:: Armenia e Nagorno Karabakh di Mauro Morellini (Morellini editore 2019) a cura di Giulietta Iannone

30 giugno 2019 by
Armenia e Nagorno Karabakh

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Paese misterioso e affascinante l’Armenia, territorio antichissimo ai piedi del monte Ararat. Così antico che a oltre 2000 metri a Karahundj si trovano i resti di un osservatorio astronomico neolitico precedente di secoli a Stonehenge.
Crocevia tra Europa e Asia, culla della cristianità testimoniata dalla presenza di moltissimi monasteri medioevali (tra i più conosciuti Sevanavank, fondato nel 929, Sanahin e il complesso di Tatev, raggiunto in cima ai monti dalla più lunga teleferica del mondo) e chiese e cattedrali, meta di pellegrinaggi religiosi, ricco di cultura e tradizioni enogastronomiche, l’Armenia è un paese solo da pochi anni al centro delle mete turistiche degli italiani, che l’hanno scoperto quasi per caso attirati dal suo paesaggio perlopiù montano, incontaminato, quasi deserto, dei 3 milioni di abitanti ben un milione risiede nella capitale Yerevan, città cosmopolita caratterizzata da un’ intensa vita notturna e di giorno da attività culturali e conviviali.
L’Armenia guarda all’Europa, come dice Mikayel Minasyan già Ambasciatore d’Armenia presso la Santa Sede, e l’Europa guarda all’Armenia si potrebbe dire, molti infatti eleggono questo splendido paese come meta turistica e culturale anche grazie al rafforzamento e ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti, oltre che delle strutture alberghiere per merito dei lungimiranti politici locali. Il resto l’ha fatto la natura, perlopiù inaccessibile e difficile da conquistare.
Mauro Morellini, titolare della Morellini Editore, con la guida ‘Inisder’ “Armenia e Nagorno Karabakh”, aggiornata e di semplice consultazione (oltre al cartaceo c’è anche il formato ebook) l’ha resa finalmente più accessibile, svelando anche molti dei suoi tesori così gelosamente conservati fino a oggi.
Tante le attrattive, dalle acque termali di Jermuk, con sorgenti calde naturali, che ne hanno fatto una delle più rinomate località di villeggiatura dai tempi dell’epoca sovietica, ma si potrebbe andare più indietro nel tempo fino al periodo zarista.
Alla zona del vino, con numerosissime cantine, tra cui una grotta che testimonia la vinificazione del mosto già in epoca preistorica, alle montagne, rinomate per gli sport invernali come quelle del Tsaghkunyats, agli alberghi super lussuosi come il Golden Palace Hotel di Tsaghkadzor, lussuoso resort a 5 stelle che ha ospitato capi di stato come Putin e Chirac, con tutti i confort e una veduta spettacolare delle montagne circostanti.
Insomma modernità e antichità si fondono lasciando inalterato il fascino di terre ancora perlopiù preservate dal turismo più affollato. Per chi ama insomma il silenzio, la pace e la contemplazione.
Ma davvero tante ancora sono le cose da vedere, e soprattutto non si può lasciare l’Armenia senza aver assaggiato il brandy armeno o visitato la maestosa cattedrale di Myar Dajar, il più antico sito cristiano in Armenia.
Al termine una sezione dedicata alla scoperta del Nagorno Karabakh, regione al centro di una disputa territoriale tra Armenia e Azerbaijan, ma di fatto estensione dell’Armenia, di cui possiamo ammirare il Monastero di Dadivank, il sito archeologico di Tigranakert, e la bellissima capitale Step’anakert.
Insomma se avete dei risparmi da parte e vi piace viaggiare, anche in modo piuttosto avventuroso, sembra che l’Armenia faccia al caso vostro, considerate solo il periodo in cui programmare il viaggio considerato che ci sono estati molto calde, fino a 44 gradi nella capitale, e inverni estremamante rigidi con temperature ben sotto lo zero, ma questa guida vi sarà preziosa anche per queste scelte. Dunque infine che dire se non: buon viaggio!

Mauro Morellini dopo essere stato l’editore italiano di Rough Guides con il marchio Fuori Thema, è ora titolare del marchio Morellini Editore. È autore per Hoepli del best seller “Expo Milano 2015 For Dummies”, “Milano for Dummies”, di “Giubileo 2015 for Dummies”. e “Taranto for Dummies” e per la sua stessa casa editrice della guida ‘Inisder’ “Armenia e Nagorno Karabakh”. Ha collaborato con Gambero Rosso, Guide L’Espresso, Donna Moderna e Starbene. Ha inoltre pubblicato “Bolognesi” per Edizioni Sonda e “100 libri di Enogastronomia” per Unicopli.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Morellini.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Stranger Things il Sottosopra di Vari (Salani, 2019) a cura di Elena Romanello

