Archive for the ‘Recensioni’ Category

Io e Leo, Stefan Boonen e Melvin (Sinnos 2021) A cura di Viviana Filippini

30 agosto 2021

Leo è il protagonista di “Io e Leo” un libro per bambini di Stefan Boonen e Melvin. Chi è Leo? Leo è un bambino che una mattina si sveglia, come succede ogni giorno da quando è nato, ma nota qualcosa di strano. È come se lui non esistesse più, perché per esempio non trova il solito messaggio della mamma, poi quando esce nessuno lo vede e lo saluta o lo sente. Leo va a scuola, si aggira per il parco, ma tutti lo ignorano ed è come se lui non ci fosse. Leo è preoccupato e anche un po’ disperato, visto che questo momento di vita è molto difficile per lui e il fatto che nessuno si accorga che c’è, rende le giornate di Leo ancora più complicate e piene di solitudine. Ad un certo punto Leo sa che lui è Leo (o almeno crede) e che c’è, ma il fatto che nessuno lo consideri lo mette in crisi di identità. Per fortuna del piccolo protagonista, in suo aiuto arriva un certo Max Halters, uno stuntman in pensione che sa bene cosa vuol dire vivere una vita dove momenti di euforia si alternano alla tristezza. Max abita in un parco spostandosi con un carrello dove c’è tutta la sua esisitenza e sarà proprio lui ad aiutare Leo a scoprire perché più nessuno lo vede. Non solo, perché sarà sempre grazie a Max, a delle mirabolanti corse sul carrello e a favolose torte che il piccolo protagonista della storia di Boone, illustrata da Melvin, riuscirà a fare pace con se stesso e con qualche fantasma che da un po’ di tempo gli fa compagnia e lo rende un po’ (tanto) triste. “Io e Leo” è una storia di amicizia tra un bambino e una adulto e narra con un ritmo coinvolgente come questo legame possa aiutare ad andare oltre certi traumi e dolori che lasciano nel cuore e animo umano dei segni indelebili difficili da affrontare e da superare da soli. Ecco perché a volte per tornare a veder la luce e a esserci come accade a Leo, è necessario provare a lasciarsi aiutare. Traduzione di Laura Pignatti.

Stefan Boonen vive e lavora a Leuven, in Belgio. Ha iniziato a scrivere nel 2000, pubblicando fino ad oggi oltre 90 titoli tra albi illustrati, fumetti e prime letture. Insieme a Melvin ha inventato il maldestro e coraggioso Teo, del quale ha raccontato le avventure in Week end con la nonna, Mammut e Campo Bravo. Il suo sito: https://www.stefanboonen.be/

Melvin vive a Borgerhout e oltre a illustrare libri per ragazzi, ha fondato lo studio di animazione Bluts. Insieme a Stefan Boonen ha conquistato piccoli lettori di tutto il mondo con le avventure di Teo in Week end con la nonna, Mammut e Campo Bravo, pubblicati in Italia da Sinnos editrice. Il suo sito: https://mistermelvin.com/

Source: grazie all’ufficio stampa di Sinnos.

:: Il gigante egoista di Oscar Wilde e Tartarino di Tarascona di Alphonse Daudet (Gallucci 2021) a cura di Giulietta Iannone

30 agosto 2021

Oggi vi parlo di altri due volumi della bella collana Gallucci Prime letture Stelle Polari – Grandi storie per i primi lettori: Il gigante egoista di Oscar Wilde e Tartarino di Tarascona di Alphonse Daudet, entrambi per bamini dai 6 anni in su, il primo raccontato da Silvano Mezzavilla e illustrato con vivaci immagini a colori da Maria Luisa Petrarca, e il secondo raccontato da Roberto Calogiuri e illustrato da Raffaella Bolaffio.

Sempre grandi classici condensati e illustrati per l’infanzia seguendo un progetto di lettura facilitata per tutti, in stampatello maiuscolo, dyslexia friendly.

Mentre Tartarino sogna l’avventura in paesi esotici seduto sul suo divano, il Gigante si ravvede e da egoista diventa gentile facendo finire l’inverno e tornare la primavera. E il sorriso dei bambini.

Due storie deliziose, raccontate per stimolare la fantasia e il desiderio di avventura, anche nei più piccoli. Le immagini sono divertenti e buffe, capaci di coinvolgere e aiutare nella comprensione del testo.

Nelle pagine finali poi troverete sempre attività e giochi legati alla comprensione del testo.

Silvano Mezzavilla vive e lavora a Treviso come giornalista e sceneggiatore di fumetti. Ha ideato e diretto la manifestazione Treviso Comics e ha curato varie mostre di fumetti in Italia e all’estero. Con Gallucci ha pubblicato tre albi per bambini.

Maria Luisa Petrarca  è una giovane illustratrice nata a Caserta. Affascinata dagli animali, alleva rettili e insetti da ogni parte del mondo per studiarli e osservarli ore intere. D’altronde sin da piccola desiderava avere uno zoo! Ora sogna di diventare per magia un piccolo geco. 

Roberto Calogiuri è nato a Trieste nel 1959. Abita in una casa coloratissima, da dove si vede il mare, con la moglie, tre gatti e un riccio. Ha sempre scritto racconti per grandi, ma la nascita della figlia Tullia gli ha fatto venire il desiderio di inventare storie per i più piccoli. La passione per la musica lirica e sinfonica gliel’ha trasmessa il nonno, che era direttore d’orchestra e suonava il pianoforte sulle navi. Con i disegni di Nicoletta Costa, ha pubblicato I tre porcellini (Nuages) e Il gatto di Beethoven (Gallucci). Il suo sogno segreto è quello di fare il falegname.

