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:: Un’intervista con Luigi Bonanate a cura di Giulietta Iannone

9 giugno 2019

Luigi Bonanate2Benvenuto professor Bonanate, e grazie di aver accettato questa intervista. L’ho invitata sul mio blog per parlare dei recenti sviluppi sul tema dei cosìddetti Euromissili, e sui nuovi sviluppi delle Relazioni Internazionali.

Notizia recente è che dopo l’annuncio del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato, che ricordo sarà effettivo il 2 agosto, Putin ha presentato alla Duma, il parlamento russo, una proposta di legge per sospendere il trattato INF sulle armi nucleari a raggio intermedio, pur riservandosi la possibilità di ritornare sui suoi passi, se le condizioni lo permetteranno. Secondo lei cè spazio per nuove trattative con magari un allargamento del trattato a nuovi paesi? O è un trattato ormai superato alla luce dei nuovi sviluppi?

Il trattato INF ha avuto un’immensa importanza simbolica e una importanza politico-militare minima. Sia nell’87 sia precedentemente come pure successivamente, l’unico stato al mondo capace di condurre operazioni militari con armi nucleari era ed è gli Stati Uniti: per motivi scientifici tecnologici industriali finanziari. La superiorità americana è sempre stata immensa, e l’allora Unione Sovietica non era mai riuscita a bilanciare la super-potenza (l’unica al mondo) del competitore. La grandezza tragica di Gorbaciov che gli costò la testa (politica, e anche il prestigio) fu averlo ammesso. Il trattato INF firmato a Washington l’8 dicembre 1987 non faceva altro che dichiarare la sconfitta sovietica nella “corsa agli armamenti”: l’URSS lo sapeva e non era più in grado neppure di continuare a fingere di saper ancora “correre”. La caduta del Muro di Berlino ne fu poi lo straordinario e fortunato premio che il mondo ottenne. Poi, le cose andarono come andarono.

E per quanto riguarda il New Start, trattato sulla riduzione delle armi nucleari firmato da Stati Uniti e Russia a Praga l’8 aprile 2010 tra Barack Obama e Dmitri Medvedev, che anch’esso sta giungendo in scadenza, Putin ha dichiarato che è pronto a non prorogarlo. Ci sono prospettive che lei sappia di successive negoziazioni? Cosa ne pensa in tale proposito?

Le considerazioni appena svolte valgono anche per il XXI secolo, nel quale sfortunatamente la meteora Obama è purtroppo passata senza lasciare segni. Diciamocelo in termini apparentemente brutali, ma sostanzialmente “logici”: quando mai un trattato ha impedito una guerra che avesse delle vere ragioni per scoppiare? Quante volte i trattati sono stati violati? Voglio dire, i trattati vanno benissimo fin tanto che ce ne sono le condizioni; possono aiutare a rasserenare una situazione… ma non sono l’antidoto alle guerre. Vogliamo ricordare che il regno d’Italia alleato di Austria e Germania scese in guerra contro di loro nel 1915? E che l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale alleata di uno stato contro il quale (per nostra fortuna) la terminò?
Oggi come oggi, poi, la Russia, di Medvedev come di Putin, è un paese non meno povero che ai tempi di Breznev e ancora più infelice. Una volta, un piatto di minestra e un letto in ospedale (se necessario) c’era per tutti: oggi, minestra ce n’è meno ancora, e per essere curati bisogno essere molto, molto, ricchi. Da dove venga quella (falsa) immagine della Russia grande potenza è per me un assoluto mistero. Certo, Putin “ci sa fare”, specie in politica estera, ma si allea con i peggiori dei suoi interlocutori internazionali, il che gli può consentire di apparire sempre d’accordo con tutti: con gli occidentali, quando le cose sono tranquille; con gentaglia (vorrei accentuare il peso di questa parola) come Erdogan può fare passi avanti o indietro senza alcuna dignità né capacità di valutazione ideologica. Putin è il peggiore dei peggiori “realisti” visti nella storia.

Mentre i capi di stato europei e il presidente degli Stati Uniti partecipavano alle celebrazioni per il 75° anniversario dello sbarco in Normandia, in Russia Putin e Xi Jinping, presso il forum di San Pietroburgo, siglavano accordi e confermavano i loro buoni e amichevoli rapporti. Sembra che questo ravvicinamento abbia impensierito alcune cancellerie. Lei cosa ne pensa, ci sono buoni presupposti per un reale asse Mosca- Pechino?

