Ā āLāofficina delle anime rotteā ĆØ il nuovo libro di Anna Maria Tamburri edito da Liberilibri. La raccolta ha in sĆ© un insieme di racconti davvero originali, nel senso che quando li si legge si ha la netta sensazione di entrare in contatto con un mondo altro, popolato da figure leggendarie, ataviche e misteriose. Una dimensione lontana ma, allo stesso tempo, vicina nella quale ĆØ possibile ritrovare poi pezzi del mondo dove si vive. Ne abbiamo parlato con lāautrice, ex insegnante alle scuole medie e superiori che ha scritto libri di poesie, fiabe e uno studio storico. Tra i suoi lavori: āParola cantadoraā; āI racconti di Nannaā; āS.Illuminato Confessoreā. Un mistero dal passato. Ć autrice per Liberilibri dei versi che accompagnano le incisioni di Giuseppe Mainini inĀ āEchiāĀ (2006).
Come ĆØ nato “Lāofficina delle anime rotte”?
In due tempi con un intervallo di anni. Io scrivo si può dire da sempre. Purtroppo, per una mia attitudine allo stupore e alla curiositĆ , elaboro di continuo relazioni, echi, immagini, interessi che confluiscono in versi e storie che inizio, poi sospendo, come ĆØ accaduto a questi racconti. Lāorigine ĆØ in una splendida stretta valletta delle Dolomiti, in unāestate molto lontana. Qui ĆØ nata Aridela, ma qui ĆØ rimasta ancora vergine fino a circa tre anni fa, quando, come dono a un amico malato, grande lettore, ho scritto āAlzheimerā. Gli ĆØ molto piaciuto, lāha fatto conoscere ad altri amici; cosƬ sono stata incoraggiata a riprendere vecchi spunti e render loro la dignitĆ di storie. Uno sprone necessario, o perchĆ©, come ha sempre sostenuto il mio amico, sono pigra o, come sostengo io, essendo donna in una casa di maschi, dovevo ritagliarmi con unghie e denti lo spazio per scrivere e per realizzarmi. Pecco inoltre di un difetto gravissimo per una donna che ha qualcosa da dire: non riesco a stimarmi. Ma qui non siamo in analisi.
Come ĆØ stato per lei muoversi tra sogno e realtĆ , tra mondo onirico e dimensione concreta?
In fondo semplice. Piano piano nella mia vita, attraverso eventi apparentemente comuni, si sono venute a formare interferenze, connessioni tra i due mondi, il visibile e lāinvisibile, che preferisco chiamare lāAltrove, come Carlo Ginzburg chiama lāaldilĆ , ma con una accezione più ampia del āil mondo dei mortiā. Onirico non ĆØ la parola esatta, perchĆ© non ĆØ una mia elaborazione, ma esiste di per sĆ© e a volte ĆØ fluito e fluisce spontaneamente nella mia quotidianitĆ , attraverso umili segnali che riesco a cogliere al di lĆ della mia volontĆ . Forse una parte di me ĆØ sempre rimasta nellāAltrove, ne ha nostalgia (come diceva Eliade); mi ĆØ facile quindi ripescarlo qua e lĆ in questo mondo, che pure amo in tutta la sua bellezza, vitalitĆ e sacralitĆ . Dice Calasso che lo sprazzo, il lampo improvviso, appare lāunico modo che la veritĆ ha di esprimersi, di lasciarsi intuire. Se sostituiamo ālāAltroveā alla āveritĆ ā (e forse sono la stessa cosa) e aggiungiamo un suono, uno sfiorare, un fugace apparire, anche un sogno siamo nel mio vissuto.
Quanto ha ripescato da antiche tradizioni e da racconti di un mondo atavico e lontano nel tempo?
Indubbiamente molto. Mitologia, religioni, antropologia e simili sono argomenti da sempre in primo piano nelle mie letture e nella mia ricerca di quel qualcosa che, come dicevo, fa parte della mia nostalgia. Soprattutto mi affascinano le testimonianze più arcaiche. Credo infatti che lƬ si trovino i germi della spiritualitĆ (nostra e di tutte le creature), preservati come nellāambra, e lƬ si debbano indirizzare le indagini moderne per riscoprire il primo contatto con chi ci ha creato. Leggo molto, nei limiti di un approccio autodidattico, anche di astrofisica, che oggi offre meravigliosi incontri col mistero dello spazio-tempo.
Molti dei racconti sono come ammantati da unāatmosfera grottesca, cupa, ma per i personaggi protagonisti, uomini e donne di diverse etĆ , cāĆØ la speranza di un riscatto o di una ritrovata serenitĆ ?
