abbordaggi e arti marziali.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in un piccolo paese vicino a Padova, e oggi vive a Bologna. È giornalista, traduttore di videogiochi, scrittore di fantascienza e libri per ragazzi. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e dieci anni dopo il “Superpremio Andersen”. Nel mezzo, ha pubblicato più di trenta libri.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Vito il gatto bionico di Claudia Fachinetti (Piemme, 2020) a cura di Elena Romanello

6 febbraio 2021 by

51umRT9Kn3L._SX334_BO1,204,203,200_I gatti sono tra gli animali più amati nel nostro Paese, e hanno trovato negli anni una vasta schiera di stimatori, di tutte le età. Le loro storie sono diventate quindi molto apprezzate ed è cresciuto in maniera esponenziale il loro numero, con vicende di pura fantasia ma anche basate su fatti reali.
Una di queste ultime è Vito il gatto bionico, di Claudia Fachinetti, grande amante degli animali d’affezione e non, e già autrice per Piemme di Ninna, il piccolo riccio dal grande cuore, un libro nato in collaborazione con l’illustratrice Linda Ronzoni e Silvia Gottardi, le due mamme umane del micio Vito.
Una storia vera, quindi,  quella su Vito, gatto dalle molte vite: è un gattino randagio in Sicilia, dove viene accolto da una coppia di trentini in vacanza, che lo portano con loro a casa. Poi, la morte della sua prima mamma umana lo porta a Milano, dove vive con Silvia e Linda, le sue due mamme umane, e diventa amico di Amelie, una piccola vicina, e del suo cagnolino Ragù. In parallelo, Vito spadroneggia nel quartiere con gli altri gatti, finché un grosso incidente lo immobilizza. Vito sembra spacciato, le sue zampe posteriori devono essere amputate e le sue possibilità di continuare a vivere sembrano nulle, perché è impossibile per un gatto vivere senza zampe posteriori. Per fortuna è circondato da persone che non si arrendono e trovano un veterinario che gli impianta due zampe bioniche, riportandolo man mano alla vita.
Una storia vera, toccante, rivolta negli intenti al pubblico più giovane ma in realtà per chiunque ami i gatti, impreziosita dai disegni di Linda Ronzoni e da un inserto con le vere foto di Vito durante le sue varie vite, micio rosso che ha potuto riprendere a vivere in mezzo a chi lo ama.
Chi vive con i gatti sa quanto sono speciali, e sa anche che tristemente purtroppo sono destinati a vivere meno di noi, e che quindi bisogna anche affrontare il lutto della loro scomparsa: per questo la storia di Vito è un inno alla speranza, a quello che si può fare oggi per allungare il tempo con cui i nostri adorati felini possono stare con noi, e un ribadire l’importanza che hanno nelle nostre vite sempre e comunque.
Il libro è completato inoltre da alcune schede con le storie di altri animali a cui sono stati impiantati arti bionici, un qualcosa che sembrava fantascienza ed invece oggi si può fare, per salvare Vito e non solo.
Vito il gatto bionico è un libro quindi per chiunque ami e divida la sua vita con i gatti, e merita di figurare in ogni biblioteca felinofila che si rispetti, magari con sopra o vicino un Vito casalingo che giri e annusi.

Claudia Fachinetti è giornalista e addetta stampa per l’editoria e per associazioni ed eventi animalisti. Il suo libro Ninna, il piccolo riccio con un grande cuore, scritto insieme a Massimo Vacchetta e pubblicato dal Battello a Vapore, ha riscosso un immediato successo.

Linda Ronzoni, dopo aver avviato la sua carriera di graphic designer lavorando per diverse importanti agenzie e aver fondato alcuni studi di grafica e comunicazione, ora è direttrice creativa della Fondazione Il Lazzaretto. Si è diplomata alla scuola Holden, fa viaggi in bici in giro per il mondo, è mamma di Vito.

Silvia Gottardo, cresciuta a Riva del Garda, ha vinto il campionato italiano e quello inglese di pallacanestro. Ora non gioca più, ma si occupa del progetto Pink Basket, fa la commentatrice Tv, la ciclista e la mamma di Vito. Insieme a Linda cura la pagina Facebook “Vituzzo Superstar“.

Provenienza: omaggio dell’autrice che ringraziamo.

:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021 by

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che è successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilità del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, è mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi è difficile immaginarlo lì, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontà in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, “This empire is collapsing.”

