Posts Tagged ‘Gialli thriller noir’

:: Una spaventosa faccenda e altri racconti di Jim Thompson (Fanucci 2006) a cura di Giulietta Iannone

3 novembre 2017

una spaventosa faccendaJim Thompson credo sia un nome che non necessiti di grandi presentazioni, specie tra noi lettori amanti del noir contemporaneo americano. Nel mio ipotetico pantheon ha un posto di rilievo, e non solo io tendo a pensare che sia stato uno dei più grandi e versatili, perlomeno della sua generazione, se non il più grande.
Nacque nel 1906 in una sperduta e minuscola cittadina dell’ Oklahoma, una generazione dopo Chandler (1888- 1959) per intenderci, e morì a Hollywood verso la fine degli anni ’70 solo e alcolizzato, come un tipico personaggio dei suoi libri, libri che almeno in vita furono considerati, dopo un effimero successo negli anni ‘50, niente di più che romanzetti pulp da quattro soldi (a parte tre, tutti i ventinove libri pubblicati tra il 1942 e il 1973 erano tascabili).
Per capire il suo valore arrivarono in massa i critici dagli anni ’80 in poi del Novecento, facendo accostamenti vertiginosi più che ai maestri del noir e dell’ hardboiled, ad autori prettamente letterari e non di genere come Céline, Erskine Caldwell per non parlare di William Faulkner o addirittura Dostoevskij. Insomma quando un autore viene sdoganato, gli osanna della critica arrivano fino al Cielo.
Ma insomma Jim Thompson se lo meritava, avrebbe certo meritato anche più riconoscimenti in vita, meno disperazione e indifferenza specie negli ultimi anni di vita, ma forse avrebbero alterato il suo stile, (o forse il successo stesso non apparteneva alle sue corde) e noi oggi non avremmo avuto opere come L’assassino che è in me, Un uomo da niente, o Colpo di spugna, romanzi che se vogliamo rappresentano un punto di non ritorno e una nuova ridefinizione del genere.
Dunque sebbene più famoso per i suoi romanzi Jim Thompson non evitò la narrativa breve, e se volete accostarvi a questo autore vi consiglio proprio di iniziare dai racconti. Non sarà un innamoramento veloce, Jim Thompson non utilizza artifici letterari ed effetti speciali o fuochi d’artificio, anzi ha uno stile sobrio, piano se vogliamo, che utilizza anche cinicamente un’ apparente calma compositiva per poi mordere all’improvviso come un serpente a sonagli. Ma ragazzi se amate l’arte del racconto da Jim Thompson c’è solo da imparare, dalla caratterizzazione dei personaggi (truffatori, prostitute, psicopatici, assassini e tutto il sottobosco borderline dell’ epoca che lui conosceva per esperienza diretta), all’ambientazione (perlopiù squallida e degradata, e metropolitana), a quel mood che oscilla tra cieca disperazione e ottusa speranza, che naturalmente noi lettori sappiamo benissimo quanto sia senza futuro.
Jim Thompson tocca corde profonde, grazie a un’autenticità che nasce da una profonda sofferenza. Lo sguardo di pietà umana e tenerezza che getta sui i suoi antieroi, è qualcosa che commuove e rende splendide storie di per sé sordide, deprimenti e sporche, anzi cattive ma Jim Thompson non giudica né giustifica, i suoi perdenti sono gentaglia, ma forse l’intera umanità è fatta di gentaglia, di cialtroni per cui stare dal lato giusto della legge non è una grande priorità e che cercano sempre una nuova occasione ma non la trovano mai.
Una spaventosa faccenda e altri racconti (Fireworks. The Lost Writings, 1998), raccolta curata da Robert Polito, il suo biografo ufficiale, autore anche della breve e brillante prefazione, edita in Italia nel marzo del 2006 da Fanucci con traduzioni di Eleonora Lacorte, raccoglie 12 racconti usciti nell’arco di vent’anni (1946-1967) e pubblicati sulle più famose riviste americane di genere.
Abbiamo un Jim Thompson in splendida forma capace di scrivere racconti come Buio in sala, Per sempre (il mio preferito), Una spaventosa faccenda, Pagare all’uscita e La falla del sistema il più insolito e filosofico se vogliamo. Jim Thompson scrive racconti di suspense, neri fino nel midollo. Il cinismo di Aurora a mezzanotte è difficilmente sostenibile, nonostante l’apparente dolcezza con cui è scritto. La storia è sordida, dolorosa, disturbante, e lascia poco spazio a forme anche velate di redenzione o lieto fine.
I suoi truffatori sono quasi sempre falliti e mezze tacche, alle prese col colpo che gli dovrebbe cambiare la vita, ma tutto gli si ritorce sempre contro, e non perché il male deve essere punito e meglio se in modo eclatante, ma perché la vita e i meccanismi corrotti e contorti che la regolano portano a questo fallimento esistenziale prima che etico o morale. In un lento e inesorabile sgretolamento di difese.
Mitch Allison il truffatore sfortunato (ma criminale nel midollo) de Il calice di Cellini, lo ritroviamo anche in un secondo racconto, Una spaventosa faccenda (che dà il titolo italiano alla raccolta) ed è se vogliamo il più limpido esempio dell’antieroe tipicamente americano caro a Jim Thompson.
Gli elementi autobiografici si perdono in una densa struttura narrativa in cui la realtà è deformata dalle aspirazioni e da un disperato desiderio di riscatto e di conservazione e sopravvivenza. Truffare una compagnia, uccidere, prestarsi a grandi e piccoli raggiri è quasi una forma di compensazione, un desiderio folle di ottenere un risarcimento per una vita di stenti, povertà e miseria.
I personaggi sono fermamente convinti che la loro condizione è una grande ingiustizia, loro cercano solo di pareggiare la bilancia, come la sfortunata Ardis Clinton (non vi anticipo il colpo di scena finale, ma è geniale) e il suo folle piano congeniato col suo amante che porterà a derive horror e soprannaturali.
Ho in lettura Un uomo da niente, vi saprò dire, intanto buona lettura per questo.

