Lia Levi. Giornalista e pluripremiata autrice di romanzi per bambini e adulti, di origine ebraica, Lia Levi ha vissuto da ragazza unāesperienza analoga e opposta a quella di Anna Frank: insieme alle sue sorelle, si ĆØ salvata dalla deportazione nascondendosi per lunghi mesi a Roma in un collegio di suore.
Barbara Vagnozzi ĆØ nata a Genova nel 1961. Da piccola sognava di vivere in campagna e dipingere; e ora si dedica esclusivamente all’illustrazione. Ha pubblicato molti libri nei paesi anglosassoni e, in Italia, con Gallucci, Videocompilation dello Zecchino d’Oro, Video e Canto con lo Zecchino d’Oro, āStravideoā per lo Zecchino d’Oro, āAttenti al lupo, 1,2,3…cinque!ā, āHeidi e Strega comanda coloreā, āIl porto dei piccoliā, āLevā, āAria, acqua, terra e fuocoā e āCantaFilaStroccheā. Vive sulle colline emiliane insieme ai suoi due bambini, al marito inglese, a un cane, a tre gatti, quattro papere e due conigli. Forse per questo le piace tanto disegnare buffi animali d’ogni genere!
Source: del recensore. Grazie a Marina Fanasca dellāufficio stampa Gallucci.
Oggi abbiamo il piacere di intervistare Oriana Ramunno, autrice del libro āIl bambino che disegnava le ombreā(Rizzoli) seconda classificata alla dodicesima edizione del Liberi di Scrivere Award.
Benvenuta Oriana su Liberi di scrivere e complimenti per il secondo posto. Ho sentito davvero pareri lusinghieri sul tuo libro, per alcuni uno dei migliori libri editi l’anno scorso in Italia. Ce ne vuoi parlare? Come ĆØ nata l’idea di scriverlo?
Grazie a voi per aver scelto Il bambino che disegnava le ombre tra i libri votabili, ve ne sono davvero grata.Questo libronasce in un momento più maturo del mio percorso di scrittrice, iniziato ormai dieci anni fa, in cui mi sono sentita finalmente pronta a raccontare lāOlocausto. Da piccola ho ascoltato e trascritto i ricordi di mio zio Angelo, un sopravvissuto ai lager nazisti, e nel tempo ho provato a capire i suoi racconti studiando la Storia, cercando di capire le origini di quella che ĆØ stata una delle pagine più brutte dellāumanitĆ . Dopo aver sviscerato ogni aspetto di quelle pagine terribili, ho voluto raccontarle e ho deciso di farlo con un genere che da sempre sonda le ombre e le luci dellāanimo umano, mettendoci di fronte alle nostre più grandi paure, ma offrendoci anche delle soluzioni finali catartiche: il giallo.
Vivi a Berlino ĆØ vero? Parlaci un po’ di te della tua infanzia, del tuo lavoro?
Ho vissuto a Berlino per tre anni, da settembre sono ritornata bolognese insieme a tutta la mia famiglia. Berlino ĆØ stata unāesperienza unica. Ć una cittĆ che ha unāanima, che si porta addosso i segni della Storia visibili in ogni angolo, nei buchi delle granate sui muri, nei memoriali che si trovano a ogni angolo di quartiere, nei pezzi di muro conservato a memoria di tutti. Berlino mi ha insegnato la malinconia di una cittĆ sospesa nel tempo ma anche lāecletticitĆ di una cittĆ trasgressiva e proiettata verso il futuro. In ultimo, mi ha offerto la possibilitĆ di approfondire le mie ricerche sul tema dellāOlocausto. Nonostante sia una girovaga, però, io sono e sempre sarò una ragazza del Sud. Sono nata a Rionero in Vulture, in Basilicata, ed ĆØ lƬ che ho imparato ad amare i libri grazie a una zia bibliotecaria. Ć in Basilicata, o Lucania come mi piace chiamarla, che sono cresciuta, assorbendo le energie di una terra che ancora vive di realismo magico, tradizioni e passato.
Come ĆØ nato il tuo amore per i libri e per la scrittura? Ricordi il primo libro che hai letto da sola?
Il mio amore per i libri ĆØ nato a sette anni, quando passavo i pomeriggi nella Biblioteca comunale dove lavorava mia zia. Avevo a disposizione qualunque libro. Il primo fu il GGG, il Grande Gigante Gentile. Ricordo perfettamente il momento in cui iniziai a leggerlo.
Parlaci dei tuoi esordi, come ĆØ andata. Hai avuto qualcuno che ti ha incoraggiata, spronata a scrivere?
Ho iniziato a scrivere al liceo per esigenza personale, ma ho continuato in maniera consapevole solo dopo i trentāanni, quando ho capito che non basta avere una passione ma che questa, come in ogni mestiere, va supportata dagli strumenti giusti. Ho iniziato a studiare da autodidatta le tecniche narrative e ho deciso di mettermi in gioco con alcuni racconti editi da Delos Digital, poi con vari concorsi della Mondadori. Dopo aver vinto il GialloLuna NeroNotte ed essere arrivata finalista al prestigioso Premio Tedeschi, lāeditor Franco Forte mi ha commissionato un romanzo sul femminicidio per la collana de I gialli Mondadori, uscito col titolo āLāamore malatoā nella raccolta āAmori malatiā. Ho avuto anche lāoccasione di partecipare, sotto pseudonimo, alla saga de āI Sette Re di Romaā, edita da Oscar Historica, col romanzo āTullo Ostilio, Il lupo di Romaā, scritto con Scilla Bonfiglioli e Franco Forte.
Torniamo al libro, come ĆØ nato il tuo interesse per le tematiche legate all’Olocausto e ai campi di concentramento nazisti. Sei partita da ricordi familiari?
Come raccontavo nella domanda precedente, tutto parte dai ricordi di mio zio, internato prima in un campo di lavoro tedesco e poi trasferito in quello che veniva definito ācampo di morteā. Le sue memorie, insieme a quelle di altri sopravvissuti del mio paese di origine, sono raccolte nel libro āFiotti di memoriaā, editato dal comune di Rionero in Vulture in occasione della Giornata della Memoria.