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term “Literary Fiction.” But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo è anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua è lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa è poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltà. La voce di Amy mi è sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona è una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma è vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sé autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi è molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy è l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identità. In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa è la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione è una forma insolita di influenza, perché non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non è razzista, ma è negativamente influenzato dall’idea di Tom che “la forza è diritto”. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma è troppo tardi.
Hastings è perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater “might makes right” ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione è molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo è molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. È una cosa bellissima, ed è il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perché molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist è frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalità sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma è difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. È così che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo è difficile da trovare in televisione, perché il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase “imponderable nature of the world,” and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscurità del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. È l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la città stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding è stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtà e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E così, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che è disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinità con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from “The Southern Gothic” tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

Il figlio, Gina Berriault (Mattioli 1885,2020) A cura di Viviana Filippini

4 febbraio 2021 by

A volte succede di incontrare persone che indossano una maschera recitando una parte e nascondendo quella che è la loro vera natura, apparendo quello che non sono in realtà. Questo è quello che succede a Vivian, la protagonista del romanzo breve “Il figlio”, dell’americana Gina Berriault, edito da Mattioli 1885. La giovane protagonista è bella, affascinante, insomma ha le carte in regola per fare l’attrice nell’America degli anni ‘40. Vivian che fa? Si sposa in fretta e furia con Paul, un aspirante attore diretto a Hollywood. Il matrimonio improvviso lascia la famiglia della ragazza senza parole ma, anche se con tanti dubbi, loro accettano il fatto. La relazione ha vita breve, perché Vivian resta incinta e il marito decide di tentare la fortuna altrove. La giovane torna della famiglia, diventa madre, ma si sente inadatta, è come se le mancasse qualcosa (amore vero, vestiti di qualità e non sciatti come ci racconta l’autrice) per rendere la sua vita completa. Pagina dopo pagina la vita di Vivian è un continuo alternarsi di alti e bassi. Nella sua esistenza si avvicendano una lunga serie di figure maschili che prendono tanto da lei ma che, allo stesso tempo, sembrano incapaci di ricambiare in modo completo quello di cui la protagonista ha bisogno. L’instabilità emotiva della donna è susseguirsi di relazioni brevi, con uomini diversissimi tra loro, tanto che dopo il marito aspirante attore, ci sono un dj radiofonico, un secondo marito medico che partirà per il fronte e altri uomini che passeranno veloci come un battito di ciglia. Di loro non resta nulla a Vivian, se non un senso di vuoto e di mancanza. Anche il lavoro non dà grandi soddisfazioni alla donna, perché la sua bellezza è sì quello che principalmente le permette di lavorare, ma tutto dura poco e dopo aver fatto la cantante in diversi locali serali, Vivian finisce a lavorare in un albergo. L’americana Gina Berriault ci porta nella vita di una donna –Vivian- dove la carenza di stabilità emotiva e lavorativa sono la dominante e sono gli elementi che scatenano in lei una profonda delusione e una sofferenza che la consuma. In realtà c’è una cosa, o meglio, un qualcuno, sempre presente nella vita di Vivian, ed è il figlio David. Verso di lui Vivian ha un amore un po’ fuori della norma, perché se per buona parte del libro lo si interpreta come amore di una mamma per un figlio, andando avanti nella narrazione si arriva a un sentimento un po’ diverso, nel quale il rapporto mamma-figlio, viene vissuto tra realtà e immaginazione e dove, ad un certo punto, i sentimenti della Vivian donna prendono il sopravvento sulla Vivian madre e David più che figlio è visto come uomo. Gina Berriault, scomparsa nel 1999, è un’autrice americana tutta da scoprire, perché con la sua scrittura- e lo dimostra ne “Il figlio”- riesce a indagare l’animo umano narrandolo nelle sue più profonde fragilità emotive e comportamentali, portando il lettore a diventare un testimone silenzioso e attento di una intimità e di una umanità dove qualcosa si è incrinato in modo irreparabile. Traduzione Nicola Manuppelli.

Gina Berriault (1926-1999) è autrice di quattro romanzi, tre raccolte di racconti e diverse sceneggiature. Il suo lavoro è stato ampiamente pubblicato da riviste quali Esquire, The Paris Review e Harper’s Bazaar. Nel 1996 un’antologia che riuniva anche i racconti qui presentati ha vinto il premio PEN / Faulkner, il National Book Critics Circle Award e il Bay Area Book Reviewers Award. Nel 1997 è stata scelta come vincitrice del Premio Rea per la Short Story. Questa è la prima traduzione in italiano.

Source: del recensore.

:: Mi manca il Novecento: Leonardo Sinisgalli, l’eclettico del Novecento a cura di Nicola Vacca

3 febbraio 2021 by

«Il nome di Leonardo Sinisgalli rappresenta meglio di tutti la prosecuzione in termini personali dell’opera di Ungaretti, vista però da un lato puramente tecnico e su un versante, quello scientifico, che Ungaretti non tocco mai».

