:: Natura in casa, Louise Curley (Logos edizioni, 2016)

27 Maggio 2016 by
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Oggi vorrei parlarvi di un libro delizioso che ho scoperto per puro caso, grazie a mia madre, da sempre appassionata di riviste di arredamento e giardinaggio. Sfogliandole ha trovato la segnalazione di Natura in casa (The Crafted Garden, 2015) di Louise Curley e mi ha detto: “ti mandano tanti libri, perché non provi a chiedere questo?”. E così ho fatto, ho contattato l’editore e ho trovato due persone gentilissime, Francesca e Eleonora, che nel giro di pochi giorni me lo hanno fatto recapitare a casa.

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Premetto è un libro bellissimo, se siete un pizzico creativi e amate la natura, il giardinaggio, i piccoli lavori manuali che rendono le giornate più serene è il libro che fa per voi. È anche bello da regalare, non sfigura assolutamente sul vostro prezioso tavolinetto di cristallo, sì proprio quello che avete davanti al divano del salotto. È un libro di pregio, in carta patinata, rilegato, con curate illustrazioni e un metodo semplice e immediato per spiegare i vari procedimenti (pure io che non sono proprio un’esperta in bricologe non ho trovato difficoltà a seguire le indicazioni) per avere letteralmente la natura nelle vostre case.
E a volte basta davvero poco per rallegrare una giornata o dare un senso della bellezza che ci circonda. Un fiore essiccato, una ghirlanda, una conchiglia raccolta al mare d’inverno, una zucca intagliata possono essere davvero oggetti preziosi nelle nostre vite. Questo libro ricco di illustrazioni descrive infatti come in ogni stagione si possono reperire fiori, bacche, foglie, che si possono combinare in bellissime composizioni per decorare la casa. In autunno le foglie dai colori brillanti e variegati possono servire per ghirlande e quadretti. Le zucche svuotate possono servire come vasi portafiori (come vedete nell’illustrazione). E’ questa è la stagione per raccogliere i semini che serviranno per la prossima semina dei fiori.

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Di inverno le pigne, le bacche, gli alchechengi serviranno per fare ghirlande e meravigliosi addobbi per l’albero di Natale, come insegna la tradizione scandinava. In primavera poi si possono raccogliere fiori dai colori delicati per fare composizioni o centrotavola ornamentali con materiali pressoché naturali, rametti, giunchi, e pietruzze. E d’estate, forse la stagione più lussureggiante, si possono raccogliere fiori per bouquet profumatissimi, o facendo essiccare i fiori li si può comporre in ghirlande che vi accompagneranno nella stagione fredda.
Insomma questo libro è una guida preziosa per chi ha uno spirito green ( ed è attento al riuso e al riciclo) e ama soprattutto circondarsi di cose belle. Non credevo che ci fosse nello store online con cui collaboro, e invece c’è e appartiene alla promozione Maggio dei libri, per cui potrete acquistarlo con il 20% di sconto, almeno per ancora pochi giorni. Approfittatene, a volte le cose capitano davvero per caso. Traduzione di Costanza Bocchia e Francesca Del Moro. Impaginazione di Alessio Zanero. Fotografie di Jason Ingram.

Louise Curley è l’autrice del fortunato blog wellywoman e scrive per Gardeners’ World, Grow Your Own, Garden Answers e The Guardian. Il suo primo libro, The Cut Flower Patch, vincitore del Garden Media Guild Award 2014 come Best Practical Book, ha ottenuto un grande successo. Louise vive nel Monmouthshire, in Galles.

Jason Ingram
è un premiato fotografo che lavora nel settore del giardinaggio e del cibo. Ha pubblicato, tra gli altri, Kitchen Garden Experts e The Onel-Pot Gourmet Gardener.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca e Eleonora dell’Ufficio Stampa Logos edizioni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: qui il link allo store della Casa editrice.

 

:: Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2016) a cura di Giulietta Iannone

26 Maggio 2016 by

Spesso i lettori arrivano sul blog usando come chiave di ricerca: “il nuovo romanzo di Ricciardi”, per tutti loro una buona notizia. C’è, uscirà il 28 giugno e si intitolerà Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi. Ecco a voi la copertina e il blurb. E la recensione.

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Torna a casa, Vinnie Sannino, ventidue anni dopo essere emigrato in America poco più che ragazzino. Ha avuto successo, è diventato campione di boxe dei pesi mediomassimi: un vanto del Regime, il simbolo vivente del maschio italiano nel mondo. Ma nell’ultimo incontro il suo avversario è morto, e lui non se l’è più sentita di continuare. Adesso è qui per inseguire l’amore mai dimenticato, la bella Cettina, che il giorno della sua partenza, al porto, aveva pianto in modo disperato. La vita, però, è andata avanti anche per lei, che ora è moglie e madre. Vedova, anzi: perché all’improvviso il marito, un ricco commerciante, viene trovato morto in un vicolo. Qualcuno lo ha colpito alla tempia. Un pugno, forse, simile a quello che, in una sera maledetta, Vinnie ha vibrato sul ring dall’altra parte del mondo. Per venire a capo del mistero, Ricciardi sarà costretto a un’indagine serrata, che lo obbligherà a uno sforzo per non farsi distrarre dalle sue vicende personali.

Si ‘sta voce te scéta ‘int’a nuttata,
mentre t’astringne ‘o sposo tujo vicino,
statte scetta, si vuò’ sta scetata,
ma fa’ vedé ca dorme a suonno chino.

Nun ghi vicino e lastre pe’ fa ‘spia
Pecché nun può sbaglià ‘sta vpoce è ‘a mia…
E’ ‘a stessa voce ‘e quando tutt’e duje,
scrurnuse, nce parlavano cu ‘o vvuje.

