Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni (Iperborea 2019) A cura di Viviana Filippini

24 novembre 2019 by

20190925151600_314_cover_altaLe fiabe nordiche sono una delle cellule della casa editrice Iperborea, grazie alla quale noi lettori italiani abbiamo la possibilità di addentrarci dentro il fascino che caratterizza la letteratura e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Di recente è uscito, a cura di Bruno Berni, il tomo “Fiabe Norvegesi”, il sesto della serie dedicata alle fiabe nordiche. La raccolta ha per protagoniste narrazioni di origine antica, nelle quali gli esseri umani si muovono al fianco di creature come i troll, gli orchi e, perché no, anche animali  parlanti che non solo aiutano i protagonisti, ma nascondono, in certi casi, la loro vera natura sotto la veste animalesca. Da subito si è catapultati in un mondo misterioso, un po’ fantastico, munito di elementi con richiamo netto e preciso alla realtà. Nelle fiabe ci sono giganti che celano il cuore e solo chi avrà il giusto animo gentile e arguto riuscirà a trovarlo. Ci sono fratelli maggiori cha maltrattano e ingannano i minori, i quali si trovano coinvolti in mirabolanti avventure per ottenere, si spera, il giusto riscatto. Ci sono giovani principesse promesse in spose a principi meschini, imbroglioni e umili contadini dall’intelligenza acuta. Pagina dopo pagina, ci si addentra in un mondo quotidiano, nel quale, accanto alla presenza umana non mancano creature fantastiche e animali parlanti o elementi del mondo naturale (piante e fiori) che stupiscono il lettore con i loro poteri e improvvisi colpi di scena. Come per i volumi precedenti dedicati alle fiabe, anche in questo con al centro quelle norvegesi, c’è un’interessante postfazione che permette ai lettori di avere informazioni sulle fiabe presenti nel patrimonio folklorico norvegese. Per esempio si scopre che i testi, per abitudine trasmessi oralmente, vennero raccolti e scritti per la prima volta nell’Ottocento, da Asbjørnsen e Moe. La trascrizione fu importante, poiché permise a queste storie raccontate per un tempo incalcolabile a voce, di essere fissate in una forma precisa. Ciò che affascina, leggendo le fiabe norvegesi è che in esse ci sono elementi  noti, perché se andiamo a cercare nella memoria ci accorgiamo che ritornano anche nelle classiche fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Alcuni esempi concreti? Ci sono ragazze poverelle che indossano e perdono scarpette preziose proprio come Cenerentola. Gatti parlanti che hanno gli stivali, in questo caso, delle sette leghe. Principi trasformati in animali pronti a tornare umani quando l’incantesimo verrà sciolto. Non solo. In queste fiabe norvegesi ci sono anche personaggi che ritornano in modo costante un po’ in tutta la produzione fiabistica nordica, come accade per la figura di Ceneraccio, presente anche nella fiabe islandesi e faroesi, un segno evidente del ruolo consolidato che la tipologia di figura letteraria ha nella narrazione nordica. Le “Fiabe norvegesi” sono una raccolta di storie antiche, dove una morale c’è sempre. Esse sono ideali per un pubblico bambino e adulto che, da un parte, ha la possibilità di viaggiare in mirabolanti avventure nei boschi e nei paesaggi norvegesi e, dall’altro, soprattutto per il lettore adulto, ha la speranza di recuperare il proprio animo fanciullo volando sulle ali della fantasia. Le fiabe sono corredate dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio. Traduzione Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

La trilogia di Nevernight di Jay Kristoff (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019 by

