Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Memoria di ragazza di Annie Ernaux (L’orma 2017) a cura di Nicola Vacca

14 settembre 2017

ormaAnnie Ernaux sa fare della scrittura un’impresa insostenibile. Tra tutti i suoi libri Memoria di ragazza è quello in cui la scrittrice francese reinventa se stessa seguendo la lezione di Proust.
Anche in queste pagine (tradotte magnificamente da Lorenzo Flabbi) Annie va alla ricerca del tempo perduto e di un futuro che ancora non è stato scritto.
L’autobiografia si fa materia di questa sua scrittura, diventa strumento di una narrazione che diventa romanzo e non solo.
La scrittrice racconta da sempre la propria vita, non rinuncia mai al distacco che impone una memoria da coltivare come un’impresa collettiva che parla di noie a noi.
Memoria di ragazza è il libro che l’autrice ha inseguito per tutta la vita. Proprio per questo è il suo romanzo più bello.
La ragazza del 1958, che tanto le somiglia, va alla ricerca di se stessa come educatrice in una colonia di vacanze.
Annie trova una fototessera che la ritrae diciottenne. Così parte l’indagine intorno a se stessa e con un tuffo nel passato torna a quel 1958 dove tutto ebbe inizio.
Con una rinuncia all’io, la scrittrice inizia a scavare nell’inquietudine della sua scrittura per restituire all’oggi il suo modo di affacciarsi al mondo, la sua formazione, le sue vecchie amicizie, forse nel tentativo disperato di trovare un baricentro tra il passato e il presente.
Ernaux racconta, di lacerazione in lacerazione, la sua giovanile immanenza che si affaccia al mondo.
Per fare questo ha bisogno di riflettere sulla scrittura, di esternare (durante il racconto della sua formazione) riflessioni universali sul suo modo di fare letteratura: «Bisogno di scrivere su qualcosa di vivente, con il rischio di metterlo a repentaglio, e non nella tranquillità conferita dalla morte delle persone, restituite all’immaterialità delle creature di finzione. Fare della scrittura un ‘impresa insostenibile. Espiare il potere di scrivere – non la facilità, nessuno ne ha meno di me – tramite la paura immaginaria delle conseguenze».
Annie Duchesne/Ernaux è consapevole che la memoria è una forma di conoscenza. Tornare indietro di oltre mezzo secolo e andare alla ricerca di una diciottenne che in una colonia inizia il suo cammino nella vita per la scrittrice significa una sola cosa. Capire se tra la ragazza del 1958 e Annie di oggi ci sia una somiglianza.
«E quale desiderio c’è oltre a quello di capire, in questo accanirsi a cercare, tra le migliaia di nomi, verbi e aggettivi, quelli che diano la certezza – l’illusione – di aver raggiunto il più alto grado possibile di realtà?»
Annie Ernaux va alla ricerca del suo tempo perduto seguendo sempre una corrispondenza tra vita e scrittura. Scrivere della ragazza che è stata è un esercizio per diseppellire cose, ma soprattutto scrivere significa sopportare ciò che accade e ciò che facciamo.
Annie Ernaux scrive questo libro per cogliere la vita e comprendere il tempo, ma soprattutto godere di esso.
«Ho iniziato a fare di me stessa un essere letterario, qualcuno che vive le cose come se un giorno dovessero essere scritte».
Questo ha pensato la ragazza quando una domenica pomeriggio di fine agosto o inizio settembre 1960 seduta su una panchina dei giardini accanto alla stazione di Woodside Park deicide di scrivere un romanzo.
Alla fine è arrivato Memoria di ragazza, che la stessa Ernaux definisce il racconto di una perigliosa traversata verso il porto della scrittura.
Quello che per lei conta non è ciò che succede, è ciò si fa di quel succede.
Anche qui la grande scrittrice francese ha saputo reinventare l’autobiografia senza mai tradire il legame tra la vita e la scrittura e allo stesso tempo è riuscita a esplorare il baratro tra la sconcertante realtà di ciò che accade nel momento in cui accade e la strana irrealtà che, anni dopo, ammanta ciò che è accaduto.
La ragazza del ’58, grazie a Annie Ernaux, ha un posto nella letteratura. Adesso la scrittrice con lei ha fatto i conti entrando magistralmente nell’abisso dell’essere della memoria. Il risultato è questo libro straordinario, materia immanente di un vivente che ci coinvolge e appartiene.

Annie Ernaux è nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera è stata di recente consacrata dall’editore Galli­mard, che nel 2011 ne ha raccolto gli scritti principali in un unico volume nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale.
Amata da generazioni di lettori e studenti, le sue opere maggiori sono Gli anni (2008), romanzo-mondo salutato come uno dei capolavori dei nostri tempi (Premio Strega Europeo 2016), e Il posto (1983), considerato un classico contemporaneo. Della stessa autrice L’orma editore ha pubblicato nel 2016 L’altra figlia, mentre Memoria di ragazza, il suo ultimo romanzo, è stato acclamato in patria come un’altra sorprendente vetta di una scrittrice ormai imprescindibile.

Lorenzo Flabbi è critico letterario e editore. Ha insegnato letterature comparate nelle università di Paris III e Limoges dedicandosi in particolare agli aspetti teorici della traduzione. Ha tradotto, tra gli altri, Apollinaire, Rushdie, Valéry, Rimbaud, Stendhal e, di Ernaux, Il posto, Gli anni e L’altra figlia.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’Ufficio stampa.