Nono romanzo della serie dedicata a Ricciardi, Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi, pubblicato da Einaudi nella collana Stile Libero Big, ci riporta nella Napoli dei primi anni Trenta, alle prese con le indagini del commissario della Regia polizia che vede i morti. Ormai la fama di de Giovanni ha abbondantemente varcato l’Oceano, e forse proprio in omaggio ai suoi nuovi lettori americani ha costruito questa volta una storia di emigrazione, di povertà, di amore, di speranza. Una storia che si inserisce nella poetica ricciardiana, con la consueta malinconia che aggiunge tocchi vintage a noir solidi e nello stesso tempo caratterizzati da una scrittura lieve e essenziale, a tratti familiare.
Romanzi corali, dove ogni personaggio, anche il più marginale, acquista consistenza e profondità, dando vita a una commedia umana, vivida e partecipe. L’arte di de Giovanni ha molto in comune con l’arte presepiale napoletana, un’ arte popolare, per certi versi povera, ma fatta di cura, riti, delicatezza, attenzione per i particolari e di quella napoletanità calda e sentimentale, che ha punti di contatto con la tradizione del melodramma e di una certa teatralità, nella sua più nobile accezione.
La Napoli degli anni Trenta, ricostruita da de Giovanni, è insomma realistica e nello stesso tempo incantata, seppure i tocchi del noir, a volte addirittura dell’ horror, sfiorano una prosa misurata e sempre sorvegliata.
Serenata senza nome non perde queste caratteristiche, sebbene forse è percepibile una maggiore tristezza, non dovuta al tempo atmosferico (siamo in autunno, in ottobre, e piove continuamente), ma proprio per i tempi dei personaggi, tra cui emerge quello di Ricciardi sempre più prigioniero della sua follia, della sua disperazione, che gli fa sfuggire (ormai sembra definitivamente) l’unico amore che gli potrebbe dare un po’ di pace e di normalità.
Ma si sa chi vede i morti non può aspirare a nessuna normalità, e la visita alla villa di salute (sul finale), non fa che prospettargli il futuro che l’attende, in uno dei momenti più drammatici del romanzo. Ma il lettore difficilmente si arrende, difficilmente smette si sperare per questo personaggio un futuro felice con Enrica (sebbene le donne della sua vita sembrano moltiplicarsi, da Livia, ora acquista importanza Bianca, forse quella a lui più simile).
Comunque ricordiamoci che è un noir, con le cadenze di un’ indagine poliziesca, la componente per così dire sentimentale si inserisce nella tradizione del periodo storico, ne è parte integrante, capace di donare quel sapore d’altri tempi così lontano dal nostro sentire contemporaneo. E questo contrasto sicuramente arricchisce il romanzo, e giustifica se vogliamo il grande spazio che l’autore da agli amori tormentati dell’affascinante commissario dagli occhi verdi come il mare.
Dicevo all’inizio che questa è una storia di emigrazione, e infatti centrale è la vita e gli amori di Vinnie Sannino, che lasciò l’Italia durante la prima Guerra Mondiale, per trovare fortuna in America. Nella terra delle opportunità divenne pugile, e un campione, osannato persino dal Duce come campione del valore italico. Poi durante un incontro, il suo pugno micidiale causò la morte del suo avversario. Da quel momento Vinnie chiuse con la boxe, guadagnandoci accuse di vigliaccheria e la fine del suo mito. Si sa il regime non perdona chi tradisce la fiaba che ha saputo costruire, i beniamini devono restare tali, monumenti viventi alla propaganda più che persone.
E quando Vinnie è il maggior sospettato di un delitto, quale occasione migliore per schiacciarlo con tutto il peso del potere ora in mano a gerarchi e faccendieri. Certo Ricciardi, appena liberatosi da un’accusa infamante, non cede alle pressioni di Garzo di incastrare il pugile, dal pugno maledetto, e anche se costretto a porlo in stato di fermo, trova il tempo, lui e Maione, per indagare e trovare il vero colpevole.
Sarà lui l’assassino del commerciante di stoffe Costantino Irace (marito della donna che in gioventù Vinnie ha amato e per la quale canta una straziante serenata sotto il suo balcone, Voce ‘e notte)? Sarà Nicola Martuscelli, il mediatore con cui Irace aveva appuntamento al porto per concludere un grosso affare? Sarà il rivale Merolla, un negozio più in la, da Irace ridotto al prossimo fallimento, forse quello che ha il maggior movente? Sarà Jack Biasin il manager di Vinnie, per aiutare l’amico? Sarà Michelangelo Taliercio, socio di Irace e fratello di Cettina? Sarà l’avvocato Capone, cugino di Cettina? Sarà Cettina stessa, non dimentica dell’antico amore?
Di candidati ce ne sono parecchi e solo l’intuizione di Ricciardi saprà metterlo nella giusta direzione svelando chi era il tu a cui il fantasma di Irace si rivolgeva angosciosamente durante il Fatto. Questa è la trama principale, a cui si aggiungono le numerose sottotrame secondarie: Bambinella e il suo amore per Gustavo Donadio, detto ‘a Zoccola, i preparativi per il compleanno di Enrica, in cui Manfred finalmente si dichiarerà, il misterioso compito che Falco affida proprio a Livia, l’influenza che colpisce la famiglia di Maione, il ricevimento della marchesa Bartoli, la nuova cucina di Nelide, (con un capitolo tutto a lei dedicato, come splendido e poetico cammeo). Insomma tanti personaggi intrecceranno le loro storie, tutti importanti, tutti dotati di una propria caratura, fino al direttore dell’albergo Vesuvio, alle sorelle, figlie di Marolla, a Modo e il suo cane, al portiere dello stabile dove abita Cettina, ad Alfonso il più bravo e noto posteggiatore della città.

Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che comprende Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore e Anime di vetro. Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero (nel 2013 è uscito il secondo romanzo della serie, Buio, nel 2014 il terzo, Gelo, e nel 2015 il quarto, Cuccioli). Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro. Nel 2015 è uscito per Rizzoli il romanzo Il resto della settimana.
Per Einaudi è uscito nel 2016 Il metodo del coccodrillo. Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti. De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’auore e Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: Incubo, Wulf Dorn, (Corbaccio, 2016)

26 Maggio 2016 by
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Esce oggi per Corbaccio, nella collana Top Thriller, tradotto da Alessandra Petrelli, Incubo, (Die nacht gehört den wölfen, 2015) il nuovo romanzo di Wulf Dorn. E caso abbastanza eccezionale, grazie anche all’editore che me l’ ha mandato in anteprima (e sapete quanto gli editori siano restii a mandare i libri in anteprima), riesco a farne la recensione il giorno dell’uscita. L’ ho finito diciamo ieri a mezzanotte, e ho già mandato le domande per l’autore, Wulf Dorn sarà infatti a Milano in questi giorni. Voi lettori che seguite il mio blog certo sapete che è dall’esordio con La psichiatra che seguo questo autore e negli anni ho recensito tutti i suoi libri, quindi è un po’ una tradizione del blog.
Detto questo, passiamo al libro. Die nacht gehört den wölfen, pubblicato in Germania per la CBT Verlag, casa editrice per ragazzi referente della Random House, è un thriller con sfumature horror con protagonista un adolescente che soffre di autismo, Simon. Dopo un breve cameo del dottor Frostner, e un’ apparizione della Waldklinik, si dipana la storia di Simon e dei suoi incubi.
Sopravvissuto a un incidente stradale, dove sono morti i suoi genitori, Simon va provvisoriamente a vivere dalla zia, che già medita di metterlo in collegio, poiché il suo lavoro le impedirebbe di seguire il ragazzo come sarebbe giusto. Anche il fratello maggiore Mike, seppur affezionato, sta per mettersi insieme alla sua ragazza e ha la sua vita da vivere, per cui è escluso che possa tenere con sé il fratello. Naturalmente Simon vivrà questo come un duplice abbandono, ma la cosa peggiore sono gli incubi, e le vere e proprie allucinazioni che lo ossessionano specialmente quando sale a bordo di un’ automobile.
Pian piano scopriamo i motivi per cui è stato ricoverato nella clinica psichiatrica pediatrica della Waldklinik, in cura dal dottor Frostner, (che come dicevo fa una breve apparizione nel capitolo iniziale, ma poi la storia è tutta concentrata su Simon) e lentamente iniziamo a distinguere e fare chiarezza tra fantasia e realtà. Su questo binomio infatti si gioca il libro, e pure grazie all’estrema chiarezza dello stile di Dorn, è necessaria una certa attenzione per non farsi depistare durante la lettura. Come tradizione nei romanzi di Dorn nulla è come sembra, e la mente umana è il vero labirinto, dove qualche volta è impossibile uscire.
Sostanzialmente è un thriller per ragazzi, o almeno un adolescente è il protagonista, con i suoi problemi, le sue fragilità, il senso di colpa che prova per la morte dei genitori, (il mostro che lo insegue nei suoi incubi e nelle sue veglie infatti gli dice che avrebbe dovuto morire anche lui) e l’amicizia che prova per Caro, una adolescente sua coetanea diversa come lui. La sparizione di una ragazza sembra indicare che nei boschi ci sia un psicopatico e i ragazzi sembrano trovarne traccia in una albergo abbandonato prossimo alla demolizione.
Ma come dicevo nulla è come sembra, e le sorprese non mancheranno (concentrate comunque nel finale, in cui tutto troverà una spiegazione razionale, e no, non ci sono tocchi soprannaturali). Perché come dice Jessica, un’ altra ospite della Waldklinik, sono tutti lupi travestiti da agnelli.
Wulf Dorn come sempre parla di temi a lui cari di cui non ha una conoscenza superficiale, come l’autismo, la sindrome del sopravvissuto, i sensi di colpa che si materializzano in incubi e allucinazioni, ed è interessante notare la sensibilità con cui Dorn si avvicina a questi temi, in punta di piedi, con rispetto, e in alcuni tratti anche con ironia.
L’autismo di Simon ci viene presentato per gradi, tramite la sua ossessione per le marche dei cibi con cui fa colazione, tramite la sua rabbia quando vengono spostati i mobili o viene cambiato il suo ordine, per lui fonte di stabilità. La sua interazione (o mancanza di interazione) con gli altri denota la grande solitudine in cui vive, e quanto la fantasia prende il sopravvento nella sua vita e minando il suo già fragile equilibrio.
Gli aspetti horror sono solo accennati, ma in effetti le allucinazioni di Simon sono davvero inquietanti, e la paura di addormentarsi può essere un effetto collaterale per alcuni giorni dopo la lettura. Lettore avvisato.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato in anteprima dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Ombre lunghe, Festival letterario e non solo al Mufant di Torino, a cura di Elena Romanello

26 Maggio 2016 by

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Il 28 e il 29 maggio il Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di Torino in via Reiss Romoli 49bis, festeggia la nascita dell’associazione Club via Diodati con una serie di eventi in cui la narrativa, disegnata e non, ha un ruolo predominante.
La Festa delle Ombre Lunghe, che nasce anche per ricordare i duecento anni del fantastico moderno da quell’incontro a Villa Diodati appunto da cui nacquero Il vampiro di Polidori e Frankenstein di Mary Shelley.
Si parte sabato 28, al Blah Blah di via Po 21, dove si parlerà di fumetto e cinema, a partire dalle 16. Fino alle 19 saranno di scena sceneggiatori e disegnatori di celebri fumetti Bonelli e non come Dylan Dog, Paranoyd Boyd, Brandon, Morgan Lost, Tex, Cassidy, HellNoir, Mani Nude, John Doe, Dyd, Saturno contro la Terra, Pimpa, La Linea. Sono annunciati i nomi di Andrea Cavaletto, Claudio Chiaverotti, Giancarlo Marzano e Pasquale Ruju e i disegnatori Studio Arancia Crew, Paolo Armitano, Emanuele Baccinelli Davide Furnò Mauro Gariglio Renato Riccio.
A seguire dalle 19 alle 21 aperitivo con dj set e dalle 21 alle 23 cinema con animazione e videomaking indipendente e poi ancora musica dal vivo.
Domenica invece ci si trasferisce al Mufant in via Reiss Romoli 49 bis, con la presentazione del progetto Io alieno legata alla mostra Pulp, che raccoglie riviste letterarie angloamericane dagli anni Venti agli anni Sessanta, in cui debuttarono autori e autrici di fantascienza, fantasy, horror.
Dalle 15 e 45 in poi, spazio a vari autori e autrici del fantastico, con la presenza di Danilo Arona Cristiana Astori Anna Berra Massimo Citi e Silvia Treves Alessandro Defilippi Davide Mana Sara Marconi Tommaso Percivale Scrittore Claudia Salvatori e Massimo Soumaré, che guideranno gli ospiti in visita per il museo.
La giornata sarà completata dall’inaugurazione della mostra L’altra faccia della Barbie, a cura di Carla Visconti, con oltre duecento versioni gotiche, fantasy e fantascientifiche della celebre bambola e dalle 19 in poi dalla proiezioni di estratti dei film di Jesus Franco.

