Il 10 settembre finalmente esce in Italia il seguito de “Il racconto dell’ancella”, notizia già di per sè ghiotta per gli estimatori di Margaret Atwood, di passaggio al Festival di Mantova in questi giorni.
Sembra che alcuni critici accreditatti, tra cui Michela Murgia, abbiano potuto leggere il libro in anteprima e sembra sia bello, ma era difficile dubitarne.
Avendo anche solo letto Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta la scrittura di quest’autrice, ormai ottantenne, è davvero preziosa, ricca di verve, e irononia anche quando tratta temi seri e drammatici, in quest’ultimo libro addirittura come finiscono le dittature con uno sguardo al presente e alla contemporaneità della società americana e alle condizioni della donna, non ha caso il suo precedente libro, che vede al centro la donna in una società repressiva e tradizionalista, è considerato uno dei manifesti del femminismo.
I testamenti riprende la storia narrata ne “Il racconto dell’ancella” quindici anni dopo, con i testamenti di tre narratrici di Gilead. In attesa di leggere il libro vi segnalo il link dove poter leggere l’incipit sul Post: link.
:: Il seguito di “Il racconto dell’ancella”: “I testamenti” di Margaret Atwood
6 settembre 2019Aperte le iscrizioni alla nuova edizione di Incipit Offresi a cura di Elena Romanello
5 settembre 2019
Torna per la quinta edizione Incipit Offresi, il primo talent letterario dedicato agli aspiranti scrittori, ideato dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese, in sinergia con Regione Piemonte.
Anche quest’anno Incipit Offresi si presenterà come una serie di tappe per scovare nuovi talenti letterari: la partecipazione è gratuita e aperta a tutti, esordienti e non, di tutte le nazionalità e età: per i minori è necessaria un’autorizzazione di un genitori.
Ogni candidato e candidata dovrà presentare le prime righe della propria opera, l’incipit, per un massimo di mille battute con le quali catturare l’attenzione dei lettori, insieme a una descrizione dei contenuti dell’opera.
La sfida avverrà a colpi di incipit in una serie di incontri nelle biblioteche del Piemonte, da settembre 2019 a marzo 2020, con qualche puntata fuori Regione, tipo quella di Roma. Nella scorsa edizione c’erano oltre centoventi candidati, provenienti da varie regioni.
La prima tappa sarà presso la Biblioteca Archimede di Settimo torinese il 19 settembre prossimo: durante ogni incontro gli aspiranti scrittori avranno un minuto di tempo per leggere o raccontare il proprio incipit, inviato in precedenza alla giuria tecnica, che è composta da editori, librai, bibliotecari, lettori assidui e lettori occasionali della biblioteca ospitante. Dopo il primo minuto giuria e pubblico in sala esprimeranno un giudizio in sala assegnando eventualmente altri trenta secondi all’autore o autrice per continuare l’incipit o il riassunto. Finito il tempo, la giuria tecnica esprimerà un voto che verrà sommato al voto assegnato dalla Scuola del Libro di Roma per decretare il vincitore.
Per ogni tappa, l’aspirante scrittore o scrittrice che avrà ottenuto il punteggio più alto si aggiudicherà il diritto ad accedere a una delle due semifinali, con la possibilità di arrivare alla finale in programma al Salone Internazionale del Libro di Torino 2020.
Il primo classificato riceverà un premio di mille euro, mentre al secondo spetteranno cinquecento euro. Inoltre, tra tutti i partecipanti finalisti saranno messi in palio il Premio Calvino, il premio “Indice dei libri del mese” ed eventuali altri premi assegnati dagli editori.
Per iscriversi ci si può registrare al sito www.incipitoffresi.it fino a esaurimento dei posti disponibili per la tappa scelta.
Incipit Offresi è un modo nuovo per diventare scrittori e per promuovere lettura e scrittura, una scommessa basata su poche righe, un investimento sulle potenzialità dell’autore, ma anche un modo per gli aspiranti autori e autrici di incontrare e dialogare direttamente con gli editori coinvolti nelle varie fasi del progetto, farsi conoscere e raccontare la propria idea. Fino ad oggi sono stati decretati 4 vincitori, uno per ogni edizione, e sono stati pubblicati 40 libri dagli editori.