Raffaella Bolaffio ha illustrato un centinaio di libri per bambini pubblicati in Italia. Vive con il suo cane in un paese vicino a Trieste, dove ama lavorare ascoltando musica.

Source: libri inviati dall’editore al recensore. Ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Gallucci editore.

Tutankhamon, Philippe Nessmann (Gallucci 2021) A cura di Viviana Filippini

23 agosto 2021

Carter mise la candela davanti all’apertura e guardò dall’altra parte. Lord Carnarvon chiese: «Vede qualcosa?». L’archeologo dapprima restò in silenzio, poi con un groppo in gola e la voce tremante non trovò nulla di meglio da dire che: «Sì… una meraviglia».

Quante volte è capitato sentire del mistero attorno alla figura del faraone Tutankhamon, alla sua morte e sepoltura? Spesso se ne è parlato, ma ora per i piccoli lettori è in libreria il romanzo “Tutankhamon” di Philippe Nessmann che racconta in modo avventuroso il percorso che portò alla scoperta della tomba del faraone scomparso in modo misterioso. Da una parte, la storia si sviluppa nell’Egitto nel 1922, dove da cinque anni Howard Carter sta cercando la tomba di Tutankhamon. La vita dell’archeologo si intreccia con quella di Lord Carnarvon, committente che vorrebbe terminare quanto prima gli scavi e Carter farà il possibile per trovare la tomba del regnante morto a 18 anni, perché è convinto che essa sia presente, nascosta da qualche parte nella Valle dei Re, ma c’è. Accanto ai fatti del XX secolo, i piccoli lettori faranno un salto indietro nel tempo alla corte di Tutankhamon stesso dove conosceranno lui, il mondo dove nacque e visse, ma anche gli intrighi di corte che cercarono di cancellare per sempre la sua presenza e il suo ricordo nel corso dei secoli di storia. Poi, il 4 novembre del 1922, Carter fece un ritrovamento importante, eccezionale per la Storia. Il romanzo di Nessmann ricostruisce con un ritmo incalzante quella che fu la campagna di scavi messa a punto dall’archeologo Carter e finanziata da Lord Carnarvon per trovare la tomba di Tutankhamon, ma accanto a questo aspetto l’autore si occupa di altri interessanti temi come la possibile maledizione che colpì quelli che parteciparono agli scavi, ma anche il grande interesse- anzi una ossessione- dei media di allora (carta stampata) che fecero il possibile per avere l’esclusiva sulla scoperta che porterà poi ad un rinnovato interesse per l’antico Egitto. Non solo, perché in “Tutankhamon” di Philippe Nessmann c’è la sensazione che la scoperta compiuta dall’archeologo Carter, non si stata importante solo per lui, per la sua squadra e per il mondo di allora e di oggi. La scoperta fatta da Carter fu davvero fondamentale anche per Tutankhamon, per il quale ci fu di nuovo un posto nel corso della Storia antica e nel mondo. Traduzione di Roberta Schiavo.

Philippe Nessmann (Saint-Dié-des-Vosges, 1967) ha sempre coltivato tre passioni: la scienza, la storia e la scrittura. Dopo una laurea in ingegneria e un master in storia dell’arte, si è dedicato interamente alla divulgazione, in particolare come autore di libri per ragazzi. 

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa di Gallicci (Marina Fanasca).

La normalità è sopravvalutata, Katiuscia Girolametti (Kimerik 2021) A cura di Viviana Filippini

