Tra pochi mesi, ad aprile, saranno quarant’anni esatti dall’arrivo di Atlas Ufo robot Goldrake sui teleschermi dei nostri Paesi, primo anime giapponese di genere fantascientifico ancora oggi amatissimo da più di una generazione e inizio di una passione che per molti è durata tutta la vita, anche da adulti, ispirando carriere e creatività.
Per raccontare la storia di un’epopea animata e di costume, è uscito per La Torre edizione, specializzata in studi sulla cultura dei manga e degli anime, un poderoso ma scorrevole saggio di Massimo Nicora, intitolato proprio C’era una volta Goldrake. L’autore ricostruisce una storia interessante e variegata, che si è dipanata su più Paesi, il Giappone innanzitutto, poi la Francia e l’Italia, svelando aneddoti interessanti e raccontando il fenomeno Goldrake (in originale Grendizer) sia dal punto di vista contenutistico che di impatto culturale.
In Giappone ci si volle ispirare ai film di fantascienza anni Cinquanta, sia quelli prodotti in casa, Godzilla in testa, che a quelli americani basati sulle invasioni aliene. Però Grendizer arrivò come terzo capitolo di una saga iniziata con Mazinga Z e continuata con Il Grande Mazinga, sempre da idee originali di Go Nagai, e ai fan non piacque fino in fondo l’idea di vedere Koji (da noi Alcor) ridotto a fare da spalla non sempre intelligente del nuovo eroe Daisuke, conosciuto in Italia come Actarus. In ogni caso la serie ebbe un suo pubblico, grazie anche all’apporto artistico del grande Shingo Araki, che realizzò gli episodi più belli, tragici e memorabili.
In Francia il successo fu improvviso, anche se ostacolato all’origine dai programmatori di rete, che vollero relegare Goldorak in estate, non tenendo conto che quella fu un’estate piovosissima e che i più giovani amarono da subito quello che oltralpe è rimasto uno dei simboli della cultura otaku.
Da noi Atlas Ufo robot Goldrake seppe calamitare l’attenzione di più generazioni di spettatori, e l’autore ricorda l’importanza delle sigle e del doppiaggio, i gadget e gli articoli che uscivano allora, ma anche le polemiche sulla violenza degli anime, portate avanti innanzitutto dal parlamentare Silviero Corvisieri.
C’era una volta Goldrake è un libro imperdibile per chi fa parte della generazione che si appassionò alla serie, sia chi ha continuato poi ad interessarsi al mondo degli anime sia chi se ne è staccato, ma è interessante anche per capire l’importanza di queste ormai non più tanto nuove icone dell’immaginario che sono manga e anime nella cultura giovanile e non solo di questi ultimi decenni.
Massimo Nicora (Varese, 1972), giornalista, è laureato in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si occupa di comunicazione e relazioni con la stampa per conto di importanti aziende nazionali e internazionali, in particolare inerenti videogiochi e cinema di animazione. Appassionato di Goldrake e di robot giapponesi, ha tenuto conferenze sui 30 anni di Goldrake in Italia nel corso delle manifestazioni Maggio Bambino (2008) e FirenzeGioca (2008) e ha rilasciato interviste a Radio Deejay e a TG3 Neapolis. Per conto dell’editore giapponese d/visual, nel 2007 si è occupato del lancio e della promozione in Italia della prima edizione in DVD della serie. È autore del libro C’era una volta… prima di Mazinga e Goldrake. Storia dei robot giapponesi dalle origini agli anni Settanta (Youcanprint, 2016) ed è curatore di un blog dedicato a Goldrake (ceraunavoltagoldrake.blogspot.it).
Source: omaggio dell’editore La Torre al recensore, che ringraziamo insieme all’autore Massimo Nicora.
Una biografia illuminata di un personaggio molto amato ed imitato, scritta con grande onestà intellettuale e dovizia di particolari, dallo scrittore Robert Lacey, autore di best-seller biografici di grande impatto, tra quali ricordiamo quelli dedicati alla famiglia Ford e alla Casa reale Inglese.