I recapiti sono http://www.incipitoffresi.it – info@incipitoffresi.it, e su Facebook www.facebook.com/incipitoffresi
:: Ben Pastor – La canzone del cavaliere (Sellerio 2019) a cura di Giulietta Iannone
5 settembre 2019
Esce oggi, 5 settembre, la nuova edizione Sellerio de “La canzone del cavaliere”, che ho avuto modo di leggere nell’edizione precedente, in cui troviamo un giovane, e ancora inesperto, Martin Bora sullo sfondo della sanguinosa guerra civile spagnola, una sorta di battesimo del fuoco per il giovane tenente ancora idealista e non temprato dalle asperità della vita militare.
Ma già alle prese con un delitto eccellente: quello di Federico Garcìa Lorca.
Siamo nel 1937, Bora viene mandato in Spagna tra le file di Francisco Franco, ed è qui che si trova a indagare sulla morte del celebre poeta. Una morte scomoda, per molti versi, sia per i fascisti che per i repubblicani. Ma a Bora non interessa strumentalizzare l’omicidio come arma politica, lui molto più filosoficamente vuole scoprire la verità, e per quanto possibile consegnare il colpevole alla giustizia.
E in questa lotta contro il tempo si troverà un insolito alleato in Philip «Felipe» Walton, americano, maggiore delle Brigate Internazionali, anche lui impegnato, per la parte avversa, a cercare di capire cosa sia successo.
Sotto il sole rovente della Spagna, Bora farà anche un altro incontro inaspettato che influenzerà la sua vita futura, quello con Remedios, donna enigmatica e misteriosa, che almeno nei ricordi resterà sempre legata a Bora.
Come il paesaggio è una storia aspra e ruvida, che rappresenta bene la giovane età del protagonista, in cui vediamo già presente però la tenacia e l’impulsività che caratterizzeranno poi la sua età adulta. Se amate la serie di Martin Bora da non perdere. Traduzione dall’inglese di Paola Bonini. Titolo originale: The Horseman’s Song.
Ben Pastor, nata a Roma, docente di scienze sociali nelle università americane, ha scritto narrativa di generi diversi con particolare impegno nel poliziesco storico. Della serie di Martin Bora Sellerio ha già pubblicato Il Signore delle cento ossa (2011), Lumen (2012), Il cielo di stagno (2013), Luna bugiarda (2013), La strada per Itaca (2014), Kaputt Mundi (2015), I piccoli fuochi (2016), Il morto in piazza (2017) e La notte delle stelle cadenti (2018). Premio Flaiano 2018.
Bonavia, Dragan Velikić, (Keller 2019) A cura di Viviana Filippini
1 settembre 2019
Dragan Velikić è uno dei più importanti autori della letteratura serba e con “Bonavia” è riuscito a creare un grande romanzo dal respiro europeo. La narrazione prende il via a Belgrado, poco dopo la fine della guerra, dove si ritrovano anime solitarie pronte a mescolarsi tra loro per ridare vita alla città. Tra coloro che vivono a Belgrado ci sono Marko e Marija. Lui è davanti ad un consolato straniero per richiedere il visto di espatrio, mentre lei dice di essere lì di passaggio dopo aver accompagnato un’amica (Kristina) all’aeroporto, dove è salita su un aereo diretto a Boston, negli Stati Uniti, per realizzare il suo sogno. I due giovani si conoscono e in quel breve tempo che stanno nello stesso spazio il lettore ha la netta sensazione che il loro incontro non sia casuale. Il tempo passa, Marko e Marija li ritroviamo anni dopo e si scopre che quell’incontro causale ha dato vita a quella che sembra essere una relazione, un po’ complicata, ma vera. L’altra città dove si sviluppa la tra è