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:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Le Piege de la Belle au bois dormant, Mary Higgins Clark, Alafair Burke (Éditions Albin Michel, 2016)

12 dicembre 2016

maryPiccola premessa: il libro di cui parlo oggi non l’ho letto in lingua originale, ma in francese. Lo so disattende un po’ il titolo della rubrica, ma ho fatto questa piccola deroga per una migliore catalogazione, e perché non penso di aprire una rubrica di libri tradotti dall’originale in altre lingue (che non sia l’ italiano). Insomma questo sarà forse l’ unico caso. Il libro, scritto originariamente in inglese americano, si intitola The Sleeping Beauty Killer, edito da Simon & Schuster quest’anno, e scritto a quattro mani da Mary Higgins Clark e Alafair Burke, scrittrice quest’ultima che non ostante l’ingombrante cognome paterno merita attenzione per originalità, e come si dice da noi impegno e palle ferme. Non sono al corrente se ci siano propositi di traduzione in italiano, o per lo meno non so i tempi, è molto probabile che fra qualche anno uscirà per Sperling & Kupfer editore storico della Higgins Clark. Io l’ho letto nella versione francese edita da Albin Michel e tradotta da Anne Damour. Ho fatto molta meno difficoltà che a leggere Grangé,  in pratica il testo è molto più semplice, e se volete cimentarvi sono certa che non avreste difficoltà. Il titolo francese è Le Piege de la Belle au bois dormant, qualcosa come La trappola della Bella addormentata nel bosco. Non è la prima volta che Mary Higgins Clark e Alafair Burke si cimentano in un’ opera a quattro mani. Hanno già pubblicato, sempre tradotti in francese, L’affaire Cendrillon e La mariéé était en blanc, titolo che fa il verso a un capolavoro di Cornell Woolrich (titoli originali, The Cinderella Murder, in Italia è uscito Così immobile tra le mie braccia per Sperling & Kupfer, sempre quest’anno, e All Dressed in White). Tornano dunque Mary Higgins Clark alla bella età di quasi novant’anni, per la terza volta insieme con una nuova inchiesta di Laurie Moran, giornalista investigativa tv che si occupa di True Crime. Questa volta seguiamo la storia di una bellissima ragazza americana Casey Carter, che a una festa data dalla famiglia del suo fidanzato viene drogata. Il fidanzato, Hunter Raleigh l’accompagna nella villa di famiglia dove la ragazza continua a dormire in preda a uno psicofarmaco molto forte. Quando si sveglia trova il suo ragazzo moto sul letto, ucciso da alcuni colpi di pistola. Lei si ritrova polvere da sparo sulle mani r viene arrestata come l’assassina di Hunter. Il giovane apparteneva ad una ricca e importante famiglia newyorkese che ha rapporti persino con la Casa Bianca. Casey si protesta sempre innocente, anche se dichiarandosi colpevole avrebbe una pena più lieve. Invece viene condannata per omicidio non preterintenzionale. Quando viene rilasciata ha ormai 40 anni e la vita compromessa. Ma non si arrende. Quando un programma televisivo Suspicion la interpella per una trasmissione che ricordi tutta la sua odissea. Lei si professa ancora innocente, ma la sarà davvero? O se no chi è l’assassino che ha escogitato tutto quel diabolico piano? Un mystery di impianto classico, insomma, sulle tracce di un cold case, con in più lo sfondo dei grandi programmi televisivi americani dedicati ai crimini realmente accaduti, imitati anche da noi con programmi come Quarto Grado. In America hanno un taglio più investigativo e non è raro che aiutino davvero a scoprire il colpevole di crimini irrisolti, o che per cui era stato incastrato un innocente. Buona lettura.

Mary Higgins Clark, battezzata dal Corriere della Sera  “la regina del thriller psicologico” è l’acclamata autrice di numerosi bestseller internazionali che hanno venduto più di 300 milioni di copie.

Alafair Burke, figlia di un mostro sacro della letteratura americana, James Lee Burke, è una giallista americana, insegnante di diritto e giornalista di giudiziaria. È autrice di due serie crime e i suoi libri sono stati tradotti in dodici lingue. Attualmente vive a New York ed è Professore di diritto penale alla facoltà di legge della Hofstra University. È autrice del libro La ragazza nel parco recentemente pubblicato da Piemme.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Ophélie dell’Ufficio Stampa Michel Albin.

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Les Temps Sauvages (Éditions Albin Michel, 2015)

27 aprile 2016

tempsYeruldelgger regardait avec horreur ce que sa Mongolie pouvait devenir. Dans les forêts dépecées, il voyait ses steppes lardées de mines à ciel ouvert. Dans les quartiers d’isbas de mauvais bois où se résignait un sous-prolétariat désœuvré, il reconnaissait ceux des yourtes à Oulan-Bator où se desséchaient les vieilles grands-mères pendant que les vieux nomades s’imbibaient de vodka chinoise de contrebande. Et les mêmes immeubles à la soviétique qui se délitaient entre des route précaires et des rues défoncées. Il sentit son âme enfler d’un terrible découragement.

