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:: Un’intervista con John Woods autore di Lady Chevy, a cura di Fabio Orrico

5 febbraio 2021

Ho trovato impressionante leggere Lady Chevy due settimane dopo gli incidenti di Capitol Hill. Cosa ne pensi di quello che è successo?

Grazie. Penso che LADY CHEVY sia un romanzo importante per il nostro momento attuale negli Stati Uniti. In molti modi, aiuta a illustrare come siamo arrivati ​​a questo punto.
Sono profondamente addolorato per l’assalto al nostro Campidoglio, ma non sono affatto sorpreso. Durante l’era Bush/Cheney, sono diventato un pessimista apolitico. Ho lasciato andare molti miti americani. Per anni ho sentito che siamo una nazione in crisi sociale, economica, ambientale e politica. Le nostre istituzioni si sono guadagnate la nostra sfiducia. La pandemia ha acuito tutte queste tensioni, ha rivelato la terribile fragilità del nostro sistema. Nonostante le differenze, credo che molti americani di ogni provenienza stiano soffrendo e condividiamo la stessa paura di un futuro incerto. Ma la rabbia che divide sembra essere l’emozione dominante e infestante. I legami civili si stanno erodendo. L’empatia sta morendo. Venendo dall’Appalachian Ohio, è mia percezione che Trump abbia attinto a un sottoinsieme di questo dolore e paura, abbia manipolato questa rabbia e poi l’abbia usata come arma contro i valori democratici. L’attacco al nostro Campidoglio incarna questo.
Cerco di essere fiducioso, ma rimango sopraffatto dalla paura per il futuro dell’America.

I found it impressive to read Lady Chevy two weeks after the Capitol Hill incidents. What do you think about what happened?

Thank you. I feel LADY CHEVY is a relevant novel for our current moment in The United States. In many ways, it helps illustrate how we reached this point.
I am deeply saddened by the assault on our Capitol, but I am not at all surprised. During the Bush / Cheney era, I became an apolitical pessimist. I let go of many American myths. For years, I have felt we are a nation in social, economic, environmental, and political crisis. Our institutions have earned our distrust. The pandemic has heightened all of these tensions, revealed the dire fragility of our system. Despite any differences, I believe many Americans of all backgrounds are hurting, and we share the same fear of an uncertain future. But divisive anger seems to be the dominant, festering emotion. Civil bonds are becoming untethered. Empathy is dying. Coming from Appalachian Ohio, it is my perception that Trump tapped into a subset of this pain and fear, manipulated this anger, and then weaponized it against democratic values. The attack on our Capitol epitomizes this.
I try to be hopeful, but I remain overcome with dread for America’s future.

Vedi Tom, lo zio di Amy, irrompere in Campidoglio, insieme agli altri rivoltosi? Avrebbe interpretato l’azione come il segnale di qualcosa che sta per iniziare o avrebbe prevalso il suo estremo individualismo?

Penso che Tom sosterrebbe i sentimenti dei rivoltosi, ma mi è difficile immaginarlo lì, mentre prende parte a un caotico tentativo di prendere il potere per conto di Trump. Mi piace sperare che la bontà in lui possa prevalere e che non si farebbe mai coinvolgere nella violenza politica. Ma temo anche che se persone come Tom si coordinassero seriamente con forze di polizia e militari che la pensano allo stesso modo, i risultati avrebbero un successo disastroso. Penso che Tom interpreterebbe quanto accaduto al Campidoglio come un atto di nazionalismo bianco, e lo vedrebbe come un’ulteriore prova che l’esperimento democratico americano sta fallendo. Indipendentemente dalla sua partecipazione, avrebbe visto l’attacco al Campidoglio come un segno di ulteriori violenze a venire. Come dice ad Amy, “Questo impero sta crollando”.

Do you see Tom, Amy’s uncle, breaking into the Capitol, along with the other rioters? Would he have interpreted the action as the signal of something that is about to begin or would his extreme individualism prevail?

I think Tom would support the sentiments of the rioters, but I have a hard time picturing him there, taking part in a chaotic attempt to seize power on Trump’s behalf. I like to hope the goodness in him would prevail, and he would never engage in political violence. But I also fear that if people like Tom were to seriously coordinate with like-minded police and military forces, the results would be disastrously successful. I think Tom would interpret what happened at the Capitol as an act of white nationalism, and he would see it as further proof that America’s democratic experiment is failing. Regardless of his participation, he would see the attack on the Capitol as a sign of more violence to come. As he tells Amy, “This empire is collapsing.”

