Archive for the ‘Recensioni’ Category

Le malizie delle donne. Arte e potere della seduzione, Luísa Marinho Antunes, (Marietti1820) A cura di Viviana Filippini

4 luglio 2021

“Le malizie delle donne. Arte e potere della seduzione” è un interessante saggio di Luísa Marinho Antunes, pubblicato da Marietti1820. Il suo contenuto permette ai lettori di fare un vero e proprio viaggio dal passato (dall’età greco romana) al presente, alla scoperta di una serie di testi che hanno avuto al centro la tematica delle “malizie” e delle virtù delle donne. Quello che stupisce di questi scritti è come nel corso del tempo, nei confronti dell’universo femminile si sia scatenata una vera e propria furia con giudizi, pregiudizi, attacchi, credenze diventate popolari, preconcetti morali e religiosi sempre pronti a mettere in evidenza gli aspetti più negativi e i “difetti” del mondo femminile. Già, perché purtroppo, nel farsi della storia, le donne sono state accusate di essere cattive, malvagie, seduttrici e pronte a tutto pur di mettere in crisi gli uomini. Dai diversi testi presi in considerazione nel saggio, emerge l’immagine di femmine manipolatrici e abili nell’adattare quello che dicevano e che facevano per mettere in crisi gli uomini, per indebolirli. Ci sono anche gli scritti che evidenziavano come le donne avevano il cervello più piccolo, per tale ragione erano meno intelligenti e meno adatte a svolgere certi tipi di lavori. Logicamente l’intento di questa letteratura delle “malizie” era quello di far passare, da una parte, l’universo femminile come una dimensione piena di tentazioni e di difetti della quale l’uomo poteva cadere preda e vittima. Dall’altra, la volontà era di sminuire la donna, le sue qualità e attitudini. Non a caso era impensabile che una ragazza facesse il medico, la scienziata, l’avvocato, la pittrice o artista. Perché? Semplicemente perché si riteneva che una donna non ne avesse le competenze, le capacità,o forse, gli uomini temevano di trovare nell’altro sesso persone davvero più competenti di loro. Secondo la mentalità del passato la donna doveva essere solo moglie e madre e non pretendere di fare altro. La cosa certa che emerge da “Le malizie delle donne” della Antunes è che tra le tante le voci che hanno denigrato e messo all’angolo le donne nel corso dei secoli, inventandosi e addossando malizie spesso infondate, ci sono anche riferimenti a autori (donne e uomini) che hanno invece preso le difese e elevato la donna e il suo fare nella società. Questi scritti magari sono meno numerosi, ma il loro esserci, difendere le donne e descriverne la qualità in positivo, sono la dimostrazione che le donne sono state troppo spesso, e per troppo tempo, vittime di pregiudizi e di ignoranza da parte del mondo maschile e di una società che ha sempre cercato di metterle all’angolo. Nella realtà storica sappiamo che tante donne hanno lottato in passato e tante lo fanno ancora oggi per poter svolgere il lavoro, la vita che amano, per affermarsi nella società e avere rispetto, dimostrando che non solo le cose le sanno fare ma, in certi casi, lo fanno pure meglio degli uomini. Prefazione di Daniela Marcheschi.

Luísa Marinho Antunes, specialista di letteratura comparata, è docente all’Università di Madeira, in Portogallo, e membro del Centro de Literaturas e Culturas Lusófonas e Europeias dell’Università di Lisbona.

Daniela Marcheschi, critico letterario e docente di letteratura italiana e scandinava, ha curato i Meridiani Mondadori di Collodi, Pontiggia e Rodari.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Trentino di Guido Laino (Morellini 2021) a cura di Giulietta Iannone

3 luglio 2021

Perché non scegliere l’Italia quest’anno come meta delle vacanze estive per un turismo responsabile e low cost? E se come me prediligete la montagna al mare c’è un territorio che fa al caso vostro: il Trentino, ricco di borghi tipici, chiese, castelli, fortificazioni, fonti termali e natura incontaminata. Quando ho letto che Morellini ne avrebbe fatto una guida mi sono detta che non potevo perderla e così ora che la sfoglio sono davvero contenta di aver trovato il tempo per leggerla. Non sono mai stata in Trentino, ogni tanto vedo la pubblicità in televisione ma immaginavo che oltre il marketing ci fosse molto altro e non sono stata delusa. La guida, scritta da Guido Laino per la collana Insider (si può scaricare anche una versione interattiva con una semplice applicazione) è di facile consultazione e ricca di foto a colori dei posti più insoliti e interessanti. Non conoscevo per esempio la storia del Simonino, piuttosto tragica a dire il vero ma singolare legata alla comunità ebraica di Trento, come non conoscevo la leggenda dell’aquila di pietra. L’autore inserisce infatti inserti storici e di colore locale che arricchiscono il testo in cui non mancano indicazioni su dove mangiare, o dormire, o fare shopping. Se poi amate fare trekking troverete sentieri, itinerari escursionistici di pregio ideali per chi predilige il contatto diretto con la natura. Potrete scoprire il Trentino gastronomico e come affrontare una vacanza con i bambini, perché si è molto investito per il turismo per famiglie. La guida è divisa in sei parti: un introduzione, Trento, Verso Bolzano, Verso Bassano, Verso Verona, e Verso Brescia. Ognuno può così creare il suo itinerario, seguendo le facili indicazioni della guida. Può organizzare una vacanza invernale nei centri sciistici, ma credo che il suo meglio lo dia in estate tra cascate, laghetti alpini, e panorami mozzafiato. Poi non potete perdervi le Dolomiti, patrimonio Unesco, e la leggenda del re degli gnomi Laurino e il suo giardino delle rose. Ecco sfogliando questa guida scoprirete tante cose curiose, oltre che i bellissimi scenari naturali di cui questa regione è ricca. E le specialità dalla grappa trentina alle mele della Val di Non (curioso l’aneddoto legato a Tolstoj). Insomma se decidete di partire per il Trentino, zaino in spalla e scarponcini comodi, procuratevi questa guida indispensabile, che vi consiglio senza esitazione. Buone vacanze!