11 agosto 2021

Katiuscia è una giovane romana, mamma di tre bambini tra i quali Daniele autistico. Di Sindrome da Disturbo Autistico se ne parla, ma mai abbastanza e Katiuscia nella sua vita cerca di portare il prossimo alla conoscenza dell’autismo, della disabilità e della diversità e lo fa attraverso la scrittura. L’ultimo libro realizzato dalla Girolametti è “La normalità è sopravvalutata” edito da Kimerik, da pochi giorni nelle librerie. Nel testo Katiuscia racconta con spontaneità la sua famiglia e il loro vivere quotidiano e lo fa interrogandosi e interrogando allo stesso tempo il lettore, su cosa sia la normalità, perché leggendo e ascoltando Katiuscia ci si rende conto che il suo fare ha sempre un occhio di riguardo per la disabilità e per ciò che è differente dal resto. E allora ti chiedi davvero cosa sia il normale. Quello che ha caratterizzato la conferenza stampa online di presentazione del libro, tenutasi lo scorso 6 agosto, sono state la volontà di Katiuscia di scrivere per raccontare il suo vissuto personale con in tre figli, il voler condividere con le persone quelle che sono le emozioni della vita di ogni giorno, dalle gioie agli ostacoli che si possono incontrare e far conoscere quello che è l’autismo. Rispetto al volume precedente (“N.5 non ne è un profumo né un mambo”) dove Katiuscia parla di Daniele bambino, qui si racconta sempre di lui e dell’ingresso in una nuova fase esistenziale che è quella dell’adolescenza con tutte le domande, i dubbi e i cambiamenti che la caratterizzano e che la famiglia sta affrontando assieme. Certo è che la scrittura per la giovane mamma non è un semplice modo per comunicare, perché, come ha affermato Katiuscia stessa, per lei scrivere, raccontare il proprio vivere di ogni giorno è qualcosa che fa bene a se stessa, ma anche ai tanti lettori che, grazie a questo libro, avranno la possibilità di conoscere la disabilità in modo diverso da come siamo abituati a percepirla. Nel senso che se ci pensiamo un attimo ci rendiamo conto che sì si parla di disabilità, vero, ma non se ne parla mai abbastanza.  E mai abbastanza si parla di autismo. Nel libro di Katiuscia la disabilità c’è, è raccontata, condivisa, e non vuole essere presentata come persona malata, sofferenza o tristezza. In “La normalità è sopravvalutata” questa mamma romana narra tutto quello che di positivo accade nel suo mondo, dove è vero che ogni momento vissuto è una sorta di sfida, ma il traguardo è caratterizzato da sorrisi, da amore, da gioie, da terapie faticose e necessarie a stare meglio, e da una purezza di visione del mondo di Daniele che evidenzia quanto sia potente e forte il legame tra una madre e un figlio. Un amore capace di andare oltre gli ostacoli, oltre le fatiche e i pregiudizi. Dall’altro lato, la tenacia di Daniele è il segno di un ragazzo che non si arrende e che, nonostante le difficoltà, vuole esserci nella vita della mamma, del papà, dei fratelli e di chi già conosce e incontrerà. Quando pensi al titolo del libro “La normalità è sopravvalutata” pensi a quello che Katiuscia racconta, mentre la ascolti e quando leggi le sue parole ti domandi cosa sia davvero la normalità, da cosa dipenda la sua definizione. Allora ti rendi conto che a volte la normalità la imbrigliamo in schemi e definizioni che non lasciano spazio a variazioni sul tema, a nuove interpretazioni, mentre grazie a “La normalità è sopravvalutata” ti rendi conto che la normalità può essere anche la disabilità e la diversità che rendono gli individui unici e capaci di andare oltre le barriere e che permettono di trovare nelle parole e nella realtà narrata da Katiuscia Girolametti una madre, un figlio e una famiglia forte e unita.

Katiuscia Girolametti romana, classe 1984, è diplomata in lingue estere con un master in marketing turistico. All’attivo conta diverse pubblicazioni, considerati i vari concorsi letterari e le antologie di prestigio che l’hanno vista finalista, ma è nel 2018 che cambia totalmente genere impastando la sua vita, la disabilità di suo figlio in racconti tragi-comici su come la sua famiglia viva i rapporti con la società: nasce così “N. 5 non è né un profumo né un mambo”, un testo autobiografico che conquista milioni di lettori.

La famiglia Sgraffignoni – Il furto di compleanno, Anders Sparring Per Gustavsson (Sinnos, 2021) A cura di Viviana Filippini

3 agosto 2021

“Gli Sgraffignoni vivono proprio nelle vicinanze! Basta che tu ti allontani un po’ più del solito, che attraversi il parco con le altalene, che oltrepassi il parcheggio con le auto arrugginite e il negozio di biciclette che ha chiuso l’estate scorsa.
Lo hai fatto? Bene! Ora dovresti vedere la casa. È una normalissima casa azzurra, con la porta verde e una macchina tutta scassata fuori dal garage.
La macchina non può entrare nel garage, perché il garage è pieno di cose che è meglio non far vedere alla gente”.

Simpatica, nuova e intrigante avventura con “La famiglia Sgraffignoni. Il furto di compleanno” nata dalla penna di Andersen Sparring con le illustrazioni di Per Gustavsson, pubblicata in Italia da Sinnos editore. La storia ha al centro la famiglia i cui nomi sono già tutto un programma. Chi sono? C’è Mariolo, il papà esperto scassinatore, Fia la mamma alta e esile, però abile nell’appropriarsi delle cose non sue, la figlia Ale (diminutivo di Criminale) anche lei furba e dalla mano veloce, l’insopportabile cane Sbirro, e poi lui: Fausto. Ecco, Fausto è l’unico diverso della sua famiglia, perché il ragazzino, a differenza di tutti gli altri componenti di casa sua non ruba, non prende le cose senza chiedere, anzi è gentile, garbato, onesto e non riesce a dire bugie! Mentre i suoi familiari sono alle prese con comportamenti che vanno ben oltre il rispetto della legge, Fausto vorrebbe tanto un lecca lecca gigante per il suo compleanno, ma lo vorrebbe in modo onesto. La sua famiglia si mette all’opera per accontentare il desiderio del piccolo, ed è pronta a farlo con un piano strategico per rubare un enorme lecca lecca esposto nella vetrina del negozio di dolci del paese, ma dovrà fare i contri con Paul Iziotto, un vicino di casa rispettoso della legge, di nome e di fatto, e grande amico segreto di Fausto. Il libro per bambini edito da Sinnos è davvero una mirabolante avventura dove l’oggetto del desiderio di Fausto diventa il centro di interesse e di ogni azione sia della famiglia, che vuole soddisfare il desiderio del proprio congiunto, che del poliziotto, che è grande amico del piccolo Fausto, un ragazzino ben diverso dalla sua squattrinata parentela. Grazie al ben costruito intreccio narrativo, alle illustrazioni di Per Gustavsson e alla morale nascosta tra le righe, il piccolo lettore è trascinato in un mondo nel quale gli Sgraffignoni compiono ripetute e anche gravi marachelle per ottenere quello che vogliono senza faticare, ma l’intervento di Paul Iziotto e il comportamento equilibrato di Fausto, costringeranno la strampalata famiglia del ragazzino a fare i conti con il proprio comportamento sbagliato e con chi rappresenta la legge. Traduzione di Samanta K. Milton Knowels.