E’ uscita tutta insieme l’attesa trilogia di Nevernight scritta dall’autore australiano Jay Kristoff, già autore della saga di fantascienza di The Illuminae Files, ma che nel mondo degli intrighi di Illuminotte ha ottenuto uno dei suoi migliori risultati, costruendo un mondo fantasy evocativo e spietato, che piacerà ai fan di Martin ma anche alle nuove generazioni, in cerca di storie inedite tutte da scoprire.
Certo, i tre libri Mai dimenticare, I grandi giochi Alba oscura, possono sembrare a prima vista titoli young adult, ma non lo sono: lo stile è nuovo, diretto, alterna flash back in corsivo al momento presente in carattere normale, ci sono scelte stilistiche nella disposizione del testo a sottolineare i momenti di maggiore pathos e suspense, ma i contenuti sono decisamente adulti, in un microcosmo fantasy in città che ricordano, per volere dell’autore, Venezia e Roma nel Rinascimento.
Più che di young adult, c’è chi ha parlato per The Nevernight Chronicles di New Adult, con un intreccio in cui abbondano, ma senza mai essere gratuite e stonare, scene splatter, di sesso, esecuzioni e dove su tutto fin dall’inizio aleggia che non ci sarà un lieto fine per personaggi a cui comunque ci si affeziona, pur con tutti i loro difetti.
La vicenda presenta una nuova figura femminile forte e politicamente scorretta, Mia Corvere, una specie di Arya Stark più cattiva, figlia di un rivoluzionario che vede massacrare la sua famiglia a soli dieci anni e si trova ad avere come unica compagnia quello che forse è il fantasma magico del suo gatto. Negli anni Mia vive una vita in fuga, in cui il suo unico potere è quello di parlare con le ombre dei morti e per questo arriva alla porta di un assassino in pensione, diventando l’apprendista del gruppo di sicari la Chiesa rossa, che hanno giurato morte agli stessi potenti che hanno distrutto la vita di Mia. La ragazza batte tutti gli apprendisti e entra nel gruppo ristretto delle  Lame della Lady of the Blessed Murder, ma questo sarà solo l’inizio di una serie di avventure, agnizioni, pericoli, da cui non ci sarà quasi sicuramente via d’uscita.
Una trilogia appassionante, capace di saltare tra passato e presente per ricordare che ciascuno anche nel mondo reale è l’insieme di queste due dimensioni, evocativa di un universo spietato ma che non può non affascinare e agli appassionati verranno in mente altre opere, oltre a quelle di Martin, tipo la serie de La spada della verità e il manga Berserk di Kentaro Miura.
Mia, personaggio politicamente scorretto, spietato, a cui tocca una storia d’amore controcorrente che piacerà a chi lotta per il riconoscimento di ogni tipo d’amore, sa comunque conquistare, in una nuova versione, contro corrente e contro anche stereotipi e luoghi comuni, di archetipi sempre eterni, come la ricerca di sé, di un senso da dare alla vita, di affetti e di voler essere qualcosa di più che un mero numero in una città brulicante di assassini e potenti.
Da segnalare anche il bel progetto grafico, realizzato da Cherie Chapman con le immagini di Kerby Rosanes, evocativo e originale.

Jay Kristoff è l’autore delle serie pluripremiate The Illuminae Files, Aurora Cycle e Nevernight.
Ha vinto cinque Aurealis Awards e un ABIA, è stato finalista ai premi David Gemmell Morningstar e Legend ed è attualmente pubblicato in oltre 25 paesi (ma nella maggior parte di questi non ha mai messo piede). È esterrefatto da tutto ciò, tanto quanto voi. È alto più di due metri e gli mancano circa 13.030 giorni da vivere. Dimora a Melbourne con la moglie, agente segreto e assassina esperta di kung fu, e il Jack Russell più pigro del mondo. Non crede nel lieto fine.

Provenienza: primo volume dono dell’Ufficio stampa, che ringraziamo, secondo e terzo volume presi in prestito nelle Biblioteche del Circuito SBAM della provincia di Torino.