Guido Laino ha studiato letteratura fino al dottorato di ricerca (in contemporanea nordamericana), poi ha cominciato a dedicarsi a tempo pieno al lavoro culturale e artistico ed è libero professionista dal 2008. È attivo in molti e diversi ambiti, dalla scrittura al teatro, dal cinema alla divulgazione; si occupa di processi culturali condivisi e di progettazione e scrittura collettiva di eventi e spettacoli. Nel corso degli anni ha collaborato in territorio trentino con molti diversi enti, istituzioni, musei e associazioni.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Morellini.

Huck Finn nel West, Robert Coover, (NNeditore 2021) A cura di Viviana Filippini

26 giugno 2021

“Huck Finn nel West” è il romanzo di Robert Coover con protagonista Huckleberry Finn, il personaggio nato dalla penna di Mark Twain, pubblicato in Italia da NN editore. Coover lo riprende e ce lo mostra adulto e quasi maturo alle prese con lo sviluppo della sua vita nel West. In questa nuova avventura esistenziale Huck è solo, perché Tom Sawyer, suo inseparabile amico, compare per poi defilarsi dalla dura vita del west e sposare la fidanzata di sempre (Becky Thatcher) e orientarsi verso uno stile di vita per lui nuovo, cittadino e diretto al successo. Huck invece è solitario come il classico personaggio dei romanzi o film western, e non sempre è accompagnato nel suo cavalcare in quella che è una terra dove compaiono cavalli selvaggi da domare, dove sullo sfondo riecheggiano gli spari della Guerra di Secessione e si intravedono diligenze in fase di attraversamento della terra americana. Tra i suoi amici (pochi e veri) ci sono le tribù di nativi americani – in particolare la figura di Eeteh- con i quali Huck instaurerà relazioni sempre più solide che gli permetteranno di conoscere la loro cultura, andando oltre le barriere e i pregiudizi che spesso hanno creato – e lo fanno ancora- conflitti. Coover porta il lettore a compiere un vero e proprio passo indietro nel tempo, in un’America in fase di evoluzione e trasformazione, nella quale il progresso e il “più forte” hanno la meglio su quelle che sono le minoranze. Altro aspetto interessante del libro è il modo in cui la vicenda è narrata, nel senso che è lo stesso Huckleberry Finn a raccontare a noi lettori il suo vissuto e il colpo di genio dell’autore è quello di riprodurre nello scritto la parlata sgrammatica del protagonista che sbaglia verbi, travisa e trasforma le parole inventandosi termini personali e del tutto originali che rendono strampalata la lettura del romanzo. Un esempio? Per Huck Finn “paradosso” diventa “para d’osso” o “apocalisse” diventa “poca lisse”. Coover recupera una figura delle letteratura mondiale nata dalla penna di Twain e gli dona nuova vita, mostrando il suo protagonista alle prese con cambiamenti epocali. Huck è attento osservatore e uditore e questo gli permette di comprendere quella che è la vera natura delle persone che incontra e di andare oltre le apparenze raggiungendo la vera sembianza dei fatti e delle cose spesso- come scoprirà lui stesso- carichi di contraddizioni. “Huck Finn nel West” di Robert Coover racconta in modo avventuroso -e a tratti crudo- l’America del passato (siamo nella seconda metà del XIX secolo) nella quale però si scorgono elementi di quella contemporanea dove gli americani vivono e provano a sopravvivere alle prove di un mondo in evoluzione. Traduzione di Riccardo Duranti.

Robert Coover (1932) è autore di romanzi e raccolte di racconti, ed è considerato uno dei padri del postmoderno americano. Ha insegnato per più di trent’anni alla Brown University, dove ha fondato l’International Writers Project, un programma rivolto a scrittori internazionali perseguitati per le loro idee e i loro scritti. Con il suo primo romanzo, The Origin of the Brunists, ha ricevuto il William Faulkner Foundation First Novel Award, e con The Public Burning (1977) è stato finalista al National Book Award. NNE pubblicherà anche il suo romanzo Huck Out West.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa NN editore.

