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:: Liberi di Scrivere Award undicesima edizione – Le votazioni

2 gennaio 2021

Giunto all’ undicesima edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2020, anno appena trascorso.

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di sabato 16 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2020 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati finali. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi).

Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail che trovate nei contatti. Voti ripetuti con uno stesso account saranno cancellati. Grazie.

I commenti sono in moderazione, se non li vedete subito pubblicati non allarmatevi, li sblocco appena posso, ma la cosa importante è che nessun voto andrà perduto.

Traduttori:

Mario Biondi

Editori:

La nave di Teseo

Ink Edizioni

Sellerio

I libri:

“Ulisse” di James Joyce Voti 2

“Blind Spot” di Novelli Zarini Voti 2

“Prima di noi”, di Giorgio Fontana Voti 1

“Centro” di Amalia Frontali e Rebecca Quasi Voti 7

:: Baptiste, prima stagione serie della BBC diretta da Börkur Sigþórsson e Jan Matthys

28 dicembre 2020

Spin-off di The Missing, Baptiste è una serie della BBC prodotta da Two Brothers Pictures, scritta da Harry e Jack Williams e diretta da Börkur Sigþórsson e Jan Matthys con al centro il personaggio del poliziotto in pensione Julien Baptiste (interpretato da Tchéky Karyo), specializzato nel trovare persone (e cose) scomparse. Sei episodi girati tra l’Olanda e il Belgio (ci sarà anche una seconda stagione ambientata in Ungheria) con un taglio e una visione molto europea, interessanti sia per la trama ad incastro che per i dialoghi (in più lingue dall’olandese, al romeno, al francese, al naturalmente inglese). L’Europa multietnica sembra emergere con le sue luci e le sue ombre, portandoci nei meandri di una lotta alla criminalità sempre più aggressiva e ipertecnologica. La scomparsa di una prostituta dà l’inizio a una caccia dove nulla è come sembra, tra depistaggi, false certezze e inseguimenti dove il talento investigativo del protagonista è messo a dura prova. Non voglio dire troppo della trama ma è interessante il ruolo che via via i personaggi assumono che si discosta dalle solite narrazioni. Colpi di scena ce ne sono parecchi, e sicuramente questo riesce a tenere desta l’attenzione dello spettatore che non sa bene cosa aspettarsi. Tanti i personaggi, tante le storie narrate e le sottotrame. Bello il personaggio di Kim (Talisa Garcia), che nasconde un segreto capace di sgretolare la sua vita, o quello di Edward, l’uomo d’affari inglese cacciatosi in un guaio più grande di lui, interpretato da un ottimo Tom Hollander dall’aria debitamente stranita. Poi mi ha colpito soprattutto Alec Secăreanu (nella serie Costantin) un villain molto realistico e senza cuore per cui la violenza è solo business. Ma in fondo sono tutti bravi e in parte. Amsterdam (in realtà Antwerp) gioca un ruolo non secondario con i suoi canali, i suoi ritrovi per turisti e il suo caratteristico quartiere a luci rosse. Una bella serie europea di cui non vedo l’ora di vedere la seconda stagione. Consigliata. 

Source: acquisto personale.         

:: Un’intervista con Maria Masella a cura di Giulietta Iannone

21 dicembre 2020

Benvenuta Maria su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa mia intervista. Come tradizione iniziamo con le presentazioni. Allora sei nata a Genova nel 1948, sei laureata in Matematica, hai insegnato per molti anni al liceo scientifico, e nonostante i successi letterari hai continuato a lavorare fino alla pensione. Vuoi aggiungere altro?

MM: Alcuni dettagli possono aiutare a capire alcune mie scelte. Amo Genova e proprio nella mia città ambiento la maggior parte delle mie storie. Sono appassionata di Storia e di arti figurative.

Hai esordito pubblicando racconti di spionaggio nella collana Segretissimo di Mondadori, una scelta insolita per una donna. Come è nato in te l’interesse per questo genere di letteratura?

MM: Mio padre era un gran lettore di Segretissimo e lo leggevo anch’io. Scrivevo da tanti anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di inviare qualcosa a un editore. Avevo letto il bando per racconti spy, 1986. Ho scritto un racconto ambientato negli anni di piombo. È piaciuto a Laura Grimaldi e me ne ha chiesti altri.

C’è qualcuno che ti ha particolarmente aiutato all’inizio della tua carriera che vuoi ringraziare?

MM: Laura Grimaldi e Marco Frilli.

Poi hai spaziato dal giallo al fantasy, al romance di ambientazione storica. Sei un talento poliedrico, cosa insolita in Italia dove quasi tutti gli scrittori sono settoriali. Cosa ti ha spinto a variare spesso genere, la curiosità?

MM: Nella domanda c’è un “errore”: l’avverbio “poi”. Ancora prima di cominciare a pubblicare, scrivevo storie collocabili in generi diversi e continuo a portare avanti più di un genere. Curiosità? Forse, ma soprattutto la voglia di raccontare una storia che può “nascere gialla o noir” oppure “romantica”. O non etichettabile. Comunque, sono curiosa. Alcune delle storie che scrivo non sono nate pensando a una possibile pubblicazione, ma soltanto per me. Un esempio che è anche risposta a questa domanda: ho scritto, soltanto per me, tre racconti, tutti ambientati in un bar con gli stessi personaggi e l’ho virata in spy, in noir, in romance.

