Posts Tagged ‘Ingrid Basso’

:: L’uomo dell’istante. Un romanzo su Søren Kierkegaard, Stig Dalager, (Iperborea, 2016) a cura di Viviana Filippini

8 giugno 2016
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Chi era davvero il filosofo Søren Kierkegaard? Prova a spiegarcelo Stig Dalager nel libro L’uomo dell’istante, pubblicato in Italia da Iperborea. Il testo è una biografia romanzata molto intensa nella quale lo scrittore riesce a farci percepire l’essenza fisica del grande pensatore danese. Perché dico l’essenza fisica? Per il semplice fatto che Dalager ci mostra un Kierkegaard fatto di un corpo materico, debilitato dal tormento del troppo pensare e dalla malattia. Siamo nel 1885, a Copenaghen, il filosofo ha 42 anni quando entra in ospedale perché è così ammalato e stanco di vivere, da aver deciso – in tutta autonomia – che è giunto il momento di porre fine alla sua vita di dolore (fisico e psicologico). Accanto a sé Kierkegaard non vuole nessuno. Accetta solo la presenza della signorina Fibiger, la quale lo accudisce e lo aiuta a compiere ogni singola azione: dal mangiare, al vestirsi, all’alzarsi per andare in bagno. In realtà la donna, a conseguenza del proprio passato di sofferenze e rinunce, è la sola a comprendere alla perfezione lo stato di disagio morale che attanaglia e tormenta il filosofo. Il romanzo è caratterizzato da un continuo alternarsi di flashback/sogni dai quali il lettore può comprendere cosa abbia scatenato la costante lotta interiore che spinse lo studioso ad attaccare anche la Chiesta istituzionale e non solo. Nei diversi frammenti del “tempo che fu”, che vanno a “visitare” Kierkegaard ci sono il padre dalla religiosità estrema e inflessibile che scatenò in Søren un perenne conflitto tra il senso del dovere e quello di colpa. Accanto a questa figura emergono le tante opere che il pensatore scrisse utilizzando diversi pseudonimi, identità fittizie che gli permisero di riflettere e pensare in modo completamente libero e di rispondere anche agli subìti per i propri difetti fisici. La vera costante del libro, o meglio, quello che potrebbe essere identificato con il leitmotive narrativo è senza ombra di dubbio la figura di Regine Olsen. Il grande e unico amore al quale Kierkegaard, uno dei maggiori esponenti dell’esistenzialismo, rinunciò, con grande dolore e difficoltà, per dedicare tutta la propria esistenza allo studio e alla riflessione. Dalager, grazie ad uno studio accurato dei testi e dei diari del filosofo, riesce a costruire una narrazione che va oltre la dimensione del pensiero filosofico e poetico del pensatore danese, perché questo scritto ci porta alla scoperta del lato più intimo, privato e umano di un essere vivente del passato, diventato noto soprattutto per i propri testi. Dalle pagine di L’uomo del destino esce un Søren Kierkegaard umano, fatto di carne, di sentimenti e di tutte quelle contraddizioni che lo rendono, a nostri occhi di lettori e individui di oggi, un uomo colmo di fragilità ed emozioni simili alle nostre. Traduzione e postfazione di Ingrid Basso.

Stig Dalager (1952) è uno dei più noti scrittori danesi contemporanei. Specializzato in romanzi di ispirazione biografica (oltre a Kierkegaard, tra gli altri, Hans Christian Andersen e Marie Curie) i suoi lavori sono tradotti in oltre 20 paesi. Il lavoro di Dalager come romanziere e drammaturgo si concentra sulle condizioni esistenziali più profonde, su quella ricerca del sé più vero che accomuna le storie della gente comune con quelle dei personaggi entrati a far parte della Storia.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio Stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: La stagione del sangue, Samuel Bjørk (Longanesi, 2016)

1 maggio 2016
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Hugo Lang sorrise e con una mano sfiorò lo schermo per accarezzarle una guancia. Si era tanto affezionato e quella prima, quella più giovane con il tatuaggio, da aver pensato che non potesse esistere nulla di meglio, mentre adesso, anche se la conosceva solo da due giorni, si rendeva conto che quest’altra gli piaceva ancora di più. Strano, eppure era così.
Il primo giorno non gli era parsa granché sveglia: non si era resa conto di come dovessero andare le cose. Poi però era arrivato lui, il tizio coperto di piume. Era entrato nella stanza chiusa a chiave, e da allora lei aveva fatto quello che doveva.