Anders Sparring, nato nel 1969, è uno sceneggiatore, attore e scrittore di libri per bambini svedese. Nel 2020 pubblica i primi tre volumi della sua serie di libri per bambini, illustrati da Per Gustavsson con il quale mantiene la collaborazione da tempo.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos.

:: Katitzi nella buca dei serpenti di Katarina Taikon (Iperoborea 2021) a cura di Giulietta Iannone

31 luglio 2021

Katitzi nella buca dei serpenti della scrittrice svedese per l’infanzia Katarina Taikon è il terzo episodio della saga ispirata alla storia personale dell’autrice di origini rom, che Iperoborea pubblica nella collana i Miniborei, tradotta da Samanta K. Milton Knowles.
Katarina Taikon ha scritto ben 13 libri con protagonisti la piccola Katitzi e la sua vivace famiglia e Katitzi nella buca dei serpenti ci racconta parte della sua infanzia durante la Seconda Guerra Mondiale, nel periodo in cui le truppe di Hitler minacciavano di invadere la Svezia mettendo a rischio ebrei e rom.
Ma Katitzi è una bambina vispa e vivace affronta tutto con buffa allegria e fantasia, le difficoltà della vita come le limitazioni e i pregiudizi che le impediscono per esempio di frequentare la scuola svedese o anche solo di abitare in una casa con pareti e soffitto costringendola a vivere in un carrozzone itinerante in giro per la Svezia.
Katitzi non si arrende e nonostante la povertà e il lavoro a cui sono soggetti anche i bambini riesce a fare anche amicizia con alcuni svedesi illuminati che vedono in lei semplicemente una bambina e non qualcuno che appartiene ad un’etnia da isolare e discriminare.
Come finisce in una buca di serpenti?
Ah, questo lo scorpirete leggendo il libro divertente, ironico, anche amaro per certi versi ma capace di illuminare dall’interno la vita e l’infanzia della protagonista che ha deciso di raccontarsi ai lettori bambini perchè convinta che se si vuole davevro cambiare le cose e combattere contro stereotipi e ingiustizie bisogna partire proprio da loro, a cui sarà affidato il mondo di domani.
Un libro per ragazzi certo ma indicato anche agli adulti che rispettano e considerano il mondo dell’infanzia. Un classico della letteratura da poco riscoperto.

Katarina Taikon (1932-1995) è stata una scrittrice e attivista svedese con radici rom. Come molti altri rom della sua generazione, non ha frequentato la scuola e ha dovuto imparare a leggere e scrivere da adulta. Pubblicata tra il 1969 e 1980 e diventati anche una serie tv, i libri di Katitzi sono dei classici della letteratura per l’infanzia in Svezia al pari di molti libri di Astrid Lindgren ed è stata di recente riscoperta in tutta la Scandinavia. Nel 2019 Katitzi ha ricevuto il premio Orbil dell’Associazione librerie indipendenti per ragazzi e il premio Scelte di classe come miglior libro per ragazzi nel 2018.

Samanta K. Milton Knowles, laureata in Studi Interculturali con una tesi sulla traduzione cinese di Pippi Calzelunghe e in Scienze Linguistiche con una tesi dal titolo “Tradurre Astrid Lindgren”, lavora come traduttrice editoriale dallo svedese, dall’inglese e dal danese dal 2014. Oltre che con Camelozampa, collabora con case editrici come Iperborea, Salani, Fandango, Rizzoli, Beisler, Bohem Press, Feltrinelli, Marsilio e UTET. È responsabile del controllo della qualità delle traduzioni italiane delle opere di Astrid Lindgren per conto della società degli eredi della grande scrittrice svedese, la Astrid Lindgren AB. Da febbraio 2019 è uno dei membri della segreteria di StradeLab, associazione nazionale di traduttori editoriali affiliata al sindacato Strade SLC-CGIL. È rielaboratrice e curatrice della versione definitiva italiana di Pippi Calzelunghe, pubblicata da Salani nel 2020, in occasione del 75esimo anniversario della prima pubblicazione del romanzo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca Gerosa dall’ufficio stampa.

Fishke lo zoppo, Mendele Moicher Sfurim, Marietti 1820 (2021) A cura di Viviana Filippini