:: Viaggio nel Giappone Sconosciuto di Massimo Soumaré (Edizioni Lindau 2021) a cura di Davide Mana

19 giugno 2021

La passione per l’Oriente è qualcosa che da sempre solletica la cultura Europea, stimolata da resoconti di viaggiatori, storie e leggende trasportate sulla Via della Seta, fantasie e pregiudizi costruiti sull’effetto che il passaparola ha di distorcere parole, idee e concetti, come in un lungo gioco di telefono senza fili, lungo i secoli ed i chilometri. E poi certo, romanzi, film, fumetti, cartoni animati.

Di questa disorganizzata immaginazione dell’Oriente, e di questa curiosità che non accenna a placarsi, si nutre una ricca letteratura di divulgazione, ma è raro imbattersi in un lavoro che riesce a coniugare erudizione e divertimento, e che anziché limitarsi a raccontare le stesse storie da capo, riesce davvero a sorprendere anche i vecchi “addetti ai lavori”.

Viaggio nel Giappone Sconosciuto, di Massimo Soumaré (Lindau, 2021) è un esattamente questo – è accessibile ma non semplicistico, colto ma non serioso, approfondito ma non inutilmente nozionistico, e ci presenta davvero aspetti sconosciuti del Giappone.

È una lettura piacevole che potrebbe sorprendere chi si considera già un esperto sulla cultura del Sol Levante – e potrebbe risvegliare l’interesse di coloro che si sono visti ri-presentare le solite quattro idee (di solito “soffiate” a Lafcadio Hearn) negli ultimi trent’anni, e cominciano a provare una certa stanchezza. È al contempo anche un libro eccellente per chi volesse avvicinarsi alla cultura giapponese essendone completamente a digiuno – e costituisce un ottimo punto di partenza per future esplorazioni. Il volume di Soumaré (che è un apprezzato traduttore e divulgatore con una conoscenza di prima mano del Giappone) tocca la cultura giapponese tradizionale e le tendenze del Giappone contemporaneo, la storia e la letteratura, l’archeologia ed il folklore, fino ad arrivare a quella cosa che i pedanti chiamano “cultura pop”. Lo fa con leggerezza, restando in poco più di 250 pagine, e con un ricco apparato iconografico – e questo significa che non ci offre solo un bel libro, ma anche un libro bello. Una piacevole aggiunta per lo scaffale di orientalistica, e consigliato a chiunque abbia un interesse per la cultura giapponese, e sia stanco delle solite storie.

Massimo Soumaré è traduttore, scrittore, curatore editoriale, saggista e ricercatore indipendente. Ha collaborato con riviste specializzate sulle culture orientali e con riviste di cultura letteraria americane, giapponesi, irlandesi e italiane. Ha inoltre tradotto numerose opere di romanzieri giapponesi. Come autore, suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie e riviste, e tradotti e pubblicati in Cina, Giappone, Scozia, Spagna e USA. Suoi scritti e traduzioni sono stati pubblicati da Asahi Shinbun Shuppan, Atmosphere Libri, Bietti, De Agostini, Kadokawa, Kōbunsha, Kurodahan Press, Mimesis, Mondadori, Tōkyō Sōgensha, Utet. Per le edizioni Lindau ha tradotto Storie del negozio di bambole di Tsuhara Yasumi e due manga.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Lindau.

:: La congiura delle passioni di Pietro De Sarlo (Altramedia Editore, 2021) a cura di Giulietta Iannone

13 giugno 2021

“Se vogliamo che tutto rimanga comè, bisogna che tutto cambi” diceva fatalisticamente Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo (1958), uno dei romanzi sul Risorgimento italiano più caustici e in netta polemica con l’euforia postunitaria, che contrabbandava molto spesso come atti di puro eroismo, violenze, saccheggi, corruzioni e brogli che sembrano aver caratterizzato quel periodo così controverso e nello stesso tempo determinante della storia italiana, dallo Sbarco dei Mille alla fine del Regno borbonico e all’Unità d’Italia. Che il Risorgimento sia un punto nodale, non ancora risolto, della nostra storia è una verità che ha ispirato molti ingegni letterari tesi a far luce sul quel periodo deprivandolo di tutta la mitologia edulcorata e agiografica che spesso l’ha accompagnato. Che una Questione Meridionale ancora esista (a cui si è tentato di ovviare con blande politiche di puro assistenzialismo), che un divario economico contrapponga tuttora Nord e Sud, sono dati di fatto, ma c’è un grumo ancora più oscuro più insidioso. Il Sud dopo più di 100 anni si sente ancora espropriato dal Nord e ha conservato un certo desiderio di rivalsa e un senso di recriminazione che fece dire “Arrivano i Piemontesi” in maniera certo ironica e bonaria ma significativa a un mio nobile parente quando i miei genitori dal Piemonte scesero al Sud in visita. Insomma fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani, e ripristinare la verità storica è un buon balsamo e una forma di equa compensazione, in attesa di mosse più concrete, per appianare le controversie sociali e morali ancora in atto. Pietro De Sarlo ha provato a ripristinare quella verità, per molti versi ancora taciuta e non compresa, non con un saggio ma con un romanzo storico dal titolo La congiura delle passioni, edito da Altramedia editore. Conscio che al Sud manca un’epica condivisa ha provato a contribuire con il suo talento creativo pur basandosi su un attento studio delle fonti e dei documenti. Da meridionale può essere accusato di essere di parte, ma leggendo attentamente il suo libro si nota un sincero sforzo nel mediare e nel mantenere un atteggiamento equo e obiettivo distinguendo i fatti storici certi, dalle mere supposizioni. Da un punto di vista creativo è un interessante esperimento linguistico: sembra scritto da un autore ottocentesco, dall’uso delle parole, in parte in dialetto, in parte in latino segno distintivo delle classi alte, alla struttura stessa delle frasi. Comprensibile da un lettore contemporaneo e pur capace di conservare un eco antico che ci riporta in quegli anni come spettatori attivi dei fatti narrati. La storia minima quotidiana dei personaggi acquista un’epicità accanto alla Storia alta fatta dai potenti e finita sui libri di storia. Dal brigantaggio (ma furono briganti o patrioti? molto spesso le cose cambiano dal punto di vista da cui le si osserva) alla divisione delle terre promesse ai contadini con promesse senza fondamento, tutto si snoda sotto i nostri occhi, senza retorica. Che il personaggio della A Masciara diventi un simbolo del Sud stesso, indomito, orgoglioso, coraggioso è un’altra caratteristica del romanzo che raccoglie gli echi di un sapere popolare che si tramanda oralmente da generazioni. Il borgo montano di Monte Saraceno, nome di fantasia di un paese sugli Appennini Lucani, diventa il fulcro della storia, concreto e capace di evocare i mille borghi e paesi meridionali che costellavano le terre divise dai latifondisti. Insomma un’interessante lettura se si vuole capire meglio la nostra storia e le ragioni perchè certe criticità non sembrano risolvibili. Ammettere che le ragioni e la verità non si trovano mai da un lato solo è un fatto importante nella composizione dei conflitti, e capire ed ammettere che c’è ancora un conflitto in corso è un primo passo.