Così Giacinto Spagnoletti nella sua Storia della letteratura italiana del Novecento introduce l’opera di Leonardo Sinisgalli, uno dei poeti più importanti e originali del Novecento scomparso nel 1981.
Sinisgalli, nato a Montemurro nel 1908, è uno dei nomi più autorevoli della linea meridionale insieme al suo conterraneo Rocco Scotellaro.
Pier Vincenzo Mengaldo mette in evidenza la poetica dell’essenzialità del poeta – ingegnere lucano e la sua stretta aderenza a una lingua diretta sempre aperta alla sperimentazione e alla ricerca.
Sinisgalli fu eclettico, uomo di numeri e di parole che nella vita seppe coniugare il furore matematico con le passioni introspettive delle parole, portando sempre il suo Sud nel cuore.
Leonardo Sinisgalli è noto come poeta della corrente letteraria dell’ermetismo, ma la matematica fu la sua grande passione. Si iscrisse al corso di laurea di Matematica e Fisica a Roma. Anche nella sua attività letteraria la matematica non lo abbandonò mai, fino a diventare un fuoco e un furore che ispirò le sue intuizioni.
Poeta nitido e visionario, nessuno come lui raggiunse l’antieloquenza e riuscì a ottenere una essenzialità gnomica e un’assolutezza verbale che trovarono nel frammento e nell’epigramma la strada da percorrere.

«Probabilmente – scrive Gian Italo Bischi – proprio la sintesi, l’essenzialità, l’immediatezza dell’intuizione sono i tratti che accomunano il senso di bellezza che Sinisgalli coglie nei vari campi in cui ha espresso la sua creatività: la poesia, la matematica, l’arte, la pubblicità e il design. La poesia, che con un minimo di parole riesce a esprimere grandi emozioni; la matematica che in pochi simboli, nella brevità di una formula o di un teorema, esprime concetti di grande portata e feconde conseguenze; la pubblicità e il design industriale che con brevi segni incisivi, slogan, lampi di idee da prendere al volo, riescono a trasmettere messaggi e imporre tendenze».

Sinisgalli, poeta ingegnere con la passione per la matematica, è stato un propositivo animatore culturale del Novecento italiano. Come non ricordare la meravigliosa esperienza di Civiltà delle macchine, la rivista da lui fondata nel 1953 con il sostegno dell’IRI e di Finmeccanica.
Sinisgalli riuscì a coniugare la cultura con la tecnica, contaminando le diverse discipline.
Collaborarono alla rivista molti scrittori e artisti della cultura italiana. Su Civiltà delle macchine scrissero Alberto Moravia, Giuseppe Ungaretti, Gadda, giusto per fare alcuni nomi. Quella meravigliosa esperienza si chiuse nel 1979.
La vocazione poetica di Leonardo Sinisgalli oggi è attualissima se si pensa ai suoi scritti importanti in cui il poeta incontrava l’ingegnere e il matematico e insieme lavoravano per costruire un approccio multidisciplinare e interdisciplinare tra le arti e le scienze.
L’opera poetica e gli scritti di Leonardo Sinisgalli ieri erano profetici e oggi sono attuali e necessari.
La conoscenza e la cultura nascono dall’incontro e dalla contaminazione tra le tendenze letterarie, scientifiche e tecnologiche.
Leonardo Sinisgalli, il poeta con il gusto di contemplare la propria vita da una distanza luminosa ma che non ignora le pieghe riposte dell’esistenza, l’uomo che non rinuncia a raccontare nei suoi versi diretti la purezza del cuore, la semplicità dei rapporti umani, la religione degli affetti intimi, è sopravvissuto al suo tempo, come solo i grandi sanno fare. A quarant’anni dalla scomparsa la sua attualità profetica ha molto da insegnarci.

:: Review Party: Venezia Enigma di Alex Connor (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 febbraio 2021 by

Venezia, XVI secolo. Dopo un disperato tentativo fallito di assassinare il suo aguzzino, Marco Gianetti fugge con la sua amante, Tita Boldini. Angosciato dai crimini che pesano sulla sua coscienza, in cerca di redenzione si è rivolto all’enigmatico olandese Nathaniel der Witt. Ma der Witt brama vendetta: è giunto a Venezia per indagare su una serie di brutali omicidi che hanno sconvolto la città; omicidi legati ai famigerati Lupi di Venezia, ai quali non perdona l’assassinio di sua figlia. Con il suo nuovo alleato, sotto la minaccia dello spietato Pietro Aretino, der Witt inizia la sua ricerca. Mentre a uno a uno i Lupi cominciano a essere scoperti, Marco Gianetti crede di aver trovato finalmente la pace. Ma la vita di qualcuno che gli è molto vicino potrebbe essere in grave pericolo e una spia un tempo fedele ad Aretino, Adamo Baptista, minaccia di svelare i segreti di Marco: la Serenissima è sempre più un luogo sinistro e la sete di sangue dei Lupi di Venezia non è ancora placata… 