29 luglio 2021

“Fishke lo zoppo” è un romanzo scritto da Mendele Moicher Sfurim, pubblicato da Marietti 1820. La narrazione ha appunto per protagonista Fishke con la sua vita e quella della comunità ebraica con la quale lui si relaziona e vive. Fishke ha famiglia, o meglio è sposato con una donna cieca, ma è anche profondamente innamorato di una ragazza gobba. L’autore è bielorusso di origine ebraica – Sholem Ynkev Abramowitsch- che scelse come pseudonimo un nome che significa “Mendele il venditore di libri”, perché è quello che lui stesso voleva essere per la comunità ebraica, un venditore ambulante di libri che portava alla scoperta di storie di vita, tra le quali quella di Fishke lo zoppo. Quello presentato da Sfurim è un mondo composto dagli ebrei più poveri, da quelli che ogni singolo giorno della loro vita, più che vivere, cercano di sopravvivere. In ogni capitolo che compone il libro, comparso per la prima volta nel 1869, ci sono tante vite di ladri, accattoni, vagabondi, uomini miseri sul lastrico che si arrabattano come possono per avere un piccolo guadagno. Sono l’umanità più povera, quella che vive ai margini e che sta sempre lì con un occhio di riguardo per individuare quelle azioni che potrebbero essere, ma non è detto che lo siano, una fonte di guadagno economico. Poi arriva Fishke. Nel senso che di lui si parla, o meglio ne parlano Mendele e Alter, solo nel capitolo undicesimo. Il suo presentarsi al lettore ci pone immediatamente catapultati nella vita di un uomo che diviene nel corso della lettura la rappresentazione di un popolo intero. Perché dico questo? Perché è come se Fishke avesse in sé tutti – o almeno molti- degli aspetti esistenziali del popolo ebreo povero e minato nell’animo e nel corpo da ferite sempre aperte e molto dolorose. Altro aspetto interessante del viandante Fishke che viaggia viaggia fino ad arrivare a Odessa, è la sua incapacità di riuscire ad adattarsi e ad accettare il mondo attorno a lui. Un universo in cambiamento all’interno del quale è nato e cresciuto e dal quale il protagonista non riesce a sradicarsi, in quanto è profondamente legato ad esso. Mendele utilizza l’ironia per raccontare il comportamento dell’ebreo orientale Fishke come se volesse istruirlo e fargli capire che il cambiamento e la trasformazione in qualcosa di meglio, sono possibili. Lo stesso umorismo viene utilizzato anche per narrare l’amore che il giovanotto ha per la ragazza gobba, una relazione con effetto a sorpresa per i lettori. Nel complesso “Fishke lo zoppo” è un romanzo interessante, ironico, curioso perché l’autore fa un vero e proprio ritratto di un individuo e, allo stesso tempo, quello di un intero popolo povero che non è comunque in grado di cambiare la propria esistenza anche nel caso in cui si presentino possibilità di progresso e mutamento per il proprio vissuto.

Mendele Moicher Sfurim (1833-1917), pseudonimo di Sholem Yankev Abramowitsch, è il primo grande autore classico della letteratura ebraica jiddisch dell’Est europeo.

Source: richiesto all’ editore. Grazie all’ufficio stampa 1AComunicazione.

Le rose di Versailles Encore di Riyoko Ikeda (J-Pop, 2021) a cura di Elena Romanello

19 luglio 2021

Dopo aver presentato in un cofanetto i cinque volumi della serie originale ufficiale, J-POP rilancia con un nuovo cofanetto con i tre volumi di Le rose di Versailles Encore di Riyoko Ikeda, contenente le storie extra che la mangaka giapponese ha dedicato al suo personaggio più celebre, noto da noi in occidente come Lady Oscar.
Chi è appassionato di questo manga, trasposto anche in uno degli anime più popolari di sempre, anche tra i non otaku, sa benissimo che la conclusione della serie ufficiale è tale da non dare nessuna possibilità di un ulteriore seguito, con uno dei finali più tragici di sempre che, a distanza di anni, continua a spingere chi l’ha amato a scrivere fanfiction in cui cercare di dare una speranza ai due protagonisti, la bellissima Oscar, donna guerriera per antonomasia alla corte di Maria Antonietta, e il suo amato André.
In realtà, Riyoko Ikeda è tornata varie volte in questo mondo, a parte con un seguito, Eroica, su Napoleone, in cui fa morire due dei sopravvissuti della saga precedente, ma anche con storie fuori serie, o parallele alla vita di Oscar o posteriori, in cui esplora nuove avventure o racconta retroscena di personaggi o che fine hanno poi fatto, completamente il mondo che ha creato.
I tre volumi del cofanetto J-POP contengono storie che in parte negli anni sono uscite per vari editori, come il gioiellino gotico La contessa nera, un must per chi ama il genere, ma anche vari inediti mai arrivati, come la storia dedicata a Rosalie e a suo figlio esuli in Svezia, molto interessante e disegnata quasi nello stesso stile del manga originale. Gli appassionati di narrativa fantastica troveranno interessante e curioso il destino di uno dei comprimari della storia, in un omaggio di Riyoko Ikeda all’amica e collega Moto Hagio e alla sua saga vampiresca dei Poe.
Un cofanetto imperdibile per tutte le appassionate e appassionati, con toni thriller, fantastici ma anche struggenti e drammatici come la serie originale, per chiudere il cerchio intorno ad una storia che ha cambiato davvero la vita a tanti, ispirando passioni e interessi, e non è un caso che nel 2008 Riyoko Ikeda sia stata insignita della Legion d’Onore dal presidente francese Nicolas Sarkozy per il contributo che ha dato alla conoscenza della cultura francese nel mondo. 
Del resto, ormai da tempo i personaggi dei manga e degli anime non vengono più considerati di serie B, ma veri e propri eroi dell’immaginario collettivo e patrimonio di tutti.

