Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Il ladro di nebbia, Lavinia Petti (Longanesi, 2015) a cura di Elena Romanello

17 giugno 2016
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In una casa antica e con qualcosa di nascosto della Napoli di oggi, nei Quartieri Spagnoli, vive Antonio M. Fonte, scrittore di successo ma completamente asociale e isolato dai suoi lettori, con i quali non ha nessun rapporto per una sua scelta esplicita. L’unico essere vivente che condivide la sua vita solitaria è la gatta Calliope, mentre il suo agente letterario deve periodicamente pungolarlo per fargli rispettare scadenze. Un giorno, tra le lettere dei suoi ammiratori, unico contatto che ha con loro visto che rifugge presentazioni e simili, riceve una lettera scritta da lui quindici anni prima, rivolta ad una donna che per lui è sconosciuta ma che parla di un legame tra di loro, di un ricordo smarrito e di un omicidio forse comesso da Antonio stesso.
Dopo questo fatto, Antonio esce dal suo isolamento e si perde nei vicoli di Napoli, trovando un palazzo mai visto prima dove incontra un misterioso Ufficio Oggetti Smarriti, che raccoglie tutto ciò che gli esseri umani perdono, chiavi, libri, abiti, ma anche ricordi di infanzia, di amori, di speranze e sogni dimenticati. Da lì Antonio potrà partire per capire il senso della lettera, ma il pericolo è perdersi definitivamente senza aver scoperto niente e senza aver ritrovato quello a cui si è voluto rinunciare.
Il modello che viene in mente è ovviamente Carlos Ruiz Zafon, con Napoli al posto di Barcellona, ma lo stesso fascino dei misteri nascosti, in un luogo analogo, dove luoghi antichi e insoliti possono portare dietro storie da scoprire e raccontare. Tra le righe, si troveranno riferimenti anche a Lewis Carroll, a Bulkakov e Baricco, in una storia di genere fantastico molto diversa da quelle proposte oggi, soprattutto dai giovani autori, come è Lavinia Petti, ospite l’anno scorso di Lucca Comics and Games, cresciuta con Harry Potter e le WITCH ma capace di saper dire qualcosa di diverso e di nuovo.
Il personaggio di Antonio M. Fonte è qualcosa di atipico nel panorama della letteratura di genere, un antieroe chiuso in un suo mondo da cui ha bandito emozioni, emozioni perse forse di proposito e da ritrovare nel viaggio parallelo che si troverà a dover intraprendere per ritrovare e riscoprire qualcosa di sé: curioso tra l’altro che non sia un ragazzo ma un uomo maturo, con tutte le rimozioni dell’età non più giovane, in una metafora di quello che ci si lascia dietro molto interessante.
Il ladro di nebbia è una storia onirica che avvince e inquieta, che in questi giorni uscirà per Tea in edizione economica: se la si è persa nella versione rilegata dell’anno scorso, la si può recuperare, per scoprire un viaggio fantastico originale, da cui nessuno può uscire indenne, meno che mai il diretto protagonista.
Il tutto in attesa delle prossime prove narrative dell’autrice che si spera che non si facciano attendere.

Lavinia Petti è nata a Napoli nel 1988. Laureata in Studi Islamici all’Istituto Orientale di Napoli, ha vinto vari concorsi letterari (Premio Tabula Fati, Premio Robot, Premio Book’s Bar, Scrittura Giovane). Ha scritto con Massimo Izzi il saggio Fate. Da Morgana alle Winx.
Il ladro di nebbia è il suo primo romanzo, un fantasy anomalo che l’ha segnalata anche in fiere del settore come Lucca Comics and Games.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Una deliziosa pasticceria a Parigi, Laura Madeleine (Piemme, 2016) a cura di Elena Romanello