Vienna, e qui, oltre ai due protagonisti, il lettore ritroverà anche Kristina tornata dagli USA e Miljan il padre acciaccato di Marko. Quello che emerge dalle parole dei personaggi, dalle loro azioni e relazioni, mette in evidenza pezzi di vita di un tempo trascorso umano pieno di dolori e sofferenze. Per esempio Marko è accanto al padre Miljan nonostante un passato di lontananza. Dallo ieri verrà a galla che l’uomo, quando si rese conto di essere il padre del piccolo Marko e vedovo, perché la moglie morì di parto, al posto di rimanere accanto al figlio prese il via per Vienna, fuggendo da una serie di responsabilità che non era pronto ad assumersi. Nel presente, questo uomo che il figlio ha ritrovato è anziano e malato, e Marko lo assisterà e accudirà dimostrando di sapergli dare un po’ di quell’affetto e amore che anche lui avrebbe dovuto ricevere da bambino. In “Bonavia” di Dragan Velikić i personaggi sono separati e tenuti lontani tra di loro dallo spazio e dal tempo, però quando queste due barriere vengono abbattute e i diversi protagonisti si trovano a vivere gli uni accanto agli altri, si scopre che certi legami e relazioni non sono mai state scalfite dal corso degli eventi. “Bonavia” è una narrazione toccante nella quale gli accadimenti della Storia si intrecciano con le tante vicende umane di coloro che in essa vivono e agiscono. Attraverso le vicende di Marko e Marija e dei loro comprimari l’autore riflette sulle fragilità umane, sentimentali ed emotive, rese ancora più consistenti dal conflitto bellico che ha toccato, in modo maggiore o minore, tutti i personaggi della narrazione. “Bonavia” di Dragan Velikić è una narrazione che indaga le vite nella loro quotidianità e evidenzia come, nonostante le difficoltà, le incomprensioni e gli ostacoli sperimentati dai diversi protagonisti, compresi gli “spettri” ingombranti del passato, tutti vivano vite nelle quali da un lato, quello che hanno vissuto non li abbandonerà mai e, dall’altro, il presente nel quale agiscono lo sperimentano nella speranza di diventare persone migliori e di lasciare segni positivi per il domani che verrà. Traduzione dal serbo Estera Miocic.
Dragan Velikić è uno degli autori più importanti della letteratura serba, tanto da aggiudicarsi alcuni dei maggiori premi letterari balcanici come il Premio Nin –per due volte– e il Premio Meša Selimović ai quali si sono aggiunti il Premio Letterario Mitteleuropa-Preis e il Premio della città di Budapest. Le sue opere sono tradotte in numerose lingue. Per Keller uscirà anche il romanzo “Islednik”.
Source: inviato dall’editore.
:: Happy 1st September
1 settembre 2019
Ben tornati cari lettori, Liberi torna da domani con energie rinnovate e tanti progetti, alcuni anche molto impegnativi, se ci seguirete li scoprirete. Avete fatto buone vacanze? passato un agosto riposante e divertente? Che libri avete letto? sono molto curiosa. comunque noi ci rivediamo domani! Buon tutto!
:: Teatro sull’Acqua: Arona 3-8 settembre Protagonista la Poesia
31 agosto 2019
Dal 3 all’ 8 settembre ad Arona, perla sul Lago Maggiore, si terrà la IX edizione del festival “Il Teatro sull’Acqua”, diretto da Dacia Maraini. Tema di questa nuova edizione è la Poesia.
Il Teatro sull’Acqua è l’unico esempio italiano di produzioni teatrali sull’acqua, e si confronta a livello internazionale con l’Opéra on the Lake del Bregenz Festival (Austria) e il Teatro delle Marionette d’Acqua di Hanoi (Vietnam).