:: Come la Mappa del Cielo di Lucio Dall’Angelo (Liberedizioni 2017) a cura di Viviana Filippini

14 settembre 2017

come la mappa del cieloRebecca è un adolescente tranquilla pacata ed è la protagonista di “Come la Mappa del Cielo”, Lucio Dall’Angelo, (Liberedizioni 2017). La giovane vive con la madre e con le tante domande – non fatte- su quel padre che non ha mai conosciuto. La ragazza va in vacanza dalla nonna, tra le montagne della Valle Camonica, dove conosce Francesco, una ragazzo milanese finito sulla sedia a rotelle a causa di un brutto incidente. Tra i due scatta subito empatia e la loro complicità si rafforza nel momento in cui nel libro “Il Quinto Evangelio” di Mario Pomilio, trovano una vecchia fotografia dove compaiono la madre di Rebecca e un giovanotto. Questa scoperta scatenerà una serie di eventi che trasformeranno la vita dei due amici in un film d’avventura, nel quale i buoni dovranno fare i conti con i cattivi del presente e del passato torbido che torna a bussare alla porta. Rebecca e Francesco cominciano ad indagare e scoprono che il ragazzo della foto è un certo Matteo Riva, un brillante ricercatore dell’Università di Milano, presente nell’agosto del 1996 in Valle Camonica e scomparso, all’improvviso, senza un perché. La coppia di neo investigatori scopre che Riva aveva fatto una importante ritrovamento riguardante i Camuni, un popolo antico e misterioso vissuto in Valle Camonica, i quali avevano l’abitudine di raccontare la propria storia scolpendola sulle pietre della valle. Il tutto attraverso un alfabeto del tutto speciale, collegato ad un decalogo e ad un altare che rendeva cielo e terra molto vicini. Questa era l’intuizione di Riva, ma la sua scomparsa non ha fatto altro che lasciare molte questioni irrisolte, domande alle quali Rebecca e l’inseparabile Francesco cercheranno di dare un senso, senza rendersi conto che questa loro i curiosità e voglia di sapere porterà a galla rancori nascosti. Il libro di Lucio Dall’Angelo è avvincente, perché mette assieme generi e temi diversi. “Come la mappa del Cielo” è un romanzo di formazione perché Rebecca e Francesco sono due ragazzi in fase di crescita che hanno alle spalle un vissuto traumatico. Eventi che hanno segnato le loro vite e famiglie in modo eterno. Cicatrici che solo grazie alle avventure/prove vissute in quella che avrebbe dovuto essere una pacifica vacanza, si tramuteranno in punti di forza dai quali la coppia prenderà l’energia per diventare più maturi e certi delle proprie scelte e sentimenti. Il romanzo di Lucio dall’Angelo è anche un giallo, in quanto la ricerca compiuta dai due protagonisti sulla scia delle scoperte di Matteo Riva, porterà nella scena narrativa personaggi – del presente e del passato-che faranno di tutto per spegnere la voglia di sapere dei due amici. Nel libro, Dall’Angelo ci porta poi a compiere un viaggio nella storia di un popolo antico, i Camuni, che vissero nella Valle Camonica lasciando delle importanti testimonianze del loro vussuto, forme di arte rupestre- i Pitoti- diventati patrimonio dell’Unesco (sito n.94). Il nuovo lavoro del giornalista scrittore bresciano è un romanzo dal ritmo incalzante, dall’intreccio ben costruito dove i colpi di scena sono sempre dietro l’angolo ma, allo stesso tempo, “Come la Mappa del Cielo” ci invita a scavare – come fanno Rebecca e Francesco- nelle nostre vite e nel mondo che ci circonda non solo per conoscere da dove veniamo, ma per trovare nelle nostre radici i giusti ingredienti per affrontare l’oggi e il domani.

Lucio Dall’Angelo è giornalista, scrittore, esperto di comunicazione è Coordinatore generale di Siderweb.com, il sito della Community italiana dell’acciaio, e partner di Branditylab, società di comunicazione e marketing digitale. Inizia la professione giornalistica al quotidiano “Bresciaoggi” all’inizio degli anni Ottanta. Professionista dal 1989, per oltre dieci anni è stato Caposervizio del Settore economia di “Bresciaoggi”. Dal 2001 al “Giornale di Brescia”, dal 2005 entra a far parte della Direzione con il ruolo di Caporedattore centrale del gruppo Editoriale Bresciana. Oltre all’attività sul quotidiano cartaceo, ha sovrinteso all’area Web e alle iniziative digitali del Giornale di Brescia. Nel 1994 con il romanzo “Il libro di Baruc” (scritto con Aldo Sorlini) ha vinto il Premio Alberto Tedeschi per il miglior giallo italiano inedito. “Il libro di Baruc” è pubblicato nella collana del “Giallo Mondadori”.

Source: inviato dall’ autore al recensore.