Consideri il tuo romanzo un noir? Mi sembra che si discosti molto velocemente dal genere, utilizzando alcuni codici linguistici ma in funzione di una definizione più precisa dei personaggi.

Penso che la mia scrittura sia difficile da classificare, al di fuori del termine poco chiaro “narrativa letteraria”. Ma mi piace lavorare all’interno delle forme del genere, sovvertendo aspettative e tropi confortevoli. Per me, LADY CHEVY esiste all’incrocio tra i generi Noir e Horror.

Do you consider your novel a noir? It seems to me that it diverges very quickly from the genre, using some linguistic codes but in function of a more precise definition of the characters.

I think my writing is difficult to categorize, outside the unclear term “Literary Fiction.” But I enjoy working within the forms of genre, while subverting comfortable expectations and tropes. For me, LADY CHEVY exists at the intersection of the Noir and Horror genres.

Ho trovato straordinario il capitolo verso la fine in cui Amy fa jogging ed elenca lo spargimento di sangue della contea. Una piccola, martellante poesia in prosa all’interno del romanzo. Sei anche un lettore di poesie?

Grazie. Questo è anche uno dei miei capitoli preferiti. Amo la poesia. Come lettore, spesso non faccio distinzione tra prosa e poesia. Le forme sono, ovviamente, diverse, ma il mio apprezzamento per la lingua è lo stesso. Apprezzo il potere del linguaggio di creare immagini belle e orribili, sentimenti astratti, ritmi misteriosi e simboli subliminali. Per me, la buona prosa è poesia.

I found extraordinary the chapter near the end in which Amy jogs and lists the bloodshed of the county. A small, pounding prose poem within the novel. Are you also a poetry reader?

Thank you. That is one of my favorite chapters as well. I love poetry. As a reader, I often make no distinction between prose and poetry. The forms are, of course, different, but my appreciation for the language is the same. I value the power of language to create beautiful and horrific images, abstract feelings, mysterious rhythms, and subliminal symbols. For me, good prose is poetry.

È stato difficile gestire la voce in prima persona di una ragazza di 18 anni? Il risultato mi è sembrato molto naturale e coeso.

C’erano aspetti che erano impegnativi e ho cercato di farli bene, ma non ho trovato difficoltà. La voce di Amy mi è sembrata molto naturale. La mia narrativa coinvolge molti personaggi e narratori diversi, uomini, donne e bambini. La prima persona è una cosa speciale. Prima di scrivere in prima persona, una voce deve venire da me, e poi devo abitare lo spazio mentale e il linguaggio di quella voce distinta. Può sembrare strano, ma è vero. Ascolto le voci. Queste voci, ovviamente, sono influenzate da persone che conosco. E le donne nella mia vita sono sempre state forti. E sono sempre state forti alle loro condizioni, senza aderire a nessuna convenzione sociale di questo o quello. Sono i loro sé autentici e non si scusano. Sono sopravvissute.

Was it difficult to manage the first person voice of an 18-year-old girl? The result seemed to me highly natural and cohesive.

There were aspects that were challenging, and I strived to get them right, but I did not find it difficult. Amy’s voice felt very natural to me. My fiction involves many different characters and narrators, men and women and children. First person is a special thing. Before writing in first person, a voice must come to me, and then I must inhabit the mental space and language of that distinct voice. That may sound odd, but it’s true. I listen to the voices. These voices, of course, are influenced by people I know. And the women in my life have always been strong. And they have always been strong on their own terms, without adhering to any societal conventions of this or that. They are their own authentic selves and make no apologies. They are survivors.

Il tuo modo di costruire i personaggi è molto convincente: permetti loro di essere contraddittori e quindi più autentici. Amy è l’esempio perfetto. Vorrei sapere quanto – se non del tutto – pensi abbia sentito l’influenza di Tom e Hastings, i suoi padri surrogati, nelle sue scelte più estreme.

Mi piacciono i personaggi complessi e interessanti, tormentati da incongruenze. Penso che le ideologie e i sistemi di credenze posseggano le persone e corrompano le loro vere identità. In un ambiente tossico, le orribili visioni del mondo possono diventare attraenti e responsabilizzanti. Per molti versi LADY CHEVY parla del potere insidioso di queste influenze. Questa è la dinamica tra Tom e Amy. La loro relazione è una forma insolita di influenza, perché non sono sicuro nemmeno che la trasmissione stia avvenendo. Amy non è razzista, ma è negativamente influenzato dall’idea di Tom che “la forza è diritto”. Tom alla fine arriva a capirlo. Ma è troppo tardi.
Hastings è perso di fronte a queste forze e credo che alla fine influenzi molto Amy.