Armando d’Amaro ti ha definito la scrittrice più significativa dell’intero panorama italiano. Sei comunque la decana delle scrittrici italiane che si sono dedicate al giallo e al noir. Pensi ci sia posto in Italia per donne che scrivano noir? E quali sono attualmente le più significative?

MM: Grazie, Armando! La maggior parte dei lettori sono lettrici e leggono di tutto! Perché non dovrebbe esserci posto? Il vero problema sono alcuni “critici”: se un uomo inserisce nei suoi noir alcuni riferimenti alle vicende sentimentali dei protagonisti, allora l’autore è attento alla psicologia dei personaggi che descrive a tutto tondo. Cosa succede, spesso, se è una donna ad affrontare nel medesimo modo una storia? Sempre trovi un “critico” che lamenta l’eccesso di sentimentalismo. Le colleghe più significative? Non posso rispondere: non le ho lette tutte, rischierei di non citare la più significativa. Ma la realtà vera è che quando leggo un romanzo che l’autore sia donna o uomo mi importa meno di niente.

Celebre è la tua serie dedicata Commissario Antonio Mariani, giunta al 23° episodio con l’ultimo Mariani e le ferite del passato. Come è nato questo personaggio? Immaginavi che sarebbe stato così longevo?

MM: Il personaggio è nato per caso. Avevo già scritto un giallo, abbastanza classico, Per sapere la verità, ambientato nel mondo dei matematici di professione perché mi sentivo più sicura fra “gente che conoscevo”. L’avevo pubblicato con un piccolo editore e avevo scoperto che scrivere un romanzo giallo non era impresa impossibile. Aveva avuto anche apprezzamenti… E mi è venuta in mente una storia con un assassino che volesse essere trovato, ma troppo tardi. È nato Antonio Mariani. Doveva essere un romanzo solo, ma poi sono diventati tanti. Ho provato a ucciderlo almeno tre volte, ma ci sono state proteste. Sì, Antonio piace. Perché? Perché è un uomo normale.

Hai pubblicato per le maggiori case editrici italiane da Mondadori, a Rizzoli, da Corbaccio a Leggereditore Fanucci. Poi sei passata dalle major a una casa editrice emergente dal talento artigianale e familiare come Fratelli Frilli editore, perché questa scelta? Ti dà maggiore libertà creativa, ti investe di meno stress?

MM: Come nella domanda 4, anche in questa c’è un “poi” di troppo. Ho lavorato con più d’uno in contemporanea. Ricordo un anno in cui ho pubblicato con Corbaccio, Mondadori e Frilli. Come ho scovato Fratelli Frilli Editori? Avevo letto un trafiletto su un quotidiano in cui segnalavano che questa nuova Casa Editrice aveva appena pubblicato un giallo ambientato a Genova. Ho controllato dove fosse la sede. Perfetta! A metà strada fra casa mia e lo stabilimento balneare. Ho stampato il Mariani, quello che sarebbe diventato Morte a domicilio, e l’ho portato a Marco Frilli. Gli è piaciuto ed è diventato il numero 6 della collana noir. Ormai sono l’autore che scrive per loro da più tempo. Perché continuo? Oltre gli ovvi vincoli contrattuali, è la facilità nei contatti. Prendere il cellulare e poter parlare con l’editore è rassicurante. Meno stress? Certo! Il vero problema è un altro: alcuni “critici” leggono e recensiscono e segnalano per i “premi importanti” soltanto romanzi pubblicati da una rosa di Case Editrici, diciamo sempre le stesse. Se non pubblichi con una di quelle… Concludete voi.

Parliamo del tuo processo di scrittura. Come passi dall’idea imbastita ancora solo nella mente alla prima stesura del romanzo. Ci sono segreti, piccole scaramanzie che ti va di svelarci?

MM: Una premessa: se a qualcuno interessa durante questa primavera ho registrato una ventina di video in cui parlo di scrittura. Sono sul mio profilo fb e sul mio sito http://www.mariamasella.it . Ora rispondo alla domanda. Mi viene un’idea, che spesso è un frammento, una sensazione. Mariani e le ferite del passato è nato camminando sotto i portici di Nizza Monferrato. E comincio a scrivere. La prima stesura è d’istinto, trovo il colpevole quando supero la metà. Lascio riposare e poi riprendo, sistemo indizi, tolgo i superflui, sposto pezzi. Insomma, riscrivo. Da matematica, quella Maria Masella che avevo tenuta sottochiave durante la prima fase. Scaramanzie? Un romanzo lo comincio di lunedì. Quando scrivo il primo capitolo, indosso il cappello verde acquistato con la vendita del mio primo racconto.

Parliamo di cosa ami leggere nel tuo tempo libero. Quali sono i tuoi autori preferiti? Cosa stai leggendo in questo momento?