Pietro De Sarlo, laureato alla Sapienza in Ingegneria, ha un lungo passato manageriale esercitato ai massimi livelli in società italiane ed estere. In tale ambito, come presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, ha promosso diversi interventi a favore della cultura tra cui le borse di studio per dottorati di ricerca in materie umanistiche. Oltre ad alcuni saggi di natura economica, ha pubblicato il primo romanzo nel novembre 2016, L’Ammerikano (premio della giuria al concorso Argentario 2017 e premio San Salvo-Artese, sempre nel 2017, riservato alle opere prime). Per Altrimedia nel 2020 ha pubblicato Dalla parte dell’assassino (Premio Narrativa Giallo/Thriller nell’ambito della quinta edizione del Concorso Letterario Nazionale Argentario 2020 – sezione Narrativa edita). È appassionato di vela, sci e motociclismo.

Source: libro inviato dall’autore, che ringraziamo.

Dell’acqua e dell’amore, Brunella Caputo (Homo Scrivens, 2020) A cura di Viviana Filippini

13 giugno 2021

“Partire è sempre una fuga, spesso necessaria. Gli eventi negativi della vita ti possono travolgere, invadere e prendere il posto dei pensieri. È necessario partire, allora. La partenza riesce a sciogliere il groviglio di idee strane nella testa, sempre. È così anche adesso”. (dal racconto “Tamandaré”).

Quella di Brunella Caputo intitolata “Dell’acqua e dell’amore” edita da Homo Scrivens è una raccolta di racconti brevi. L’autrice, che vive tra l’Italia e il Brasile, crea delle storie che assumono la natura di frammenti di vita nei quali aleggia un’atmosfera dove italianità e mondo brasiliano si mescolano. Pagina dopo pagina incontriamo personaggi che sono donne a uomini di diverse età, caratterizzati da modi di dire di fare per certi aspetti diversi, ma tutti accomunati dal fatto che l’amore è l’elemento cardine attorno al quale si sviluppano le loro esistenze. I racconti brevi presenti in “Dell’acqua e dell’amore” a tratti sembrano sogni fatti dai diversi personaggi protagonisti della narrazione, mentre in altri momenti della lettura ci si rende conto che quelle visioni oniriche sono veri e propri ricordi ripescati dal passato e fatti vivere di nuovo dalla scrittura dell’autrice salernitana e dalla lettura che l’utente fa della raccolta stessa. “Dell’acqua e dell’amore” raccoglie una trentina di storie nelle quali la Caputo indaga e narra ai lettori l’amore e le sue differenti manifestazioni. L’amore è presentato come un sentimento potente in grado di andare oltre ogni confine, è qualcosa che crea gioia e, allo stesso tempo, anche dolore, ma è presente nella vita di ogni persona letteraria come lo sono i personaggi nati dalla penna della Caputo o reale.  Nel libro si alternano vicende d’amore che hanno per protagonisti uomini, donne, la famiglia, amici o luoghi ai quali si è legati sentimenti puri e sinceri. L’amore è vissuto quindi come una sorta di viaggio che si muove tra la dimensione fisico realistica e quella emotiva. Il sentimento che fa battere il cuore appare come portatore di gioie e anche di sofferenze, ma nei racconti della Caputo c’è la presenza anche di un altro importante elemento al quale l’autrice è legata fin da bambina: l’acqua. L’acqua che assume significati e forme diverse, ed è un po’ come l’amore: è qualcosa che protegge e culla, ama che a volte intimorisce. Non solo, perché l’acqua diventa anche altro, essa è la rappresentazione del respiro, del tempo in movimento, della morte e della vita che si intrecciano, e della speranza e della meta da raggiungere per sentirsi amati e protetti. Il libro contiene la prefazione di Maria Concetta Dragonetto e anche un’interessante postfazione di Erminia Pellecchia.

