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:: Hard Cash Valley di Brian Panowich (NNEditore 2021) a cura di Fabio Orrico

28 febbraio 2021

Si arricchisce di un nuovo volume la toponomastica letteraria di Brian Panowich, scrittore americano fautore di un noir capace di flirtare, in quanto a senso del paesaggio e consapevolezza della tradizione, a più riprese col western. Dopo il grande dittico su Clayton Burroughs e la sua famiglia criminale era fisiologicamente impossibile restare a simili altezze ma Hard Cash Valley decisamente non è un titolo di secondo piano. La figura di Burroughs è ancora presente a un livello quasi mitopoietico e l’ombra del suo retaggio di violenza famigliare si stende anche su questa storia. Detto ciò, è bene rimarcare che Hard Cash Valley è testo del tutto autonomo e mette in scena un protagonista, il capitano di polizia Dane Kirby, la cui parabola è meno arroventata di dolore cosmico rispetto a quella dello sceriffo Burroughs ma non certo tranquilla né pacificata. Anche Kirby sconta il suo fatal flaw: ha perso infatti l’amata moglie e la figlia in un incidente stradale e il fantasma del perduto amore finisce per giocare una parte importante anche nel suo presente, condizionandolo e in parte addirittura indirizzandolo.
Chiamato sul luogo di un delitto commesso da un vecchio amico, Kirby si trova improvvisamente a dover gestire un’indagine che ha il suo epicentro proprio nella comunità in cui vive. Accanto a lui l’agente dell’FBI c’è Roselita Velazquez, una sbirra tosta e dal brutto carattere. Arnold Blackwell, un criminale di piccolo cabotaggio ha fatto saltare il banco dello Slasher, sorta di superbowl dei galli da combattimento, vincendo in pratica tutte le scommesse. L’incasso sfiora i due milioni di dollari. Sulle sue tracce si sono buttati due spietati sicari filippini e un misterioso assassino nerovestito. Imprevedibilmente, si scopre che la mente del colpo è William, fratello undicenne di Arnold affetto dalla sindrome di Asperger, un piccolo genio la cui mostruosa capacità di calcolo fa gola a uomini avidi di soldi e dai pochissimi scrupoli. Come sempre, Panowich è straordinario nel delineare il milieu delle sue storie. Dane, di fatto, è un Virgilio incaricato di far orientare poliziotti meno esperti nel suo mondo, quell’Hard Cash Valley che domina il romanzo fin dal titolo, segnandone i confini geografici.
Costruito su una progressione tanto incalzante quanto fascinosa, il libro di Panowich non dà veramente un attimo di tregua. Come sempre, il mondo del narratore statunitense non è un posto facile in cui vivere. Tradimenti e crudeltà sono dietro l’angolo e l’unica nota di conforto viene dalla lealtà che, quasi in maniera illogica, sedimenta il percorso di alcuni personaggi. Lealtà e amore, sembrano queste le bussole usate da Panowich per resistere al caos e allo sfacelo di un paese che ha messo il Dio Denaro in cima al suo sistema di valori. Il tema del denaro è calcato con insistenza. Attorno ai soldi scomparsi dello Slasher si inscena una vera e propria danza macabra in cui si uccide senza passione e forse senza risentimento. Per i protagonisti di questa storia, la violenza è principalmente una professione. Proprio per questo risalta con maggior forza l’idealismo di Dane Kirby, come dicevamo personaggio meno tragico di Clayton Burroughs ma altrettanto affascinante. A parte Dane, in Hard Cash Valley nessuno è quello che sembra ma, e qui sta la dimensione morale di uno scrittore come Panowich, a tutti è concessa una redenzione. Come un moderno (e incanaglito) Zola, Panowich osserva al microscopio i suoi eroi per constatare se e in che modo questa occasione può essere colta ed eventualmente quanto sia alto il prezzo da pagare per afferrarla. Il romanzo ha una vertiginosa accelerazione nelle ultime cento pagine, dove il ritmo delle agnizioni e le logiche causa-effetto hanno forse troppi punti di accumulo. Ma è il peccato veniale di un libro che se sbaglia, lo fa per generosità. In effetti, la grandezza di Panowich è confermata dalla sua voglia di sperimentare. Dopo due romanzi cupi e oscuri come i precedenti, ha in parte alleggerito i toni (solo in parte però, perché la violenza è messa in scena senza scorciatoie né volontà di edulcorare) e privilegiato lo scavo psicologico di protagonisti più sfaccettati. Se mi perdonate l’icasticità dell’affermazione, direi che i precedenti Bull Mountain e Come leoni erano una sorta di antico testamento noir di cui Hard Cash Valley leviga qualche asperità, pur mantenendone intatta la malìa.