Per approfondire: Lia Volpatti – Senza speranza da Vita da niente, Omnibus Gialli Mondadori

Jim Thompson, per tutti Jim, nacque in Oklahoma, nel 1906. A causa di dissesti finanziari familiari fin da ragazzo fu costretto a fare i lavori più umili, dal manovale al fattorino, dall’operaio nei pozzi petroliferi al gestore di sale cinematografiche. La scrittura arriva piuttosto tardi tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta. Thompson deve la sua fama principalmente ai romanzi. Ne ha scritti più di trenta, molti dei quali nel suo periodo più prolifico, dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Cinquanta. Poco apprezzato in vita, la sua statura di autore cresce negli anni Ottanta con le riedizioni dei suoi romanzi per la casa editrice Black Lizard.
I personaggi che popolano i libri di Thompson sono truffatori, perdenti, psicopatici; alcuni di questi vivono ai margini della società, altri vi sono perfettamente inseriti. La visione nichilista dell’autore è quasi sempre espressa da una narrazione in prima persona; la profondità della sua comprensione degli abissi della follia criminale è quasi spaventosa. Difficile trovare personaggi “buoni”, nei suoi libri: anche quelli apparentemente più innocui mascherano egoismo, opportunismo e vizio.

Source: libro preso in prestito dalle biblioteche del circuito SBAM.

:: Rabbia senza volto di Maurizio Blini (Golem edizioni 2016) a cura di Federica Belleri

2 novembre 2017

Rabbia senza voltoTornano i due protagonisti dei romanzi di Maurizio Blini. Alessandro Meucci, Sezione Omicidi e Maurizio Vivaldi ex poliziotto e investigatore privato. Il primo ha dedicato la vita al lavoro in un mix di esperienza, capacità e intuito. L’altro si è ritirato in solitaria sulle colline astigiane con il suo cane Jago; alle spalle un lutto che lo ha devastato e la permanenza in un carcere militare. I due sono amici fraterni, si completano, provano stima reciproca, sono distanti ma si raccontano nel profondo attraverso le email.
Da febbraio a maggio Torino viene travolta da un’indagine che segue percordi diversi, complicati e ingarbugliati. Meucci è chiamato a condurla, sul luogo di omicidi raccapriccianti. Sulla stessa scena del crimine, con lo stesso modus operandi. Più volte si interroga su quale sia la pista giusta da seguire per risolverli. Torino vive una strana primavera, lasciandosi alle spalle un rigido inverno. Torino è cambiata, cresciuta, in un difficile cammino fra le varie etnie che la popolano. Il tempo passa e Meucci sta iniziando a fare un bilancio della propria vita: la tecnologia che avanza prepotente, la città che si trasforma di notte rispetto al giorno, i turni massacranti, i mezzi a disposizione della polizia che scarseggiano, il vecchio che deve lasciare il passo al nuovo, la responsabilità in un’indagine di commettere un errore fatale, il lavoro di squadra che dovrebbe prevalere su tutto, nel rispetto dell’altro.
Questi sono alcuni degli interrogativi di Meucci. Questi sono i mesi che lo incastrano nella morte di tre persone, fra il Questore pressato dal Ministero degli Interni e polizia e carabinieri che faticano a lavorare in parallelo. Che fare? Come riuscire a mettersi nei panni dell’assassino quando ormai la stampa grida al “mostro”? L’istinto di Meucci conta per risolvere questi casi?
Conta moltissimo perché permette di attraversare una strada alternativa, inaspettata, a tratti assurda. Dall’altro lato, una giustizia che non è uguale per tutti, una colpa gravissima che viene trasformata in un vantaggio personale, porte sbattute e occhi chiusi da parte del Procuratore Capo, giustificazioni da dare in pasto all’opinione pubblica.
Coscienza e destino messi a confronto. Vizi e paure che si scontrano, inesorabili.
Buona lettura.

Maurizio Blini è nato a Torino nel 1959. Ex poliziotto. Nel 2009, si è congedato dalla Polizia di Stato con il grado di Commissario. E’ co-fondatore dell’associazione di scrittori subalpini Torinoir. Negli anni accademici 2013-14 e 2014-15  è stato docente di letteratura gialla e poliziesca all’Università della terza età di Torino con il corso: Torino criminale. Tutti i colori del giallo. http://www.unitretorino.it Il suo sito è http://www.maurizioblini.it. Pubblicazioni: Giulia e altre storie Ennepilibri Editore (2007), Il creativo Ennepilibri Editore (2008), L’uomo delle lucertole A&B Editrice (2009), Il purificatore A&B Editrice (2011), Unico indizio un anello di giada Ciesse Edizioni (2012), R.I.P. (Riposa in pace) Ciesse Edizioni (2013), Fotogrammi di un massacro Ciesse Edizioni (2014), Figli di Vanni (con G.Fontana) Golem Edizioni (2015) si è laureato in Scienze dell’investigazione all’Università degli Studi dell’Aquila.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ufficio stampa.

