Stra-Ordinarie di La Elleni (Becco Giallo, 2019) a cura di Elena Romanello

28 Maggio 2019 by

Donne-Straordinarie_Copertina_webContinuano ad uscire graphic novel e libri illustrati che raccontano la vita di donne del passato più o meno remoto che si sono distinte per pensieri, azioni, attività fuori dal comune: un qualcosa che non è mai retorico o scontato  e che questa volta ci porta nel mondo di Stra-Ordinarie, scritto e disegnato da Elleni per Becco Giallo.
Il sottotitolo del libro è Vita e imprese di 30 donne decisamente fuori dagli schemi e presenta una bella galleria di ritratti di destini fuori dal comune, alcuni abbastanza noti, altri meno, per un romanzo grafico che si rivolge ad un pubblico di varie età, non solo infantile, e che nelle pagine troverà ispirazione, cultura, spunti.
Stra-Ordinarie si apre con la storia di Ipazia, filosofa e scienziata, tornata alla ribalta qualche anno fa grazie al bel film Agorà e prima martire del libero pensiero e dell’integralismo religioso. Trova poi spazio, Cristina di Belgioioso, una delle protagoniste del nostro Risorgimento, per troppo tempo dimenticata, e Ada Lovelace, figlia di lord Byron e prima programmatrice della Storia.
Meno nota ma molto interessante è l’afroamericana Harriet Tubman, schiava nelle piantagioni del Sud e poi attivista per l’abolizione di quella che era una vergogna, così come da scoprire è l’epopea di Matilde Serao, giornalista e scrittrice. Nelle pagine successive si incontrano la suffragetta Emmeline Pankhurst, la giornalista investigativa Nelly Bly, protagonista anche di un recente romanzo uscito per La Corte editore e di uno spettacolo teatrale, la scienziata Marie Curie e la pedagogista Maria Montessori, ispiratrice dell’omonimo metodo.
Ma la storia di queste donne non si esaurisce qui e comprende l’imprenditrice Luisa Spagnoli, dietro ad una delle più note fabbriche dolciarie italiane, l’icona della pittura e non solo Frida Kahlo, la spia degli alleati Nancy Wake, l’attivista del movimento dei diritti civili Rosa Parks, l’attrice Hedy Lamarr, per troppo tempo famosa per la sua bellezza da diva, ma in realtà una scienziata inventrice della tecnologia alla base degli smart phone oggi.
C’è spazio anche per donne del Novecento italiano, come la politica Nilde Iotti, l’astronoma Margherita Hack,  amatissima fin da anziana, Tina Anselmi, partigiana e primo ministro del lavoro donna, la giornalista Oriana Fallaci, Franca Viola, ragazza simbolo del femminismo per aver rifiutato un vergognoso matrimonio riparatore e la popolarissima astronauta Samantha Cristoforetti, prima italiana a volare nello spazio come sognava fin da bambina guardando Star Trek.
Il libro comunque ha uno sguardo internazionale e presenta anche Simone Veil, sopravvissuta alla Shoah e femminista,  Nawal Al-Sa’dawi, attivista egiziana per i diritti delle donne, Dian Fossey, studiosa morta per le sue battaglie a favore dei gorilla, Junko Tabei, alpinista capace di salire sulle montagne più alte, Wangari Marthai, attivista contro la distruzione dell’Africa, Vera Caslavska, atleta in prima linea per i diritti umani nella Repubblica Ceca, Rigoberta Menchù Tum, anima della resistenza degli indigeni in Guatemala, Sonita Alizadeh, capace di dar voce al desiderio di libertà delle donne afghane con le sue canzoni rap, Malala Yousafzai, sostenitrice del diritto allo studio per le bambine e premio Nobel per la pace, Yusra Mardini, nuotatrice siriana e profuga, membro della prima squadra olimpica di rifugiati.
Tante storie, raccontate in alcune vignette  colorate e essenziali, attraversi i passaggi essenziali di destini fuori dal comune, scelti e portati avanti in nome della libertà. Un libro per immagini da leggere e rileggere, per scoprire o riscoprire storie sempre interessanti.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La Elleni Nata nel 1980, già prima di parlare scarabocchiava i compiti di scuola del fratello maggiore. Per 13 anni ha imbrattato i muri di casa, esauriti i quali ai genitori è sembrato opportuno comprarle un album A3 e iscriverla a una scuola di grafica. Ancora adesso, quando i suoi gatti non le camminano sulla tastiera o sui fogli da disegno, ama creare fumetti e illustrazioni.

:: Molto difficile da dire di Ettore Sottsass (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

27 Maggio 2019 by

etEttore Sottsass è stato un grande architetto e soprattutto una delle figure più importanti del design contemporaneo.
Artista di molteplici interessi, Sottsass propone il design come strumento di critica sociale.
È davvero interessante, oltre a vedere quello che realizzava, leggere gli articoli che scriveva.
Esce da Adelphi Molto difficile da dire, una raccolta di scritti di Sottsass.
La sua scrittura colta e divertente, sempre attenta alla cura dei dettagli. È davvero un piacere e un arricchimento leggere i pensieri di questo grande architetto che con le sue intuizioni ha dato lustro alla nostra cultura.
Figlio d’arte, anche suo padre era un grande architetto, Sottsass con molta ironia amava dire: «Mi arrabbio quando mi dicono che sono un artista; cioè, non mi arrabbio ma sono fondamentalmente un architetto».
Da quel grande genio eclettico che è stato, Sottsass quando scriveva non rinunciava mai a essere leggero e ironico. Si prenda per esempio le bellissime pagine che egli dedica allo humor:

«Il tipo di uomo che detesto di più è quello senza humor, quello che prende tutto sul serio, anche le stupidate, che sono il più delle cose che succedono e delle cose che ci circondano. Da prendere sul serio c’è pochissimo, quasi niente, ma meno che non si prenda sul serio il fatto che quasi tutto è una stupidata».

Autobiografico è lo scritto da cui prende il titolo il libro. L’uomo e l’artista si raccontano. L’architettura come la vita, l’architettura è la sua vita, ma soprattutto tutta la sua esistenza è un viaggio nella vita delle persone che incontra, un meraviglioso gioco da cui è imprescindibile l’essere umani.