Il Teatro sull’Acqua è sostenuto da Comune di Arona, Regione Piemonte, Fondazione CRT e Compagnia di San Paolo (maggior sostenitore) nell’ambito dell’edizione 2019 del bando “Performing Arts”. Il Teatro sull’Acqua è entrato a far parte di PERFORMING +, un progetto per il triennio 2018-2020, lanciato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Piemonte dal Vivo con la collaborazione dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze della comunità di soggetti non profit operanti nello spettacolo dal vivo in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
:: “Libri a 180 gradi” Sant’Elpidio a Mare 30 agosto / 2 settembre
30 agosto 2019
Da oggi 30 agosto al 2 settembre 2019 nel centro storico di Sant’Elpidio a Mare, in provincia di Fermo, si svolge la prima edizione del Festival letterario – Fiera dell’Editoria Libri a 180 gradi.
Padrona di casa e madrina dell’iniziativa la bella e brava Giulia Ciarapica, spesso ospite del nostro blog, marchigiana doc e tra le anime che hanno reso possibile questo Festival letterario. A maggio a Torino, al Salone del libro, ci siamo incrociate ma non siamo riuscite a salutarci, abbiamo rimediato con la presentazione a Milano del suo bellissimo libro, (se l’avete perso fatevi un regalo leggetelo!, merita davvero), e posso garantirvi che è davvero instancabile.
Tornando al Festival, incontri con gli scrittori, mostre d’arte e di fotografia, musica, laboratori per bambini, e tanti blogger letterari a movimentare l’evento, il programma è davvero ricco. Se vi capita passateci e poi veniteci a raccontare le vostre impressioni, (con qualche foto!). Per il Programma completo vi rimando al sito: Libri 180°.
Se riusciamo, terminato l’evento, strapperemo qualche impressione a Giulia, ora tutti a Sant’Elpidio!
:: Segnalazione: dal 3 settembre, Francesco Musolino esordisce per Rizzoli
29 agosto 2019
Una storia di formazione raccontata con una prosa intima e una scrittura di qualità.
Cosa succede quando la vita che hai sempre sognato svanisce l’attimo prima di diventare realtà?
Lorenzo è cresciuto a Messina, sotto il tavolo di legno del ristorante dei genitori. Desiderava una carriera da chef ma, all’improvviso, tutto è cambiato.
Impantanato, sospeso e ancora immaturo, Lorenzo inizia a lavorare in un’agenzia viaggi. Nel frattempo, mentre la neve scende sull’Etna, lui si rifugia in un cibo insipido e immagina le vite degli altri.
Toccherà a sua sorella Elena stanarlo e praticare un kintsugi degli affetti, rimettendo insieme i cocci della sua esistenza. Il timore di dimenticare chi abbiamo amato non dev’essere una scusa per rinunciare a guardare l’orizzonte. Sperando che al momento giusto, al bivio cruciale, i leoni nel cuore ricomincino a ruggire.
Francesco Musolino, attraverso i colori e i sapori della Sicilia, indaga con una prosa intima l’educazione all’età adulta. Quando restiamo immobili, indecisi se combattere, solo grazie a un autentico atto d’amore possiamo trovare il coraggio di crescere.
Francesco Musolino (Messina, 1981), giornalista culturale, collabora con diverse testate nazionali, cartacee e online. Ha creato il progetto lettura noprofit @Stoleggendo su Twitter e insegna scrittura creativa. Questo è il suo romanzo d’esordio.
:: Vuoi diventare critico letterario di Repubblica?
29 agosto 2019
Non siamo ancora tornati dalle vacanze estive, e subito ci accoglie una notizia che ha creato grande fermento nelle patrie lettere: un annuncio su Repubblica che cerca voi, proprio voi amanti della lettura, e del recensire amatoriale.
Provocazione? Boutade? In realtà l’indirizzo mail a cui inviare la candidatura sembra non funzioni, (non ho ancora provato, mi affido al sentito dire) e di notizie non ne trapelano molte, per cui è possibile protendere anche per questa ipotesi.
La critica amatoriale sembra fiorente, tutti amano dare opinioni più o meno illuminate, competenti, appassionate su tutto. Non solo sui libri, e il quotidiano Repubblica sembra volere cavalcare l’onda, attirandosi strali anche molto vivaci.
