Oggi vi parlo di due libri illustrati per bambini, usciti questa estate per Gallucci editore: Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! della serie Ciao sono Frida Miao. Sono due piccoli albi con bellissime illustrazioni a colori (facili da copiare), io me ne sono innamorata subito. Se amate i gatti poi non dovete perderli. Appartengono alla collana prime letture con EasyReading Font (Dyslexia friendly) e sono simpatici e divertenti, la lettura ideale per chi appunto sta ancora imparando. Il testo è di Gérard Moncomble, i disegni di Frédéric Pillot. La traduzione dal francese di Marina Karam. Consigliati dai 7 anni in su.
Gérard Moncomble (1951) a nove anni batteva sulla macchina da scrivere con due dita e ancora oggi compone così i suoi testi. Vive in mezzo ai boschi, nel Sud-Ovest della Francia, con una gatta che ha ispirato le avventure di Frida.
Frédéric Pillot è un illustratore di libri e riviste per bambini e ragazzi molto conosciuto in Francia.
Liberi di scrivere aderisce alla campagna dell’Associazione Italiana Editori (AIE) e librai (ALI Confcommercio) per invitare i lettori ad andare in libreria il prima possibile, senza attendere le code di Natale.
I libri sono beni essenziali e le librerie restano aperte anche nelle zone rosse.
«Nella situazione di incertezza che ci circonda invitiamo gli italiani a non aspettare l’ultimo momento. Novembre è il nuovo dicembre, per usare lo slogan di una felice campagna dei librai americani, ripresa anche nel Regno Unito e in Olanda – sottolineano insieme il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi e quello dell’Associazione Librai Italiani (ALI), Paolo Ambrosini -.
L’invito non deve farvi abbassare la guardia, sempre è raccomandato l’uso delle mascherine, del distanziamento e del gel igenizzante. Dove è possibile informarsi se le librerie fanno servizio a domicilio consegnandovi a casa i libri ordinati. Se anche ognuno di noi comprasse anche un solo libro nella libreria più vicina a casa sua, consentiremo a queste attività di sopravvivere e continuare a svolgere il loro ruolo essenziale per la comunità dei lettori.
I libri sono una medicina per l’anima altrettanto importante delle medicine per il corpo.
Se volete poi continuare a comprare i vostri libri sugli store online come Libreria Universitaria o Amazon nessuno ve lo vieta, ma perchè la filiera non si interrompa sono vitali anche i piccoli librai innestati nel territorio.
Io ho già in mente il libro che comprerò e anche la libreria dove farlo. Arriviamo preparati al Natale, sempre secondo le nostre possibilità, regaliamo libri quest’anno, con circa 20,00 Euro trasmettiamo il nostro affetto e la nostra amicizia e nello stesso tempo non graviamo troppo sul salvadanaio.
E così la saga del commissario Ricciardi è giunta al termine, Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi chiude un ciclo che ha segnato davvero il panorama letterario italiano di questi anni. Forse un po’ più opaco dei precedenti, anche se conserva lo spirito che ha animato la serie, Il pianto dell’alba come tutti gli addii (forse ci saranno ancora dei racconti con Ricciardi protagonista, ma prendete l’informazione con le pinze) lascia un velo di malinconia e un senso di perdita, anche se ricordiamolo l’intera saga ha componenti noir che giustificano il tragico e inatteso finale, che non anticipo ma rattristerà sicuramente molti lettori. È un finale inatteso, io avevo immaginato tutto ma non questo, tuttavia riflettendo non da lettore ma da scrittore è l’unico finale credibile, adatto all’economia della storia. La trama poliziesca di quest’ultimo episodio è forse un po’ debole, l’intuizione di Modo un po’ repentina (non sarà Ricciardi ad averla) pur tuttavia si colloca nel filone del noir storico. De Giovanni ha avuto il pregio di arricchire con un linguaggio letterario e poetico un genere di solito caratterizzato da una lingua scarna, essenziale, veloce. In tutta sincerità credo che non sia il personaggio ad avere stancato l’autore, ma più che altro il periodo storico che sarebbe succeduto, così drammatico da mettere da parte le storie minime di cui de Giovanni si occupa. Le fasi più drammatiche del fascismo, la guerra, la fine di un’epoca non erano più uno scenario adatto a un barone all’antica che vede i morti. Ricciardi poi ammettiamolo era un personaggio invadente se non ingombrante, intendo per uno scrittore, anche faticoso psicologicamente da gestire. Ora l’autore è più orientato a scrivere storie contemporanee, e ben venga, la parentesi che si è chiusa però non sarà dimenticata, e bene o male potremo rileggere i passati episodi anche fra vent’anni, senza che perdano di freschezza. Arrivederci Ricciardi speriamo di rincontrarti.
Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto e Nozze, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato Troppo freddo per Settembre (2020). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali.
Nella Grande Mela James Murray abitava da circa trent’anni, tanti ne erano passati da quella fuga notturna su mezzi di fortuna, e anche se lei, con i suoi incroci trafficati e i suoi grattacieli, a volte lo stordiva fin quasi all’ottundimento, ormai poteva chiamarla, a pieno titolo, casa.
James Murray è l’antieroe di questa tragicomica avventura, drammatica e seria per i fatti, comica per il narrato, che Ilaria Mainardi ci racconta con lievità e disincanto in La quarta dimensione del tempo edito da Les Flâneurs Edizioni, piccolo editore di libri di qualità.
Murray, come nonna Aigneis e come i bisnonni Kenneth e Ana prima di lei, aveva dovuto arrendersi abbastanza presto all’idea che del sogno americano, il sogno che tutti invocavano e che qualcuno ancora cercava con commovente pervicacia, erano rimasti i coriandoli attaccati lungo il battiscopa al termine di una festa di carnevale.
La Mainardi infrange la legge chiariana che un buon racconto nasca solo nel vissuto ambientale che l’autore sperimenta e metabolizza. L’autrice, pisana di nascita, ci porta infatti negli Stati Uniti e con una sorte di spudorata appropriazione culturale al contrario, nata da una sorta di multiculturalismo spirituale che rende universale un immaginario comune (nato dal cinema, dal teatro, dalla letteratura, dall’arte tutta) ci proietta nella vita di un affascinante pubblicitario di successo (anche l’irlandesissimo Leopold Bloom a modo suo lo era) di mezza età, newyorkese per scelta, come quasi tutti i newyorkesi prima che questa maledetta pandemia spopolasse la più multiculturale città del mondo.
Murray stava per sbottare quando Burt troncò la digressione e arrivò al punto: «James, abbiamo trovato una vecchia lettera di tua madre. O di una persona che si qualifica come tale».
Dopo 27 anni trova in una cassapanca (grazie a due inquilini impiccioni) una lettera di sua madre che quasi gli intima con toni molto vivaci di tornare a casa, in Missouri. Sebbene venerasse il padre, il nostro James non aveva splendidi rapporti con la madre, ma anche grazie a Gav amico di una vita si trova in tasca i biglietti aerei per tornare a casa.
Peter F. Murray aveva un vero e proprio talento per le storie, quasi tutte false o connotate da voli di fantasia talmente pindarici che i già scarsi elementi di realtà si mischiavano con sogni di gioventù, leggende popolari, pettegolezzi, fino a dissolversi in quell’intruglio immaginario.
Una storia di amicizia, di sentimenti, di crescita personale, di radici ritrovate si forma sotto in nostri occhi tra flasback e citazioni, aneddoti cinematografici (gustoso quello su come nacque la carriera artistica dell’eroe di Fronte del porto[1]), in un crescendo musicale quasi.
Le brave persone alla fine ottengono sempre una ricompensa.
Ogni tassello è al suo posto, la Mainardi ha una scrittura fluida e matura, grazie anche a un ottimo editing che ha saputo valorizzarla al meglio. Io già sapevo che era brava, ho già letto altri suoi lavori, poi il suo umorismo tutto toscano si coniuga col cipiglio da critica cinematografica con un bagaglio di notizie curiose sul mondo del cinema quasi sconfinato.
Con una nota a margine per la signora Higgins.
La signora Higgins altri non era che l’anziana dirimpettaia dei due inquilini. Era stata anche la dirimpettaia di James, quando viveva lì, e lui l’aveva reputata molto anziana già a quei tempi. La sua età presunta si attestava dunque intorno ai centoquattordici anni.