Riyoko Ikeda è nata nel 1947 ad Osaka: figlia di una donna aristocratica, discendente di una famiglia di samurai e di un uomo della media borghesia, reduce di guerra e fabbricante di biciclette, che si erano sposati contro il volere di tutti, ispirando quindi alla figlia l’interesse per gli amori tormentati. Dopo aver lasciato la facoltà di filosofia, dove era diventata un’attivista femminista e di sinistra, intraprende a fine anni Sessanta la carriera di fumettista, ispirandosi a Osamu Tezuka e alla cultura occidentale. Le rose di Versailles è il suo manga più famoso, è autrice di altre opere anche tradotte in italiano, tra cui Caro fratelloLa finestra di Orfeo, Claudine Elisabetta la regina che sposò la sua patria. Riyoko Ikeda è anche soprano, autrice di libri e opinionista. Ha visitato l’Italia a più riprese, in particolare nel 2010 per il festival Collisioni a Novello e al Romics e nel 2015 ad Etna Comics.

Provenienza: libro del recensore.

Bircàbia Orphin di Lara Berettieri (Rizzoli, 2021) a cura di Elena Romanello

19 luglio 2021

L’urban fantasy è quel sottogenere del fantasy in cui magia, stregoneria e creature sovraumane irrompono in un mondo analogo al nostro: negli anni ci sono stati diversi successi legati a queste storie, dalla saga di Twilight Harry Potter, da True Blood ai romanzi di Neil Gaiman, senza dimenticare le prove di autori e autrici italiani come Luca Tarenzi.
Rizzoli propone Bircàbia Orphin, primo possibile capitolo di una serie tutta italiana, scritta da Lara Berettieri, ed è curioso e simpatico trovare il mondo delle fate e della magia che emerge dalle strade della comunque magica Roma.
Bircàbia ha sedici anni e tanta voglia di vivere e sperimentare, come è normale a quell’età e si è trasferita a Roma, a casa dell’eccentrica Diana, per studiare al Centro Studi d’Arte e diventare un’attrice di teatro, il suo sogno da sempre. Il Centro Studi d’Arte, una scuola umana e non Hogwards in salsa amatriciana, è un posto ricco di persone interessanti e stimolanti, come la migliore amica di Bircàbia, Lùnia, aspirante artista.
La vita creativa della scuola è però solo un aspetto della vita delle due ragazze: infatti hanno una doppia identità, appartengono a stirpi magiche, in una Comunità Magica nascosta ma che influenza da sempre la vita del mondo. Tra viaggi sul bus 333 barrato verso un luogo visibile solo a chi ha i poteri, viaggi in dimore incantate, misteri da scoprire e maledizioni da superare, la vita di Bircàbia e Lùnia procede, finché non scoprono qualcosa di davvero unico, pericoloso e inquietante, su di loro, ma anche su una persona che credevano un semplice mortale, l’affascinante e talentuoso Rìon, compagno di classe di Bircàbia.
Ci sono echi di Harry Potter e dei romanzi di Chris Colfer nelle pagine di un libro avvincente, sulla carta rivolto ad un pubblico di adolescenti, ma in realtà godibile anche in età diversa, anche solo per l’idea diversa di Roma che viene fuori e per i richiami alle professioni artistiche. Un nuovo mondo fantastico, tra realtà e fantasia, per raccontare come si cresce, come si scopre il mondo, come si diventa consapevoli di ciò che si è e di ciò che si vuole fare da grandi nella vita, con il filtro del fantastico.
Tra l’altro, rispetto ad altri romanzi urban fantasy, la storia d’amore non è centrale, quello che emerge è un rapporto di grande amicizia tra due eroine che scoprono i problemi del loro mondo e di quello alternativo in cui si trovano a vivere. E anziché parlare degli affascinanti ma un po’ troppo inflazionati vampiri, la saga si incentra sulla magia e le creature incantate, più fiabesco come tema e meno frequentato malgrado il successo di Harry Potter.
Una storia originale e frizzante, per costruire un nuovo mondo in cui è bello immergersi e in cui si spera di tornare presto.

Lara Berettieri ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha lavorato per diverse compagnie teatrali come regista e artista, tra cui la storica compagnia americana Bread and Puppet Theater. Nel 2001 ha fondato la compagnia teatrale Nouvelle Lune e nell’arco di un ventennio ha progettato e realizzato dieci spettacoli teatrali portati in tournée in tutta Italia e all’estero. Ha partecipato come artista a varie esposizioni d’arte e performance, e dal 2015 insegna Discipline plastiche al Liceo Artistico. Bircàbia Òrphin è il suo primo romanzo.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Alabama, Alessandro Barbero (Sellerio 2021) A cura di Emanuele Federici