:: Prova a fermarmi di Lee Child (Longanesi 2017) a cura di Giulietta Iannone

27 ottobre 2017

prova a fermarmiProva a fermarmi, (Make Me, 2015) del maestro indiscusso del thriller d’azione Lee Child, uscito in Italia per Longanesi nella collana La Gaja Scienza (volume 1273) scritto in terza persona e tradotto da Adria Tissoni, è il ventesimo romanzo della serie che vede protagonista assoluto l’iconico Jack Reacher, eroe americano sui generis, qui più cattivo del solito (quando accelera la morte di un cattivo agonizzante ho detto ohibò!) e quando spara in faccia a un criminale ucraino senza un attimo di tentennamento ho detto (ohibò un’ altra volta). Anzi Prova a fermarmi, è un romanzo più cattivo del solito non solo per un incattivimento del protagonista. Innanzitutto quando scoprirete il mistero che tiene solidamente in mano la struttura narrativa del romanzo (per metà vagherete spiazzati senza immaginare letteralmente niente), capirete di cosa parlo.
Lee Child ha una filosofia tutta sua, vuole indagare il male insito nella società americana, nascosto nelle pieghe più rassicuranti di quegli sconfinati scenari fatti di campi di grano, silos, fattorie, e abitati da campagnoli (i classici rednecks e white trash) apparentemente innocui, faccia rassicurante dell’America più profonda che vota Trump.
Naturalmente Lee Child lungi da fare un discorso politico sforna romanzi di evasione, ma ciò non toglie che il ritratto che fa dell’America sua patria di’adozione (lui è britannico), ha nulla dello scontato. Procurarsi armi è la cosa più facile del mondo (Lee Child ci descrive uso, qualità, tipo di proiettili e effetti collaterali di pistole, mitragliette, Uzi con dovizia di particolari) per esempio. E questo più che facilitare la legittima difesa (tiene la pistola in camera da letto?, chiede dubbioso Reacher a un medico che si è armato per difendere la famiglia) da come dire carta bianca ai criminali e alla loro inventiva nel trovare modo per fare soldi sporchi. E ai villici di Mother’s Rest l’inventiva è proprio ciò che non manca.
Ma come ci finisce Jack Reacher a Mother’s Rest, snodo ferroviario e località agricola (affatto una metropoli) tra silos, campi di grano, qualche capannone, qualche casa, un emporio, uffici per i commercianti di sementi e i venditori di fertilizzanti, un veterinario per animali di allevamento, un ufficio che offriva servizi di Western Union, MoneyGram e DHL, un motel e un ristorante? Per curiosità, la dannata curiosità che lo caccia sempre nei guai. Vuole scoprire il significato di Mother’s Rest, perché quel punto della mappa si chiama così. Quale è la storia di quel nome. Naturalmente lo scoprirà ma prima sarà catapultato in una storia nera, brutta e cattiva, disseminata di morti. Non solo uccisi da Jack Reacher.
Qui i cattivi della storia battono davvero ogni record immaginabile, toccano il fondo e scavano, compiendo cose che il peggior ergastolano si rifiuterebbe di fare. Ma l’ avidità e tanta, le occasioni a Mother’s Rest poche e cosa si può fare quando si vuole guadagnare tanti ma tanti soldi?
Ma andiamo con ordine, Jack Reacher scende dal treno e incontra una donna, che lo scambia per stazza e corporatura con un suo collega di cui ha perso le tracce, iniziando ad essere seriamente preoccupata. Michelle Chang:

Era asiatica ma non minuta. Uno e settantacinque, forse anche ottanta. E aveva una corporatura ben proporzionata, non era un’ esile top model pelle e ossa. Aveva una quarantina d’ anni, lunghi capelli neri, jeans, una T-shirt sotto una giacca corta di cotone e ai piedi un paio di scarpe con i lacci.

Così la descrive, ha perso le tracce di Keever, e ormai è certa che abbia fatto una brutta fine, ma vuole capire perché, vuole capire in che indagine si era cacciato. Sia Keever che la bella Chang ex agenti FBI ora lavorano per una compagnia investigativa con filiali in quasi tutto il paese (un ex agente FB o in pensione e un fax).
Cosa spinge Jack Reacher a volerle dare una mano? Innanzitutto lo strano comportamento dei villici del luogo che fanno di tutto perché si tolga dai piedi e non metta il naso nei loro traffici.
Dicevo per metà del romanzo si brancola nel buio, la bravura di Lee Child è di costruire una storia che ci fa intuire delle profondità inaspettate ma non ce le fa vedere. Dopo un po’ vogliamo capire cosa c’è sotto. Sapere che fine ha fatto Keever e su cosa indagava.
E di carne al fuoco ce ne è molta, un giornalista investigativo scientifico, un volontario di una biblioteca di Chicago, sua sorella e la sua famiglia, e una pazza corsa da Chicago a Los Angeles e San Francisco. E Le tracce di tutto nascoste nel Deep Web, il lato oscuro di Internet, terra sconfinata di tutti i traffici criminali più abbietti.
Jack Reacher non si fa impressionare, ne prende tante, tanto da guadagnarsi un mal di testa epocale, ma anche tante ne dà. Scopre tutto, organizza un piano e coi suoi fidi alleati lo porta a termine.
E riprende il suo viaggio, ma che sia che questa volta si sia innamorato davvero? Aspettiamo tutti la prossima avventura, sarà la ventunesima, per scoprirlo. In America è già uscita Night School, anche la 22° No Middle Name. Più l’inedita 23° The Midnight Line, uscirà il 7 novembre per Delacorte Press.
Buona lettura!