Your way of building the characters is very convincing: you allow them to be contradictory and therefore more authentic. Amy is the perfect example. I would like to know on how much – if at all – you think she felt the influence of Tom and Hastings, her surrogate fathers, in her more extreme choices.

I enjoy complex and interesting characters, tormented with incongruities. I think ideologies and belief systems possess people and corrupt their true identities. In a toxic environment, horrific worldviews can become attractive and empowering. In many ways LADY CHEVY is about the insidious power of these influences. This is the dynamic between Tom and Amy. Their relationship is an unusual form of influence, because I am not certain either knows transmission is happening. Amy is not a racist, but she is negatively affected by Tom’s greater “might makes right” ethos. Tom eventually comes to understand this. But it is too late.
Hastings has lost himself to these forces, and I feel he influences Amy greatly in the end.

Quanto è importante il paesaggio (e più in generale i luoghi) nella tua narrazione? Anche se non ti soffermi sulle descrizioni, infatti, riesci a trasmettere molto bene la fisionomia delle ambientazioni.

Catturare il tono di un paesaggio o di un’ambientazione è molto importante per me. Credo fermamente nel potere che l’ambiente esercita sull’individuo. La creazione di un’atmosfera determina una narrazione. Per quanto riguarda le descrizioni, voglio sempre fornire dettagli sensuali senza essere troppo specifici e concreti, in modo che il lettore possa immaginare le proprie scene. Anche questo è molto importante per me, quell’intimo legame tra il linguaggio e l’immaginazione e il modo in cui i lettori diventano partecipanti attivi nella creazione di mondi. È una cosa bellissima, ed è il potere distinto della lettura che le arti visive non possono replicare.

How important is the landscape (and more generally the locations) in your narrative? Even if you do not dwell on descriptions, in fact, you manage to convey the physiognomy of the settings very well.

Capturing the tone of a landscape or setting is very important to me. I strongly believe in the power environment has over the individual. The creation of an atmosphere determines a narrative. As for descriptions, I always want to provide sensuous details without being too specific and concrete, so the reader can envision their own images. This is also very important to me, that intimate link between language and the imagination, and how readers become active participants in the creation of worlds. It’s a beautiful thing, and it is the distinct power of reading that the visual arts cannot replicate.

Che rapporto hai con le serie televisive? Te lo chiedo perché molti giovani autori sembrano esserne un po ‘ossessionati, spesso esagerando, dal mio punto di vista, con colpi di scena e cliffhanger. In Lady Chevy, l’uso del twist è frugale e quindi potente, non volto a sorprendere ma piuttosto a rappresentare un’ideologia, un’irrazionalità sottostante della vita, una natura imponderabile del mondo.

Mi piacciono alcune serie televisive, ma è difficile trovare quelle che mi lasciano veramente soddisfatto. Mi piacciono i colpi di scena e gli stravaganti, ma devono essere fatti bene, guadagnati, radicati nel carattere autentico piuttosto che nella trama fabbricata.
Volevo che i colpi di scena in LADY CHEVY fossero rari, ma colpissero forte, essere più inquietante che sorprendente. È così che un’opera d’arte risuona con me; crea un’impressione inquietante e misteriosa. Questo è difficile da trovare in televisione, perché il mezzo spesso sembra richiedere una risoluzione univoca. E questo potrebbe essere ciò che la maggior parte del pubblico desidera. Ma questo va contro le mie intuizioni e interessi.
Mi piace la frase “la natura imponderabile del mondo” e sono felice che tu l’abbia intuito nel racconto.

What relationship do you have with television series? I ask you because many young authors seem to be a little obsessed with it, often exaggerating, from my point of view, with twists and cliffhangers. In Lady Chevy, the use of the twist is frugal and therefore powerful, not aimed at surprising but rather at representing an ideology, an underlying irrationality of life, an imponderable nature of the world.

I enjoy some television series, but it is hard to find ones that leave me truly satisfied. I do enjoy twists and cliffhangers, but they must be done well, earned, rooted in authentic character rather than manufactured plot.
I wanted the twists in LADY CHEVY to be sparse, but to hit hard, be more disturbing than surprising. This is how a work of art resonates with me; it creates an unsettling and mysterious impression. This is difficult to find in television, because the medium often seems to demand unambiguous resolution. And this may be what most audiences want. But this goes against my intuitions and interests.
I enjoy the phrase “imponderable nature of the world,” and I’m happy you sensed this in the narrative.