«Ormai è un affare molto difficile uscire da questa ruota del condizionamento, perché la gente non è più capace di cercarsi, non cerca più se stessa, non va più a cercare cose che ha voglia di avere per il gusto che ha dentro, per un gusto che è una emozione privata, un atto creativo, una scoperta trovata, ma va a cercare le cose che le impongono di cercare, che le impongono con discorsi sempre più insistenti, con bugie sempre più sofisticate, con allodole sempre più luccicanti, con polizie sempre meglio organizzate, con eserciti sempre meglio mimetizzati».

Parole malinconiche di un architetto umano troppo umano, considerazioni amare che calzano a pennello a questo nostro tempo in cui abbiamo smesso di essere persone che cercano il vero e l’essenziale.
Ettore Sottsass non è stato soltanto un architetto geniale. Leggendo i suoi scritti ci rendiamo conto che è stato anche un attento e profondo umanista che voleva risolvere per sempre il problema mondiale dell’architettura e intanto pensa e scrive, progetta e sperimenta senza mai ignorare che al centro i ogni cosa ci sta sempre l’uomo.

:: Lettere a una dodicenne sul Fascismo di ieri e di oggi di Daniele Aristarco, (Einaudi Ragazzi. coll. Presenti Passati, 2019) a cura di Viviana Filippini

27 Maggio 2019 by

AristarcoDaniele Aristarco visita spesso scuole in lungo e in largo per l’Italia. Lo fa per raccontare il suo lavoro e i libri che scrive. Un giorno, mentre era in una scuola per parlare di William Shakespeare, la sua attenzione è stata colpita da una scritta sul banco di una ragazza (Giulia) assente quel giorno: Dux. Da quelle lettere incise sul banco, l’autore ha dato forma a “Lettere ad una dodicenne sul Fascismo di ieri e di oggi”, edito da Einaudi Ragazzi. Nel testo Aristarco mette su carta una serie di missive all’alunna assente per darle informazioni basilari e fondamentali su cosa fu il fascismo per l’Italia. Nel libro il lettore è messo nella posizione di Giulia, la destinataria degli scritti di Aristarco che racconta sì a lei, ma in realtà racconta anche a noi lettori. Tra le pagine viene ricostruita in modo ordinato e accurato l’origine del movimento fascista, come sì radicò nella società italiana del secolo scorso, fino al raggiungimento della fascistizzazione di massa. Aristarco però non si limita a raccontare del movimento che divenne un regime a tutti i livelli. Nelle pagine del testo edito da Einaudi, l’autore partenopeo definisce anche i profili biografici di Benito Mussolini e di ciò che mise in atto per ottenere consenso. Non manca nemmeno la parte nella quale si racconta cosa il Duce- Dux- fece per limitare e, in certi casi, fermare in modo definitivo l’agire di coloro che erano i suoi oppositori. Tra i bersagli del Fascio si ricordano le figure di Giacomo Matteotti rapito e assassinato da una squadra fascista, Antonio Gramsci tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, segretario e leader dal 1924 al 1927 dello stesso partito, mandato nel carcere di Turi dal regime fascista nel 1926 e anche Giordano Cavestro, fucilato a diciotto anni perché aveva creato un bollettino antifascista. Dal passato però Aristarco si sposta nel presente per raccontare come le spie, o le ceneri mai spente del tutto, di quel fascismo di ieri siano ancora presenti oggi. Esse sono come lì, latenti, pronte a scoppiare da un momento all’altro per scatenare terrore e paura tre le persone che quelle idee totalitarie non le condividono. Poi lo scrittore si domanda, e ci domanda, se esitano “medicine” ai regimi totalitari e ne individua quattro: leggere, informarsi, studiare e viaggiare. “Lettere ad una dodicenne sul Fascismo di ieri e di oggi” di Daniele Aristarco è un libro per bambini e ragazzi, ma lo consiglio anche ad un pubblico adulto, magari da leggere assieme -genitori e figli, o ragazzi e adulti – per capire quali furono le radici dalle quali presero il via i regimi dittatoriali che tanto terrore, distruzione e morte seminarono tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Per conoscerli ed evitare che pagine drammatiche della Storia si ripetano. Il libro edito da Einaudi ragazzi, inaugura una nuova collana editoriale: “Presenti passati”.

Daniele Aristarco è nato a Napoli nel 1977. È autore di racconti e saggi divulgativi rivolti ai ragazzi, pubblicati sia in Italia che in Francia. Ha insegnato lettere nella scuola media e ora si dedica ai libri per ragazzi e alla scrittura per il cinema e la radio. Drammaturgo e regista teatrale, ha vinto numerosi premi. Si occupa inoltre di laboratori di scrittura creativa per l’infanzia presso scuole, biblioteche e associazioni culturali. Nel nostro catalogo ha pubblicato Shakespeare in shorts – Dieci storie di William Shakespeare, eletto libro del mese di settembre 2016 dai radioascoltatori della trasmissione «Fahrenheit» di Radio 3 Rai, Io dico no! – Storie di eroica disobbedienza, inserito nella lista dei «White Ravens» 2017, Così è Pirandello (se vi pare) – I personaggi e le storie di Luigi Pirandello, Cose dell’altro secolo, Lucy, la prima donna, La nascita dell’uomo, Decameron, Fake – Non è vero ma ci credo, La diga del Vajont, Io dico sì! Storie di sfide e di futuro.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa e a Anna De Giovanni.

:: Le rughe del sorriso di Carmine Abate (Mondadori 2018) a cura di Daniela Distefano

27 Maggio 2019 by

CARMINE ABATE - Le rughe del sorrisoSe l’Africano, Faaduma e altri migranti del centro d’accoglienza avevano notato dalla mia voce, dal mio sguardo, dalla mia apprensione che ero “amorato” di Sahra, fuguriamoci l’interessata. La quale però aveva incassato i miei timidi tentativi di corteggiamento senza lasciar mai trapelare alcuna reazione, se non il sorriso gentile che riservava a tutti. Chissà cosa provava realmente nei miei confronti, come mi giudicava, se le piacevo almeno un po’. A parole non le avevo mai rivelato i miei sentimenti, ma con gli occhi sì, e gli occhi parlano una lingua universale, che lei comprendeva meglio di me”.