Lee Child è nato a Coventry, in Inghilterra, nel 1954. Dal 1977 lavora come autore televisivo, ma nel 1996 perde il lavoro presso una società di produzione televisiva e decide di dedicarsi alla letteratura. Il suo primo romanzo, Zona pericolosa, vince l’Anthony Award per la miglior opera prima; il suo secondo romanzo, Destinazione Inferno, vince il W.H. Smith Thumping Good Read Award.
Nel 1998 si trasferisce negli Stati Uniti. Vive tuttora a New York City.
I suoi romanzi hanno tutti come protagonista il personaggio di Jack Reacher, un ex ufficiale della polizia militare statunitense che, dopo aver lasciato l’esercito, decide di iniziare una vita di vagabondaggi attraverso gli Stati Uniti, libero dai vincoli e dai condizionamenti del “sistema”. Duro come pochi e dotato di un innato senso di giustizia, Reacher si presenta come un cavaliere solitario di altri tempi, che pur non cercando guai è sempre pronto ad aiutare i più deboli e a correre in soccorso degli amici, per poi riprendere il suo cammino senza meta al termine di ogni avventura.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio stampa Longanesi (appassionato di Reacher quanto me).

:: La città delle streghe di Luca Buggio (La Corte Editore 2017) a cura di Elena Romanello

25 ottobre 2017

città stregheSu Torino si è detto e scritto tanto, ma ci sono epoche e fatti della Storia della città sabauda che non hanno avuto molto spazio nella letteratura, e dire che non avrebbero niente da invidiare a quelli di Parigi o Londra.
La Torino tra Sei e Settecento, alla vigilia di una guerra che l’avrebbe resa protagonista della politica estera europea vedendola trionfante contro l’esercito del Re Sole, era una città in fermento, con quartieri in cui non si poteva entrare neanche in pieno giorno, e uno splendore barocco in piena costruzione.
La città delle streghe di Luca Buggio racconta proprio la Torino di quegli anni, in un eccellente mix tra romanzo storico, thriller e gotico. La giovane Laura Chevalier, cresciuta vicino a Nizza dove è in pericolo per la sua fede valdese, decide di fuggire verso Torino per sfuggire ad un passato di persecuzioni, ma presto scoprirà che la capitale del Ducato non è il luogo tranquillo che credeva e nemmeno una città come le altre.
Ci sono cose di cui è meglio non parlare, per altre occorre chiedere sempre la protezione dei Santi, perché nelle stradine spesso ancora medievali gira l’Uomo del Crocicchio, sempre a caccia di anime e se sente il proprio destino è segnato. Quando scende il buio è meglio non uscire, perché varie presenze misteriose girano per strada e incontrarle è fatale, come dimostrano i cadaveri mutilati che vengono ritrovati il mattino dopo.
Il destino di Laura si intreccia con quello di Gustìn, un ex monello di strada cresciuto tra truffe e furti, diventato una delle spie del Duca e ora incaricato di capire quanto c’è di vero in quello che sta succedendo a Torino, andando a caccia di banditi, streghe e serial killer, e cercando di capire quanto di umano e non di paranormale c’è in loro.
La Città delle streghe riprende il tema della Torino magica e paranormale, portandolo in un’epoca che come si diceva in pochi conoscono (e già tanto sapere chi è stato Pietro Micca, l’eroe per caso dell’assedio di Torino) e arricchendolo di nuova vita, in una storia che mescola i generi e che piacerà ai cultori dello storico, del gotico e del thriller. Un libro interessantissimo e imperdibile per chi è nato, vive o conosce Torino, in cui si racconta il momento in cui la città cominciò a prendere il volto attuale di capitale del barocco, lasciandosi dietro tanti misteri che poi sono tornati nelle tradizioni e nelle leggende metropolitane. Un mondo reale che è esistito, tra guerre di religione, cambiamenti politici, superstizioni, l’avvento del secolo dei lumi, e che l’autore restituisce come sfondo perfetto per una storia che forse potrà avere nuovi sviluppi, anche perché sarebbe bello ritrovare questa città delle streghe, tra spavento e incanto, tra mistero e speranza.

Luca Buggio è nato a Torino, dove vive e lavora. Laureato in Ingegneria, è anche scrittore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. Con La Città delle Streghe, primo romanzo per La Corte editore, ci trasporta nella Torino del 1700, in un’atmosfera che sconfina tra il gotico e il thriller, facendocela vivere in tutta la sua magia.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Tempo da elfi di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli (Giunti Editore 2017) a cura di Nicola Vacca

24 ottobre 2017

Tempo da elfiLa coppia formata da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli compie venti anni e gode ottima salute. Per festeggiare questo binomio indissolubile esce da Giunti Tempo da Elfi. Romanzo di boschi, lupi e altri misteri.
Torna Marco Gherardini, l’ispettore della forestale detto Poiana. Siamo a Casedisopra, nel cuore dell’Appennino – tosco emiliano.
A turbare la tranquillità del posto due spari nel bosco e viene rinvenuto un cadavere, quello di un elfo. Ormai gli elfi si sono insediati in quei luoghi e hanno costruito insediamenti, integrandosi nella vita sociale della comunità.
Il giovane e bello ispettore della forestale si troverà nel cuore di una vicenda torbida e densa di misteri e quell’elfo trovato morto nel dirupo, forse spinto gli procurerà un mare di guai.
Gli elfi si stanno preparando alla festa dell’Arcobaleno. Casedisopra sarà invasa dall’arrivo di elfi da tutte le parti del mondo.
Poiana si trova a condurre l’indagine più difficile della sua vita e dietro la morte del Ramingo, così viene soprannominato l’elfo senza fissa dimora trovato morto nel dirupo, si nascondono traffici e crimini internazionali.
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli anche questa volta scrivono un libro avvincente. La storia di un mistero inquietante nel cuore di un ecosistema che custodisce segreti.
Nel labirinto dei boschi popolati da elfi in carne e ossa, l’ispettore non avrà il tempo di rilassarsi. Sarà completamente travolto da una serie infinita di colpi di scena che con molte difficoltà lo porteranno alla soluzione del caso.
Tempo da elfi è un romanzo dove l’intrattenimento si fa davvero intelligente: i due narratori, come accade sempre nelle loro storie, all’invenzione letteraria alternano – tra le righe – riflessioni e contesti che richiamano l’attenzione sulle vicende attuali del nostro Paese.
Ancora una volta dalla coppia Guccini – Macchiavelli un romanzo avvincente e corale che si legge tutto d’un fiato.
Pagine in cui la realtà incontra la fantasia e in cui la fantasia è popolata da personaggi credibili che sembrano reali.
Il libro è un perfetto noir tosco – emiliano. Il ritmo narrativo è incalzante e mai banale. Insomma, una libro bello e coinvolgente che ci concilia con il piacere della lettura.