:: La donna silenziosa di Debbie Howells (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

13 settembre 2017

la-donna-silenziosaThriller d’esordio per Debbie Howells, autrice britannica. Romanzo dal ritmo equilibrato, con il giusto carico di tensione. L’ambientazione è in un paese della provincia inglese. Il luogo è circoscritto e tutti si conoscono. Ci sono fattorie, campi coltivati, boschi rigogliosi e impenetrabili. Lo sa Kate, sposata, con una figlia in procinto di trasferirsi all’università. Ha una passione empatica con i cavalli, che prende in cura da proprietari in difficoltà. Di questi meravigliosi animali ama la stazza imponente e lo spirito libero. E lo sa Rosie, bellissima diciottenne, che aiuta Kate e adora cavalcare, ed è riuscita a creare con i cavalli uno rapporto davvero speciale. Ma Rosie scompare, di lei non si hanno più notizie. Tra lo sconcerto di sua madre e la preoccupazione dei coetanei, la tranquilla quotidianità del paese viene travolta da uno tsunami di emozioni. Davvero i genitori possono restare tranquilli quando i figli escono? E davvero gli adolescenti si sentono così invincibili? La polizia fa domande, la stampa si accalca attorno alla famiglia di Rosie. Si insinua il sospetto, si cerca la ragazza e un presunto responsabile della sua sparizione …
La donna silenziosa è scritto in prima persona da tre voci femminili. È il percorso fatto attraverso i ricordi dolorosi. È lo strazio della solitudine e l’asfissia provocata dal controllo. È l’inquietudine generata dal pericolo. È il destino avverso che si accanisce e la delusione di promesse mai mantenute. È la voglia di libertà, che viene calpestata con ferocia. La donna silenziosa si nasconde tra sorrisi falsi e cicatrici da cammuffare, tra menzogne e terribili sbalzi d’umore.
In questo thriller emergono egoismi e maschere ben costruite. Emerge una natura selvaggia in grado di farsi amare e odiare allo stesso tempo. Spicca l’amicizia disinteressata e il bisogno primordiale d’amore. E ancora la violenza, la prevaricazione, la fragilità di chi si trasforma in un contenitore vuoto e si lascia vivere. Angosciante, agghiacciante, travolgente.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Debbie Howells in passato ha studiato psicologia, è stata un’istruttrice di volo, la proprietaria di un negozio di fiori, e attualmente scrive a tempo pieno. Il suo thriller d’esordio, La donna silenziosa, è stato un successo di critica e di pubblico e i diritti di traduzione sono stati venduti a cifre molto alte in numerosi Paesi. Debbie vive nel West Sussex con la sua famiglia.

Sito dell’autrice: debbiehowells.com

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa Newton Compton.

:: Grattacarte: Fate – Principesse – Aloha (Gallucci 2017)

12 settembre 2017

Oggi vi parlo di una iniziativa editoriale che trovo davvero interessante: le Grattacarte, una sorta di libri da colorare, ma molto speciali (non dovrete colorarli ma “togliere” il colore per fare emergere il disegno) che arrivano dalla Francia, distribuiti in Italia da Carlo Gallucci Editore. Curiosi di vederli?

Eccoli:

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Sono tre serie di tavole (10 per ciascuna confezione) a tema: Fate, Principesse e Aloha (o creature acquatiche).

20170909_075544C’è un bastoncino in dotazione, questo (attenzione: la punta è funzionale, il gioco-libro non è adatto ai bambini di età inferiore ai 36 mesi) con il quale dovrete grattare l’inchiostro nero (atossico e sicuro), seguendo le linee e il foglietto illustrativo all’ interno della confezione che vi farà vedere il lavoro finito (così non commetterete errori come invece ho fatto io sigh!). Sì, ci ho giocato, (e anche mia mamma, l’artista di famiglia) ed è molto divertente vedere le tavole ultimate, coloratissime e spiritose. I disegni de le Fate sono della brava Sophie Rohrbach mentre quelli di Principesse e Aloha di Anne Cresci, la traduzione è di Ada D’Adamo.

Ma vediamo passo passo come si fa.

Ecco vedete la parte in beige? NON SI FA, seguendo il foglio illustrativo ti spiega come seguire i contorni perchè il risultato sia ottimale.

Ecco le tavole corrette fatte da mia madre:

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Non sono bellissime? E’ il caso di dirlo. Giocare è molto rilassante (anche per gli adulti) e le tavole ultimate si prestano a mille usi. Mia madre le userà come modello per i suoi dipinti naif, e poi le metteremo in una cornice, così da avere un quadro da appendere nelle scale. Ma voi potete scegliere l’utilizzo che preferite, naturalmente. E’ un gioco-libro che richiede un po’ di impegno, ma credo sia un ottimo modo per passare il tempo con i vostri figli (ah io e mia madre non abbiamo litigato manco una volta).  Marchio CE di Conformità Europea.

 

Source: inviati dall’editore, si ringrazia Marina dell’ Ufficio stampa Gallucci.

:: Le parole degli altri di Michaël Uras (Editrice Nord 2017) a cura di Nicola Vacca