Come ti sei documentata?
Lo studio sullāOlocausto ĆØ una cosa che ho fatto a prescindere dal romanzo, e che ha impiegato numerosi anni e due esami monografici allāuniversitĆ . Di vitale importanza ĆØ stata, sicuramente, lāesperienza a Berlino, che oltre a fornirmi documenti introvabili in Italia mi ha offerto la possibilitĆ di āsentireā la Storia. La stessa cosa vale per i campi di Auschwitz e Birkenau, di Sachsenhausen e di Ravensbrück che ho potuto visitare.
Parlaci del tuo personaggio principale, Hugo Fischer, come ĆØ nato?
Hugo Fischer nasce dallāesigenza di raccontare lāOlocausto dagli occhi di un tedesco comune, uno di quei cittadini che non appoggia Hitler, ma che per quieto vivere e paura non si oppone e per continuare a lavorare si iscrive addirittura al partito. Incarna la maggior parte di noi: difficilmente si ĆØ eroi, in certe circostanze.
E’ una storia di indagine, la vittima ĆØ Sigismud Braun, un pediatra che lavorava a stretto contatto con il famigerato Josef Mengele. Ci vuoi parlare di come questa indagine si dipana nella narrazione?
Quello che mi premeva mostrare, scegliendo il giallo come genere portante del romanzo, era la visione che i tedeschi avevano di coloro che chiamavano āsubumaniā: Sigismund Braun viene assassinato in un luogo in cui vengono uccise migliaia di persone al giorno, eppure la sua morte ĆØ lāunica che merita unāindagine, mentre le morti dei subumani sono considerate giuste, normali, necessarie a un bene comune. Hugo Fischer, che nulla sa di Auschwitz, si ritrova a indagare sulla morte di Braun, ma al tempo stesso ĆØ costretto a fare luce anche su un genocidio. Si ritrova, insomma, a cercare un assassino tra un sacco di assassini. Nella sua indagine, sia professionale che personale, viene aiutato da Gioele, un bambino ebreo con il dono del disegno. Ed ĆØ grazie ai suoi disegni che molte ombre si dipanano.
La popolazione civile tedesca sapeva ben poco di cosa succedeva nei campi, degli orrori indicibili che nascondevano, una mia zia tedesca mi ha assicurato che era cosƬ, che hanno scoperto tutto dopo la guerra. Hai anche tu testimonianze in merito?
Ć vero. Per tratteggiare il personaggio di Hugo Fischer mi sono servita di diverse testimonianze. Hugo Fischer ĆØ a conoscenza del dislocamento degli ebrei tedeschi, ma non sa dove effettivamente finiscano. In patria circolano voci di corridoio, ma ĆØ il caso di dire che nei lager la realtĆ superava la fantasia, e molti tedeschi non potevano immaginare che quei campi di detenzione fossero in realtĆ una vera e propria industria di morte. Quando anche le voci arrivavano chiare e precise, come nel caso di Fischer, subentrava un meccanismo di rifiuto e rimozione della realtĆ molto comune tra gli esseri umani.
Molti medici e scienziati tedeschi hanno usato i prigionieri come vero e proprio āmaterialeā di ricerca spingendosi ben oltre ai precetti deontologici considerando questi prigionieri ānon personeā su cui si poteva perpetrare ogni abuso. Come ti spieghi tutto questo?
Ć il concetto di subumano di cui parlavo prima. Era molto radicato nei tedeschi. Il mito della razza ariana non viene inventato da Hitler, ma ha radici più vecchie. Hitler non ha fatto altro che riprenderlo in un momento storico favorevole ed esasperarlo. I medici che ottenevano di lavorare ad Auschwitz operavano sotto la ferma convinzione di non avere tra le mani degli esseri umani ma delle vere e proprie cavie, dei subumani. Mengele sosteneva di avere lāobbligo morale, in quanto scienziato e ariano, di far progredire la scienza attraverso la sperimentazione. E se in Germania era vietato lāuso di animali per la ricerca, nei campi tutto era consentitoā¦
Tra i prigionieri c‘ĆØ un bambino Gioele, ci vuoi parlare di lui?
Ć proprio Gioele ad aiutare Hugo Fischer nella risoluzione del caso e, prima ancora, a guidare la sua coscienza verso un cammino tortuoso, mostrandogli le ombre che gravano sul suo cuore, su quel lager e sulla Germania intera.
Di Sacha Naspini le Edizioni E/O hanno pubblicato Le Case del malcontento, Ossigeno, I CaĀriolanti, Nives. ĆØ tradotto o in corĀĀso di traduzione in Inghilterra, Canada, StaĀti UniĀti, Francia, Grecia, Corea del Sud, Cina, Croazia, Russia e Spagna.
Il 27 gennaio 1945 le truppe dellāArmata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. SƬ ĆØ scelta questa data per commemorare le vittime della Shoah e cosƬ ogni anno dal 2005 in poi in questa giornata di inverno si svolgono celebrazioni e si leggono libri capaci di tenere viva la memoria.
Tra i libri appena usciti, o usciti in questi ultimi mesi, segnalo di Chiara Becattini La memoria dei campi – La Risiera di San Sabba, Fossoli, Natzweiler-Struthof, Drancy Collana Testi e Studi della Fondazione Museo della Shoah (Giuntina 2022). Frutto di unāapprofondita ricerca dāarchivio e di numerose interviste, questo libro ricostruisce per la prima volta attraverso un approccio comparativo i processi politici, sociali e culturali che hanno influito nella trasformazione di quattro campi di transito e concentramento ā San Sabba, Fossoli, Drancy alla periferia di Parigi e Natzweiler-Struthof in Alsazia ā in luoghi della memoria della Shoah tra Italia e Francia. Inizialmente dimenticati, poi riscoperti e valorizzati, questi spazi del trauma sono diventati luoghi del lutto, omaggio ai morti e tombe consolatorie per i vivi, svolgendo un ruolo nel percorso di ricostruzione delle identitĆ sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale, in un processo in parte parallelo a quello del graduale avvento e ascolto dei testimoni. Oggi sono riconosciuti monumenti, luoghi di divulgazione della storia e destinazione di percorsi memoriali e turistici. Questa ricerca mira non soltanto a ricostruirne la storia, ma ad analizzare il ruolo mutevole che essi hanno svolto nella memoria collettiva, con uno sguardo al loro possibile futuro.
