:: Chiedi alla notte di Antonella Boralevi (Baldini+Castaldi 2019) a cura di Giulietta Iannone

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Chiedi alla notteChiedi alla notte di Antonella Boralevi, titolo che vagamente riecheggia Chiedi alla polvere di Fante, ci riporta nelle vite di Emma e Alfio già conosciuti ne La bambina nel buio, edito l’anno scorso sempre da Baldini +Castoldi.
Siamo a Venezia durante il 75° Festival del Cinema e un delitto se vogliamo riavvicina i due protagonisti: la luce della bellissima eterea Vivi Wilson brilla una sola sera, quella dell’inaugurazione del Festival. Il giorno dopo infatti viene trovata morta sulla spiaggia degli Alberoni, nel Lido di Venezia. Ad indagare sul delitto naturalmente il bel commissario Alfio Mancuso aiutato da Emma Thorpe, avvocato di Netflix, coproduttori del film di cui la Wilson, la Regina delle fate, era la star.
Continua così l’insolito mix di thriller, romanzo sentimentale, e affresco sociale, iniziato con il precedente romanzo. La scrittura è patinata, effervescente, l’ambiente internazionale, si sprecano i marchi di lusso, gli status symbol che decretano il tanto ambito successo sociale (l’essere accettati nel gotha che conta), ma in tutto questo apparente splendore sembra che la superficie smaltata nasconda un terribile vuoto. Mondanità, ricchezza, fascino non sembrano sufficienti a dare un senso alle vite dei personaggi, se non per l’amore che unisce Emma e Alfio, unica vera luce in un profondo e feroce buio.
La Boralevi è brava nel accentuare questo stridente contrasto, che se vogliamo incarna la vera anima noir del libro (affatto edulcorato se analizziamo bene sotto le apparenze). E le apparenze sono la chiave di volta dell’intero libro. Tutti mentono in questo mondo, in questo effimero gioco di specchi, dice una notte il regista Bob Miller a Emma.
Mondanità, ricchezza, privilegi non bastano insomma sembra dirci l’autrice tra le righe per raggiungere se non la felicità anche solo una certa pace. Il male, la sofferenza toccano tutti, anche i più privilegiati e apparentemente fortunati.
Naturalmente ci chiediamo chi abbia ucciso la bella Vivi Wilson, (lo si scoprirà alla fine in un gioco di maschere e disvelamenti) ma forse è il quadro sociale la parte più interessante del romanzo e la capacità della Boralevi di vedere le pieghe più oscure in tanto ostentato luccichio di gioielli, borse, vestiti, motoscafi, champagne, auto di lusso, ville antiche, locali alla moda, feste e cene esclusive.
Lo stile è semplice, cadenzato, fatto di frasi brevi, ritmate, impreziosite in alcuni tratti da accostamenti semantici più poetici che prosastici, certamente insoliti. Cosa abbastanza singolare per un thriller.
Poi naturalmente la bellezza di Venezia con il suo fascino crepuscolare e antico, sebbene siamo a fine estate, accresce il lirismo della storia.
Venezia con la sua luce, le sue calli, la polvere dorata che si muove nell’aria è sempre capace di evocare quel gusto decadente che racchiudono le cose in via di decomposizione. Quel fascino un po’ innaturale e straniante che molti artisti hanno da sempre accentuato.
Ricordo il bellissimo romanzo di Fruttero e Lucentini, L’amante senza fissa dimora, che seppur per molti versi diverso, racchiudeva anche esso un amore senza tempo, e il fascino nobile di questa città che è stata scelta anche come location di romanzi e film ben più inquietanti come tra tutti il bellissimo A Venezia un dicembre rosso shocking, film del 1973 diretto da Nicolas Roeg, che se non avete visto vi consiglio di recuperare. Ma numerosi altri sono gli esempi.
Interessante.

Antonella Boralevi (Firenze, 18 giugno 1953) è una scrittrice, conduttrice televisiva, autrice televisiva e personaggio televisivo italiana, ed è autrice di romanzi, racconti, saggi e sceneggiature.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa Baldini+Castoldi.

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