Ne consiglio caldamente la lettura, specie in questo periodo di depressioni da lockdown, e soprattutto perché i piccoli editori fanno più fatica a farsi strada, per cui il passaparola è ancora un’arma vincente. Buona lettura!
[1] Qui apro una parentesi divertente il padre di James Murray è un racconta frottole inveterato, e anche questa è una delle sue, ma io ci sono cascata, sono propensa a credergli dopo tutto Hollywood e fitta di misteri e di leggende, anche se la storia ufficiale è un’altra
Ilaria Mainardi è pisana di origine e cosmopolita per viaggi mentali. Da sempre appassionata – innamorata – di cinema, lo ha studiato per cercare di capirlo e non c’è riuscita. Da questa impasse è emerso un amore ancora più solido. L’altra sua più grande passione riguarda la drammaturgia in lingua inglese: da William Shakespeare a Martin McDonagh (che è anche uno dei suoi registi preferiti) passando per Enda Walsh e David Mamet. Sogna di vincere la Palma d’oro a Cannes per un film sceneggiato a sei mani con i fratelli Coen e di bere un caffè nero con David Lynch.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Les Flâneurs Edizioni.
Si terrà mercoledì 11 novembre alle ore 11 la cerimonia di presentazione di Amazon Storyteller 2020. L’evento sarà presentato dallo scrittore e critico Francesco Musolino, con la partecipazione della giuria e degli autori finalisti.
Al termine verrà premiato il miglior Storyteller fra gli Autori indipendenti partecipanti al concorso.
Riprendono, a grande richiesta, le nostre interviste collettive del lunedì. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.
Sarà con noi lunedì 9 novembre alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.
Parleremo del libro Il male degli angeli edito da Baldini+Castoldi.
Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!
Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.
Luisa Gasbarri è saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing. Ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo. L’istinto innaturale. È autrice di manuali alternativi e i suoi racconti compaiono in diverse antologie.
Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi.
Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!
“Le tre e ventuno. Non dormo, non riesco. Il tuo neo, quei denti bianchi, regolari e perfetti. Dove sei adesso? Non ce la faccio, mi alzo. Solo il tuo nome, solo quello. Perché ci hanno messo l’h alla fine? Riapro il libro dei nomi. Leggo e imparo a memoria. In arabo è اراسma non lo so pronunciare. In ebraico è.ereva eved omissilleb onous ehc àssihc ,הרש In finlandese suona come da noi, Saara, soltanto avrà i capelli più chiari e più pazienza nel pronunciarne il nome. In russo è strano, è scritto in cirillico, Capa, all’incirca, ma si pronuncia Sara. Bizzarrie delle lingue. In svedese è Zarah e l’immagino con le trecce e i maglioni con gli alci rossi indosso. In tutte le altre lingue del mondo è Sara. Un nome universale, tre lettere diverse, due vocali, due consonanti, una sola magia.”
Alessandro lavora in un SerT e sul lavoro ha il vizio di affezionarsi troppo ai pazienti. La sua ex, Emma, l’ha lasciato per un altro. Ogni sera va a trovare il padre ricoverato in una struttura per anziani, anche se per il genitore, che lui vada o non vada, non fa alcuna differenza. Non lo riconosce nemmeno e vive solo nel rimpianto dell’amata moglie Ada. Sua madre
“Alessandro se la ricordava sempre uguale, forse perché non l’aveva vista invecchiare ed era rimasta una specie di icona sacra. Gli era sempre sembrata identica, precisa e irraggiungibile, perfettamente ordinata nella sua “divisa” di ordinanza che teneva nella vita: camicia bianca perennemente inamidata, una gonna nera, calze intonate e un paio di scarpe con tacco, sempre scure. Era stata una maestra elementare esemplare, una donna tutta d’un pezzo, di quelle di una volta, con il carattere forte e sfuggente di una leonessa ferita”.