:: Le regole del fuoco, Elisabetta Rasy (Rizzoli, 2016) a cura di Micol Borzatta

26 Maggio 2016 by
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Primavera 1917. L’Italia è già da due anni che è entrata in guerra quando Maria Rosa Radice, ragazza napoletana di vent’anni e di buona famiglia, decide di lasciare gli agi della casa in cui vive con la madre vedova. La decisione viene presa perché non sopporta più l’atteggiamento assillante, egocentrico e menefreghista della madre, il cui unico pensiero è far maritare la figlia per potersene liberare. Maria Rosa decide così di chiedere aiuto allo zio, unico uomo rimasto della famiglia e per questo motivo nessuno può dirgli di no. Lo zio convince la madre di Maria Rosa di lasciare libera la figlia, ma per una ragazza nubile che vuole uscire di casa a quei tempi l’unica destinazione è il fronte, così si arruola come infermiera volontaria.
Arrivata nel piccolo ospedale da campo del Carso incontra Eugenia Alferro. Una ragazza brusca che all’inizio le sta molto antipatica, ma con il tempo il loro rapporto cambia. Eugenia infatti è l’unica che l’aiuta a orientarsi nelle corsie, le insegna come darsi coraggi nei momenti più oscuri e come superare le lunghe giornate piene di corpi maciullati e sangue.
La loro amicizia diventa sempre più forte, a tal punto che entrambe si accorgono che il loro sentimento va oltre all’amicizia, e così di nascosto di notte, chiuse nella stanza che condividono, sottovoce, per paura che qualcuno possa sentirle, si confessano reciprocamente il loro amore.
Inizia così un rapporto forte e complicato, un’unione che non sapranno se riusciranno a far continuare, una lotta dentro a una lotta.
Un romanzo audace, scritto come se fosse una lettera aperta che la protagonista scrive alla sua amata, con uno stile leggero come potrebbe essere quello di una persona innamorata che vuole aprire il suo cuore e confidare tutti i suoi segreti.
La Rasy riesce in un romanzo nemmeno troppo lungo a racchiudere due temi di grandissima importanza: la guerra e l’omosessualità. Specialmente il secondo argomento viene trattato sotto tutti i suoi aspetti, ovvero come un sentimento profondo e reale, puro e nello stesso tempo impetuoso, sempre però raccontato sottovoce, per trasmettere al lettore il senso di tabù causato dai tempi in cui è ambientato, ma che a ben guardare vige tutt’oggi.
Un romanzo fantastico che fa capire l’ipocrisia della gente e come invece può essere innocente l’animo umano.

Elisabetta Rasy nasce a Roma nel 1947. Trasferitasi a Napoli ancora adolescente, tornerà nella capitale in età adulta.
Nel 1974, dopo la laurea in Storia dell’Arte, fonda la casa editrice Edizioni delle donne, e inizia a collaborare con Rai e Radio 3.
Attualmente corrisponde per il supplemento domenicale del Sole 24 Ore.
Madre del poeta Carlo Carabba, ha al suo carico molti romanzi sia storici generici che storici femminili.

Source: pdf inviato dall’editore, ringraziamo Federica dell’ufficio stampa Rizzoli.

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Nota: disponibilità immediata un solo pezzo.

:: A kind gift to our readers from Stephen Gregory

25 Maggio 2016 by

the-cormorantEccezionalmente pubblichiamo la versione integrale del testo che lo scrittore Stephen Gregory ha scritto per Liberi di scrivere. Lo pubblichiamo in lingua originale per i lettori che leggono anche in inglese.