12 settembre 2017

parole degli altriLa biblioterapia, ovvero quando i libri si prendono cura di noi. La terapia attraverso la lettura è una bella strada da percorrere. Un buon libro è un compagno di viaggio per chi avverte nella sua esistenza momenti di profondo disagio e decide di intraprendere con un professionista un percorso terapeutico.
«La biblioterapia, la terapia attraverso la lettura, – si legge sul sito www.biblioterapia.it – fa parte degli home works, dei  “compiti a casa “, che molti clinici adottano e “ prescrivono” ai loro pazienti come strumento di crescita cognitiva e socio-affettiva nel trattamento psicoterapeutico. La lettura di un libro stimola la riflessione, la conoscenza, l’approfondimento e lo sviluppo di contenuti emersi in terapia e il confronto. Il libro stesso diventa “un altro luogo”, come osservano alcuni autori, condiviso da terapeuta e paziente, comunque parte di un programma terapeutico».
Michaël Uras, tra i più importanti scrittori francesi dela sua generazione, a questa disciplina e al suo amore per i libri dedica Le parole degli altri, il suo nuovo romanzo uscito per i tipi dell’Editrice Nord e tradotto da Francesco Graziosi.
Alex, il protagonista, decide di mettere a frutto la sua sconfinata passione per i libri e si inventa il mestiere di biblioterapeuta.
Quando le persone si rompono, Alex è lì con le parole dei libri. Invece di medicine consiglia ai suoi pazienti, dopo averli ascoltati, letture e parole di libri e romanzi.
Uras segue Alex nelle sue sedute e nei suoi incontri. Sono davvero suggestivi i racconti dell’autore. In ogni consiglio di Alex si apre un mondo sul potere salvifico delle parole: per ogni paziente e per il suo disagio c’è sempre un libro e i suoi infiniti labirinti in cui trovare il benessere.
Yann, Robert e Antony, sono alcuni dei pazienti di Alex. Entrambi, anche se sono diverse le forme di disagio per cui si sono rivolti al biblioterapeuta, hanno in comune qualcosa: il desiderio di ritrovare se stessi.
Il biblioterapeuta sa che per ognuno di loro c’è un libro. Così dispensa ai tre pazienti i suoi consigli di lettura. Le parole degli altri saranno di conforto al loro disagio e la letteratura come terapia sarà davvero utile e risolutiva.
Uras scrive un libro straordinario sui libri e sui loro infiniti mondi. Lo scrittore francese, dopo Io e Proust, si conferma uno scrittore di talento e anche in questo romanzo si avventura nei labirinti magici della letteratura che con il suo straordinario universo di carta e di parole aiuta le nostre esistenze a essere decisamente migliori.
La letteratura e le sue facoltà terapeutiche che aprono sempre altre vie da esplorare.
«La mia fiducia nel futuro della letteratura – scrive Italo Calvino a proposito delle sue Lezioni americane – consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici».
Anche Alex sa che nella sua vita qualcosa si è rotto dopo che Mélanie lo ha lasciato.
Ma lui non è solo, perché gli restano i libri. Diventa paziente di se stesso, anche lui vuole guarire.
Le parole degli altri gli vengono incontro. Sicuramente anche lui troverà nella passione per i libri quelle giuste per ricominciare.

Michaël Uras è nato in Francia nel 1977 da padre sardo e madre francese. La sua passione per la lettura l’ha spinto a dedicarsi agli studi letterari, culminati in una laurea all’università di Besançon e successivamente in una alla Sorbona di Parigi. Attualmente insegna Lettere in una scuola superiore francese.

 

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

:: Nazivegan Heidi – Alba Vegana di Don Alemanno e Boban Pesov (MagicPress Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2017

nzvh_coverDopo aver riletto in maniera molto alternativa la figura di Gesù in Jenus, Don Alemanno torna a firmare una nuova graphic novel per Magic Press, sempre all’insegna della dissacrazione e dell’ironia, e mettendo al centro di tutto un’icona dell’immaginario per ragazzi degli ultimi quarant’anni.
Nazivegan Heidi – Alba Vegana racconta, ad opera di Alemanno e dell’artista macedone e youtuber Boban Pesov una versione alternativa della storia della celeberrima eroina svizzera, inventata pare partendo da una storia vera da Johanna Spyri nell’Ottocento in un romanzo che oggi può sembrare un po’ pedante per l’eccessivo moralismo, ma riconsacrata come icona pop da due autori giapponesi Isao Takahata e Hayao Miyazaki nell’omonimo anime anni Settanta, ancora oggi conosciuto, replicato e amato.
Don Alemanno e Bonan Pesov riprendono in maniera pressoché filologica i bei disegni del cartone animato, uno degli apripisti dell’invasione animata dal Paese del Sol levante, ma i toni sono decisamente diversi: il nonno di Heidi è un criminale nazista invecchiato che si incavola perché la nipotina non impara il saluto al Fuhrer, la zia Dete è una escort, Peter se la spassa con le caprette in maniera non certo innocente, Clara fa l’attivista oltranzista vegana su Youtube e la signorina Rottermeier traffica in animali da pelliccia illegali e gestisce una casa chiusa.
Heidi cambia dopo due incontri fondamentali, quello con un dispositivo alieno caduto sulle Alpi che permette di dialogare con gli animali, e quello con Clara, che le fa scoprire l’attivismo animalista, con una presenza costante su Youtube a cui si unisce anche la bambina.
La storia quindi prende una piega diversa ma non per questo meno divertente di quella che si conosceva (anzi), con un attacco tra le risate ad ogni tipo di integralismo, con la presenza come guest star del giornalista Giuseppe Cruciani, famoso per i suoi attacchi provocatori al movimento animalista.
In un Paese dove lo spot di una merendina diventa un caso nazionale per presunte offese, non sono mancate le polemiche verso Nazivegan Heidi da parte di vari tipi di integralisti messi alla berlina. Del resto Don Alemanno ha dovuto già fare i conti con lo scarso senso dell’umorismo di certe persone, ma i suoi fumetti servono a questo, a far riflettere con arguzia sul nostro mondo partendo da un’icona dell’infanzia di molti dissacrata ma non per questo offesa.
Del resto l’autore e l’editore hanno espresso il perché di questa operazione, che si spera non resterà in volume unico: Una risata vi seppellirà perché di fronte al radicalismo di chiunque si consideri rappresentante assoluto della “verità”, l’ironia sfacciata e la critica, anche la più feroce, rappresentano sempre una preziosa ancora di salvezza, tra umorismo, irriverenza e provocazione.