Circe di Madeline Miller (Sonzogno, 2019) a cura di Elena Romanello

24 novembre 2019 by

4540034Dopo aver raccontato la vicenda d’amore e di guerra di Achille e Patroclo ne La canzone di Achille, Madeline Miller torna sulla mitologia greca, argomento capace di offrire in fondo da millenni tutti i canovacci possibili alla base di ogni storia moderna, a cominciare da quelle di genere fantastico, raccontando questa volta la storia della maga Circe.
Circe è per tutti la maga dell’Odissea, che trasformava i compagni di Odisseo o Ulisse in maiali e che diventò la sua amante, consigliandolo su alcuni accorgimenti da seguire prima di tornare a casa, guidandolo anche verso il mondo dei morti, ma è anche molto altro, prima e dopo gli eventi che tutti conoscono da sempre.
Circe è la figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma fin da bambina non si sente una dea, si sente più vicina agli esseri umani con i quali i suoi parenti giocano come con marionette, distruggendoli a loro piacere: sua sorella è Pasifae, la futura moglie adulterina di Minosse e madre del Minotauro, il suo primo amore è Glauco e, per gelosia verso la ninfa Scilla, Circe lancia una maledizione su quest’ultima trasformandola in un mostro marino: questo sarà il suo più grande rimorso  e cercherà di rimediare per tutta la vita, scoprendo poi che non è stata solo colpa sua, anche se per questo è stata esiliata sull’isola di Eea, dove è diventata esperta di magie, erbe, trasformazioni e incantesimi.
Attraverso Circe si rivivono le storie di Dedalo, suo grande amore infelice, e il figlio Icaro, si incontra Medea, sua parente vendicativa pronta a distruggere tutto e tutti, si ricordano le imprese di Teseo e Giasone, fino all’incontro con Odisseo, che cambia la vita della maga rendendola madre, un altro motivo di ribellione contro gli dei, Atena in particolare, che vorrebbe far morire il piccolo Telegono perché su di lui c’è una profezia che si avvererà, anche se in maniera diversa da come si pensava.
Circe è una maga, ma è anche una donna a cui l’immortalità sta stretta, che si ribella cercando una sua strada, scegliendo alla fine il mondo dei mortali, in una conclusione inedita in cui si capovolgono antichi miti legati a personaggi non poi così eroici perché provati da anni di guerre e morte e si scopre l’umanità e la capacità di fare famiglia con Penelope, e Telemaco, in un destino che alla fine è scelto dalla protagonista, contro tutto e tutti, in nome di quell’umanità che lei ama e di cui vuole fare parte, a costo di invecchiare e morire.
Come accadeva già ne La canzone di Achille anche qui si riscoprono storie eterne in una luce nuova, basata comunque su vari fonti, da Ovidio a Omero passando per Euripide e Virgilio per citare alcuni nomi, per ricostruire la storia di una ribelle, di una maga, di un archetipo di donna capace di appassionare e commuovere.

Madeline Miller è nata a Boston, ha un dottorato in lettere classiche alla Brown University e ha insegnato drammaturgia e adattamento teatrale dei testi antichi a Yale. Attualmente vive a Narberth, Pennsylvania, con il marito e due figli. Il suo primo romanzo, La canzone di Achille (Sonzogno 2013), è stato un successo internazionale, ha vinto l’Orange Prize ed è stato tradotto in venticinque lingue. Pubblicato negli Stati Uniti e nel Regno Unito nel 2018, Circe ha scalato le classifiche dei libri più venduti del New York Times e del Sunday Times ed è stato “libro dell’anno” per le principali riviste letterarie americane.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche dello SBAM.

:: Presentazione del volume: “CRAXI, LE RIFORME E LA GOVERNABILITA’ (1976 – 1993)”

23 novembre 2019 by

unnamed

ll Circolo Edmondo De Amicis di Milano, in via De Amicis 17, ospita sabato 30 novembre alle ore 11 la presentazione di «Craxi, le riforme e la governabilità (1976 – 1993)». Il libro è un’antologia di scritti e discorsi di Craxi opportunamente inquadrati attraverso un saggio introduttivo di ampio respiro e in puntuali contestualizzazioni individuali. Costituisce la terza uscita della Piccola Biblioteca del Riformismo socialista, iniziativa editoriale promossa dalla Fondazione Filippo Turati.

Intervengono Carlo Tognoli, Ugo Finetti e Maurizio Punzo, oltre a Nicola Cariglia (presidente Fondazione Turati Onlus) e ai due autori, Edoardo Tabasso e Zeffiro Ciuffoletti. Presiede il dibattito Mario Artali, presidente del Circolo E. De Amicis.

:: Le sette dinastie di Matteo Strukul (Newton Compton 2019) a cura di Federica Belleri

22 novembre 2019 by

le-sette-dinastie-la-lotta-per-il-potere-nel-grande-romanzo-dellitalia-rinascimentale-x1000Dal 1418 al 1476 Matteo Strukul ripercorre la storia. Attraverso sette dinastie che hanno  cambiato il corso di alcuni eventi. Parliamo dei Visconti e degli Sforza a Milano. Dei Condulmer a Venezia. Degli Estensi a Ferrara. Dei Medici di Firenze. Dei Colonna e dei Borgia a Roma. Degli Aragonesi a Napoli. Parliamo di guerra, di tradimento e di piani per conquistare il prestigio. Parliamo di scontri sanguinari consumati nel fango e dell’odore del sangue che infetta l’aria.
Matteo Strukul torna in libreria dimostrando ancora una volta di saper miscelare fatti storici ad altri verosimili. Dimostrando nuovamente la fruibilità della sua scrittura. Le sette dinastie è un romanzo che unisce le armi alla bellezza prorompente delle donne, la loro sofferenza alla capacità di farsi guardare negli occhi e sostenere il loro sguardo. Cosa non facile. È un romanzo di corruzione e intrighi che vengono smascherati. Di favori in cambio di un momento di passione. È anche un romanzo dove l’arte e la bellezza vengono messe in risalto come dei piccoli camei fra una sciagura e l’altra. È la storia delle discendenze nobili, che hanno alle spalle responsabilità e molto denaro. Non sempre si incontreranno personaggi puliti e irreprensibili, e il lettore dovrà fare i conti con l’onore calpestato senza ritegno.
Una buona lettura, che vi consiglio.

Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. È laureato in giurisprudenza e dottore di ricerca in diritto europeo. Le sue opere sono in corso di pubblicazione in sedici lingue, pubblicate in trenta Paesi e opzionate per il cinema. Il primo romanzo della saga sui Medici, Una dinastia al potere, ha vinto il Premio Bancarella 2017. La serie (che comprende anche Un uomo al potere, Una regina al potere e Decadenza di una famiglia) è in corso di pubblicazione in 12 lingue e in più di 25 Paesi. La Newton Compton ha pubblicato anche Inquisizione Michelangelo, tra le sue altre opere si segnalano il fantasy I cavalieri del Nord per Multiplayer, Giacomo Casanova per Mondadori e la graphic novel Vlad le lame nel cuore per Feltrinelli Comics. Il suo sito internet è matteostrukul.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Newton Compton.

L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

22 novembre 2019 by

978880471906HIG-333x480A quindici anni dalla prima edizione italiana di quello che è ancora oggi uno dei romanzi, spagnoli e non, più amati di sempre, arriva per Oscar Draghi una nuova edizione de L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón, con una nuova prefazione dell’autore, reduce da altri successi con i capitoli successivi del libro, e sopratutto con una bella cornice iconografica in tema con la storia narrata.
Le pagine di quest’edizione celebrativa sono infatti illustrate dalle suggestive fotografie di Francesc Catalá-Roca, artista della macchina fotografica catalano riscoperto di recente dopo decenni di oblio, che ritrasse la Barcellona del dopoguerra, in immagini evocative che si sposano perfettamente con la storia narrata da  Carlos Ruiz Zafón.
Ci sono città reali che diventano luoghi dell’anima anche per chi non le ha ancora visitate, o acquisiscono nuova vita grazie ai libri, e quello che ha fatto su Barcellona L’ombra del vento, un romanzo intriso di realismo magico ma che ha fatto fare i conti ad un Paese con un passato tra i più oscuri e troppo in fretta rimosso è uno di questi.
La storia e le foto portano nella Barcellona del 1945, dove vivono il giovane Daniel e suo padre, proprietario di una libreria di volumi usati: il ragazzo non ricorda più il volto della madre, una delle tante vittime della guerra civile per il colera non curabile per i tagli alle medicine, e il padre lo porta al Cimitero dei libri dimenticati, una gigantesca biblioteca dove vengono conservati libri sottratti all’oblio. Daniel deve scegliere un libro da adottare per tutta la vita ed è conquistato da L’ombra del vento dello sconosciuto autore Julián Carax. Daniel ama talmente quel libro che cerca le altre opere dello stesso autore, ma scopre che quel libro che ha in mano potrebbe essere l’unico ancora esistente dello scrittore, anche perché sulle tracce di quei libri c’è un uomo misterioso e mostruoso, che cerca i libri di Carax per bruciarli, che si fa chiamare Laín Coubert, personaggio presente anche nei libri dello scrittore, dove rappresenta il Diavolo in persona.
Daniel non si fa scoraggiare e ricostruisce, in una Barcellona ferita dalla guerra civile e dalla dittatura franchista, dove piove sempre e dove non ci sono certo le atmosfere estive e calde che si associano alla capitale catalana, tutta la vicenda dello scrittore, tra follie, amori, tragedie, amicizie, fino a scoprire il segreto di Carax.
Un’occasione per rileggere e riamare il libro, se lo si è già fatto, con un tocco di atmosfera in più grazie alle foto, o di scoprire quello che è ormai un classico contemporaneo, un libro che porta in un viaggio fantastico e macabro per parlare di crescita, morte, rinascita, rielaborazione del lutto, memoria e saper andare avanti malgrado tutto.

Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 1964) ha raggiunto il successo nel 2002 con L’ombra del vento, l’inizio della saga del Cimitero dei Libri Dimenticati. Le sue opere sono tradotte in più di 40 lingue.