First of all, I’m really happy to be published in Italian, at last, and thank you for asking me your questions for your website.
Briefly, I’m an English novelist with seven books published.  I quit school-teaching in the 1980s (after working in various schools in England and Wales, in Algeria and Sudan) and I moved into a tiny cottage high in the mountains of Snowdonia, in north Wales.
My first three books (which some people have called my Snowdonia trilogy) were all written in Wales, and their setting and subject matter reflect the wild natural countryside, the mountains and the forests and the beaches I loved so much.
THE CORMORANT won the Somerset Maugham Award and was well received on both sides of the Atlantic, and then it was made into a gem of a film for BBC Wales, starring Ralph Fiennes.  THE WOODWITCH and THE BLOOD OF ANGELS followed, continuing the theme of a man coming to terms with his own flaws and weaknesses against a background of a bleak wintry landscape.
A few years later, I had a surprise phone call from Hollywood and was summoned out there to write a story and screenplay with the formidable and notorious director William Friedkin, at Paramount Studios.  It was a challenging and thrilling experience, and a steep learning curve for me.  The screenplay was completed, after a year of painstaking re-writing, but the project went into ‘development hell’ as they call it in Hollywood, and the film was never made.  However, only a few months ago the script has been picked up by a film maker in Bolivia, who is trying to finance the project with producers in Germany and Hollywood.
Yes, it’s taken over 30 years for an Italian publisher to show any interest in THE CORMORANT.  The book has already been into several editions in USA and has been translated into German and Polish.  Yes, frankly I’ve been puzzled by the lack of interest from other publishers in Europe, especially as the book attracted such a lot of attention from reviewers and as a film.
The plot?  I’ve been fascinated by birds and the countryside since I was a small boy, so when I moved to Wales in the 1980s I already a strong idea for the theme and action of a first novel.  The dual nature of the cormorant would be the perfect foil for a story about a young man coming from suburbia to the wet wintry mountains of Snowdonia … I’ve watched cormorants since I was child, wondering about the marvellous contrast of their dark, sinister outlines as they dry their wings in the wind and the sleek and silvery action of their diving and hunting underwater.
As a boy, I read TARKA THE OTTER by Henry Williamson, and then THE GOSHAWK by TH White (as well as his classic ONCE AND FUTURE KING), and I lost myself in a world of deep dark nature, a world of wild animals and birds.  These early influences are key to all of my books, including my more recent novels about man’s relationship with nature – THE WAKING THAT KILLS, then WAKENING THE CROW and PLAGUE OF GULLS.
Talking of gulls, yes I’m sure I was influenced by Daphne du Maurier’s book and Hitchcock’s film of THE BIRDS.  Furthermore, my most recent book PLAGUE OF GULLS takes the gulls as its central theme, set inside and around the 13th castle of Caernarfon in north Wales.  For a few summers I earned my pocket money as a tour guide in Caernarfon Castle (I must have been around the building more than a thousand times with tourists from all over the world) and my wife and I had a little house within the medieval walls of the town.  It was an inevitable progression for me to choose the place and the yelling, bullying flocks of gulls as subject matter for a novel.  And yes, PLAGUE OF GULLS would translate beautifully into Italian … it’s dark and funny and rude, great fun!
Yes, of course I’m interested in the link between books and film.  And I’m sure, like most book lovers, I nearly always prefer the book to the film, when I’ve seen a movie version of something I’ve enjoyed reading.  Of my other books, I think THE WOODWITCH would work wonderfully on a big screen … my rudest and most disturbing and challenging book, its impact would be intensely powerful.
These days I’m still teaching, nearly fifteen years as an English and French teacher out here in Brunei Darussalam, in faraway Borneo.  My students are local teenage girls, very funny and chatty and mischievous, a joy to be with – they keep me young in spirit!  But this December my wife Chris and I are returning to Europe and our lovely old house in Charente, France, an 18th century fortified farmhouse needing a lot of work …
Right now, the demands of school-teaching and planning our exit from Brunei are keeping me from a new writing project, although I have plans for a new novel which I will start once we are re-settled in France.  However, at the moment I have two screenplays in early development with different companies, and a crazy idea for a musical buzzing inside my head …

:: Un’intervista con Stephen Gregory a cura di Giulietta Iannone

25 Maggio 2016 by

CORMORANO_Layout 1Benvenuto Stephen sul blog Liberi di Scrivere, e grazie per aver accettato questa mia intervista. Presentati ai lettori italiani, parlaci di te. È vero che hai lavorato come sceneggiatore con William Friedkin?

Sono innanzitutto felicissimo di essere stato finalmente pubblicato in Italia e ti ringrazio per l’intervista.
In breve, sono uno scrittore inglese con sette libri all’attivo. Ho abbandonato l’insegnamento negli anni Ottanta (dopo aver lavorato in diverse scuole in Inghilterra e nel Galles, in Algeria e in Sudan) per andare a vivere in un minuscolo cottage sui monti della Snowdonia, nel Galles meridionale.
I primi tre libri (che alcuni hanno definito “trilogia di Snowdonia”) li ho scritti in Galles, e sia l’ambientazione che il tema trattato riflettono la campagna selvaggia, le montagne, le foreste e le spiagge che ho amato.
Il cormorano ha vinto il Somerset Maugham Award ed è stato ben accolto sia in Europa che negli Stati Uniti. La BBC Wales ne ha poi tratto un film, una perla il cui protagonista è interpretato da Ralph Fiennes.
The Woodwich e The Blood of Angels, i due romanzi successivi, riprendono il tema dell’uomo costretto a fare i conti con i propri difetti e le proprie debolezze sullo sfondo di un tetro paesaggio invernale.
Qualche anno dopo ho ricevuto un’inattesa telefonata da Hollywood e sono stato chiamato all’estero per scrivere una sceneggiatura con il grande William Friedkin, agli Studios della Paramount. È stata un’esperienza impegnativa, emozionante e assai costruttiva. Portata a termine la sceneggiatura, dopo un anno di scrupolose riscritture, il progetto è finito nell’“inferno dello sviluppo”, come lo chiamano a Hollywood, e il film non è mai stato girato. Tuttavia proprio qualche mese fa la sceneggiatura è stata ripescata da un cineasta boliviano che sta cercando di finanziare il progetto insieme ad alcuni produttori in Germania e a Hollywood.

Il cormorano, (The Cormorant, 1986) con colpevole ritardo (parliamo di 30 anni), è stato pubblicato in Italia. È il tuo primo romanzo che giunge da noi. Come ti spieghi questa anomalia?

Sì, ci sono voluti 30 anni perché un editore italiano si mostrasse interessato al Cormorano. Il libro è già stato pubblicato in varie edizioni negli Stati Uniti e tradotto in tedesco e polacco. Mi lasciava francamente perplesso la mancanza di interesse degli altri editori europei, considerati il film e la notevole attenzione mostrata dalla critica.

Ho letto Il cormorano e devo dire che è un breve romanzo davvero singolare, non un horror in senso stretto, sebbene le atmosfere claustrofobiche siano piuttosto inquietanti. Come hai costruito la storia?

La trama? La campagna e gli uccelli mi affascinano sin da bambino, per cui quando mi sono trasferito in Galles negli anni Ottanta avevo già un’idea precisa per il soggetto e l’intreccio di un primo romanzo. La duplice natura del cormorano era perfetta per la storia di un giovanotto di periferia trasferitosi sulle umide e gelide montagne della Snowdonia… I cormorani li osservavo da sempre e riflettevo sul meraviglioso contrasto tra il profilo scuro e minaccioso delle loro ali che si asciugano al vento e le agili e argentee movenze durante le immersioni e la caccia subacquea.

Che letture ti hanno ispirato?

Da ragazzo ho letto Tarka la lontra di Henry Williamson e, più tardi, The Goshawk di T.H. White (oltre al classico e più noto Re in eterno) e mi sono smarrito nella natura più buia e profonda, un mondo fatto di animali selvatici e uccelli. Queste prime influenze sono state determinanti per tutti i miei libri, inclusi i romanzi più recenti che trattano del rapporto tra uomo e natura: The Waking That Kills e i successivi Wakening The Crow e Plague of Gulls.