MM: Sono una gran rilettrice. Sarò antiquata, ma vado pazza per i classici: Tolstoj e Steinbeck, Fenoglio e Böll, Morante e Faulkner. Leggo libri di Storia e vado pazza per i libri d’arte e di archeologia. Leggo poesie e testi teatrali. E ho un grave problema: quando scrivo noir, non posso leggere noir. Mi confonde. Attualmente sto rileggendo Assalonne! Assalonne! di Faulkner, con grande piacere. Subito dopo mi rileggerò Foto di gruppo con signora di Böll oppure Una questione privata di Fenoglio. Di solito si consiglia agli aspiranti scrittori di leggere molto, personalmente consiglio di rileggere. Arrivi a un punto in cui conosci tanto la storia narrata da poter affrontare il problema essenziale per uno scrittore: come ha lavorato l’autore? Quali strumenti ha usato? Non per copiare, ma per imparare.

Quanto un luogo incide nel narrare una storia. Quanto l’ambientazione influisce sulla creazione dei personaggi?

MM: In parte ho già risposto. Il luogo è parte integrante della storia. E alcuni personaggi hanno senso soltanto lì e in quel momento. Spesso sottolineo che nel ciclo Mariani ci sono due protagonisti: Antonio e Genova.

Nel panorama letterario italiano c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito per originalità, contenuti, coraggio?

MM: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere e spiego i motivi: se ne citi uno, gli altri si sentono trascurati. È inutile spiegare che non li hai ancora letti. Il secondo motivo è ancora più imbarazzante: mi è capitato di citare un collega fra gli esordienti interessanti, ha protestato dicendo che era al secondo romanzo e quindi era uno scrittore affermato, non un esordiente.

Grazie della tua disponibilità, come ultima domanda ti chiederei cosa stai scrivendo attualmente, e in generale quali sono i tuoi progetti per il futuro.

MM: Ho appena finita la prima stesura del quarto romanzo noir Maritano, sempre per Frilli. All’inizio del 2021 mi esce il solito romance Mondadori. E dovrebbe uscire un romanzo non di genere, uscita rimandata a causa del covid. Voglio rivedere un noir che ho scritto quest’estate. E, appena avrò voglia, scriverò il romance per Mondadori (2022). Ho una vaga idea di raccogliere il materiale usato per i video sulla scrittura, perché non farlo diventare un testo?

:: L’estate non è una stagione felice – Shanmei

21 dicembre 2020

Jake Gardner viveva a Chicago negli anni Trenta, aveva moglie, figlie e una vita relativamente tranquilla come tenente della Omicidi. Finché un giorno, al lago, moglie e figlie muoiono in un incidente e Jake si ritrova a desiderare di morire. Abbandona la polizia, va in guerra, torna illeso e si trasferisce a Los Angeles dove vive di espedienti, per lo più facendo l’investigatore privato, sono gli anni Cinquanta. L’attività si avvia facilmente, Jake non ha più bisogno di cercare clienti per strada, ormai conosce ogni canale della città, legale e illegale. Ma trascura un dettaglio, Jake: la capacità di Los Angeles di risucchiarlo in un vortice di morti, traffici, favori e conoscenze inaspettate capaci di trascinarlo oltre il dolore, in una spirale di emozioni che credeva perdute e che lo lasciano solo, e svuotato.

Storia cupa, tra il melò e il noir, che ha per protagonista un investigatore privato reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, che si trova per le mani un caso che cambierà per sempre la sua vita. Il suo padrone di casa, un italo-americano gestore di ristoranti e con vari intrallazzi con la criminalità locale, gli chiede di incontrare un boss della malavita losangelina che cerca una donna. Il protagonista accetta e si mette sulle tracce di Grace una donna bellissima e misteriosa segnata da un passato tragico… di cui inevitabilmente si innamorerà.

E da questo mille peripezie e inghippi in una Los Angeles crepuscolare. Chandler, il Grande Gatsby di Fitzgerald, Ellroy, Chinatown di Polanski, tanti sono gli spunti narrativi e cinematografici da cui trae ispirazione questo pastiche letterario, a metà tra l’ hardboiled, nella più pura tradizione pulp, e il romanzo vintage ambientato nell’America negli anni ’50.

Uno scenario nerissimo e violento in cui si muovono personaggi sconfitti con una personale e tragica idea del “Sogno Americano”.

Copertina originale di Niccolò Pizzorno.

Data di pubblicazione il 24 dicembre sia versione digitale che cartacea a questo link.

Lunghezza stampa: 356 pagine.

:: L’ultima notte di Maria di Nazaret di Natale Benazzi (San Paolo Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

