:: Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver di Antonio Spadaro (Ares Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 marzo 2021 by

Antonio Spadaro, direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”, teologo gesuita e saggista scrisse Carver: un’acuta sensazione di attesa ormai vent’anni fa nel 2001, a 34 anni. Lo scorso ottobre il volume è tornato in libreria, per le edizioni Ares, ampliato e aggiornato con una meditata premessa, con il titolo Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver e si può dire che l’autore abbia sperimentato con mano quanto Carver abbia operato nella sua vita, l’abbia plasmata, positivamente si potrebbe aggiungere. Il saggio monografico sulla vita e le opere di Carver, nella collana Profili, per quanto breve tocca i punti salienti discussi sia dalla critica americana, sia dalle personalissime riflessioni che Spadaro modella sulla sua propria vita. Temi come se Carver fosse principalmente un poeta o un narratore, o quanto Gordon Lish modificò (e per alcuni snaturò) i suoi testi, etc… passano sullo sfondo, sebbene vengano toccati, dando invece spazio a riflessioni più intime, come la totale mancanza di ideologia delle pagine di Carver, l’importanza della vulnerabilità dell’essere umano, il trovare nella vita la sola e unica fonte di ispirazione, l’origine e la sequenza esatta della sua arte: storie, immagini, parole, punteggiatura. Spadaro non decostruisce la lingua carveriana, per trovare i suoi segreti nascosti e la sua grandezza letteraria, ma fa qualcosa di più alto e profondo, ne cerca il senso ultimo, quel senso che fa trovare la santità nella vita ordinaria e quotidiana. Gli eroi di Carver sono persone comuni, fragili, problematiche, ma non per questo meno nobili o degne di stima o di considerazione. E proprio perché sono veri, autentici, questi eroi sono degni di essere osservati con tenerezza e commozione. Perché chiunque affronta la vita, il dolore, la morte di per sé è eroico. Punto centrale di tutto questo studio è la riflessione di quanto per Carver la scrittura sia diventata a tutti gli effetti col tempo un co-strumento di redenzione, dalla sua vita “dannata” dall’alcool e dal disordine. Redenta soprattutto grazie all’amore di una donna, Tess Gallagher, ma anche dalla scrittura e qui amore e scrittura si fondono dando un senso al tutto, perché non è forse vero che quando Carver si interroga sul cosa voleva ottenere dalla vita, l’unica risposta sensata da darsi resta “Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra”.         

Antonio Spadaro (Messina, 1966), gesuita, teologo e saggista italiano, è direttore della rivista «La Civiltà Cattolica». Il 10 dicembre 2011 papa Benedetto XVI lo nomina consultore del Pontificio Consiglio della Cultura e il 29 dicembre consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Nel gennaio 2012 ha ricevuto a Caserta il prestigioso premio Le Buone Notizie – Civitas Casertana, uno dei più importanti premi di giornalismo italiani.
È autore, tra gli altri, di  Svolta di respiro. Spiritualità della vita contemporanea (2009), Cyberteologia. Pensare il cristianesimo al tempo della rete (2011), Il disegno di papa Francesco. Il volto futuro della Chiesa (2013), Da Benedetto a Francesco. Cronaca di una successione al Pontificato (2013), La mia porta è sempre aperta. Una conversazione con Antonio Spadaro (2013), Oltre il muro. Dialogo tra un mussulmano, un rabbino e un cristiano (2014, con Omar Abboud e Abraham Skorka) e Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani (nel quale intervista papa Francesco, 2017).

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Simona Mirata dell’Ufficio Stampa Edizioni Ares.

:: Uno sguardo in Germania: Charlotte Roth, a cura di Giulietta Iannone

8 marzo 2021 by
Charlotte Roth Photo (c) Christian Saalfeld

Conosciamo meglio da vicino Charlotte Roth, autrice in Italia per Sperling & Kupfer del suo romanzo d’esordio Quando eravavmo immortali, (Als wir unsterblich waren–Knaur 2014) e di altri libri ancora da noi inediti:

Charlotte è nata a Berlino nel 1965, ed è una docente di letteratura che da dieci anni si dedica con passione alla scrittura.
Nelle sue vene scorre il sangue di una globetrotter: ama viaggiare per l’Europa con il marito e i figli, ma torna sempre alle sue radici berlinesi, anche se oggi vive a Londra.
Con Quando eravamo immortali, ispirato in parte alla storia della sua famiglia, ha finalmente realizzato il sogno di una vita. Il romanzo ha scalato le classifiche dei libri più venduti in Germania, riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.

Un romanzo indimenticabile come la passione dei vent’anni, quando si vive per cambiare il mondo e amare alla follia; come una pagina di Storia che è anche la nostra storia; come una città dal fascino unico e universale: Berlino.

9 novembre 1989. «Non puoi perderti la notte più folle della tua vita»: è con queste parole che Alexandra si lascia trascinare fuori di casa dall’amica del cuore. Fosse stato per lei, se ne sarebbe rimasta tra quelle quattro mura anguste, insieme alla nonna che l’ha cresciuta, Momi, in mezzo alle poche cianfrusaglie che non bastano a svelare un lontano passato di cui la nonna è molto gelosa. Invece, in quella notte che sta per cambiare la Storia, Alex si ritrova catapultata nel cuore della vita, quella vita di cui, nei suoi ventitré anni, ha sempre avuto paura, senza sapersi spiegare il perché. Travolta dal mare di folla che si sta riversando da Berlino Est alla parte opposta della città, fino ad allora inaccessibile, Alex viene letteralmente spinta tra le braccia di un ragazzo dell’Ovest: Oliver. Con lui, scoprirà non solo un mondo dai confini più vasti, colorato da cibi sconosciuti, profumi stranieri, nomi dal suono irresistibile, ma scoprirà soprattutto per la prima volta l’amore, quello capace di infrangere ogni paura. Berlino, inizio Novecento. Giovanissima e coraggiosa, Paula si batte per i diritti delle donne e dei lavoratori. Condivide il sogno di un mondo nuovo e più giusto con Clemens, impegnato in politica. Credono di poter fare la Storia, ma il corso impetuoso della Storia non si lascerà fermare dall’amore e dagli ideali che li fanno sentire invincibili e immortali. In Paula e Clemens rivive l’entusiasmo di un’intera generazione dimenticata, che ha creduto nella libertà con tutta la forza incosciente dei vent’anni. A distanza di decenni, toccherà ad Alex e Oliver raccoglierne il testimone, ricucendo un antico legame spezzato e continuando il sogno di un mondo migliore.