Brunella Caputo è nata a Salerno e vive in Italia e In Brasile. È regista teatrale, attrice, scrittrice. Scrive articoli di teatro e racconti per quotidiani salernitani. 


Source: inviato dall’editore al recensore.

Come le cicale di Fiore Manni (Rizzoli, 2021) a cura di Elena Romanello

11 giugno 2021

cicalesmallFiore Manni, personalità poliedrica di conduttrice televisiva, autrice di fumetti, scrittrice, influencer, blogger e cosplayer, presenta il suo nuovo romanzo Come le cicale per Rizzoli, agile, veloce, rivolto ad un pubblico di ragazzi ma su cui c’è da riflettere anche da più adulti.
Ambientato durante una di quelle ormai lontane ma sempre presenti nell’immaginario estati degli anni Novanta fatte di mare e libertà, Come le cicale racconta la storia di Teresa, che ha appena finito prima media ma si sente ancora una bambina dai capelli sempre arruffati e dalle ginocchia sbucciate. Aspetta ancora di sbocciare e diventare grande, e arrivare nella casa al mare e trovarsi anche lì fuori posto è dura: le sue compagne di gioco pensano ormai solo allo smalto, ai cantanti e ai ragazzi, il rapporto con il suo migliore amico di colpo è complicato e tutti sono cresciuti tranne lei.
Teresa continua ad aspettare la sfavillante Terry, la versione di se stessa sicura e matura, e mentre si è rassegnata a passare un’estate terribile, conosce Agata, una ragazza nuova, dolce, forte, sincera, gentile, bellissima che colpisce subito Teresa. Ma non è solo un’amica, per lei, qualcosa di più, perché Teresa sente battere più forte il cuore ogni volta che ce l’ha vicina. 
L’estate e i primi amori sono un archetipo della narrativa per giovani e giovanissimi, se si legge questo libro con qualche anno in più sul groppone si ritroveranno temi già sentiti tra le righe, ma nello stesso tempo Come le cicale parla di qualcosa che un tempo era un tabù, l’omosessualità, in maniera dolce, normale, come una possibilità della vita, una delle tante che si cominciano ad esplorare mentre si cresce e che va fatto senza drammi, aprendosi al mondo e alla vita.
Teresa è raccontata con delicatezza e sincerità, mentre si trasforma e si cerca, divisa tra la paura di conoscersi e scoprirsi per quello che si è e il desiderio fortissimo di emozionarsi.  Un qualcosa di eterno, che ha colpito tutti e tutte, etero e omosessuali, ed è giusto che i giovanissimi di oggi si confrontino con queste storie che li raccontino, e che forse una volta non erano così complete a raccontare anche altri aspetti della vita.

Fiore Manni ha condotto diversi programmi di successo su Super! (canale DeAgostini), tra cui la fortunata serie Camilla Store. Influencer molto seguita sui suoi canali social è autrice per Rizzoli di Jack Bennet e la chiave di tutte le cose (2018) che ha vinto diversi premi e Jack Bennet e il viaggiatore dai mille volti. È anche autrice del fumetto Mask’d the divine children, pubblicato da Star Comics nel 2020.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Ferite nella memoria di Giuseppe Battaglia (LArgoLibro, 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021

La vita è fatta di memoria, se così non fosse non proveremo quel tale senso di vuoto perdendola. La memoria è linfa e nutrimento di cosa di più intimo, prezioso e profondo l’essere umano possiede: la sua coscienza. La poesia serve a tramandare memoria e a vivificare la coscienza perché non si rattrappisca, inaridisca e muoia. Ecco questo è il testamento morale che Giuseppe Battaglia ci ha voluto lasciare con la sua ultima opera dal titolo emblematico Ferite nella memoria. Una raccolta poetica di rara sensibilità, accorata, graffiante, pudica, in un mondo dove il pudore è sempre raro. I versi sono rarefatti, quasi epigrammi orientali che raccolgono quel grumo aspro che è il senso della vita come noi lo percepiamo, iridescente e remoto. Anche chi non ama la poesia troverà in questi versi nutrimento e un po’ di tregua dagli affanni, dal tran tran quotidiano. Sopra/ il respiro/ senza bagliori/ polvere antica/ pensieri vaghi, ecco cosa differenzia la coscienza dall’incoscienza, e dalla mancanza di senso: il respiro e il pensiero. I versi di questo poeta portano a compimento questo senso con apparente leggerezza e senza sforzo. La vita è respiro e memoria, è ciò che diamo agli altri e cosa riceviamo, tutto della stessa importanza, del medesimo valore. Con generosità Giuseppe Battaglia ci ricorda che il bene e accanto al male (di cui vede consapevolmente tutte le ombre dal dolore al tradimento) ma non lo sovrasta. Chiuderei questo commento alla silloge con alcuni suoi versi presagi dell’imminente destino che ci accomuna tutti: Ritagli/ d’infanzia/ rompono/ il sonno/ sotto/ il legno/ della crocifissione. Versi scarni che per intensità mi sono rimasti in mente e mi hanno portato alla mente versi di altri grandi poeti e mistici che hanno riflettuto sull’assenza e sulla morte. Epigrammi che per il loro significato etimologico hanno il precipuo scopo poetico di lasciare il ricordo d’una vita.