Sahra è una giovane somala che vive con la cognata Faaduma e la nipotina Maryan nel centro di accoglienza di un paese in Calabria. Un giorno sparisce, lasciando una scia di sconcerto e apprensione. A mettersi sulle sue tracce, “come un investigatore innamorato”, è il suo insegnante di italiano, Antonio Cerasa, che mentre la cerca ne ricostruisce la storia segreta e avvincente, drammatica e attualissima: da un villaggio di orfani alla violenza di Mogadiscio, dall’inferno del deserto e delle carceri libiche fino all’accoglienza in Calabria. Antonio batte ogni pista per ritrovare Sahra che è a sua volta alla ricerca di Hassan, il fratello geologo misteriosamente scomparso. Dopo aver raccontato l’emigrazione italiana in Europa e nel mondo, Carmine Abate si occupa della drammatica migrazione dall’Africa verso l’Italia e lo fa con un romanzo intriso di romanticismo, carica emotiva, trasporto ideale. Sahra, la giovane somala che anima il romanzo con la sua presenza (non meno che con la sua assenza), è il soggetto passivo di questo libro che è stato candidato al Premio Strega 2019. La storia d’amore è l’input per raccontare le vicissitudini dei migranti che affrontano tragedie e orrori per coltivare la speranza di una vita serena, al sicuro, senza tormenti infernali nei loro Paesi d’origine. Non sono parassiti i morti sepolti nel nostro mare, sono persone che sognano, che hanno bisogno non di una elemosina distratta, ma di un puntello per sostenersi poi da soli.

Il modo di operare di Aderelio si basava su un’idea grandiosa e lungimirante, disse Faaduma, ma di una semplicità comprensibile perfino ai ragazzini: “Voi non dovete aspettarvi dagli altri il pesce o la lenza, ma un aiuto per costruirvi la lenza. Un aiuto oggi per essere in grado domani di diventare padroni della vostra vita, autonomi, senza dover chiedere più elemosine a nessuno”.

“Le rughe del sorriso” (Mondadori), è un romanzo ben costruito, scritto con sincerità d’intenti, che parla di amore, fuga, abbandono, dolore, sopportazione, ricerca (senza stancare il lettore). Lo scrittore di Carfizzi coglie, con questo ultimo lavoro, i frutti di un lungo tirocinio narrativo. All’insegna della Verità, dietro il velo della finzione letteraria.

Carmine Abate è nato a Carfizzi – un paese arbëresh (cioè italo-albanese) della provincia di Crotone- il 24 ottobre 1954.  Ha studiato in Italia e si è laureato presso l’Università di Bari. Successivamente ha vissuto in Germania e, da oltre dieci anni, vive nel Trentino, dove esercita la professione di insegnante. Il suo primo libro di poesie risale al 1977: Nel labirinto della vita, (Juvenilia, Roma). Come narratore esordisce in Germania con la raccolta di racconti Den Koffer und weg!, (Neuer Malik, Kiel 1984);Lo stesso anno pubblica Die Germanesi, una ricerca empirica socio-antropologica sull’emigrazione svolta con Meike Behrmann (Campus, Frankfurt-New York 1984; ed it., I Germanesi, Pellegrini, Cosenza 1986, ristampata in nuova ed. da Ilisso Rubbettino nel 2006). Dirige la collana “Biblioteca Emigrazione” (Pellegrini Ed.) per la quale ha curato In questa terra altrove (1987), un’antologia di testi letterari di emigrati italiani. Successivamente ha pubblicato una raccolta di racconti Il muro dei muri da giugno 2006 in nuova edizione (Oscar Mondadori, pp. 210, euro 8.40) e nel 1991 è uscito il suo primo romanzo Il ballo tondo, attualmente alla terza edizione (Piccola biblioteca Oscar Mondadori, 2005), pubblicato in prima edizione da Marietti (Genova) e in seconda edizione da Fazi (Roma, 2000).  Nel 1996 pubblica un libro di poesie Terre di andata (Argo). Nel 1999 esce il romanzo  La moto di Scanderbeg (Fazi, Roma 1999; ed. tascabile 2001, Oscar 2008). Nel 2002 esce il romanzo Tra due mari (Mondadori, 2002, Oscar 2005) vincitore di numerosi prestigiosi premi. Nel 2004 esce il romanzo La festa del ritorno (Mondadori, 2004, nuova edizione riveduta 2014) vincitore del “Premio Selezione Campiello”. Nel 2006 pubblica il romanzo Il mosaico del tempo grande (Mondadori, 2006, Oscar 2007).  Nel 2008 scrive il romanzo Gli anni veloci (Mondadori, 2008). Nel 2010 scrive il libro di racconti Vivere per addizione e altri viaggi (Piccola Biblioteca Oscar Mondadori) e la raccolta di poesie e proesie Terre di andata (Il Maestrale). Il suo capolavoro, che vince il premio Campiello 2012, è il romanzo La collina del vento (Mondadori, 2012). Nell’ottobre 2012 esce, Le stagioni di Hora (Mondadori) che comprende tre romanzi  – “Il ballo tondo”, “La moto di Scanderbeg” e “Il mosaico del tempo grande”.  Nel 2013 pubblica Il bacio del Pane (Mondadori, 2013). Nel 2015 sforna  La felicità dell’attesa  (Mondadori). Nel 2016  Il banchetto di nozze e altri sapori (Mondadori 2016). La sua ultima opera è Le rughe del sorriso  (Mondadori 2018) Carmine Abate, con i suoi libri, ha vinto numerosi premi. I suoi libri sono tradotti in Germania, Francia, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, USA, Giappone e in arabo.

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Cristiana Patriarca e Anna da Re dell’Ufficio Stampa “Mondadori”.

Le sorelle Bronte di Manuela Santoni (Becco Giallo, 2018) a cura di Elena Romanello