20 dicembre 2020

È possibile dire qualcosa di nuovo su Maria di Nazaret, gettare nuova luce sulla sua vita terrena? Ci prova Natale Benazzi grazie alla consultazione di numerosi testi apocrifici non accolti dal canone ufficiale della Chiesa non tanto perché non filologicamente corretti, ma perché giudicati non essenziali. Natale Benazzi invece non si fa scoraggiare e li consulta arricchendo di particolari inediti una narrazione già abbondante. La figura di Maria ne acquista in profondità e si fa più vicina anche all’uomo di oggi, grazie a una maggiore attenzione per i particolari più minimi della vita quotidiana. Maria resta un mistero, una figura un po’ defilata nella storia della salvezza, pur considerando che è grazie al suo sì, che noi dobbiamo tutto. Senza il suo sì, la sua adesione ai progetti divini, dato in anticipo senza conoscerli, non avremmo avuto l’incarnazione, la rivelazione, la salvezza stessa. E pensare che Dio abbia dato così tanto peso alla volontà di una donna, nell’antichità il genere femminile era ancora più marginale di oggi, rende tutto ancora più straordinario. Si può dire che Maria fu la prima femminista della storia, per certi versi, la prima donna che con pudore, mitezza ma fede incrollabile impose la sua visione del mondo, riuscì a fare accettare al suo sposo il mistero dell’incarnazione, e per Giuseppe crederle divenne centrale e quasi un altro sì umano sulla storia della Liberazione umana dalla schiavitù della morte. Il libro di Benazzi ci parla dell’ultimo giorno sulla terra di Maria e di come ripercorra a ritroso tutta la sua vita narrandola a un gruppo ristretto di amici. Appassionante come un libro di avventura, L’ultima notte di Maria di Nazaret ci accompagna nei misteri della grazia non nascondendo tutte le difficoltà umane che questa donna ha affrontato assieme al suo sposo terreno. Il momento culminante della sua vita sicuramente è stato il momento in cui ha visto morire suo figlio in croce, per una madre la sofferenza peggiore che si possa immaginare, e in questo libro traspare anche questa consapevolezza, e il superamento del dolore tramite la certezza che tutto avveniva per un bene più grande. Buona lettura!  

Natale Benazzi lavora da anni nell’editoria. Responsabile del settore di spiritualità presso le Edizioni San Paolo, è scrittore e saggista. Tra le sue pubblicazioni più significative spiccano alcune ricostruzioni storiche dal tono rigoroso e narrativo, che contano anche varie traduzioni all’estero. Tra i suoi volumi ricordiamo: Il libro nero dell’inquisizione (Piemme, 1998), Il caso del monastero indemoniato (Piemme, 2000), Il Terzo Cantico (San Paolo, 2012), Storia della Chiesa in 100 vite (Newton&Compton, 2016), Maria Maddalena. Storia di un vero amore e di una straordinaria confusione (San Paolo, 2019).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alessandro dell’Ufficio stampa San Paolo.

:: Io sono l’abisso, di Donato Carrisi (Longanesi, 2020) a cura di Federica Belleri

19 dicembre 2020

La bellezza esteriore contrapposta a un corpo orrendo. La solitudine di crescere senza un gesto d’affetto o un contatto dolce. Lo stomaco che brontola perché è vuoto da giorni. E la cura, che manca. L’accudimento, che non esiste. Le botte che arrivano e diventano quasi prevedibili. La tortura vista come punizione perché così si diventa grandi davanti agli sbagli. È vita questa? È futuro? Svegliarsi al mattino nell’incertezza totale, sentirsi scartato, rifiutato. Quasi invisibile agli occhi degli altri. E se questa invisibilità fosse invece una salvezza? I protagonisti del nuovo romanzo di Carrisi sono soli. Hanno paura. Sono insicuri. Hanno bisogno di un luogo dove rifugiarsi. Dove lo cercano? Dentro se stessi. Dentro il vuoto della loro mente, nel buio profondo di ciò che hanno vissuto. Sono vittime degli altri e di se stesse. Implorano aiuto rivolgendosi alle persone sbagliate. Impazziscono intrappolati nelle loro ossessioni. Io sono l’abisso non lascia scampo, non permette di includere … se non in alcuni momenti. Apre però un varco alla tenacia provocata dal dolore, ai contatti tra personalità estremamente diverse ma molto simili fra loro. Carrisi ci accompagna in un luogo dove uccidere è normale e giusto. Dove ciò che si è appreso si imita. Dove ci si adatta all’egoismo per poter sopravvivere un altro giorno. Dove ci si sente costretti e a disagio. E dove tutto torna, anche il male. Ottima la scrittura, che scorre senza banalità. Ottima la caratteristica di usare pochi nomi propri. Ottima la trama, che non cade mai nell’ovvio. Buona lettura.

Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive fra Roma e Milano. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. Scrittore, regista e sceneggiatore di serie televisive e per il cinema, è una firma del Corriere della Sera. È l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritoreIl tribunale delle animeLa donna dei fiori di cartaL’ipotesi del maleIl cacciatore del buioLa ragazza nella nebbia – dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente –, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto – da cui ha tratto il film omonimo – , Il gioco del suggeritore e La casa delle voci. Ha vinto prestigiosi premi in Italia e all’estero come il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia. I suoi romanzi, tradotti in più di 30 lingue, hanno venduto milioni di copie.

Source: libro del recensore.

:: Schiavi delle milizie di Alpha Kaba (Quarup 2020)

16 dicembre 2020

“Ti trovi davanti al suo sorriso meraviglioso e ti viene difficile immaginare le atrocità che ha affrontato. Alpha Kaba, 30 anni, è un miracolo”.
FRANCE INTER

“Ciò che più ci colpisce di questa testimonianza è la normalità dell’orrore, la facilità rivoltante con la quale è stato catturato, la rapidità con la quale è stato derubato della sua umanità.
È un sistema che fa dell’inferno la sua normalità, della violenza la sua regola, del razzismo la sua uniforme”.
LE MONDE

“Come giornalista, non posso tacere. Il mio lavoro è parlare a nome di tutte quelle persone che sono ancora là”: ci dice questo, Alpha Kaba, e ci regala la sua storia, “in modo che nessuno possa mai più distogliere lo sguardo”. 