Provenienza: libro del recensore.

Fuoco e sangue di George R. R. Martin (Oscar Draghi, 2019) a cura di Elena Romanello

21 novembre 2019 by

978880471678HIG-333x480In attesa degli ultimi due volumi della saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, che gli appassionati di tutto il mondo aspettando spasmodicamente da anni e che continuano ad essere rinviati dall’autore, un’attesa ancora più desiderata da quando la conclusione della serie TV non ha soddisfatto le aspettative, anche se alcune cose dovrebbero tornare nei libri, arriva nella collana Oscar Draghi la nuova edizione del libro che dovrebbe ispirare il prequel annunciato da HBO.
Fuoco e sangue, presentato in una nuova veste con i disegni di Doug Wheatley che mancavano nell’edizione italiana precedente, racconta infatti l’antefatto della storia che tutti gli appassionati conoscono, la storia della carismatica e folle famiglia Targaryen secoli prima della madre dei Draghi Daenerys, attraverso una serie di storie che ricostruiscono una vicenda complessa, affascinante e cruda.
Secoli prima degli eventi de Il Trono di Spade, casa Targaryen, l’unica famiglia di signori dei draghi sopravvissuta al disastro di Valyria provocato da eruzioni vulcaniche e maremoti, si stabilì a Roccia del Drago, sotto la guida di Aegon il conquistatore, creatore del Trono che tante guerre scatenerà fino alla fine, ambito da tutti e nello stesso tempo una maledizione per tutti.
Nelle pagine del libro rivivono poi le altre generazioni di Targaryen, fino alla guerra civile che quasi distrusse la loro dinastia, con la ricostruzione di eventi solo accennati prima come la Danza dei Draghi, la devastazione di Valyria, i crimini di Maegor detto il Crudele, ma anche il ricordo di Westeros quando era piena di draghi, prima che venissero creduti estinti.
Certo, forse sarebbe meglio poter leggere gli ultimi capitoli delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, ma anche Fuoco e Sangue, una storia inventata rigorosa come la Storia vera, paragonata da qualcuno a saggi su eventi reali come Declino e caduta dell’Impero romano di Gibbon, è un libro di grande interesse, scritto con lo stile di un erudito maestro della Cittadella, con una metaletteratura che immerge quindi in un universo fantasy come se parlassero i diretti protagonisti.
Chi segue i romanzi di Martin ha già letto qua e là qualcosa di questa storia, in particolare nel volumone Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, ma qui ha la possibilità di scoprire tutta la vicenda con il suo arazzo di morte, sangue, fuoco e distruzione. In attesa a questo punto del prequel, le cui riprese dovrebbero cominciare presto ma su cui finora c’è il silenzio più assoluto.

George R.R. Martin (Bayonne, New Jersey, 1948) è l’autore delle celebri “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Sceneggiatore per il cinema e la televisione, ha pubblicato racconti e romanzi di fantascienza, vincendo numerosi premi, tra cui l’Hugo, il Nebula, il Bram Stoker e il Locus. Mondadori ha pubblicato tutti i libri delle “Cronache” compreso il recente prequel Il Cavaliere dei Sette Regni (2014) e La Principessa e la Regina (contenuto in La Principessa e la Regina e altre storie di donne pericolose, antologia curata da Martin stesso assieme a Gardner Dozois, 2015), e il volume Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco: la storia ufficiale di Westeros e del Trono di Spade (2014, con Linda Antonsson e Elio M. García Jr.), le raccolte di racconti Le Torri di Cenere (2007) e I re di sabbia (2008), il romanzo Il Pianeta dei Venti (2012, con Lisa Tuttle), i due volumi di racconti I Canti del Sogno (2015) e la serie di romanzi a mosaico da lui coordinata Wild Cards.

Provenienza: libro preso in prestito nelle Biblioteche civiche torinesi.

:: 800 mila visualizzazioni!

21 novembre 2019 by

cake

Grazie! Non so che altro dire. Liberi di scrivere nacque quasi per caso nel 2007, non certo come rivista online, ma molto in sordina, senza mezzi, come un’archivio in cui raccogliere le interviste fatte. Poi da quel momento ha quasi iniziato a vivere di vita propria. Quindi grazie di leggerci ogni giorno. Spero che un giorno diventi anche una rivista letteraria, di carta con racconti, interviste, recensioni, contributi dei lettori, presentazioni e una rubrica di poesia. Ma anche come blog non ce la caviamo male, e tali resteremo. E finchè ci leggerete avremo un motivo per essere online tutti i giorni. Grazie!