Se amate i thriller a tinte forti ambientati nel mondo dell’arte certamente conoscerete Alex Connor, la scrittrice e artista inglese molto amata anche qui da noi, da alcuni ritenuta la Dan Brown donna, sebbene sia caratterizzata da uno stile molto particolare e personale che forse si discosta dal Re del romanzo avventuroso-esoterico. Il suo stile è infatti sensuale, immaginifico, sanguigno, a tratti selvaggio come il passato che fa rivivere nei suoi romanzi.  Poi indaga sulle luci e sulle ombre del passato della nostra penisola, che ama molto.

Ama l’Italia, la sua storia e il suo patrimonio artistico e li valorizza nei suoi romanzi più di molti italiani, in un certo senso. Grande è la sua sensibilità nel descrivere la bellezza e il fascino di un mondo perduto, ai più sconosciuto. Sebbene non ne nasconda affatto le miserie e le abiezioni soprattutto dei ricchi e dei potenti, e degli uomini e le donne al loro servizio.

In Venezia Enigma ci porta in una Venezia macchiata da una scia di sangue, molti delitti vengono commessi da dei misteriosi assassini denominati I lupi di Venezia, di cui nessuno conosce l’identità.

Bakita faticava a comprendere. «Ma qual è l’obiettivo di questi Lupi? Vogliono soltanto uccidere?»
«E chi lo sa», rispose Caterina. «Potere, sangue, concupiscenza, il totale controllo sulla vita e la morte? Venezia è famosa per offrire ogni genere di piacere e depravazione. Forse questi massacri sono soltanto l’ennesima aberrazione in una città già abbastanza dissoluta»

E poi c’è lui Pietro Aretino un villain all’ennesima potenza, come in ogni thriller che si rispetti, emblema del male che può nascondersi anche dietro un uomo di ingegno, e forse per questo ancora più letale. A lui si contrappongono Marco Gianetti, capo di una delle famiglie più ricche della città, uomo tormentato e in cerca di redenzione, alleato dell’ enigmatico olandese Nathaniel der Witt, nella città lagunare per maturare la sua vendetta. Strana coppia di eroi che troveranno la chiave di questo mistero? A voi toccherà scoprirlo leggendo il libro che vi garantisco non vi darà il tempo di annoiarvi.

Una storia di vendetta, potere, sangue in uno scenario sfarzoso in cui la corruzione convive con il lusso e lo splendore di un mondo in bilico tra Occidente e Oriente, crocevia di commerci, idee, e passioni.

Traduzione di Tessa Bernardi.

Per l’occasione ho voluto anche farle un paio di domande, e lei come sempre molto diponibile ha risposto.

Vorrei sapere come è nata la genesi di Venezia Enigma, il terzo libro della collana “I lupi di Venezia”.

È stata una serie molto complicata con molti personaggi – e mi mancano moltissimo! Volevo scrivere del passato e dell’arte, ma volevo anche esplorare l’omicidio nella storia dell’arte; la bruttezza della brutalità, sullo sfondo della città più bella della terra. L’idea di The Wolves of Venice era quella di incorporare alcuni personaggi della vita reale – Pietro Aretino, Tintoretto e Tiziano – in una immaginaria serie di eventi straordinari. Volevo anche intrecciare le loro vite con sconosciuti, tutti con le loro diverse ragioni per essere a Venezia. Quindi, dopo aver costruito la mia storia attorno all’antieroe Marco Gianetti, ho riunito tutti i personaggi in Venezia Enigma rendendo ognuno di loro un possibile sospetto. I lupi quando saranno rivelati dovrebbero essere una rivelazione!

Venezia è una città d’arte, insieme a Firenze forse la più bella d’Italia e del mondo. Com’era nel XVI secolo?

