La collana Fiaschette di Buendia Books si arricchisce di un nuovo titolo, una novella intrigante di un nome noto ai cultori del thriller e della fantascienza, Annamaria Bonavoglia, che ne Il caso del collare dei Savoia porta i suoi lettori nella grigia, cupa e nebbiosa Torino del 1892.
Nelle strade della città sabauda, da non molto non più capitale d’Italia, si consumano delitti efferati, che non sembrano legati alla comunque alta criminalità, che si concentra in particolare nel Casermone, in pieno Quadrilatero romano, un palazzo immenso pieno di sotterranei che si immergono nelle viscere della terra, bordelli, osterie e sbandati, in cui la polizia ha paura di entrare e dove si mormora e si sa che in tanti non sono usciti vivi.
Sulle tracce dell’assassino, che si dimostrerà ben diverso e più inquietante di chi si pensava che fosse, si metterà un misterioso inglese dal passato indefinito che vive da qualche tempo a Torino, il solitario Siger, che si troverà a dover risolvere un mistero che ha a che fare con un segreto legato ad un collare prezioso dei Savoia che risale al Medio Evo.
Annamaria Bonavoglia omaggia in queste pagine uno dei personaggi più amati e iconici dell’immaginario letterario di tutti i tempi, Sherlock Holmes: nel 1892 l’investigatore creato da Conan Doyle era stato dato per morto l’anno prima in Svizzera, salvo poi tornare nel 1894 quando il suo autore si rese conto che aveva perso una miniera d’oro e che non riusciva più ad ottenere lo stesso successo con altre opere.
In questi tre anni Sherlock Holmes avrebbe vissuto sotto mentite spoglie in vari Paesi, tra cui l’Italia, ed ecco che qui si inserisce questa sua avventura inedita e appassionante, con una spolverata di paranormale basata su una tradizione comunque esistente, quella del collare di Amedeo di Savoia e dell’ordine di cavalieri ad esso legato.
La grande protagonista di questa novella è però Torino, città d’adozione dell’autrice, raccontata in una veste insolita, attraverso cose poco note ai più, come le chiese che esistono davvero sotto il Duomo, o il famigerato Casermone, che fece paura per secoli e che fu distrutto all’inizio del Novecento. Al suo posto sorge oggi il palazzo dell’ENEL in via Stampatori, vicino ai giardini La Marmora.
Il caso del collare dei Savoia è una storia per tutti coloro che amano Sherlock Holmes, sia attraverso le storie originali che le riletture che si sono succedute negli anni, come il serial cult Sherlock, ma anche per chi conosce, abita o comunque ama Torino con i suoi misteri e la sua storia vicina o lontana.
Annamaria Bonavoglia ha nel cuore due città, Taranto, dov’è nata, e Torino, dove vive e lavora. Ha scritto due romanzi, pubblicato racconti di genere giallo e fantascientifico, sul Giallo Mondadori e su Urania.
Non ama molto parlare di sé, un po’ perché non si ricorda proprio tutto quello che ha scritto (sta invecchiando, anche se non lo ammetterebbe mai) e un po’ perché preferisce che siano i suoi scritti a parlare per lei.
Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Oltre che fine critico Nicola Vacca è un apprezzato poeta, erede delle storiche e nobili avanguardie poetiche pugliesi del Novecento tese a un rinnovamento profondo della lingua, a una rottura con il passato e la tradizione fossilizzata e pigra, vivificate da una ideologia politica vissuta come vera espressione di più alti ideali sociali e comunitari.