16 giugno 2016
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Petra studia Storia all’Università di Cambridge e si sta occupando di suo nonno, importante storico, per ricostruirne vita e opere: scartabellando nelle sue carte trova una lettera da lui firmata in cui chiede perdono per qualcosa che ha commesso a Parigi all’inizio del Novecento.
Nella Parigi del 1909, intorno ad una rinomata e famosa pasticceria, la Pâtisserie Clermont, famosa per i suoi macaroni, dolci amatissimi dalla regina Maria Antonietta e poi adottati dai francesi dopo la Rivoluzione, nasce l’amore tra Jeanne, la figlia del proprietario, e il giovane Guillaime du Frère, giunto da Bordeaux, aspirante ferroviere. Un amore che non può che essere ostacolato dalle convenzioni sociali e che sembra non destinato ad un lieto fine.
Parigi è sempre Parigi, e scegliere la capitale francese come sfondo per una storia è una mossa che di solito funziona, anche perché si può contare se non altro sul pubblico che la ama e legge il libro anche solo per sentire citati luoghi che rimangono nel cuore. Il rapporto letteratura cibo funziona da ben prima di Chocolat, e le pasticcerie non sono la prima cosa che viene in mente quando si pensa a Parigi, ma senz’altro esistono e hanno il loro fascino, così come ce li hanno i coloratissimi macaroni, che troneggiano sulla copertina del libro. Anche il rapporto tra passato e presente ha sempre il suo interesse, le ricerche oggi di storie perdute sono sempre un argomento che intriga, proprio perché in tempi in cui non c’erano i social era difficile capire cosa poteva succede alle persone.
Con tutte queste premesse, spiace però dire che Una deliziosa pasticceria a Parigi non mantiene le promesse a partire dalla colorata copertina, risultando comunque più convincente nella parte ambientata oggi che non in quella del 1909, di maniera, melodrammatica e poco avvincente nel presentare il topos abusato dell’amore contrastato che per conquistare deve riuscire ad essere almeno un po’ originale. D’accordo Parigi è sempre grande protagonista (anche se ci sono storie migliori sulla Villa Lumière) e anche il tema della pasticceria resta sullo sfondo, senza il sapore di buono e di goloso che emergeva da altri libri, a parte l’intramontabile Chocolat.
Un libro da consigliare a chi cerca una lettura d’evasione, ma forse non il migliore del genere: forse fosse stato solo ambientato oggi sul passato avrebbe funzionato di più. Peccato. Per l’autrice questo è il romanzo d’esordio, c’è da sperare che nelle sue prossime fatiche riesca ad essere più convincente e capace.

Laura Madeleine Dopo un passato come attrice di teatro e studi in letteratura, ha iniziato a scrivere per blog e riviste online. Una deliziosa pasticceria a Parigi è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore come novità da recensire, ringraziamo l’Ufficio stampa Piemme.

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:: Il tempio maledetto, Fabio Sorrentino, (Newton compton, 2016) a cura di Micol Borzatta

16 giugno 2016
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Robert Ferrazzi ha perso tutto. Dopo la morte della donna che amava si è lasciato sprofondare nel vuoto più assoluto perdendo anche il lavoro e chiudendosi in casa come un eremita. Solo Alziwa Hossein continuò a credere in lui trovandogli perfino un nuovo lavoro.
Purtroppo però la vita di Robert viene nuovamente colpita da una grande perdita: Alziwa viene trovato morto, presumibilmente da un infarto.
la notizia gli viene data da Melanie, la figlia del suo ex datore di lavoro, che si rivolge a lui per ritrovare il padre, scomparso subito dopo la morte di Alziwa.
Melanie non crede che Alziwa sia morto di infarto e non crede che suo padre sia sparito, crede che il primo sia stato ucciso e il secondo rapito. Riesce a convincere anche Robert e iniziano subito a indagare partendo dalle ultime ricerche di Alziwa e di Andrew Cameron.
Un romanzo appassionante, anche se come scaletta di sviluppo ricorda moltissimo i libri di Dan Brown, con l’unica differenza che in questo libro non si capisce quale sia l’oggetto misterioso che causa tutto il trambusto e che smuove gli uomini a uccidere pur di impossessarsene.
Sviluppato in tre epoche diverse, se si contano i due capitoli brevi di prologo, mantiene come linea guida il mistero della ricerca con un ritmo molto veloce, almeno all’inizio, ma che rallenta verso la fine del secondo terzo del libro dove la storia sembra diventare ripetitiva, tirata un po’ per le lunghe, ma che sa riprendersi dopo pochi capitoli ritrovando il ritmo frenetico della ricerca.
Descrizioni molto dettagliate riescono a trasportare il lettore dalle strade di Napoli a quelle di Roma fino nel Libano, tra le dune di sabbia, facendo dimenticare il mondo intorno, catturando il lettore completamente.
Un romanzo che nonostante piccoli difetti, che sono del tutto soggettivi, rimane un capolavoro che unisce storia e fantasia in un viaggio spettacolare.

Fabio Sorrentino nasce nel 1983 e vive a San Giorgio a Cremano.
Ingegnere civile ha già pubblicato Ante Actium. Il destino di un guerriero e Sangue Imperiale, romanzi storici tradotti anche in Spagna.
Nel 2014 con newton Compton ha pubblicato Il segreto dell’anticristo.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Fiore di fulmine, Vanessa Roggeri, (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