Se su Amazon si può recensire impunemente, come su Anobii, Goodreads, o sul proprio blog, farlo su Repubblica con la qualifica altisonante di critico letterario (dai un po’ di ironia c’è, ammettiamolo) sembra un crimine di lesa maestà.
O meglio la questione che si pone è un’altra: Repubblica è un giornale con un costo, per cui è un’attività che implica che qualcuno ci guadagni, a differenza che so di un blog come il nostro che se anche sono previste entrate è giusto per amore del paradosso, e non si riesce manco a bilanciare le spese, per cui l’amatorialità è il punto di forza. Oltre a qualche libro ottenuto da CE o autori, naturalmente.
Ma siamo seri, Repubblica ha anche solo in programma di mandare libri ai novelli critici letterari? Non dico una retribuzione che mi sembra impensabile anche solo per la difficoltà di collocazione in una figura professionale certa.
Cioè intendiamoci magari diventare critico letterario di Repubblica è un posto ambito, magari è l’occasione che molti aspettavano per scrivere sulla carta stampata. Chi sono io per frustrare i sogni della gente? Chi siete voi per cassare l’iniziativa sul sorgere senza conoscere neanche bene gli sviluppi? A parte questo il giudizio popolare, specchio delle società democratiche, implica il fatto che tutti possono dire la loro.
Ma interesserà davvero ai lettori di Repubblica leggere cosa ne pensa di un determinato libro lo studente fuori corso di Sassari? Il dermatologo di Piacenza? La parrucchiera di Monza?
Dico così perché evidentemente è gente che ha un lavoro altro per pagare le spese, e farebbe questa attività come hobby. Cioè cassare del tutto l’iniziativa mi sembra un po’ snobistico, cioè non è detto che qualcuno che anche faccia un altro lavoro non debba amare la lettura e non abbia talento per analizzare un libro in modo diverso, spiritoso, non condizionato da ottiche di scuderia o scambio di favori (tutto quel magma oscuro che sembra inficiare il lavoro di molta critica letteraria diciamo “competente”).
Il critico letterario amatoriale dovrebbe essere candido come la neve, avere buone competenze dialettiche, argomentative e grammaticali, molto tempo a disposizione, abbastanza soldi da compare i libri, e un carattere di ferro a sopportare gli strali che otterrà associando il suo nome a questo genere di iniziativa.
Ehi tu sei quello che millanta di essere un critico letterario su Repubblica? E non lo pagano manco! Ecco cose del genere per capirci. Detto questo stiamo a vedere nei prossimi giorni. Io una opportunità la darei a chiunque, e puta caso questo fosse l’occasione della vita per qualcuno?
Lascio a voi riflettere su questo, e anzi se avete qualcosa da dire scrivetelo pure nei commenti. Voglio iniziare questo settembre con un po’ di movimento. Considerate solo che gli insulti saranno banditi. Baci e abbracci sparsi, cari lettori sono felice che ci siate e partecipiate con me a queste simpatiche discussioni.
Aggiornamento 31 Agosto:
Allora sembra che l’iniziativa sia diventata un torneo letterario in cui vogliono mettere in gara i libri e farli recensire dai lettori, con un vincitore finale (devo capire ancora bene se è il libro o chi lo recensisce) appena ne so di più vi dico. Stasera provo a mandare una mail anche io. A questo punto la situazione si fa complicata ma vi prometto ne verremo a capo.
Aggiornamento 6 Settembre:
Per chi ha mandato messaggio alla mail wimbledon@repubblica.it: risponderanno presto con nuove istruzioni. Appena lo fanno vi aggiorno.
Aggiornamento 17 settembre:
Niente da Repubblica nessuna nuova, voci di corridoio dicono che non se ne farà più niente, ma qualche comunicazione ufficiale la faranno pure. Non ci resta che aspettare, ancora.