La Venezia del XVI secolo era straordinaria, ammirata dal mondo. Non c’era nessun altro posto come la città lagunare e intorno a lei nacque una leggenda. I visitatori hanno trovato la disposizione delle piazze e delle strade, dei canali ad incastro e della Laguna, una meraviglia del mondo. Un trionfo di ingegnosità e invenzione. La maestosità di San Marco e la gloria dell’architettura sullo sfondo dell’Adriatico in continua evoluzione erano un contrasto diretto con le strade intensamente trafficate di Roma e Firenze. E poiché Venezia era così spettacolare ha attirato le persone più spettacolari, cortigiane, attori, musicisti, banchieri, gioiellieri – e un centinaio di altri mestieri da ogni angolo del mondo. I mercanti venivano perché sapevano che la popolazione diversificata significava un mercato pronto e che la nobiltà esigente ed esigente desiderava essere viziata con le spezie, i tessuti, i mobili e i gioielli d’argento più insoliti e costosi. Venezia è stata anche fortunata ad avere molti geni, Tiziano, Tintoretto e Veronese, oltre a molti villaines. Nel XVI la città era bellissima, ma poteva anche essere pericolosa. I vicoli e i canali che erano così affascinanti alla luce del giorno ospitavano prostitute e borseggiatori di notte, e c’erano molti casi di ladri che si spacciavano per preti per derubare viaggiatori incauti e persino rapire bambini. Dove c’era grande ricchezza, c’era grande malvagità e la contraffazione era un fiorente commercio, molti dipinti e incisioni venivano esportate in altri paesi d’Europa via mare. Eppure gli stessi grandi velieri che portavano il lusso portavano anche parassiti, e con la seta e le spezie venne la peste … La Venezia del XVI secolo era un luogo eccitante, pieno di opportunità, talento e morte.

Descrivi un mondo di spie, segreti, inganni e vendette. Un mix ideale per un thriller, non credi?

Il migliore! Le spie affascinano il lettore e lo respingono allo stesso tempo. Ammiriamo la loro abilità e astuzia, ma detestiamo l’ipocrisia con cui sopravvivono. Ci rendiamo conto che se spiano gli altri, ci spiano. Come con i segreti, oh, il potere dei segreti e di coloro che li custodiscono è intrigante. Non è un caso che Pietro Aretino abbia accumulato una fortuna ricattando, tenendo nel palmo della mano due Re, oltre a tanti nobili che manipolava come un burattinaio. È sopravvissuto a due tentativi di omicidio eppure ha continuato con le sue estorsioni. Ovviamente il brivido del ricatto era un piacere troppo ricco per resistere. Ci vuole un certo carattere per essere una spia o un ricattatore, un distacco dalla morale degli altri, ma questo è ciò che li rende così avvincenti. La vendetta, ovviamente, è qualcosa con cui ci identifichiamo tutti. A quale persona sulla terra non è stato mentito, non è stata ingannata, derubata, minacciata o ingannata? Fa parte della vita e tutti noi desideriamo – di solito solo fugacemente – di poter esigere vendetta e la nostra forma di giustizia. I personaggi de I LUPI DI VENEZIA si vendicano e così facendo permettono al lettore di provare un brivido surrogato. Un cattivo serve come terapia! Ci permette di esplorare l’immoralità tra le copertine sicure di un libro.

Come ultima domanda, parlaci dei tuoi progetti futuri

Sto scrivendo il primo libro di una nuova trilogia sul tema dei Borgia. Tuttavia non sto seguendo le orme che hanno fatto la TV o altri libri, sto invece setacciando la verità dalla finzione e sto scoprendo un’enfasi diversa. Ci è stato detto dell’immortalità dei Borgia, dell’incesto, degli omicidi, ma quanto di questo sono semplici calunnie dei loro rivali? Molti dei quali eguagliavano i Borgia nella loro spietatezza. No, questo non è un tentativo di edulcorare la famiglia, ma è un modo per suggerire che la minaccia era grande sia dall’interno che dall’esterno. E ovviamente sto scrivendo dei pittori entrati in contatto con i Borgia. Pinturicchio, e più tardi Leonardo da Vinci – un inaspettato guerrafondaio. Ci sono molti dettagli e molti fatti veri. Guerra e amore. Odio e avidità. Sarà brutale, sensuale, inquietante e, farà riflettere.

ALEX CONNOR  È autrice di thriller e romanzi storici ambientati nel mondo dell’arte. Lei stessa è un’artista e vive in Inghilterra. Cospirazione Caravaggio, uscito per la Newton Compton nel 2016, è diventato un bestseller ai primi posti delle classifiche italiane. Con Il dipinto maledetto ha vinto il Premio Roma per la Narrativa Straniera. La Newton Compton ha pubblicato la sua trilogia su Caravaggio, composta da Caravaggio enigma, Maledizione Caravaggio ed Eredità Caravaggio; Goya enigma; Tempesta maledetta; I Lupi di Venezia; I cospiratori di Venezia e Venezia enigma. Per saperne di più: www.alexandra-connor.co.uk

:: Nasceva oggi: James Joyce

2 febbraio 2021 by

Nasceva oggi a Dublino, il 2 febbraio 1882, James Joyce.