Giuseppe Battaglia nasce a Ragusa il 27 settembre del 1953. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, ha conseguito specifiche formazioni professionali in Psicoterapia, Psicanalisi individuale e di gruppo e Psicoterapia analitica. Ha pubblicato opere poetiche in dialetto siciliano e con Manni Editore Respiro dello Sciamano. Con l’Edizioni L’ArgoLibro ha pubblicato Rumore del tempo nella memoria e Sotto una montagna di carte titolo d’esordio della collana Agorà diretta da Nicola Vacca.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa L’ArgoLibro.   

:: I bastardi vanno all’inferno di Frédéric Dard (Rizzoli 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021

Teso e violento Les salauds vont en enfer è un dramma poliziesco criminale di Frederic Dard, in parte di ambiente carcerario, nato come piece teatrale e poi passato sul grande schermo, grazie a Robert Hossein come regista, nel 1955. Solo dopo Dard decise di pubblicare con lo stesso titolo anche il romanzo, percorso anomalo sicuramente determinato dal grande successo sia teatrale (fu portato in scena a Parigi e all’estero per più di 500 volte) che dopo cinematografico. Nella sua meritoria impresa di portare in Italia le opere di Dard, Rizzoli nella collana Nero Rizzoli, ce lo presenta nell’edizione tradotta da Elena Cappellini. Dopo Gli Scellerati e Il Montacarichi, ecco dunque I bastardi vanno all’inferno (Les salauds vont en enfer, 1956). Una storia nerissima che ha per protagonista una coppia anomala di personaggi: una spia e un poliziotto sotto copertura, e per tutto il romanzo non sapremo chi dei due tra Hal e Frank sia l’uno o l’altro, lo sapremo solo alla fine, prima del tragico, inevitabile, finale. Tutto è giocato sul filo dell’ambiguità, davvero è impossibile distinguere il poliziotto dal criminale, e questa in fin dei conti è la morale del libro, non esistono i bastardi, ma tutti si trovano a recitare un ruolo restando fondamentalmente uomini con pregi e difetti. Il linguaggio è secco, tagliente, lo scambio di battute tra i protagonisti è ambiguo e realistico, insomma è una storia scritta e ambientata negli anni ’50 ma conserva un’impronta di vita vera, e vissuta. E cosa sorprendente non è la violenza o l’atto criminoso in sé la cifra distintiva del romanzo ma l’amicizia che inaspettatamente nasce tra i due personaggi, e che Dard approfondisce con grande acume psicologico e spessore morale. Dunque siamo nel Midi de la France, negli anni ‘50, in un carcere in cui le condizioni di vita dei prigionieri non sono tanto diverse da quelle del secolo precedente: guardie carcerarie sadiche e violente, periodi di isolamento in segrete infestate dai topi, esecuzioni tramite la ghigliottina, negli anni ‘50 in Francia la pena di morte veniva somministrata con queste modalità. Hal e Frank si trovano reclusi nella stessa cella, assieme ad un altro prigioniero sordomuto che ha ucciso la moglie. Sin dall’inizio il rapporto tra i due e di diffidenza e di paura. Giungono persino alle mani, tanto da finire in isolamento. Poi una strana solidarietà e complicità si instaura tra i due personaggi tanto che decidono di evadere e fuggire insieme aiutandosi l’un l’altro. Il romanzo è breve non anticipo altro della trama, ma da questo momento in poi l’azione si fa convulsa e frenetica e entrerà in scena anche un altro personaggio, Dora, una donna bellissima dagli occhi viola che causerà una rottura degli equilibri e se vogliamo porterà la storia verso l’inevitabile epilogo. Dunque un noir, forse tra i più famosi di Dard che se vogliamo analizza e approfondisce le dinamiche dell’animo umano di personaggi che non hanno nulla da perdere e lottano per la propria sopravvivenza pur conservando un barlume di umanità che li rende essere umani prima che poliziotti o criminali. Il personaggio di Dora, poi la classica dark lady, creerà quella tensione sessuale priva di sentimentalismo capace di accrescere le ombre di una storia già tragica e violenta di suo. Per chi ama Dard e i noir anni ’50.

Frederic Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con lo pseudonimo San-Antonio. È in atto una riscoperta internazionale della sua opera, vastissima, inaugurata in Italia da Rizzoli con Gli scellerati (2018), Il montacarichi (20219) e I bastardi vanno all’inferno (2021).