Aggiornamento 18 settembre:
Sembra che si faccia ancora 11h fa su Twitter Repubblica ha rinnovato l’invito a partecipare. Avviso (e invito) rivolto a chi ama leggere. Vogliono fare un gioco: mettere in gara i libri e farli recensire direttamente dai lettori. Chi vincerà? Messaggio sempre criptico, ma almeno è qualcosa, il gioco continua. Da capire se il torneo lo vincono i libri o i lettori-recensori.
Aggiornamento 14 gennaio 2020:
Ho appena ricevuto la mail con le istruzioni per partecipare al torneo. Bisogna iscriversi, rispondere ad alcune domande e vi sarà assegnata una coppia di libri da leggere. Si avranno tre settimane di tempo per procurarsi i libri e leggerli. Entro le tre settimane si dovrà anche decidere per quale dei due votare, e compilare due brevi recensioni (10 righe l’una, 600 battute) che giustifichino la scelta. Questa coppia di libri verrà data a diversi lettori, e poi presumo su Repubblica (sito e giornale) verrà dibattutto il tema. Ma questa parte non è ancora molto chiara. Comq saremo affiancati da un tutor di Repubblica che credo risponderà ad ogni esigenze. Appena ne saprò di più troverete le mie considerazioni sul blog!
Come ho scritto nei commenti l’unica cosa che posso consigliarvi è di leggere attentamente i termini e le condizioni nel rispetto della Privacy, chi detiene i vostri dati e in cosa li autorizzate a utilizzarli. Io ho preferito non continuare e non partecipare. Ma se qualcuno ha esperienze diverse ce lo segnali nei commenti.
:: E le altre sere verrai? di Philippe Besson (Guanda, 2002) a cura di Eva Dei
27 agosto 2019Notte fonda, le strade deserte di una città. In primo piano, all’angolo di una strada, un locale dalle ampie vetrate con un’insegna che recita “Phillies”. All’interno si scorgono un barista e tre avventori: una donna con un vestito rosso e due uomini con completo e cappello. Ognuno di loro sembra assorto nei suoi pensieri, seduto a quel bancone, ma distante, imprigionato nella propria solitudine. Una scena sicuramente familiare, perché rievoca in tutto e per tutto il famoso quadro di Edward Hopper Night Hawks (1942, I nottambuli).
Ma se quelle persone dipinte sulla tela potessero parlarci o anche solo rivelarci alcuni dei loro pensieri, cosa ci racconterebbero? Philippe Besson ha provato a dar loro voce in E le altre sere verrai?, romanzo con cui ha vinto nel 2003 il Grand prix RTL-Lire. Affascinato dal quadro del pittore americano, Besson ne acquista una riproduzione e una sera, osservandolo, la storia di quella donna vestita di rosso e dei tre uomini che la circondano si impone alla sua attenzione.
Abbandoniamo gli anni ’40 e New York, per arrivare in epoca contemporanea nella baia di Cape Cod, dove il Phillies è uno dei tanti locali della costa. È una domenica di settembre, come ogni sera da nove anni a questa parte, Ben sta lustrando il bancone del locale quando vede entrare Louise. La conosce dal suo primo giorno di lavoro, lei è una cliente abituale e tra loro c’è una conoscenza fatta di piccoli gesti, di chiacchiere insignificanti, di confidenze ricavate dai piccoli gesti.
“Nessuno dei due direbbe che sono amici, casomai conoscenti, si vogliono bene, ciascuno sa qualcosa della vita dell’altro, hanno reazioni e ricordi in comune.”
Louise indossa l’abito rosso, quello che riserva alle grandi occasioni. In effetti quella sera, sorseggiando il solito Martini bianco, Louise aspetta con ansia la chiamata del suo amante, Norman. Mentre lei è seduta al Phillies lui sta mettendo fine al matrimonio con la moglie. Un atto doloroso, ma necessario che li consentirà di vivere liberamente la loro storia. Assorta in pensieri e fantasie, tutto si aspetterebbe tranne che a varcare la soglia, di lì a pochi minuti, sia Stephen Townsend. Un’ondata di ricordi la inebetisce e la terrorizza lasciandola senza parole davanti a quello che è stato il suo grande amore. Nonostante i cinque anni trascorsi, Stephen non ha perso il suo fascino, ma è a sua volta imbarazzato, forse un po’ a disagio. Cautamente i due si studiano, capiscono come muoversi, iniziano con frasi banali, convenevoli, ma non esitano a riservarsi qualche battuta amara. Se da un lato tutto sembra cambiato nelle loro vite, dall’altro riscoprono il piacere di abbandonarsi a una dolce nostalgia, fatta di atteggiamenti e abitudini familiari.