Altri libri:

Grand Hotel Odessa –City in the Sky (Grandhotel Odessa –Die Stadt im Himmel, Dicembre 2020)

Primo volume della saga e una grande storia d’amore. L’affascinante saga su un grand hotel sul Mar Nero e una storia familiare dall’autrice di bestseller Charlotte Roth. Una storia d’amore di un mondo che è scomparso per sempre.

Odessa nel 1910 e un gran ballo al Grand Hotel per celebrare il 21 ° compleanno di Oda, la figlia del fondatore dell’hotel. Sarà una festa di cui si parlerà in città, no, in tutto il Paese, a lungo. Ma Oda sta aspettando con impazienza due ospiti in particolare: Belle, la figlioccia berlinese di suo padre, e Karel Albus, una celebre ballerina del nuovo e magnifico teatro dell’opera di Odessa. Oda è sempre stata gelosa di Belle, temendo che suo padre potesse amarla più di sua figlia. Tuttavia, al ballo le confida il suo grande segreto: è perdutamente innamorata di Karel e ha intenzione di fuggire quella sera stessa con colui che suo padre considera indegno di lei. Tuttavia, Karel non si presenta al luogo dell’incontro e la vita di Oda prende una piega inaspettata …

Grand Hotel Odessa –The Faun Garden (Grandhotel Odessa –Der Garten des Faun, Marzo 2021)

Secondo volume della saga e una grande storia d’amore.

Odessa 1920-1935: sembrano possedere tutto ciò che gli altri sognano nei ruggenti anni ’20. Esternamente, Oda e Belle, le sorelle preferite del Grand Hotel Odessa, si dilettano tra bellezza, ricchezza, fascino e felicità d’amore, ma nessuno riesce a vedere cosa le sta mangiando vive dentro. Durante i sanguinosi anni della guerra civile, Oda riesce a mantenere l’hotel un’oasi lontana dalla vita di tutti i giorni. Persino la multietnica città di Odessa ha conservato parte del suo fascino contro ogni previsione e diventa un punto di riferimento per avventurieri europei, avanguardie artistiche e pensatori politici. La fontana sopra il fauno di marmo nero continua a zampillare imperturbabile, e tutt’intorno gira di nuovo la giostra dell’amore e dell’intrigo. Con Nadeshda Mandelstam, la moglie del poeta Ossip, Oda condivide il coraggio di lottare incondizionatamente per ciò che è importante per lei. Un’amicizia per tutta la vita si sviluppa da questo terreno comune. Ma dietro la facciata scintillante si nascondono pericoli che mettono Oda di fronte a sfide sempre nuove.

Il canto di Calliope, Natalie Haynes (Sonzogno 2021)A cura di Viviana Filippini

8 marzo 2021 by

Tutti, come lettori o studenti, ci siamo imbattuti nell’inizio dell’ “Iliade” di Omero, in quel «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi». La diva alla quale l’autore greco si riferiva era proprio Calliope, perché tra le Muse era quella che donava l’arte dialettica ai poeti, ai principi o ai re che la invocavano nei momenti in cui avevano bisogno di ispirazione. Calliope è la protagonista de “Il canto di Calliope” di Natalie Haynes pubblicato da Sonzogno. O meglio, Calliope e tutte le donne dell’ “Iliade”, perché l’autrice racconta la storia della guerra di Troia dal punto di vista femminile. Quelle che si presentano nelle pagine sono le voci delle donne che, da secoli, sono presenti nel poema omerico, ma che non hanno mai avuto la possibilità di parlare e di narrare le vicende vissute dalla loro ottica di visione. La Haynes attua un vero e proprio ribaltamento dei piani narrativi che porta le donne ad essere le protagoniste principali, mentre gli uomini finiscono in secondo piano. Sono delle vere e proprie comparse che lasciano il “palco” narrativo alla dimensione femminile. Appena ci si immerge nella lettura, da subito Calliope, la musa, chiede di essere ascoltata perché ha qualcosa da dire e raccontare. Il lettore lasciandosi trasportare dalla musa, inizierà un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo. In principio si incontra una donna che corre nella notte, allontanandosi dalla città di Troia in fiamme. È Creusa la moglie di Enea, è sola, il marito e il figlio non ci sono e lei assiste al rogo della città rendendosi conto che morte, desolazione e distruzione stanno dilagando ovunque. Poi, si affaccia sulla scena narrativa Andromaca, la moglie di Ettore, che colpisce per la sua complessità emotiva e caratteriale. Accanto a lei arriva Pentesilea, la regina delle Amazzoni. La sua è l’immagine di una donna coraggiosa, forte e decisa e lo dimostrerà anche in guerra, quando sul campo di battaglia, trovandosi davanti Achille, non farà un passo indietro, anzi dimostrerà un’intraprendenza che farà parecchio pensare il “piè veloce”. Accanto a loro ci sono anche Penelope, che attende il ritorno di Ulisse; Clitennestra, moglie di Agamennone. Nomi noti, ai quali la Haynes unisce figure poco conosciute come Enone e Teano. Enone, madre di quel Corito nato dalla relazione tra la ninfa e Paride che poi l’ha abbandonata per andarsene lotano. Teano, altra figura femminile tutta da scoprire, prima sposò un re troiano e rimasta vedova si unì ad un altro troiano (Antenore) dal quale ebbe diversi figli. Accanto a loro anche le troiane, sconfitte e rese schiave, e le voci delle donne greche che aspettano il ritorno dei loro mariti. Il libro della Haynes ha per protagoniste le donne, quelle che Omero ha lasciato in secondo piano e grazie alla visione insolita della Haynes, il lettore conosce meglio queste figure femminili che nel corso della storia sono sempre state un passo indietro rispetto ai loro corrispettivi maschili, mentre qui le protagoniste femminili si prendono una piccola rivincita. Certo è che “Il canto di Calliope” è un versione nuova dei classici della letteratura antica, alternativa, ma davvero travolgente e appassionante. Affermo questo perché la Haynes in “iIl canto di Calliope” ci presenta delle creature letterarie che sono donne nei cui animi ci sono dolori, sofferenze, soprusi uniti all’amore, al coraggio e alla forza per andare avanti. Quella forza che rende queste figure mitologiche profondamente umane tutte da conoscere come se le si incontrasse per la prima volta. Traduzione Monica Capuani.