Ci racconta allora che nascere dalla parte sbagliata del mare vuol dire anche dover attraversare un inferno di deportazione e prigionia, essere venduto e ridotto in schiavitù per una manciata di dinari, solo per aver provato a fare il mestiere che si è scelto, il giornalista, o a vivere semplicemente la propria vita.
Perché in quella “terra di nessuno, ogni Negro è merce preziosa, come l’oro, un diamante nero” da rivendere, da un padrone all’altro.

L’autore, e protagonista reale del libro, ci rivela tutto questo, riuscendo a mantenere miracolosamente uno sguardo luminoso e pieno di tenerezza, una specie di pudore, verso le cose del mondo.

Alpha Kabanato a Boké, Guinea, nel 1988, ha cominciato da giovanissimo la carriera di giornalista nel suo Paese, dal quale è dovuto fuggire in un’odissea di persecuzioni e di violenza. Rifugiato politico in Francia, oggi vive a Bordeaux, dove continua a svolgere la sua professione.
Qua ha conosciuto il collega Clément Pouré, con cui ha collaborato per trasformare i suoi ricordi in questo libro.

:: John le Carré (Poole, 19 ottobre 1931 – Truro, 12 dicembre 2020)

14 dicembre 2020

:: Quando avevo un amante di Amalia Guglielminetti (Papero Editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 dicembre 2020

Amalia Gulglielminetti fu amante di Guido Gozzano. Per breve tempo, la loro fu più che altro un’amicizia spirituale, un riconoscersi spiriti affini, Guido era già malato, un futuro di vita borghese era lontano dalle loro aspettative, anche le più ardite. Si conobbero nel 1907 grazie a un libro Le vergini folli, il primo successo poetico di Amalia, Guido si innamorò follemente di lei leggendolo e fece di tutto perché ottenesse buone recensioni, in un’Italia culturale asfittica e maschilista, dove una donna che scriveva era guardata come un fenomeno strano, al massimo come una bizzarria. Guido morirà circa dieci anni dopo a Torino il 9 agosto del 1916, di tisi. Questo breve amore sembra il motivo per cui ci ricordiamo ancora di lei, Pitigrilli un altro suo amore, famosissimo all’epoca, ormai è caduto nell’oblio, mentre le poesie di Guido Gozzano sono ancora lette e commentate. È avvilente che una donna di talento come Amalia sia ricordata solo perché fu l’amante di, e non per le sue opere, per cosa scrisse, per come visse. E scrisse molto, opere di poesia, di saggistica, teatro, fiabe per bambini, articoli e una vasta raccolta epistolare. Tutte opere tra i capolavori dimenticati dell’editoria italiana. Cadute nell’oblio. Papero Editore ha una collana apposita “Sorelle d’Italia” dedicata ai capolavori delle scrittrici italiane del Novecento che gli editori industriali non ristampano più, nella convinzione che non venderanno abbastanza. E così quest’anno si è potuto dare alle stampe Quando avevo un amante, una raccolta di racconti pubblicata per la prima volta nel 1923 dall’editore Sonzogno, e ristampata nel 1933 da Mondadori, che valse alla sua autrice addirittura una condanna per oltraggio al pudore. Merita di essere riscoperta, anche come testimonianza di un’epoca passata e abbastanza sconosciuta. Sono 15 racconti, tutti soffusi da una sulfurea ironia che potremmo definire moderna. Amalia Gulglielminetti era una signora della borghesia bene torinese, aveva ricevuto un’educazione tradizionale, non era bellissima ma era sofisticata, elegante, intelligente, spiritosa, anticonformista, conosceva i salotti di Torino, gli stabilimenti balneari della Liguria, le case in montagna, le terme, i grandi alberghi, tutto il corollario della ricchezza borghese e ne vedeva il vuoto. I suoi racconti parlano di questo, di matrimoni senza amore, di ragazze sciocche e vanesie, di uomini senza anima e sostanza. L’amore è il vero assente, tranne che per brevi tratti, soprattutto è riservato ai più giovani, poi la vita borghese corrompe e anche l’amore scompare. Le donne tradiscono i mariti, frutto di matrimoni puramente di convenienza si direbbe e cercano in vari amanti quella lieve brezza per sentirsi vivi. Impalabili come carta velina questi racconti ci parlano di un’Italia che fu e lo fanno con leggerezza e spregiudicatezza, anche con un venato elegante erotismo, forse di maniera ma spiazzante per l’epoca e spiazzante forse ancora oggi.