Vorrei che dicessi qualcosa su Nonno Shoemaker. Ho avuto l’impressione che, raccontandolo in modo impressionistico e studiatamente incompleto, finisse per incarnare il cuore dell’oscurità del romanzo, la sua scatola nera.

Apprezzo molto questa osservazione. La presenza violenta di Barton Shoemaker mette in ombra la famiglia di Amy, in particolare sua madre. È l’influenza più oscura nella vita di Amy. E la visione del mondo che incarna, infesta e corrompe la città stessa.

I would like you to say something about Grandpa Shoemaker. I had the impression that, by telling about him in an impressionistic and studiously incomplete way, he ended up embodying the novel’s heart of darkness, its black box.

I really appreciate this observation. Barton Shoemaker’s violent presence overshadows Amy’s family, particularly her mom. He is the darkest influence in Amy’s life. And the worldview he embodies haunts and corrupts the town itself.

Infine, vorrei che ci dicessi qualcosa sui tuoi gusti letterari, scrittori e libri che ami.

Sono un figlio letterario dell’orrore. Senza un’attrazione iniziale per le storie dell’orrore, dubito che sarei un avido lettore o scrittore. Stephen King, Anne Rice e Edgar Allan Poe furono le mie prime influenze. Il signore delle mosche di William Golding è stato un punto di svolta per me; ha fuso l’orrore con la realtà e rimane il romanzo più formativo della mia vita. E così, mentre i miei gusti si allargavano alla narrativa letteraria, sono sempre stato attratto dalle opere più oscure. Apprezzo l’arte che è disposta ad andare in luoghi molto oscuri per raccontare le storie tragiche che devono essere raccontate e gestisce quel contenuto in modo responsabile e significativo. Alcuni dei miei autori preferiti provengono dalla tradizione “The Southern Gothic”: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash e Tom Franklin, seguiti dagli autori dell’Ohio Toni Morrison e Donald Ray Pollock. Amo anche le opere di Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck e Raymond Carver.
Come scrittore, sento la maggiore affinità con Cormac McCarthy e Sylvia Plath. Penso che stiamo scrivendo da posti simili. Hanno sbloccato il potere del linguaggio in me, mi hanno aiutato a scoprire la mia voce.

Finally, I’d like you to tell us something about your literary tastes, writers and books you love.

I am a literary child of Horror. Without an early attraction to Horror stories, I doubt I would be an avid reader, or writer. Stephen King, Anne Rice, and Edgar Allan Poe were my earliest influences. William Golding’s Lord of the Flies was a turning point for me; it fused horror with reality, and it remains the most formative novel in my life. And so, as my tastes broadened into Literary Fiction, I was always drawn to the darker works. I appreciate art that is willing to go to very dark places to tell the tragic stories that need to be told, and handles that content in a responsible, meaningful way. Some of my favorite authors come from “The Southern Gothic” tradition: William Faulkner, Flannery O’Connor, William Gay, Larry Brown, Charles Frazier, Ron Rash, and Tom Franklin, followed by Ohio authors Toni Morrison and Donald Ray Pollock. I also love the works of Shirley Jackson, Ernest Hemingway, Joseph Conrad, James Carlos Blake, John Steinbeck, and Raymond Carver.
As a writer, I feel the strongest kinship with Cormac McCarthy and Sylvia Plath. I think we are writing from similar places. They unlocked the power of language in me, helped me discover my own voice.

Traduzione a cura di Davide Mana.