Natalie Haynes è scrittrice e giornalista. Classicista di formazione, ha pubblicato romanzi tra cui The Amber Fury e The Children of Jocasta, oltre al saggio The Ancient Guide To Modern Life. È autrice e conduttrice della trasmissione Natalie Haynes Stands Up for the Classics per Bbc Radio 4. Nel 2015 ha ottenuto il Classical Association Prize come riconoscimento per il suo lavoro di divulgazione dei classici. Il canto di Calliope (A Thousand Ships) è stato finalista al prestigioso Women’s Prize for Fiction 2020 ed è stato segnalato tra i migliori libri del 2019 da The Times e The Guardian.

Source richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa.

Il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

6 marzo 2021 by

978880472545HIG-313x480Da anni si conosce e legge il fantasy anglosassone, britannico e statunitense, a cui si sono aggiunti romanzi fantasy provenienti dall’Oriente e dall’Italia, mentre non è arrivato molto da noi dal resto d’Europa, dove pure c’è una produzione non disprezzabile,  a cominciare dalla vicina Francia, dove esistono da anni autori e autrici che si cimentano con questo genere, amatissimo anche a quelle latitudini e non solo quando è d’importazione.
Oscar Fantastica propone Il bambino di polvere di Patrick K. Dewdney, inglese di nascita ma francese d’adozione, primo libro di una saga che porta in un mondo ispirato al periodo tra  Medio Evo e età moderna, sfondo di una tragica storia di formazione e di crescita, riflesso di tante vicende reali.
I quattro piccoli orfani Syffo, Merlo, Cardù e Brindilla crescono in campagna, nel podere della vedova Tarron, che li ha accolti per avere un aiuto nel lavoro dei campi. Il loro unico orizzonte è il fiume Brune, tra le durezze di una vita dove però a loro modo sono felici, malgrado le lotte per sopravvivere e mangiare una ciotola di minestra di rape la sera.
Il mondo fuori però può chiamare a gran voce e far cambiare ogni cosa: un giorno d’estate dell’anno 621 dell’era di quel mondo, nel vicino borgo di Corna-Brune giunge la notizia della morte del re Bai Solistero, che aveva unificato quelle terre. I quattro ragazzi pensano che tanto è qualcosa di lontano, ma quello nascerà una guerra che travolgerà il loro mondo, costringendoli a dividersi verso l’ignoto.
Il protagonista e voce narrante della storia è Syffo, sorpreso a rubare una frittella e costretto a lavorare per il temutissimo Hesse, un militare, prima lama dell’Alto-Brune. Da qui inizierà il suo viaggio forse non tanto eroico ma avvincente, dove sarà servo, spia, apprendista chirurgo e per finire guerriero. Syffo verrà accusato di stregoneria e omicidio, finirà in carcere, fuggirà, sarà bollato come traditore, in una prima serie di avventure che continueranno e che finiscono, come nella migliore tradizione romanzesca, con un cliffhanger che fa attendere con impazienza il seguito.
Il bambino di polvere è un libro fantasy anomalo, perché del fantasy inteso come magia, creature non umane e simili, non ha praticamente niente: porta in un mondo alternativo, affascinante e spietato, dove gli appassionati potranno trovare elementi dei romanzi di Martin, con lotte di potere non viste dalle case regnanti ma dai più poveri, le vittime da sempre, nel mondo reale, di guerre, conflitti, contrasti, fame e disastri.
Si tratta senz’altro di un titolo da consigliare a chi accusa il fantasy di essere un genere di pura evasione, senza contare la costruzione di una vicenda in cui ci sono echi di Hugo e Dickens e della loro capacità di parlare dei più umili, non certo meno interessanti di nobili, prelati e sovrani.
Tutto questo, in attesa dei prossimi capitoli delle disavventure di Syffo, alle prese con un mondo più grande di lui, in cui è costretto a cercare la sua strada, e magari di scoprire nuove voci del fantasy d’oltralpe.

Patrick K. Dewdney (1984), nato in Inghilterra, dall’età di sette anni vive in Francia e scrive in francese. Ha esordito nel 2007 con Neva, seguito da altri romanzi. Del 2018 sono i primi due libri del Ciclo di Syffo (oltre a Il bambino di polvereLa Peste e la Vite), illustrati da Fanny Etienne-Artur, che hanno ricevuto tra gli altri il Grand Prix de l’Imaginaire, il più importante riconoscimento francese per la letteratura fantastica.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, che ringraziamo.