Don Alemanno: Tutto ciò che riguarda Don Alemanno prima del 2012, è fumettisticamente insignificante. Nessuna pubblicazione, nessuno studio della materia, nessun corso, nessun desiderio, nemmeno per un attimo, di intraprendere una carriera di questo tipo. Detto in parole povere, Don Alemanno è un’enorme anomalia. Come uomo, proprio.Nato nel 1981 già dotato di enorme barba, l’ha abbandonata per un po’ fino a ripristinarla di recente in tutto il suo splendore. Nel 2012, per un mero divertimento personale, inventa il personaggio di Jenus di Nazareth, crea la pagina omonima e pubblica lì le sue Pillole. Il successo arriva quasi subito, tanto che la pagina passa in breve tempo da 0 a più di 400 mila seguaci. A seguito di un contratto editoriale con Magic Press Edizioni e una collaborazione con Mondadori Comics, Don Alemanno vanta attualmente 24 volumi pubblicati dal 2013 a oggi, senza abbandonare la sua verve mediatica in rete e numerose collaborazioni in altri ambiti con artisti e attori. Pare che sia etero poco convinto.

Boban Pesov Macedone di nascita, italiano d’adozione, artista per passione. Partendo da una formazione artistica e una laurea in Architettura, oggi disegno e satira sono il suo pane quotidiano. Dal 2013 YouTube è diventato il trampolino di lancio che l’ha fatto conoscere al grande pubblico. È apprezzato sul web per le sue vignette e in particolare per i suoi “Disastri d’Arte” in cui sperimenta nuove e strampalate tecniche artistiche, giocando con personaggi della cultura pop. Grazie al format ha partecipato anche a diversi eventi in giro per l’Italia, uscendo dall’ambito del video web. Ha pubblicato per Magic Press Edizioni Spermini alla riscossa e realizzato le illustrazioni de Il dizionario illustrato dei #giovanimerda di Amleto De Silva.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

:: Motel Chronicles – Sam Shepard (Il Saggiatore 2016) a cura di Nicola Vacca

11 settembre 2017

motel sam shepardLo scorso luglio è scomparso Sam Shepard. Scrittore, commediografo, attore e drammaturgo. Un artista geniale e poliedrico, un alto e raro esempio di grande intelligenza. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. Dopo una lunga esperienza teatrale si innamora del cinema. Siamo alla metà degli anni Settanta quando con la sua interpretazione nel film I giorni del cielo di Terrence Malick gli era valsa una candidatura all’ Oscar come migliore attore non protagonista.
Ha partecipato a molti film, spesso diretto da grandi registi, da Robert Altman (Fool for love, 1985) a Herbert Ross (Steel magnolias, 1989), da Volker Schlöndorff (Passioni violente,1991) a Michael Apted, Peter Yates, Ridley Scott, Nick Cassavetes, Wim Wenders, Lawrence Kasdan. Al cinema si ricordano le sue interpretazioni in Frances (1983) di Graeme Clifford; Crimini del cuore (1986) di Bruce Beresford; Voyager (1991) di Schlöndorff, Snow Falling on Cedras (1999) di Scott Hicks, The Pledge (2001) di Sean Penn, Black Hawk Down (2001) di Ridley Scott, Le pagine della nostra vita (2004) di Nick Cassavetes, Non bussare alla mia porta (2005) di Wenders
Quando nel 1983 pubblica la raccolta di racconti Motel Chronicles, Sam Shepard è già un geniale interprete del teatro e del cinema contemporaneo.
In quel libro, attraverso frammenti, storie brevi, poesie e divagazioni crudeli e ironiche, Shepard entra nel cuore disincantato del sogno americano e ne racconta «on the road» la caduta nell’insensatezza e nell’assurdo.
Wim Wenders sì innamorò dei racconti di «Motel Chronicles» e realizzò Paris Texas, uno dei film fondamentali della storia del cinema a cui lo scrittore parteciperà come sceneggiatore.
Era il 1985 quando Feltrinelli pubblicò Motel Chronicles. Poi negli anni di questo libro non si seppe più nulla.
Nel 2016 il Saggiatore riporta in libreria questa opera straordinaria che ha influenzato una generazione.
Nella rilettura a distanza di trentuno anni si conferma un capolavoro autentico perché il suo autore era a sua volta un capolavoro vivente.
Grande e immenso Sam Shepard.
Il vagabondare per le strade deserte e polverose degli States, l’abbandonarsi ai paesaggi desolati senza mai avere una meta.
Shepard nei suoi racconti fa del vagabondaggio l’arte in cui perdersi in non luoghi che sono la desolazione e il deserto dell’anima nel totale abbandono di un tutto che scorre e che non va da nessuna parte.
Shepard con una crudele ironia mette in scena storie di vita americana, attraversando strade e vagabondando in cerca di mete che non esistono. Un vagabondaggio che somiglia a una fuga e in cui ci si imbatte in paesaggi e persone che non hanno niente a che fare con l’America tradizionale.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Fuori da ogni convenzione e canone, la scrittura di Sam Shepard (di cui Motel Chronicles rappresenta il vertice) lacera la pagina e l’inchiostro diventa sangue che realizza una mappa di desolazione in cui si resta inghiottiti senza alcuna via di scampo.
Motel Chronicles e gli altri suoi libri raccolgono cose, parole e frammenti sparsi per raccontare con disillusione, caricando di una tragica invenzione una realtà storpia, un’America disumana e deturpata, il paradigma di un Occidente che non riesce a salvarsi da una decadenza letale.
Autostrade periferiche, terre desolate, città metafisiche, sono queste le mete che Sam Shepard raggiunge a bordo della sua auto, sempre dedito all’arte perduta del vagabondaggio da cui emerge la consapevolezza di una consolidata visione apocalittica da cui il pianeta intero non si salverà.
Lo scrittore, in preda a un’anatomia dell’irrequietezza che somiglia molto a quella di Bruce Chatwin, nei suoi racconti fa i conti con un mondo che è già svanito.
E come se fossimo definitivamente finiti in un quadro di Hopper. Il sogno americano si è infranto, insieme alla fine dell’Occidente e davanti a noi vediamo i piedi bianchi sulla moquette sintetica e verde, le nostre mani vuote, le mostre facce senza padre.
Lo scorso anno esce per i tipi di Playground Diario di lavorazione che è il suo ultimo libro. Da leggere la galleria di storie e ritratti di questo altro capitolo straordinario del genio di Sam Shepard: continua il viaggio attraverso il paese depresso sempre sulle highways da cui si vedono le lande polverose che fanno da sfondo alle vite estreme di uomini soli che sono gli stessi di Motel Chronicles.
Nei suoi libri si trova sempre la fotografia di un’ America che cambiava mentre stava tradendo se stessa, di cui Shepard è stato lucido testimone.