:: Il covo di Lambrate di Gino Marchitelli (Fratelli Frilli Editori 2018) a cura di Paola Rambaldi

30 gennaio 2021 by

La ragazza gli stava di fronte impettita con il mento sollevato. Lo osservava con uno sguardo nel quale parevano ardere davvero le fiamme di un braciere. Alle richieste del caporale l’interprete le chiese il nome.
“Picchi u vuliti sapiri?” rispose lei fiera.
“Il qui presente soldato Roger Miller della 1° Divisione di fanteria canadese vorrebbe conoscere il suo nome.”
“Nun ciù vogliu diri a stù straneru” insiste lei.
“Non ve lo dice” rimarcò l’interprete.
“Dille che la prego di dirmelo.”
“Senti Miller abbiamo troppe cose da fare” rispose spazientito Laurent “non possiamo prendere tempo dietro a queste idiozie.”
Roger non gli diede retta, afferrò delicatamente una mano della donna e si portò l’altra al petto.
“My name is Roger Miller.”
“Ma chi sta dicennu? No capisciu.”
“Ha detto che si chiama Roger Miller e che vorrebbe conoscere il tuo nome” spiegò il conterraneo della ragazza. A quel punto lei si voltò sorridendo verso il canadese. “Ah, capii, dicci chi mi chiamu Cuncetta Lauria, Cuncittina…”
E i loro occhi si scambiarono una impossibile promessa.”

Dicembre 2010 – fuori Lambrate. Scenario spettrale. Strutture dimesse. Non passa nessuno. Anche le prostitute si tengono alla larga. Il capo banda è cauto, il suo amico ha commesso troppi sbagli e non è più affidabile e per lui non sarà un problema eliminarlo. C’è una brutta storia che non deve venire a galla.

Concetta è anziana e la figlia Stella incarica il professor Palermo di cercare notizie del canadese Roger Miller, il padre che Stella non ha mai conosciuto.
Concetta l’ha incontrato nel luglio del 1943 quando le truppe alleate sbarcarono in Sicilia per liberare l’Italia. Fu amore a prima vista. Un amore che dura pochi giorni, perché Roger viene subito mandato al fronte. Concetta fa appena in tempo a dargli una catenina col crocefisso in bronzo. Promettono di scriversi e di rivedersi, ma lei riceve una sola lettera e una foto. E quella che spedisce lei non arriverà mai. Roger, catturato dai tedeschi, risulterà disperso e non saprà mai di essere diventato padre.
Dopo nove mesi nasce Stella. Così chiamata perché concepita in una notte stellata. In paese nessuno si scandalizza di una figlia senza padre, sono molti i bambini nati dopo la Liberazione.
Intanto Sara, figlia di Stella, si offre di aiutare il professor Palermo nelle ricerche di Roger. Gliel’ha presentato sua madre. La nonna ha parlato di Roger Miller solo dopo molti anni. Sara e il professore si innamorano. Lei è sposata con figli ma ogni momento è buono per stare insieme. A casa racconta di certi corsi di aggiornamento e il marito non ha sospetti. Poi il professore ha trovato informazioni importanti per sua nonna su un sito che raccoglie documenti sui campi d’internamento fascisti nelle campagne milanesi, dove i prigionieri venivano segregati e impiegati come schiavi.
Purtroppo, quando Palermo si reca sul posto per fare domande viene aggredito, e la stessa sorte tocca al suo assistente. E questo sarà solo l’inizio per una nuova complicata indagine del commissario Lorenzi.

Gino, militante nella CGIL e in Democrazia Proletaria ha partecipato alle lotte dei lavoratori delle piattaforme petrolifere e alla stesura di un dossier parlamentare di denuncia che ha contribuito allo scoppio dello scandalo ENI negli anni ‘80. Vice presidente dell’ANPI di S. Giuliano Milanese. Iscritto all’Associazione Libera è componente del direttivo che unisce artisti, musicisti, cantanti e narratori per la difesa della memoria della Resistenza e contro le Mafie nel sud di Milano.
Marchitelli è un guerriero che non molla mai e ne Il covo di Lambrate imparerete ad amarlo.

Luigi Pietro Romano Marchitelli detto Gino, ha lavorato per molti anni sulle piattaforme petrolifere della Saipem come tecnico elettronico. È cantautore, autore di libri di testimonianze e di noir come: Morte nel trullo, Qvimera, Il barbiere zoppo, Il pittore, Milano non ha memoria, Sangue nel Redefossi, Il segreto di Piazza Napoli, L’assenza, Panico a Milano, Una storia di tutti – le stragi in Italia e Campi fascisti.