30 giugno 2019 by

Stranger Things il SottosopraIn attesa della terza stagione di Stranger Things su Netflix, che sarà disponibile la prossima settimana e si preannuncia come uno dei grossi eventi dell’estate, Salani presenta la prima graphic novel ispirata alla popolarissima serie TV ad essere finalmente tradotta in italiano, Il Sottosopra.
Questa avventura inedita presenta al lavoro uno staff che vede alla sceneggiatura Jody Houser, alle matite Stefano Martino, agli inchiostri Keith Champagne, ai colori Lauren Affe, mentre la copertina è realizzata da Jen Bartel. Nell’edizione italiana si segnala la traduzione di Francesca Mastruzzo e il lettering di Paola Cannatella.
Il Sottosopra permette di fare un bel ripasso della prima stagione di Stranger Things, raccontando una parte di storia che non si è vista, e cioè cosa è capitato a Will dopo che è stato risucchiato in un mondo alternativo durante una partita a Dungeons & Dragons con i suoi amici e cosa faceva mentre da questa parte i ragazzi cercavano di salvarlo, conoscendo Eleven e scoprendo verità inquietanti.
Will è quindi protagonista assoluto in un mondo che sembra tanto quello che ha lasciato ma dove si trova solo, con presenze inquietanti e le stesse cose ma ammantate da un’aria di abbandono, senza possibilità di comunicare.  Una storia da divorare tutta d’un fiato, che restituisce sulla pagina disegnata le stesse atmosfere della serie, uno dei maggiori successi degli ultimi anni per come ha saputo mescolare archetipi sempre validi come la paura e voglia di crescere con i cult degli anni Ottanta, con citazioni che sono omaggi non sterili.
Del resto è da tempo che il mondo delle serie TV è connesso a quello dei fumetti, con contaminazioni reciproche e nel nostro Paese sono legami tutti da esplorare e scoprire, qualcosa è già uscito, ma Stranger Things era un universo che era d’obbligo esplorare visto il successo che ha avuto anche da noi. In attesa di nuovi titoli e ovviamente dei nuovi, attesi episodi.
I fumetti ispirati alle serie TV riprendono le atmosfere per raccontare o seguiti con nuove avventure o aggiunte a storie già note, come in questo caso, che fa scoprire cosa è successo davvero a Will nel Sottosopra, un mondo alternativo con cui lui e i suoi amici hanno dovuto e a quanto si sa dovranno ancora fare i conti.

Jody Houser  ha deciso di diventare un’autrice a otto anni e non ha mai cambiato idea. Ha studiato Scrittura creativa all’Emerson College di Boston dove ha fatto una tesi sulle sceneggiature cinematografiche e dal 2006 ha iniziato a collaborare con i webcomics.
Ha scritto tra gli altri Faith per Valiant Comics, Max Ride: Ultimate Flight e Agent May per Marvel e Orphan Black per IDW.  Ha anche collaborato a varie antologie, come Avengers: No More Bullying, Vertigo CMYK: Magenta, e Womanthology. Il suo sito ufficiale è http://www.mindeclipse.com/

Stefano Martino, genovese, dopo aver lavorato per la Modern Video di Stoccarda, nel 1996 inizia a illustrare per la Sergio Bonelli Editore, inizialmente sulla testata di Zona X e, dal 1999, sulle testate di Jonathan Steele e Legs Weaver. Collabora a partire dal 2003 con Drive Magazine e con Unlimited2  su contenuti e grafica di videogiochi. Successivamente si sposta in Spagna dove sperimenta nuove vie della grafica e del fumetto, pur continuando a collaborare con Nathan Never e con la nuova serie di Jonathan Steele, pubblicata dalle Edizioni Star Comics.  El Dragon verde, da lui scritto e disegnato, esce in Italia nell’annuario Altrimondi nel 2006 e in Spagna nel 2007 pubblicato da Aleta ediciones. Nel 2008 inizia la collaborazione con la versione spagnola di Doctor Who. Il suo blog è https://nibercity5555.blogspot.com

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura (De Agostini, 2019) a cura di Elena Romanello

30 giugno 2019 by

9788851168216_9466307ee241383d5cb4fa147033dffcIn Italia c’è uno strano rapporto con la produzione letteraria giapponese: si conoscono benissimo vari voci classiche, a cominciare da Yukio Mishima, e voci contemporanee di maggiore successo, come Haruki Murakami e Banana Yoshimoto, ma si ignora la vastissima produzione di narrativa di genere di oggi, a cominciare da quella rivolta ai ragazzi, oltre che le light novels, un fenomeno davvero di grandi proporzioni nel Paese del Sol levante, rivolte agli adolescenti, il pubblico prevalente degli amatissimi anche da noi manga.
Per questo motivo non si può che essere felici per l’arrivo de Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, grandissimo successo in patria, un fantasy ma non solo, che può essere, si spera, il primo di molti libri per giovani e non solo dal Giappone.
Kokoro ha solo tredici anni e da diversi mesi si è chiusa in casa, dopo che alcuni episodi di  bullismo particolarmente odiosi l’hanno spinta a isolarsi dal mondo. Mentre i suoi genitori sono al lavoro Kokoro passa le sue giornate a giocare ai videogames e a guardare la televisione, è una hikikomori, non la sola in Giappone e non solo e i tentativi di spingerla a frequentare una scuola di sostegno o a confrontarsi con un docente falliscono.
Kokoro ha preferito scomparire, ma un giorno dallo specchio si sprigiona una luce improvvisa che la rapisce e la trasporta in un castello abitato da una bambina con il volto da lupo e sei altri ragazzi e ragazze che come lei sono alle prese con un periodo difficile della loro vita. Insieme, dovranno affrontare una serie di prove, entrando e uscendo dallo specchio e scoprendo di avere affinità impreviste. Ma tutto non è come sempre.
Il castello invisibile è un romanzo che incanta, con come fonti di ispirazione dei classici senza tempo come Alice nel paese delle meraviglie, Il mago di Oz e La storia infinita, capace di mescolare magia e incanto con drammi contemporanei non solo giapponesi come il bullismo e gli hikikomori. Un libro che porta in un mondo fantastico ma che non dimentica la realtà, che parla di crescita e dolore, di elaborazione del lutto e di amicizia, di saper recuperare se stessi e andare avanti, malgrado tutto.
Un libro senz’altro per i giovani e giovanissimi, ma non solo, che piacerà anche molto a chi, magari da anni, segue manga e anime, giustamente sulla copertina viene citato Hayao Miyazaki, e sarebbe bellissimo un film suo o del figlio tratto da questo libro, ma ci sono richiami anche ad altre opere, come La ragazza che saltava nel tempo, di Wolf Children e Mirai di Mamoru Hosoda e Your Name di Makoto Shintai.
Il castello invisibile presenta una nuova storia per un genere amato ma a tratti un po’ troppo ripiegato su se stesso come il fantasy, con nuove atmosfere, da un immaginario che del resto ha già conquistato più di una generazione.