Sam Shepard, nato nel 1943, è attore, commediografo e scrittore. Nel 1972 ha ricevuto il Premio Pulitzer per Il bambino sepolto. È apparso in film come I giorni del cielo (1978), Uomini veri (1983) e Black Hawk Down (2001) e ha collaborato alla sceneggiatura di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni (1970) e Paris, Texas di Wim Wenders (1984).

Source: inviato dall’editore al recensore.

:: Liberi junior – Io dico no! Storie di eroica disobbedienza – Daniele Aristarco (Einaudi ragazzi 2017) a cura di Viviana Filippini

11 settembre 2017

io dico noQuante volte siamo stati rimproverati da grandi e da bambini per aver detto no? A me è successo una marea di volte, però “Io dico no! Storie di eroica disobbedienza” di Daniele Aristarco, è la dimostrazione che nel corso della millenaria storia del mondo certi “No” sono stati fondamentali. Nel libro edito da Einaudi ragazzi, Aristarco presenta le vicende umane di persone che, durante il loro vivere, hanno detto con forza no. Scelte che hanno scatenato cambiamenti di portata mondiale o che hanno dato il via a piccole trasformazioni civili, diventate certezze col passare del tempo. 35 sono i personaggi scelti da Aristarco, 35 vicende che, nonostante l’esito in alcuni casi non sia stato purtroppo positivo, sono la dimostrazione di come sia possibile agire per cambiare il mondo. Ogni storia può essere letta in relazione alla altre o come episodio a se stante e questo permetterà al piccolo lettore di conoscere anche un po’ delle esistenze di coloro che dissero “no”. Ecco profilarsi tra le pagine Prometeo con il suo no all’obbedienza, o Orfeo con il no alla morte e all’ignoranza. Si arriva poi a Socrate con il suo no all’ingiustizia o all’incoerenza, a Spartaco con il no alla schiavitù e alla matematica Ipazia con il suo no al fanatismo. Il libro di Aristarco fa davvero attraversare i secoli al lettore, dimostrando quanti sono coloro i quali, in nome di una giusta causa, sacrificarono la loro vita per il bene di tutti. Qualche altro no lo possiamo di certo ricordare in tempi a noi più vicini con Abramo Lincoln e il suo no alla schiavitù, Emile Zola con il famoso “J’accuse” e il no all’antisemitismo. Il no delle Suffragette alla discriminazione di genere, quello di Simon Wiesenthal all’impunità dei criminali nazisti. Anche il musicista Arturo Toscanini disse no, e lo affermò con forza in nome di un arte libera, che non si ponesse al servizio del potere. Come non citare Martin Luther King e il suo no al razzismo o Rosa Parks e il no alla disuguaglianza, con loro Nelson Mandela e il no all’apartheid. Tanti no, diversi tra loro, che hanno toccato le varie sfere del vissuto e allora ecco Charles Darwin col suo no all’antropocentrismo, il Dalai Lama con il no alla violenza, l’italiana Franca Viola con il no al matrimonio riparatore, o Anna Politovskaja con il no alla propaganda. Poi si arriva ai recenti casi di Malala Yousafzai e il suo no all’ignoranza o il no, ancora in atto, della poetessa iraniana Mahvash Sabet. I contenuti nel libro di Aristarco “Io dico no!” sono riferiti a coloro che hanno lottato in nome della libertà, perché a volte dire “no” non è essere capricciosi, ma opporsi alle ingiustizie. Illustrazioni di Nicolò Pellizzon. Età 10+.