Un altro libro che consiglio, questo edito da Edizioni San Paolo, ĆØ Il vescovo che disse “no” a Hitler – La vita e il pensiero di Clemens August von Galen di Guenter Beaugrand. Quando, nel marzo 1946, Clemens August conte von Galen tornò da Roma, dove papa Pio XII lo aveva da pochi giorni creato cardinale, la popolazione lo accolse trionfalmente davanti alle rovine del duomo di Münster, quasi completamente distrutto dai bombardamenti. Nell’ora più buia della storia tedesca egli aveva osato tenere testa apertamente e senza protezioni al criminale regime di Hitler e la nomina a cardinale era il ringraziamento del pontefice per la sua tenacia. Fu la forza della sua coscienza che gli consentƬ di diventare un eroe dell’opposizione cattolica alla dittatura nazista. Negli anni del suo servizio da parroco non si era segnalato per particolari iniziative o per innovative proposte pastorali, ma di fronte alla barbarie nazista seppe assumersi le sue responsabilitĆ di vescovo e di testimone del Vangelo. Le tre celeberrime prediche del 1941, riportate in appendice insieme ad altri suoi interventi e a una vibrante lettera di protesta indirizzata al Führer, hanno conservato fino a oggi tutta la loro intensitĆ e attualitĆ . Esse rivelano in maniera impressionante con quale coerenza e coraggio von Galen si schierò contro l’arbitrio dello Stato e si impegnò per il diritto alla vita di ogni essere umano.
Per i ragazzi dagli 11 ai 13 anni in poi un libro che segnalo ĆØ La tua migliore amica Anne (Narrativa San Paolo ragazzi) di Jacqueline Van Maarsen. La vita ad Amsterdam scorre serena per la piccola Jacqueline. Un giorno però qualcosa inizia a cambiare. Nella sua classe si vanno aggiungendo nuovi compagni: fuggono dal loro Paese, la Germania, dove non sono più al sicuro. Allo scoppio della guerra i tedeschi occupano l’Olanda, Jacqueline ĆØ costretta a portare una stella gialla sul cappotto e a cambiare scuola. Ć lƬ, al Liceo Ebraico, che nel 1941 incontra Anne Frank e nel giro di pochi giorni diventano grandi amiche. Le due ragazze sono inseparabili, fino a quando Anne, all’improvviso, scompare insieme alla sua famiglia. Anche se Jacqueline e Anne non si rincontreranno mai più, l’amicizia rimarrĆ , più forte di qualsiasi altra cosa. Solo dopo la fine della guerra, Jacqueline riceverĆ la lettera d’addio che Anne le aveva inviato e aveva concluso scrivendo: Ā«Spero che, quando ci rivedremo, rimarremo per sempre “migliori- amicheĀ». Firmato: Ā«La tua “migliore- amica AnneĀ».
Sempre per i ragazzi, dai 12 anni in su, il romanzo ad alta leggibilitĆ L’aquilone di Noah di Rafael Salmeron, traduzione di Daria PodestĆ , pubblicato da Uovonero. Noah ĆØ il figlio più giovane dell’orologiaio Leopold e di sua moglie Dora. Vive con i suoi fratelli Joel e Hannah a Cracovia. Noah ĆØ un bambino diverso dagli altri: vive nel suo mondo, non parla e non sembra ascoltare. E il 1939 e i tedeschi hanno appena invaso la Polonia. Molti credono che l’odio dei nazisti verso gli ebrei sia vero e temono per la loro vita, ma altri come il fratello di Dora, Abbie, sono convinti che staranno meglio con i tedeschi. Ma in pochi giorni i piani dei nazisti diventano chiariā¦
Per i bambini dai 7 anni in su La storia di Anna Frank raccontata da Lia Levi, disegni: Barbara Vagnozzi, Gallucci Stelle Polari.
Tanto tempo fa Anna viveva felice ad Amsterdam. Ma a 13 anni la sua vita cambiò: per sfuggire ai soldati di un imperatore malvagio, la sua famiglia fu costretta a rifugiarsi in un nascondiglio segreto nella speranza di salvarsi. A tenerle compagnia aveva solo il diario Kitti, al quale confidò i suoi pensieri come a unāamica. La vicenda di Anna Frank proposta in un formato adatto ai bambini di 7 anni con il testo di Lia Levi: la vita quotidiana nella clandestinitĆ , la paura della guerra, i sentimenti e i desideri confidati al celebre Diario scritto nellāalloggio segreto dove si nascose invano nel tentativo di sfuggire alla deportazione, tra il 1942 e il 1944.
Bentornata Ben su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa nuova intervista, parleremo del tuo nuovo libro La sinagoga degli zingari e dei tuoi progetti futuri. Iniziamo con il chiederti: La sinagoga degli zingari ĆØ davvero l’ultimo libro della serie dedicata a Martin Bora, o ĆØ una classica fake news?
Direi che si tratta di una fake news. Infatti, ho in programma almeno altri due, forse tre, romanzi con Martin Bora. Del resto, Bora deve ancora confrontarsi con gli ultimi, drammatici mesi della Seconda guerra mondiale. Il ciclo, quindi, non finirà con La Venere di Salò, ambientata nella Repubblica Sociale Italiana alla fine del 1944, ma andrà avanti fino alla battaglia di Lipsia (primavera 1945).
La sinagoga degli zingari, (The Gipsy Synagogue 2021), edito in Italia da Sellerio e tradotto dallāinglese da Luigi Sanvito, ĆØ il tredicesimo libro che hai dedicato a Martin Bora. Siamo nell’agosto del 1942 ad un passo dall’assedio di Stalingrado, cittĆ che come la sinagoga degli zingari sembra più un sogno o meglio un incubo irraggiungibile. Si può dire che l’esercito di Hitler fu sconfitto sul campo russo, che fu giĆ fatale a Napoleone?