Lucca Comics and Games di Vari (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

6 marzo 2021 by

Accanto alle uscite dei fumetti, in edicola e fumetteria, nel corso degli anni si sono aggiunti vari libri che hanno esaminato il fenomeno delle nuvole parlanti e del fandom ad esse collegato da vari punti di vista, tra correnti, personaggi, Paesi, autori e molto altro. 
Mancava un libro che parlasse di uno dei fenomeni più amati e vistosi, cresciuto in maniera esponenziale nel corso degli anni, e cioè le fiere del fumetto, che da mesi ormai latitano qui in Italia e chissà se torneranno mai, un po’ di pessimismo è d’obbligo.
Il volume illustrato Lucca Comics & Games, sottotitolo Storie e immagini del festival della cultura pop, a cura di Christian Hill, con vari contributi, vuole parlare di questo, partendo dall’evento più amato e popolato, qui da noi, attraverso un tributo fotografico con anche testi, concentrato soprattutto sulla fiera del 2006 in poi, quando si è spostata nel centro storico della città toscana per renderlo unico.
Il libro ha anche interventi di Emanuele Vietina, direttore artistico della convention dopo aver iniziato tanto anni fa spostando le sedie per le conferenze, e Licia Troisi, che racconta come Lucca sia l’unico posto in cui si sente a casa, e Pierdomenico Baccalario che parla di un lungo sodalizio con l’evento, iniziato quando era ragazzino e mai finito, come per molti e molte.
Le sue pagine raccontano con immagini gli ospiti alla fiera, da Leiji Matsumoto a Terry Brooks, da Cristina d’Avena a Michael Moorcock, da Lucio Parillo a Gabriele Salvatores, ma soprattutto fa parlare l’evento tramite i volti degli appassionati, dei cosplayer, degli standisti, portando in giro per padiglioni e vie, in quello che è stato uno dei più importanti fenomeni di costume e di fandom di questi anni.
Oggi, in fondo, si è tutti diventati nerd, da quando il mondo dell’immaginario è diventato mainstream grazie a libri, film, serie TV, moda e questo prezioso volume colorato ha davvero un potere evocativo magico, di far rivivere un mondo così vicino ma ormai così lontano, almeno in questo momento.
Il volume Lucca Comics & Games è senz’altro un’interessante testimonianza di un fenomeno di costume ed è per tutti i curiosi e gli studiosi di costume, ma è soprattutto un tributo a tutti coloro che in questi anni hanno amato e frequentato la fiera, come espositori, operatori, creativi ma anche come appassionati. Sperando che sia un libro attuale e non una testimonianza storica e che un giorno possano tornare eventi come questo.

Provenienza: libro del recensore.

Gattoni animati di Valeria Arnaldi (Ultra, 2020) a cura di Elena Romanello

4 marzo 2021 by

gattoniI gatti sono tra gli animali oggi più amati, iconici protagonisti delle nostre vite e anche di tanto immaginario, e da molto tempo popolano anche il mondo dei fumetti e dei cartoni animati.
Valeria Arnaldi, già autrice di vari saggi sui manga, gli anime e la cultura pop legata al mondo dei fumetti, racconta questa volta, in Gattoni animati, sempre per Ultra, il rapporto tra gatti e cinema e serial d’animazione, con una galleria di indimenticabili protagonisti felini, dagli anni Venti del secolo scorso ad oggi.
Il gatto nei cartoni animati ha avuto vari ruoli, oltre che quello di decorativo animale domestico: si è tornati al suo rapporto con la magia, buona o cattiva che sia, si è sfruttata la sua rivalità con i topi e gli uccellini per costruire infinite avventure, lo si è guardato come animale infido o si sono raccontate le sue peripezie in cerca di una casa in cui vivere.
Nelle pagine di Gattoni animati si trova una bella galleria di personaggi felini, umanizzati e non, e ognuno incontrerà i gatti che hanno accompagnato gli anni dell’infanzia e oggi. Ci sono cattivoni come Pietro Gambadilegno, l’eterno rivale di Topolino, Lucifero di Cenerentola e Birba di Gargamella de I Puffi, ma anche micetti da coccolare come Gli Aristogatti e il poco noto Oliver di Oliver & Company. Ovviamente non mancano due icone assolute delle gag, Gatto Silvestro e Tom, capaci di piacere a più generazioni di spettatori con le loro semplici ma irresistibili avventure. C’è un gatto che ha fatto scandalo, Fritz the cat, anti eroe di uno dei primi cartoni animati mainstream per adulti e lo Stregatto, il felino più strambo delle storie di fantasia, ancora psichedelico oggi con la sua tenuta fucsia.
Ovviamente non può mancare Garfield, un’icona non solo animata e a fumetti, visto che è presente su una miriade di gadget, come Hello Kitty dal Giappone, oggi conosciuta più come personaggio decorativo di tante cose che come protagonista di un cartone animato. Dal Paese del Sol levante ci sono vari personaggi, come Doreamon, gatto robot protagonista di un’infinita epopea, Posi e Nega i micetti di Creamy, i famigli delle ragazze magiche, a cominciare da Luna di Sailor Moon, e i felini dei film di Miyazaki, come Jiji, il compagno di Kiki consegne a domicilio, che è anche immortalato in copertina.
Gattoni animati è un libro per chiunque ami i gatti e il mondo dei fumetti e dei cartoni animati, nella stessa maniera, ma anche per chi ama i mici e vuole sapere quante incarnazioni hanno avuto in storie che continuano a popolare le vite degli appassionati.

Valeria Arnaldi (Roma 1977) è laureata in Scienze Politiche. Come giornalista professionista scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero e ha scritto e diretto spettacoli e cortometraggi. Ha pubblicato diversi libri di vario argomento, dall’arte ai fumetti alla cucina.

Provenienza: libro del recensore.

:: La Piccola Biblioteca del Crimine

3 marzo 2021 by

Prima uscita a marzo di una nuova collana dedicata da TimeCrime/Fanucci al Crime: la Piccola Biblioteca del Crimine. Dunque il Crime in tutte le sue facce dall’ hard boiled al noir, dal mystery alla detective story, senza dimenticare spy-story, whodunit o locked room e gialli polizieschi. Tutto il meglio della narrativa Crime in nuove traduzioni aggiornate e moderne e introduzioni delle penne più prestigiose. I grandi maestri americani, inglesi e francesi raccolti in un’unica collana da collezionare che presenta oltre a curate riedizioni addirittura inediti mai pubblicati. Per ora in programma 15 titoli: primo volume Caccia al ladro di David Dodge, per poi proseguire con Ti ucciderò di Mickey Spillane e Bersaglio mobile di Ross Macdonald, nelle nuove traduzioni rispettivamente di Luca Briasco e Raffaella Vitangeli. Poi a maggio Il misterioso crimine di Madison Avenue di John Coryell, il primo caso del detective Nick Carter. E infine la riedizione di Nove orchidee per Miss Blandish di James Hadley Chase con introduzione inedita di George Orwell. Che dire, auguriamoci che l’iniziativa abbia successo e sia l’inizio di una collana ricca di sorpese.