15 giugno 2016
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Per il suo secondo romanzo Vanessa Roggeri sceglie di nuovo la sua Sardegna, ma non quella contemporanea: ci troviamo infatti nell’Ottocento, per raccontare la storia di Nora, ragazzina di campagna che sopravvive al tocco di un fulmine, e per questo motivo è discriminata dalle credenze della gente del paesino in cui è cresciuta, un tema che torna anche dal suo primo libro. L’unica speranza per lei è andare a Cagliari, dove prima abita in un convento di suore e poi va a servizio di Donna Trinez, una nobildonna che capisce cosa c’è nel suo animo. Ma le sue peripezie non sono certo finite perché dovrà confrontarsi con misteri, drammi e fantasmi del passato, in una casa che non è certo accogliente come sperava e oltre alla sua maledizione dovrà fare i conti con altro.
Siamo in Sardegna, ma l’intreccio narrato è da romanzo gotico vittoriano e ottocentesco, tra colpi di scena, ragazze in cerca di una loro vita (c’è qualcosa di Jane Eyre in Nora), misteri, fantasmi, case inquietanti: un insieme che funziona e che dà una visione diversa di una Regione d’Italia che oggi si conosce solo per il suo aspetto contemporaneo di luogo di mare da sogno e non per tutti, ma che ha al suo interno leggende, tradizioni, enigmi, misteri come nelle più nebbiose isole britanniche, soprattutto legate alla figura femminile, per antichi retaggi culturali di un matriarcato mai realmente scomparso.
Un Penny Dreadful nostrano, dal nome dei romanzi gotici ottocenteschi che hanno ispirato l’omonima serie di fantastico vittoriano, che racconta come anche in Italia, in luoghi insospettabili come la Sardegna possano emergere storie insolite e originali, tra realtà e paranormale, tra segreti non detti e eventi inspiegabili, partendo dall’archetipo della casa inquietante e ricca di misteri, nato proprio nell’Ottocento inglese e giunto con solo qualche aggiornamento più splatter (non presente nel romanzo di Vanessa Roggeri) fino a noi. Una storia di crescita femminile e di ricerca di sé, con al centro una protagonista insolita, versione moderna ma senza snaturamenti delle eroine ottocentesche. Tra l’altro è assodato e possibile sopravvivere allo scontro con un fulmine come capita a Nora, ma le proprie caratteristiche fisiche e psichiche rimangono comunque stravolte, cosa nota anche nella società di oggi così diversa dall’entroterra sardo dell’Ottocento.

Vanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. Ama profondamente la sua isola e le sue tradizioni e la sua passione per la scrittura è nata fin da quando la nonna le raccontava favole e leggende sarde intrecciate alle proprie memorie d’infanzia. Presso Garzanti è già uscito di suo Il cuore selvatico del ginepro, altra storia al femminile insolita ambientata in Sardegna.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Martina dell’Ufficio Stampa Garzanti.

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:: Il giardino segreto, Banana Yoshimoto (Feltrinelli, 2016)

15 giugno 2016
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Il mondo (o i mondi) di Banana Yoshimoto sono universi rarefatti e segreti, impalpabili e porosi come la carta di riso, fragili per certi versi, o per lo meno è fragile il microcosmo di sensazioni, percezioni, suggestioni che evocano, nel quale si entra in punta di piedi, con la sensazione che le pareti possano disintegrasi all’improvviso, come bolle di sapone. C’è una purezza, un amore per la natura, tipicamente giapponese, un lindore, un ordine, dove fosse anche un granello di polvere messo nel posto sbagliato potrebbe disturbare l’armonia del tutto. Se amate questo tipo di letteratura, in cui la perfezione e semplicità formale si fonde con una certa profondità spirituale, Banana Yoshimoto è sicuramente l’autrice che fa per voi, ma se non amate questo gioco di equilibri, forse è meglio che vi asteniate dalla lettura.
Esteriormente le sue storie non hanno trame complesse o strutturate, gli avvenimenti realmente importanti, sono importanti per l’economia dei personaggi (quasi unicamente per loro), un abbandono, una delusione sentimentale, una scoperta, una presa di coscienza, un portafortuna ricevuto in dono, insomma difficilmente assimilabili a punti di svolta reali, o mutamenti radicali.Tutto è accennato, velato, niente fratture drammatiche, anche il dolore, la sofferenza del vivere hanno un che di estetizzante, anche la sofferenza insomma si trasforma in bellezza e Banana Yoshimoto narra questo avvicendarsi di stati d’animo, di riflessioni sul vivere, di progressi duramente conquistati con la stessa lievità e delicatezza di un piccolo corso d’acqua tranquillo che placido confluisce in un fiume.
Una scrittura molto femminile, cadenzata da periodi brevi e parole preziose, e se i moti dell’anima sono caratterizzati da una certa lentezza, un senso di arricchimento accompagna comunque la lettura, come se davvero la crescita dei personaggi si accompagnasse a una crescita anche del lettore. Insomma una lettura spiritualmente positiva, di arricchimento interiore, ma che necessita di pazienza.
Il giardino segreto è il terzo volume della quadrilogia Il Regno, sono già usciti Andromeda Heights e Il dolore, le ombre, la magia e si aspetta il volume conclusivo. Forse un errore leggere questo romanzo slegato dagli altri, si perde parte dei riferimenti, ma tuttavia accostarsi alla Yoshimoto mi pareva doveroso, e ho commesso questo azzardo. E’ il suo primo libro che leggo (perlomeno interamente, di Kitchen avevo letto solo alcune sue parti), e sebbene non rientra nel mio genere abituale di letture, ho trovato l’esperienza positiva.
La letteratura giapponese (anche moderna) mi ha da sempre affascinato, rientrando in un ambito di sensibilità e cultura così diversa dalla nostra, così lontana. Il personaggio di Shizukuishi, voce narrante del romanzo, si ricollega se vogliamo a un vasto gruppo di eroine romantiche di tanta letteratura sia occidentale che orientale, che filtrano la vita attraverso i sentimenti e il suo amore per Shin’chirō, se vogliamo, acquisita quella valenza solenne di percorso di crescita e lotta contro una più generica solitudine forse più metafisica che reale.
E se il punto di svolta, o per lo meno il twist principale, lo raggiungiamo alla visita del giardino di Takahashi, già avevamo capito che qualcosa non andava, che la precarietà del vivere e dell’amore (per lo meno di quell’amore) stavano avendo il sopravvento. La tristezza e la malinconia di questa scoperta, (che forse tanto scoperta non è, per lo meno non è inattesa) si intrecciano con la forza del personaggio, che non perde fiducia nei sentimenti, stemperati nell’ amicizia o nell’affetto per la nonna, maga delle erbe. Non ci resta dunque che aspettare l’ultimo e conclusivo capitolo, e se possibile recuperare i due precedenti. Traduzione dal giapponese di Gala Maria Follaco. Buona lettura.

