Un violento terremoto scuote le viscere della Calabria, lasciando al suo passaggio morte e distruzione. Siamo alla fine del 1700 e anche a Bagnara Calabra si piangono le proprie vittime e si fa la conta dei danni, ma c’è qualcuno che rientrando nella propria casa prende una decisione risolutiva: si tratta di Paolo Florio e la sua scelta di abbandonare il paese natale alla volta di Palermo non cambierà per sempre solo la vita della sua famiglia, ma segnerà anche la storia d’Italia.
Al bordo dello schifazzo (tradizionale imbarcazione a vela siciliana) salgono Paolo, la sua riluttante moglie Giuseppina, il piccolo Vincenzo, la nipotina Vittoria e il fratello e socio, Ignazio. Da umili commercianti calabresi i Florio arrivano a Palermo per far rifiorire una vecchia putìa, una bottega di spezie. Ma se a bordo dello schifazzo Palermo si è offerta a loro in tutta la sua bellezza, cupole di maiolica, torri merlate, un porto in piena attività, una volta toccata terra i Florio si rendono conto che per loro la Sicilia sarà una terra ricca di promesse, ma anche ostile, dove saranno sempre degli stranieri, dei facchini arrivisciuti. Paolo e Ignazio non si danno però per vinti e, rimboccandosi le maniche, danno inizio al loro riscatto, trasformando quella che era una lurida e buia stamberga in una delle botteghe più floride ed eleganti di Palermo.
Le vicende familiari si alternano all’ascesa commerciale e politica dei Florio, che negli anni allargano la loro attività non solo al commercio e alla vendita delle spezie, ma anche alla lavorazione e al commercio del tonno (prima sotto sale e poi sott’olio) e alla produzione e alla vendita del Marsala, solo per citarne alcune, fino a diventare una delle famiglie più potenti della Sicilia. I leoni di Sicilia attraversa di fatto la storia d’Italia: dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia, fino alla nascita del Regno d’Italia, concludendosi nel 1868 alla morte di Vincenzo Florio.
Dopo Florence (Baldini & Castoldi, 2015), la Auci torna in libreria con un nuovo libro. L’opera si configura a metà tra romanzo storico e saga familiare mantenendo probabilmente gli aspetti migliori di entrambi i generi. Dal primo la Auci riprende sicuramente un’accurata attenzione all’ambientazione e ad avvenimenti e meccanismi storici che hanno segnato la Sicilia e il nostro Paese. La stessa autrice ha dichiarato infatti di aver condotto numerose ricerche, leggendo saggi e cronache giornalistiche dell’epoca riguardanti i Florio, ma anche visitando numerosi negozi antiquari e soprattutto quelli che erano i possedimenti della famiglia, in modo da calarsi al meglio nell’atmosfera del romanzo. Detto questo, nonostante ogni capitolo si apra prima con un proverbio siciliano e in seguito con una breve trattazione storica oggettiva dei fatti, pregio dell’opera della Auci è sicuramente quello di non appesantire la narrazione o rallentarne il ritmo narrativo. Infatti, dopo l’introduzione al capitolo, le vicende storiche si inseriscono in maniera fluida nella narrazione ed emergono solo in relazione a come influiscono nella vita dei protagonisti. Si lascia quindi spazio alla cronaca familiare: i dissidi, le storie d’amore, la nascita dei figli.
La Auci sceglie una scrittura formata da numerosi episodi, alcuni che ricordano quasi la tecnica del montaggio alternato, ma nulla si perde, anzi i personaggi sono ben delineati e spesso alcuni episodi tralasciati ritornano in seguito sotto forma di ricordo. Tutto il resto non compare perché probabilmente non è funzionale alla storia: la saga dei Florio a mio avviso è prima di tutto la storia di un riscatto, poi una saga familiare o un romanzo storico.
L’unico scoglio si può rilevare effettivamente nell’uso abbastanza costante, ma non preminente, del dialetto che se da un lato sicuramente riesce a rendere più vivida nel lettore sia l’ambientazione, sia l’enfasi di certi dialoghi, dall’altro potrebbe rivelarsi leggermente ostico.
Stefania Auci è una scrittrice e insegnante di sostegno. Tra i suoi libri ricordiamo: Florence (Baldini + Castoldi, 2015) e La cattiva scuola (Tlön, 2017) scritto con l’amica e collega Francesca Maccani.