Consequenzialmente parlando (e lasciando da parte l’anniversario dello sbarco in Normandia — una pagina troppo nobile per lasciarla leggere agli statisti di oggi), anche gli accordi tra Russia e Cina non hanno gran che da dirci, se non che il il governo cinese è molto più saggio di quello russo, è attento e pronto a cogliere le opportunità. Gira per il mondo comperando questo e quello, tanto ha una quantità immensa di dollari Usa da spendere e di cui liberarsi. Non potrà però esserci un asse Mosca-Pechino perché è troppo impari: la Cina potrebbe farsi un boccone della Russia.
Non è per questo che la Cina non abbia dei problemi: è un paese spaccato in due o forse tre tronconi: l’iper-capitalismo sfacciato delle grandi metropoli dove tutti conoscono Vuitton e Cartier ma nessuno sa più chi sia stato Karl Marx; una borghesia d’apparato che regge la macchina organizzativa senza i privilegi del caso; una società ex-agricola ma non ancora urbanizzata (o non del tutto tale) che dalla crescita politico-economica del suo paese non trae (ancora?) alcun vantaggio.

E gli Stati Uniti, secondo lei, in tutto questo che ruolo giocano? Chi sta guidando la loro diplomazia?

È difficilissimo rispondere a questa domanda, non per la sua complessità ma per l’inesistenza dell’oggetto della discussione. Quel grande paese che sono gli Stati Uniti appare oggi come un pugile groggy, che barcolla sul ring, mentre il suo avversartio è ormai al tappeto. Ma la sua vittoria non è altro che la sconfitta dell’altro. Trump è il perfetto esempio dell’inconsistenza attuale della politica estera Usa e della sua immagine delle relazioni internazionali: se la prende — un po’ come succede in Italia — con chi è già sconfitto dalla storia, con i deboli e con gli incapaci, ma non sa affrontare sul serio alcun problema: ieri la May era l’alleata ideale di un nuovo asse anglo-americano, ma ora, sconfitta, una cretina qualunque, oggi per offendere e umiliare chi ha sconfitto la lady di latta inneggia alla sua memoria e offende il sindaco di Londra ma sorride a quel Johnson che dovrebbe rilevare il potere della May. E con l’Europa? Non si dimentichi che gli Usa hanno sempre avuto bisogno del piedestallo che l’Europa offriva loro; essi hanno sempre cercato di controllare gli alleati, con le carezze o con le minacce — senza mai amarli, anzi, ritenendo di doverli assoggettare. Posso permettermi di rinviare a un mio libretto, uscito da poche settimane, Il destino americano (pubblicato da Aragno) nel quale cerco proprio di evidenziare la costanza dell’immagine egemonica che gli Usa hanno sempre avuto mascherandola con alternanze isolazionistiche che in realtà non sono mai state determinanti?

E tra queste grandi potenze, regionali o meno, l’Europa che ruolo gioca?

Nessuno! Purtroppo, per la sua attuale terribile inconsistenza. È tristissimo vederne l’ignavia e l’inutilità (politica) — e dire che il progamma unionistico è l’idea politica pratica più nobile che il XX secolo abbia conosciuto. Sembra che desideriamo, noi europei, farci del male…

Anche l’Italia è impegnata sul fronte della sicurezza internazionale, anche se non se ne dà molto risalto sui mass media. Il 29 maggio 2019 la senatrice Loredana De Petris unitamente ai senatori Errani, Laforgia, De Falco, Segre, Martelli, Buccarella e De Bonis, ha depositato una mozione, per impegnare il Governo italiano a disporre gli atti necessari per l’adesione al Trattato della Nazioni Unite relativo al divieto delle armi nucleari, sottoscritto a New York il 7 luglio 2017. Cosa ne pensa? Ha possibilità di successo?

Mi si lasci dire, un po’ polemicamente, che non ne penso nulla, cosicché non so se abbia possibilità di successo. In teoria, certo sì; si tratta semplicemente di volerlo. E poi ci vuole una “cultura politica” professionale che pare latitante.
Ma questo non mi pare un difetto italico: è la crisi della cultura politica mondiale, l’inconsistenza delle classi dirigenti, che strutturano la società politica internazionale. I leader del mondo oggi non discendono da grandi genealogie di professionisti: Trump faceva il palazzinaro, Putin faceva la spia, Macron è stato il garzone dei grandi banchieri francesi; vogliamo fare qualche altro esempio, italiano?

