:: Mi manca il Novecento – Viaggio nell’introspezione di Adriano – a cura di Nicola Vacca

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La lingua francese ha nella scrittrice Marguerite Yourcenar una grande voce. Nota al grande pubblico per il romanzo Memorie di Adriano, la scrittrice nella sua intera opera (romanzi, poesie, saggi, opere teatrali) ricostruisce l’animo umano attraverso i personaggi della Storia ma anche tramite i suoi fatti che ne hanno condizionato l’evoluzione.

La Yourcenar, nata a Bruxelles nel 1903 e morta negli Stati Uniti nel 1987, oggi è diventata un classico del nostro Novecento. Paradossalmente una scrittrice necessaria di cui si parla poco e niente.

Nel 1951 la scrittrice pubblica Memorie di Adriano, il romanzo con cui si fece conoscere al grande pubblico.

A settant’anni dalla sua uscita, questo grande libro può considerarsi un classico contemporaneo.

Memorie di Adriano contiene tutte le idee e le intuizioni della sua poetica. Il libro è considerato il capolavoro della Yourcenar. È allo stesso tempo romanzo, saggio storico, opera poetica e soprattutto biografia. La storia è costruita come una lunga lettera che l’imperatore Adriano ormai vecchio, scrive al nipote Marco, come pretesto per ripensare alla sua vita di uomo e alla sua opera di politico.

Afflitto dall’idropisia che ormai lo sta portando alla morte, Adriano ripercorre le tappe del passato, rivivendone i momenti più incisivi, e in questa lettera sentiamo lo sfogo di un uomo che non ha più l’energia per applicarsi a lungo agli affari dello Stato; la meditazione scritta di un malato che dà udienza ai ricordi. I fatti sono illuminati dalla saggezza che viene dall’età, dall’esperienza e anche dalla condizione di malato prossimo a morire, e Adriano appare come il simbolo di ogni vita vissuta con nobili intendimenti e con attenta ricerca della felicità, di ogni vita che accetta l’impegno e il sacrificio pur di non trascorrere inutilmente.

L’imperatore morente sceglie la via analitica dell’introspezione per raccontare attraverso la memoria la propria vita.

In prima persona Adriano si lancia in un monologo intenso in cui la sua vita si intreccia con la storia dell’impero romano.

Le parole dell’imperatore non sono mai mute, nel loro pronunciamento riecheggia l’eternità e tuttala grandezza di una civiltà che è stata capace di costruire e donare bellezza.

Attraverso il flusso di coscienza di Adriano arrivano fino a noi tutte le emozioni e la poesia della scrittura di Marguerite Yourcenar.

Basterebbero le pagine straordinarie di questo romanzo per rendersi conto che Marguerite Yourcenar è una scrittrice accarezzata dalla grazia. In stato di grazia la sua scrittura è sospesa tra passato e presente, ma sempre attenta alla memoria e alla cura di quel passato che molto ha da insegnare al presente inquieto.

«Se ho voluto scrivere queste memorie di Adriano in prima persona è per fare a meno di qualsiasi intermediario, compresa me stessa. Adriano era in grado di parlare della sua vita in modo più fermo, più sottile di come avrei fatto io».

Come il suo Adriano, di racconto in racconto, anche lei è entrata nella morte «a occhi aperti» e a noi restano le sue pagine immortali, come grande viaggio nello scibile umano che non possiamo ignorare, né dimenticare.

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