Certo, lāesercito tedesco, analogamente a quello napoleonico, fu sconfitto da un insieme di fattori che nel corso di qualche mese si rivelarono decisivi. Cito i principali: condizioni climatiche estreme, eccessivo allungamento delle linee di rifornimento, scarsa conoscenza della reale consistenza delle forze nemiche. Un altro fattore che si rivelò funesto per le fortune tedesche a Stalingrado fu la scarsissima capacitĆ strategica e lāimperdonabile irresolutezza di Paulus, comandante in capo della VI Armata. Persona sbagliata al posto sbagliato nel momento sbagliato, commise errori su errori, si rifiutò di disobbedire agli ordini hitleriani di tenere la cittĆ a ogni costo, precludendosi cosƬ ogni via di fuga dalla Sacca quando era ancora possibile, e condannando a morte (o nei migliori dei casi alla prigionia) centinaia di migliaia dei suoi sottoposti.
La campagna di Russia fu devastante sia per i tedeschi che per i suoi alleati, come ti sei documentata?
Beā, il lavoro di ricerca ĆØ stato estremamente complesso. Ć durato quasi due anni e ho dovuto impiegare parecchie lingue per impadronirmi delle fonti primarie e secondarie: non solo italiano, ma anche inglese, tedesco, russo, romeno e francese. In proposito, mi permetto di citare quel che ho scritto nella nota finale al romanzo:
Ho avuto modo di sfogliare Unternehmen Barbarossa im Bild: Der Russlandkrieg fotografiert von Soldaten di Paul Carell e mi ha colpito davvero la piccolezza dell’uomo paragonato ai grandi spazi della campagna russa. Hai visto anche tu questo albo fotografico? Altre documentazioni fotografiche?
SƬ, conosco il testo che citi. Ma a parte Carell, ho esaminato letteralmente migliaia di foto (e qualche decina di filmati), nel tentativo di ricostruire con la più grande esattezza possibile gli ambienti, gli uomini e il territorio che ha fatto da sfondo alla battaglia di Stalingrado. Da questo punto di vista, si sono rivelati molto utili gli archivi fotografici dellāattuale esercito tedesco. Peraltro, non mancano neppure copiose raccolte di fotografie gestite da privati. Ho cercato di mettere a buon frutto entrambe queste fonti.
A Bora viene dato l’incarico di scoprire il destino di due coniugi romeni, scienziati con importanti studi sull’atomo, colleghi di Fermi e Majorana. Se Hitler fosse arrivato per primo ai progetti di una bomba atomica, secondo te saremmo ancora qui? L’umanitĆ sarebbe sopravvissuta?
Un doppio mistero: unāindagine poliziesca, con le sue ripercussioni politiche, economiche, morali, e unāindagine nellāanimo e nel subconscio di Bora. Ce ne vuoi parlare?
Come sempre nel ciclo di Martin Bora, allāindagine su un caso criminale si accompagna unāesplorazione dellāinterioritĆ del protagonista. Ne La sinagoga degli zingari Bora, in maniera inaspettata, si ritrova a fare i conti con alcuni fantasmi del suo passato, a partire dallāingombrante figura del suo padre naturale, tanto più presente nella sua anima quanto più ĆØ restato assente nella sua vita. E poi cāĆØ la componente psicologica legata al durissimo assedio di Stalingrado, che progressivamente porta Bora sullāorlo della follia, mentre i suoi compagni cadono uno dopo lāaltro, le condizioni climatiche si fanno sempre più proibitive, e ogni ragionevole speranza di salvezza sembra svanire grazie alle indecisioni di Paulus. CosƬ, fuggire da Stalingrado e risolvere il doppio caso di omicidio che mesi prima gli era stato affidato, significa per Bora non solo sciogliere un mistero, ma anche e soprattutto ricostituire la sua identitĆ psichica, ricomporre le tessere del suo mondo interiore, sopravvivere al trauma e ritrovare una ragione per andare avanti. Anche se certe ferite interiori legate a quellāesperienza allucinante non si rimargineranno mai del tutto.
In questi giorni sto leggendo in occasione de Il Giorno della Memoria, Il vescovo che disse “no” a Hitler di Gunter Beaugrand, sulla vita e il pensiero di Clemens August von Galen, come Bora nobile, cattolico, strenuo oppositore del nazismo. Hai pensato di farlo diventare un personaggio dei tuoi romanzi, magari coinvolto con Bora in qualche indagine?
Non lo escludo affatto!
Grazie, della disponibilitĆ e per il tempo che mi hai dedicato, a rileggerti presto.
Ricorre oggi lāanniversario della nascita di Martti Haavio (Temmes, 1889 ā Helsinki, 1971), una tra le figure di maggior spicco nel panorama accademico finlandese del Novecento. Studioso di mitologia e folklore, storico delle religioni, poetasotto lo pseudonimo di P. MustapƤƤ, membro del movimento letterario Tulenkantajat, durante la sua lunga carriera si ĆØ occupato del rapporto tra mitologia e tradizione orale baltofinnica affrontandone i nodi irrisolti con un approccio fenomenologico e comparativistico.
Sullespedizioni vichinghein Occidente sappiamo molto, ma ĆØ meno noto quanto le rotte verso le terre più estreme e arcane del Settentrioneabbiano nei secoli catturato lāinteresse e stimolato la fantasia degli scandinavi e di tutti i viaggiatori. Nellā890 lāavventuriero norvegese Ćttar consegnò a re Alfredo il Grande le proprie memorie: con la nave e il suo equipaggio lāesploratore, costeggiando il Finnmark, era giunto al Mar Bianco, presumibilmente fino alla foce della Dvina Settentrionale, dove aveva visto coste sorprendentemente prospere e terre mirabilmente coltivate, ed era entrato in contatto con i Beormas, popolo Ā«tanto ostile quanto civileĀ» che parlava una lingua affine a quella dei vicini lapponi.