27 Maggio 2019 by

Sorelle-Bronte_COPERTINA_webDopo aver raccontato le disavventure di Jane Austen, autrice oggi popolarissima ma che alla sua epoca visse un’esistenza ritirata e senza gloria, Manuela Santoni affronta questa volta per Becco Giallo tre altre icone al femminile della letteratura inglese dell’Ottocento, lette e amate ancora oggi, e cioè le sorelle Bronte, Emily, Anne e Charlotte.
Anche loro, come Jane Austen, vissero nella profonda provincia inglese, nelle desolate terre dello Yorkshire, anche loro si nascosero dietro a pseudonimi maschili creando scalpore con romanzi che presentavano figure femminili fuori dal comune e decisamente in anticipo con i tempi, oltre a parlare di argomenti scabrosi, come le violenze familiari, la pazzia, le ossessioni sentimentali, gli abusi a scuola, l’alcolismo.
La storia delle tre sorelle Bronte e del loro fratello scapestrato Bramwell riemerge da pagine in bianco e nero, con disegni essenziali ma capaci di catturare destini e un’epoca senza scadere nel manierismo da favoletta in costume: un racconto per immagini che ricorda la genesi di romanzi che ancora oggi hanno molto da dire al pubblico contemporaneo e le vite brevi e intense di tre donne, tre scrittrici morte troppo presto ma non senza aver lasciato un segno nella letteratura da allora in poi e che rimangono come tre fantasmi, nello Yorkshire e sull’immaginario di oggi. Tra l’altro, tutto viene raccontato dal punto di vista Bramwell, amatissimo dalle tre giovani ma capace di creare loro solo problemi, economici e anche di salute.
Il volume è completato da una postfazione di Selene Chilla e Serena di Battista, che hanno collaborato con Manuela Santoni, in quanto creatrici del blog in tema The Sisters’ Room A Bronte inspired blog, una delle più autorevoli fonti in rete in tema, in cui raccontano la vicenda umana delle tre sorelle, approfondendo anche gli aspetti lasciati un po’ in ombra nelle pagine della graphic novel.
Le sorelle Bronte è un’opera da avere per chiunque abbia letto ed amato Jane EyreCime tempestose e gli altri meno noti ma non meno interessanti romanzi delle sorelle, aspri, scomodi e capaci di raccontare davvero cosa voleva dire essere donne nella rigida e ipocrita epoca vittoriana. Una storia per immagini sia per chi conosce già i personaggi oltre i libri sia per chi si avvicina per la prima volta, ma è interessante da leggere anche per chi non sa nulla, non le ha mai lette e grazie a queste pagine avrà voglia di scoprire di più su tre donne, morte poco più di trentenni e capaci di dire qualcosa ancora alle donne e alle ragazze di oggi.

Manuela Santoni, illustratrice e fumettista della provincia di Roma, classe 1988, dopo aver frequentato il Liceo Artistico si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, dove nel 2012 si laurea in Storia dell’arte. Contemporaneamente ha seguito la Scuola romana dei Fumetti e nel 2013 viene selezionata per il Master annuale di illustrazione Ars in fabula di Macerata. Dal 2017 insegna presso la scuola Pencil Art di Roma. Ha illustrato i libri di narrativa per ragazzi Girl R-Evolution (De Agostini, 2016) e Storie proprio buffe (Il Castoro, 2016) ed è autrice della graphic novel per Becco Giallo Jane Austen. Vive e lavora a Fonte Nuova, vicino  a Roma.

Selene Chilla e Serena di Battista, classe 1986, amiche e colleghe di blog sono le ideatrici di The Sisters’ Room A Bronte inspired blog. Entrambe laureate in lingue all’Università di Roma Tre, si sono appassionate alle vite delle sorelle Bronte, studiandole anche da autodidatte: ogni anno visitano il Bronte County, nello Yorkshire, e sono state anche negli altri luoghi delle tre scrittrici. Il loro blog è nato nel 2015 e conta numerose collaborazioni con case editrici e studiosi di tutto il mondo, come la Sezione italiana della Bronte Society. Sono autrici del libro E sognai di Cime tempestose: viaggio nei luoghi del romanzo di Emily Bronte, edito da Alcheringa Edizioni.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa, che ringraziamo.

:: Mio padre era comunista di Luca Martini (Morellini Editore 2019) a cura di Federica Belleri

21 Maggio 2019 by

imagesVirginio ha vissuto con un padre comunista e con una madre rassegnata. Suo fratello si è costruito una vita in Inghilterra. E a lui cos’ è rimasto? Un mucchio di ricordi, che saltano fuori quando ha quasi cinquant’anni. Perché? Cosa ha bisogno di ricostruire? Forse l’atteggiamento intransigente di suo padre, il fatto che non gli permettesse nulla … nemmeno una pizza fuori tutti insieme? Oppure il fatto che lo rimproverasse prendendolo per i capelli o a male parole per poi abbracciarlo forte e dirgli che si comportava così per il suo bene?
Non è stato facile per lui il quotidiano nella stessa casa con un comunista tradizionale, quasi russo. È stato orribile essere criticato e isolato dagli amici. Eppure ha sempre cercato l’approvazione di un uomo così duro e spigoloso. Perché?
Virginio ora è un professionista stimato e di successo, può permettersi qualsiasi cosa. Anche di sbagliare. Perché tornare indietro nel tempo apre scenari che non conosceva, sofferti, dolorosi, che gli provocano rabbia e un incontenibile desiderio di vendetta. Perché ostinarsi a cercare un motivo, una spiegazione, può portare a farsi del male.
Mio padre era comunista. Luca Martini ci porta a Bologna attraversando una vita intera di negazioni. Ci aiuta a capire quanto la cattiveria non abbia limiti e come sia facile superarli. Si può tornare in equilibrio? Si può tornare ad essere se stessi? Sì, se si impara a perdonare e a perdonarsi.
Ottima lettura, tanti gli spunti di riflessione offerti. Scrittura scorrevole, ricca di nostalgia e rimpianto, a volte. Dietro una corazza ben costruita, esiste sempre qualcuno che non sa nascondere se stesso.
Assolutamente consigliato.

Luca Martini (1971), bolognese, è presente in numerose antologie e riviste letterarie, ed è autore di circa trecento poesie, monologhi teatrali, una settantina di racconti, romanzi e favole illustrate. Nel 2008 ha vinto il premio Arturo Loria per il miglior racconto inedito. Un suo racconto, tramite il progetto “Sorprese Letterarie”, promosso dalla scuola Holden di Torino, è finito tra le sorprese di migliaia di uova di Pasqua.
Tra le sue pubblicazioni più recenti: il romanzo Il tuo cuore è una scopa (Tombolini Editore, 2014), le raccolte di racconti L’amore non c’entra (La Gru, 2015) e Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili (Pequod, 2018), la raccolta collettiva di memorie Il nostro due agosto (nero) (Tombolini Editore, 2015) e il libro per bambini Il coccodrillo che voleva essere drago (D Editore, 2017). Insieme a Gianluca Morozzi ha curato, tra le altre, le antologie di racconti Più veloce della luce (Pendragon, 2017) e Vinyl – storie di dischi che cambiano la vita (Morellini, 2017). Insieme a Barbara Panetta ha curato l’antologia On the radio – storie di radio, dj e rock’n’roll (Morellini, 2018).