Ha letto Destinati alla guerra – Possono gli Stati Uniti e la Russia sfuggire alla trappola di Tucidide? di Graham Allison. Cosa ne pensa? È ottimista?
Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.

L’avevo letto quando uscì, nel ’17, e confesso che non ne ricordo più nulla. Io sono invecchiato, naturalmente, ma non è certo un bel segno per il libro, se non mi ha fatto nessun effetto.
Se infine qualcuno vuol saper quale sia il mio stato d’animo in questo periodo, non posso nascondergli che non sono per nulla ottimista, non tanto perché tema crisi, conflitti, o guerre, ma perché vedo segni di declino nei piani di progresso e sviluppo che la storia morale del mondo aveva nobilissimamente tracciato, dall’illuminismo fino ai grandi progetti di organizzazione internazionale, e dei quali oggi è difficilissimo ritrovare tracce negli eventi di tutti i giorni.

:: Un’intervista con il Dott. Tiziano Ciocchetti, redattore di Difesa Online a cura di Giulietta Iannone

1 giugno 2019

Trattato INF

Benvenuto Tiziano su Liberi di scrivere, e grazie di aver accettato questa intervista. È laureato in Storia Medievale, Moderna e Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, scrive su Difesa online, ed è studioso di tematiche militari. L’ho invitata sul mio blog per parlare dei recenti sviluppi sul tema dei cosìddetti Euromissili, tema che sembra diventato di stretta attualità e che dovrebbe interessare tutti i cittadini della UE.

Può spiegarci, per sommi capi, cos’è il trattato INF e cosa portò alla sua stipula tra Stati Uniti e l’allora Unione Sovietica?

Il trattato INF (Intermediate-range Nuclear Forces) è stato firmato nel 1987 tra l’Unione Sovietica di Gorbachov e gli Stati Uniti sotto l’Amministrazione Reagan. Tale trattato prevedeva, non più solo limitazioni numeriche agli arsenali nucleari della due super Potenze, ma la completa eliminazione di due tipologie di armi: i missili a corto raggio (500-1.000 km di gittata) e quelli a medio raggio (1.000-5.000 km di gittata).
La necessità del trattato nacque a causa della necessità del Cremlino di aggirare la dottrina NATO della risposta flessibile (in caso di un attacco convenzionale su larga scala da parte delle forze del Patto di Varsavia in Europa occidentale, la NATO si sarebbe difesa impiegando armi nucleari tattiche), ovvero di essere i primi a varcare la soglia nucleare con il lancio di oltre 200 testate su obiettivi di vario genere in Europa occidentale, come mossa iniziale di un eventuale conflitto.
Nel 1977 l’URSS cominciò a schierare, nelle sue zone europee, il nuovo missile balistico a portata intermedia (IRBM) SS-20 SABER, armato con tre testate nucleari da 150 kilotoni (la bomba lanciata su Hiroshima nel 1945 aveva una potenza di 1,3 kilotoni), e con una gittata di circa 5.000 km, sufficienti per colpire le principali città dell’Europa occidentale, tuttavia appena inferiore a quanto previsto dal trattato SALT II per la limitazione delle armi nucleari allora vigente (5.500 km), quindi gli SS-20 si ponevano al di fuori degli accordi tra URSS e USA.

Questo processo di superamento della Guerra Fredda si è per lei interrotto? Cosa ha portato a ciò, considerato che il cosiddetto “pericolo comunista” non sussiste più. E volendo anche la Cina, pur restando una repubblica socialista, sta intraprendo la strada verso una maggiore democratizzazione sia economica che politica.

Gli Stati Uniti, dopo il crollo dell’URSS, sono rimasti l’unica super Potenza. Già dagli anni 90 dello scorso secolo (il cosiddetto decennio unipolare) gli strateghi americani postulavano un allargamento della NATO verso Est. Con l’adesione della Polonia e degli Stati Baltici alla NATO, la Russia si è sentita accerchiata, tuttavia non ha i mezzi per contrapporsi alla potenza americana.
La Cina non ha firmato nessun trattato contro la proliferazione nucleare (la sua dottrina militare non concerne l’impiego atomico come primo strike), ha solamente 280 testate stoccate contro le 4.700 americane più le 1.750 operative.

