Ā«VĆgrĆưr si chiama il campo
dove si daranno battaglia
Surtr e gli dei benigni.
Cento miglia
si stende dāogni parte;
quello ĆØ il campo loro destinatoĀ»
(Edda poetica, VaftþrúðnismÔl 18; traduzione dal norreno di Gianna Chiesa Isnardi)
Un anno fa ĆØ uscito nel Regno Unito lāultimo romanzo di John Gwynne, The Shadow of the Gods, primo capitolo della Saga dei Fratelli di sangue, cui presto si aggiungerĆ il secondo volume, The Hunger of the Gods, in uscita il 14 aprile 2022 per Orbit Books. CosƬ, quando il 27 gennaio Fanucci Editore ha portato in Italia la traduzione, a opera di Francesco Vitellini, di questo romanzo fantasy ispirato alla mitologia nordica non ho potuto fare a meno di leggerlo.
Immaginate unāambientazione post-Ragnarƶk, in cui gli dei sono morti ma i loro resti e la loro progenie continuano a influenzare la vita degli uomini sotto forma di magia. Immaginate due continenti, un poā come Westeros ed Essos nei romanzi di G.R.R. Martin: Vigriư, a nord, che prende il nome dalla Piana della Battaglia in cui gli dei persero la vita secondo il mito norreno, e Iskidan a sud, creato su modello di un impero orientale. La storia ĆØ ambientata nel continente di Vigriư, una terra del ghiaccio e del fuoco (che deve qualcosa allāIslanda e ai suoi fiordi), in cui si consuma la lotta per il potere di re, regine e jarl. La narrazione si snoda su tre fili narrativi, seguendo le vicende di altrettanti personaggi: Orka, una proprietaria terriera dallāoscuro passato; Varg, uno schiavo che vorrebbe entrare a far parte dei Fratelli di Sangue; e infine Elvar, la figlia di uno jarl che si ĆØ unita alla compagnia degli Sterminatori per guadagnarsi fama in battaglia.
Quelli descritti da Gwynne sono personaggi vividi, ben caratterizzati, con le loro ombre e i loro segreti, spietati come il mondo in cui vivono. Superata la prima parte, in cui il lettore deve prendere confidenza con i personaggi e lāambientazione, la storia diventa via via più dinamica, ricca di azione, le scene si fanno più movimentate grazie ai continui colpi di scena, per arrivare a un finale che ĆØ un crescendo di epicitĆ e rivelazioni. Lo stile ĆØ evocativo e scorrevole: un ottimo esempio di show, donāt tell.
Il romanzo fonde un world-building di ispirazione nordica (lāautore ĆØ un re-enactor vichingo, perciò le armi, il vestiario, le armature, le tecniche di combattimento sono molto approfondite), con il folklore scandinavo (vaesen, tennĆŗr, nƤcken, troll diverranno figure familiari per il lettore), attingendo a piene mani da fonti come il Beowulf e lāEdda. Come scrive lāautore nei Ringraziamenti: Ā«Nella sua essenza, questo libro ĆØ ispirato sia a Beowulf che al Ragnarƶk, la battaglia della fine dei tempi in cui caddero gli dei e il mondo fu rinnovatoĀ» (p. 458). Infatti, sono presenti numerosi riferimenti alla mitologia norrena e al grande poema epico anglosassone. Gwynne non si ĆØ limitato a riciclare i miti nordici e a riproporli nella forma in cui li conosciamo: non compaiono Odino, Loki e Thor ma divinitĆ di sua invenzione. Lāautore ha reinterpretato i miti in un modo molto originale, ha recuperato gli archetipi e li ha impiegati per la creazione di propri miti, per inventare la propria epica. Di conseguenza, il suo word-building risulta coerente e credibile, con un passato mitico sullo sfondo. Secondo la sua mitologia, nel Guưfalla, la Caduta degli Dei (=Ragnarƶk), tutte le divinitĆ persero la vita in uno scontro mortale: a capo del pantheon creato da Gwynne cāĆØ Snaka (sorta di Jƶrmungandr), il dio serpente e padre degli dei; altre divinitĆ sono Ulfrir, il dio lupo incatenato (=il lupo Fenrir) e Lik-Rifa, la dea drago imprigionata sotto il frassino Oskutreư (=Yggdrasill), di cui rosicchia le radici (come il drago NĆưhƶggr). Inoltre, dai miti scandinavi sono riprese le figure del berserkir (guerriero ricoperto di pelli dāorso), degli Ćŗlfheưnar (guerrieri ricoperti di pelli di lupo) e i riferimenti alla pratica magica del seiưr. Nel romanzo, inoltre, compaiono alcune frasi in norreno, che viene chiamato Ā«lingua anticaĀ» o lingua Galdur, cioĆØ la lingua degli incantesimi. Al Beowulf, invece, può essere fatto risalire il nome del figlio di Orka, Breca, nome del rivale di Beowulf in una famosa gara di nuoto. La terminologia norrena contribuisce ad arricchire lāambientazione, rendendola ancora più credibile, tanto che in alcuni punti (soprattutto allāinizio) si ha quasi la sensazione di leggere un romanzo storico ambientato allāepoca dei vichinghi e non un fantasy. Ma come in ogni saga nordica che si rispetti ci sono i mostri, come troll con tanto di corna e zanne e una viscida creatura simile a Gollum che vive in una caverna subacquea.
In questo mondo sul baratro dellāoscuritĆ , non solo gli dei sono morti, ma sono odiati e viene data la caccia ai loro discendenti, i Corrotti, nelle cui vene scorre sangue divino. LāOmbra degli dei può essere definito come un fantasy alla G.R.R. Martin con tinte dark fantasy, epiche scene di combattimento e la presenza del folklore scandinavo e della caccia ai mostri, come nella saga letteraria di The Witcher di Andrzej Sapkowski. Quello raccontato da John Gwynne ĆØ un Ā«mondo oscuro e le azioni oscure lo governanoĀ» (p. 141), un mondo fatto di muri di scudi, di sale dellāidromele, di sangue e vendette. I tre fili narrativi sono accomunati da un senso di rivalsa e di riscatto, in un tempo in cui lāinverno sembra arrivare e le forze del male ridestarsi. Un romanzo che rievoca atmosfere dense di immaginazione e inventiva. Salite a bordo di un drakkar e lasciatevi trasportare a Vigriư, una terra in cui la leggenda diventa realtĆ .
John Gwynne ĆØ nato a Singapore e in seguito ha viaggiato molto. Attualmente vive con la moglie e i quattro figli nellāEast Sussex. Autore della serie bestseller La fede e lāinganno, composta dai romanzi Malice ā La guerra degli dĆØi, con cui si ĆØ aggiudicato il David Gemmell Morningstar Award per la categoria āMiglior fantasyā; Valour ā Lāastro splendente; Ruin ā La lancia di Skald e Wrath ā Nuove alleanze. Ć autore anche della trilogia Di sangue e ossa, che si compone dei romanzi Venti di guerra, Tempo di sangue e Tempo del coraggio.
Source: inviato dallāeditore al recensore. Si ringrazia lāUfficio Stampa di Fanucci Editore.