È in libreria l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2019 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, appuntamento fisso, ormai dal 2013, per tutti coloro. addetti ai lavori o semplici cultori della materia, che vogliono avere strumenti validi per analizzare e approfondire le problematiche che toccano l’area del Mediterraneo, mai come in questi anni al centro delle più delicate questioni geopolitiche, trovandosi infatti sulla rotta delle migrazioni da sud, come vera e propria porta per l’Europa. Se l’argomento migrazioni è stato approfondito l’anno scorso, rimando all’
Le fiabe nordiche sono una delle cellule della casa editrice Iperborea, grazie alla quale noi lettori italiani abbiamo la possibilità di addentrarci dentro il fascino che caratterizza la letteratura e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Di recente è uscito, a cura di Bruno Berni, il tomo “Fiabe Norvegesi”, il sesto della serie dedicata alle fiabe nordiche. La raccolta ha per protagoniste narrazioni di origine antica, nelle quali gli esseri umani si muovono al fianco di creature come i troll, gli orchi e, perché no, anche animali parlanti che non solo aiutano i protagonisti, ma nascondono, in certi casi, la loro vera natura sotto la veste animalesca. Da subito si è catapultati in un mondo misterioso, un po’ fantastico, munito di elementi con richiamo netto e preciso alla realtà. Nelle fiabe ci sono giganti che celano il cuore e solo chi avrà il giusto animo gentile e arguto riuscirà a trovarlo. Ci sono fratelli maggiori cha maltrattano e ingannano i minori, i quali si trovano coinvolti in mirabolanti avventure per ottenere, si spera, il giusto riscatto. Ci sono giovani principesse promesse in spose a principi meschini, imbroglioni e umili contadini dall’intelligenza acuta. Pagina dopo pagina, ci si addentra in un mondo quotidiano, nel quale, accanto alla presenza umana non mancano creature fantastiche e animali parlanti o elementi del mondo naturale (piante e fiori) che stupiscono il lettore con i loro poteri e improvvisi colpi di scena. Come per i volumi precedenti dedicati alle fiabe, anche in questo con al centro quelle norvegesi, c’è un’interessante postfazione che permette ai lettori di avere informazioni sulle fiabe presenti nel patrimonio folklorico norvegese. Per esempio si scopre che i testi, per abitudine trasmessi oralmente, vennero raccolti e scritti per la prima volta nell’Ottocento, da Asbjørnsen e Moe. La trascrizione fu importante, poiché permise a queste storie raccontate per un tempo incalcolabile a voce, di essere fissate in una forma precisa. Ciò che affascina, leggendo le fiabe norvegesi è che in esse ci sono elementi noti, perché se andiamo a cercare nella memoria ci accorgiamo che ritornano anche nelle classiche fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Alcuni esempi concreti? Ci sono ragazze poverelle che indossano e perdono scarpette preziose proprio come Cenerentola. Gatti parlanti che hanno gli stivali, in questo caso, delle sette leghe. Principi trasformati in animali pronti a tornare umani quando l’incantesimo verrà sciolto. Non solo. In queste fiabe norvegesi ci sono anche personaggi che ritornano in modo costante un po’ in tutta la produzione fiabistica nordica, come accade per la figura di Ceneraccio, presente anche nella fiabe islandesi e faroesi, un segno evidente del ruolo consolidato che la tipologia di figura letteraria ha nella narrazione nordica. Le “Fiabe norvegesi” sono una raccolta di storie antiche, dove una morale c’è sempre. Esse sono ideali per un pubblico bambino e adulto che, da un parte, ha la possibilità di viaggiare in mirabolanti avventure nei boschi e nei paesaggi norvegesi e, dall’altro, soprattutto per il lettore adulto, ha la speranza di recuperare il proprio animo fanciullo volando sulle ali della fantasia. Le fiabe sono corredate dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio. Traduzione Bruno Berni.
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Dal 1418 al 1476 Matteo Strukul ripercorre la storia. Attraverso sette dinastie che hanno cambiato il corso di alcuni eventi. Parliamo dei Visconti e degli Sforza a Milano. Dei Condulmer a Venezia. Degli Estensi a Ferrara. Dei Medici di Firenze. Dei Colonna e dei Borgia a Roma. Degli Aragonesi a Napoli. Parliamo di guerra, di tradimento e di piani per conquistare il prestigio. Parliamo di scontri sanguinari consumati nel fango e dell’odore del sangue che infetta l’aria.
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