Una guida ai cinecomics per Edizioni NPE a cura di Elena Romanello

2 marzo 2021 by

51bpQ4B-lAL._SX355_BO1,204,203,200_Negli ultimi anni il cinema ha spesso ospitato film tratti da noti fumetti, soprattutto di super eroi, tanto che è nato un vero e proprio filone di successi, i cosiddetti cinecomics, anche fenomeni di costume e fandom, e molti non vedono l’ora di poter tornare in sala per riprendere questa abitudine, capace di ispirare anche la creatività degli appassionati, tra cosplay e fanart.
In attesa di questo importante e ambito momento, le Edizioni NPE presentano un’utile e molto esauriente guida scritta da Giuliano Gambino, dove, in 816 pagine, si traccia la storia del rapporto lungo e proficuo che lega cinema e fumetti, entrambi due modi per narrare tramite immagini.
Il sottotitolo del libro, Dalla pagina allo schermo, ribadisce questo legame, molto più antico di quello che si pensa e non certo limitato solo ai fumetti di super eroi, per quanto amatissimi in questi ultimi anni.
Tanti sono i film recensiti e raccontati, con immagini a contorno, con anche titoli meno noti o ormai classici, come i film di Batman di Tim Burton. Film come La famiglia AddamsThe Mask, Il corvoGhost WorldTin Tin, I Puffi sono a tutti gli effetti dei cinecomics, senza dimenticare i film su Asterix o quelli tratti da manga come Crying Freeman Battle Angel Alita.
Il libro racconta un’epopea iniziata negli anni Sessanta e durata fino ad oggi, con visibili nel taglio del libro le etichette che dividono il volume in decenni, con tanti spunti per rivedere film amati magari anni fa o scoprire nuove storie. In attesa un giorno di ritrovarsi tra appassionati di nuovo al cinema, per una nuova avventura del super eroe di turno o comunque ispirata alle nuvole parlanti.

:: Hard Cash Valley di Brian Panowich (NNEditore 2021) a cura di Fabio Orrico

28 febbraio 2021 by

Si arricchisce di un nuovo volume la toponomastica letteraria di Brian Panowich, scrittore americano fautore di un noir capace di flirtare, in quanto a senso del paesaggio e consapevolezza della tradizione, a più riprese col western. Dopo il grande dittico su Clayton Burroughs e la sua famiglia criminale era fisiologicamente impossibile restare a simili altezze ma Hard Cash Valley decisamente non è un titolo di secondo piano. La figura di Burroughs è ancora presente a un livello quasi mitopoietico e l’ombra del suo retaggio di violenza famigliare si stende anche su questa storia. Detto ciò, è bene rimarcare che Hard Cash Valley è testo del tutto autonomo e mette in scena un protagonista, il capitano di polizia Dane Kirby, la cui parabola è meno arroventata di dolore cosmico rispetto a quella dello sceriffo Burroughs ma non certo tranquilla né pacificata. Anche Kirby sconta il suo fatal flaw: ha perso infatti l’amata moglie e la figlia in un incidente stradale e il fantasma del perduto amore finisce per giocare una parte importante anche nel suo presente, condizionandolo e in parte addirittura indirizzandolo.
Chiamato sul luogo di un delitto commesso da un vecchio amico, Kirby si trova improvvisamente a dover gestire un’indagine che ha il suo epicentro proprio nella comunità in cui vive. Accanto a lui l’agente dell’FBI c’è Roselita Velazquez, una sbirra tosta e dal brutto carattere. Arnold Blackwell, un criminale di piccolo cabotaggio ha fatto saltare il banco dello Slasher, sorta di superbowl dei galli da combattimento, vincendo in pratica tutte le scommesse. L’incasso sfiora i due milioni di dollari. Sulle sue tracce si sono buttati due spietati sicari filippini e un misterioso assassino nerovestito. Imprevedibilmente, si scopre che la mente del colpo è William, fratello undicenne di Arnold affetto dalla sindrome di Asperger, un piccolo genio la cui mostruosa capacità di calcolo fa gola a uomini avidi di soldi e dai pochissimi scrupoli. Come sempre, Panowich è straordinario nel delineare il milieu delle sue storie. Dane, di fatto, è un Virgilio incaricato di far orientare poliziotti meno esperti nel suo mondo, quell’Hard Cash Valley che domina il romanzo fin dal titolo, segnandone i confini geografici.
Costruito su una progressione tanto incalzante quanto fascinosa, il libro di Panowich non dà veramente un attimo di tregua. Come sempre, il mondo del narratore statunitense non è un posto facile in cui vivere. Tradimenti e crudeltà sono dietro l’angolo e l’unica nota di conforto viene dalla lealtà che, quasi in maniera illogica, sedimenta il percorso di alcuni personaggi. Lealtà e amore, sembrano queste le bussole usate da Panowich per resistere al caos e allo sfacelo di un paese che ha messo il Dio Denaro in cima al suo sistema di valori. Il tema del denaro è calcato con insistenza. Attorno ai soldi scomparsi dello Slasher si inscena una vera e propria danza macabra in cui si uccide senza passione e forse senza risentimento. Per i protagonisti di questa storia, la violenza è principalmente una professione. Proprio per questo risalta con maggior forza l’idealismo di Dane Kirby, come dicevamo personaggio meno tragico di Clayton Burroughs ma altrettanto affascinante. A parte Dane, in Hard Cash Valley nessuno è quello che sembra ma, e qui sta la dimensione morale di uno scrittore come Panowich, a tutti è concessa una redenzione. Come un moderno (e incanaglito) Zola, Panowich osserva al microscopio i suoi eroi per constatare se e in che modo questa occasione può essere colta ed eventualmente quanto sia alto il prezzo da pagare per afferrarla. Il romanzo ha una vertiginosa accelerazione nelle ultime cento pagine, dove il ritmo delle agnizioni e le logiche causa-effetto hanno forse troppi punti di accumulo. Ma è il peccato veniale di un libro che se sbaglia, lo fa per generosità. In effetti, la grandezza di Panowich è confermata dalla sua voglia di sperimentare. Dopo due romanzi cupi e oscuri come i precedenti, ha in parte alleggerito i toni (solo in parte però, perché la violenza è messa in scena senza scorciatoie né volontà di edulcorare) e privilegiato lo scavo psicologico di protagonisti più sfaccettati. Se mi perdonate l’icasticità dell’affermazione, direi che i precedenti Bull Mountain e Come leoni erano una sorta di antico testamento noir di cui Hard Cash Valley leviga qualche asperità, pur mantenendone intatta la malìa.