La scena dei gabbiani che accorrono al richiamo del cormorano e ruotano sul cottage ricorda molto le atmosfere de Gli uccelli. È un omaggio a Hitchcock? Ci sono altri rimandi cinematografici?

Per quanto riguarda i gabbiani, di sicuro sono stato influenzato dal libro di Daphne du Maurier e dal film di Hitchcock, Gli uccelli. I gabbiani sono inoltre i protagonisti del mio ultimo romanzo, Plague of Gulls, ambientato sia nei dintorni che all’interno del castello di Caernarfon del XIII secolo, nel Galles settentrionale. Per qualche estate ho guadagnato un po’ di spiccioli facendo la guida al castello di Caernarforn (lo avrò visitato più di cento volte in compagnia di turisti di tutto il mondo) e io e mia moglie possedevamo una casetta all’interno delle mura medioevali della città. È stato praticamente inevitabile scegliere quel luogo e gli stormi urlanti e prepotenti di gabbiani come soggetto principale di un romanzo.

Sicuramente tu sei tra le persone più indicate a parlarne. Cosa ne pensi del legame tra letteratura e cinema?

Ovviamente mi interessa molto il rapporto tra libri e cinema. E, come la maggior parte degli amanti della lettura, dopo aver visto la versione cinematografica di un libro che mi era piaciuto ho preferito quasi sempre il libro al film. Credo che, tra tutti i miei libri, The Woodwich sia perfetto per il grande schermo… è il mio romanzo più forte, inquietante e impegnativo; l’effetto potrebbe essere scioccante.

Di cosa ti occupi al momento?

Faccio ancora l’insegnante. Da quasi quindici anni insegno inglese e francese nel Brunei Darussalam, nel lontano Borneo. Le mie allieve sono ragazzine del posto, divertenti, chiacchierone e birichine; è una gioia stare con loro, mi fanno restare giovane dentro! Ma il prossimo dicembre io e mia moglie Chris torneremo in Europa nella nostra cara vecchia casa nella Charente, in Francia, e si sa che le fattorie fortificate del XVIII secolo richiedono molto lavoro…

Anche gli altri tuoi romanzi saranno pubblicati in Italia?

Plague of Gulls sarebbe meraviglioso tradotto in italiano… è misterioso, bizzarro, forte, sarebbe divertente!

Infine, per concludere, l’ultima domanda: ora cosa stai scrivendo?

Al momento l’insegnamento e l’organizzazione del rientro in Europa mi impediscono di dedicarmi a un futuro progetto di scrittura, anche se ho in mente un nuovo romanzo che inizierò quando ci saremo sistemati in Francia. Ad ogni modo sto lavorando all’abbozzo di due sceneggiature con due compagnie diverse, e ho la folle idea di un musical che mi ronza in testa…

[Traduzione a cura di Daniela e Monica Pezzella]

 

:: Ed è solo l’inizio

24 Maggio 2016 by
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Eccoli

Eccoli qua, finalmente, pronti per la partenza. Il cielo sopra l’inferno e Gita al faro. Questi sono destinati a Spazio donna di Cascinaroccafranca di Torino. Mentre il terzo, L’ età dell’innocenza, e già sulla strada della Biblioteca Comunale Peppino Impastato, di Poggio Mirteto. Ed è solo l’inizio, sarà bello distribuire altri libri e con il vostro aiuto lo faremo. Quindi che dirvi d’altro? Grazie. Spero che questa iniziativa abbia successo, che produca un circolo virtuoso, qualcosa di bello insomma. E che altri blog facciano lo stesso. Non è una noltra esclusiva, non ne abbiamo il copyright. Le donazioni sono libere, non sono necessarie grandi cifre, bastano uno o due Euro, e tanti lettori potranno leggere libri che magari non conoscono, o non comprerebbero mai. La gestione dell’iniziativa è assolutamente trasparente, mi faccio garante che tutto si svolgerà regolarmente. Sulla nostra pagina (dove è possibile fare le donazioni) catalogheremo i libri, le cifre raccolte, e citeremo le associazioni a cui i libri verranno donati. Da parte nostra servirà un po’ di impegno organizzativo, ma che dire, da paret mia c’è un certo entusiasmo. Lo so ci sono campagne più meritevoli, ma anche la nostra può trovare il suo piccolo spazio. Molte associazioni si basano proprio su donazioni di libri come la nostra, e leggere è una grande libertà. Sceglieremo solo libri belli, e magari in futuro faremo scegliere i libri da acquistare direttamente ai lettori di Liberi. Perché no? Grazie ancora a tutti. Giulia

:: Alice nel paese delle meraviglie; Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, Lewis Carroll (classici BUR deluxe, 2015), a cura di Maria Anna Cingolo

24 Maggio 2016 by
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Alice Liddell era la figlia del decano del Christ Church di Oxford dove L. Carroll insegnava ed è per lei che il nostro autore, che per le bambine aveva un particolare ma disinteressato amore, inventò una serie di storie che l’avevano come protagonista. Così hanno inizio le sue avventure in un mondo diverso e pieno di meraviglie:

Alice saltò in piedi, perché le balenò nella mente di non avere mai visto prima di allora un coniglio fornito di panciotto e di taschino, per non parlare di orologi; e, bruciando di curiosità, lo inseguì di corsa per il campo, dove fece appena in tempo a vederlo scomparire in una gran buca sotto la siepe.
Un attimo dopo Alice si era infilata dietro a lui, senza minimamente riflettere a come avrebbe poi fatto per uscire. (pag. 36)

