:: Erba nuda di Ulisse Casartelli (Gaele edizioni 2019) a cura di Nicola Vacca

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copUlisse Casartelli, amico e poeta, non c’è più. Se n’è andato improvvisamente per non tornare.
Ha attraversato la sua breve esistenza con i versi tra le mani, nel cuore e nella mente.
Di lui resta la sua poesia. Pochi giorni prima della sua scomparsa aveva pubblicato Erba Nuda (Gaele edizioni).
Adesso apro quel libro che mi giunge postumo. L’ultimo viaggio terreno di Ulisse nel mondo delle parole che diventa per forza di cose il suo testamento.

«Ho paura delle pagine bianche / sono voragini/ da cui sale di tutto».

Questa è la prima poesia del libro ma questo è soprattutto Ulisse.
Un uomo che ha il coraggio di essere poeta che cammina in cerca delle orme del nulla.
In queste pagine c’è tutto il disagio esistenziale di un essere dilaniato che cerca l’esserci tra l’ansia della morte e un desiderio irrealizzabile di abbracciare la vita

Ma io non venero la morte, / venero la vita, / e respiro / l’incanto / sul bianco della cenere»).

La sua poesia fa venire i brividi. Ulisse ha sempre scritto versi in presa diretta con il suo terrore di essere poeta e uomo.
Erba Nuda è il diario di un uomo ferito che si è fatto poeta abbracciando le parole, soprattutto quelle terribili che sanguinano.

«In queste poesie ho sentito come essere uomini significa essere insufficienti all’ideale di noi stessi che grazie a una sola poesia possiamo ritrovare sgretolato. Se ciò significa svelare quello che siamo allora ne sarà valsa la sofferenza, anche se essa ci avrà condotto sulla soglia della follia».

Così Ulisse scrisse nella nota introduttiva a L’immensità della cenere, raccolta uscita da Marco Saia Edizioni nel 2017.
Adesso che ho tra le mani Erba Nuda e sfoglio i suoi tre libri precedenti, insieme all’album dei ricordi che affollano la mia mente straziata dalla sua assenza, rivedo l’amico inquieto, l’uomo fragile e il poeta con il suo quotidiano mestiere di vivere che ha condiviso con me (e con i pochi amici veri che gli sono stati vicino).

«Mi arrendo, / giocatela voi / la vostra partita. / Io torno al fiume / a imparare del mondo /dall’acqua che scorre».

Ulisse nei versi che ha scritto, e in quelli che ci ha lasciato, ha sempre cercato se stesso, non nascondendo mai l’inferno che aveva dentro.
Erba Nuda è il lato oscuro e la luce di un poeta che ha fatto le sue domande al cielo, nude di verità ma colme di un bisogno d’amore, sempre cercato tra un pensiero di morte e un brivido di essere.

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