Daniele Aristarco è nato a Napoli nel 1977. All’età di otto anni si è trasferito a Roma con la sua famiglia dove ancora oggi vive. Sin da piccolo ha sempre amato raccontare storie e ascoltarne, disegnarne, metterne in scena, musicarne. E così, da quando ha appreso a leggere e scrivere, si è occupato principalmente di questo: conoscere, inventare e raccontare storie. Ha svolto molti mestieri (magazziniere e libraio, attore e organizzatore culturale, speaker radiofonico e regista teatrale, ha persino insegnato Lettere alle scuole Medie). Ha scritto testi teatrali, programmi radiofonici, trasmissioni televisive. Ora scrive romanzi, racconti e saggi divulgativi di storia e cinema sia per gli adulti che per i giovani e i giovanissimi lettori. Con questi ultimi, prova a condividere i suoi giochi preferiti: le storie e la Storia. Si occupa inoltre di laboratori di scrittura creativa presso scuole, biblioteche e associazioni culturali. Ha pubblicato con le edizioni EL “Lucy, la prima donna”; “Cose dell’altro secolo” e “Shakespeare in shorts”, che a settembre 2016 è stato votato dai radioascoltatori della trasmissione «Fahrenheit» come libro del mese. Prossime uscite: “La nascita dell’uomo”.

Nicolò Pellizzon è nato a Verona nel 1985, è fumettista e illustratore. Il suo primo libro a fumetti ha vinto il premio al Treviso Comic Book Festival come miglior fumetto dell’anno. A partire dal 2014 ha iniziato a pubblicare i suoi libri con i migliori editori italiani di fumetti e a collaborare come illustratore con molti editori.

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie ad Anna De Giovanni dell’ufficio stampa.

:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017

fantasmi imperoQuesto libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

:: La felicità vuole essere vissuta – Loredana Limone (Salani 2017) a cura di Viviana Filippini

7 settembre 2017

la felicità vuole essere vissutaViene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso...”

Nell penultimo romanzo con protagonista Borgo propizio (Un terremoto a Borgo propizio, ed Salani) la piccola comunità era sconvolta dal sisma. Di certo il destino della popolazione del paesino nato dalla penna di Loredana Limone non poteva restare sconosciuto e, non a caso, l’autrice napoletana di nascita, ma milanese d’adozione, è tornata con un quarto volume dedicato al magico borgo. “La felicità vuole essere vissuta” è il titolo del romanzo edito da Salani, nel quale la popolazione del borgo è raccontata mentre sta cercando di tornare alla vita quotidiana dopo la distruzione causata dall’evento sismico. Loredana Limone non tradisce gli appassionati lettori delle vicissitudini del simpatico borgo medievale, e così, accanto all’arrivo di turisti stranieri, alla squadra di calcio locale che sale sempre più nelle classifiche, passando per l’apertura di nuovi negozi- compresi i parrucchieri cinesi e la boutique alternativa Amandissima- si scopre che tutti gli abitanti sono in fermento, perché presto arriverà una troupe cinematografica pronta a girare un film su Borgo Propizio e su Aldighiero il Cortese, suo fondatore. Questo evento crea curiosità, ma non impedisce alla scrittrice di trascinarci in un trama, come sempre ben costruita, dove le storie personali dei diversi personaggi si intrecciano le une alle altre con situazioni quotidiani velate a volte da ironia e altre da comicità, a dimostrazione di come un piccolo borgo possa essere considerato un mondo in miniatura dalle infinite sfumature. Pagina dopo pagina ritroviamo i personaggi di sempre, quelli che conosciamo e che, nel corso del tempo, sono diventati amici di noi lettori. C’è Belinda, moglie e mamma della piccola Letizia, non possono mancare le simpatiche Mariolina e Marietta alle prese con una terza sorella sbucata da chissà dove. Non è finita, perché ci sono anche Claudia e Cesare, alle prese con un matrimonio dalla crisi conclamata e Antonia con il suo travagliato amore per Rocco Rubino. Come sempre Loredana Limone, con la sua scrittura scorrevole, crea situazioni di vita quotidiana nelle quale gli imprevisti, i doppi sensi nascosti e momenti di riflessione sul senso dell’esistere sono sempre presenti. Loredana Limone ci fa sì sorridere, ma il suo scrivere è curato e mai banale, ci fa pensare a quello che succede nella vita di ogni giorno. Questo suo modo di raccontare ci trascina dentro ad un mondo fatto di personaggi di fantasia che rispecchiano tanti caratteri e comportamenti di noi umani, impegnati – come le creature letterarie della Limone- nelle piccole lotte del quotidiano per trovare un po’ di sana felicità da vivere e condividere. “La felicità vuole essere vissuta” della Limone ha un altro personaggio importante, lo stesso Borgo Propizio stesso, non solo set di ambientazione delle diverse vicissitudini dei propiziani, ma parte attiva e fondamentale di una storia dalla quale si impara che, a volte, nella quotidianità si devono riconoscere anche i propri errori, e non solo quelli degli altri, per trovare serenità.