Partito dalla sua terra, il HĆ„logaland, Ćttarr aveva costeggiato il Finnmark fino alla penisola di Kola, raggiungendo il Mar Bianco. Facendo vela verso sud, aveva lambito le terre dei terfinni di Kola, ovvero dei sĆ”mi di Ter (o lapponi di Turja), e il maestrale lo aveva condotto fino alla foce del Ā«grande fiumeǧ dove aveva incontrato i biarmi con le loro Ā«terre ben coltivateĀ». Probabilmente, per il tramite di un interprete, Ćttarr era riuscito a comunicare con loro. Gli avevano rivelato alcuni dettagli sulla loro terra e su quelle vicine, ma Ćttarr non aveva riferito a ĆlfrÄd il contenuto dei racconti e, come ha osservato amaramente Kaarle Krohn, Ā«a causa della sua spiccata laconicitĆ ci sono negate importantissime informazioni sulle condizioni di vita dei nostri aviĀ».
In unāepoca nella quale mito, desiderio di scoperta e interesse economico si tendevano la mano, il cosiddetto Bjarmalanddivenne presto una meta ambita per pionieri, mercanti e predoni. Starkaưr gamli, Ragnar loưbrókr, Ćorir hundrsono solo alcuni degli avventurieri che partirono per il nord, accecati dalla ricchezze dei āfinni dāIperboreaā.
Il tema della Biarmia, terra periferica e impenetrabile, eppure crocevia di culture, imperi e qanati, mercato fiorente, regno dalle ricchezze immaginifiche o mondo popolato da giganti e creature infere, ha attraversato tutto il Medioevo affascinando storici come Adamo di Brema e Sassone Grammatico, impreziosendo le topografie dei cicli scaldici, ma lasciando tuttavia irrisolte alcune questioni: a quale ceppo appartenevano i suoi misteriosi abitanti? Quale forma di civiltĆ avevano istituito e quale religionepraticavano? La Biarmia storica era dunque la Pohjoladai mille tesori, il mitico āregno del Nordā dei cicli epici baltofinnici, reso celebre dal Kalevala?
Si parlerĆ molto di Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita che cade questāanno. Molte saranno le pubblicazioni che gli saranno dedicate.
Lo scorso anno ĆØ uscito un saggio interessante che prende in esame lāattivitĆ di Pasolini drammaturgo.
Anatomia del potere. Orgia, Porcile e Calderón. Pasolini drammaturgo vs. Pasolini filosofo è uno scavo monografico intorno al nodo tematico e problematico del potere che prende in esame tre opere importanti dello scrittore friulano.
Lāautore ĆØ Georgios Katsantonis, studioso di teatro e letteratura. Le tre opere selezionate in questo saggio illustrano un tentativo di lettura del potere nelle varie declinazioni simboliche: lāerotizzazione del fascismo (Orgia), la fine della Polis (Porcile), la trasformazione della societĆ in un universo concentrazionario (Calderón).
Katsantonis mette in evidenza la concezione filosofica e lāimpegno politico di Pasolini drammaturgo, la cui intensa attivitĆ ĆØ stata profetica per il nostro contemporaneo.
Con questi tre scavi monografici lāautore si prefigge lo scopo, usando approfonditi modelli comparatistici, di entrare nella parte speculativa più intima dellāattivitĆ filosofica della drammaturgia pasoliniana attraverso lāanalisi di tre opere fondamentali che più di tutte rappresentano lo scrittore corsaro.
Orgia, Porcile e Calderón con le loro trame che si intrecciano per raccontare la violenza della storia, la depravazione del potere, la dissoluzione del corpo, la distruzione del tempo.
Anatomia del potere ĆØ un saggio che approfondisce il lato fertile e profetico del Pasolini drammaturgo e coglie i punti rilevanti della sua filosofia che va in scena come una profezia con cui noi contemporanei dobbiamo ancora fare i conti.
Katsantonis con questo libro si sofferma su un segmento specifico dellāopera di Pier Paolo Pasolini, la sua passione per la drammaturgia attraverso la quale con incisivitĆ pensante e filosofica ĆØ riuscito a leggere il quadro apocalittico del nostro tempo.
Georgios Katsantonis ĆØ studioso di teatro e letteratura. Si ĆØ laureato in Studi Teatrali presso lāUniversitĆ di Patrasso (Grecia) e ha conseguito il Master in Letteratura, Scrittura e Critica teatrale presso lāUniversitĆ degli Studi di Napoli Federico II. Ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Letterature e Filologie Moderne con lode presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha tenuto conferenze in molti Atenei e Istituzioni italiane ed internazionali. Nel 2017 ha vinto il premio Nicoletta Quinto della Fondazione Premio Internazionale Galileo Galilei di Pisa, dedicato a giovani studiosi stranieri che si sono distinti nel campo degli Studi sulla cultura italiana. Georgios Katsantonis ĆØ anche vincitore della 37° edizione del Premio Pier Paolo Pasolini con la motivazione: āLa ricerca presenta un notevole spessore culturale, riesce a far interagire senza forzature le teorie di Deleuze sul masochismo, il pensiero femminista, le riflessioni di Spinoza sul potere; e fa un confronto non scontato e del tutto nuovo con lāopera di Strindberg; e infine offre una traduzione in greco moderno di Orgia, unāoperazione di sicuro da apprezzare.ā
Bartolo Cattafi ha indubbiamente esercitato un fascino sulle successive generazioni di poeti che hanno operato nella sua cittĆ natale, Barcellona Pozzo di Gotto, per il lavorio esistenziale chāessi hanno individuato dietro le sue poesie, per il simbolismo, a volte estremo, che, comunque, ĆØ sembrato evocativo di qualcosāaltro che il lettore più consapevole deve scoprire e riscoprire in se stesso. Spesso questi poeti sono andati con la loro fantasia e creativitĆ poetica molto oltre gli orizzonti prefigurati da Cattafi, il quale ha più volte confessato di scrivere sotto lāeffetto dāun impulso ābiologicoā, senza un āprogettoā predeterminato. E del soddisfacimento di un bisogno Ā«biologicoĀ» ha parlato pure uno dei maggiori critici di Cattafi, Giovanni Raboni, a proposito del riesplodere nel poeta barcellonese, dopo anni di silenzio, delle poesie de Lāaria secca del fuoco (1972), come se un vulcano, allāimprovviso, fosse ridiventato attivo, eruttando lava in maniera torrentizia, inarrestabile, tanto che il poeta, per liberarsi di questo magma incandescente, si alzava dal letto ripetutamente nella notte per tradurre in versi il flusso inesorabile, rispondente, per lāappunto, a forze arcane, Ā«biologicheĀ».