:: Francesca Fichera (Napoli 1988 – Napoli 2019)

20 novembre 2019 by

Francesca

:: Un’intervista con Rossana Balduzzi Gastini, vincitrice della sezione Premio Confindustria del Biella Letteratura e Industria 2019 a cura di Giulietta Iannone

18 novembre 2019 by

Finalista del Premio Biella Letteratura e Industria 2019, vincitrice del Premio Confindustria, bentornata Rossana Balduzzi Gastini su Liberi di scrivere. Un premio prestigioso, un omaggio per l’Alessandria di Borsalino, e un riconoscimento personale per il suo lavoro. Deve essere stata una grande soddisfazione. Cosa ha provato quando ha saputo della vittoria?

Buongiorno a lei Giulietta e a tutti i lettori del suo interessante blog. Vincere il Premio Confindustria per la letteratura e essere annoverata tra i cinque finalisti del famoso Premio Biella Letteratura e Industria e anche del premio Acqui Storia è stato motivo di grande appagamento per il faticoso ma anche emozionate lavoro svolto. Felicità personale ma anche gioia perché finalmente Giuseppe Borsalino è stato riconosciuto come l’inventore del Made in Italy. Anche a me come a Giuseppe Borsalino importa “mettere le cose a posto”: Giuseppe Borsalino è tornato a vivere. I suoi tormenti, le sue gioie, le sue passioni e la sua generosità ora possono essere condivisi.

Motivazione del Premio: “Molto coinvolgente e convincente questo romanzo che induce a immaginare il mondo interiore di un uomo che con la sua creazione “ha fatto la Storia”; un uomo di umili origini che ha deciso di cambiare in meglio il suo futuro, con grande coraggio ed inseguendo il suo sogno, un precursore del Made in Italy nel mondo, una vita illustre a cui è doveroso rendere omaggio. Il testo celebra un imprenditore il cui nome è sinonimo di stile, un imprenditore che ha sempre avuto a cuore i diritti e il benessere di chi lavorava con e per lui, in un’epoca in cui si dava poca importanza alla tutela dei lavoratori. Un vero imprenditore.” Parole importanti, rispecchiano lo spirito del suo libro?

Sì, rispecchiano del tutto lo spirito del libro perché denotano che si è ben compreso chi fu Giuseppe Borsalino. Un uomo illuminato, vissuto alla fine del 1800, che seppe riconoscere nel suo animo la morale primigenia. Un uomo che ha sempre messo davanti a ogni cosa il rispetto per sè e per gli altri. Si può dire senza timore di smentita che egli fu l’incarnazione più pura della morale kantiana quella innata che è patrimonio di ogni uomo e che si riassume appunto nel non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te o come altrimenti viene detto fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te. Un uomo che ha sempre agito su questa terra consapevole del fatto che tutti ci apparteniamo. Un imprenditore illuminato che non ha esitato un secondo a ridistribuire le ricchezze ottenute dalla sua azienda e a condividerle con i suoi operai cosa rara anche al giorno d’oggi in cui spesso, governati dall’ego, si tende a condividere solo le perdite. Egli è riuscito a superare la “Scelta Razionale” ben nota a economisti e sociologi secondo la quale gli interessi personali vengono prima degli altri è questa la filosofia malata che causa il collasso di una società e il mal di vivere umano. Egli ha fatto della sua città, non solo della sua fabbrica un’utopia “reale”, un’isola felice perfettamente funzionante nella quale si produceva e si viveva in un’ottica di perfetto equilibrio ed eguaglianza, soddisfacendo le esigenze di tutti. Lui era il proprietario ma anche il primo operaio e i suoi lavoratori erano la sua famiglia al punto che, preoccupato di come avrebbero vissuto una volta terminato il rapporto di lavoro, istituì una cassa pensioni interna alla fabbrica quando ancora nemmeno si parlava di una legislazione in materia pensionistica.

Tornando al Premio Biella Letteratura Industria, un premio unico nel suo genere, un’altra eccellenza del Piemonte, che valorizza la letteratura e il mondo del lavoro. In che misura pensa iniziative simili migliorino la vita della gente e soprattutto siano di stimolo e modello per i giovani?