Premetto che sono credente e cerco di essere cristiana. La difficile semplicitĆ dei Vangeli, cosƬ presente nelle parole di papa Francesco, ĆØ la via più santa e percorribile rivelata alla nostra umanitĆ cosƬ fragile per corrispondere al richiamo divino della misericordia. Ma nel mondo ci sono state e ci sono altre vie per le quali ho il massimo rispetto e interesse. La mia crescita interiore ĆØ soprattutto verso la misericordia, ma non sono ancora capace di reprimere in certe occasioni un amaro sentimento di condanna, anche se ritengo che il giudizio degli uomini sul bene e sul male sia ancora āinfantileā rispetto alle vicende degli universi. Nelle mie storie cāĆØ in modi diversi la serenitĆ di un ritrovare le connessioni con lāAltrove, che non ĆØ solo o affatto un luogo, ma uno stato dāanimo, una dimensione che travalica la Storia e dalla quale ci arriva lāintuizione di un Continuum che ci assiste, ci perdona, ci ama. Tuttavia non a tutti concedo un riscatto senza condizioni e in tempo breve. Ad esempio, quando tratto della colpa contro lāinnocenza e lāamore, che per me corrisponde al peccato contro lo Spirito del Vangelo (v. La cittĆ de la lepra, Buco di verme, La sirena). Questa colpa va rilavata fino allā eliminazione di ogni scoria, fino a ridiventare ācandidi come la neve o come le ali della colombaā. Un piccolo ulteriore esempio: la morte di bambini nelle guerre ĆØ contro natura; ma ancor più lo ĆØ farne dei martiri non per la pace ma per sentimenti di odio e di vendetta. Li si uccide due volte, come dico in questi versi:
Per tutti gli Handala del mondo
Quando arrivammo stanchi
trascinando
gli ultimi brandelli dei nostri corpi offesi
– ci seguivano, ratti di fogna,
i vostri necrologi rancidi d’odio
finchƩ tra sangue e feci rotolarono
dritti nellāinferno –
per la via della croce
poche stazioni senza bande festoni
o bandiere agitate:
la Luna ci soffiò gemiti di penombra
Venere chinò gli occhi accovacciata
sui corpi dei suoi cuccioli sventrati
e la Stella del Nord ci gelò in cuore
l’ultima rabbia l’ultimo dolore;
quando arrivammo
non c’erano nĆ© onori o paradisi
nƩ tavole opulente
nƩ musiche o carole;
solo il Vecchio la Vecchia
dallo sguardo tenero dolente,
la pietĆ degli antichi consolati,
una terra da sudare in pace
nuova
senza muri o confini.
E fummo santi
per la nostra innocenza violentata
per la vita strappata ad esaltare
l’infamia delle vostre bocche.
E voi foste dannati.
Quale è il racconto al quale è più affezionata e perché?
āAridelaā: perchĆ© ĆØ il primo racconto che allora avevo intitolato āLa creatura dāacquaā; perchĆ© ĆØ unāimmersione nel mitico, nellāĆ©pos sulle origini del male/bene e un omaggio alla natura, allāinnocenza, alla sacralitĆ femminile e alla speranza precristiana. Sicuramente sarĆ il meno letto e capito per vari motivi.
Racconti che sembrano provenire da mondi lontani, primordiali, ma quando di essi ĆØ nel nostro presente?
Oso dire che il nostro presente sta annacquando la Storia; come dice Calasso ĆØ unāepoca ānĆ© empia nĆ© devotaā, io aggiungerei di grande viltĆ . Rare sono le voci veramente profetiche (non da gossip) e poco spazio gli ĆØ lasciato. Quindi sempre più difficili sono le piccole rivelazioni che ci mettono in contatto con lāinvisibile e che possono guidarci a riconquistarci il futuro, a salvare la Terra. Nei miei racconti, a volte ispirati dal mio vissuto a volte rielaborazioni di atmosfere in cui mi sono immersa leggendo, sono queste rivelazioni il filo conduttore, una specie di cura, di riparazione per le anime che si sono infrante, isterilite. La Natura fin dai tempi primordiali ci chiama, ci chiamano i colori, i suoni, le luci e le ombre, gli odori, il miracolo di ogni vita, i ricordi, gli affetti, le tenerezze; ci chiama anche il dolore, ma quello pulito che non sa di violenza e ferocia. Noi rispondiamo con la guerra, con la devastazione del clima e le sue tremende conseguenze e soprattutto con lāindifferenza e la cattiva volontĆ . Siamo governati da folli, da asserviti, da incapaci e siamo stati noi ad eleggerli. Eppure non cesso di scrivere, pregare, sperare in un risveglio di anime coraggiose, sensibili, sante. Ha detto Bonhoeffer che un giorno Dio ci stupirĆ ed io, che ho imparato a vivere nello stupore e nellāaffidamento, voglio crederci.
Cosa rappresenta per lei la scrittura?
Scrivo da sempre. Scrivere ĆØ qualcosa che mi urge dentro. In alcuni periodi difficili ĆØ stato un rifugio, unāautoterapia (per questo sono stata per moltissimi anni restia a pubblicare). Ma quando, dopo una lunga parentesi in cui mi sono immersa nel concreto quotidiano come mamma, insegnante, crocerossina, donna nelle varie sfaccettature, ho ripreso a scrivere, ho capito che era qualcosa di cui non potevo fare a meno, perchĆ© tutto intorno a me mandava messaggi, storie. CosƬ, mentre si affinava la mia capacitĆ di afferrarli, sempre più si faceva forte lāesigenza di scrivere per trasmettere come anche in una realtĆ angusta come ĆØ la cittĆ in cui vivo ci si possa aprire allāinfinito; non per niente sono conterranea di Leopardi. Come ho accennato allāinizio ho tanti scritti incompleti che tali rimarranno data il poco tempo che ho davanti. Mi spiace per loro, sono un poā le mie creature. Ma niente ĆØ per caso e niente senza senso.