Brian Panowich è stato per anni un musicista itinerante prima di fermarsi in Georgia, dove vive tuttora e lavora come pompiere. Il suo romanzo d’esordio, Bull Mountain, pubblicato da NNE nel 2017, è stato finalista nella categoria Mystery/Thriller del Los Angeles Times Book Prize 2016 accanto ad autori del calibro di Don Winslow. La saga di Bull Mountain prosegue con il secondo episodio, Come i leoni (2018).

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa NNEditore.

:: Addio Little boy a cura di Nicola Vacca

24 febbraio 2021 by

È difficile dire addio a Lawrence Ferlinghetti, anche perché certi uomini non dovrebbero morire mai.
Alla veneranda età di 101 anni con un vissuto che ha attraversato il Novecento si è spento l’uomo Ferlinghetti ma resterà per sempre il poeta.
Il meno beat della beat generation, anche se è sempre stato considerato il maestro di quella generazione.
Oltre che poeta è stato romanziere, pittore, drammaturgo e editore.
Ferlinghetti ha fondato la celebre libreria City Lights di San Francisco e l’omonima casa editrice che ha pubblicato le prime opere di Jack Kerouac e Allen Ginsberg.
Era l’unico sopravvissuto di quella compagnia di ribelli e, il grande genio, l’agitatore culturale, e ancora un necessario punto di riferimento letterario e culturale.
Ferlinghetti, detto «il Prevért d’America» per la straordinaria popolarità delle sue poesie, è stato animatore del Novecento e della vita culturale di san Francisco con la sua celebre City Lights Books, luogo d’incontro delle migliori menti della sua generazione.
Nel 1958 pubblicò sulla Chicago Rewiew un pezzo sulla poesia di San Francisco nel quale sembra di rintracciare un ritratto della sua stessa poesia. «La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata poesia di strada. Perché consiste nel far uscire il poeta da un suo interiore santuario estetico dove troppo a lungo è rimasto a contemplare il suo complicato ombelico. Consiste nel riportare la poesia nella strada dove era una volta, fuori dalle classi, fuori dalle facoltà e in realtà fuori dalla pagina stampata. La parola stampata ha reso la poesia così silenziosa. Ma la poesia di cui parlo qui è la poesia parlata, poesia concepita come messaggio orale».
Quell’anno segna una svolta nella sua carriera di poeta. La New Directions di New York proprio ne 1958 pubblica A Coney Island of the mind, che diventerà uno dei libri di poesia più letti nel mondo.
La sua scrittura poetica permeata di satira e di invenzioni linguistiche che sperimenta una lingua parlata sempre vicina ai drammi e ai problemi degli uomini raggiunge il cuore delle persone, arriva con la sua potenza che deflagra e viene accolta con un grido di rivolta e di denuncia.
La poesia di Ferlinghetti conquista il lettore grazie a molte seduzioni. Una di queste è la potente semplicità di alcuni versi che sanno intercettare un contatto vivo con la gente comune.
Qualche anno fa è uscito da Clichy Little boy, un romanzo di Ferlinghetti ma anche qualcosa di più. Un’ autobiografia sui generis scritta e pensato con uno stile sperimentale e geniale che solo un genio come lui poteva scrivere.
In Little Boy (tradotto da Giada Diano), un monologo sulla sua vita pensato come un romanzo infinito che si abbandona a un flusso di coscienza in cui è quasi abolita la punteggiatura, c’è tutto di Ferlinghetti. Il poeta affida la trama del suo narrare a una ricerca appassionata del tempo non ancora perduto.
Da dissidente romantico e con il suo immenso cuore di poeta, Lawrence anche in questo libro continua a scrivere sulla strada dei ricordi affidandosi a un’immaginaria quarta persona singolare, che è la sua coscienza.
Ferlinghetti in Little Boy conferma di non amare le etichette e sfugge in maniera anarchica alle appartenenze e sceglie di regalarci pagine intense sulla sua lunga vita avventurosa con un libro che è inclassificabile: non è autobiografia, non è un romanzo, è una confessione scritta con un linguaggio torrenziale che mai si interrompe e che va oltre l’autobiografia e il romanzo.
Ricordi della sua vita si mescolano con fiumi di parole e riflessioni in cui il poeta mette in croce tutti i mali del tempo che ha attraversato: dalla critica radicale al potere all’attacco senza fare sconti alla civiltà industriale, alla globalizzazione e al consumismo che sta conducendo l’uomo verso l’estinzione.
Lawrence Ferlinghetti è Little Boy, l’uomo irriverente, il poeta psichedelico, il testimone libertario, il poeta sulla strada e della strada che parla e scrive della vita e la vive, sporcandosi le mani con quell’ esistenza fatta di incontri, di gente e soprattutto di persone. Cercando sempre l’amore per capire la carne.
È difficile dire addio a Lawrence Ferlinghetti.