Mizuki Tsujimura, nata e cresciuta a Fuefuki, sull’isola di Honshū, è un’autrice pluripremiata e divora libri fin dalla più tenera età. Grazie a Il castello invisibile ha vinto nel 2018 il Japanese Bookseller Award, ambito riconoscimento assegnato dall’associazione dei librai indipendenti.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Il naufragio della ragione – Reazione politica e nostalgia moderna di Mark Lilla (Marsilio 2019) a cura di Giulietta Iannone

29 giugno 2019 by

Il naufragio della ragioneMark Lilla, saggista americano, docente universitario, collaboratore di riviste americane e inglesi, intellettuale eclettico e stimato, è l’autore di Il naufragio della ragione un libro quanto mai necessario nei nostri tempi confusi per capire quali forze, idee, strutture di pensiero sono alla base della sfiducia, del pessimismo, se non del vero e proprio catastrofismo che intride la nostra epoca.
Il naufragio della ragione è composto da una prefazione dell’autore, tre sezioni (pensatori, correnti ed eventi), e una postafazione.
Il libro racchiude tre saggi su pensatori del primo Novecento: Franz Rosenzweig, Eric Voegelin e Leo Strauss, inoltre l’autore analizza due movimenti intellettuali contemporanei: i neo-con, un importante filone della destra americana, e un piccolo ma interessante movimento dell’estrema sinistra accademica, devoto a un “nuovo ordine” capace di sfidare l’apparente deriva della storia che vede profonde affinità tra san Paolo, Lenin e Mao. E infine troviamo un saggio relativo a un singolo evento (i terribili attentati jihadisti francesi a Parigi nel gennaio 2015) che contiene due articoli che Lilla scrisse per il “New York Review of Books” relativi a due libri Il suicidio francese di Eric Zemmour e Sottomissione di Michel Houellebecq in cui i francesi, e il mondo intero con loro, cercarono una chiave di lettura illuminata per dare senso ai drammatici fatti appena trascorsi.
Il naufragio della ragione in sintesi analizza con acume e perspicacia una forza tellurica che sembra scuotere in modo sempre più incisivo il dibattito sociale e politico di questi anni difficili che stiamo vivendo: la nostalgia. Per un passato, per un Eden perduto di cui non ci restano che le macerie. La nostalgia, questo sentimento tardo romantico sembra il carburante propulsore dello “spirito reazionario”, spirito che ha attraversato tutta la storia contemporanea, ma proprio a causa della sua immaterialità e indefinitezza non è mai stato sconfitto dalla storia, a differenza dello spirito rivoluzionario che ha portato nel Novecento a tragedie e derive totalitaristiche, di cui è il contraltare.
Ma quando le cose iniziarono ad andare male, quando la storia prese l’accidentata strada che la sta portando verso l’abisso? Su questo i cosiddetti teorici della reazione sono divisi: per alcuni l’après moi le déluge va ricercato a partire dall’illuminismo, altri dalla Controriforma, per altri ancora prima, a partire dal Medioevo.
Per capire tutto ciò Lilla sceglie tre pensatori del Novecento, i su citati Franz Rosenzweig, Eric Voegelin e Leo Strauss, e ne studia il pensiero, le origini familiari, e li mette a confronto. Poi analizza le correnti intrise di nostalgia, animate e vivificate dallo spirito reazionario così volubile e volatile, attaccato per molto tempo come retrivo e oscurantista, relegato ai margini del discorso pubblico, e invece oggi quanto mai vitale e quasi riabilitato.
Interessante lo sguardo che dà ai fatti di gennaio 2015 occasione per un’amara riflessione su dove stia andando la società Occidentale e su quali siano stati i germi intellettuali, le idee che hanno portato a questa deriva, questa indubbia crisi che stiamo vivendo. Nella postfazione poi termina con un affascinante parallelismo letterario che ci porta a confrontare Don Chisciotte e Madame Bovary.
Tanti dunque sono i concetti analizzati con spirito lucido e partecipe, tanti i fraintendimenti in cui spesso cadiamo che Lilla stigamatizza e disvela. Innanzitutto pone come punto fermo la sostanziale differenza che esiste tra conservatori e reazionari, spesso confusi. Chiarito questo concetto tutto acquista nuova luce e maggiore chiarezza.
Certamente va ammirata la vasta cultura di Mark Lilla che passa elegantemente e senza apparente sforzo intellettuale da riflessioni teologiche, storiche, letterarie, filosofiche, politologiche rendendo però il testo di fatto complesso, un tantino ostico per il lettore non avvezzo a queste tematiche. Usa un linguaggio abbastanza settoriale il cui intento non è certo quello di farsi capire da tutti ma solo da persone culturalmente preparate per non perdersi tra accenni, ironiche frecciatine, riflessioni e sottintesi.
Un po’ del sapore iniziatico dello gnosticismo è calato anche su di lui, anche se forse non del tutto consapevolmente. Tuttavia io ho trovato il testo una lettura stimolante e ricca di rimandi e approfondimenti su concetti che forse non avevo mai messo in relazione a tematiche politiche o politologiche.
Propedeutiche alla lettura di questo testo sono molte letture dalle Lettere di San Paolo, al Corano, alla Città di Dio di sant’Agostino, al Libretto Rosso di Mao, davvero troppe per una sterile elencazione ma Lilla parla a lettori che questi testi li conoscono e possono seguire le sue divagazioni sempre intelligenti e mai avulse da una anche divertente verve polemica.
Destra e sinistra, Europa e America, mondo accademico e opinione pubblica, Islam e cristianesimo, sembra che il mondo contemporaneo viva di blocchi contrapposti, antinomie pervase da una nostalgica tensione verso una mitica e immaginaria età dell’Oro, un mondo ideale intriso di valori tradizionali dall’onestà alla purezza di intenti, alla rettitudine che virtuosamente governavano l’agire umano.
Non si può non rivolgerci all’origine delle religioni o per meglio dire dei miti ancestrali che lasciano nell’uomo contemporaneo alcune delle poche certezze che ancora gode, preoccupato dalle incognite del futuro.
Sottovalutare questo significa precludersi una delle chiavi interpretative più che mai necessarie per comprendere il mondo contemporaneo, dalla Russia di Putin all’America di Trump, e le loro politiche di restaurazione e ordine, che sembrano attrarre tanti consensi, ma possono nello stesso tempo contenere i germi di derive dagli sviluppi ancora non del tutto prevedibili. Traduzione dall’inglese di Stefano Travagli e Anita Taroni.

