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:: Millo & Cia – Avventure scout. Il mistero del palazzo maledetto, Camillo Acerbi, Emanuelle Caillat e Mauro Guidi (Gallucci 2022) A cura di Viviana Filippini

28 giugno 2022

«Facciamo che noi non lasciamo un amico in pericolo. Lui ci avrebbe aiutato, e lo stesso dobbiamo fare noi. Come dice Chil l’avvoltoio: “Siamo di uno stesso sangue!”». Ci sono voluti un po’ di anni (20) ma, alla fine, il fumetto con protagonisti i due gemelli Millo e Cia, creati da Camillo Acerbi, Emanuelle Caillat e Mauro Guidi, sono diventati un libro per i piccoli lettori edito da Gallucci. Protagonisti di “Millo & Cia – Avventure scout. Il mistero del palazzo maledetto” sono i due gemelli tra loro diversi per carattere e modo di essere, uniti dalla passione per lo scoutismo che li rende parte integrante del mondo scout e dell’avventura. Per i due protagonisti tutto sembra andare per il meglio, ma la situazione si movimenta nel momento in cui due loro amici lupetti svaniscono nel nulla. Per ritrovarli i ragazzi dovranno affrontare il temibile Palazzaccio, un palazzo vecchio e -a quanto di dice- maledetto che mette terrore solo a vederlo. La trama messa a punto dai tre autori è ben costruita grazie ad un intreccio nel quale non mancano i colpi di scena che lasciano il lettore pieno di stupore e che gli fanno capire anche quanto sia importante l’amicizia, visto che i protagonisti sono pronti a tutto pur di ritrovare i loro amici. Interessante è anche il fatto che Millo e Cia, essendo due scout, spesso usano il loro tipico linguaggio da lupetti ed esso risulta essere comprensibile pure a chi negli scuot non ci è mai entrato e che, proprio grazie a questa avventura, ne conosce un po’ le caratteristiche. Altro aspetto interessante è che questo libro con Millo e Cia è sì un romanzo per ragazzi, dove l’avventura è il genere principale, ma in esso c’è un po’ di romanzo di formazione. Perché affermo questo? Perché i protagonisti per ritrovare i due amici scomparsi entreranno nel Palazzaccio, un luogo tetro, misterioso  e sconosciuto dove ci sono elementi che possono incutere paura. La storia proposta dai tre autori più essere vista come un romanzo di formazione perché Millo, Cia e i loro compagni si trovano catapultati in mirabolanti avventure, con strane presenze da sconfiggere e tanti inaspettati imprevisti che rappresentano le prove che gli eroi della storia devono superare per raggiungere il proprio obiettivo e maturare un po’. “Millo & Cia – Avventure scout. Il mistero del palazzo maledetto” di Camillo Acerbi, Emanuelle Caillat e Mauro Guidi (Gallucci 2022) è una storia dove il coraggio, la collaborazione, il lavoro di squadra per salvare il prossimo in difficoltà, l’amicizia e il divertimento, sono valori importanti che non solo spingono Millo e Cia all’azione, ma che invitano anche il lettore – bambino o adulto che sia – a riscoprire alcuni dei valori della vita che aiutano a stare bene con se stessi e con il prossimo.

Camillo Acerbi è un dirigente della pubblica amministrazione e assessore al bilancio, con un passato da fisico teorico. Insieme a Emanuelle Caillat e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Emanuelle Caillat è insegnante di francese e traduttrice letteraria di libri per ragazzi ma anche di premi Nobel. Insieme a Camillo Acerbi e Mauro Guidi sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Mauro Guidi è avvocato penalista e grande esperto di fumetti e romanzi noir. Insieme a Camillo Acerbi e Emanuelle Caillat sono stati a lungo capi scout e hanno collaborato per vent’anni alla redazione della rivista nazionale dei Lupetti, dove sono nati i fumetti di Millo & Cia.

Source: inviato dall’ufficio stampa Gallucci. Grazie a Marina Fanasca.