Amalia Guglieminetti (Torino, 1888- 1941) esordì con la raccolta d’ispirazione carducciana Voci di giovinezza (Roux e viarengo, 1903) ma fu con i sonetti di Le vergini folli (Società Tip. Ed. Nazionale, 1907) che mostrò una voce letteraria propria e un temperamento poco incline ai compromessi. Leggendola si innamorò di lei Guido Gozzano, con cui ebbe una relazione. Alla composizione di versi si affiancò quella di novelle. Ne nacquero vari volumi, da I volti dell’amore (Treves, 1913) a Tipi bizarri (Mondadori, 1931), passando anche per Quando avevo un amante (Sonzogno 1923). ancora: fu autrice di fiabe, da La reginetta Chiomadoro (Mondadori, 1921) a La carriera dei pupazzi (Sonzogno, 1925), di teatro, con commedie come Nei e cicisbei (1920), e di romanzi come La rivincita del maschio (Lattes, 1923). Ricordata troppo spesso per il breve amore con Gozzano e per quello burrascoso per Pitigrilli, con cui finì addirittura in tribunale, la Guglieminetti fu soprattutto una scrittrice piena di intelligenza e di talento.

Source: acquisto personale.

:: Liberi junior – Gli zoccoli delle castagne di Barbara Ferraro, ill Sonia Maria Luce Possentini (Read Red Road, 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 dicembre 2020

Se altri bambini hanno potuto vivere queste esperienze, altri bambini possono leggere questa storia di consapevolezza e responsabilizzazione. Barbara Ferraro infatti ci parla, nel bel libro illustrato Gli zoccoli delle castagne, pubblicato da Read Red Road, dell’infanzia della sua nonna, Lina, nella Calabria rurale del secolo scorso. Il lavoro minorile nel passato era comune, se la scuola era privilegio solo dei figli delle famiglie abbienti, il lavoro era destino comune dei figli della povera gente che dovevano aiutare i genitori e contribuire al sostentamento, non c’erano i diritti e le tutele dell’infanzia che ci sono oggi, (tutele e diritti ottenuti con aspre lotte sociali) e in alcuni paesi del mondo è ancora così. Questo albo sensibilizza i giovani lettori su queste tematiche e ci illustra un mondo che ancora risuona nel nostro presente. La piccola Lina alle prese con la raccolta delle castagne ci accompagna pagina dopo pagina facendosi scoprire una realtà fatta di sguardi intensi, volti scavati, essenze dense, di un mondo lontano in cui i legami familiari erano molto stretti, in cui la fatica, e gli stenti erano la norma e si diventava adulti molto precocemente con responsabilità e doveri. Una scrittura semplice, lineare ci racconta le stagioni che passano, la bellezza della natura, il trascorrere del tempo con grazia e levità. Nel 2015 in una versione breve, questo racconto è stato scelto e pubblicato per il premio Libertà della CGIL. Le illustrazioni con i colori della terra di Sonia Maria Luce Possentini impreziosiscono il testo dandogli una patina di antico e di sognante. Età di lettura: da 11 anni.  

Barbara Ferraro è libraia de Il Giardino Incartato, libreria indipendente di Roma. Fondatrice e curatrice del blog dedicato alla letteratura per l’infanzia AtlantideKids, collabora con diverse riviste di settore. Di formazione filologa, è esperta di fiabe, racconti, leggende popolari. Dopo la laurea in Lingue e letterature straniere ha lavorato presso la Fondazione Roberto Rossellini indagando il rapporto tra parola e immagine. Calabrese, vive a Roma con la sua famiglia. Ha pubblicato per Edizioni Corsare “Grilli e rane” (2019); per Bacchilega Junior “Blu di Barba” (2017) e “A Colori” (2018), che si è aggiudicato il premio Microeditoria di qualità.

Sonia Maria Luce Possentini è pittrice e illustratrice. Nata a Canossa (RE) si è laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha ottenuto borse di studio da Fondazione Magnani Rocca di Mamiano (PR) ed Olands Grafiska Skola. Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49 Los Angeles-America. Nel 2011 il suo libro “Un bambino” (Kite) è stato selezionato da IBBY Italia per la mostra di Bratislava. Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia della Regione Veneto. Nel 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi con “L’alfabeto dei sentimenti” (Fatatrac). Nel 2014 vince il Primo Premio Città di Bitritto. Nel 2014 il suo libro “Noi” (Bacchilega), selezionato da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilities. Nel 2014 e 2016 è presente nel prestigioso catalogo White Ravens (Germania) con “L’Alfabeto dei sentimenti” (Janna Cairoli- Fatarac) e “Il Pinguino senza frac” (Silvio D’Arzo-corsiero editore). Nel 2015 vince il Premio Rodari. Nel 2016 il primo premio d’illustrazione per la letteratura ragazzi di Cento (FE). Nel 2017 riceve il premio Andersen come miglior illustratore. Nel 2018 riceve il Premio MAM Maestri d’Arte e di Mestiere, conferito dalla Fondazione Cologni e ALMA presso la Triennale di Milano. Nel 2019 è tra i dieci selezionati al Silent Book Contest, concorso internazionale dedicato ai Silent Book, il suo libro “Il tesoro di Nina” finalista, verrà stampato in occasione della fiera di Bologna 2020.