Intervista a Rita Pilia per “Medusa era una fanciulla. Poesie di metamorfosi e confini” (Gilgamesh ed. 2020) A cura di Viviana Filippini

24 febbraio 2021 by

“Medusa era una fanciulla.  Poesie di metamorfosi e confini” è la prima raccolta di poesie di Rita Pilia, edita da Gilgamesh. 150 componimenti che portano il lettore a viaggiare nelle emozioni dell’animo umano e dell’universo femminile. Quella di Rita Pilia è una poesia che indaga l’animo umano, lo analizza in modo garbato e intimo attraverso i versi nei quali l’autrice mette tutto il proprio sentire. Rita Pilia è laureata in Filologia Moderna e in Psicologia degli interventi clinici nei contesti sociali, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e ha conseguito un Dottorato di ricerca in Letteratura Italiana presso l’Università degli Studi di Siena. Attualmente è docente di Lettere presso l’I.I.S. “A. Lunardi” di Brescia. Lettura, scrittura e fotografia sono le sue passioni più grandi. Della raccolta e di come nasce la poesei ne abbiamo parlato con l’autrice.

Come è nata la tua passione per la poesia? Quando ero adolescente le poesie di Dante, Shakespeare, Prevert, Nazim Hikmet, Emily Dickinson mi incantavano. Ricopiavo sul diario i loro versi, cercavo me stessa e i miei sentimenti nelle loro parole. Non scrivevo nulla di mio. La poesia mi sembrava qualcosa di “troppo elevato”. Mi piaceva leggerla, ma non pensavo sarei stata mai all’altezza di comporre io stessa. Iniziai a scrivere solo una volta conclusa l’università, ma non erano vere poesie all’inizio: si trattava di racconti enigmatici, onirici, densi di immagini. In pochi anni divennero sempre più brevi, era come se la prosa volesse nascondersi e spezzarsi finché un giorno mi accorsi con sorpresa che quelle frasi forse potevano essere chiamate poesia. Si erano trasformate.
“Medusa era una fanciulla.  Poesie di metamorfosi e confini”. Quale è il senso del titolo della tua prima raccolta? La prima parte del titolo si riferisce a un’antica versione del mito di Medusa, secondo cui la Gorgone – il mostro dai capelli di serpe in grado di pietrificare gli uomini con un unico terribile sguardo – era in origine una fanciulla bellissima, ingiustamente punita dalla dea della Ragione per il suo potere seduttivo e da quel momento in poi costretta a custodire tutte le emozioni dentro di sé, a mutare la bellezza in orrore. Quando la spada di Perseo la colpisce a morte, il dolore uccide il mostro, ma libera la fanciulla; il suo sangue ritorna a sgorgare, feconda gli abissi e rinasce, rosso e fortem, nel vivo corallo in cui lentamente si muta. I miti di metamorfosi come questo mi affascinano da sempre per la pluralità di interpretazioni a cui si prestano. La stessa vita umana può essere intesa come una continua metamorfosi, la continua necessità di varcare nuovi confini per sopravvivere. “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume”, diceva il filosofo Eraclito. Questa “instabilità” (nostra o della realtà che ci circonda?) potrebbe spaventare, ma per me è stupore inesauribile, fonte di emozione e, dunque, di poesia.
Quali sono le fonti d’ispirazione per i tuoi versi? Le emozioni che la realtà e le opere d’arte (la pittura simbolista innanzitutto; i Preraffaelliti e Klimt sono i miei artisti di riferimento) sono in grado di suscitare in me. Da empatica, spesso mi sento travolta da un eccesso di emotività. In quei momenti scrivo e vivo il processo creativo come un modo per fare ordine dentro di me. Alcune poesie sono nate in viaggio, ispirate da un panorama fuori dal finestrino, o nel dormiveglia, nel cuore della notte, nel tentativo di catturare un sogno prima di riaddormentarmi di nuovo e dimenticare tutto. Il desiderio di fermare un singolo istante, una specifica emozione, a volte mi fa percepire la poesia come una lotta contro il tempo. Del resto in epoca Barocca i miti di metamorfosi rappresentavano anche il tentativo di esorcizzare la paura dell’oblio.
Nella tua raccolta molte poesie hanno il nome di figure femminili della letteratura e della mitologia, che relazione c’è tra l’universo letterario e la realtà? Il mito è un linguaggio potentissimo che permette di raccontare la realtà e al tempo stesso di nasconderla. Proprio come la figura retorica della reticenza, il mito dice e non dice, spalancando le porte all’immaginazione. I miti mi consentono di narrare attimi di vita vissuta in maniera più enigmatica di quanto non accadrebbe se decidessi di narrarli in prosa. Le emozioni che i miti (e la letteratura) raccontano, convertendole in immagini, sono le stesse che proviamo tutti noi oggi: gioia, rabbia, dolore, rancore… Questo rende possibile l’immedesimazione. Io mi immedesimo nelle figure femminili di cui racconto la storia, comprendo le loro emozioni – capisco perché Francesca si innamorò di Paolo, per esempio (qui penso alla mia poesia “Canto V”) – e credo che ai lettori possa accadere lo stesso. Le emozioni sono un linguaggio universale che permette di valicare gli angusti confini spazio temporali della propria epoca, permette a una vita di fondersi in mille altre vite, (ri)scoprendo se stessa e esplorando nuove possibilità.
Tra le poesie della raccolta ti ricordi quale è la prima  scritta e il momento in cui l’hai concepita? Nella raccolta tra le primissime ci sono senz’altro “Orfeo e Euridice” e “Orangerie”. Sono mie personali interpretazioni: la prima dell’omonimo mito, la seconda della novella di Boccaccio “Lisabetta da Messina”. Nel 2013 ero molto affascinata da questi testi e volevo attualizzarli, renderli più personali. Di Euridice ho messo in evidenza le paure, la diffidenza nei confronti di Orfeo, mentre nel caso di Lisabetta la mia versione è meno macabra rispetto all’originale: il vaso, infatti, non contiene la testa dell’amato, ma vecchie fotografie. In entrambi i casi, tuttavia, i ricordi permangono (crescono, si fanno pianta) con conseguenze nefaste sulla psiche. Si capisce che sono le prime anche dal punto di vista grafico: meno frantumate, conservano (soprattutto Euridice) alcuni tratti di prosa.
Il componimento al quale sei più affezionata e perché? Sicuramente “La strega”. Si tratta di un omaggio al romanzo di Vassalli, “La Chimera”, ma è molto di più: la sera in cui scrissi, quasi di getto, quei versi soffrivo molto perché un sogno in cui avevo creduto a lungo si era rivelato… una chimera appunto. E i desideri, quando restano irraggiungibili come le stelle fanno male: “desideri di vetro / da trafiggere i polsi”. Questo stato d’animo mi permise di immedesimarmi con Antonia, la “strega” del romanzo, fondere le mie emozioni con le sue, sentirmi meglio e piano piano, con il tempo, trovare nuove stelle, nuova luce. Un’altra poesia a me cara è “La colpa”. Grazie all’artista Mara Cantoni e all’editore Alberto Casiraghy nel 2016 era diventata un “pulcino elefante” in edizione limitata. Un’esperienza bellissima quella trascorsa a Osnago, a stampare a mano con i caratteri mobili e poi a cucire i singoli libretti. Ognuno era unico! Di questa poesia mi affascina il fatto che molti interpretino il “te” di “È difficile perdonare agli altri /la colpa/ di non essere te” come un riferimento a se stessi, invece in quei versi io intendevo descrivere la rabbia impotente che si prova quando le persone che si hanno intorno sono potenzialmente perfette, ma hanno l’unica imperdonabile colpa di non essere quell’unico “te” dotato di valore, la persona ancora amata. Mi affascina scoprire come le stesse parole possano acquisire significati diversi a seconda dello stato d’animo di chi legge.
Colori, emozioni, elementi naturali, nomi, com’è il lavoro di  combinare le parole per creare emozioni in poesia? Nella maggior parte dei casi tutto ha origine da un’immagine. Io cerco di ricreare con le parole le emozioni che le immagini producono in me. Dal momento che tutto inizia di solito da una sensazione visiva, le mie poesie sono ricche di colori, le definirei pittoriche, a volte. La mia più grande gioia è vederle illustrate perché è come se fossero restituite alla loro dimensione originaria.
Ci racconti qualcosa sulla copertina del libro? La copertina è stata realizzata per me dall’artista Mara Cantoni ( www.maracantoni.com ), una cara amica con cui collaboro e che aveva già illustrato in precedenza alcune mie poesie. Lei ha visto nella fanciulla Medusa la Dea dei serpenti cretese ed è proprio alle statuette minoiche che la sua illustrazione si ispira. Il rosso del corallo si è trasferito nei capelli e nella collana che il personaggio indossa. I capelli ricci, il mio tratto distintivo, sono un omaggio a me e si trovano evocati in numerose poesie (“capelli di rovo”). L’idea di far continuare la chioma nel retro della copertina era un modo per valorizzarli. A volte penso che tanta fantasia poetica scaturisca proprio dai miei ricci… Forse sono un po’ come Sansone (anche se decisamente meno forzuta!)
Secondo te scrivere poesie è un atto che possono provare a fare tutti ? Sì, tutti coloro che provano emozioni perché è di emozioni che la poesia si nutre. Alcuni riusciranno a esprimere questo mondo interiore con le parole (è il mio caso), altri con la pittura, altri ancora con ago e filo o con la danza… La poesia ha molte forme, è metamorfica essa stessa. Essenziale è imparare ad ascoltare e a ascoltarsi, soltanto dopo si potrà tradurre la voce dell’anima in versi o in gesti. La poesia fa stare bene, trasforma il dolore in Bellezza. Tutti ne abbiamo bisogno, bisogna solo essere pronti ad accoglierla.