Alessandro va a trovare il padre per tacitare i sensi di colpa e fatica a staccarsi da Emma e dalla fede che porta al dito. È un pasionario in tutto. Ma la sua vita deve cambiare e si trova costretto a comprare una casa sua e a creare uno stacco netto con la ex, anche se non vorrebbe. E qui il destino ha qualcosa in serbo per lui. Sarah arriva quando meno se l’aspetta. In un momento delicato, dopo la morte di un paziente a cui era sinceramente affezionato. Si incontrano di sfuggita in un negozio di dischi. Lei senza volere gli scippa il disco che cercava da anni. Il tempo di inseguirla e di vederla sparire dietro l’angolo che la ritrova dal notaio al momento del rogito. È lei la proprietaria dell’appartamento che sta per comprare. E per Alessandro è un colpo di fulmine. Nei giorni a seguire se la ritrova più volte sotto casa. Sarah con la H dice di avere nostalgia del suo vecchio appartamento. Lui la fa entrare. Fanno l’amore. Ma saranno davvero i batticuori di cui Alessandro ha tanto bisogno? La sua vita cambia drasticamente e passare dalla felicità al dolore è un niente. Ma fino a che punto siamo disposti ad arrivare per amore?
Un susseguirsi di emozioni in crescendo trascineranno il lettore a un finale inaspettato. Dopo il successo di Mio padre era comunista ecco di nuovo la bella scrittura di Luca Martini in una storia personale e sensibile. Una scrittura che ti fa sentire a casa.
Luca Martini – Bologna – 1971 – presente in numerose antologie e riviste letterarie – è autore di romanzi, poesie, racconti, monologhi teatrali e favole illustrate. Ha pubblicato i romanzi: Mio padre era comunista, Il tuo cuore è una scopa, le raccolte di racconti: L’amore non c’entra, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Il nostro due agosto e ha curato le antologie: Vinyl – Storie di dischi che cambiano la vita con Gianluca Morozzi e On The radio – Storie di radio, DJ e rock’n’roll con Barbara Panetta.
Il mistero del male affascina e respinge da sempre e mai come in questi ultimi tempi spinge l’uomo a interrogarsi, a porsi delle domande fondamentali, etiche, naturali. La storia stessa sembra un elenco inarrestabile di drammi: guerre, persecuzioni, massacri, epidemie sciagure di ogni genere e forse nella storia recente nessun altro periodo come quello della Germania nazista e della Seconda Guerra Mondiale ha spinto le persone a chiedersi se sia davvero il male il motore della storia. In nessun altro periodo infatti il suo ruolo è stato così eclatante, terribile e totalizzante. Gli uomini sono intrinsecamente malvagi? Non conoscono altra legge che la violenza, il sopruso, l’annientamento dell’altro, del proprio simile? A rispondere a queste domande ci prova Luisa Gasbarri nel suo ultimo libro, uscito un po’ in sordina lo scorso luglio, senza grande clamore mediatico, Il male degli angeli, un thriller originale che scava negli abissi di questo mistero. Non sono molti i libri, tanto meno i thriller, che trattano i temi di cui parla Il male degli angeli, temi a dire il vero piuttosto criptici e anche difficili di cui anche con le migliori intenzioni è difficile indagare trattando anche se accidentalmente di sette esoteriche perlopiù scomparse. E si sa il confine tra storia e leggenda in questi ambiti è molto labile. Il nazismo esoterico è di per sé un tema oscuro, per non parlare dei legami con alcune credenze che non trovano grande credito nel mondo contemporaneo, dall’esistenza degli alieni, alle capacità medianiche, a l’occulto in genere. Da molti tutte cose tacciate di superstizione e irrazionalità, ma tuttavia un terreno perfetto per essere indagato dalla fiction, che può liberamente vagare con la fantasia in campi inesplorati. Protagonista del romanzo è una donna, forte e fragile nello stesso tempo, Sara Wolner, da sempre l’autrice è interessata a tematiche di genere e al ruolo delle donne nella nostra quotidianità, con un passato familiare specifico e quasi ingombrante, il suo essere una donna ed ebrea con un passato militare ora in forza all’Interpol avrà un ruolo specifico nel romanzo. Che come dicevo è un thriller, parte come un’indagine poliziesca e tra passato e presente ci porta verso un finale decisamente inquietante e sopra le righe. Ma non è solo un thriller, è un romanzo di formazione in cui una donna oltre a conciliare vita e personale e lavoro indaga su se stessa, e su cose di se stessa e della propria famiglia che faticherà ad ammettere. Le prime due cose che colpiscono di questo libro sono la padronanza narrativa e l’accuratezza storica (venata da tocchi esoterici). Si legge come un page turner per capire chi è il colpevole e quale è il mistero a monte di tutto, e nello stesso si fa luce e si aprono strade interpretative su pagine di storia ancora oscure. Merita una riscoperta.