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Claudia dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

:: L’ossessione di Wulf Dorn (Corbaccio 2021) a cura di Giulietta Iannone – spoiler free

5 giugno 2021

A dieci anni dall’uscita de La psichiatra, e per chi conosce tutta la serie dei libri di Wulf Dorn dopo Phobia, torna il personaggio di Mark Behrendt: ex psichiatra sospeso dalla professione, provato dalla morte della compagna Tanja, recluso in un condominio fatiscente, e sobrio da circa un anno dopo un lungo periodo di buio alcolismo.
Insomma una vita in pezzi, combattuto tra la tentazione di cercare e uccidere l’assassino della sua compagna (che gli appare ancora in sogni inquietanti e dai risvolti horror) e quella di porre fine alla sua vita per trovare la pace.
Proprio quando, arrivato al limite, sta per usare la sua Glock contro di sé, la telefonata di un’amica, Doreen, gli salva letteralmente la vita e gli ricorda di un appuntamento a cena dalla donna anche lei ex alcolista. Dopo alcuni scambi di battute e una dolorosa confessione della donna sul suo doloroso passato qualcuno suona alla porta.
Da questo momento in poi sarà l’inizio di un incubo ancora più oscuro di quanto già non sia la vita di Mark Behrendt: entrambi vengono drogati e la donna rapita proprio dall’assassino di Tanja che dà a Mark uno stretto lasso di tempo per trovare qualcuno senza dare altre indicazioni. Se non esegue il compito, Doreen morirà.
E così da questo momento inizia una vertiginosa lotta contro il tempo per scoprire come fare a liberare la donna.
Non dirò altro della trama per non svelare intrecci e colpi di scena e soprattutto perché come al solito Wulf Dorn ci conduce nei meandri più oscuri della mente umana e alla radice stessa dei meccanismi che generano la paura e l’ossessione e sarebbe sleale anticipare troppo.
L’ossessione è appunto il titolo italiano del romanzo, tradotto da Alessandra Petrelli ed edito da Corbaccio, storico editore italiano di Dorn. Se vogliamo questo romanzo annoda molti fili, e dà compimento a cose lasciate in sospeso nei precedenti romanzi. Lasciando tuttavia aperte alcune porticine per un eventuale seguito.
Ma il mondo narrativo di Dorn è fatto così personaggi ricorrenti, scenari abituali e fintamente rassicuranti, un universo insomma coeso e coerente che dà la sensazione di leggere un unico romanzo in tante puntate, sebbene ogni libro naturalmente sia perfettamente autonomo e autoconclusivo.
Questa volta i temi principali che Dorn analizza sono la vendetta e la colpa, costruendo una storia labirintica e vagamente onirica, con una spruzzatina di horror come ci ha abituati negli anni.
Un buon thriller insomma, ben congegnato, con un colpo di scena più incisivo di tutti gli altri che ribalta davvero la situazione (e che non avevo affatto intuito). E non era facile trovare nuove strade narrative e un finale spiazzante altrettanto di impatto come per La psichiatra.
Naturalmente sono passati dieci anni, il pubblico dei lettori è anche più smaliziato e stiamo uscendo a fatica da una pandemia, molte circostanze sono oggettivamente cambiate dal 2010, ma Dorn resta il migliore in circolazione quando si tratta di sondare gli abissi della mente umana che portano alla perdizione, meccanismo che non tocca solo i villain della situazione ma anche i personaggi positivi per cui facciamo il tifo. Buona lettura!

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato La psichiatra, che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, Il superstite, Follia profonda (tutti anche in edizione TEA) e Il mio cuore cattivo.  http://www.wulfdorn.net

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Valentina dell’ufficio stampa Corbaccio.

Anime nere. Due destini nella Roma Nazista, Anna Foa e Lucetta Scaraffia (Marsilio 2021) A cura di Viviana Filippini

3 giugno 2021

Elena Hoehn e Celeste Di Porto. Una nata in Slesia, l’altra in Italia. Entrambe presenti a Roma durante la Seconda guerra mondiale. I loro destini si incrociarono perché tutte e due le donne furono accusate di essere delle collaborazioniste dei tedeschi. In particolare la giovane Celeste Di Porto, bellissima e spregiudicata amante di un fascista, dopo lo scoppio della bomba di via Rasella nel marzo del 1944 cominciò ad aiutare i tedeschi trovare gli ebrei che abitavano o si nascondevano nel ghetto, alcuni dei quali (compreso il pugile Lazzaro Anticoli soprannominato “Bucefalo”) finirono poi nelle Fosse Ardeatine. Questo suo agire ambiguo la portò ad essere guardata con sospetto da tutti e a venire soprannominata la “Pantera Nera”. Elena Hoehn polacca, residente in Italia perché sposata con un italiano (il loro matrimonio celebrato con rito civile ebbe vita breve) finì nel ciclone della giustizia con l’accusa di aver nascosto Giovanni Frignani (suo amante), l’ufficiale dei Carabinieri che arrestò Mussolini e che poi fu inserito nella lista di coloro che persero la vita nelle Ardeatine. Due figure femminili da subito ambigue, dai destini separati fino a quando Celeste e Elena si incontrarono nel carcere delle Mantellate, dove nacque un rapporto che le portò a diventare amiche e ad avvicinarsi a Chiara Lubich e al nascente Movimento dei Focolari. Leggendo il libro di Anna Foa e Lucetta Scaraffia si ha la netta sensazione che la maggior parte della narrazione sia incentrata sulla figura della Hoehn e, effettivamente, è molto dettagliata la parte del saggio nella quale sono raccolte tante testimonianze attorno alla donna e alla sue relazioni, utili per comprendere quanto fosse fondata l’accusa di spionaggio per aver dato riparo al carabiniere ricercato per aver arrestato Mussolini dopo la sua rimozione. Elena e Celeste, due donne diverse tra loro, ma con relazioni e intrecci di vita che portarono i loro destini ad incrociarsi e a influenzarsi, tanto è vero che fu proprio durante la detenzione che la Di Porto si convertì al cattolicesimo (madrina al suo battesimo fu la Hoehn) evidenziando la volontà di prendere i voti, anche se poi il passo completo non lo fece. Messe alle strette dall’evidenza dei fatti Elena e Celeste cercarono di dare una svolta decisiva rivolta al cambiamento totale per quanto riguarda le loro esistenze. Dalla lettura del saggio sembra proprio che la Hoehn ebbe un ruolo fondamentale nella conversione della Di Porto. Resta sempre un dubbio e qualche domanda: le due donne cambiarono veramente, o nel loro io più profondo rimasero sempre quelle persecutrici che con il loro agire portarono la fine nella vita di molte persone nel marzo del 1944? Certo è che quello che le due autrici riescono a compiere nel loro libro ricostruendo le vite della Hoehn e della Di Porto è dare voce a storie umane per troppo tempo nascoste e rimaste sconosciute. Grazie alla Anna Foa e a Lucetta Scaraffia in “Anime nere. Due destini nella Roma Nazista” il lettore di oggi riesce a conoscere un nuovo frammento degli eventi bellici in Italia e le vite di due donne tra loro diverse, ma forse simili, che con il loro agire influenzarono il corso e gli eventi della Storia.