Nel 2019 esce per Nord I leoni di Sicilia. La saga dei Florio.
Source: libro del recensore.
Virginio ha vissuto con un padre comunista e con una madre rassegnata. Suo fratello si è costruito una vita in Inghilterra. E a lui cos’ è rimasto? Un mucchio di ricordi, che saltano fuori quando ha quasi cinquant’anni. Perché? Cosa ha bisogno di ricostruire? Forse l’atteggiamento intransigente di suo padre, il fatto che non gli permettesse nulla … nemmeno una pizza fuori tutti insieme? Oppure il fatto che lo rimproverasse prendendolo per i capelli o a male parole per poi abbracciarlo forte e dirgli che si comportava così per il suo bene?
Più che una recensione la mia è una riflessione personale su un romanzo appassionante e coinvolgente. L’autrice, Cinzia Leone, ci racconta l’essere ebrei attraverso la storia di tre donne uniche. Miriam, Giuditta e Eshter. Tre personalità forti e sensibili al tempo stesso, che si sono ritrovate a vivere la vita di qualcun’altro. Perché? Perché erano ebree, perché non era possibile per loro essere ciò che desideravano. Perché avevano limiti imposti e leggi razziali alla base di tutto che le inibivano. Come potevano lavorare con tranquillità, innamorarsi di un uomo non ebreo, uscire per una semplice passeggiata? Come dovevano sentirsi di fronte alla guerra, alla paura e alla privazione? Dal 1936 al 1992 queste donne percorreranno una strada difficile, sofferta, spesso nell’ombra. Faranno errori ma non dimenticheranno mai le loro origini, anche se cammuffate in un abile inganno.
Ulisse Casartelli, amico e poeta, non c’è più. Se n’è andato improvvisamente per non tornare.
Torna in libreria Pino Imperatore con la seconda indagine che vede protagonisti l’ispettore Gianni Scapece e il commissario Carlo Improta. Una coppia di investigatori fuori dagli schemi, fisicamente ai poli opposti, ma con una grande stima reciproca. Il primo, sciupafemmine. Il secondo, una sorta di papà e di guida. La vicenda è ambientata a Napoli, come sempre. La città mostra sfumature e colori, arte e cultura, cibo e vino ottimamente serviti. Lo sanno bene i Vitiello, titolari della trattoria Parthenope, che si trova proprio di fronte al commissariato di Mergellina. Luogo scelto da Scapece e Improta per discutere delle loro indagini con il titolare e la sua famiglia. Tutti coinvolti mentre sono seduti a tavola. Tutti a confronto e disposti a dare una mano. Insoliti e divertenti i siparietti creati dall’autore con questi personaggi.
Summer ha ventisette anni ed è californiana. Blake ne ha quasi trentatré ed è un vero newyorkese. Lei aspira a diventare una sceneggiatrice di successo, ma per ora è solo assistente del direttore di produzione di una serie tv. Lui è uno scrittore da svariati milioni di copie e i suoi bestseller sono sempre nella classifica dei libri più venduti. Summer è fidanzata con un uomo molto più grande di lei, mentre Blake è single per vocazione. Lei è una persona ordinata, precisa e mattiniera, fa yoga e beve tè verde; lui fa colazione con un Bloody Mary e due sigarette, vive nel caos e non si sveglia mai prima delle due del pomeriggio. Summer e Blake non hanno proprio niente in comune, a parte una casa delle vacanze negli Hamptons, che per un mancato passaggio di informazioni è stata affittata a entrambi. Qualcuno se ne deve andare, ma tutti e due hanno ottime ragioni per restare. E le ragioni potrebbero aumentare con il passare dei giorni…
Chiedi alla notte di Antonella Boralevi, titolo che vagamente riecheggia Chiedi alla polvere di Fante, ci riporta nelle vite di Emma e Alfio già conosciuti ne La bambina nel buio, edito l’anno scorso sempre da Baldini +Castoldi.
“La guerra in Russia, soprattutto, era la prova dell’impreparazione italiana, della leggerezza con cui era stata condotta dal regime, le sconfitte, la delusione per il fallimento della propaganda fascista, che aveva evocato facili vittorie contro uno stato sovietico impreparato, compromisero gli entusiasmi iniziali degli ufficiali italiani e l’adesione al progetto del fascismo”.
