Marsilio editore propone un nuovo titolo per l’interessante e intrigante collana Passaparola, dove autori e autrici si confrontano con il libro che li ha cambiato, magari da giovanissimi, dando voce a Simona Vinci, che sceglie di confrontarsi con le Fiabe dei fratelli Grimm.
L’autrice ha raccontato fin dai suoi esordi il rapporto con la paura, che può anche essere piacevole, e non stupisce che scelga come libro suo una raccolta di storie tutt’altro che zuccherose e melense come si potrebbe pensare se non le si conosce, perché le fiabe nascono per un pubblico adulto, sono tutto tranne che politicamente corrette, a cominciare proprio da quelle dei Grimm, soprattutto nella prima edizione ritradotta recentemente per Donzelli.
Simona Vinci si confronta quindi con fiabe che si avvicinano alle tradizioni della sua città natale, Budrio, a cominciare da quella con protagonista una creatura fatta d’acqua scura che striscia in soffitta, forse il fantasma di un uomo assassinato durante la Resistenza e gettato in uno stagno. Ma nelle pagine rivivono le Cose assiepate dietro i cespugli e che ringhiano quando qualcuno passa lì vicino, soprattutto se è un bambino o bambina, il lupo nei boschi che attende Cappuccetto rosso, in una metafora del crescere e diventare donna, gli alberi di ginepro che conservano la memoria dei morti pronta a tornare, i briganti e le madri antropofaghe, i corvi che erano ragazzi, l’arcolaio di Rosaspina la bella addormentata che per i Grimm è meno gore stranamente che per Basile e Perrault, la mela avvelenata di Biancaneve, le matrigne assassine, gli animali parlanti.
Un esame appassionato e accurato di storie che hanno riflettuto una società spesso terribile, in cui si abbandonavano i bambini quando non li si mangiavano, e in cui la paura era qualcosa di palpabile, in notti scure perché non esisteva l’elettricità e il cibo appunto era essenziale perché scarseggiava e una casa fatta di marzapane non è una follia da golosi. L’autrice racconta il suo rapporto con questo mondo che le è entrato dentro, che raccorda il tempo presente con l’infanzia, rievoca colpe e assoluzioni, giochi e dispetti, il primo approccio con la morte, gli amici perduti e i luoghi da riscoprire, insieme ai bambini che crescono e i bambini che si è stati.
Simona Vinci racconta quindi anche l’importanza della paura per crescere e per mantenere dentro di sé un lato oscuro che non va temuto ma tenuto sotto controllo, attraverso fiabe che è senz’altro divertente aver letto da piccoli o averle sentite raccontare dai parenti anziani, ma che è un’ottima cosa riprendere in mano da adulti. Perché paura e lato oscuro sono parte della nostra vita e la creatura d’acqua scura forse non è quello che si temeva davvero da piccoli.
Un ritratto di un’infanzia sospesa in un tempo fiabesco e anche dell’importanza della fantasia, dello spavento e dell’incanto contenuti in storie che sono ancora oggi fondamentali.
Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e oggi vive a Bologna. Ha pubblicato Dei bambini non si sa niente (Einaudi Stile libero 1997 e 2018), In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 1999 e 2018, premio Selezione Campiello 1999), Come prima delle madri (Einaudi 2003, premio Selezione Campiello 2003), Brother and Sister (Einaudi Stile libero 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero 2006 e 2018), Rovina (Edizioni Ambiente 2007), Strada Provinciale Tre (Einaudi Stile libero 2007), Nel bianco (Rizzoli 2009), La prima verità (Einaudi Stile libero 2016, premio Campiello 2016), Parla, mia paura (Einaudi Stile libero 2017) e In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 2018). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in quindici paesi.
Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Il ritorno di Patrizia Rinaldi e della sua Blanca, detective ipovedente, è nelle parole scritte in questo libro. Ma anche in quelle che l’autrice permette al lettore di percepire, di sentire, di immaginare. A partire dall’incipit, che apre uno scenario di emozioni, sensazioni, di luci e ombre. Perché Blanca è così, un mondo a sé, da scoprire. Un mondo complesso, che nemmeno i colleghi Carità, Martusciello, Liguori e Micheli capiscono.
001 Edizioni continua a guardare con attenzione e interesse al fumetto sudamericano presentando una riflessione su una ferita mai chiusa nel continente, quella legata al presidente cileno Allende, in appunto L’ombra di Allende, un lavoro a quattro mani di Jorge Gonzalez e Olivier Bras.
La vicevita. Treni e viaggi in treno è un piccolo e prezioso libro scritto da Valerio Magrelli, uno dei pochi poeti italiani contemporanei che vale la pena leggere.