Il Premio Biella Letteratura Industria per come è organizzato per la grande quantità di energie che vi vengono spese è un raggio di luce nel panorama nebuloso della cultura di questi ultimi anni. Esso fa capire come operando con coscienza nella cultura e nel lavoro, ambiti che toccano tutte le fasce della popolazione si può trasformare e fare evolvere positivamente la società. La misura in cui questo tipo di iniziative incidono nel migliorare la vita della gente e nel formare i giovani è incommensurabile data la sua fondamentale importanza.

Nel ringraziarla per la sua disponibilità come ultima domanda le chiederei quali sono i suoi progetti per il futuro? Sta scrivendo un nuovo libro?

Certamente sono già all’opera nel creare un romanzo storico filosofico e da pochi mesi è uscito La ragazza di madreperla un romanzo di formazione con risvolti metafisici.
Perla, la protagonista, agisce su questa terra consapevole del fatto che tutti ci apparteniamo.
lei rappresenta la metafora della trasformazione spirituale cui ogni uomo dovrebbe tendere. La felicità sulla Terra può essere vissuta solo seguendo una vita senza eccessi e nella giusta Misura. E questo non è un qualcosa di irraggiungibile basta avere la volontà di farlo.

:: Mamma cerca casa, Guia Risari (Paoline Editoriale Libri 2019) a cura di Viviana Filippini

17 novembre 2019 by

Mamma cerca casa, Guia RisariC’è una mamma, c’è un papà, c’è un bambino. C’è una mamma che ha un bisogno importante: trovare la casa perfetta per la propria famiglia. Questo è il cuore di “Mamma cerca casa” della scrittrice Guia Risari. La mamma che cerca casa, ricerca una casa bella, non tanto grande, calda in inverno e fresca in estate. Cerca una casa vicina alle montagne e con il mare a portata di mano. Una casa dove ci sono vicini che non urlano, ma parlano in modo pacato, che non bisticciano, che si comportano bene e che ti rispettano. La casa che la mamma del protagonista desidera sembra un sogno irrealizzabile, ma la donna è tenace e farà di tutto pur di trovare l’abitazione giusta per la sua famiglia. Il libro di Guia Risari, con le simpatiche e colorate illustrazioni di Massimiliano di Lauro è una storia avvincente, dalla quale emerge il profondo bisogno di una madre di trovare la casa perfetta per il suo nucleo familiare. A raccontarci tutto c’è un buffo e simpatico bambino/figlio, che la osserva e scruta nel compiere quella che è a dir poco un’impresa titanica. La mamma del protagonista infatti non è solo alla ricerca di una casa ideale per lei e la sua famiglia, ma anche di un mondo nel quale i conflitti, i pregiudizi, le separazioni tra persone e le incomprensioni non esistono più. Quello che la mamma cerca di fare assomiglia a un sogno da realizzare a tutti i costi e, allora, pensi alla frase dedica messa da Guia Risari all’inizio del libro:

Ai migranti di ogni luogo e al Paese di Utopia

e rifletti. Pensi che la mamma del protagonista è animata da una potente speranza che è quella che le permette di andare avanti a sognare la casa migliore possibile per lei e per i suoi cari. Pensi che il paese di Utopia è quel sogno ideale di posto dove abitare, che ogni essere umano, adulto, bambino, migrante o no, desidera nella sua vita. Pensi che forse migranti lo siamo un po’ tutti, perché anche se si viviamo in contesti e situazioni diverse, tutti siamo alla ricerca di un posto migliore nel mondo. “Mamma cerca casa” di Guia Risari è un libro di una sensibilità profonda, che bambini e adulti dovrebbero leggere assieme, perché il suo messaggio – quel bisogno di un posto perfetto ideale dove vivere in armonia con i propria cari e con il mondo- è un sogno universale, una speranza da coltivare sempre. Lettura dai 7 anni in su.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale con una tesi su Jean Améry, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University. Ha vissuto in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in socio-critica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni.
Ha tenuto conferenze in varie università sulla filosofia morale, la letteratura concentrazionaria e delle migrazioni. Ha tradotto saggi e romanzi dal francese e dall’inglese per Feltrinelli, e/o, Alet, Giuntina, White Star. Ha curato testi di poesia ed ecologia. È autrice di racconti, pubblicati su riviste e antologie. Per l’infanzia, e non solo, ha pubblicato diversi libri che potete trovare al seguente https://www.guiarisari.com/ITALIANO/pubblicazioni.html.

Source: inviato dall’autrice. Grazie Guia Risari.