Spettatore di questo confronto Ben, e noi con lui. Ripercorriamo la storia dei protagonisti, presente e passato, seguendo l’andamento della narrazione, che vira con abilità dal discorso diretto al discorso indiretto libero. Questa tecnica, scelta da Besson, non solo ci restituisce dei personaggi familiari, quasi noti, ma ci cala perfettamente nella notte solitaria dipinta da Hopper.
Louise, Ben e Stephen abitano lo stesso luogo in quel momento ma interagiscono con delicatezza, senza invadere lo spazio dell’altro. Spazio abitato da ricordi e sensazioni troppo intime per essere esibite con ostentazione, ma presenti proprio perché meno evidenti. Privato e pubblico si mescolano nel gioco contraddittorio delle relazioni umane.
“Ecco cosa è capitato loro: più nessuno che li aspetti. Sono soli, come lo sono soltanto i vecchi. Hanno lo sguardo perso della solitudine. Hanno il fiato corto di chi è sfinito. Hanno i gesti rallentati dei più inermi. Si rifugiano in un bar improbabile, all’estremità di un continente. Sgranano la loro vita come altri le preghiere, avvolgendo rosari alle dita ossute. Sono giunti al termine di qualcosa, senza essere ancora in grado di discernere quel che potrebbe cominciare per loro. Si sono persi. In quello smarrimento che li unisce, alla fine potrebbero essere capaci di parlarsi chiaramente, e di aprirsi a una sorta di dolcezza.”
Philippe Besson è nato nel 1967 a Parigi, dove tuttora risiede. Guanda ha pubblicato i romanzi E le altre sere verrai?, Un amico di Marcel Proust, I giorni fragili di Arthur Rimbaud, Un ragazzo italiano, Come finisce un amore, Non mentirmi e Un certo Paul Darrigrand.
Source: libro del recensore.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
“L’intendente Sanshō”, Mori Ōgai, ed Marietti 1820 (2019) A cura di Viviana Filippini
22 agosto 2019
“L’intendente Sanshō” di Mori Ōgai è la versione più nota di una leggenda antica del Giappone, con protagonisti sorella e fratello vissuti nel periodo Heian. La storia, pubblicata dall’editore Marietti 1820, ha al centro della narrazione Tanaki, Zushio e Anju, moglie e figli di un governatore spodestato dal suo ruolo perché ritenuto troppo buono e umano dai suoi superiori. Ad un certo punto le vite della madre e dei figli si separano. La donna viene venduta al mercato di Sado, mentre i due fratelli, che sono dei bambini, finiscono nelle terre dell’intendente Sanshō. Qui, i due, uniti dal profondo legame fraterno, metteranno a assieme le loro forze per sopravvivere e per sopportare le angherie dell’intendente. Il loro intento è quello di fuggire e di andare a trovare la madre, un desiderio che i due giovani nutrono sempre più nel loro cuore, e che diventa ancora più intenso quando sento una canto di una voce femminile arrivare da lontano. Una dolce voce che intona la stessa canzone che cantava sempre loro Tanaki. Grazie a quella melodia eseguita da un’anziana, i due fratelli organizzano una fuga per loro e per la donna che canta, però tutto viene mandato in fumo dagli uomini di Sanshō. Zushio non demorde e, anche su spinta della sorella, decide di partire per andare ad ottenere giustizia e promette ad Anju di tornare a prenderla, ma la ragazza, impensierita dalle pressioni che potrebbe subire nell’attesa del ritorno del fratello, compirà un gesto che lascerà il lettore senza parole. Zushio, trova aiuto in Taro, figlio di Sanshō, del tutto all’oscuro dei loschi traffici del padre. Solo dopoa ver esposto le sue ragioni al Primo Ministro di Tokyo, Zushio partirà per Sado alla ricerca della madre. Il romanzo breve, o racconto lungo, di Ōgai ci porta dentro al Giappone del passato, dentro all’intreccio della storia antica e permeata di un’atmosfera in perenne bilico tra Storia e leggenda. Quello che emerge è la coralità della vicenda, nel senso che i protagonisti incarnano sentimenti comuni vissuti da chi si era vittima di soprusi da parte dei potenti. Tra le pagine de “L’intendente Sanshō” di Mori Ōgai emergono altri temi, ancora attuali oggi, come l’importanza dei legami familiari; il valore degli insegnamenti morali per un vita degna e rispettosa e anche un’acuta e attenta riflessione sulle violenze, le vessazioni e le angherie dei potenti corrotti, verso coloro che cercavano di vivere onestamente. Testo curato da Matilde Mastrangelo con introduzione di Maria Teresa Orsi. Traduzione di Matilde Mastrangelo.