Luisa Gasbarri è saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing. Ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo. L’istinto innaturale. È autrice di manuali alternativi e i suoi racconti compaiono in diverse antologie.
Ci attende il prossimo 10 novembre un belllissimo Review Party dedicato al libro in uscita per Newton Compton “Il traditore di Roma” di Simon Scarrow uno dei migliori scrittori contemporanei di romanzi storici dedicati all’antica Roma, vi segnalo il banner dell’iniziativa che potete diffondere nei vostri canali:
Per festeggiare il centenario di Hercule Poirot dopo il THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON che si è tenuto il 12 ottobre abbiamo in serbo una sorpresa che farà felici tutti gli estimatori del celebre personaggio iconico di Agatha Christie. Eugenio Marinelli, attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e voceitaliana del Poirot di David Suchet ha accettato di risponderead alcune nostre domande.
Benvenuto Eugenio, e grazie di avere accettato questa intervista. Sono davvero felice di averti qui perché ti confesso il mio interesse per Agatha Christie è nato proprio vedendo la serie tv britannica dedicata a Poirot, Agatha Christie’s Poirot, da te doppiata. Insomma la serie tv mi ha portato a riscoprire i libri, quando di solito succede il contrario. Non lo trovi singolare?
Per quanto riguarda questo sono molto contento perché evidentemente il doppiaggio ti ha colpita tanto da interessarti e spingerti a leggere la collana di Agatha Christie.
Molto va alla bravura di David Suchet, si può dire un Poirot perfetto, ma parte di questo successo specialmente in Italia è dovuto al fatto di avere avuto te come doppiatore. Hai fatto un lavoro incredibile, assieme anche a Gino La Monica, Stefano De Sando e Valeria Perilli, tutti perfetti nell’evidenziare ogni sfumatura e una certa divertita coralità. Si è creata una bella sinergia tra voi durante il doppiaggio?
Voglio ringraziarti per i complimenti riguardo al doppiaggio fatto da me e dai miei colleghi…con i quali ho formato una bella squadra di lavoro.
Come hai costruito il personaggio di Poirot? Ed è stato difficile seguire la recitazione quasi camaleontica di David Suchet?
Posso dirti che seguire Suchet è stato impegnativo ma facile allo stesso tempo perché, come dico sempre a i miei allievi durante i corsi che spesso sostengo per insegnare il mestiere ai neo- doppiatori, bisogna rispettare e seguire pedissecuamente il lavoro fatto dall’attore di presa diretta soprattutto se è bravo come Suchet. Non bisogna farsi prendere dalla voglia di fare se stessi ma copiare il suono della voce, il modo di porgere le battute, il ritmo e i respiri dell’attore che si sta doppiando. Insomma, doppiare è un mestiere meraviglioso ma difficile e per farlo bisogna essere prima di tutto attori (anche se ci sono bravi doppiatori che non confermano questa regola).
La bravura di Suchet è stata tale da essere riuscito a dare profondità al personaggio, di per sé buffo e quasi caricaturale, ma grazie all’eleganza e umanità che trasmette la sua recitazione mai scade nella macchietta. Anche la voce che gli hai dato contribuisce a questo specialmente nell’uso dell’inflessione e dell’accento francese. Un altro tocco di eleganza si può dire. È stato difficile, o ti è venuto come dire naturale?
Io sono riuscito a dare la mia voce a Poirot (David Suchet) grazie ad un provino per il quale sono stato scelto dal grande direttore di doppiaggio Renato Izzo. Mediaset cercava una voce che si incollasse bene al Poirot di Suchet e che riproponesse, senza essere macchiettistico e poco credibile, l’accento “belga” (e non francese, mi raccomando!, Poirot in un episodio lo specifica molto bene ad un personaggio, anche perché è nota l’antipatia tra belgi e francesi). Certo per noi il suono rimane quello francese, senza dubbio.
Il lavoro tecnico e recitativo che ho dovuto fare non è stato per niente facile all’inizio ma poi grazie all’aiuto di Renato Izzo ce l’ho fatta e l’ho portato avanti con impegno e scioltezza per ben 78 film dei quali ho anche fatto la direzione del doppiaggio (esclusi i primi cinque).