Tra i tanti libri che non arrivano da noi, ma sono nel resto del mondo successi planetari, quasi per caso ho scoperto Les temps sauvages (Éditions Albin Michel, 2015) di un autore, Ian Manook, mai sentito prima, ma che sono certa incuriosirà qualche scout di buona volontà. E’ un vero peccato non potere leggere questo libro in traduzione, ma armata di vocabolari vari (online e cartacei), e santa pazienza, mi sono lanciata nell’impresa di leggerlo in francese.
Prima di parlare del libro qualche accenno sull’ autore e sul suo primo libro Yeruldelgger che l’ha fatto conoscere a livello internazionale. Les temps sauvages è infatti il secondo volume di una serie, che tranquillamente potete leggere come volume unico, anche se a dire il vero ci sono parecchi rimandi al libro precedente.
Ian Manook è uno pseudonimo, il suo vero nome è Patrick Manoukian, classe 1949, nato in una famiglia di origini armene. Credo che la sua vita sia altrettanto interessante quanto i suoi romanzi che nascono forse dal suo essere un viaggiatore, prima che uno scrittore, un giornalista, un editore, un pubblicitario. Dall’età di 18 anni ha percorso gli Stati Uniti e il Canada, in lungo e in largo, in autostop e si narra che sia l’unico beatnick ad aver attraversato l’est e l’ovest degli Stati Uniti in tre giorni per partecipare al festival di Woostock. Di aneddoti così ne avrà a bizzeffe da raccontare accanto al camino nei lunghi inverni. Un tipo da conoscere, insomma.
Nel 2013 se ne uscì con un polar che aveva la peculiarità di essere ambientato in Mongolia. Fu un successo straordinario, premi a non finire dal Prix des lectrices de ELLE, al Prix SNCF du polar, al Prix Quai du Polar.
Credo che il segreto di questi libri risieda principalmente nell’ambientazione insolita, il fatto che la storia si svolgesse in Mongolia fu la stessa ragione per cui lo notai tra i tanti libri nel depliant pubblicitario. Ma non solo, unisce tre generi e lo fa in modo originale e insolito: in primo luogo il classico romanzo di avventura, ampi spazi, cieli incontaminati (ciels bleus comme des laques percés), neve, ghiaccio, steppe; il romanzo poliziesco, con poliziotti, un’ inchiesta e i più avveniristici strumenti tecnologici ( e sì Internet c’è anche in Mongolia); e infine il sano e vecchio thriller, ogni pagina un colpo al cuore, adrenalina pura. In più, i personaggi hanno profondità, la storia coerenza narrativa, c’è critica sociale (si parla per esempio delle conseguenze della disgregazione dell’URSS sulle popolazioni locali, di corruzione, di inquinamento), un certo spirito ambientalista, riflessioni filosofiche, descrizioni dettagliate di luoghi, usi e costumi e termini così lontani da noi, che piano piano diventano familiari. In parte Les temps sauvages mi ha ricordato Il senso di Smilla per la neve, almeno i suoi lati migliori.
L’inizio è canonico, viene rinvenuto un cadavere:

Le cadavre d’une femelle yack eventrée sur la carogne fracassée d’ un cheval, par moins vingt-cinq de grés à cinq cent kilometres d’ Oulan- Bator, ce n’etait pas vraiment une enquete pour la criminelle.

Ma le sorprese non sono finite, oltre al cavallo c’è anche cosa resta del suo cavaliere:

la jambe bottée, le pied encore dans l’étrier qui dépassait entre le dos gelé du cheval mort et la panse vitrifiée du yack.

Nello stesso momento, nella zona del massiccio del Otgontenger, Yeruldelgger è stato chiamato da un ornitologo che ha trovato un pezzo di femore umano.

– Une scene de crime? Tu veux dire que…
– Que c’est un os humain, parfatement. Un bout de fémur humain, pour etre précis. Très certainment un femur gauche, d’ailleurs.

E questo è solo l’inizio di una intricatissima indagine che vede coinvolti i servizi segreti, i militari, per non parlare di lotte intestine all’interno della polizia. Insomma c’è di tutto, tutto il necessario per tenere desta l’attenzione del lettore. Un bel libro insomma, forse solo un po’ brutale in alcune parti.
Concludo col dire che Les temps sauvages è finalista al Prix Tenebris 2016, per il miglior romanzo poliziesco di lingua francese distribuito in Quebec, assieme ad altri quattro libri: Du sang sur les lèvres di Isabelle Gagnon (Héliotrope); L’affaire Myosotis di Luc Chartrand (Québec Amérique); La pieuvre di Jacques Saussey (Du Toucan); e Faims di Patrick Senécal (Alire). Il vincitore sarà proclamato il 22 maggio durante il festival “Les Printemps meurtriers de Knowlton” .

Ian Manook è giornalista, editore, pubblicitario e romanziere. Yeruldelgger è il suo primo romanzo, pubblicato nel 2013 per l’Éditions Albin Michel. Les Temps sauvages è il secondo volume della serie di Yeruldelgger, personaggio che conduce il lettore sulle steppe della Mongolia ai confini con la Russia e la Cina.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Aurore dell’Ufficio Stampa Michel Albin.