Source: libro del recensore.

:: Non salvarmi di Livia Sambrotta (SEM 2021) a cura di Federica Belleri

30 gennaio 2021 by

Non salvarmi, perché non ho speranza. Non salvarmi, perché ho troppa paura. Non salvarmi, perché non so amare. Non salvarmi, perché sono invincibile… Torna in libreria Livia Sambrotta con un romanzo completo, intenso, psicologico. Ci conduce nel mondo del cinema e all’interno di famiglie potenti che trascurano i propri figli. La conseguenza è la crescita di ragazzi viziati ma non amati. Dipendenti da droghe o sesso ma soli in modo definitivo. Belli ma contenitori vuoti da usare a piacere. In Arizona forse una soluzione si può trovare.  Un ranch, ippoterapia e duro lavoro. Giovani trasportati nel nulla e nel deserto bollente dai propri genitori benestanti,  ghettizzati e impegnati dall’alba al tramonto per poi crollare a letto sfiniti. Ma è davvero tutto così facile? Io l’ho scoperto durante la lettura, che mi ha coinvolta emotivamente. Ho scoperto le ossessioni, la profonda solitudine, l’innamoramento. Ho vissuto la morte, il dramma dell’abbandono, l’egoismo malato e respingente di chi non tollera errori. Ho sentito il peso sopportato da madri rassegnate e il perbenismo di padri che negano l’evidenza di azioni orribili. Ho supportato i sogni e i desideri di questi giovani, la loro voglia di rinascere e di avere una seconda possibilità. Non salvarmi è un romanzo di molte verità o forse di una sola. Di speranza. È un racconto di trappole psicologiche, di ricatti e dubbi. È una storia da immaginare sul grande schermo, dove il backstage e la produzione non sono ciò che sembrano. Da leggere, da interiorizzare. Assolutamente consigliato.

Livia Sambrotta, laureata in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo spettacolo, dopo aver lavorato come redattrice per i magazine di promozione cinematografica 35mm e Primissima, nel 2015 pubblica il primo romanzo noir Amazing Grace (Tragopano Edizioni) e diverse short stories. Nel 2017 vince con un suo racconto il premio letterario Torinoir Memonoir 2017 del gruppo letterario fondato dall’autore Enrico Pandiani. Dal 2015 ha condotto diversi seminari di scrittura creativa a Milano.
Nel 2017 ha pubblicato il romanzo noir Tango Down (Edizioni Pendragon). Il romanzo è stato selezionato tra i finalisti al Festival Giallo al Centro Rieti e ha ricevuto il Premio Menzione Speciale al Festival Garfagnana in Giallo. Attualmente lavora a Milano per la company internazionale UCI Cinemas come Film Promotion Coordinator Southern Europe.

Fonte: omaggio dell’autrice.

:: Le biblioteche come case del dialogo interculturale e agenti di sviluppo di comunità

30 gennaio 2021 by

Mutuando l’esperienza francese di Bibliothèques sans Frontiers, al fine di rispondere ai bisogni informativi, formativi, sociali e culturali dei residenti stranieri, il corso si propone di fornire un percorso di formazione ai bibliotecari del sistema SBAM di Torino organizzato in due incontri.

Nel primo appuntamento, saranno alcuni testimoni privilegiati appartenenti alle tre comunità target del progetto (Cina, Marocco, Romania) a fornire elementi socio-economici e culturali per poter conoscere gli aspetti che oggi caratterizzano le tre comunità presenti sul territorio metropolitano. Sarà anche approfondito il tema dell’accesso all’istruzione da parte delle fasce di popolazione straniera grazie all’intervento di ricercatrici dell’Osservatorio del sistema formativo dell’Ires-Piemonte. Verrà quindi messo in relazione il dato della scolarizzazione con l’accesso alla cultura da parte delle nuove generazioni.

Nel secondo incontro, i partecipanti del corso avranno l’occasione di ascoltare alcune persone di origine straniera che nel mondo della cultura si esprimono e lavorano. Scrittori, registi, ricercatori, giornalisti esprimeranno le loro considerazioni in dialogo con chi, cittadino italiano impegnato nella cultura, si sta accorgendo di loro. Di una lingua in movimento e di una società che in realtà è già mutata.
Come promuovere dunque un nuovo approccio al tema dell’intercultura? Quale ruolo possono avere gli stranieri e le seconde generazioni nell’accelerare un processo che non vuole decollare? Forse riconoscendo loro un ruolo di agenti di promozione culturale?