“Il nero è un colore” è il romanzo autobiografico di Grisélidis Réal, autrice nata a Losanna nel 1929 e scomparsa a causa del cancro nel 2005. La storia narrata dalla Réal è una vicenda autobiografica che ha al centro la fuga della narratrice con un amante pazzo di origine afroamericana (Bill), che lei è riuscita a far dimettere da una clinica psichiatrica. Con la coppia ci sono i due figli della donna e tutti e quattro si dirigono a Monaco per sfuggire alla miseria, alla fame e alla povertà. Per il quartetto comincerà una vera e propria lotta alla sopravvivenza per poter mangiare qualcosa e per avere un tetto da riparo sulla testa. Pagina dopo pagina ci addentriamo nella vita della scrittrice svizzera che ci trascina nel suo mondo, complicato sì, ma dove l’amore per i figli è quello che domina e che la spinge la Réal a fare il possibile per tenere unita la famiglia. Ed ecco che nelle pagine, al tanto amore materno, si alternano momenti più cupi dove la protagonista conosce da vicino il male, la violenza, lo spaccio per droga, la fame, il carcere e quella sensazione di vita vissuta sempre sul filo del rasoio. Dalla strada, ad un certo punto, la protagonista finirà a lavorare come attrice in piccoli film, come modella per la scuola di pittura e nella Casa Rossa, un bordello gestito da Mamma Shakespeare. Non mancherà nemmeno un altro amante che la trascinerà in un losco giro di traffico di droga e tante altre dure prove che renderanno l’esistenza di Grisélidis una lotta per la sopravvivenza, la sua, per garantire quelle dei suoi bimbi. “Il nero è un colore” è una vicenda autobiografica di forte impatto emotivo, nella quale il sopruso, la violenza, il cinismo umano sono qualcosa di impressionante, perché la protagonista incontra persone con atteggiamenti così meschini, cattivi e brutali da sembrare usciti da un film, mentre in realtà sono la nuda e cruda verità vissuta in prima persona dall’autrice. Chi racconta parla di sé, e lo fa con dolcezza alternata a rabbia e furore, ponendo però al centro di tutto, e sempre, quell’ amore profondo per i figli, un legame così intenso da indurla a vendere il suo copro pur di dare loro un po’ di tranquillità e cibo. Nelle pagine di “Il nero è un colore” si susseguono depravazione e le richieste più assurde di clienti che possiamo mettere tra il sadico e il feticista, ai quali la donna si sottomette per avere qualche spicciolo, ma la Réal ci fa conoscere anche qualcosa di davvero speciale nel suo vissuto: le sue passioni potenti. Oltre ai due figli, Girsélidis ha una profonda e palpitante attrazione per gli uomini dalla pelle color ebano, in particolare per i militari presenti nelle caserme americane in Germania. Quei soldati che attirano la protagonista per la loro prestanza fisica, per quella pelle così liscia e levigata da sembrare scolpita e per le loro automobili luccicanti. Altro elemento importante della vita della Réal sono i suoi amici zingari, quell’etnia che per lei è una vera e propria famiglia, che la ama e accudisce, senza pregiudizi, come se fosse una figlia, anche se figlia loro non lo è. “Il nero è un colore”, Grisélidis Réal è un libro lucido, nel quale l’autrice ripercorre passo dopo passo la sua vita, le sensazioni e le emozioni che l’hanno caratterizzata, in un ritratto chiaro di sé nel quale ogni singola cosa o gesto compiuto è portato avanti, nonostante le difficoltà, dalla forza e dal sentimento dell’amore. Traduzione dal francese Yari Moro.
Torna Antonio Lanzetta, ormai affermato autore di thriller riconosciuto anche all’estero, con una nuova storia che viaggia negli abissi dell’animo umano, Le colpe della notte, legato da vari riferimenti ai due precedenti e da divorare tutto d’un fiato.
Dopo i successi de Il porto proibito e Non stancarti di andare, torna per Bao il duo artistico formato da Teresa Radice e Stefano Turconi, autori Disney e non solo, con Tosca dei boschi, una favola tra Medio Evo e Rinascimento per tutte le età, che mostra la voglia di raccontare e sperimentare dei due artisti, portando stavolta in un nuovo universo narrativo tra realtà e leggenda.
Di tutte le acque chiare, la poesia è quella che meno indugia ai riflessi dei suoi ponti.
La crisi, i dissidi societari, la concorrenza, varie coincidenze sfavorevoli possono portare verso la chiusura un’azienda centenaria un tempo prospera e rinomata nel mondo? È quello che è successo alla Melegatti, azienda dolciaria di Verona produttrice del famoso Pandoro Melegatti.
Dopo il successo ottenuto con il primo volume, Bao Publishing continua a proporre le strisce della fumettista francese Penelope Bagieu dedicate a donne fuori dall’ordinario, con il secondo volume di Indomite.
Un violento terremoto scuote le viscere della Calabria, lasciando al suo passaggio morte e distruzione. Siamo alla fine del 1700 e anche a Bagnara Calabra si piangono le proprie vittime e si fa la conta dei danni, ma c’è qualcuno che rientrando nella propria casa prende una decisione risolutiva: si tratta di Paolo Florio e la sua scelta di abbandonare il paese natale alla volta di Palermo non cambierà per sempre solo la vita della sua famiglia, ma segnerà anche la storia d’Italia.
