Loriano Macchiavelli, bolognese, è un maestro riconosciuto del noir italiano e il creatore di Sarti Antonio, uno dei più popolari poliziotti della nostra narrativa. Ha all’attivo più di trenta romanzi, oltre a opere teatrali e sceneggiature per il cinema e la tv.

Francesco Guccini è nato a Mo­dena nel 1940. Cantautore-poeta e scrittore di assoluta originalità, è un mito per generazioni di italiani. Esordisce nel 1989 con Cròniche Epafániche per pubblicare poi: Vacca d’un cane (1993), Racconti d’inverno (1993; con Giorgio Celli e Valerio Massimo Manfredi), La legge del bar e altre comiche (1996), Cittanòva blues (2003), Icaro (2008), i due volumi del Dizionario delle cose perdute (2012 e 2014), e Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto (2015) che – così come il disco L’ultima Thule con cui ha concluso la sua carriera musicale – hanno avuto uno straordinario successo di pubblico.

Source: inviato dall’ editore al recensore. Si ringrazia l’ Ufficio stampa Giunti.

:: La ragazza scomparsa di Angela Marsons (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

3 ottobre 2017

la-ragazza-scomparsaKim Stone è ispettore di polizia a Black Country. È tenace, efficente, preparata. Ha sofferto una determinante mancanza d’affetto in gioventù, ma è decisa a portare avanti il suo lavoro con passione. Quando Amy e Charlie di nove anni scompaiono, Kim rivive in pochi attimi un caso di qualche tempo prima, difficile e drammatico. Si ritrova ad assistere alle stesse scene: due bambine rapite, felici e molto unite. Due coppie di genitori disperati che vivono nell’angoscia, con effetto immediato. La richiesta urgente del silenzio stampa, per evitare i giornalisti sciacalli. La riunione della sua squadra e la necessità di una base operativa sicura. La Stone inizia a scavare nella vita personale e lavorativa delle due famiglie coinvolte, ed è inevitabile il flusso dei ricordi che comincia a serrarle il respiro. Fino a che punto si sente parte di questa vicenda? Ha il coraggio di affrontare la rabbia e la frustrazione di genitori sofferenti? È in grado di proteggersi e di proteggere le due bambine, evitando loro inutili crudeltà? Con che genere di delinquenti si deve rapportare?
Con La ragazza scomparsa prosegue la vita di Kim Stone, già protagonista dei precedenti romanzi di Angela Marsons. Ancora una volta questa scrittrice inglese si dimostra in grado di costruire una trama agghiacciante, dove i vuoti dell’anima distorcono ogni tipo di sentimento, e lo rendono malato, terribile. Il ritmo è scandito da una sorta di gioco, di sfida tra i rapitori e le famiglie, obbligate a fronteggiarsi e a scontrarsi in modo pesante. Un allucinante scambio di sms sconvolge qualsiasi equilibrio con prepotenza, ma dettando regole precise. Grida di aiuto arrivano dal passato e segreti inconfessabili vengono urlati con rabbia. Una lotta contro il tempo, una trattativa che lascia il lettore in apnea e chiude lo stomaco.
Quanto vale la vita di Amy e Charlie? Chi delle due sarà l’agnello da sacrificare?
Lettura assolutamente consigliata.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male e La ragazza scomparsa. Angela vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 2 milioni di copie. Per informazioni, visitate il sito: http://www.angelamarsons-books.com.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ Ufficio stampa.

:: La donna nella pioggia di Marina Visentin (Piemme 2017) a cura di Viviana Filippini