I INCONTRO 15 febbraio ore 10-13
L’immigrazione a Torino e dintorni: numeri, persone, storie. Accesso ai servizi e inclusione culturale

“Seconde generazioni nella scuola e all’università: scelte ed esiti” a cura di DANIELA MUSTO e CARLA NANNI, ricercatrici dell’Osservatorio sul sistema formativo regionaleIres Piemonte

Le comunità si raccontano

ROMANIA
MARCELIN ENASCUT, sindacalista;
MIRELA RAU (mediatrice interculturale).

MAROCCO
ABDESSALAM
Jaouhari, sindacalista; Karim Hsikou, presidente Ass. Bizeffe;
EMANUELE MASPOLI
autore di “Torino è Casablanca”, Ananke 2012.

CINA
CHEN MING, presidente ANGI;
AI LIAN, presidente ZHISONG.

II INCONTRO 22 febbraio 10-13

Immigrazione e cultura. Tavola rotonda con testimoni privilegiati quali agenti di promozione culturale

ROMANIA
ANDREEA LUMINITA DRAGOMIR: mediatrice culturale, vincitrice del Concorso letterario Lingua Madre, esperta di scrittura creativa e gruppi di lettura. Ha lavorato in progetti con le biblioteche

MAROCCO
WAFA EL ANTARI: scrittrice, attualmente impegnata nella realizzazione di un film tratto dal racconto con cui ha vinto il Concorso Lingua Madre

CINA
LUISA ZHOU: scrittrice, vincitrice del Concorso letterario Lingua Madre. Studia Story Design e Digital Communication alla Scuola Holden di Torino

discutono con:

 ADIL AZZAB: regista e scrittore di origine marocchina

YASSINE DIA: ricercatrice Fieri, di origine senegalese

DANIELA FINOCCHI: ideatrice e responsabile del Concorso letterario nazionale Lingua Madre

PAOLA GALLO: curatrice per la casa editrice Einaudi della pubblicazione di autori italiani

KARIM METREF: giornalista e promotore dei diritti dei giornalisti stranieri in Italia

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla Pagina Facebook di BiblioBabel  e sul sito della Fondazione Amendola

SCARICA LA LOCANDINA

(Fonte: http://www.migrantitorino.it/?p=52387)

Guida ai narratori italiani del fantastico di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo, Andrea Vaccaro (Odoya, 2018) a cura di Elena Romanello

30 gennaio 2021 by

fantastico_itaSpesso non si pensa all’Italia come ad una terra del fantastico, nel sentire comune si preferisce importare e non produrre, senza dimenticare la poca considerazione verso chi scrive fantascienza, fantasy e horror.
Questi però sono spesso luoghi comuni, il nostro Paese ha in fondo dato i natali a nomi fondamentali del genere, come Ariosto, Tasso, Basile, senza contare l’interesse crescente che c’è alle nostre latitudini, con eventi e iniziative editoriali e non. 
I tre studiosi ed esperti del genere  Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro si sono cimentati per Odoya con una Guida ai narratori italiani del fantastico, parlando di chi, in Italia, dall’Ottocento ad oggi si è cimentato nei vari tipi di letteratura d’immaginazione, dal gotico al fiabesco, dal fantastico tout court al weird fino appunto ai contemporanei horror, fantascienza e fantasy.
Una guida organizzata in ordine alfabetico, dove si scoprono sorprese: Emilio Salgari, noto per le sue storie di pirati e corsari, scrisse anche fantascienza, abbastanza inquietante e distopico, Giacomo Leopardi si confrontò con la letteratura speculativa nelle Operette morali, Luigi Capuana praticò la corrente verista ma anche le fiabe, mentre Giovanni Verga non si occupò solo dei drammi del Sud ottocentesco, ma anche di storie gotiche. 
Tra i nomi presenti in questa esauriente guida non mancano ovviamente Dino Buzzati, Italo Calvino,  unico italiano a venire insignito con il prestigioso World Fantasy Award alla carriera e voci di oggi, come Valerio Evangelisti, Dario Tonani, Mariangela Cerrino, Licia Troisi, Barbara Baraldi, simbolo di un interesse che è evoluto e aumentato nel corso degli anni.
Il volume ospita anche alcuni box che approfondiscono singoli aspetti del fantastico di casa nostra, come il Premio Urania, una palestra per voci nuove e molto interessanti, l’apporto dato alla Scapigliatura ottocentesca al genere, i vampiri italiani, l’horror alle nostre latitudini e altro ancora. 
La Guida ai narratori italiani del fantastico si presenta come una guida fondamentale per capire generi e filoni e scoprire voci anche insolite, per chiunque si sia confrontato, per passione e lavoro, con mondi che non stancano mai di stupire e far evadere.