Banana Yoshimoto (Tokyo, 1964) ha conquistato un grandissimo numero di lettori in Italia a partire da Kitchen, pubblicato da Feltrinelli nel 1991, e si è presentata come un autentico caso letterario. Dei suoi altri libri, tutti pubblicati da Feltrinelli, ricordiamo: N.P. (1992), Sonno profondo (1994), Tsugumi (1994), Lucertola (1995), Amrita (1997), Sly (1998), L’ultima amante di Hachiko (1999), Honeymoon (2000), H/H (2001), La piccola ombra (2002), Presagio triste (2003), Arcobaleno (2003), Il corpo sa tutto (2004), L’abito di piume (2005), Ricordi di un vicolo cieco (2006), Il coperchio del mare (2007), Chie-Chan e io (2008), Delfini (2010), Un viaggio chiamato vita (2010), High & Dry: Primo amore (2011), Moshi moshi (2012), A proposito di lei (2013),  Andromeda Heights. Il Regno 1 (2014), Il dolore, le ombre, la magia. Il Regno 2 (2014), Il lago (2015), Il giardino segreto. Il Regno 3 (2016) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom (Moonlight Shadow, 2012, Ricordi di un vicolo cieco, 2012, La luce che c’è dentro le persone, 2011). Banana Yoshimoto ha vinto il premio Scanno nel 1993, il premio Maschera d’Argento nel 1999 e il premio Capri nel 2011.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ Ufficio stampa Feltrinelli.

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:: La fuga di Agostino, Chiara Defant, (Giovanelli Edizioni, 2016) a cura di Viviana Filippini

15 giugno 2016
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Chiara Defant regala ai piccoli lettori una bella storia dedicata alla libertà e al bisogno di riscoprire le proprie origini e lo fa con il libro La fuga di Agostino, edito da Giovanelli edizioni. Protagonista della mirabolante avventura è Agostino, un piccolo uccellino appartenente alla famiglia dei bengalini. Agostino ha sempre vissuto in città, dentro ad una gabbietta, ed è sempre stato amato dai suoi padroni, ma questo affetto non gli basta per essere davvero felice e per scacciare quella malinconia che lo tormenta e che non sa da dove arriva. Un bel giorno, Agostino capisce che il suo stato di tristezza è determinato dalla mancanza di libertà, quella sensazione – e ne è certo- che i suoi antenati hanno sperimentato prima di lui. Per ritrovare e sperimentare il piacere di non stare in una gabbia, un qualcosa mai provato prima d’ora da Agostino, il simpatico uccellino metterà in atto un vero e proprio piano di fuga dalla casa di sempre, per volare, grazie ad un uccello meccanico (un aereo) verso la propria terra nativa. La fuga di Agostino della Defant è un libro per bambini simpatico, ricco di immagini colorate, grazie alle quali i piccoli lettori avranno la possibilità di comprendere quanto sia importate la libertà, quanto sia fondamentale la conoscenza delle proprie radici e del proprio passato e quanto sia bello il poter vivere senza costrizioni, nel rispetto dei propri simili e del mondo naturale che li ospita.

Chiara Defant è nata a Pistoia il 18 agosto del 1989. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico «Niccolò Forteguerri» di Pistoia, si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze dove si laurea in Storia dell’Arte nel luglio del 2015. Cresciuta all’interno di una famiglia che ama l’arte in tutte le sue declinazioni, coltiva da sempre la passione per la danza, la cucina, il disegno e la scrittura.