Chi ha letto La stagione degli innocenti (Det henger it engel alene i skogen, 2013), romanzo di esordio di Samuel Bjørk, uscito l’anno scorso in Italia per Longanesi, già conosce i personaggi di Holger Munch e Mia Krüger. Lui capo dell’unità investigativa di Mariboes gate, divorziato, barbuto, sovrappeso, cinquantenne amante di enigmi, giochi enigmistici e di scacchi (Una stanga di ferro si trova in un lago. Metà della stanga è sottoterra. Un terzo della stanga è sott’acqua. Otto metri spuntano dalla superficie. Quanto è lunga la stanga?). Lei esile, capelli neri da indiana, occhi azzurri chiarissimi, un passato difficile che cerca di esorcizzare con alcol e psicofarmaci, sempre a un passo dal suicidio, ma con un talento infallibile per decifrare le scene del crimine e sondare le menti criminali (Io credo sia il suo lavoro a farla ammalare).
A unire i loro destini questa volta un nuovo caso, (sono passati solo pochi mesi dai fatti di La stagione degli innocenti) che inizia con il ritrovamento di un cadavere. Così appunto inizia La stagione del sangue, (Uglen, 2015), tradizione letterale del titolo originale “La civetta”. Sempre edito da Longanesi, e tradotto questa volta oltre che da Ingrid Basso, anche da Alessandro Storti.
Siamo in autunno, i primi giorni di ottobre, il fresco sole del sabato inondava il paesaggio circostante con una luce magnifica: tenui raggi sulle foglie d’autunno rosse e gialle che molto presto sarebbero cadute lasciando il posto all’inverno. Tom Petterson, un botanico che lavora all’istituto di biologia dell’Università di Oslo, lascia la vista del fiordo di Oslo (è un fiordo della Norvegia meridionale che si estende per un centinaio di chilometri, sullo Skagerrak) e si inoltra in un bosco sulla punta della penisola di Hurunlander. In una radura trova il corpo senza vita di un’ adolescente. La particolarità del ritrovamento consiste nella messinscena organizzata dall’assassino che fa pensare a un rito sacrificale di qualche strampalato culto satanico.
La ragazza, magrissima quasi scheletrica, con una parrucca in testa giace nuda con gli occhi spalancati in un letto di piume. Con un giglio bianco in bocca. Intorno a lei, candele disposte a formare un pentacolo, una stella a cinque punte, un simbolo magico. Occultismo. Satanismo. Ma la cosa davvero strana è che dal referto autoptico risulta che lo stomaco è pieno di mangime per animali. Da qui la magrezza. La ragazza è stata imprigionata, seviziata dalla sua scomparsa tre mesi prima da un centro per ragazzi problematici. Si chiamava Camilla Green.
Holger Munch capisce al volo che c’è un’unica strada per cercare di decifrare la scena del crimine e catturare l’assassino, avvalersi dell’aiuto di Mia Krüger, giudicata instabile e estromessa dalla squadra. Holger Munch non è uno che lecca il culo a nessuno, ma per riaverla e pronto a farlo convincendo il suo capo che non c’è altra scelta. Così Mia più o meno ufficiosamente torna al lavoro. Tra interrogatori, false piste, antropologi radiati dall’università, e direttori di musei di storia naturale a cui hanno rubato un’ intera sezione del museo, i passi avanti non sono molti, finchè un hacker amico di Gabriel, uno dei membri più giovani della squadra, non scopre nei meandri più oscuri di Internet un video, e pur non amando le forze dell’ordine, lo consegna alla polizia. E allora sì, finalmente le nebbie si diradano e la chiave del mistero è nelle loro mani.
La stagione del sangue è dunque certamente un poliziesco all’altezza del precedente. Oscuro, realistico, per certi versi anche splatter, sebbene non è la paura di un horror la sensazione principale che riesce a trasmettere. Diviso in nove parti, suddivise in capitolo molto brevi, il romanzo è senza dubbio capace di tenere desta l’attenzione del lettore con un intreccio sì complesso, ma non confuso e sicuramente non banale. La parte che ho apprezzato di più è sicuramente la descrizione della vita dei giovani di Oslo, tra pub e locali dove l’alcol scorre a fiumi, associazioni animaliste, cortei contro il potere dello Stato, e un’avversione endemica per il “sistema”.
La Norvegia di Samuel Bjørk è sicuramente diversa da quella che vediamo nei depliant turistici. Proliferano le sette, e le associazioni esoteriche, l’ Ordo Templis Orientis, i massoni, il satanismo. In Norvegia. Oggi. Vivi e vegeti. Su internet si organizzano live feed, i giovani hacker sono attivissimi, (e non sono tutti white hat) la branca norvegese delle associazioni animaliste organizzano veri atti di guerriglia contro le persone o le aziende che maltrattano gli animali, i professori universitari vengono radiati per l’uso della marijuana. Insomma è una società molto vivace e per nulla statica. Interessante nei suoi intrecci tra il “sistema” (non è in parlamento che si decidono le cose) e i giovani ribelli che ad esso vogliono sfuggire.
Il quadro generale penso di averlo fatto, spero di non aver parlato troppo della trama, ma ho cercato di essere criptica il più possibile pur dandovi un’ idea della storia. Buona lettura.

Samuel Bjørk è lo pseudonimo di Frode Sander Øien, poliedrico artista norvegese. Autore di pièce teatrali, musicista e cantautore, ha tradotto alcune delle opere di Shakespeare. Vive a Oslo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.