Mark Lilla (1956) insegna al Dipartimento di Storia della Columbia University. Collabora con la «New York Review of Books» e altre riviste americane e inglesi. Autore di diversi volumi, in Italia sono usciti Il Dio nato morto. Religione, politica e Occidente moderno e Il genio avventato. Heidegger, Schmitt, Benjamin, Kojève, Foucault, Deridda e i tiranni moderni (2010). Con Marsilio ha pubblicato L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica (2018).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Marsilio.

:: Una favolosa estate di morte di Piera Carlomagno (Rizzoli 2019) a cura di Federica Belleri

27 giugno 2019 by

Una favolosa estate di morteTerra di mezzo, di tradizione e di mistero. Terra di Basilicata, fra i Sassi di Matera e Potenza. Terra che sta per essere nominata Capitale della Cultura 2019. E terra protagonista di un duplice omicidio. Due corpi vengono ritrovati per caso, avvinghiati in un ultimo abbraccio all’interno di un’apertura di un calanco. L’atmosfera è tesa e silenziosa. La natura fitta e prepotente sembra fermarsi appena l’indagine ha inizio. Se ne occupano il magistrato Loris Ferrara e l’anatomopatologa Viola Guarino. Due personalità forti e competenti, in grado di osservare e delineare il percorso da seguire da poli opposti. Riusciranno a incontrarsi mai?
Chi sono le vittime? Si parla di amanti, di un uomo influente e di una ragazza bellissima ma sola. Si parla tra le vie e nei negozi, si ottengono piccole informazioni preziose. Si ricostruisce il loro passato e il loro presente. Si scattano fotografie, si preleva materiale utile e si cerca di entrare in contatto con i luoghi che li hanno visti in vita. Mentre il magistrato Ferrara segue la procedura e si affida alle carte, Viola segue anche l’istinto. Perché lei lo sa fare bene, sa che ogni indagine è una missione, le sue visioni le saranno utili. Perché lei ha un “dono” particolare.
In questo noir il male e la tradizione camminano paralleli, la prevaricazione psicologica ha un’importanza unica. La speculazione senza scrupolo alcuno lascia senza parole. L’autrice non dimentica l’amore e la gelosia, l’odio radicato da troppo tempo e il potere che può essere rappresentato in mille modi.
Questo romanzo è femmina, è donna. Con la capacità di dare e di togliere, con la forza di uno sguardo, con la cattiveria impressa in una parola. Con l’abitudine ad essere chiusa in sé e l’autonomia di confidarsi solo a pochi.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Piera Carlomagno è giornalista professionista e presidente dell’associazione noir “Porto delle nebbie”, che organizza il SalerNoir Festival.

Source: acquisto personale del recensore.

Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

25 giugno 2019 by

unnamedLa fantascienza continua ad essere un genere amato da un nutrito gruppo di appassionati, che è cresciuto grazie a nuove storie, come quelle raccontate in alcune serie TV di grande successo, ma negli ultimi anni ha preferito concentrarsi su scenari distopici, grazie anche all’attuale momento storico politico non proprio facile, trascurando un filone amatissimo, quello della space opera, le avventure nello spazio, che per anni è stato pane quotidiano per chi sognava un oltre le prime spedizioni nel cosmo.
Per questo motivo, se si sono letti ed amati Asimov e Hamilton e se si sono seguite con passione le avventure televisive di Star Trek, Spazio: 1999  e degli anime di Leiji Matsumoto, Capitan Harlock in testa, non si può che essere felici per l’arrivo nel catalogo Fanucci tra l’altro dell’opera prima di un autore italiano, Andrea Scavongelli: Il pianeta di ghiaccio.
Primo capitolo del Ciclo di Rizor, e infatti la storia non si esaurisce qui, il libro ci porta sullo sfondo di un universo ormai dominato dagli esseri umani, che hanno colonizzato pianeti e stazioni spaziali, non sempre in modo pacifico e non sempre andando d’accordo tra di loro. Gli uomini di potere vogliono conquistare il dominio assoluto, ma non hanno calcolato che ci potrebbero essere delle pedine ribelli, stanche di un dominio dispotico.
Rickard Hill è tormentato dal suo passato e si trova disperso nel deserto di ghiaccio del pianeta Rizor 4, dove incontra un popolo semisconosciuto, che gli fa capire il suo valore e come uscire dai sensi di colpa che lo attanagliano. Romeo Davis è un giovane e idealista soldato, membro del corpo scelto dei Volmarix, e si trova costretto a fare i conti con la violenza del mondo a cui appartiene e a cercare un’altra strada per salvare chi ama.
Entrambi, e non solo loro, non hanno fatto i conti con un cinico agente segreto che è disposto a qualsiasi cosa per risolvere il conflitto tra esseri umani e una pericolosa razza aliena,  a vantaggio degli umani certo, ma sacrificandone una parte. Rizor 4 sarà il teatro dello scontro definitivo ma non risolutivo di una guerra che si è trascinata per troppo tempo.
Ci sono echi di Asimov con il ciclo della Fondazione e di Herbert con la saga di Dune in una storia in cui la fantascienza è riflessione sui troppi conflitti contemporanei, che rappresenta comunque un futuro non certo utopico ma dove gli spazi dell’universo e i pianeti altri diventano di nuovo protagonisti. Un romanzo di fantascienza che riflette e appassiona, che non rinuncia a raccontare una versione metaforica della realtà ma nello stesso tempo intrattiene, riaprendo lo sguardo verso nuovi mondi da scoprire, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Andrea Scavongelli  è nato a Ortona (Chieti) nel 1985, è laureato in Tecniche sanitarie di radiologia medica e lavora presso la UO di Radioterapia dell’ospedale di Chieti. È un grande appassionato di basket, di musica metal, rock, country e jazz, ma soprattutto è un assiduo lettore di fantasy e fantascienza. Tra i suoi autori preferiti, David Gemmell, Frank Herbert, Dan Simmons e Gene Wolfe. Con Il pianeta di ghiaccio fa il suo esordio nel catalogo Fanucci Editore.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Sette rose per Rachel di Marie-Christophe Ruata-Arn (Sinnos editore 2019) a cura di Viviana Filippini

24 giugno 2019 by

Sette rose per RachelElena ha quasi 18 anni ed è la protagonista del romanzo “Sette rose per Rachel”, scritto da Marie-Christophe Ruata-Arn e pubblicato da Sinnos. Elena ha tutto dalla vita, è bella, benestante, ha amici e ogni cosa. È l’adolescente viziata che più ha, più vorrebbe. Mentre il suo compleanno si avvicina, e la ragazza è convinta di trascorrerlo con il fidanzatino Arthur, a Ginevra, la madre le fa una sorpresa (non tanto amata però dalla ragazza) portandola in Italia. Motivo del viaggio è la messa in ordine della casa della nonna morta un anno prima. Elena si lamenta ogni singolo momento, poi arrivata in quella casa da svuotare, la giovane scoprirà che lo stabile non è vuoto come sembra e oltre ai mobili -e secondo le dicerie del paese- qualcuno in quelle mura ci vive e si muove ancora. Elena, che ritrova anche l’amico d’infanzia Matteo, all’inizio vorrebbe andare via, poi però capisce che quella strana presenza nella casa abbandonata è in stretto rapporto con la defunta nonna Rachel. In un romanzo che è un perfetto mix tra situazioni verisimili e fantasia, Elena dovrà fare i contri con il fantasma che vive nell’abitazione di nonna Rachel. La protagonista si approccia allo spettro anche se non lo vorrebbe udire, però quella cosa o resti di un individuo che si fa chiamare Tita chiede di essere ascoltato da lei, proprio per farle sapere come sono andate davvero le cose. Un ascoltare che aiuterà Elena a scoprire dolorose verità nascoste che da sempre hanno minato l’esistenza di sua nonna Rachel, di Tita e di suo nonno. “Sette rose per Rachel” è un romanzo di formazione nel quale la protagonista grazie alla scoperta della vita della nonna, riuscirà a compiere un percorso di crescita emotiva che la aiuterà a diventare più adulta e meno capricciosa. Elena dovrà fare i conti con il tormentato Tita, con Matteo l’amico di sempre che forse non è solo amico, con Arthur che arriva dalla Svizzera, con sua madre che non le crede, con le chiacchiere e i pettegolezzi di paese su sua nonna Rachel e Tita. Un magma di eventi che scuoteranno nel profondo la giovane protagonista. E sarà proprio grazie alla tormentata storia d’amore vissuta dalla nonna Rachel in gioventù, che Elena imparerà a conoscere il passato della sua famiglia materna, compresi quegli eventi drammatici che segnarono per sempre la vita dei suoi nonni e di quel fantasma che la assilla. Non solo, perché la quasi maggiorenne Elena, proprio grazie alle esperienze della nonna e in soli nove giorni (tempo in cui si svolge la narrazione) imparerà ad ascoltare e a conoscere se stessa, comprendendo i sentimenti in contrasto presenti nel proprio animo e imparando a riconoscere quali sono le persone, le scelte, le cose e le azioni davvero importanti per la sua esistenza. “Sette rose per Rachel” della Ruata-Arn è quindi un romanzo di formazione vero e proprio, nel quale la protagonista vive una serie di prove (eventi e ostacoli da superare) che le permetteranno di comprendere, attraverso la riscoperta delle proprie origini, quali sono i veri insegnamenti da cogliere per diventare una persona migliore. Traduzione dal francese Federico Appel.