26 settembre 2017

la donna nella pioggiaQuella di Stella Romano, protagonista di “La donna nella pioggia”, edito da Piemme, è una vita monotona, ripetitiva, fatta di una quotidianità a tratti quasi sfiancante. La donna si divide tra i viaggi di lavoro del marito Mattia; le diverse attività che praticano Alice e Sofia, le due figlie; Nina, la domestica ucraina che la aiuta nelle faccende di casa e il proprio amato lavoro di illustratrice di libri per bambini. Tutto assomiglia al ritratto della perfezione assoluta, ma in realtà sotto la superficie di belle apparenze, la vita della protagonista nasconde una serie di eventi e cose che le danno il tormento. Tanto per cominciare si scopre che l’infanzia di Stella è stata minata da un evento drammatico: la morte tragica della madre. Fosse solo questo! Stella non ha mai avuto notizie certe su chi fosse suo padre e il cognome che porta, Romano, è quello di Gabriele, il compagno della mamma che la allevata come una figlia. Questi sono i fantasmi del passato, ma nel presente dove tutto sembra perfetto, la caduta del vaso della madre (unico oggetto che manteneva il legame tra le due) e la sua completa rottura lanciano nel panico la donna. Stella si rende conto che non può più tenersi dentro quello che la tormenta e che la fa soffrire, perché solo affrontato ciò che la assilla potrà, forse, trovare un po’ di pace. La protagonista passa dalla calma apparente in una spirale di crescente ansia che le fa rasentare la pazzia, tanto è vero che ad un certo punto la donna inizia a prendere dei medicinali (ansiolitici), e soffre per il fatto che le due amate figlie sono in vacanza con i parenti del marito e lui, Mattia, ecco non è così fedele come vuole fare credere. Ognuno di questi elementi non farà altro che gravare in modo maggiore sulla stabilità psicofisica di Stella che, oltre a sentirsi sempre più oppressa, prova un senso di minaccia incombente. Marina Visentin porta noi lettori a seguire il cammino nella psiche della protagonista, la quale prende coraggio e decide di indagare il suo passato per capire cosa la tormenta, perché ormai lei ha capito che il suo malessere è legato a qualche evento traumatico accaduto tanto tempo prima. Alla Milano del presente, quella dove Stella di divide tra mondo borghese ed editori di qualità, si innesta ad un certo punto il passato. Un tempo andato dal quel emergono gli aspetti cupi e mai del tutto chiari dei tanti delitti violenti e molto spesso inspiegabili che segnarono l’Italia degli Anni di piombo. Stella fa una viaggio alla ricerca delle proprie radici e per compierlo mette in gioco tutta la sua forza in un cammino di ricerca della verità complesso e pieno di difficoltà che la metteranno a dura prova. Questo non importa a lei, perché sono passi vitali da compiere, per dare un senso al proprio vivere. “La donna nella pioggia” di Marina Visentin, attraverso la vicenda personale di Stella, ci presenta mondi diversi, fatti di contraddizioni e contrasti che influiscono sul singolo essere umano e che lo destabilizzano a tal punto da trovare il primordiale istinto di coraggio per mettersi in discussione e ricercare la verità sul proprio passato e sulla propria esistenza.

Marina Visentin è nata a Novara, ma da quasi trent’anni vive e lavora a Milano. Giornalista, traduttrice, consulente editoriale, una laurea in filosofia e un lontano passato da copywriter in un’agenzia di pubblicità. Ha collaborato con varie testate nazionali, scrivendo di cinema e altro; attualmente si interessa di scrittura autobiografica, organizzando laboratori a Milano e dintorni. Ha pubblicato testi di critica cinematografica, saggi sulla storia del cinema, libri di filosofia e psicologia. Dopo la fiaba noir “Biancaneve” (Todaro Editore, 2010), “La donna nella pioggia” è il suo primo thriller psicologico.

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Luigi Scaffidi dell’ ufficio stampa.

:: Un assist per morire di Andrea Monticone (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

25 settembre 2017

Assist per morireIl calcio, almeno quello maschile, è lo sport più popolare in Italia, ma anche il più dibattuto, polemizzato e spesso oggetto di fatti di cronaca non sempre eclatanti. Ed il mondo del calcio fa da sfondo al noir di Andrea Monticone Un assist per morire, rivolto in particolare a chi pensa che non sia tutto oro quello che luccica e che niente e nessuno meriti venerazione come capita spesso nel mondo del pallone.
A Torino muore, apparentemente suicida, a soli 17 anni un ragazzo trovato ai piedi del palazzo dove abitava: non si tratta di un ragazzo qualsiasi, ma di Mark Andreani, aspirante campione di calcio, cresciuto nella scuderia delle giovani promesse della Juve e ora in forze della Sanpa, piccola realtà cittadina che punta al professionismo con alle spalle forti investitori.
A prima vista sembra una tragica storia di un giovane troppo fragile per andare avanti, come purtroppo capita a quella e ad altre età: ma Massimo Brandi della Squadra mobile non si fida delle apparenze, sembra tutto troppo facile, e il mondo del calcio dilettantistico, luogo di sogni per tanti giovani ma anche di interessi non sempre chiari è tutto tranne che rassicurante.
La storia ha quindi due protagonisti: uno che non c’è più, Mark, e l’altro è chi cerca la verità, Massimo Brandi, che ha anche qualche problema personale, visto che è omosessuale, non ha ancora fatto del tutto i conti con questo e l’ambiente della polizia non è sempre il più tollerante.
Accanto a loro ci sono altri personaggi di questo oscuro viaggio nell’inferno del calcio dilettantistico, non certo più tranquillo di quello ufficiale che riempie giornali e tv, tra cui spicca il vecchio (per la professione) e saggio portiere Pat Fornero, un uomo in bilico tra l’urgenza di crescere e quella di continuare a sognare come quando era ragazzo, nonostante tutto intorno a lui sembri mostrare che la cosa in sé non è opportuna.
Un assist per morire è un libro per chi vuole andare oltre facili stereotipi e idealizzazioni, mescolando attualità, tematiche sociali, non ultima quella omosessuale, trattata in maniera schietta e senza troppi substrati, e una trama thriller di sicuro interesse, in un ambiente poi non così frequentato.

Andrea Monticone è nato a Torino nel 1972. Giornalista di nera, ha scritto di omicidi e cimiteri, madri assassine e processi. Ha pubblicato il noir-rock Marsiglia blues che definisce con ottime ragioni un libro maledetto e, per Golem Edizioni, il romanzo Ultimo mondo cannibale e il thriller La Gatta e i diamanti, il quarto libro della serie dedicata al capitano Sodano.
Ama il rock e il blues, Londra e l’Arsenal, il bourbon e il buon vino. Se si vuole seguirlo su twitter cercare @AMonticone

Source: inviato dalla casa editrice al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ufficio stampa.