Anna Foa (Torino, 1944) ha insegnato Storia moderna all’Università La Sapienza di Roma. Autrice di numerosi volumi sulla storia degli ebrei in Europa e in Italia, recentemente ha pubblicato Portico d’Ottavia 13. Una casa del ghetto nel lungo inverno del ’43 (2016) e La famiglia F. (2018).

Lucetta Scaraffia (Torino, 1948), storica e giornalista, docente di Storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, è stata editorialista dell’«Osservatore Romano», di cui ha fondato e diretto dal 2012 al 2019 il mensile «Donne Chiesa Mondo». Con Marsilio ha pubblicato Dall’ultimo banco. La Chiesa, le donne, il sinodo (2016), Tra terra e cielo. Vita di Francesca Cabrini (2017), Storia della liberazione sessuale (2019) e il giallo La donna cardinale (2020)

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa Marsilio.

:: MAMMA, CUCINO DA SOLO! Preparare dolci deliziosi in autonomia secondo il metodo Montessori di Katia Casprini e Roberta Guidotti (RED Edizioni 2021) a cura di Giulietta Iannone

2 giugno 2021

Ci sono tanti manuali di cucina dedicati agli adulti, ma questo Mamma, cucino da solo! è forse il primo che leggo dedicato esclusivamente ai bambini, dai 3 anni in su. Katia Casprini e Roberta Guidotti, seguendo il metodo Montesori, hanno infatti scritto un libro la cui particolarità è seguire passo passo i più piccoli (anche quelli che non sanno ancora leggere, basta sapere contare fino a 5), attraverso immagini e disegni intuitivi e divertenti, nella preparazione di alcuni dolci facilissimi da fare e buonissimi da gustare (anche belli da un punto di vista estetico). Dolci che gli daranno la soddisfazione e l’automia di potere dire “li ho fatti da solo” tanto importante per potere crescere. Certo la supervisione di un adulto è indispensabile ma seguendo le istruzioni il bambino potrà davvero scegliere gli ingredienti, misurarli, e impastarli, tutto senza bisogno della bilancia, basta un vasetto di yogurth o un cucchiaio da minestra. Oltre ad avvicinarli al cibo in modo equlibrato questa attività aumenterà sia il controllo dei movimenti che la capacità di concentrazione. Seguendo il metodo Montessori infatti cucinare da soli genera numerosi effetti benefici sui bambini e tutto sotto forma di gioco. La cottura poi, sia al forno o sui fornelli, spetta sempre agli adulti! Simpatiche etichette serviranno per riconoscere gli ingredienti. Dai pancakes golosi, alla soffice torta allo yogurt, dai muffin al cioccolato alla simpaticissima torta zebra, non avranno che bizzarrirsi nella scelta del dolce, e potranno per esempio preparare il loro dolce di compleanno da dividere con gli amici. Davvero tanti sono gli utilizzi di queste sfiziose ricette dalla colazione alla mattina, ai dessert di fine pasto. Forse sporcheranno un po’ la cucina ma volete mettere il contributo anche da un punto di vista educativo. Ogni ricetta poi può essere personalizzata con fantasia una volta che saranno pratici. E poi soprattutto, buon divertimento e buon appetito!

Katia Casprini e Roberta Guidotti sono due graphic designer che vivono e lavorano in Toscana, appassionate da sempre di attività manuali e creative. Hanno coniugato la loro esperienza professionale con quella di mamme ideando un percorso visivo che fa tesoro dei momenti di gioco passati in cucina con i propri bambini.

Source: libro inviato dall’editore.