Una guida al mondo dei fumetti per Edizioni NPE a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2021 by

infocomics_161698Il mondo dei fumetti, anche in questo momento di assenza di eventi dal vivo, continua a interessare e piacere, con tante iniziative editoriali in tema, anche nella saggistica e negli studi del settore.
Le Edizioni NPE propongono un’originale guida in tema, non la solita e interessantissima peraltro Storia tra autori e Paesi, ma un insieme di curiosità: Infocomics di Norberto B. Baruch è una colorata e imperdibile guida alle curiosità sui singoli personaggi a fumetti dalle origini ad oggi, tradotta dall’originale spagnolo.
Le nuvole parlanti sono state e sono strumenti di evasione, certo, ma anche modi per veicolare messaggi importanti e non certo banali, diventando comunque una forma d’arte e di cultura, tanto da essere chiamato la Nona Arte, oltre che uno strumento di divulgazione molto potente.
Infocomics è un insieme di curiosità, per chi è cresciuto con i fumetti e vuole ritrovare personaggi sempre amati, scoprendone di nuovi, spaziando su oltre trecento schede, in cui si analizzano figure come Batman, Wonder Woman, Spider Man, Wolverine, gli X-Men, Topolino, Totoro, Betty Boop, Mazinga Z, Bugs Bunny, Corto Maltese e l’Eternauta da una prospettiva diversa, analizzando evoluzioni storiche e stilistiche.
Il libro spazia, come è giusto che sia, dai comics americani ai manga, dalla bande dessinée franco belga alle historietas sudamericane, abbracciando universi e storie per tutti i gusti e di tutti i tipi.
Per ogni personaggio si possono scoprire tra le altre cose qual è l’origine dei loro nomi e dei loro simboli, chi li ha disegnati per la prima volta e a cosa si sono ispirati i loro creatori, oltre che per esempio il significato dei colori dei loro costumi.
Un’enciclopedia di curiosità, quindi, dal formato di un atlante, A4, a colori e con mondi tutti da esplorare e scoprire.