Come si può classificare il romanzo di Letizia Vicidomini? Credo non sia definibile, perché la storia narrata è un miscuglio di noir, giallo e thriller. Ma è anche una storia di spessore e profondità emotiva non indifferente. Ci parla di una bella donna sui cinquantacinque anni, Ines. Lavora nei servizi sociali. Una donna che è rimasta vedova, che si è rimboccata le maniche e non ha avuto paura di crescere le sue figlie anche viziandole e proteggendole troppo. Ines ama Giuseppe da quasi vent’anni ormai, ma Giuseppe non le ha mai promesso un futuro insieme, perché lui una famiglia già ce l’ha. Lui le regala una passione quotidiana unica, ore dedicate a loro due, da trascorrere in modo travolgente. Lei si prepara per i loro incontri, ha cura di sé, attende quei momenti come fossero ossigeno puro. Vuole essere bella e desiderabile solo per lui. Quasi in modo ossessivo. Non importa se non ne può parlare con nessuno, a lei va bene così. È felice, appagata, sembra non mancarle nulla. Sembra …
E se Giuseppe non si presentasse al loro consueto appuntamento? E se fosse impossibile raggiungerlo al cellulare? E se tutto il mondo di Ines crollasse in pochi istanti?
Questa è la storia di Ines, di Napoli, di un amore sbagliato e profondamente falso. Ines, una donna nell’ombra, costretta ad aggrapparsi ai ricordi belli per non crollare. Obbligata ad andare avanti nonostante il cuore le si spacchi in due. Ines, scaraventata di fronte a qualcosa che non avrebbe mai immaginato. Ines, stravolta dall’assurdità di una relazione con un uomo capace di ferire come nessun’altro.
Lei era nessuno, è vero. Ma ha la capacità di rialzare la testa e procedere dritta. Per nascere ancora una volta, per superare l’orrore, per aiutare donne nella sua stessa condizione. L’autrice si addentra nei sentimenti limpidi e nei loro punti oscuri senza dimenticare il rispetto di sé e degli altri. Ogni personaggio è “persona” e “protagonista” in egual misura. L’amicizia e l’affetto vengono sottolineati in modo particolare, nonostante la follia totalizzante.
Lei era nessuno, sì. È così. Ma ha un nome … Ines. Come ogni donna, come tante altre donne.
Ottima lettura.
Letizia Vicidomini si definisce: scrittrice, speaker radiofonica e presentatrice, attrice per diletto e per amore. Le sue opere pubblicate sono “Nella memoria del cuore” – Ed. Akkuaria 2006; “Angel” – Ed. Akkuaria 2007; “Il segreto di Lazzaro” (prefazione di M.de Giovanni) Ed. CentoAutori 2012; “La poltrona di seta rossa” – Ed. Homo scrivens 2013; “Nero. Diario di una ballerina” – Ed. Homo Scrivens 2015; “Notte in bianco” – Ed. Homo Scrivens 2017. Suoi racconti in antologie varie. Tra le altre “Una mano sul volto” a cura di Maurizio de Giovanni (Ed. Ad est dell’equatore); “Napoli in cento parole” (Ed. Perrone); “Napoli a tavola in cento parole” (Ed. Perrone); “Free zone” – Echos Edizioni.
Attrice protagonista nel cortometraggio “Oltre la porta” diretto da A. Balzano.
Fonte: omaggio dell’editore al recensore.
Francesco D’Angiolillo, scrittore e cantautore, dedica al mare la sua creatività.
Terra di mezzo, di tradizione e di mistero. Terra di Basilicata, fra i Sassi di Matera e Potenza. Terra che sta per essere nominata Capitale della Cultura 2019. E terra protagonista di un duplice omicidio. Due corpi vengono ritrovati per caso, avvinghiati in un ultimo abbraccio all’interno di un’apertura di un calanco. L’atmosfera è tesa e silenziosa. La natura fitta e prepotente sembra fermarsi appena l’indagine ha inizio. Se ne occupano il magistrato Loris Ferrara e l’anatomopatologa Viola Guarino. Due personalità forti e competenti, in grado di osservare e delineare il percorso da seguire da poli opposti. Riusciranno a incontrarsi mai?
Streghette! colpisce dall’inizio. Fin dalle prime righe la cura per i particolari della descrizione immedesima il lettore nella scena, le tinte paiono subito fantasy, ma più cupe.
“Mio padre non si sbagliava di molto, poiché una grossa fetta di responsabilità nei confronti dell’infelicità di mia madre era davvero mia, ma dubito del fatto che si preoccupasse veramente della salute della moglie. Per lui quella era semplicemente una cosa sua e l’aveva scelta apposta perché lo servisse senza disturbare. Anche lei avrà avuto i suoi motivi per prenderselo e tenerselo, insomma non c’era alcuna ragione per dubitare che non fossero reciprocamente soddisfatti del loro rapporto. Perlomeno questo è quello che mi sento di affermare oggi in base ai miei ricordi. Ecco, adesso posso dire di aver completamente sviscerato l’argomento.”
Ogni vita è un’avventura, una storia da raccontare, un universo di speranze e delusioni, di amore e dispiaceri. Ogni vita deve essere celebrata e ogni esperienza deve essere vissuta appieno, letta come un libro appassionante.
Ben ritrovato al commissario Tommaso Casabona. Quinto libro dedicato dallo scrittore Antonio Fusco a questo personaggio davvero per bene. Un uomo con una vita complicata. Professionale, empatico, a suo modo un buon osservatore d’insieme. L’ambientazione è quella di sempre. Valdenza, in Toscana. Mentre Casabona deve metabolizzare la separazione dalla moglie, un uomo viene travolto e ucciso da un Freccia Rossa in piena velocità, legato alla sua sedia a rotelle. Chi era e perché si trovava lì?
La dottoressa Myriam Labate è importante, occupa un’ottima posizione manageriale, è bellissima. Ma si è costruita intorno un guscio protettivo, una formale freddezza che tiene a distanza gli altri. Quali “altri” e per quale motivo? Il lavoro è per lei ragione di vita, che fare nel momento in cui viene licenziata? Come comportarsi quando la mente inizia ad andare in tilt e a mandarla in blackout per alcuni minuti? Potrebbe essere lo stress, oppure la dipendenza da marjiuana che si fa sentire ogni tanto. Che altro?
Il ritorno di Patrizia Rinaldi e della sua Blanca, detective ipovedente, è nelle parole scritte in questo libro. Ma anche in quelle che l’autrice permette al lettore di percepire, di sentire, di immaginare. A partire dall’incipit, che apre uno scenario di emozioni, sensazioni, di luci e ombre. Perché Blanca è così, un mondo a sé, da scoprire. Un mondo complesso, che nemmeno i colleghi Carità, Martusciello, Liguori e Micheli capiscono.
La vicevita. Treni e viaggi in treno è un piccolo e prezioso libro scritto da Valerio Magrelli, uno dei pochi poeti italiani contemporanei che vale la pena leggere.
Di tutte le acque chiare, la poesia è quella che meno indugia ai riflessi dei suoi ponti.
La crisi, i dissidi societari, la concorrenza, varie coincidenze sfavorevoli possono portare verso la chiusura un’azienda centenaria un tempo prospera e rinomata nel mondo? È quello che è successo alla Melegatti, azienda dolciaria di Verona produttrice del famoso Pandoro Melegatti.
