Source: libro del recensore.

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:: Una moglie giovane e bella, Tommy Wieringa (Iperborea, 2016) a cura di Federica Belleri

14 giugno 2016
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Edward e Ruth si innamorano, nonostante la differenza d’età.  Chi è,  in realtà, il più giovane fra i due? E chi, al contrario, sta obbligando l’altro a invecchiare troppo in fretta? Il quotidiano, un lavoro di responsabilità,  il rispetto per gli animali, il matrimonio e il sesso … tutto assume una prospettiva diversa. E se avessero un figlio, cambierebbe qualcosa?
Una moglie giovane e bella. Uno spaccato di vita, all’ombra della bellezza, dove il tempo scorre e lascia crepe sulla pelle. Una coppia che ha paura di rivelarsi, di aprirsi, di dire all’altro finalmente le cose come stanno. Fino alla scoperta di non essere mai esistiti davvero, all’interno di un castello senza fondamenta. Fino alla consapevolezza di aver costruito poco e di aver tentato di amalgamarsi con la persona sbagliata. Tralasciare i veri sentimenti per inseguire la bellezza, porta a commettere errori imperdonabili.
Trama breve ma intensa. Lettura scorrevole e introspettiva. Scrittura pulita e diretta.
Buona lettura.

Tommy Wieringa, nasce nel 1967 a Goor in Olanda, al confine con la Germania, e debutta nel 1995 raggiungendo la fama internazionale nel 2005 con il romanzo Joe Speedboat (Iperborea, 2009). Questi sono i nomi (Iperborea 2014) è stato finalista del Premio Strega Europeo e del Premio Von Rezzori, e ha conquistato la critica che l’ha paragonato a Salinger, John Irving e Paul Auster. Tutti i suoi romanzi sono tradotti in tutto il mondo.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Iperborea.

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:: Finché non saremo liberi di Shirin Ebadi (Bompiani, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

13 giugno 2016

EbadiFinché non saremo liberi dell’avvocato iraniano Shirin Ebadi, edito in Italia da Bompiani, è il libro-manifesto dell’impegno profuso dall’autrice a favore dei diritti dei più deboli, che nel suo Paese hanno coinciso nei tanti anni della sua attività con donne, minori e dissidenti politici.
Un impegno così determinato che le è valso, nel 2003, il Premio Nobel per la Pace. Un Premio e un introito di denaro che lei ha impiegato per rafforzare il proprio impegno a favore di coloro che, per mancanza di preparazione o di mezzi, hanno una voce talmente flebile da poter essere facilmente soffocata.

«Il mio scopo nello scrivere questo libro è rendere testimonianza a ciò che il popolo iraniano ha sopportato nell’ultimo decennio. Leggendolo, vedrete come uno stato di polizia può influire sulla vita delle persone e gettare le famiglie nella disperazione.»

Finché non saremo liberi di Shirin Ebadi è il racconto, intimistico, della vita pubblica e privata dell’autrice, del percorso che l’ha condotta verso il Nobel e la sua organizzazione, il Centro per la difesa dei diritti umani, che hanno preceduto e affiancato la fondazione dell’Associazione di cooperazione per lo sminamento, la prima ong iraniana che si è occupata attivamente del problema dello sminamento del territorio dopo la guerra con l’Iraq.
La scrittura e lo stile hanno dei toni molto personali, quasi come se il libro fosse la trascrizione del racconto orale fatto dalla Ebadi. Spesso la narrazione di un evento si interrompe bruscamente perché sovviene alla mente dell’autrice un aneddoto o una precisazione che vuole descrivere o fare per poi riprendere dal punto in cui aveva lasciato.
Il libro si rivela da subito interessante, non solo perché entra nel merito di fatti di stretta attualità come la sospensione delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran, secondo l’accordo siglato la scorsa estate tra Obama e Rouhani, che la Ebadi definisce “moderati”. Il testo consente al lettore di osservare l’estremismo religioso di matrice islamica attraverso gli occhi di una musulmana non estremista che ama il suo Paese, la sua gente e anche la sua religione.

«Un Iran che è diventato una delle più grandi prigioni del mondo per giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti delle donne e studenti.»

Shirin Ebadi: Avvocato iraniano, premio Nobel per la Pace 2003. È nata nel 1947  a Hamadan ed è stata la prima donna iraniana a diventare magistrato nel suo Paese. Dal 2009 vive in esilio volontario per far conoscere al mondo cosa succede in Iran, attraverso un’intensa attività di propaganda e di battaglia legale. In Italia sono stati pubblicati anche Il mio Iran (2006) e La gabbia d’oro (2008).

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Frida dell’ Ufficio Stampa Bompiani.