Marie-Christophe Ruata-Arn ha un doppia formazione di architetto e sceneggiatrice. Oltre a insegnare, progettare, scrivere sceneggiature per spettacoli teatrali e programmi televisivi, romanzi per ragazzi e adulti, suona anche in un gruppo rock tutto al femminile

Source: inviato al recensore dall’editore Sinnos. Grazie a Emanuela Casavecchi dell’ufficio stampa.

:: di terra, di mare, di cielo di Barbara Cobianchi (Biplane Edizioni, 2019) a cura di Federica Belleri

24 giugno 2019 by

Di terra, di mare, di cielo Barbara CobianchiLa singolarità di questo romanzo breve è legata alla storia di una famiglia particolare e al linguaggio utilizzato dalla scrittrice. Discorso indiretto, dal principio alla fine. Singolare è anche l’ambientazione, che si sposta da Torino a Venezia e le sue isole, a un’isola mediterranea dove non esiste una farmacia e la tv si guarda solo se c’è una necessità.
Una coppia di genitori omosessuali, una figlia originale e sensibile e un giovane letteralmente “calato dall’alto”.
Questa storia è il percorso di una famiglia, attraverso la paura di non essere accettati e compresi, ma invasa da un amore immenso in grado di aiutare sempre. È la forza di andare avanti, oltre le difficoltà. Di guardare davanti a sé pur non dimenticando cosa ci si è lasciato alle spalle. È Sarg che prende per mano Saro e gli racconta la sua vita … E viceversa. È Leo che ama Bart dal profondo … E viceversa.
Un romanzo questo, di Barbara Cobianchi, che si insinua nel cuore del protagonisti e in quello del lettore. Con delicatezza e modo.
Buona lettura.

Barbara Cobianchi, insegnante di liceo e mamma, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1977. Dopo la laurea in lettere classiche, ha frequentato la Scuola Holden. Ha mosso i primi passi con la pubblicazione di alcuni racconti nel 2007 nell’antologia Via Stella 42 (Bonaccorso editore), nel 2011 ha pubblicato il romanzo Il Codice Rolloni (L’Autore Libri Firenze) e, negli anni successivi, ha dato il suo contribuito alle antologie “100 storie per quando è troppo tardi” e “100 storie per quando è davvero troppo tardi” (Feltrinelli) e “Piccola antologia di figuracce in 100 parole” (Giulio Perrone Editore).

Source: omaggio dell’editore al recensore.

Alika di Sara Segantin e Silvia Poli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

24 giugno 2019 by

alika_1024x1024Fanucci editore continua a portare avanti un discorso in sostegno del fantasy, uno dei generi più amati oggi ma a tratti forse più difficile da incasellare, dando spazio a voci italiane, con il primo volume di una saga per ragazzi e non solo, Alika, scritta a quattro mani dalle due appassionate del genere e ora scrittrici Sara Segantin e Silvia Poli.
La Alika del titolo è il nome di un piccolo continente, dove vivono umani, ninfe, draghi, mutaforma e altre creature fantastiche: non è un luogo pacifico, perché ci sono guerre civili e maledizioni, i mari sono infestati dai pirati e nelle foreste è meglio non addentrarsi.
In questo mondo di spavento e d’incanto si incrociano le strade di quattro ragazzi,  Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev, diversi tra di loro ma accomunati da una missione comune.
Infatti ad ognuno di loro, in separata sede per ciascuno, è stato affidato il compito di rubare Tarima, un medaglione su cui incombe una maledizione sconosciuta ai più, simbolo del potere in uno degli Stati del continente di Alika. La ricerca del medaglione porta i quattro, prima rivali e poi amici, a scoprire il mondo di Alika, tra mille avventure, ma non sanno che sulle loro tracce c’è lo Stratega, un generale del paese dei mutaforma.
I quattro ragazzi, Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev dovranno non solo portare a termine la missione e scampare ai pericoli, ma anche confrontarsi, giorno dopo giorno, con chi sono e chi vorrebbero essere e diventare, cercando di scegliere la strada migliore, in quello che è un romanzo non solo fantasy ma di formazione.
Alika recupera una tradizione importante del genere fantasy, quello della quest, dell’avventura in un mondo fantastico, introdotta tanti anni fa da Tolkien e Lewis e portata avanti da molti altri, a cominciare da Terry Brooks con la serie di Shannara. Ci sono echi del mondo di Shannara, anche se Alika non è una Terra post apocalittica ma un mondo a parte, inquietante e favoloso, che riesce a conquistare.
Un libro per ragazzi ma anche per chi legge fantasy da anni ed è sempre in cerca di nuovi intrecci, che lo rassicurino con la ripresa di archetipi sempre validi e lo appassionino con nuove avventure. Bella e evocativa è anche l’illustrazione di copertina, ad opera della brava Cristiana Leone.