Alice brucia di curiosità e questo aspetto del suo carattere le permetterà di vivere una serie di strabilianti peripezie ma, naturalmente, la farà anche finire in un mucchio di guai. Proprio la curiosità, che appartiene a tutti i bambini, è l’unica chiave di lettura di quest’edizione che contiene non solo Alice nel paese delle meraviglie ma anche Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò, il secondo libro che Carroll scrisse per la bambina. Infatti, questo bellissimo volume dei classici BUR deluxe, oltre alle famose illustrazioni originali, ha un asso nella manica: le note di Martin Gardner, giornalista e filosofo che si dedicò con passione allo studio di questi testi. La sua edizione annotata non è adatta a chi non è curioso e, invece, soddisfa copiosamente chi, come la piccola protagonista, ha sempre una domanda pronta e vuole ottenere tante risposte. Lo studio di Gardner nasce dall’esigenza di spiegare ogni arcano, ogni segreto o dubbio nascosto dietro parole che Carroll non ha mai scelto per caso. Infatti, pur essendo un libro per bambini, ogni frase è imbevuta di riferimenti letterari, storici, matematici e scientifici; cela giochi linguistici e palesa un nonsense che spesso è coraggioso rivelatore di una critica alla società vittoriana; a volte cita in modo originale eventi vissuti in prima persona da Carroll e dalla piccola Alice stessi. Le note di Gardner, perciò, divengono uno strumento unico ed indispensabile per una lettura davvero autentica di questi due famosissimi libri.

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Seguendo un coniglio bianco nella sua tana in un caldo giorno di maggio o passando dall’altra parte del vetro dentro la Casa dello Specchio in un giorno d’inverno, insieme ad Alice incontreremo personaggi conosciuti e alcuni meno celebri. Tutti hanno presente il bruco che fuma il narghilè e la lepre, il ghiro e il cappellaio matto o ancora i fiori parlanti e Tweedledum e Tweedledee (Pincopanco e Pancopinco) ma la Tartaruga e il Grifone, il Cavaliere Rosso e il Cavaliere Bianco sono meno noti eppure sempre sorprendenti. Però, se sarete curiosi quanto Alice e, come vi consiglio, leggerete tutte le note di questo volume, finirete per conoscere a fondo il più eccentrico di tutti questi personaggi: Lewis Carroll stesso. Edizione annotata a cura di Martin Gardner, illustrazioni originali dalle incisioni di John Tenniel, traduzione di Masolino D’Amico.

Lewis Carroll (Daresbury 1832 – Guildford 1898) è lo pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, insegnante di matematica al Christ Church di Oxford, divenne diacono della Chiesa anglicana senza mai sposarsi. Anima caleidoscopica, è famoso per aver scritto due libri per Alice, la figlia del decano Liddell.

Source: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: disponibile anche la versione ebook.

:: Un tango per Victor, Lorenzo Mazzoni, (Edicola Ediciones, 2016) a cura di Massimo Ricciuti

23 Maggio 2016 by
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Denil è un ragazzo di origini italo-cilene che vive ad Amsterdam. Le sue giornate sono tutte uguali, divise fra il lavoro presso un coffee shop e le serate da DJ. La sua conoscenza della storia cilena è affidata ai racconti dello zio Victor, sottrattosi appena in tempo alla dittatura di Pinochet. La monotona esistenza di Denil è destinata a cambiare quando vede una ragazza improvvisare passi di tango per le vie della città. Incantato dalla sua bellezza e dalla sua grazia, il giovane cerca di rintracciarla, finché sarà proprio lei, Julia, a entrare nel locale in cui Denil fa il DJ.

Pubblicato una prima volta nel 2008, questo romanzo rivede la luce grazie alla volontà e al lavoro degli editori di Edicola Ediciones. Intriso d’ironia e di poesia al tempo stesso, il libro dà comunque ampio spazio alla drammatica storia cilena e rende omaggio al grande cantante Victor Jara, assassinato dagli aguzzini di Pinochet. La musica è centrale nel racconto, tantissimi sono i brani citati. Ed è fondamentale per l’incontro fra Denil e Julia, accompagnando anche la loro breve storia d’amore. Un tango per Victor è un gioiellino da (ri)scoprire, impreziosito dalla splendida illustrazione di copertina, opera di Francisca Yáñez

Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha vissuto a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006; finalista al Premio Rhegium Julii), Le bestie/Kinshasa serenade (Momentum Edizioni, 2011), Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. La trilogia (2011), La Tremarella (2012), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014), Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate (2015). Il suo ultimo romanzo, Quando le chitarre facevano l’amore (2015; Premio Liberi di Scrivere Award), è stato pubblicato da Edizioni Spartaco. Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su il manifesto, Il Reportage, East Journal, Scoprire Istanbul, Reporter e Torno Giovedì. Collabora con il Fatto Quotidiano. È docente di scrittura narrativa di Corsi Corsari. Nel 2015, insieme al fotografo Tommy Graziani, ha fondato IbnBattuta.viaggi, un contenitore culturale di esperienze umane che promuove workshop di scrittura, reportage e fotografia in giro per il mondo.

Source: acquisto del recensore.

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:: Starlite (Le storie di Perfection Vol. 2), Germano M. (Amazon Media, 2016) a cura di Giulietta Iannone

23 Maggio 2016 by

cover«Vicesceriffo Ferrell, come si sente?»
«Sto ancora morendo, grazie.»

«Viviamo tempi strani e in terre di confine. È necessario un cambiamento.»

Bette Davis bestemmiò il Padre della Robotica.