:: Il fioraio di Monteriggioni – Cristina Katia Panepinto (Golem Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

19 settembre 2017

Il fioraio di monteriggioniFirenze, oggi: il PM Amedeo Cantini viene condotto a fare un sopralluogo doveroso dopo il ritrovamento del cadavere di una giovane modella assassinata in un cassonetto nei pressi del Parco delle Cascine.
Amedeo Cantini non conosce la ragazza, ma conosceva la madre di lei, Emma Aldori, suo grande amore di quanto era ragazzo e decide di trovare il colpevole dell’omicidio non tanto perché suo dovere per il ruolo che riveste, ma in ricordo di una storia che ancora a distanza di anni lo condiziona e ossessiona.
Per avere un valido aiuto in quello che si presenta come un caso intricato e complesso, Amedeo Cantini chiede aiuto all’ex moglie, la psicoterapeuta Violetta Salmoiraghi, che lo affianca nelle indagini su un mondo frivolo e a tratti pericoloso, come quello del jet-set e dell’ambiente della moda, dove emergono dettagli man mano sempre più inquietanti sugli ultimi mesi di vita della ragazza, tra tradimenti, bugie, intrighi. Ma dietro all’omicidio c’è qualcosa di più, fatti che risalgono ad anni prima, ad un serial killer chiamato dai giornali Fioraio di Monteriggioni, che ha segnato con i suoi omicidi l’infanzia di Violetta, negli ormai lontani anni Settanta.
Un giallo italiano in salsa toscana, o meglio fiorentina, con sullo sfondo una città e un territorio tra i più amati a livello internazionale, ma dove negli anni si è anche insinuata l’ombra del più famoso serial killer italiano, il mostro di Firenze, che ancora oggi ha ispirato serial e libri.
Un libro che si sviluppa su più piani narrativi, nel presente con l’indagine e nel passato, con il ricordo di un amore mai sopito e mai superato e di omicidi che gettano la loro ombra mai risolta anche sull’oggi. Il tutto senza dimenticare l’approfondimento psicologico di una strana e insolita coppia, due persone che non si mettono insieme come capita di solito nei romanzi anche gialli, ma che collaborano per cercare di superare due passati diversi ma che sono tornati a tormentare il loro presente, legati ad un passato che in un modo o nell’altro non riescono a dimenticare.
Un thriller certo, con al centro di tutto il tema eterno della ricerca della verità e della giustizia, ma anche una storia psicologica, sulla necessità di non dimenticare il passato ma di non esserne schiavi, per poter trovare non la felicità ma la serenità.

Cristina Katia Panepinto è nata a Milano nel 1967. Ha insegnato Italiano per stranieri a Berlino e nel 2003 si è trasferita a Firenze, dove ha collaborato a lungo con la Società Dante Alighieri. Attualmente vive a Lecce.
Il suo racconto Arma a doppio taglio si è classificato tra i primi dieci finalisti del concorso Dieci Lune 2016. Il racconto Delitto al multisala si è classificato tra i primi dodici finalisti del concorso Giallo Fiorentino 2016.

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Francesca Mogavero dell’ Ufficio stampa Golem.

:: La donna silenziosa di Debbie Howells (Newton Compton 2017) a cura di Federica Belleri

13 settembre 2017

la-donna-silenziosaThriller d’esordio per Debbie Howells, autrice britannica. Romanzo dal ritmo equilibrato, con il giusto carico di tensione. L’ambientazione è in un paese della provincia inglese. Il luogo è circoscritto e tutti si conoscono. Ci sono fattorie, campi coltivati, boschi rigogliosi e impenetrabili. Lo sa Kate, sposata, con una figlia in procinto di trasferirsi all’università. Ha una passione empatica con i cavalli, che prende in cura da proprietari in difficoltà. Di questi meravigliosi animali ama la stazza imponente e lo spirito libero. E lo sa Rosie, bellissima diciottenne, che aiuta Kate e adora cavalcare, ed è riuscita a creare con i cavalli uno rapporto davvero speciale. Ma Rosie scompare, di lei non si hanno più notizie. Tra lo sconcerto di sua madre e la preoccupazione dei coetanei, la tranquilla quotidianità del paese viene travolta da uno tsunami di emozioni. Davvero i genitori possono restare tranquilli quando i figli escono? E davvero gli adolescenti si sentono così invincibili? La polizia fa domande, la stampa si accalca attorno alla famiglia di Rosie. Si insinua il sospetto, si cerca la ragazza e un presunto responsabile della sua sparizione …
La donna silenziosa è scritto in prima persona da tre voci femminili. È il percorso fatto attraverso i ricordi dolorosi. È lo strazio della solitudine e l’asfissia provocata dal controllo. È l’inquietudine generata dal pericolo. È il destino avverso che si accanisce e la delusione di promesse mai mantenute. È la voglia di libertà, che viene calpestata con ferocia. La donna silenziosa si nasconde tra sorrisi falsi e cicatrici da cammuffare, tra menzogne e terribili sbalzi d’umore.
In questo thriller emergono egoismi e maschere ben costruite. Emerge una natura selvaggia in grado di farsi amare e odiare allo stesso tempo. Spicca l’amicizia disinteressata e il bisogno primordiale d’amore. E ancora la violenza, la prevaricazione, la fragilità di chi si trasforma in un contenitore vuoto e si lascia vivere. Angosciante, agghiacciante, travolgente.
Ottima lettura, che vi consiglio.

Debbie Howells in passato ha studiato psicologia, è stata un’istruttrice di volo, la proprietaria di un negozio di fiori, e attualmente scrive a tempo pieno. Il suo thriller d’esordio, La donna silenziosa, è stato un successo di critica e di pubblico e i diritti di traduzione sono stati venduti a cifre molto alte in numerosi Paesi. Debbie vive nel West Sussex con la sua famiglia.

Sito dell’autrice: debbiehowells.com

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa Newton Compton.