:: I migliori consigli di scrittura dagli autori di libri di avventura

26 novembre 2017

avventura

Credo che i romanzi di avventura stiano vivendo una riscoperta, sarà la crisi, il desiderio di evasione, di scoprire luoghi esotici, tesori, avventure entusiasmanti. Non credo sia solo una letteratura per ragazzi, come molti credono, anche gli adulti amano questo genere. Così ho chiesto ad alcuni scrittori che scrivo romanzi d’avventura quali sono i migliori consigli che darebbero agli autori che vogliono affrontare il genere. Ecco le loro risposte.

Marco Buticchi

Non ho mai creduto esistano ricette per costruire un buon romanzo di avventura. Se fosse vero, sarebbe sufficiente dosare sapientemente gli ingredienti per raggiungere la vetta del successo: ogni venti pagine una scena di sesso scatenato, ogni trenta un morto ammazzato e ogni cinquanta uno resuscitato, e il romanzo è fatto. L’effetto, invece, è quello di uno scritto costruito a tavolino: asettico, privo di forza, personalità e convinzione; senza anima. I primi ad accorgersene sono i lettori.
Sapete quale ritengo sia il segreto principe per una buona stesura? Quello di divertirsi ed essere i primi a stupirci per ciò che accade tra le pagine. Invece di sognare quanti ammalierete con le vostre parole, provate ad affascinare voi stessi con quello che state scrivendo, senza fronzoli e presunzioni. Affrontate ogni parola, ogni riga e ogni pagina con modestia: siete soltanto uno spettatore impotente di fatti che (auguriamoci) vi stanno travolgendo. Se non riuscite a stupire voi stessi, come pensate di tenere incollato un solo lettore alle pagine?
Armarsi di santa modestia – questo il secondo consiglio – non significa non osare: sono le grandi storie a farci sognare. Raramente ci appassioniamo per le vicende di esistenze comuni. Mentre sono le vite fuori dalla norma a scatenare la nostra curiosità.
Curate poi la forma: la lingua italiana è tanto bella quanto difficile. Non infilatevi in inutili virtuosismi lessicali. È già sufficientemente faticoso riuscire a spiegarsi correntemente con termini corretti.
Un romanzo non cresce nottetempo. Deve essere alimentato dal nostro quotidiano e assiduo lavoro. Se non avete voglia di scrivere, fate ricerche, correggete, rileggete. Ma non perdete il ritmo, altrimenti i tempi per finire il lavoro si allungano a dismisura.
Quando rileggete, non fatevi prendere da eccessivi entusiasmi. Siate freddi, critici e inflessibili: se una pagina non suona alle vostre orecchie, raramente potrà diventare sinfonia per quelle del lettore. Allora riscrivete, cambiate, tagliate sino a che non sarete convinti.
Affidate il vostro lavoro a occhi vergini che lo sappiano valutare senza lasciarsi annebbiare dagli affetti (in mancanza di professionisti anche quelli della zia professoressa andranno benissimo). Ascoltate sempre chi ha perso ore a leggervi: i suoi consigli sono comunque preziosi.
Non fidatevi mai di chi vi chiede denaro per pubblicare il vostro sogno: un autore che paga un editore è – diceva l’editore Mario Spagnol – un rapporto contro natura. La rete offre opportunità un tempo impensabili per la stampa di manoscritti: male che vada fate il conto di parenti e amici e regalate loro qualcosa di singolare.
Le case editrici sono quotidianamente sommerse dai manoscritti e raramente hanno il tempo di leggerli. Affidatevi a intermediari professionali per scardinare le roccaforti degli editori. Oppure fate come il sottoscritto: stampate a vostre spese il romanzo, distribuitelo nelle librerie e state a vedere che cosa succede. Se sono rose…
Pensate il meno possibile a platee sconfinate di lettori estasiati: se siete bravi e avete fortuna arriveranno anche quelle. Pensate invece che coronate un sogno e che lasciate una parte di voi per chi verrà. Questo dovrebbe essere sufficiente a sopire le aspettative più ambiziose. Se invece un giorno doveste raggiungere la vetta del successo, fate tesoro di quella modestia che vi ha condotto sino a lassù e, mentre guardate in basso, ricordatevi che l’onda non è facile da cavalcare. Allora non perdete tempo a elogiare voi stessi. Prendete carta e penna e ricominciate a scrivere con la passione di sempre.