17 luglio 2021

“Alabama” è l’ultima pubblicazione di Alessandro Barbero, storico e professore di storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Barbero decide di lasciare in questo caso da parte il suo principale campo di ricerca, l’epoca medioevale, per scrivere un romanzo storico incentrato su un evento molto più vicino ai nostri giorni: la Guerra di secessione americana (1861-1865). Egli sceglie di narrare i fatti attraverso gli occhi e le parole di un anziano veterano di guerra, Dick Stanton, ex soldato dell’esercito sudista. Ad intervistare Stanton è una giovane studentessa appassionata di storia, intenzionata a scoprire la verità su quella guerra, in particolare sull’eccidio dei “negri” verificatosi in quelle circostanze. Stanton narra gli eventi alla ragazza in maniera non convenzionale, mettendo in secondo piano battaglie, generali… per raccontare una storia fatta di piccole cose, di razioni di lardo e piselli divorate in un attimo per la fame, di armi che si inceppavano, di libri prestati e così via. La realtà dei fatti ci viene presentata da Barbero attraverso una crudeltà a tratti agghiacciante, facendoci sentire sulla nostra pelle tutte le ferite che quel conflitto ha provocato. È un continuo rievocarsi di amici, episodi di vita quotidiana, che fanno percepire al lettore lo spirito e la miseria di chi vi era coinvolto in modo diretto. Al centro del racconto c’è naturalmente la questione razziale, tema tutt’oggi scottante negli Stati Uniti. Infatti, quasi tutto il discorso è incentrato su un singolo episodio di quella guerra, la battaglia di Chancellorsville (05/1863). In quello spiraglio di guerra si sprecarono incendi e distruzioni, e il tutto confluì in un brutale massacro di neri. Dalle parole di Stanton emerge come i contadini dell’esercito del Sud erano convinti della vittoria finale contro i nordisti, e il fatto che erano, magari anche in buona fede, realmente convinti del fatto che stavano combattendo per una giusta causa. Nella loro idea di libertà era giusto anche poter detenere schiavi neri per farli lavorare nelle campagne, e il governo non era autorizzato a limitare tutto ciò, proprio perché secondo loro questo era un loro diritto legittimo. Ma, nonostante ciò, si crea quasi una sorta di empatia tra lettore e sudisti, proprio perché nonostante questi ultimi lottassero per una causa sbagliata e persa, ci credevano veramente, ed erano convinti di trovarsi dalla parte giusta. Ad esempio, il vecchio soldato racconta dei numerosi stupri che venivano compiuti nei confronti delle schiave nere, per farle partorire figli da vendere successivamente come schiavi; Ma secondo Stanton la ragione era comunque della loro parte in quanto, da buoni padroni quali credevano di essere, gli davano da mangiare. Viene inoltre tirata in ballo la questione religiosa, in cui i sudisti trovavano un’ulteriore conferma del fatto che avevano ragione in quanto nella Bibbia è presente un gran numero di schiavi. In conclusione, Barbero analizza un argomento storico molto complicato raccontandolo in maniera originale e sofisticata; É presente una grande attenzione al dettaglio e alla cura del lessico, caratterizzato da un intreccio di discorso diretto e indiretto. Il protagonista racconta gli eventi in modo frenetico e quasi logorroico, coinvolgendo emotivamente il lettore che scorre una pagina dopo l’altra e arrivando alla fine del romanzo senza rendersene conto.

Alessandro Barbero, nato a Torino nel 1959, è professore ordinario presso l’Università del Piemonte Orientale a Vercelli. Studioso di storia medievale e di storia militare, ha pubblicato fra l’altro libri su Carlo Magno, sulle invasioni barbariche, sulla battaglia di Waterloo, fino al recente Lepanto. La battaglia dei tre imperi (2010). È autore di diversi romanzi storici, tra cui: Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle gentiluomo (Premio Strega 1996) e Gli occhi di Venezia (2011). Questa casa editrice ha pubblicato Federico il Grande (2007, 2017), Il divano di Istanbul (2011, 2015) e Alabama (2021).

Source: del recensore.

Il passato non si cancella. Un caso per l’ispettore Anita Landi, Domenico Wanderlingh, (Astoria 2021) A cura di Viviana Filippini

16 luglio 2021

Anita Landi è la protagonista di “Il passato non si cancella. Un caso per l’ispettore Anita Landi” di Domenico Wanderlingh, pubblicato da Astoria. Il libro è un giallo ambientato nella Milano contemporanea, dove la protagonista dovrà fare i conti con due omicidi- forse sono tre- che hanno colpito la città.  Anita Landi si mette subito al lavoro per capire se quello di Luigi Cortesi e Greta Kampf è un omicidio-suicidio o qualcosa di diverso. Strano caso, la stessa sera della morte della coppia, in un’altra abitazione vicino al luogo del delitto viene ritrovato il cadavere della custode di un palazzo. La morte sembra essere stata causata da un tragico e fatale incidente domestico, ma sarà davvero così? L’ispettore Landi- ex atleta delle Fiamme Oro entrata nel corpo di polizia dopo un drammatico fatto che l’ha colpita nel personale- comincia a raccogliere informazioni e dettagli, ma da subito i colleghi iniziano a metterle i bastoni tra le ruote per escluderla da ogni cosa. Anzi, la spediscono a sistemare il caso della custode. Anita comincerà a sospettare che forse la donna non è morta per una semplice caduta in casa, ma per qualcosa d’altro. La giovane ispettrice non sarà sola in questa indagine poiché, inaspettatamente, troverà alleanza in Giacomo Valli, amministratore dei palazzi teatro dei fatti e nel suo coinquilino Francesco Gazzola, importante e stimato avvocato con la passione dei fornelli, in forte crisi d’identità. Dopo una iniziale ritrosia di Anita a fidarsi di Valli e Gazzola, i tre diventeranno un interessante e affiatato trio pronto a tutto per far luce sulla vera natura della morte della custode e per capire se essa ha qualche legame con lo strano omicidio-suicidio in via Malpighi. Anita Landi dovrà affrontare un’umanità variegata (broker ricchi e spietati, graziose anziani, necrofili, vicini di casa, giornalisti sciacalli, informatori della Polizia e agenti dei servizi segreti) che non sempre è quello che vuole far credere. Il romanzo di Wanderlingh ha una struttura dal ritmo incalzante, cinematografica, ricca di colpi di scena e imprevisti che spiazzano i protagonisti, ma anche lo stesso lettore. Interessante è la caratterizzazione dei personaggi. Anita è sì atletica, sportiva, dinamica e forte, ma dentro ha dei dolori profondi dovuti a un grave lutto che l’ha colpita da vicino e la cui dinamica non è mai stata ben definita. Questo shock personale influenza molto il suo modo di fare e anche di relazionarsi con le persone, tanto è vero che la ragazza è spesso sulla difensiva con chi non conosce, mentre la sua vita privata ed emotiva è un insieme di relazioni andate male e Anita cerca di capire il perché e il per come. Giacomo, l’amministratore dei condomini, è di una gentilezza che sembra quasi fuori tempo e luogo, in un mondo come quello di oggi dove ognuno pensa spesso solo a se stesso. Francesco Gazzola invece aveva tutto, ma qualcosa in lui si è come rotto e lo ha portato a spezzare qualsiasi tipo di relazione con il mondo esterno. “Il passato non si cancella” di Domenico Wanderlingh è un giallo ben costruito, dove ogni elemento narrativo è messo al punto giusto per creare una storia nella quale la suspense va in crescendo. Quello che è intrigante è anche la capacità di indagare l’animo e la psiche dei personaggi messa in atto da Wanderlingh, che ha creato personaggi umani con fragilità e tormenti che rendono Anita Landi e i suoi comprimari non molto diversi da noi lettori.