:: Il sorcio – Georges Simenon (Adelphi, 2017) a cura di Nicola Vacca

6 settembre 2017

sorcioMosselbach, detto il sorcio, è un chlochard alsaziano che vive sotto i ponti di Parigi da molti anni. Una sera mentre è impegnato nei suoi soliti vagabondaggi nei pressi dell’ Opéra trova un portafogli gonfio di dollari e non solo. Architetta un piano infallibile per venire in possesso di quei soldi senza trovarsi nei guai con la polizia che lo conosce.
Ma ancora non sa che quel portafogli e il suo proprietario defunto gli procureranno un mare di guai.
Inizia così, Il Sorcio (Adelphi, pagine 155, euro 18), il romanzo di Georges Simenon che Adelphi ha pubblicato questa estate
La casa editrice milanese continua a scavare nell’opera del grande scrittore belga e bene ha fatto a dare alle stampe questo romanzo che mancava da molto tempo. Simenon lo scrive nel 1937 e arrivo nelle librerie nel 1938.
In una Parigi che non è mai abbandonata dalla pioggia battente, Georges Simenon costruisce un intreccio ricco e intrigante in cui ritroviamo alcuni dei personaggi vicini al commissario Maigret come il commissario Lucas e lo sfigato ispettore Lognon.
Ma è il Sorcio il re di questa storia. L’anziano barbone alsaziano è forse il personaggio più accattivante che Simenon abbia creato.
Ugo Mosselbach che sogna di comprarsi una canonica a Bischwiller – sur Moder si troverà al centro di peripezie e di complotti. Lui non crede che aver trovato un portafogli accanto a un cadavere lo porti a essere il protagonista di una vicenda intrigata che ha a che fare con la finanza internazionale e molti altri affari sporchi. È troppo preso dall’organizzazione del suo piano per rendersi conto del pericolo in cui è precipitato.
Quando scompare un importante finanziere si accorge di essere stato il testimone inconsapevole di qualcosa di molto più grande di lui quando ha trovato tutti quei soldi. Lognon e Lucas lo pedinano perché sospettano che lui sappia qualcosa e non hanno torto.
Sullo sfondo di una Parigi dei quartieri alti, Simenon ci conduce in una storia da commedia poliziesca che sarebbe piaciuta molto al commissario Maigret.
Infatti quando Il Sorcio uscì fu immediatamente definito «un Maigret senza Maigret».
Mosselbach è «un ometto, magro con due occhi eccezionali, vivaci e maliziosi, una peluria rossiccia che tendeva al bianco sporco e un modo personalissimo di portare stracci troppo grandi per lui con una dignità che rasentava l’eleganza» Così come è descritto da Simenon, il Sorcio è uno dei più riusciti tra i numerosi personaggi indimenticabili partoriti dalla sua straordinaria fantasia.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

:: Un interminabile inverno – Alex Boschetti (Edizioni Alpha Beta Verlag 2017) a cura di Federica Belleri

6 settembre 2017

interminabile invernoSecondo romanzo per Alex Boschetti. Un interminabile inverno, che tocca il Trentino, Bologna e New York. Tre luoghi diversi per tradizione, cultura e dimensioni. Luoghi che permettono di respirare aria pulita, ma anche umidità e caos. Strade dove è possibile sentirsi anonimi o vivi, a seconda delle esigenze. Proprio questo sta cercando Albert Kleim, ex professore universitario e noto volto della tv. Lui, che ha ancora voglia di leggerezza ma si chiude troppo spesso nella solitudine e nel silenzio. Ha un matrimonio fallito alle spalle, una carriera distrutta e un difficile rapporto con la figlia adolescente. È intrappolato in un immenso dolore, che lo soffoca. La scomparsa di suo figlio Nicola, un bambino, solo due anni prima. Un dolore muto, che in famiglia ognuno ha vissuto a modo suo, senza condividerlo.
Nasce così, con Albert, un personaggio ben costruito, anche se discutibile in alcuni atteggiamenti egoistici e fin troppo schietti. Il lettore riesce ad immedesimarsi nella sua muta sofferenza, grazie alle parole utilizzate dall’autore, profonde e sensibili dove serve. Questo noir intreccia in modo perfetto passato e presente del professor Kleim, fra amicizia, promesse, patti pericolosi, tradimenti e segreti. Il suo male di vivere si mescola a terribili eventi, mai sradicati dalla sua memoria. Come cambiano gli amici di sempre nel corso del tempo? Cosa significa per Albert piangere? Ha paura della morte? Questi sono alcuni degli interrogativi che Kleim si pone e sui quali anche il lettore è invitato a riflettere. Albert Kleim, una vita passata a cercare uno spiraglio. Il quotidiano trascorso cercando di evitare la negatività.
Un interminabile inverno. Quando l’orrore dell’anima supera ogni limite. Quando la vendetta è marcia e distorta. Noir splendido, feroce. Terribile ma efficace. Le frasi sono essenziali. I capitoli, brevi. Le parole lasciano un diffuso senso di inadeguatezza e di malessere. Così deve essere.
Editing praticamente perfetto, complimenti alla ab edizioni Alphabeta Verlag di Merano. Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Alex Boschetti (1977) ha al suo attivo diverse sceneggiature per fumetti e graphic novel, tra cui La strage di Bologna (Becco Giallo, 2006) e La scomparsa di Emanuela Orlandi (Becco Giallo/Fandango 2013). Nel 2017 è prevista l’uscita del suo nuovo lavoro, sempre per Becco Giallo, dal titolo Mani Pulite. Ha scritto anche sceneggiature per cortometraggi in animazione e videoclip. Ha inoltre pubblicato racconti in diverse antologie e il romanzo Nera Neve (ENS, 2003).
Un Interminabile Inverno è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia Silvia di Manzoni22 ufficio stampa Edizione Alpha Beta Verlag.