:: Lady Chevy di John Woods (NN Editore, 2021) a cura di Fabio Orrico

22 gennaio 2021

Amy Wirkner ha diciotto anni, vive a Barnesville, una piccola città dell’Ohio, militarmente occupata da un’azienda petrolifera che, per poter praticare il fracking, ha preso in affitto i terreni di quasi tutti gli abitanti, famiglia di Amy compresa. Le conseguenze, seppure non affrontate in tribunale, sono terribili, nascono bambini deformi (il fratellino della nostra protagonista, per esempio), la gente muore di cancro. Non è tutto: Amy ha pochi amici, è costantemente bullizzata dai compagni di scuola perché è obesa e infatti sulla copertina del bell’esordio di John Woods campeggia come titolo il suo soprannome: Lady Chevy. L’epiteto, non proprio lusinghiero, è dovuto al suo fondoschiena, ingombrante e massiccio come una Chevrolet.
Ennesimo spaccato dell’America profonda? Anche, ma non solo. Woods dimostra al primo romanzo una maturità di stile e una fluidità di racconto impressionanti. Da un lato accetta passivamente i cliché che un determinato contesto sociale si porta dietro, nel nostro caso i bifolchi tutti bibbia e fucili, razzisti e fortemente tentati da folli teorie del complotto (e la cronaca dei nostri giorni è lì a ricordarci che non sono clichè innocui, anzi, forse non sono nemmeno clichè in senso stretto), dall’altro se ne fa forza, riposizionandoli in una prospettiva antropologica. Alternando la prima persona di Chevy, credibilissima e piena di sfumature, con il resoconto parallelo delle vicende di Hastings, un poliziotto dalla cupa e oscura morale, Woods dipana un racconto di formazione nerissimo, inscritto in una tradizione di sangue e violenza.
Chevy, dicevamo, ha pochi amici, sostanzialmente due: Sadie, la ragazza più popolare della scuola, praticamente il suo esatto contrario, e Paul, bellissimo e idealista, amore non corrisposto ma presenza costante nella vita della ragazza e occasionalmente spalla cui appoggiarsi nei momenti duri. Il padre di Paul sta morendo di cancro a causa del fracking e il ragazzo vuole vendicarlo con un atto di ecoterrorismo ma ha bisogno di un complice: Amy, naturalmente. Andrà malissimo. E qui è bene fermarsi perché trama e sviluppi meritano di essere goduti leggendo, abbandonandosi al presente storico usato da Woods con tanta sapienza che, quasi, potremmo pensare che la storia si stia mano a mano costruendo sotto i nostri occhi.
Amy ha una sorta di mentore, suo zio Tom, reduce dall’Iraq, suprematista bianco con bunker sotterraneo di serie, in caso che gli Stati Uniti, ormai percepiti come una nazione in decadenza, razzialmente compromessa, dichiarino guerra. Ma il vero incontro che cambierà la vita della ragazza e getterà una luce nera sul suo futuro è quello con Hastings, amico dello zio, meno vistoso nell’enunciare le sue filosofie deviate ma più dolorosamente estremo nel metterle in pratica. La scena del dialogo tra i due, a un terzo dalla fine, è semplicemente magistrale, così come splendido è il lungo, ritmato capitolo, in cui Woods elenca i fatti di cronaca nera di una normale settimana a Barnesville, la follia che sembra pervadere ogni angolo della contea, tanto da renderla una succursale della kinghiana Castle Rock. Con una differenza: Barnesville esiste e la scorciatoia del soprannaturale non è prevista.
Il retaggio di violenza che informa la vita di Amy d’altra parte ha un suo patriarca, il nonno materno del quale circolano inquietanti fotografie negli album di famiglia: sfogliandoli ti imbatti in una normale riunione familiare, un picnic, una gita al luna park, cose del genere, poi volti pagina ed ecco il vecchio abbracciato alle due figlie e alle loro spalle una croce incendiata che illumina un uomo di colore impiccato. Il tutto ordinatamente messo in serie accanto alle immagini più banali. L’orrore: una dimensione che Woods riesce a rendere così tremendamente quotidiana da inabissare il suo romanzo dentro correnti di pensiero metafisiche, pure astrazioni. Probabilmente il segreto della riuscita del libro è proprio la capacità di mostrare crudeltà, deviazioni, bontà e capacità di cura tutte fuse insieme, senza frizioni, con inaspettata coerenza. Una soluzione che, si indovina, non è suggerita dalla voglia di sorprendere ma dalla conoscenza profonda della propria materia di indagine. Il male, sembra volerci dire l’autore, non riesce a scalfire quanto di tenero c’è in un amore adolescenziale o nella lealtà che si instaura tra i reietti della società. Woods è bravissimo a raccontare entrambi i lati del cuore umano, le parti presentabili della nostra personalità, così come quelle di cui ci vergogniamo, lo fa senza moralismi o gerarchie, con la consapevolezza che l’essere umano è una macchina complessa, in cui c’è posto per la grazia e per la ferocia. Come nella vita.

John Woods è uno scrittore americano. È cresciuto in Ohio e si è laureato all’Ohio University. Suoi racconti sono stati pubblicati su Meridian,Midwestern Gothic, Fiddleblack e The Rag. Lady Chevy è il suo romanzo d’esordio.

Source: inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa NN editore.