Parlaci infine di te e del tuo lavoro, come sei arrivato al doppiaggio? Che studi hai fatto? Che maestri hai avuto durante la tua carriera?
Per quanto riguarda la mia carriera io sono figlio d’arte , mia madre cantante, la sorella di mio padre (Lulù Marinelli) è stata una famosa attrice del cinema muto, mia sorella Sonya famosa attrice e bambina prodigio. Insomma ho masticato pane e arte sin da piccolo. I miei primi passi li ho mossi in teatro senza aver fatto nessuna scuola o Accademia D’Arte Drammatica (cosa che invece ho fatto fare a mio figlio che sicuramente conoscerai LUCA Marinelli). La mia scuola è stata stare dietro le quinte e ascoltare i bravi attori… poi come tutti noi attori ho fatto radio, televisione, cinema. Al doppiaggio sono approdato 40 anni fa, e ho avuto il piacere di doppiare attori importanti come Depardieu, Goodman, Gene Wilder, ecc.. e ho avuto maestri come Fede Arnaud, Mario Maldesi, Pino Colizzi e soprattutto Renato Izzo al quale devo molto.
È davvero tutto e permettimi di ringraziarti anche da parte dei fan perché non sono la sola a pensarlo che il doppiaggio italiano sia stato fondamentale per il successo della serie nel nostro paese.
Dopo “È tempo di partire” ed “È tempo di tornare” la terza avventura delle gesta meravigliose, anche se ben poche eroiche, di Chòu jiǎo personaggio guascone, ma dal cuore d’oro, nella Cina di fine Ottocento.
L’avevamo lasciato che abbandonava Pechino e Fiore di Ibisco per tornare in campagna dalla sua famiglia, lo ritroviamo deciso più che mai a perseguire una setta segreta che traffica in oppio.
Sempre un wuxia comico, ma con venature più malinconiche. In attesa dell’ultimo capitolo “È tempo di amare” che chiuderà la quadrilogia.
Disponibile online in digitale anche su Unlimited. Scontato per alcuni giorni a 1,99 euro!
Dopo l’annullamento di ARF! il Festival del Fumetto di Roma – a causa dell’emergenza Coronavirus – rimandando la sesta edizione a maggio 2021, gli organizzatori (definiti da sempre ARFers) tornano al Mattatoio, il Museo d’arte contemporanea di Testaccio, per presentare da venerdì 20 novembre a domenica 22 QUALCOS’ALTRO, un intero weekend di mostre dedicate al fumetto, concepite come esperienza totalizzante e immersiva.
Una grande esposizione, allestita nel Padiglione 9B, con le tavole originali di Darwyn Cooke – uno dei veri innovatori del medium fumetto – mostrate per la prima volta assoluta in Italia, le copertine di Dave Johnson, il poliedrico artista contemporaneo di comic book, asceso alla fama internazionale grazie a un capolavoro come Superman: Red Son, le riflessioni e avventure/disavventure dei personaggi di Silvia Ziche e le tavoledegli oltre 80 autori del libro COme Vite Distanti.
Silvia Ziche, che illustra il manifesto dell’esposizione, è senza ombra di dubbio una delle più affermate fumettiste italiane. Autrice Disney sin dal 1991, una firma costante del settimanale Topolino, ha creato storie a fumetti e vignette satiriche anche per Linus, Smemoranda, Comix e Cuore.
Pubblica i suoi lavori con i più importanti editori italianitra i quali Einaudi, Rizzoli, Mondadori, Feltrinelli Comics e Sergio Bonelli Editore che l’hanno portata e tante prestigiose collaborazioni che includono Vincenzo Cerami e Luciana Littizzetto. E’ però per il settimanale Donna Moderna che crea Lucrezia, probabilmente il suo personaggio più celebre, considerato suo alter-ego, di cui, dal 2006 ogni settimana, racconta le riflessioni, le avventure/disavventure, le crisi sentimentali. E proprio con Lucrezia, Silvia Ziche oltrepassa il costume e la satira, toccando, attraverso libri come E noi dove eravamo? o L’allegra vita delle quote rosa tematiche tanto femminili quanto femministe: la lotta delle donne per l’emancipazione e la libertà, l’eradicazione del concetto stesso di patriarcato impresso nel nostro retaggio culturale. Un “attivismo disegnato” che non utilizza slogan, ma le matite, lo humour, l’acume e la sensibilità della pluripremiata autrice veneta.