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:: Kamasutra Kevin, di Alessandro Berselli (Pendragon, 2016) a cura di Federica Belleri

13 giugno 2016
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Kevin ha diciassette anni, l’apparecchio ai denti e nessun gusto nel vestire. Ama leggere ma non rielabora tutte le informazioni, che il suo cervello butta fuori al momento meno opportuno. Davanti alle ragazze ad esempio, con evidente imbarazzo. È strano Kevin e soprattutto non ha mai fatto sesso, se non da solo. È cresciuto con un padre quasi sempre assente e una madre troppo superficiale. Vorrebbe essere un adolescente normale, ma non ci riesce. Già ma, che cos’ è la normalità?  Vestirsi tutti allo stesso modo e partecipare a feste fichissime? Possedere un cellulare di ultima generazione e non riuscire poi a comunicare occhi negli occhi? Considerare un coetaneo solo in base ai “like” ricevuti su facebook? Bere, utilizzare allucinogeni e sballarsi per divertirsi non ricordando assolutamente nulla?
Alessandro Berselli ci presenta Kevin Costetti, in balia della sua vita di adolescente sfigato. Un ragazzo che vorrebbe solo una famiglia normale, con la quale poter cenare la sera. Un giovane bisognoso d’affetto, senza una strada sicura da percorrere. Kevin, che trattiene la rabbia, trasformandola con preciso sarcasmo ma nel luogo sbagliato. Kevin che provoca, per soffrire meno. Kevin che tenta di galleggiare, senza essere visto. Kamasutra Kevin. Una possibilità, per il protagonista, di avere un’alternativa. Una crescita forzata tra sentimenti e sconfitte dolorose. Un dialogo con se stessi e Dio, il vecchio barbogio.
Scrittura pulita, essenziale, ma non ridotta. Nessuna sfumatura. Tutto è chiaro e comprensibile. Ironia e riflessioni perfettamente mixate. Davvero ottimo. Buona lettura.

Alessandro Berselli Umorista, scrittore e docente di tecniche della narrazione, Alessandro Berselli inizia la sua attività negli anni Novanta, collaborando con la rivista «Comix», «L’apodittico» e il sito di satira on line «Giuda», partecipando anche al Maurizio Costanzo show. Dal 2003 inizia una carriera parallela come romanziere noir.  Oltre alle raccolte di racconti Storie d’amore di morte e di follia (Arpanet, 2005) e Anni zero (Arpanet, 2012), pubblica i romanzi Io non sono come voi (Pendragon, 2007), Cattivo (Perdisa Pop, 2009), Non fare la cosa giusta (Perdisa Pop, 2010), Il metodo Crudele (Pendragon 2013), Anche le scimmie cadono dagli alberi (Piemme, 2014), Kamasutra Kevin (Pendragon 2016).

Source: proprietà del recensore.

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:: Figli della stessa rabbia, un noir di rivolta, Matteo Di Giulio (AgenziaX, 2016)

13 giugno 2016
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Figli della stessa rabbia di Matteo Di Giulio è un noir particolare, che sì si può certamente accostare ai noir di denuncia, con chiari intenti sociali, politici o anche solo se vogliamo di amplificazione della realtà, ma tuttavia per certi versi possiede anche caratteristiche sue proprie, tra cui un sano gusto per la sperimentazione, che lo differenzia da un filone mai del tutto esaurito, mai del tutto abbandonato. E’ un noir di rivolta (come dice il sottotitolo in copertina) dunque, un noir che denuncia una società priva di quegli anticorpi che le permetterebbero di essere sana, costruttiva, giusta, e nello stesso tempo propone un modello, forse un po’ anarchico ma efficace, dove la giustizia personale si sovrappone a quella che dovrebbe garantire uno Stato, minato dall’interno e forse incapace di curare le proprie derive. E’ un tema abusato, quello del singolo che si fa giustizia da solo, ma Di Giulio non si fa intrappolare dagli stereotipi, non ci presenta ovvero una rivisitazione aggiornata e corretta de Il Giustiziere della notte, non c’è esaltazione della violenza, forzature o scollamenti da un contesto metropolitano credibile e soprattutto verosimile. E’ un romanzo con una forte componente rivoluzionaria questo sì, una certa propensione per una poetica underground non di facciata, una paradossale frattura con il sistema, minato da una violenza strisciante che tende a giustificare se stesso, anche quando dovrebbe invece isolare e perseguire con più efficacia chi utilizza un potere anche minimo, o una divisa come in questo caso, per compiere veri e propri crimini, sopraffare e farla franca. Gli accenni alla cronaca sono numerosi, ma la storia si discosta da casi reali, per parlarci delle molteplici variabili del possibile. Emigrazione, disoccupazione, povertà, precarietà, centri sociali, manifestazioni, case popolari, rifiuto dello straniero, un nonno antifascista, tutto si dispiega sotto i nostri occhi con naturalezza, senza eccedere o santificare la figura del loser, ma conferendogli una sorta di dignità e di positività. Il nemico non sono le forze dell’ordine come istituzione, ma sono coloro che all’interno di questo sistema rinnegano la loro missione di proteggere e servire, tradendo in ultimo la loro umanità (purtroppo le guerre sporche tra polizia e antagonisti, con infiltrati e strumentalizzazioni varie sono all’ordine del giorno). E in questo scenario i nomi di Cucchi e Aldrovandi o l’accenno ai fatti del G8 non paiono fuori luogo, o peggio capziosi, ma contestualizzano una piaga sociale troppo spesso sottovalutata. E ben venga un noir a parlarne. Capitoli brevi, taglienti, poco adatti a una lettura superficiale e non partecipata, inserimento nel tessuto narrativo di testi di canzoni, (i cui titoli trovate in verticale a margine delle pagine o alla fine in una sorta di playlist), un idealismo ancora autentico, forte di valori autentici, personali, dolorosi, trasmessi nell’immediatezza da una scrittura essenziale, e a tratti dura, fanno di questo noir un’ opera originale e nel complesso interessante. Da leggere.