Mori Ōgai (1862-1822) è stato tra i principali esponenti della letteratura giapponese moderna, visse i grandi rinnovamenti dell’era Meiji (1868-1912) da letterato e da uomo di Stato, in qualità di ufficiale medico dell’esercito giapponese. Traduttore di Andersen e Goethe, scrisse i romanzi Vita sexualis, L‘età giovane e L’oca selvatica, opere teatrali e racconti storici.
Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone, addetta ufficio stampa.
:: Il Meglio di Shanmei: Sette racconti Fantasy dell’Antica Cina e un Mystery Storico a cura di Paola Rambaldi
20 agosto 2019
Il meglio di SHANMEI è la raccolta in un unico volume dei racconti fantasy di Giulietta Iannone ambientati nell’antica Cina, disponibili anche singolarmente in formato digitale su Amazon:
⦁ Il fermaglio di giada
⦁ Gli otto sigilli della Fenice di fuoco
⦁ Le diecimila lame della vendetta
⦁ Mille fiori dorati sul mare tranquillo
⦁ Luna crescente
⦁ Vento d’estate
⦁ È tempo di partire
⦁ Làn Hua e il brigante
⦁ Un gioco di pazienza
L’autrice ha studiato a fondo la storia cinese dei primi del 1900, visionando foto, lettere e diari e creando racconti ricchi di connotazioni storiche che raccontano di: paesaggi incantati, cantastorie, eroi ed eroine cinesi, arti marziali, pirati, carichi di oppio maledetti, inglesi malvagi, streghe e magia.
Alcune storie si ispirano a personaggi realmente esistiti e attingono a piene mani dalle memorie del bisnonno di Giulietta, vissuto in Cina ai primi del 1900.
Ma questi racconti mi hanno fatto soprattutto conoscere il Wuxià, che letteralmente significa eroe marziale, un genere che non conoscevo, che mi ha ricordato alla lontana i vecchi avventurosi cappa e spada che vedevo da piccola
Il Wuxià è una forma letteraria che ha incontrato grande successo nella cinematografia asiatica.
I suoi eroi hanno un codice da rispettare e sono quasi sempre impegnati a raddrizzare torti o a vendicare crimini.
In Italia ne abbiamo avuto un vago sentore per la prima volta nel 1973 coi film di combattimenti a mani nude di Bruce Lee, che poi hanno spinto i produttori ad acquistare veri Wuxià spacciandoli per film di Kung fu.
Ma il Wuxià vero e proprio lo abbiamo visto solo nel 2000 col successo de La tigre e il dragone (vincitore di quattro premi Oscar), seguito da Hero e da La foresta dei pugnali volanti.
La raccolta di Giulietta Iannone mi ha fatto pensare soprattutto a belle storie che ben vedrei trasposte in un libro con tanto di illustrazioni.


