Darwyn Cooke l’autore canadese, prematuramente scomparso, è stato uno dei veri innovatori del medium fumetto, grazie al suo inconfondibile stile retrò che ha rielaborato in chiave moderna gli stilemi del noir e del fumetto supereroistico degli anni ’40, ’50 e ‘60. La mostra delle sue tavole originali a Roma, esposte per la prima volta assoluta in Italia, ripercorre tutto il suo percorso artistico, da Batman, Catwoman e tutte le leggende della DC Comics (The New Frontier) fino a The Spirit e i mutanti della Marvel, includendo momenti più adulti come il Parkerdello scrittore Richard Stark o i Minutemen tratti dal Watchmendi Alan Moore.
L’opera di Darwyn Cooke (1962-2016), vincitore di tredici Eisner Awards, otto Harvey Awards e cinque Joe Schuster Awards, prosegue idealmente quel filo tematico inaugurato da ARF! nel 2019 con la mostra di Frank Quitely, cioè la ricerca di una personalissima cifra stilistica “autoriale” applicata alle grandi icone POP del fumetto mainstream nordamericano: «Se c’è stata una costante nella carriera di Darwyn Cooke è stata la coerenza nel restare sempre lontano dalle mode. Non le ha mai inseguite, proprio come fanno gli innovatori, ma non le ha mai nemmeno dettate, perché è stato un disegnatore e un autore letteralmente inimitabile» (Fumettologica).
Dave Johnson, classe 1965, è uno dei più poliedrici artisti contemporanei di comic book (scrittore, disegnatore, colorista, inchiostratore, letterista, designer) che collabora regolarmente con Marvel, DC Comics e Dark Horse, asceso alla fama internazionale grazie a un capolavoro come Superman: Red Son di Mark Millar. La mostra al Mattatoio celebra quella specifica parte del suo lavoro per cui è stato consacrato nel mondo: la sua attività da copertinista. Capaci di raccontare ed evocare interi mondi, di definire la linea editoriale stessa delle collane in cui vengono pubblicate, le straordinarie copertine di Johnson – grazie al proprio segno riconoscibilissimo e all’impressionante senso grafico nella gestione di equilibri e spazi – attraversano senza soluzione di continuità personaggi e generi: Batman, Superman, Hellboy, Lucifer, Deadpool, 100 Bullets, Harley Quinn e tanti altri, esposti con studi preparatori e illustrazioni inedite, mai viste prima in Europa.
Infine, la mostra dedicata al libro COme Vite Distanti, ideato e prodotto da ARF! in collaborazione con PressUP durante il lockdown della scorsa primavera, i cui 62.385 euro raccolti grazie alla sua vendita on-line sono stati interamente donati all’INMI Lazzaro Spallanzani di Roma per l’emergenza Covid e la ricerca. Introdotta dalla penna di Alessandro Baricco, la mostra presenta tutte le tavole del volume con oltre 80 dei maggiori autori del panorama nazionale tra i quali Milo Manara, Gipi, Zerocalcare, Manuele Fior, Fumettibrutti, Giuseppe Palumbo, Sio, Sara Pichelli, Zuzu, Mirka Andolfo e Paolo Bacilieri, coinvolti “coralmente” in un’unica storia, per quella che è stata unanimemente riconosciuta da lettori e critica come l’espressione più alta di coesione e generosità di un’intera categoria professionale italiana.
ARF! presenta: QUALCOS’ALTRO! è un intero weekend di mostre dedicate al Fumetto, concepite come esperienza totalizzante e immersiva, nel cui bookshop i visitatori potranno trovare tutti i titoli degli autori esposti, un catalogo esclusivo (acquistabile solo ed esclusivamente durante i tre giorni dell’evento) e una specialissima tiratura di COme Vite Distanti, fresco vincitore del Premio Boscarato 2020 assegnato dal Treviso Comic Book Festival.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona è questa! In tutta l’Inghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto così totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi così sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensava…»
«Thrushcross Grange è roba mia, signore» m’interruppe, con un fremito. «Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!»
Quell’“entri” fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava “va’ al diavolo!”. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare l’invito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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