Matteo Di Giulio, scrittore, saggista e traduttore, vive a Milano, dove è nato nel 1976.
Critico cinematografico, ha collaborato con festival e riviste. È stato vicedirettore dell’Asian Film Festival di Roma. Nel 2008 ha curato il saggio Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To. Suoi articoli sono stati tradotti in inglese e cinese.
Ha pubblicato i romanzi La Milano d’acqua e sabbia (2009), finalista al Premio Belgioioso Giallo, e Quello che brucia non ritorna (2010). Suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e su “Velvet – la Repubblica”.
Per Agenzia X ha curato la collana noir “Inchiostro rosso”. Ha fondato il portale Cuéntame, dedicato alla narrativa spagnola.
Il suo ultimo romanzo è I delitti delle sette virtù, finalista al Premio Carlo Oliva: un thriller storico uscito a settembre 2013 per Sperling & Kupfer e ristampato per le edicole da Fabbri nel 2015.

Source: inviato dall’autore, ringraziamo l’uffcio stampa Agenzia X.

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:: Combatti per Roma, Douglas Jackson (Newton Compton, 2015) a cura di Laura M.

12 giugno 2016
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Douglas Jackson è assieme a David Gibbins, Conn Iggulden, Ben Kane, Anthony Riches e Simon Scarrow, uno dei miei autori preferiti di sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma. Di autori ce ne sono altri, tutti validi e competenti (nella ricostruzione del periodo storico), ma questi sono i principali che mi hanno avvicinato al genere, non forse una lettura prettamente femminile, ma tant’è anche il noir dicono che non lo sia. Alcuni sono specializzati in grandi battaglie, altri hanno un taglio più intimista. Ma insomma l’Antica Roma è un periodo che mi ha sempre affascinato, specialmente il periodo in cui i primi cristiani iniziarono a diffondere il loro credo, antitetico se vogliamo agli usi e costumi pagani. Una vera minaccia, e se vogliamo Nerone non si sbagliava più di tanto a giudicarla tale. Il cristianesimo minò davvero le fondamenta dell’Impero Romano e lo sconfisse. Come ci riuscì una religione di pace e fratellanza, per lo più formata da adepti che si riunivano nel nascondimento delle catacombe o rischiavano di finire mangiati dai leoni nell’arena? Resta un mistero, ma sta di fatto che spesso porre il Mondo Romano in antitesi con quello Greco, (lo si fa forse anche inconsciamente, i primi rozzi soldati, i secondi filosofi, poeti, e pensatori), svilisce la grandiosità di ciò che l’Impero Romano fu, non solo il drago dell’Apocalisse di Giovanni insomma. Proprio per questo lo scontro di civiltà fu titanico, ma ciò che andò perduto non fu solo violenza, ignoranza, e barbarie. Ricordiamoci che seguì il Medio Evo, e forse solo Carlo Magno fu investito da quel sogno che con la fine dell’Impero romano era morto. E non parlo solo di conquiste territoriali, imperialismo e avidità più o meno rapace. Il sincretismo religioso del paganesimo romano ne è un segno, l’Antica Roma assorbiva come una spugna tutto ciò che fosse degno e utile con uno spirito tollerante raramente presente nei secoli successivi. Dunque acquedotti, libertà, cultura, diritti, l’Antica Roma fu soprattutto questo, non solo conquiste militari e saccheggi. E’ indubbio comunque che il genere sword and sandal, parli anche di quest’ultime componenti, e lo fa con un’accuratezza incredibilmente scrupolosa, pensiamo solo a Anthony Riches. Douglas Jackson è forse più attento alle dinamiche interne, o almeno lo è in Combatti per Roma, seconda storia con Gaio Valerio Verre che abbiamo imparato a conoscere in L’eroe di Roma. Dopo i libri con Caligola e Claudio, qui abbiamo Nerone che tesse le sorti dell’Impero, in questa serie che ha già all’attivo sei libri. Combatti per Roma parla esattamente dei temi che più a me interessano, e lo fa con il taglio avventuroso e movimentato tipico del genere. Cosa è disposto a fare Gaio Valerio Verre per difendere Roma dai temibili seguaci del Nazareno? Fino a che punto saprà spingersi, senza farsi troppo affascinare da questa nuova religione che sembra prometta la vita eterna? Trovare un pescatore, Pietro, capo dei seguaci di questa nuova religione, diventerà quindi la sua missione, lui che ha combattuto valorosamente in Britannia, perdendo una mano e guadagnandoci una ferita al volto. Una missione affidatagli direttamente dall’ Imperatore Nerone, paranoico (fino a un certo punto diremo noi col senno di poi). Ma un altro cruccio affligge Gaio Valerio, la sua amata sorella Olivia è sofferente e sembra non riuscire a riprendersi, sarà questo fatto a spingerlo da un medico giudeo che gli da una polvere che da alla ragazza un parziale miglioramento. Sarà proprio la malattia della sorella a spingere Gaio Valerio a credere nei miracoli, e ad avvicinarsi a questa nuova religione così pericolosa che dovrebbe combattere? Naturalmente non vi anticipo altro ma vi basti sapere che Seneca in persona, aiuterà il nostro nella ricerca di Pietro, per trovare le prove che è davvero il capo di coloro che congiurano e combattono per la rovina di Roma. Se amate il genere, da non perdere. Questo autore scozzese è davvero bravo. Stile scorrevole, facilità di lettura, affatto noioso, con una discreta caratterizzazione dei personaggi. Traduzione di Valentina De Rossi.