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: Un’altra strada – Idee per l’Italia di domani di Matteo Renzi (Marsilio 2019) a cura di Giulietta Iannone

21 Maggio 2019 by

RenziLa politica è fatta di donne e di uomini. E proprio lo scollamento tra politica e società civile è una delle prime ragioni della crisi sia delle sinistre (partiti progressisti riformisti) che delle destre (partititi conservatori), non solo in Italia, ma guardando anche fuori dai nostri confini.
Un buon modo per ricomporre questa frattura è conoscere cosa pensano, come pensano, come ragionano i vari leader politici.
A prescindere da un discorso puramente politico, tenterò di non prendere posizione perché non è mio compito, non voglio influenzare coscienze o prendermi la responsabilità di farvi fare poi scelte sbagliate, ma l’errore di Salvini, che poteva scegliere tutti gli editori italiani che voleva (o quasi) è stato di affidare il suo pensiero a un piccolo editore con legami con partiti diciamo estremistici.
Non così ha fatto Renzi che ha scelto Marsilio, per pubblicare il suo libro “Un’altra strada”, di cui vi parlerò oggi. Ritengo in tutta coscienza che vadano letti entrambi, perché è importante per ottenere un’opinione informata (presto ci saranno le elezioni, quindi il tempo stringe) leggere cosa questi leader (o ex leader ma ancora impegnati nell’agone politico) pensano, come dicevo prima.
Questi testi sarebbero da leggere molto più approfonditamente, che con una lettura veloce come ora ho fatto, (per ora il libro di Salvini non l’ho ancora letto) ma non è stato tempo sprecato.
Leggendo Un’altra strada ho avuto la netta sensazione di individuare con molta chiarezza sia quali sono i punti deboli che i punti di forza di questo politico che tutto sommato mi è parso nel complesso molto sincero. Naturalmente uno deve farsi una sua opinione, non voglio indirizzarvi in un senso o nell’altro, il mio unico consiglio è di leggerlo.
Lo stile è scorrevole, piacevole, il libro è aggiornato alla storia recente, gli manca giusto quello che è successo in Austria, con lo scandalo che ha portato alle dimissioni i principali esponenti di destra, (informatevi sull’accaduto per capire che la crisi non è solo delle sinistre), e in un certo senso Renzi l’aveva previsto. Vedremo poi se tutte le sue previsioni si avvereranno, ma un consiglio è di non fermarvi all’apparenza o alla superficialità di un approccio di attrattiva personale, ovvero se vi è simpatico o no, quello che è importante è la sua struttura mentale, e quanto (lui come tutti i politici in genere) è capace di fare e di costruire per il suo paese e per il mondo intero. Insomma Renzi non vi deve essere simpatico a tutti i costi, ma è utile confrontarsi con il suo pensiero, e poi potete esser d’accordo o no, questo naturalmente è un vostro diritto.
Il libro contiene un premessa, e poi sei parti: Politica non populismo; Futuro, non paura; Cultura, non ignoranza; Lavoro, non sussidi; Verità, non fake news, Europa, non nazionalismo. Infine una breve conclusione intitolata Domani.
Data la giovane età di Renzi, rispetto ai tempi della politica, pensiamo alla prima Repubblica quando avevano tutti dai 60 anni in su, fa pensare che abbia ancora molto da fare, (sempre se si circonderà di collaboratori leali e preparati) ma soprattutto è l’esponente di una nuova generazione politica, insomma diamo fiducia a questi giovani, lasciamoli lavorare, hanno entusiasmo, vogliono davvero fare qualcosa, che poi ne abbiano le capacità o meno è poi tutto da vedere, ma è importante capire che loro vedranno il futuro, e generazioni di ragazzi sempre più giovani si stanno affacciando alla politica e vogliono fare.
Questa rinascita di coscienza civile e impegno politico è un segnale positivo, certo la saggezza viene col tempo, ma la forza, l’entusiasmo, la visione priva di pregiudizi è ancora loro. Quindi tacciare di incompetenza chi ancora non ha esperienza è un giudizio quantomeno superficiale. Tuttavia rimane la sensazione di aver letto il libro di qualcuno che ci crede veramente in cosa dice, e soprattutto aperto al dialogo e al confronto, realmente democratico insomma, e su queste basi sicuramente è possibile costruire il futuro. Che in fondo è quello che interessa a tutti. Buona lettura.

Matteo Renzi (1975), senatore eletto nel collegio di Firenze, città di cui è stato sindaco. È stato presidente del Consiglio dei ministri.

Source: inviato al recensore dall’Ufficio stampa Marsilio, che ringraziamo.

:: Ti rubo la vita di Cinzia Leone (Mondadori 2019) a cura di Federica Belleri

20 Maggio 2019 by

Ti rubo la vita di Cinzia LeonePiù che una recensione la mia è una riflessione personale su un romanzo appassionante e coinvolgente. L’autrice, Cinzia Leone, ci racconta l’essere ebrei attraverso la storia di tre donne uniche. Miriam, Giuditta e Eshter. Tre personalità forti e sensibili al tempo stesso, che si sono ritrovate a vivere la vita di qualcun’altro. Perché? Perché erano ebree, perché non era possibile per loro essere ciò che desideravano. Perché avevano limiti imposti e leggi razziali alla base di tutto che le inibivano. Come potevano lavorare con tranquillità, innamorarsi di un uomo non ebreo, uscire per una semplice passeggiata? Come dovevano sentirsi di fronte alla guerra, alla paura e alla privazione? Dal 1936 al 1992 queste donne percorreranno una strada difficile, sofferta, spesso nell’ombra. Faranno errori ma non dimenticheranno mai le loro origini, anche se cammuffate in un abile inganno.
La scrittrice ci fa conoscere l’imbroglio e la grande determinazione nel mantenerlo, la forza di resistere e di sapersi difendere. La decisione di attaccare prima di essere attaccate. Il bisogno primario di essere rispettate. Il desiderio di essere libere sopraffatto troppe volte dalla tristezza. Le presunte amicizie che si allontanano pian piano, le famiglie che tentano disperatamente di rimanere unite, la guerra e i rastrellamenti. La fuga perenne dal pericolo e l’angoscia notturna. Il desiderio di poter avere una famiglia, dei figli, un guscio protettivo in grado di non lasciarle mai sole e l’amore … in grado di superare ogni confine.
Ti rubo la vita intreccia la vita di Miriam, Giuditta e Eshter, dall’Italia a Istanbul, a Miami. Durante la lettura mi sono ritrovata più volte accanto a ognuna di loro, rapita dall’empatia trasmessa.
Vi invito ad appassionarvi come ho fatto io a questo romanzo che attraversa la nostra difficile storia, fa riflettere sulla tolleranza rispetto al “diverso” e gioca in maniera molto seria sulle identità nascoste e rubate.
Assolutamente consigliato.