Domenico Wanderlingh lavora per una società di gestione del risparmio. Dopo aver autopubblicato due romanzi e un’antologia di racconti molto apprezzati sul web esordisce adesso in libreria con questa indagine poliziesca inedita.

Source: inviato dall’ufficio stampa Astoria.

Review Party: La profezia delle pagine perdute di Marcello Simoni (Newton Compton, 2021) a cura di Elena Romanello

9 luglio 2021
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Ci sono appuntamenti ormai irrinunciabili e attesi, ogni volta sempre di più, come quello con la saga di Marcello Simoni dedicata a Ignazio di Toledo, di cui esce in questa strana estate La profezia delle pagine perdute, nuovo capitolo della vicenda, formata ormai da linee narrative che si succedono da un libro all’altro e non da storie autoconclusive, con sempre uno o più misteri da risolvere.
All’apparenza, però, senza anticipare troppo la trama (i famigerati spoiler tanto temuti dai fan delle serie televisive) Ignazio da Toledo è uscito di scena, è morto, nel crollo di un rudere su un’isola. Suo figlio Uberto racconta questo quando, nel luglio del 1232 quando arriva alla corte di Sicilia per riabbracciare la sua famiglia.
Ma a Palermo troverà solo pericoli: sua madre è scomparsa, mentre sua moglie e sua figlia sono tenute prigioniere in un luogo segreto, sotto la tutela di Michele Scoto, l’astrologo personale di Federico II, convinto che Ignazio da Toledo gli abbia sottratto e nascosto un libro misterioso e prezioso, la leggendaria Prophetia Merlini, dove si trovano gli elementi di una spiritualità arcana come quella dei druidi.
In parallelo, una nave di pirati barbareschi ha trovato un uomo ferito e senza memoria, che si fa chiamare Al-Qalam: da quel poco che dice di sé si capisce che è una persona erudita, e la nave sta facendo una spedizione agli ordini di un crudele capitano, tra Africa settentrionale e Mar Rosso, per cercare un tesoro inestimabile, che lega Dio all’uomo, donato in tempi remoti da re Salomone alla regina di Saba, la leggendaria Arca dell’Alleanza.
Sibilla, la moglie di Ignazio e la madre di Uberto, si trova invece alle prese con uno dei peggiori nemici di Ignazio, lo spietato frate domenicano Pedro González, mentre altrove Al-Qalam comincia a ricordarsi chi era e come tornare alla sua vita precedente.
In questo nuovo libro Marcello Simoni costruisce un intreccio di nuovo appassionante, con alcuni punti di interesse particolarmente interessanti. La Prophetia Merlini diede vita ad un vero e proprio interesse occulto nei suoi riguardi, perché conteneva molti riferimenti, come ricorda il libro, alla spiritualità celtica. L’Arca dell’Alleanza è un oggetto mistico del mondo ebraico, diventata iconica in tempi moderni quando Indiana Jones ci ha raccontato la sua ricerca quarant’anni fa giusti.
Alcuni storici hanno inoltre fatto notare che anche se la cultura pop ha parlato a più riprese dei Pirati dei Caraibi, le più audaci imprese dei predoni del mare furono fatte dai pirati barbareschi nel Mediterraneo e non solo, personaggi spesso dimenticati da libri, film, fumetti e serial tv, e che grazie a Marcello Simoni rivivono in queste pagine.
Marcello Simoni conferma anche con La profezia delle pagine perdute la sua capacità di raccontare ed avvincere, oltre che di svelare lati poco noti del mondo medievale, non oscuro e buio, ma capace di contenere gli immaginari che sono giunti fino alla modernità.

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Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga. La profezia delle pagine perdute è l’attesissimo seguito della saga che narra le avventure di Ignazio da Toledo, l’astuto mercante di libri, che ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici, vendendo oltre un milione e mezzo di copie.

Source: libro inviato dall’editore a scopo Review Party.