Sara Segantin, 22 anni, è cresciuta sulle Dolomiti, e dopo un periodo alla Montana State University negli USA si è laureata in Lingue e letterature straniere a Trieste., dove ha deciso di restare per proseguire gli studi in Turismo culturale. Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle persone e dell’ambiente, è organizzatrice di scambi e progetti internazionali e svolge anche attività come regista, giornalista e ogni tanto attrice. Le sue grandi passioni sono scrivere, il public speaking, viaggiare e ama le storie, vicine e lontane, inventate o vissute, di luoghi, persone e semplici istanti.

Silvia Poli, nata nel 1996 sulle Dolomiti trentine, ama da sempre le storie, di qualunque tipo, che siano libri, fumetti, serie TV, film, giochi da tavolo. La sua passione per fantasy e fantascienza si è trasformata in studio e lavoro, tra fiere e giornali del settore. Dal 2015 vive a Bologna, dove si è laureata con una tesi su Magic: The Gathering  e ora studia Forecasting, Innovation and Change, pratica aikido e cucina dolci.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’orso e l’usignolo di Katharine Arden (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

21 giugno 2019 by

45569-51osarxaxtl.-sx322-bo1-204-203-200-Fanucci editore propone il primo volume di una nuova serie fantasy, La notte dell’inverno, che pesca dalle fiabe e dalle leggende di un mondo particolare e forse non abbastanza esplorato, quello russo, che l’autrice ha conosciuto e apprezzato durante un suo soggiorno per motivi di studio. Lo stesso mondo che fu raccolto da Afanasev in quella che è ancora oggi una delle fondamentali antologie di fiabe e studiato da Propp per cercare le regole delle storie del fantastico.
La vicenda ci porta in un mondo fuori dal tempo, in uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, dove l’inverno dura per la maggior parte dell’anno e dove i mucchi di neve sono più alti delle case, un mondo che fa somigliare Grande Inverno e la Barriera al confronto un villaggio turistico.
Vasilisa e i suoi fratelli amano il loro villaggio, e passano le lunghe notte polari di un luogo dove per metà anno le tenebre dominano oltre al freddo ad ascoltare le fiabe della loro balia. In particolare Vasilisa ama la storia di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che arriva nelle notti più gelide per reclamare le anime imprudenti.: per questo da sempre si sa che bisogna temerlo ed onorare invece gli spiriti che proteggono le case dal male.
Il padre di Vasilisa, da tempo vedovo, si risposa e la matrigna è una donna che viene dalla città, che crede nella religione ortodossa e disprezza chi crede agli spiriti: la sfortuna si abbatte sul loro villaggio, Vasilisa decide di ribellarsi e la matrigna, con la complicità anche di un pope giunto in paese per evangelizzare i pagani, minaccia di farla sposare con un marito scelto da lei o chiuderla in convento.
Ma la minaccia degli spiriti maligni non è una cosa da sottovalutare, il villaggio è in pericolo e Vasilisa decide di affrontare l’ignoto a qualsiasi costo.
L’orso e l’usignolo è un libro interessante e originale, che fa scoprire come si diceva il folklore russo, con al centro una protagonista che ha il nome dell’eroina per antonomasia delle fiabe della Russia, Vasilisa la bella, non una principessina in cerca di un principe che la salvi, ma una vera e propria guerriera che affronta pericoli e creature non umane. Come altri libri fantasy ambientati in altre zone del mondo, quali quelli sul mondo celtico, rievoca anche l’incontro scontro tra la cultura pagana tradizionale e quella cristiana, in questo caso ortodossa, ma gli archetipi non si fermano qui, Vasilisa che affronta le forze del male è un’icona del fantastico al femminile, massicciamente presente nell’immaginario di oggi e sempre interessante, soprattutto quando è trattata senza cadere nel banale come capita talvolta.
L’orso e l’usignolo è un libro per gli amanti del fantastico che vogliono provare nuove storie magari un po’ fuori da schemi sentiti troppe volte e per chi pensa che davvero la fantasia non abbia confine, e che gli immaginari di tutto il mondo possono servire da spunto per immaginare nuovi universi.