Isidoro Aiello, classe 1963, originario di Bagheria, ma insediato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove ha conseguito la licenza liceale classica, per poi laurearsi in Economia e commercio allāUniversitĆ di Messina e impegnarsi a fondo nellāazienda agricola di famiglia, ha al suo attivo diverse raccolte di poesie: Lāessenziale, Il Girasole Edizioni, Valverde (Catania), 2004; Colombe vittoriose, ivi, 2007; Clessidre, Il Gabbiano, Messina, 2009; Tela di ragno, Il Girasole Edizioni, Valverde (Catania), 2011; Chitarre ritrovate, Edizioni Smasher, Barcellona Pozzo di Gotto, 2013; Il mare di Senofonte, Le farfalle, Valverde (Catania), 2015; Poesie scelte (2004-2015), ivi, 2016; Crittogrammi, ivi, 2019. Al Premio nazionale Ā«Bartolo CattafiĀ» 2007/2008 ha ricevuto una menzione dāonore per un giovane autore con la succitata silloge Colombe vittoriose.
Isidoro Aiello ĆØ stato considerato dalla critica un Ā«cattafianoĀ» per eccellenza, per la brevitĆ dei suoi versi, per la carica simbolica in essi contenuta. ma ĆØ tra quei poeti di nuova generazione che hanno saputo andare oltre Cattafi e le sue suggestioni poetiche, seguendo un percorso originale. In Cattafi spesso la poesia si perde nel catalogo degli oggetti, non riuscendo a palesare il loro significato simbolico, ammesso che il poeta voglia darne ad essi uno, che voglia inserirli in un āprogettoā, in una āstrategia comunicativaā. La poesia vive in lui di vita propria, autonoma, la parola fluisce innamorandosi di se stessa, dando viva ad un āsemacosmoā. Isidoro Aiello, per converso, riesce a sfuggire, come Flaubert, secondo lāinterpretazione di Erich Auerbach, alla Ā«mistica degli oggettiĀ», persegue per il loro tramite un fine conoscitivo:
Ā«Alfieri e Ulisse / entrambi legati / con forti corde /lāuno alla sedia / per studiare / lāaltro allāalbero / maestro della nave / per ascoltare / il canto delle sirene: /la tentazione della conoscenza (Legami, in Il mare di Senofonte, cit., p. 72).
CāĆØ, al fondo della poesia di Isidoro Aiello, lāansia conoscitiva che sta alla base del Ā«mitoĀ» greco, che Nietzsche ha saputo indagare senza timori reverenziali, individuando in Socrate colui che ha messo fine alla tragedia superando lāequilibrio tra spirito apollineo e spirito dionisiaco. Uno sforzo, quello nicciano, volto a Ā«scandagliare lāanimaĀ», secondo Isidoro Aiello, per trovare risposte:
Ā«Forse sei ancora abbracciato / a quel cavallo di Torino / sei una corda tesa fra due torri / scandagliare lāanima ĆØ il tuo mestiere. / E cosƬ sarebbe tutto umano / troppo umano? / A volte invidio i tuoi baffi / la tua aria trasognataĀ» (Nietzsche, ivi, p. 12).
Ed io ricordo Isidoro, mio compagno di classe al ginnasio, apparentemente assente, «trasognato», come Nietzsche, lontano con i suoi pensieri dalle lezioni scolastiche, ma in realtà presente, ma proiettato in avanti, pensoso, impegnato a riflettere, magari ancora in forme elementari, sul significato di quel «mito» greco che i professori cominciavano a rappresentarci. Entrambi, poi, pur seguendo strade diverse nella vita, abbiamo continuato a riflettere sul mito, sulla sua dimensione di «racconto», che apparentemente parla di dei, semidei ed eroi, ma in realtà , come ha osservato Mario Untersteiner, recensendo nel 1947, al loro primo apparire, i Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, parla degli eterni problemi degli uomini.
Ā«Pazientemente il pescatore / attorciglia la lenza allāamo. / In genere lāesca migliore / ĆØ lāacciuga salata. / Non si sa se sia più stanco / di vivere il pescatore o il pesce. / In ogni caso un destino li lega: / il mareĀ» (Amo, ivi, p. 66).
Entra qui in gioco il destino, che, grecamente, sovrasta gli uomini. Cesare Pavese, occupandosi di Melville, ha sottolineato il furore conoscitivo del capitano Achab nella ricerca di Moby Dick, la Balena Bianca, simbolo del Male, chāegli intende combattere con la sua carica morale quacchera. La stessa ansia conoscitiva anima Isidoro Aiello e le sue poesie. Non cāĆØ in lui un semplice bisogno Ā«biologicoĀ» di scrivere, come in Cattafi, nella rappresentazione che ne dĆ Giovanni Raboni, ma un āprogettoā conoscitivo, un desiderio di sottoporre la realtĆ ad unāanalisi razionale che consenta di penetrare il significato ultimo dellāesistenza umana.
Eā stato sempre Cesare Pavese, studiando lāopera di Edgar Lee Masters, a richiamare le parole dello scrittore americano, il quale ha identificato, come caratteristica del pensiero greco classico, il pensare Ā«in universaliĀ», cioĆØ lāavere una concezione generale del mondo. Questa dimensione universale del pensiero, però, manca, secondo Pavese, a Lee Masters, vittima della Ā«grande angoscia americanaĀ», che consiste nel non avere una visione complessiva della vita. Al di sotto del Ā«velame dei versiĀ» di Isidoro Aiello cāĆØ, invece, questo pensare Ā«in universaliĀ», questa concezione generale del mondo, che ĆØ il presupposto per cambiarlo. CāĆØ lāamore profondo per i poveri, gli emarginati, i reietti, che, purtroppo, nella societĆ āopulentaā popolano i marciapiedi:
«Oggi sul marciapiede / ho incontrato un angelo / gentile luminoso trasparente / perdeva piume. / Alla fine mi ha parlato / della sua nuvola di stracci» (Specchio, ivi, p. 16).