Cinzia Leone, giornalista, scrittrice e autrice di graphic novel, collabora con il “Corriere della Sera” e “Il Foglio”. Ha pubblicato due romanzi, Liberabile e Cellophane, e cinque libri di storie a fumetti. Vive, scrive e disegna a Roma.

Fonte: acquisto personale.

Good omens di Terry Pratchett e Neil Gaiman (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

17 Maggio 2019 by

978880471202HIG-313x480In occasione dell’uscita a fine maggio sulla piattaforma Amazon prime della miniserie Good Omens, Mondadori ripropone nella sua collana Oscar fantastica l’omonimo romanzo, scritto a quattro mani da due geni del fantastico come Terry Pratchett e Neil Gaiman e già uscito negli anni in altre edizioni con il titolo Buona apocalisse a tutti, visto che risale al 1990.
Si tratta di un’occasione d’oro per scoprire o riscoprire un classico del genere, capace di coniugare urban fantasy, umorismo e metafora sociale: la miniserie, interpretata da Michael Sheen e David Tennant, si preannuncia decisamente ben riuscita, motivo in più per leggere o rileggere il libro, storia di un’apocalissi annunciata e irresistibile.
Il mondo sta per finire, c’è tempo fino a sabato, prima di cena, secondo una fonte molto attendibile, Le Belle e Accurate Profezie di Agnes Nutter, Strega, libro scritto nel 1655 e che da allora non ne ha mai sbagliata una. Diavoli e angeli si stanno ammassando e tutto sembra andare secondo il piano divino. Ma a qualcuno questo non piace, proprio no.
L’angelo pignolo Azraphel e il diavolo Crowley, amante della bella vita, non ci stanno a questo sovvertimento e decidono di fermare il tutto, anche perché sulla Terra si trovano benone e non vogliono che tutto finisca, avrebbero troppo da perdere, anche perché si sono integrati nella società umana. Il loro scopo è trovare l’anticristo, un bambino allevato a tale scopo in una clinica di suore sataniste, per dargli un’educazione diversa e fargli fare altre scelte, ma sembra essersi perso.
Una storia irresistibile, inno alla libertà di pensiero e alla vita, parodia di tutti i film catastrofisti su figli del diavolo e dintorni, con citazioni alla cultura pop e nerd, da Star Wars ET passando per Il signore degli anelli e per Sandman, il fumetto capolavoro di Neil Gaiman sulle peripezie del Signore del Sogno. Good Omens è una commedia degli equivoci, una riflessione sul valore della vita, una condanna di ogni integralismo senza retorica, una storia d’avventura fantastica che stupisce ad ogni pagina. La nuova edizione è arricchita da una bella immagine sulla copertina della serie, con i due protagonisti.

Provenienza: libro del recensore in un’altra edizione.

Terry Pratchett, nato in Inghilterra nel 1948, è stato uno dei più popolari autori contemporanei. I suoi romanzi, tra cui la celebre saga del Mondo Disco, attirano lettori di ogni età e hanno venduto oltre ventisette milioni di copie nel mondo, tanto che nel 1988 Pratchett è stato insignito del titolo di Officer of the British Empire. Con Il prodigioso Maurice e i suoi geniali roditori ha vinto la Carnegie Medal, uno tra i premi letterari più prestigiosi. Ha pubblicato inoltre L’intrepida Tiffany e i piccoli uomini Liberi (2004), Un cappello pieno di stelle (2005), La corona di ghiaccio (2008), tutti editi da Mondadori. E’ morto nel 2015

Neil Gaiman, nato in Inghilterra nel 1960, vive negli Stati Uniti. Tra i massimi autori di narrativa fantastica contemporanea, è un artista dalle molte facce: giornalista legato al mondo del rock, autore di raffinati graphic novel, sceneggiatore televisivo e scrittore. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi premi: tra i più importanti, la Newbery e la Carnegie Medal per Il figlio del cimitero e l’Hugo Award per il romanzo American Gods, da cui nel 2017 è stata tratta una serie tv. Ha scritto numerosi racconti e romanzi per ragazzi di grande successo, fra cui gli indimenticabili CoralineStardust.

:: L’individualismo di Golian di Luca Murano

17 Maggio 2019 by

voltronHo sempre pensato che, un giorno, la musica sarebbe diventata la mia vita. Quando avevo solo otto anni, i miei genitori mi regalarono una piccola pianola della Bontempi. Arrivò assieme al Natale, non che io l’avessi esplicitamente chiesta. In realtà, la cosa che più desideravo a quei tempi era una diavoleria americana: Voltron, un robot giocattolo che veniva assemblato da altri cinque leoni robot.
Non ci fu nulla da fare, Voltron non bussò mai alla mia porta ma in breve tempo la pianola colmò quel vuoto nel mio cuore di bambino. Fu un’idea di mio padre che da giovane avrebbe tanto voluto imparare a suonare la chitarra, o almeno è quello che raccontava ogni volta che si toccava l’argomento. Ma le circostanze e l’avversione di mio nonno verso la cosa gli avevano impedito di acciuffare il suo desiderio. Si era ripromesso, però, qual ora avesse avuto un figlio, di spingerlo fin dalla più tenera età, verso la musica, invogliandolo a suonare uno strumento. E poi nacqui io. I figli, si sa, spesso diventano il prolungamento delle volontà e dei desideri dei genitori. A volte una vita non basta, soprattutto per chi ha vissuto col freno a mano tirato, per chi si è troppo spesso circondato di rinunce e rimpianti. Quando questo accade, talvolta, i padri e le madri tentano di allungare la propria esistenza respirando le vite dei figli. Vivendole di pancia, e facendo delle esperienze dei figli le proprie esperienze. Così, quando il pargolo si laureerà, con lui si laureeranno anche papà e mamma. Quando il figlio viaggerà per il mondo e vedrà Parigi, New York e Londra, anche loro avranno l’impressione di aver viaggiato con lui e di aver visto con i  loro occhi quello che la reflex del figlio avrà immortalato in quei luoghi speciali e così fintamente familiari. Allo stesso modo, vivranno i fallimenti eventuali dei figli come propri, snaturando così l’essenza delle cose. Nel mondo animale la madre allontana i propri figli da sé non appena i piccoli sono in grado di badare a loro stessi. Il padre dei cuccioli addirittura se ne disinteressa quando essi vengono alla luce. In seguito i giovani animali si staccano dalle attenzioni materne, lo svezzamento finisce e il mondo diventa il loro campo di battaglia. Artefici, nella buona e nella cattiva sorte, del loro destino. All’interno del genere umano, invece, lo svezzamento sembra uno spauracchio da allontanare dalla mente di padri e madri: i figli non si svezzano, vanno semmai plasmati sull’immagine, sulla proiezione che un genitore ha di se, o meglio, di quello che avrebbe voluto essere e invece non è stato. Piuttosto, all’interno del genere umano, si assiste a uno svezzamento inverso, e cioè quello che avviene quando sono i figli ultracinquantenni, dopo aver succhiato il succhiabile dalla bambagia domestica, ad allontanare dal nucleo familiare padri e madri, troppo vecchi e malandati, per affidarli alle costose cure di qualche casa di riposo.