Stamattina papà la tua morte è tra le notizie di Facebook. Non ci sentivamo da quanto? Un mese? Non ricordo con precisione. Da ultimo eri tu a chiamarmi. E io spesso ero costretto a tagliare corto. No che non mi facesse piacere sentirti. Ma mi chiamavi sempre quando ero al lavoro. Del resto io non ho orari. E di questi tempi il lavoro viene prima di tutto. Ora che ci penso a volte non ti ascoltavo nemmeno. Anche perché sapevo già che cosa mi avresti detto. Furtwangler. Berlino. I Berliner e quella maledetta Nona Sinfonia.
Torna Alessandro Berselli con un nuovo libro. Piccole dimensioni, grande contenuto. La vicenda che ci racconta è centrata su Ivan Cataldo, trainer aziendale specializzato in marketing partitico. Uomo piacente, abbigliamento ricercato, amante della cucina raffinata e alternativa. Una moglie, una figlia vicina alla maggiore età e una in arrivo. Cosa gli manca? In apparenza nulla. È realizzato, i soldi non sono un problema, tutto sta procedendo al meglio. Finché … gli viene fatta una proposta lusinghiera, legata a nuove e ambiziose idee politiche. La sua curiosità si accende, i suoi equilibri diventano incerti. Superare o no la sottile linea che ha curato giorno dopo giorno in modo quasi maniacale? Non vi svelo altro.
Tornano le avventure e le indagini del Brigadiere del Carmine, nato dalla penna di Enrico Mirani, giornalista e scrittore. La città di ambientazione è la Brescia del 1915, un luogo che in Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915, edito da Liberedizioni, sente l’incombere della guerra -la Prima-, dove ci sono manifestazioni pubbliche tra interventisti e neutralisti, dove cominciano ad attrezzarsi ospedali e caserme militari per essere pronti al prossimo conflitto bellico, e dove, le incursioni aeree diventano, giorno dopo giorno, una routine che getta nel panico la popolazione. La nuova avventura del Carabiniere Francesco Setti sradica il protagonista delle intricate maglie della città di Brescia e lo costringe, per esigenze lavorative, a trasferirsi nella campagna locale, dove l’atroce misfatto si è compiuto. In un piccolo paesino di provincia, in un campo, è stato ritrovato il corpo abbandonato e martoriato di una ragazzina, assassinata senza pietà. Chi l’avrà uccisa? Perché? Francesco Setti cercherà di trovare una soluzione, ma le indagini si riveleranno molto più complesse del previsto. Tanto per cominciare il protagonista dovrà affrontare un senso di spaesamento determinato dal fatto che lui è abituato a acciuffare criminali per le vie del Carmine a Brescia e nel quartiere delle Pescherie (quando ancora c’era, visto che nel 1927 venne demolito per lasciare spazio a Piazza della Vittoria), mentre questa caccia all’assassino si svolgerà in piena campagna, un ambiente sconosciuto, misterioso, tutto da scoprire, perché le cose non sono mai quello che sembrano a prima vista. Setti non sarà solo, con lui l’inseparabile Mario Serafini. Il duo avrà una “bella gatta da pelare”, nel senso che nel piccolo centro campagnolo, gli imprevisti pronti ad ostacolare le indagini arriveranno inaspettati. Tra di essi ci saranno la profonda omertà e la poca disposizione a collaborare della popolazione locale. Setti dovrà lavorare duro per conquistare la fiducia della gente di paese, persone umili, ma molto diffidenti, che lo vedono come l’elemento estraneo, lo straniero arrivato dalla città per passare alla lente d’ingrandimento le loro vite e trovare il responsabile dell’atroce morte della piccola e innocente vittima. Non solo, perché il protagonista avrà un altro bel grattacapo che gli darà un po’- tanto- tormento: la nuova fidanzata. Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915 è un giallo avvincente, che richiama la struttura narrativa del giallo tradizionale, con un l’aggiunta dell’analisi della dimensione psicologica del protagonista e degli altri attori narrativi. Un elemento che rende il Carabiniere Francesco Setti e gli altri personaggi delle creature letterarie simili ai tanti tipi umani che caratterizzano la realtà della vita quotidiana. Altro aspetto interessante, come nel precedente lavoro, è il fatto che in Delitto di paese. Una strana indagine per il Brigadiere del Carmine. Brescia 1915, l’ambientazione nel passato permetta al lettore di scoprire o riscoprire aspetti della città di Brescia e del suo territorio mutati per sempre nel corso di un secolo.
