Ā«Sei un tenace fabbricatore / di armi: facilmente passi / dallāarco alla fionda / dal mitra alla Smith & Wesson / dal caccia allāatomica / dallāariete alla catapulta / dal carro armato alla lupara / dalla portaerei alla bomba H. / In cima a tutto sventolano / bandiere suadenti / da collezionare / da mandare a memoriaĀ» (Armi, ivi, p. 50).
Eā forte nel poeta la consapevolezza che Ā«alla fine vince AmoreĀ» (La mano, ivi, p. 32) e che bisogna lavorare ogni giorno per questa vittoria, non stare a guardare alla finestra. Il poeta ĆØ, nellāimmaginario di Isidoro Aiello, come in Danilo Dolci, scrittore friulano trapianto in Sicilia, un Ā«limone lunareĀ», che infiora e produce frutti in ogni stagione, un Ā«vero lottatoreĀ» che resiste a tutte le insidie e combatte ogni giorno le sua battaglia per far prevalere il Bene sul Male:
«Sono tre le fioriture del limone, / di un albero fin troppo generoso / sempreverde / da irrigare potare concimare. / Sì che è un vero lottatore / mal secco / tignola e cocciniglia / ragno rosso acaro delle meraviglie / sono sempre in agguato. / Solo il mal secco è mortale» (Zagara, ivi, p. 54).
E questa lotta merita il sorriso divino:
Ā«Per forza di cose / allāamore mi aggrappo / la curva sinusoidale / ĆØ sempre segnata sulle carte. / A costo di un infido dolore canto / e forse dio sentendo / il mio canto sorride / se piangesse sarei tristeĀ» (Canto, ivi, p. 38).
LuāMezzò, ĆØ il cuore del libro edito da Centro Culturale 999 Ā Ā āLu’Mezzó. Storie di un paeseĀ Ā perbenino” della scrittrice bresciana Francesca Belussi, docente e scrittrice, ed ĆØ un piccolo paesino che potrebbe trovarsi in qualsiasi parte dellāItalia. A caratterizzare il posto ci sono la scuola, i bar, la squadra di calcio, i bottegai, i docenti, ma anche personalitĆ di spicco come lāuomo che si veste come lo Jedi o il proiezionista del cinema dellāoratorio. Francesca porta il lettore dentro ad un mondo (il suo) nel quale ogni lettore potrebbe ritrovare il proprio microcosmo di relazioni affettive, familiari e sociali. Ne abbiamo parlato con Francesca.
Come ti ĆØ venuta l’idea di scrivere “Lu’Mezzó. Storie di un paeseĀ Ā perbenino”?
Nel tuo libro ci sono tanti luoghi e tanti ritratti umani. Quanto c’ĆØ di realtĆ e quanto di finzione?
Alcuni racconti sono inventati, altri, la maggior parte direi, sono ispirati a fatti realmente accaduti. Paradossalmente gli episodi più inverosimili sono quelli che invece ho vissuto in prima persona, come ad esempio la parte legata al panificio, o al film che prende fuoco… Per quanto riguarda i capitoli su miti e leggende, ho fatto un breve lavoro di ricerca, e ho notato che molti elementi legati a usi, costumi, tradizioni orali e popolari, sono comuni a molte zone d’Italia, e cosƬ Lu’Mezzò potrebbe trovarsi in qualsiasi regione della penisola…
Dal teatro, al liceo, passando per la trattoria da Milly, alla chiesa, alla forneria e macelleria di paese. Che valore hanno questi luoghi per la gente di Lu’Mezzó?
Questi luoghi, almeno nella mia personale visione, rappresentano il “dove la vita accade”.
Lu’ Mezzó ĆØ più un romanzo corale o una raccolta di racconti che hanno in comune il luogo di appartenenza di personaggi e luoghi?
Lo definirei più una raccolta di racconti con un comune filo conduttore dato dal paese stesso, che io considero come un personaggio a tutti gli effetti!
Questo ĆØ il tuo secondo libro. Cosa rappresenta per te la scrittura?
La scrittura ĆØ per me un’esigenza, una vera e propria necessitĆ . Ho sempre letto moltissimo e amato i libri in generale, sin da bambina. Ma ho cominciato a scrivere “seriamente” solo nel 2012, quando una sera, all’improvviso, ho proprio avvertito il bisogno fisico di mettere i miei pensieri su carta. E cosƬ ĆØ nato il primo libro, scritto all’epoca, ma pubblicato solo due anni fa!
Sei giĆ al lavoro per un prossimo romanzo?
In realtĆ sƬ! Ć giĆ pronto un testo che mi piacerebbe sottoporre a qualche casa editrice e che rappresenta in qualche modo quello che avviene quando si chiude il mio primo romanzo āLa Ragazza con l’Orchideaā, ma che non vi ĆØ necessariamente legato come storia. E ci sarebbe anche un’altra storia che ho scritto qualche anno fa che mi piacerebbe pubblicare, ispirata ad un mio viaggio attraverso Nord e Sud America. Il difficile ora ĆØ trovare una casa editrice!
Vince la dodicesima edizione del Liberi di scrivere Award:
Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva Solferino 2021
Giovanni ĆØ un uomo affascinante, generoso e fallito. Candi ĆØ una donna bellissima che esagera con il turpiloquio, con lāalcol e con lāamore. E Bianca? Ć la loro unica figlia, che cresce nel disordinato appartamento della periferia bolognese, respirando unāaria densa di conflitti e di unāinspiegabile ostilitĆ materna. Fin da piccola si rifugia nelle fiabe, dove le madri sono matrigne ma le bambine, alla fine, nel bosco riescono a salvarsi. Poi, negli anni, la strana linea di frattura che la divide da Candi diventa il filo teso su un abisso sempre pronto a inghiottirla. Bianca attraversa cosƬ i suoi primi ventāanni: la scuola e gli amori, la tragedia che pone fine alla sua infanzia e le passioni, tra cui quella per i libri, che la salveranno nellāadolescenza.