Non so cosa i miei genitori avrebbero voluto essere, quello che posso dire con certezza è che qualche volta avrebbero voluto essere… me. Proprio così. Quando sono nato, hanno smesso di vivere per loro stessi e hanno cominciato a vivere la mia di vita. Detto così può sembrare una cosa romantica e suggestiva, ma a ben vedere è proprio l’opposto. Annullando completamente la propria esistenza in funzione di uno o più figli si fa capolino verso un altruismo catartico e dannatamente pericoloso. Non penso che si possa far felici gli altri senza provare prima individualmente a tendere verso la felicità. Le prove schiaccianti in mio possesso sono proprio i miei genitori, e i loro genitori e tutto il pacchetto ‘famiglie’ che lungo questi 35 anni ho imparato a conoscere e osservare. Forse è il concetto stesso di famiglia che va rivisto. Forse esso è semplicemente una convenzione sopravvissuta nel tempo che in passato permetteva di controllare, ghermire e livellare nel modo più efficiente possibile la funzione sociale di una città, una regione, una nazione intera. Ma ora questa convenzione sembra far acqua da tutte le parti.

E così, all’interno di uno standardizzato nucleo familiare sono nato e cresciuto anch’io finché a otto anni, spinto da quel regalo inaspettato, non ho iniziato a esplorare la musica come meglio potevo. La pianola si è trasformata in un trampolino di lancio per arrivare ad apprezzare e comprendere la collezione di vinili di mio padre: Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, Police, Deep Purple, Toto, Dire Straits, sono diventati la colonna sonora della mia adolescenza. La chitarra è arrivata qualche anno dopo e con essa anche le mie velleità da rock star. Ho passato così qualche anno in giro per lo stivale a promuovere la mia musica e ad assaporare e calcare
palchi prestigiosi e suggestivi. Ho fatto cose e ho visto gente, e più spesso mi sono fatto gente e cose. Tutto è finito in fretta però. I componenti del gruppo se ne sono andati. Uno è morto scalando una montagna himalayana dal nome impronunciabile, gli altri due, invece, sono diventati padri di famiglia. “Scelte di vita” dicevano. La mia unica scelta, invece, è sempre stata la musica. Ho cominciato a suonare da solo. Mi esibivo in locali sempre più piccoli imbracciando una chitarra acustica cantando canzoni scritte e arrangiate da me. Ho finito col suonare sempre più solo, nel senso letterario del termine: per me stesso, nella mia splendida cameretta arredata con tutto l’amore del mondo da mamma e papà. Ma non potevamo arrenderci, non potevamo permettere al sogno musica di sfilare via dalle nostre mani in questo modo, senza provarci fino in fondo. E così insieme ai miei ho aperto un negozio di musica in centro. Cd, bootleg, vinili, dvd, tutta roba di nicchia e per veri appassionati. Le cose giravano finalmente per il verso giusto. Ma l’idillio è durato soltanto due anni. La crisi economica e lo strapotere di internet hanno prima ferito a morte e poi tumulato il mio impero. Ora non faccio nulla, sempre che sopportare un presunto doppio fallimento (il mio e quello dei miei genitori) si possa considerare nullafacenza…

Ho sempre pensato che, un giorno, la musica sarebbe diventata la mia vita e a quelli che oggi, a tal proposito, mi dicono che mi sbagliavo io rispondo sempre la stessa cosa: “voi andate e moltiplicatevi pure, ma io non verrò. A me basta una pianola”.

Luca Murano nasce al nord (Lodi) da genitori del sud (Salerno) e attualmente vive al centro (Firenze). Dopo aver conseguito la laurea in Lettere Moderne a Pavia, ha lavorato per due anni con la casa editrice Mondadori come redattore e correttore di bozze. Dal 2009 vive in Toscana dove mangia tanto, si occupa di logistica, suona il basso, legge e scrive con fortune alterne ma ben compensate da passione e dedizione. A luglio 2018 è uscito il suo primo libro, una raccolta di racconti, dal titolo “Pasta fatta in casa – sfoglie di racconti tirate a mano” pubblicato con la casa editrice milanese Bookabook.