Il diario della mia scomparsa di Hideo Azuma (J-pop, 2019) a cura di Elena Romanello

17 novembre 2019 by

Shissou_nikki-coverHideo Azuma, recentemente scomparso, è stato uno degli autori di manga più amati tra gli anni Settanta e Ottanta, ideatore di icone come Nanà Super Girl e soprattutto l’irresistibile Pollon, trasposti anche in animazione. In tempi più recenti raccontò invece un episodio della sua vita reale, quando nel 1989, stressato dai ritmi di lavoro e dalla mancanza di ispirazione, oltre che con problemi di alcolismo, mollò moglie, amici, lavoro e contatti, scegliendo volontariamente di fare una vita da senza fissa dimora, dormendo all’aperto, spesso sotto la pioggia, raccogliendo cibo e soldi di fortuna e svolgendo a tratti lavoretti saltuari.
Il diario della mia scomparsa racconta questo periodo, a cui l’autore tornò poi per un certo periodo dopo aver ripreso a lavorare come mangaka: lo stile è buffo come è solito, anche quando parla di vagabondaggio, di interrogatori della polizia, di lavori saltuari come operaio, di ubriachezza, di fatica per trovare da mangiare, di ricoveri in ospedale.
In Giappone i senza fissa dimora esistono ma vengono ignorati più ancora che in Occidente e sono considerati un tabù e una vergogna: nei manga si può parlare liberamente di sesso in tutte le sue sfumature, anche quelle più scabrose e scomode, ma non del ritrovarsi a vivere per strada, e lo dimostra anche lo scalpore che suscitò qualche anno fa il bel film d’animazione Tokyo Godfathers.
Hideo Azuma aveva un buon lavoro e una famiglia, ma il disagio esistenziale, aggravato dai suoi problemi di alcolismo e depressione, anche questi argomenti di cui si parla a fatica e come una vergogna nel Paese del Sol levante, lo spinse a fare una scelta comunque non isolata in Giappone, Paese dove si può sparire molto facilmente per la mancanza di un’anagrafe centralizzata.
Il diario della mia scomparsa non vuole essere un’opera militante e di critica sociale, ma solo raccontare un’avventura di vita che può succedere, quella di una persona che poi in fondo è stata anche fortunata a trovare qualcuno che l’ha aiutata, perché Hideo Azuma era comunque famoso e noto anche per esempio anche ai poliziotti che lo trovarono, stupendosi, per strada. I toni sono ironici, ma c’è da riflettere sui meccanismi spietati delle nostre società verso chi rimane indietro e anche sul male di vivere che si insinua in molte persone e con cui diventa difficile convivere.
Il volume è completato da un’intervista all’autore, serena, pacata ma efficace, in cui Hideo Azuma riflette sul concetto di normalità e come sia spesso oggetto di fraintendimenti.
Il diario della mia scomparsa è un manga interessante per chiunque abbia amato questo autore che purtroppo ci ha lasciati, ma è anche un modo per riflettere, in maniera magari insolita, su problemi e tematiche attuali e su cui anche qui da noi non ci si interroga abbastanza.

Hideo Ozuma (1950-2019) è diventato famoso con i manga conosciuto in Italia per essere l’autore dei manga Pollon e Nanako SOS. I suoi lavori sono apparsi in varie riviste giapponesi, quali Weekly Shōnen Champion e ha realizzato anche storie hentai e di fantascienza, oltre che umoristiche, come  Futari to Gonin (Due ragazzi e cinque vicine di casa), Yakekuso tenshi (Un angelo disperato), Parallel kyoshitsu (La pazza aula parallela), Methyl-Metaphysik, Fujôri Nikki (Diario assurdo) che nel 1979 vinse il premio Seiun come miglior manga di fantascienza.
Nella seconda metà degli anni ottanta e negli anni novanta, dopo aver iniziato ad avere seri problemi di alcolismo, è scomparso due volte per periodi di diversi mesi fino a più di un anno, abbandonando i suoi lavori e la famiglia, facendo una vita da senzatetto, e ha tentato almeno una volta il suicidio. Dopo aver ripreso in mano la sua vita ed essere passato attraverso un trattamento di riabilitazione per alcolisti ha disegnato questa storia in una delle sue opere più premiate, Il Diario della mia Scomparsa. Azuma è deceduto a 69 anni il 13 ottobre 2019 a causa di un cancro all’esofago, la famiglia ha svolto funzioni private e la notizia della morte è stata diffusa solo alcuni giorni dopo.

Provenienza: libro del recensore.