:: Rino Gaetano e la sua morte sospetta nell’Italia dei misteri. Un’ intervista a Bruno Mautone a cura di Nicola Vacca

7 dicembre 2020

Se c’è uno scrittore che in questi anni sta indagando sulla figura di Rino Gaetano e sui misteri della sua morte questo è Bruno Mautone.
Da poco è uscito
Rino Gaetano segreti e misteri della sua morte, (Uno editori, pagine 247, € 15, 70) il terzo saggio che Mautone dedica alla vita e soprattutto alla morte del cantautore crotonese. Ci sono in questo libro pagine che fanno tremare e rivelazioni che non faranno dormire sonni tranquilli.
Anche questo, come i precedenti (tra cui ricordiamo
Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe, L’ArgoLibro editore), è un libro che contiene molte rivelazioni, tutte argomentate e documentate, sui rapporti tra il cantautore calabrese, la CIA e la P2 e inoltre l’autore si sofferma su quell’oscuro incidente avvenuto nella notte del 2 giugno 1981 a Roma sulla Via Nomentana che costò la vita a Rino Gaetano.

Nel tuo nuovo libro ancora continui a scavare nella vita di Rino Gaetano e questa volta la tua lente di ingrandimento mette in evidenza molte zone oscure che conducono alla morte misteriosa del cantautore. Ci vuoi raccontare come nasce questo terzo capitolo della tua indagine intorno al pianeta Rino Gaetano?

Dopo le mie pubblicazioni si è finalmente abbattuto una sorta di tabù che ingessava articoli e considerazioni sul mondo discografico e, più in generale, il mondo artistico. Ora tanti giornali dedicano attenzioni ad un tema che ho portato, con le mie ricerche, alla luce. Nel mondo della musica vi è la presenza celata e inquietante di agenti dell’intelligence che controllano e monitorano gli artisti. I miei approfondimenti sono continuati, in particolare scrivendo di Rino Gaetano, e ho dimostrato che attorno al coraggioso e compianto cantautore crotonese gravitavano almeno una mezza dozzina di persone organiche ai servizi segreti nonché a potenti consorterie massoniche. La scoperta identità di tali amici ha comportato ulteriori verifiche e riscontri che ho trasfuso nel mio recentissimo saggio.

Rino era molto scomodo, nei suoi testi le allegorie erano tante e lui era molto bravo a metterci dentro fatti e persone inquietanti del suo tempo e di quel periodo, tra i più torbidi della storia italiana contemporanea. Per questo motivo il cantautore è diventato un osservato speciale?

Sicuramente. Certo è interessante e nello stesso tempo inquietante che ruotano attorni a lui persone, anche importanti, delle c.d. “barbe finte”.
Potrebbe, addirittura, ipotizzarsi che alcuni di tali personaggi sono solo falsi amici laddove altri, invece, lo rendono edotto, anche a livello confidenziale, di tanti fatti brutti della politica e del potere. Insomma taluni lo informano altri, è plausibile, gli girano intorno per controllarlo. In tale quadro il suo più caro amico , Enrico Carnevali, che lavora all’ambasciata Usa di Roma, che intrattiene una stretta relazione affettiva con la collaboratrice più importante e più stretta dell’ambasciatore, nonché figlio di uno storico agente segreto italiano, abbia pagato, al pari di Rino, con la morte prematura un coraggio rivelatore e l’amicizia sincera con l’artista. La vicenda e affascinante quanto tragica, la illustro compiutamente nel libro. La realtà, in certi casi, supera finanche la più fervida delle immaginazioni.

La tua terza inchiesta si arricchisce di nuovi capitoli. Nel tuo libro è tutto documentato e le rivelazioni che fa gettano nuova luce sulla vita e sulla morte misteriosa di Rino Gaetano.
La presenza di agenti della CIA nella casa discografica di Gaetano. Dedichi anche un capitolo molto interessante alle connessioni tra Gaetano, Pecorelli e Pier Paolo Pasolini, tutti e tre fanno tremare il Palazzo e disturbano le manovre dei poteri politici.
Con questo libro getti un altro sasso nello stagno. Le tue parole fanno rumore. Pensi che qualcuno si sveglierà?

I miei saggi sono stati censurati dai massmedia c.d. grossi tuttavia grazie al passaparola dei lettori, che è poi il mezzo di recensione più autentico, sono diventati dei piccoli bestseller, il secondo addirittura ha venduto circa 7mila copie. La verità si può nascondere ma non eliminare, quindi col tempo temi affrontati diverranno sempre più di attualità e di diffusa trattazione. Peraltro, come già accennavo in precedenza, se prima era un tema “proibito” scrivere di presenze e influenze (nefaste), se non addirittura assassine, dei servizi segreti nel mondo dell’arte oggi è un argomento quasi usuale, basti pensare che negli scorsi giorni sia il “Fatto Quotidiano” sia “Il Giornale” hanno dedicato espliciti articoli su tali circostanze, e sono orgoglioso di averne parlato già alcuni anni fa con i miei primi due libri, sempre incentrati sulla figura di Rino Gaetano.

Il libro si chiude con quella maledetta notte del 2 giugno 1981 in cui Rino perse la vita in un misterioso incidente stradale sulla Nomentana a Roma. Tu hai molti dubbi sulla dinamica dell’incidente e nel tuo libro parli proprio di incidente stradale sospetto e in effetti sono molte le cose che non tornano. Vuoi velocemente esporci i punti inquietanti?