Brian Panowich è stato per anni un musicista itinerante prima di fermarsi in Georgia, dove vive tuttora e lavora come pompiere. Il suo romanzo d’esordio, Bull Mountain, pubblicato da NNE nel 2017, è stato finalista nella categoria Mystery/Thriller del Los Angeles Times Book Prize 2016 accanto ad autori del calibro di Don Winslow. La saga di Bull Mountain prosegue con il secondo episodio, Come i leoni (2018).

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa NNEditore.

:: Come leoni di Brian Panowich (NNEditore 2018) a cura di Fabio Orrico

12 marzo 2018

Come leoni

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Brian Panowich continua a raccontarci le gesta di Clayton Burroughs, sceriffo della contea di McFalls County nella Georgia del nord, già conosciuto nel (giustamente) fortunato Bull Mountain. Come personaggio seriale Burroughs è decisamente poco convenzionale. Certamente non un cavaliere dall’armatura immacolata, ma nemmeno l’antieroe di tanta narrativa hard boiled con una moralità ferrea a rosicchiare il cinismo di facciata, piuttosto un uomo che fa il possibile per scrollarsi di dosso i demoni che lo perseguitano. Burroughs proviene da un clan criminale, sorta di famiglia Barker dei nostri giorni, stanziato sulla montagna che dava il titolo al precedente libro. I rapporti con questa problematica famiglia, risolti nel modo più tragico che si possa immaginare, erano alla base della sua prima avventura. Come leoni inizia esattamente dove finiva Bull Mountain e ci mostra un Burroughs provato nel fisico e nel morale, assediato dai sensi di colpa, in crisi con la moglie dalla quale ha da poco avuto un figlio. L’orizzonte umano che circonda Burroughs è puro white trash, un sottoproletariato naturalmente incline a cercare fuori dalla legge le proprie occasioni di sopravvivenza, per molti versi consonante ai personaggi che popolano un altro bellissimo libro da poco approdato nelle nostre librerie, Nelle terre di nessuno di Chris Offutt. La differenza con quest’ultimo autore la fa la fedeltà di Panowich a un genere codificato come il noir. L’impressione però è che lo scrittore americano, più che ai classici letterari del genere, guardi a certa serialità televisiva, almeno per quanto riguarda il ramificarsi labirintico della trama che si muove di pari passo con lo sviluppo e il rivelarsi di personaggi che, fino all’ultima pagina, sanno riservare sorprese. A rafforzare quest’impressione ci sono poi le connessioni tra Come leoni e Bull Mountain, quasi come se i libri fossero da intendere alla stregua di due stagioni della stessa serie (ed è facile nonché auspicabile supporre che ce ne sarà una terza). Ovviamente questa non è di per sé una considerazione negativa ma solo la constatazione di quanto sia diventato pervasivo il paradigma della serialità anche nella letteratura.
Come leoni, in ogni caso, funziona benissimo anche se preso singolarmente. Il milieu raccontato, esattamente come in Offutt (o, perché no, come nel bellissimo documentario Louisiana di Roberto Minervini), trasmette l’impressione di una terra senza tempo, un presente fermo al secolo precedente; uno scenario in cui tecnologia e progresso scientifico non scalfiscono valori che non è difficile intendere come distorti. Questa è anche la carta vincente di un personaggio come Clayton Burroughs, un uomo di legge intimamente persuaso del proprio ruolo e delle proprie responsabilità ma allo stesso tempo riluttante dall’emanciparsi da una logica criminale così radicata da influenzare anche valori burocratici e normativi. Per un uomo come Burroughs, sembra dirci Panowich, il retaggio sarà sempre più importante del distintivo. Un po’ come nel miglior western, sia esso cinematografico o letterario, anche in Panowich abbiamo la messa in scena di storie degne dell’antico testamento: stessa intransigenza e stesso impianto valoriale.

Brian Panowich è stato per anni un musicista itinerante prima di fermarsi in Georgia, dove vive tuttora e lavora come pompiere. Bull Mountain, il suo
romanzo d’esordio, è stato finalista nella categoria Mistery/Thriller del Los Angeles Times Book Prize 2016 accanto ad autori del calibro di Don Winslow.
Il sequel del romanzo, di prossima uscita per NN, mantiene la stessa ambientazione. Ruoterà attorno alla figura di Kate, la moglie dello sceriffo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca Rodella dell’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.