Stefano Santarsiere

Un consiglio che rivolgerei a un autore che si accinge a scrivere un romanzo di genere avventuroso è quello, prima di iniziare l’impresa, di ‘sentire’ la storia. Nel senso di concentrarsi sull’idea centrale e verificare se accende l’urgenza di essere esplorata, sviluppata, trasformata in un libro. Deve scatenare un impulso simile all’eccitazione, alla frenesia di un amante impaziente di incontrare la persona amata. Solo così si ha la quasi certezza che l’idea, la storia che intendiamo raccontare, è in sintonia con la parte più profonda di noi.
Dico ‘quasi’ perché non basta avvertire l’urgenza, bisogna che essa resista al tempo. Perciò il mio ulteriore consiglio è: non mettetevi subito davanti al computer. Aspettate. Controllate se l’urgenza sopravvive ai giorni, se si affievolisce o addirittura si rafforza. Passate l’idea al vaglio del vostro senso critico, figuratevi le sfide narrative che comporta e se avete la forza di affrontarle, evocate il vostro editor interiore, quello che sogghigna o alza le spalle con degnazione davanti alle vostre scelte.
Se anche dopo questo setaccio l’idea è ancora lì che reclama la vostra attenzione, allora conviene raccoglierla, sostenerla. E abbracciarla.
Io ho iniziato la stesura de ‘La Mappa della città morta’ dopo un intero anno a fantasticare su questo esploratore morto nella giungla inseguendo un fantasma. Ci ho pensato spesso, a ogni ora del giorno e della notte, fin quando ho dovuto raccoglierne la voce e addentrarmi nella foresta.
Il resto della fatica l’ho affrontata sapendo che ne valeva la pena, almeno per me. Ed è già tanto.

Douglas Preston

The classic adventure novel takes ordinary human beings and puts them in extraordinary situations, where they are pushed to the limits of survival and find resources within themselves to overcome the enormous dangers and challenges they face. This is true of adventure and thriller stories from the Odyssey to King Solomon’s Mines to Treasure Island. The adventure novel explores not only exotic worlds but also human behavior at the extremes. Such novels often touch on the margins of evil—such as murder, war, violence, hatred, greed, and insanity.
But in addition, the great adventure novel, requires additional elements as well. First, you need a vividly realized and evocative setting, often exotic. You need characters who are well rounded and three-dimensional, not purely good or evil but mixed, as all human beings are. And you need good pacing. Pacing is crucial. One way to make sure you have structured your novel with good pacing is to make sure that every chapter advances the plot, no matter what else it does.
Those are the basic elements, in my view, of a great adventure novel. Of course, there are many other elements—surprise, good writing, bringing in the full range of senses, etc.

James Rollins

Becoming a published author basically boils down to a few key actions: Read, Write, Persist.
Read. Read everything in the genre in which you want to write, but don’t limit yourself. Read broadly. The best teacher of writing is a good book.
Write Every Day. Even if it’s only a few paragraphs, set aside some cracks in time to spoil yourself with the luxury of writing. If you write every day and read every day, your own skills will improve constantly. As you write and stumble on a scene or ponder some technique to develop character, you’ll find the answer in the next book you pick up and read. You’ll hear yourself constantly say, “Oh, that’s how you do that!” So let me repeat: The best way to learn to write is simply to read.
Be Persistent. Once you’re happy with your project, chuck that baby out and keep sending it out there until someone notices. Also allow the power of networking to help you: go to conventions, writing conferences, book signings. Talk to authors, agents, publishers. Sometimes this can be the back door into getting your own work noticed.
So there you have it: read every day, write every day, and persist in your dream.