Mi dispiace dirlo ma l’atteggiamento della sorella dell’artista è sconcertante, infatti ha sempre sostenuto che non vi sono ombre sull’incidente mortale di Rino Gaetano e sui soccorsi prestati. È vero il contrario, addirittura ho portato alla luce una interrogazione scritta rivolta al governo dell’epoca di due senatori, chiedono chiarimenti sul decesso dell’artista e sulle modalità dei soccorsi. È un documento eccezionale che ho scoperto e ho portato alla luce, nella assoluta censura dei massmedia. In sostanza già la notte stessa della morte affiorano pesanti dubbi e interrogativi sulle modalità del sinistro stradale nonché sugli sconcertanti avvenimenti successivi. Come detto la morte di Rino Gaetano fu oggetto di una discussione ufficiale, politico-istituzione, in Parlamento! Peraltro uno dei due senatori interroganti è uno stimatissimo politico di circa 90 anni già ministro dei lavori pubblici nel ventennio mussoliniano (fece realizzare i primi tratti autostradali in Italia, partecipò alla eliminazione delle paludi pontine e alla fondazione delle città ivi sorte, fu podestà apprezzatissimo di Bari ove fece realizzare una grande mole di lavori) stimatissimo nel dopoguerra per la rettitudine e la grande competenza politica anche dagli esponenti del Partito Comunista di Berlinguer. È il senatore barese Araldo Di Crollalanza, non certo un fan di Rino Gaetano! La sorella di Rino Gaetano incredibilmente ha riferito che non è vero che il fratello venne rifiutato o, se si vuole, non venne curato da cinque diversi ospedali. In realtà il governo Forlani non risponderà alla interrogazione parlamentare (cadrà di lì a poco per lo scandalo P2), risponderà invece il ministro Altissimo del successivo governo Spadolini, confermando ufficialmente che ben cinque diversi ospedali, senza fornire nessunissima motivazione, non risposero alle richieste di soccorso e assistenza provenienti dal primo nosocomio ove venne portato l’artista gravemente ferito. Sul luogo del sinistro interviene una misteriosa ambulanza dei vigili del fuoco, non si sa da dove proveniente e da chi chiamata, e soprattutto perché chiamata in luogo di una “normale” ambulanza di servizio ospedaliero. Peraltro l’ambulanza dei caschi rossi, rectius l’equipaggio dei veicolo, adotta una decisione inspiegabile quanto letale, che mai e poi mai avrebbe potuto compiere una ambulanza di un qualsiasi ospedale, ciòè trasportare Rino Gaetano, che ha una grave frattura cranica, in un ospedale ove il reparto di traumatologia cranica non esiste (il Policlinico). Nella risposta del Governo alla interrogazione in modo inspiegabile non si riferisce in alcun modo il nome o i nomi dei medici che avrebbero portato soccorso all’illustre ferito, paventandosi, addirittura, una vera e propria congiura del silenzio, così come risultano sconosciuti i componenti della enigmatica ambulanza dei caschi rossi né la caserma di provenienza. Mino Pecorelli qualche anno prima aveva coraggiosamente scritto che persone scomode vengono messe a tacere con incidenti stradali e tali sinistri, quando erano procurati dai servizi segreti, vedevano sempre in loco la presenza di “tecnici” per far scomparire tracce di manomissioni e artifizi applicati per sopprimere la vittima predestinata con incidenti automobilistici. Tale inquietante circostanza, sarà un caso, si riscontra pure il 2 giugno 1981, festa massonica della Repubblica,… intervengono dei “tecnici” e nessuna ambulanza e\o nessun medico o personale sanitario, sul luogo del tragico impatto. Oltretutto il Tg2 fornisce una ricostruzione falsa dell’incidente, paventando uno scontro frontale, in realtà i danni sulle carrozzerie dei due veicoli coinvolti dimostrano che non si trattò affatto di uno scontro frontale. I danni localizzati sulle parti anteriori destre escludono scontro frontale e, inoltre, circostanza omessa dal notiziario rai e poi da tutti i massmedia, l’auto di Rino e presumibilmente anche il secondo veicolo impattarono contro il tronco di un platano localizzato sul tratto viario nel quale la volvo dell’artista e il camion OM vengono a scontrarsi.

:: A Tullio Avoledo, per Nero come la notte (Marsilio), il Premio Scerbanenco 2020

4 dicembre 2020

La Giuria Letteraria del Premio Giorgio Scerbanenco, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Alessandra Calanchi, Alessandra Tedesco, Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi e John Vignola, sottolineando la significativa qualità letteraria dei cinque romanzi finalisti di quest’anno, ha deciso all’unanimità di attribuire il

Premio Giorgio Scerbanenco 2020  

a
 
NERO COME LA NOTTE (Marsilio)
di Tullio Avoledo
 
con la seguente motivazione: 

“Per essere riuscito a costruire, attraverso l’ibridazione tra noir e distopia, una storia che racconta con realismo politico il paesaggio post industriale del Nord Est, affrontando i temi dell’immigrazione, della clandestinità e dell’emarginazione,  grazie a una scrittura che richiama felicemente la tradizione dell’hardboiled.”
 

Il Premio, un ritratto di Giorgio Scerbanenco realizzato da Andrea Ventura, verrà consegnato al vincitore durante il festival che si terrà a Milano dall’1 al 6 marzo 2021.