:: Cioran di Bernd Mattheus (Lemma Press 2019) a cura di Nicola Vacca

17 Maggio 2019 by

cop bmBernd Mattheus, scrittore, saggista e traduttore tedesco, ha incontrato nell’aprile del 1988 Cioran. Emil lo riceve in accappatoio perché stava provando a riparare un tubo dell’acqua.
Il giovane studioso è affascinato dalle figure radicali del pensiero. Si è già occupato nei suoi libri precedenti di Antonin Artaud e Georges Bataille. I pensatori borderline lo affascinano.
Mattheus negli anni ha letto, studiato e incontrato Cioran con passione e devozione. Il risultato della grande considerazione del giovane scrittore tredesco per il pensatore rumeno è l’uscita di uno dei libri più belli a lui dedicati
Cioran. Ritratto di uno scettico estremo (traduzione di Claudia Tatasciore) è una biografia corposa e dettagliata di Cioran. Finalmente è stata da poco pubblicata in Italia per i tipi di Lemma press. Lo stesso Cioran apprezzerà il lavoro di Mattheus. Gli riconoscerà la capacità di collegare sempre l’evento con l’idea, la biografia alla filosofia, così che il lettore, reso attento dagli innumerevoli dettagli, partecipa allo svolgersi di un dramma intellettuale.
Possiamo sicuramente affermare che questa è l’unica biografia dedicata al pensiero e alla travagliata esistenza dell’autore di Squartamento.
Trecento pagine ricche e dense di informazioni inaspettate, di aneddoti poco conosciuti, ma soprattutto un ritratto davvero completo che ci permette di rileggere con occhi nuovi il pensiero del pensatore più scettico del secolo scorso.
Mattheus sposa le parole di Guido Ceronetti e entra in sintonia subito con Cioran, il filosofo squartatore che fin dal suo primo saggio si presenta come un distributore frenetico di inesorabile: dunque di avanzi, di stracci metafisici; dunque, anche, di consolazioni.
L’autore racconta come avvenne il suo primo incontro con Emil Cioran, questo intelligente misantropo cordiale che fu subito ispirato da simpatia, approvazione e entusiasmo.
Il giovane scrittore tedesco è affascinato dalla personalità scettica e strema di Cioran, ne studia le mosse e le opere e dopo averlo incontrato decide di dedicare a lui una corposa biografia.
Mattheus sarà il traduttore in lingua tedesca di Squartamento e con Cioran avrà un’interessante carteggio.
Cioran. Ritratto di uno scettico estremo è un libro ricco e complesso che sa entrare con le chiave giuste nel cuore delle vicende esistenziali e dell’opera di uno dei più irriverenti agitatori del pensiero novecentesco.
Il libro di Mattheus è talmente dettagliato che riesce a colmare le numerose curiosità del lettore.
In queste pagine viene rivelato tutto quello che c’è da sapere e da dire sulla personalità eccentrica e appartata di Emil Cioran.

«Del resto, ancora oggi – scrive Vincenzo Fiore nella prefazione – ombre ben più oscure offuscano il pensiero e la vita del pensatore rumeno. Non sono pochi coloro che hanno tentato di estrapolare le sue grida e i suoi anatemi per inserirli in tradizioni politiche che nulla hanno avuto a che fare con il suo pensiero».

Il giovane Mattheus si trova davanti al maturo Cioran. Condivide con lui negli anni il cafard e lo scetticismo estremo.
Gli dedica un libro che è anche un atto d’amore. Da leggere come un vero e proprio esercizio di ammirazione.

Source: libro inviato al recensore dall’Ufficio Stampa, che ringraziamo.

Nota: sito dell’editore.

:: Premio Chiara: Premio Savoia alla Cultura a cura di Valeria Giola

17 Maggio 2019 by

Villa Recalcati

Piero Chiara è stato e sempre sarà uno degli scrittori più amati di tutti i tempi. Il suo stile narrativo, unico nel suo genere, quello spiccato senso del racconto, visto come un viaggio nei luoghi, nei tempi e nelle vicende dei personaggi, resterà sempre attuale, e oggi, è più vivo che mai. Sono molti gli autori contemporanei che vedono in Chiara il proprio mentore e lo sono altrettanti quelli che ne celebrano le innate capacità di stringere la narrazione intorno a fatti semplici e a illustri (o meno) personaggi che animano le pagine dei suoi scritti. Gli estimatori delle sue opere sono sparsi in tutta la penisola ma il fuoco che il suo intelletto accese, tanti anni fa, continua a scintillare nella terra che animò gran parte dei suoi racconti : Varese e i suoi dintorni.
Varese è una cittadina stretta tra i monti e i laghi, una meta affascinante, ricca di storia e di cultura. Un dedalo di vicoli, di strade lastricate, di piazze e giardini, pubblici e non, che le hanno donato l’appellativo di “Città Giardino”. Una perla nascosta che vuole farsi scoprire e amare.
A Varese, da trentun anni, l’Associazione Amici di Piero Chiara, raccoglie la memoria dello scrittore e la trasforma in eventi culturali di altissimo livello. Ogni anno, in un crescendo fantasioso, l’Associazione propone un premio letterario che, oggi, si divide in più sezioni: Inediti, Giovani, Fotografia e Videomaking. I temi trattati sono tra i più vari e, quest’anno, è “La Gentilezza” il fulcro creativo sul quale lavoreranno i partecipanti. L’Associazione, con il costante contributo delle più alte Autorità locali e non, lavora incessantemente, a sostegno di un’iniziativa che, negli anni, ha saputo dar voce a molti autori, alcuni dei quali giovanissimi.
A Varese, nella magica cornice di Villa Recalcati, già sede della Provincia, mercoledì 15 maggio, c’è stato un evento che ha coronato l’Associazione e tutti coloro che da anni mettono il proprio impegno a sostegno delle iniziative di cui sopra. Si tratta del “Premio Savoia alla Cultura”, un riconoscimento unico e prestigioso, conferito e consegnato dal Presidente del Gruppo Savoia e dal Principe Emanuele Filiberto.
L’aria che si respirava, in sala, era tanto solenne quanto vivace, complice una sincera stima che si percepiva tra tutti coloro che hanno animato la serata. Si è parlato di cultura, di quanto sia indispensabile continuare a sostenere le Arti. Si è evidenziato quanto sia illogico appoggiare una società che fugge dalla cultura e da tutto ciò che essa esprime. Si è capita l’importanza di continuare a proteggere e a divulgare lo studio e la conoscenza. Da qui, è facile immaginare come il tema della “Gentilezza”, vista come la forma più autentica di umanità, abbia toccato l’animo di tutti i presenti.
La serata è scivolata tra sorrisi, strette di mano, sentiti ringraziamenti e grande umanità. Il tempo si è stretto intorno a brevi ma toccanti letture, a saggi dal contenuto stimolante, a racconti che hanno ispirato alcuni dei vincitori delle passate edizioni del Premio. Il pubblico ha applaudito, coinvolto e commosso. Le note di un giovane ma talentuoso pianista hanno chiuso l’evento elevando il concetto di Arte a un continuo flusso di emozioni.
Questo è stato solo l’anticipo di ciò che ci riserverà il Premio Chiara edizione 2019.
Per ulteriori informazioni sul premio, sulla sua storia e sul programma in corso: http://www.premiochiara.it.