Tutti, almeno così dovrebbe essere, abbiamo letto e studiato la Seconda guerra mondiale che scosse il globo terrestre dal 1939 al 1945. Per quanto ricordo, il mio fu uno studio fatto di nomi di persone, di luoghi e di date in successione. Un apprendere un po’ troppo meccanico che non mi permise di comprendere a fondo il dramma che travolse l’umanità intera. Poi, per fortuna esistono libri che raccontano quel dramma portandoti a contatto con chi lo visse. Uno di questi è “Inferno. Il mondo in guerra 1939-9145” di Max Hastings, edito da Beat. Il volume, sono quasi 900 pagine, racconta sì le vicende del secondo conflitto mondiale e i diversi fronti sui quali esse si insediarono, ma il tutto è fatto in modo diverso. Il testo di Hastings narra la guerra attraverso le esperienze umane di coloro che le vissero sulla propria pelle. Pagina dopo pagina, attraverso frammenti di vita di persone comuni, scopriamo come tutti coloro che furono coinvolti nel conflitto (dal soldato delle prima linea, alla maestra di scuola elementare, passando per il ragazzino rimasto a casa con la madre) fossero uniti da un unico e urgente bisogno: sopravvivere alla devastazione che imperava ovunque. Hastings presenta il conflitto che tormentò il mondo dal 1939 al 1945 come un vero e proprio inferno che travolse l’intero pianeta. Dall’invasione della Polonia, ai campi di sterminio, alle bombe atomiche, l’autore non esclude nulla e si concentra anche su fronti della guerra che non sempre sono stati accuratamente analizzati, come l’India, la Cina o il ruolo della Russia nel Nord Europa. Quello che emerge dal libro di Hastings non sono solo tanti interrogativi su come la Seconda guerra mondiale è stata condotta, ma ci sono anche riflessioni sui ruoli svolti dai diversi attori (Stati e Nazioni) coinvolti in essa. Pagina dopo pagina si alternano eventi bellici e storie di vita di essere umani (militari e non) le cui esistenze furono per sempre sconvolte. Tanto è vero che molti soldati, non si resero conto che una volta tornati a casa, la loro vita post bellica sarebbe stata in un certo senso influenzata dallo schieramento di appartenenza che avevano avuto sul campo di battaglia. Altro aspetto che impressiona è il numero dei morti che ebbe ogni Paese coinvolto, basti pensare che “tra il settembre del 1939 e l’agosto del 1945, 27.000 persone in media morirono a causa della guerra”. Questa era la media giornaliera, per il dato complessivo fate due calcoli e avrete il numero completo della catastrofe dello scontro. “Inferno. Il mondo in guerra 1939-1945” di Max Hastings è come una sorta di calamita, nel senso che una volta che lo si comincia a leggere, questo libro ti tiene incollato alla Storia raccontata attraverso le storie dei tanti individui da essa travolti. Hastings ci fa scoprire le vicende di coloro che, volontariamente o no, presero parte ad una delle pagine più sanguinose ìdel corso storico, dove il livello di odio e di disumanità verso il prossimo raggiunse livelli incalcolabili. Traduzione Roberto Serrai.
Che cos’è l’itanglese? Una moda? Un segno di provincialismo? Un fatto di pigrizia? Di superficialità? Un espediente per pavoneggiarsi davanti agli interlocutori? Per intimidirli? Per ingannarli? È il latinorum contemporaneo? Un effetto collaterale dell’importare pratiche, discipline e tecnologie nate e sviluppate altrove, senza riuscire a farle davvero nostre? O si tratta del segno che l’italiano di molti italiani è, come afferma in questo libro Antonio Zoppetti, fragile?
Demoni mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico è un libro che unisce saggistica e narrativa in una forma testuale ibrida che ha lo scopo di raggiungere un pubblico più vasto attraverso una prosa accessibile, sebbene ricca di contenuti. Il lettore si ritrova a viaggiare in un mondo antico in balìa degli umori degli dèi e abitato da creature mostruose, affascinanti e quasi sempre mortifere, ma è accompagnato da un vate moderno, Giorgio Ieranò, professore di Letteratura Greca all’Università di Trento. Lo stile narrativo, scorrevole ed intrigante, è imbevuto di riferimenti letterari che aiutano chi legge a diventare più consapevole anche del presente: oggi gli scaffali delle librerie, i film al cinema e le serie tv coinvolgono il soprannaturale in ogni modo. Il fantasy costituito da vampiri, licantropi, fantasmi e streghe non è che l’adattamento del mito antico, delle tradizioni e delle leggende che non muoiono mai perché di generazione in generazione, di secolo in secolo, passano da un uomo all’altro cambiando forma e a volte nome, ma mantenendo la propria essenza.
Il rapporto tra sorelle è al centro di molta produzione letteraria di oltre un secolo e alle sorelle è dedicato il viaggio breve, agile ma non superficiale del saggio Variazioni sulle sorelle, che mescola realtà e fantasia, passato e presente, vicende raccontate e storie vere, tra sorelle di sangue, d’elezione, di carta e di lotta, in due secoli di storia attraverso i romanzi e non solo.
Quarant’anni fa usciva nelle sale cinematografiche Star Wars, o Guerre stellari, uno dei film più importanti di sempre nella costruzione dell’immaginario fantastico e del fandom ad esso legato.
Stendhal affermava che «la bellezza non è che una promessa di felicità». Già, semplicemente una promessa.
Il libero lettore è colui che si lascia guidare dal capriccio, dalla sete e dalla necessità, che immergendosi in un’opera di narrativa non sta lì a interrogarsi sullo spazio che essa occupa nella storia letteraria.


