Notizia recente è che dopo l’annuncio del ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal trattato, che ricordo sarà effettivo il 2 agosto, Putin ha presentato alla Duma, il parlamento russo, una proposta di legge per sospendere il trattato INF, pur riservandosi la possibilità di ritornare sui suoi passi, se le condizioni lo permetteranno. Una notizia di tale portata dovrebbe avere un eco maggiore anche a livello di mass media. Perché secondo lei questo non è successo? Anche i politici sottovalutano i rischi che tutto ciò comporta?

Perché in Europa (e in particolare in Italia) non esiste una politica di Difesa; per troppo tempo ci siamo posti sotto l’ombrello americano, delegando all’Alleato d’oltre oceano ogni responsabilità. Se guardiamo ai nostri politici credo che in pochi comprendano quanto siano importanti le Relazioni Internazionali.

Al netto delle accuse reciproche di non rispettare il trattato, la funzione di deterrenza è inequivocabile, c’è il margine per una successiva trattativa?

Sono gli americani a dettare le regole, quindi, se volessero credo di si.

Più nello specifico, che lei sappia, si sta lavorando a livello diplomatico su un meeting tra Russia e Stati Uniti per ripristinare il cosìddetto trattato INF, ed eventualmente allargarlo anche ad altri stati, come era inizialmente nelle intenzioni statunitensi?

Credo che gli USA vogliano avere mano libera nei confronti della Cina, la quale sta sviluppando armi che rientrerebbero nelle limitazioni del trattato INF.

Si conosce, per sommi capi, quale è lo stato degli arsenali dei due paesi (e alleati), quanto è aggiornato? Ci sono soprattutto i fondi per ricostruire l’arsenale atomico, reali commesse? O è più, secondo lei, uno scontro verbale?

Gli arsenali nucleari di Russia e USA sono ben forniti (la Francia è la terza nazione al mondo che possiede più testate nucleari). Il fatto è che esistono nuovi attori come India, Pakistan e soprattutto Corea del Nord entrati negli ultimi decenni nel club nucleare, non certo nazioni politicamente stabili. Un grosso interrogativo è rappresentato dall’Iran, anche lì Trump ha cestinato gli accordi sul nucleare, precedentemente stipulati con l’Amministrazione Obama.

In merito agli USA, non è detto che troveranno disponibilità e grande entusiasmo da parte degli alleati a piazzare testate atomiche dirette contro la Russia nei loro territori, si parla di sottomarini ed eventualmente fregate lanciamissili? Non ha l’impressione che stiano giocando su troppi fronti?

La UE ha espresso ufficialmente il suo sconcerto per la decisione americana, le uniche dichiarazioni favorevoli sono giunte da Londra e, ovviamente, da Varsavia.
Gli USA sono una Potenza globale, vivono di strategia, anche se Trump (come del resto la precedente Amministrazione) dichiara l’intenzione di ritirarsi da alcuni contesti, non può certo lasciare l’Europa indifesa.

Realisticamente, ora come ora, che pericoli corrono l’Europa e la Russia?

Credo che l’Europa corra il serio rischio della totale marginalità sulla scena internazionale. Napoleone diceva che se un popolo non vuole pagare per un suo esercito, prima o poi dovrà pagare per l’esercito di qualcun altro.

Da un punto di vista strategico un’alleanza tra Europa e Russia, rafforzata anche da più stretti rapporti economici e commerciali, non sarebbe auspicabile per la maggiore sicurezza internazionale? Onde scongiurare l’asse Mosca-Pechino. Cosa lo impedisce, quali sono i veri ostacoli in merito? Si è mai parlato di un’entrata della Russia nella NATO?

Un asse strategico Mosca-Pechino credo sia poco probabile, ci sono troppi interessi geopolitici inconciliabili. L’Europa è sotto l’ombrello americano, non è possibile al momento attuale uscirne. Nel 2002, un summit organizzato a Pratica di Mare dall’allora governo Berlusconi, creò una sorta di partnership tra Russia e NATO ma non si andò oltre. La Russia vuole tornare ad avere un ruolo primario nel contesto internazionale, infatti è sicuramente una potenza militare ma non è certo una potenza economica. Già la precedente Amministrazione Obama aveva identificato la Cina come futuro, possibile, competitor, relegando la Russia a semplice Potenza regionale.

Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.