Douglas Jackson, ex giornalista, nutre da sempre una grande passione per la storia romana. Vive in Scozia, con la moglie e tre figli. È autore, tra gli altri, dei romanzi Il segreto dell’imperatore, Morte all’imperatore! e L’eroe di Roma, pubblicati dalla Newton Compton. I suoi libri sono tradotti in 7 Paesi. Per saperne di più: www.douglas-jackson.net

Source: acquisto personale in un Mercatino dell’usato.

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:: Ninfee nere, Michel Bussi (E/O, 2016) a cura di Micol Borzatta

11 giugno 2016
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Siamo in Normandia, per la precisione a Giverny, il paese natio di Claude Monet, dove tutt’ora c’è la sua casa con il suo enorme giardino e il laghetto di ninfee, le stesse ninfee che negli ultimi 27 anni Monet ha dipinto concentrandosi solo su di loro.
Ed è proprio sul ruscello artificiale che Monet aveva fatto costruire per mantenere lo stagno delle ninfee che viene ritrovato il cadavere di Jérôme Morval, un famoso chirurgo oftalmologo. Viene chiamato a investigare Laurenç Sérénac, che si trova a dover combattere con l’omertà degli abitanti del paese e con il sentimento che gli cresce nel petto, aumentando sempre più, per la moglie del principale sospettato.
Con l’aiuto di Sylvio Bérnavides inizieranno a interrogare tutti e a consultare sempre più esperti di vari settori per seguire le tre tracce che sembrano collegate all’omicidio: un bambino di undici anni misterioso, i quadri Ninfee di cui era ossessionato Morval e le varie amanti di Morval.
Un giallo che esula dai classici gialli, raccontato per buona parte in terza persona, dagli occhi di una vecchina di ottanta anni, un po’ acida, che si muove per il paese come un topolino nero invisibile, che osserva tutto ma che non viene mai vista da nessuno, per poi passare in terza persona e raccontare le vicende dell’ispettore, della moglie del sospettato che altri non è che la maestra del paese, e di una bambina di undici anni, della quale saremo sempre a conoscenza dei pensieri raccontati direttamente dalla mente di lei.
Fin dall’inizio la vecchina fa capire di sapere tutta la verità, ma anche se è a conoscenza della totalità dei fatti, le informazioni vengono date con il contagocce, lasciando così il lettore in un perenne stato di attesa e curiosità che gli impedisce di interrompere la lettura, quel dico ma non dico che a volte è quasi snervante, ma che Bussi sa dosare a meraviglia senza mai esagerare.
Un connubio tra realtà e fantasia che rapisce in una magnifica lettura tra paesaggi magici, impressionisti francesi e un’ossessione che viene scambiata per amore.
Un romanzo che sa catturare, affascinare e coinvolgere nel modo più totale e completo.

Michel Bussi è nato in Normandia nel 1965.
Scrittore e professore di geografia all’università di Rouen.
Vincitore di diversi premi tra cui nel 2012 il Prix Maison de la Presse, il Prix du roman populaire e il Prix du meilleur polar francophone con il romanzo Un aereo senza di lei.
Dopo essere stato pubblicato in ventidue paesi, Ninfee nere diventerà presto anche un film.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio Stampa EO.

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