Loredana Limone, napoletana di adozione milanese, dopo una decina di libri tra fiabe e gastronomia, ha esordito nella narrativa con Borgo Propizio, premiato con la menzione speciale al Premio Fellini 2012, tradotto in Spagna, Germania e Bulgaria. Gli altri libri sul borgo sono “Borgo Propizio”, “E le stelle non stanno a guardare” e “Un terremoto a Borgo Propizio”, è in arrivo il quarto capitolo dell’amatissima saga: La felicità vuole essere vissuta.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Il sorcio – Georges Simenon (Adelphi, 2017) a cura di Nicola Vacca

6 settembre 2017

sorcioMosselbach, detto il sorcio, è un chlochard alsaziano che vive sotto i ponti di Parigi da molti anni. Una sera mentre è impegnato nei suoi soliti vagabondaggi nei pressi dell’ Opéra trova un portafogli gonfio di dollari e non solo. Architetta un piano infallibile per venire in possesso di quei soldi senza trovarsi nei guai con la polizia che lo conosce.
Ma ancora non sa che quel portafogli e il suo proprietario defunto gli procureranno un mare di guai.
Inizia così, Il Sorcio (Adelphi, pagine 155, euro 18), il romanzo di Georges Simenon che Adelphi ha pubblicato questa estate
La casa editrice milanese continua a scavare nell’opera del grande scrittore belga e bene ha fatto a dare alle stampe questo romanzo che mancava da molto tempo. Simenon lo scrive nel 1937 e arrivo nelle librerie nel 1938.
In una Parigi che non è mai abbandonata dalla pioggia battente, Georges Simenon costruisce un intreccio ricco e intrigante in cui ritroviamo alcuni dei personaggi vicini al commissario Maigret come il commissario Lucas e lo sfigato ispettore Lognon.
Ma è il Sorcio il re di questa storia. L’anziano barbone alsaziano è forse il personaggio più accattivante che Simenon abbia creato.
Ugo Mosselbach che sogna di comprarsi una canonica a Bischwiller – sur Moder si troverà al centro di peripezie e di complotti. Lui non crede che aver trovato un portafogli accanto a un cadavere lo porti a essere il protagonista di una vicenda intrigata che ha a che fare con la finanza internazionale e molti altri affari sporchi. È troppo preso dall’organizzazione del suo piano per rendersi conto del pericolo in cui è precipitato.
Quando scompare un importante finanziere si accorge di essere stato il testimone inconsapevole di qualcosa di molto più grande di lui quando ha trovato tutti quei soldi. Lognon e Lucas lo pedinano perché sospettano che lui sappia qualcosa e non hanno torto.
Sullo sfondo di una Parigi dei quartieri alti, Simenon ci conduce in una storia da commedia poliziesca che sarebbe piaciuta molto al commissario Maigret.
Infatti quando Il Sorcio uscì fu immediatamente definito «un Maigret senza Maigret».
Mosselbach è «un ometto, magro con due occhi eccezionali, vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza» Così come è descritto da Simenon, il Sorcio è uno dei più riusciti tra i numerosi personaggi indimenticabili partoriti dalla sua straordinaria fantasia.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Un interminabile inverno – Alex Boschetti (Edizioni Alpha Beta Verlag 2017) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2017

interminabile invernoSecondo romanzo per Alex Boschetti. Un interminabile inverno, che tocca il Trentino, Bologna e New York. Tre luoghi diversi per tradizione, cultura e dimensioni. Luoghi che permettono di respirare aria pulita, ma anche umidità e caos. Strade dove è possibile sentirsi anonimi o vivi, a seconda delle esigenze. Proprio questo sta cercando Albert Kleim, ex professore universitario e noto volto della tv. Lui, che ha ancora voglia di leggerezza ma si chiude troppo spesso nella solitudine e nel silenzio. Ha un matrimonio fallito alle spalle, una carriera distrutta e un difficile rapporto con la figlia adolescente. È intrappolato in un immenso dolore, che lo soffoca. La scomparsa di suo figlio Nicola, un bambino, solo due anni prima. Un dolore muto, che in famiglia ognuno ha vissuto a modo suo, senza condividerlo.
Nasce così, con Albert, un personaggio ben costruito, anche se discutibile in alcuni atteggiamenti egoistici e fin troppo schietti. Il lettore riesce ad immedesimarsi nella sua muta sofferenza, grazie alle parole utilizzate dall’autore, profonde e sensibili dove serve. Questo noir intreccia in modo perfetto passato e presente del professor Kleim, fra amicizia, promesse, patti pericolosi, tradimenti e segreti. Il suo male di vivere si mescola a terribili eventi, mai sradicati dalla sua memoria. Come cambiano gli amici di sempre nel corso del tempo? Cosa significa per Albert piangere? Ha paura della morte? Questi sono alcuni degli interrogativi che Kleim si pone e sui quali anche il lettore è invitato a riflettere. Albert Kleim, una vita passata a cercare uno spiraglio. Il quotidiano trascorso cercando di evitare la negatività.
Un interminabile inverno. Quando l’orrore dell’anima supera ogni limite. Quando la vendetta è marcia e distorta. Noir splendido, feroce. Terribile ma efficace. Le frasi sono essenziali. I capitoli, brevi. Le parole lasciano un diffuso senso di inadeguatezza e di malessere. Così deve essere.
Editing praticamente perfetto, complimenti alla ab edizioni Alphabeta Verlag di Merano. Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Alex Boschetti (1977) ha al suo attivo diverse sceneggiature per fumetti e graphic novel, tra cui La strage di Bologna (Becco Giallo, 2006) e La scomparsa di Emanuela Orlandi (Becco Giallo/Fandango 2013). Nel 2017 è prevista l’uscita del suo nuovo lavoro, sempre per Becco Giallo, dal titolo Mani Pulite. Ha scritto anche sceneggiature per cortometraggi in animazione e videoclip. Ha inoltre pubblicato racconti in diverse antologie e il romanzo Nera Neve (ENS, 2003).
Un Interminabile Inverno è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Silvia di Manzoni22 ufficio stampa Edizione Alpha Beta Verlag.