Katherine Arden, classe 1987, è nata a Austin e attualmente risiede nel Vermont. Dopo il liceo ha trascorso un anno a Mosca, prima di frequentare il Middlebury College e laurearsi in russo e francese. Con il suo romanzo d’esordio, L’Orso e l’Usignolo, primo capitolo della trilogia La notte dell’inverno, fa il suo esordio nel catalogo Fanucci.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Due attese di Maurizio Lacavalla (Edizioni BD, 2019) a cura di Maria Anna Cingolo

20 giugno 2019 by

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Due attese è il graphic novel d’esordio di Maurizio Lacavalla, edito da Edizioni BD nella collana Next, tutta dedicata a giovani artisti italiani di talento.
Eugene lavora per un’agenzia che si occupa di ritrovare i dispersi a seguito dei conflitti mondiali, persone che non hanno fatto ritorno a casa e che i familiari hanno continuato invano ad aspettare. Eugene ha il compito di rintracciarli, vivi o morti, per consentire ai loro cari una sepoltura se non fisica almeno emotiva. Il nuovo caso che deve seguire riguarda Emilio, un soldato della seconda guerra mondiale, sposato con Maria e con una figlia. La lista d’attesa dell’agenzia era così lunga che quando Eugene arriva a Barletta, città natale di Emilio, sua moglie, novantaduenne, è morta senza trovare risposta alle sue domande, trasferendo il peso dell’assenza di Emilio sulla sua discendenza. La figlia di Emilio ormai è diventata nonna e il nipote di lei, Salvatore, ha la stessa fronte e le stesse labbra del suo bisnonno.  Eugene parte alla ricerca della verità, trovando finalmente il colpevole della scomparsa dell’uomo: Karl, un gerarca vendicativo e senza braccia, ancora saturo di odio. Invece, Salvatore e sua nonna sono destinati ad aspettare ancora, sommando l’attesa di Emilio a quella di Eugene. Due attese, appunto, entrambe interminabili. 
Le tavole di questo fumetto sono così espressive da lasciare spazio a pochi dialoghi. L’artista in bianco e nero dà corpo al dolore e alla sete di verità, il suo tratto, forte, netto, sicuro si fa contraltare dell’incertezza dell’anima, i volti spesso ridotti a ombre nascondono i connotati dimenticati delle persone che sono state amate troppo tempo fa e di cui non si riconoscerebbe nemmeno più la voce. Quella di Maurizio Lacavalla, di voce, è, invece, inconfondibile e davvero difficile da dimenticare.

Maurizio Lacavalla nasce nel 1992 a Barletta. Vive e lavora a Bologna dove nel 2016 ha fondato Sciame, un collettivo che pubblica fumetti e libri illustrati. Due attese è il suo fumetto di esordio.

Source: Copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio Stampa di Edizioni BD.

La maledizione di Melmoth di Sarah Perry (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

20 giugno 2019 by

melmothDopo il successo de Il serpente dell’Essex, Sarah Perry torna nel catalogo Neri Pozza con La maledizione di Melmoth, sua ultima fatica, ispirato al classico del romanzo gotico ottocentesco Melmoth l’uomo errante di Charles Robert Maturin, tra le altre cose prozio di Oscar Wilde.
L’autrice sceglie di attualizzare la vicenda di un uomo che doveva vagare in eterno per una maledizione in epoca biblica, portando i suoi lettori nella Praga di oggi, in pieno inverno, dove abita Helen Franklin, traduttrice, residente nella città mitteleuropea da vent’anni, in fuga da un passato lontano dove le è capitata una cosa incredibile per chi la conosce oggi, riservata e dedita solo al lavoro.
In una giornata gelida incontra per caso Karel Pražan, una delle due persone che frequenta in città, in maniche di camicia malgrado il gelo, con in mano una cartellina chiusa, che le chiede di seguirlo. In un caffè della città le mostra cosa ha in mano, un manoscritto in tedesco che gli ha dato un uomo anziano che ha incontrato in biblioteca e che ora è morto. Sembra qualcosa di molto antico, ma in realtà è datato 2016 e parla di Melmoth la Testimone, l’Errante, colei che porta con sé il male del mondo, colei che appare dove regnano desolazione e morte.
Helen pensa che la storia di Melmoth sia solo una stupida leggenda e che quel manoscritto sia uno stupido scherzo di qualche burlone, ma quando Karel sparisce nel nulla, capisce di essere in pericolo e che Melmoth sta cercando proprio lei, per qualcosa che è capitato anni prima, in un altro luogo del mondo, lontano da Praga.
Sarah Perry si conferma una voce capace di ridare linfa al genere gotico, uno dei più antichi della narrativa di oggi, scegliendo stavolta a differenza de Il serpente dell’Essex un’ambientazione contemporanea, in una delle città più suggestive del mondo, con al centro di tutto una donna in fuga da un passato scomodo che tornerà a tormentarla e non solo.
L’autrice sognava da tempo di omaggiare un mostro della narrativa gotica del passato, ma voleva che fosse una donna: Melmoth, donna che non riconobbe Gesù risorto ed è condannata a vagare e a portare sventura sa conquistare, presentando la maledizione dell’immortalità ma anche il ritorno eterno di drammi e intolleranza.
Un romanzo agile, capace di stupire fino all’ultima pagina, un omaggio al fantastico e ad una sua figura iconica e un monito su come sia impossibile sfuggire dal passato che torna sempre.

Sarah Perry è nata nel 1979 a Chelmsford, nell’Essex. Studiosa, giornalista e scrittrice, con Il serpente dell’Essex (Neri Pozza, 2017) ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.