Il bambino che disegnava le ombre di Oriana Ramunno (Rizzoli 2021)
Quando Hugo Fischer arriva ad Auschwitz ĆØ il 23 dicembre del 1943, nevica e il Blocco 10 appare più spettrale del solito. Lui ĆØ lāinvestigatore di punta della Kriminalpolizei e nasconde un segreto che lo rende dipendente dalla morfina. Ć stato chiamato nel campo per scoprire chi ha assassinato Sigismud Braun, un pediatra che lavorava a stretto contatto con Josef Mengele durante i suoi esperimenti con i gemelli, ma non ha idea di quello che sta per affrontare. A Berlino infatti si sa ben poco di quello che succede nei campi di concentramento e lui non ĆØ pronto a fare i conti con gli orrori che vengono perpetrati oltre il filo spinato. Dalla soluzione del caso dipende la sua carriera, forse anche la sua vita, e Fischer si ritroverĆ a vedersela con militari e medici nazisti, unāumanitĆ crudele e deviata, ma anche con alcuni prigionieri che continuano a resistere. Tra loro cāĆØ Gioele, un bambino ebreo dagli occhi cosƬ particolari da avere attirato lāattenzione di Mengele. Ć stato lui a trovare il cadavere del dottor Braun e a tratteggiare la scena del delitto grazie alle sue sorprendenti abilitĆ nel disegno. Mentre tutto intorno diventa, ogni giorno di più, una discesa finale agli inferi, tra Gioele e Hugo Fischer nascerĆ una strana amicizia, un affetto insolito in quel luogo dellāorrore, e proprio per questo ancora più prezioso.
Terzo classificato:
Il ritorno del Samaritano di Michele Venanzi (Marna 2021)
Maria Valeria D’Avino per aver tradotto “L’uccello nero” (Iperborea)
Premio speciale alla memoria
a Stefano Di Marino per il suo contributo come narratore e saggista, e per il suo impegno di divulgatore culturale che ha portato avanti negli anni con rispetto, competenza e passione.
La collana Oscar Draghi presenta in unico volume la pentalogia del Ciclo del Re in eterno, una delle saghe fondanti del fantasy contemporaneo, scritta a partire dal 1938 da Terence Hanbury White, e assente da un po’ di anni dagli scaffali delle librerie.
La vicenda ricostruisce una storia senza tempo, quella di Re Artù, in una chiave comunque originale e interessante: il primo romanzo della serie, La spada nella roccia, era rivolto ad un pubblico di ragazzi, poi i toni diventano man mano più adulti, ed è noto per la trasposizione animata fatta dalla Walt Disney negli anni Sessanta.
Come è ormai abitudine, anche questo volume si distingue per la cura grafica, perfetta per immergere il lettore o la lettrice nel mondo della corte di Camelot, seguendo la crescita di Artù e dei personaggi con cui entra in contatto, a iniziare dal mago Merlino, suo mentore per tutta la vita.
I libri successivi al primo sono dai toni più adulti e complicati, ma non per questo meno interessanti: come è accaduto poi decenni dopo con la saga di Harry Potter, anche il pubblico del Ciclo del Re in eterno è cresciuto man mano che i capitoli uscivano.
Nel secondo libro, La regina dellāaria e delle tenebre Artù va incontro al suo destino dopo aver estratto la spada, e l’autore racconta la fondazione dei Cavalieri della Tavolta Rotonda, da cui però nascerĆ anche la caduta del sogno di Camelot.
Il terzo capitolo, Il cavaliere malcreato, è incentrato sul personaggio di Lancillotto, il campione della corte, che però si innamora di Ginevra, moglie di Artù, creando un triangolo fatale. La candela nel vento prosegue la storia con la morte di Artù per mano del suo figlio illegittimo Mordred. Il quinto libro, inedito fino ad oggi, è Il libro di Merlino, dove si concludono le vicende dei personaggi principali.
La saga di Terence Hanbury White ĆØ stata ed ĆØ fondamentale per come ha portato nell’immaginario contemporaneo uno dei miti fondanti di sempre, con uno stile di scrittura originale che mette insieme modernitĆ e antico, per creare un ponte tra i classici dei secoli passati e l’oggi. Una storia da leggere e rileggere, nota ma raccontata con uno stile che poi ha fatto scuola per le versioni successive, come quelle di Marion Zimmer Bradley e di Mary Stewart.
Terence Hanbury WhiteĀ (BombayĀ 29 maggioĀ 1906Ā āĀ AteneĀ 17 gennaioĀ 1964) fu uno scrittoreĀ inglese, ĆØ noto soprattutto per la serie diĀ romanziĀ Re in eternoĀ (The Once and Future King), che rappresenta una delle più influenti opere moderne sul mito diĀ Re Artù.
Si laureò al Queens’ College di Cambridge e per qualche tempo insegnò a Stowe, nel Buckinghamshire, per poi diventare scrittore a tempo pieno. Amava la caccia e la pesca, era un falconiere e un naturalista, e lottò tutta la vita contro i pregiudizi che lo colpirono in quanto omosessuale.
La sua opera più nota, Re in eterno ĆØ una raccolta di romanzi che reinterpretano la leggenda di Re Artù, principalmente sulla base di Le Morte d’Arthur di Thomas Malory.Ā I suoi romanzi introdussero alcuni elementi poi diventati fondanti dell’immaginario contemporaneo in tema, come per esempio la spada conficcata nella roccia che solo Artù riesce ad estrarre.
White scrisse altri libri, comeĀ Mistress Masham’s Repose, in cui omaggiò Jonathan Swift e i suoiĀ Viaggi di Gulliver. MorƬ in viaggio, a bordo di una nave ancorata al Pireo di Atene e lƬ ĆØ stato sepolto.
Provenienza:Ā omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona ĆØ questa! In tutta lāInghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto cosƬ totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi cosƬ sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
Ā«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensavaā¦Ā»
Ā«Thrushcross Grange ĆØ roba mia, signoreĀ» māinterruppe, con un fremito. Ā«Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!Ā»
Quellāāentriā fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava āvaā al diavolo!ā. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare lāinvito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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