Quando penso a ipotetici scenari futuri o futuribili, proiezioni di un qualcosa di indefinibile insito nell’uomo che quasi mai si accontenta della realtà contingente ma deve progettare altro (fosse anche solo con la fantasia) non posso non pensare a Giulio Verne (ci penso italianizzandone il nome ma comunque era francese, si chiamava Jules Verne). Nacque a Nantes nel 1828 e morì a Amiens lo stesso giorno del mio compleanno nel 1905. Fu un uomo dell’Ottocento, e nello stesso tempo se si ha modo di leggere i suoi libri (a torto giudicati solo letteratura per ragazzi) la sua attualità sorprende. Probabilmente sorprenderà anche i nostri posteri. Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, non so se mi spiego. La sua fantasia ha costruito mondi, anticipato scoperte, e molte cose da lui viste (partendo da assunti scientifici plausibili e documentati dopo un accanito lavoro di ricerca) non esistono ancora. Ma esisteranno, ne sono certa.
Per certi versi viene da pensare che avesse davvero scoperto la macchina del tempo (Herbert George Wells docet), e avesse sbirciato squarci (piuttosto allucinati) del nostro futuro prossimo o remoto. Se amate come me questi tipi di viaggi apprezzerete il mondo costruito da Germano M, un altro scrittore che sembra avere scoperto (in qualche anfratto polveroso della sua cantina) la macchina del tempo.
Già avevo recensito la prima parte della sua serie fantascientifica distopica, e ora con Starlite siamo al secondo episodio delle storie di Perfection. Ricordate? Una pandemia, le donne vengono sostituite da replicanti artificiali, il mondo sta morendo non potendo più riprodursi e asfissiato dall’inquinamento. Se amate i dipinti iperrealisti di motel, juke-box, diner, drive in del tipico background di tanto cinema noir americano, avrete anche le immagini da abbinare al racconto. Iconografie vintage per un futuro neanche tanto lontano, neanche tanto snaturante.
Qualche scarica elettrostatica e dovreste davvero vedere Perfection e i suoi bizzarri personaggi sullo schermo del vostro personale cinema d’essai. Perché sì la fantasia di Germano M. è molto cinematografica, o per lo meno visiva, frutto della sua passione per il cinema che traspare ad ogni scena (e anche dal titolo). Mai un ebook di fantascienza italiana diventerà un film, ma se questa serie lo diventasse (magari non con una mega produzione hollywoodiana, ma con sano cinema indipendente sì) ne vedremmo la potenzialità visionaria e se vogliamo sovversiva e destabilizzante.
C’è un discorso sociopolitico, come sottotesto? Me lo sono chiesta durante la lettura, e sicuramente c’è più o meno velato, lontano dalla narrativa di puro intrattenimento (sua natura prima, la letteratura tutta infondo è intrattenimento) capace tuttavia di far emergere qualcosa di più profondo su cui riflettere, su cui soffermarci con quella leggerezza che l’ironia e il velato umorismo dell’autore rendono affatto pedante o didascalico. C’è un forte razzismo verso le strutture di vita artificiale (Preferisco pensare a noi Lei come a una nuova etnia. Confido che il resto del mondo voglia dimostrarsi tollerante nei nostri riguardi e che questo terribile episodio non sia il preludio a un clima di persecuzione e violenza, a un nuovo medioevo), un forte burocratismo fatto di direttive, leggi, rapporti. Una struttura piramidale fortemente gerarchizzata, che comunque andrebbe approfondita, e sicuramente lo sarà nei prossimi capitoli della serie.
Insomma è una lettura a più strati, ricca di significati più o meno nascosti. Più o meno eterogenei. Più o meno complessi. E la complessità è un altra caratteristica da tenere presente, che implica uno sforzo del lettore (spettatore attivo) atto a entrare in un mondo tecnologicamente più evoluto, pieno di aggeggi e congegni a noi non familiari. Bisogna stare al gioco, accettarne le regole, misurarsi con la propria capacità di adattarsi ad una realtà altra, diversa, non conforme. Ma si sa i lettori di fantascienza non sono ostili a questa sfida, anzi la ricercano, se non la pretendono.
E’ un libro solo per amanti del genere fantascientifico? Non credo, perché più generi si innestano al filone principale, dal noir (con venature horror) al romanzo di formazione, dal pampleth filosofico al memoir esistenzialista, passando per tutte le sue varianti. Lo stile è fluido, il linguaggio strutturato da un’ oculata scelta delle parole, anche le più desuete. Poca improvvisazione, e molto lavoro di limatura. Un autoprodotto di qualità, insomma, frutto della sinergia di diversi professionisti dall’illustratore della copertina, all’editor, a colui che ne ha ulteriormente vagliato i passaggi logici e la plausibilità scientifica. Insomma un team affiatato al servizio dell’autore e della storia.
In questo secondo episodio abbiamo un filo conduttore principale, le indagini dell’agente speciale federale Average “Avery” White (Lo sai che è un uomo, sì?) mandata a Perfection, Texas dal suo capo il vicedirettore Skinner in una sorta di esilio nel deserto, per una specie di punizione. L’alternativa è finire in congedo anticipato, con disonore e nessun vitalizio. E Skinner rincara minaccioso: Non troveresti impiego neppure come guardia giurata di qualche magazzino di pezzi di ricambio per automata di prima generazione. Naturalmente Avery sceglie Perfection e le indagini su strani traffici di contrabbando di materiale genetico modificato. E perché mai un contrabbandiere di geni dovrebbe venire a fare affari in mezzo ai cactus?
La grande incognita è come sopravvivere, come trovare scampo e tutti i metodi sono validi leciti o illeciti, legali o illegali (Non era nemmeno sbagliato, cercare una cura con ogni mezzo, anche se il governo dell’Alleanza s’era messo in testa di impedirlo). Lo scenario che si prospetta è la fine della razza umana, con un mondo nuovo popolato solo più da cyborg destinati anch’essi alla consunzione. E’ questo lo scenario che ci aspetta? L’universo parallelo, proiezione del futuro, arrugginito, sgretolato, di macchine che lentamente si avviano all’immobilità, perdendo il loro stesso senso e la loro funzione primaria di ausilio per l’uomo. La prospettiva è affascinante. E può arrivare a teorizzazioni estreme. Non ho mai pensato che la robotica possa costituire un surrogato della natura umana o, ancor peggio, un succedaneo, bensì un netto superamento di essa.
Il passaggio alla coscienza delle macchine, o per lo meno a una forma sintetica di coscienza, è un tema molto dibattuto nella fantascienza, già il soggetto di Artur Clarke (originato da un suo racconto del 1948 The Sentinel) per 2001: A Space Odyssey, implicava un computer HAL 9000, cosciente. Se la ragione ci dice che una macchina non potrà mai diventare cosciente, e evolversi in una folle metamorfosi come essere senziente, qualcosa sfugge ancora a questa ferrea logica. Già il Frankenstein di Mary Shelley del lontano 1816, dibatteva questa strada. Ricreare la vita, porsi al di là del bene e del male (non più surrogati dell’uomo, ma un passo in più: divinità) e diventare una sorta di demiurgo è una grande tentazione non del tutto sopita. E tutto sempre teso all’affannarsi verso una sopravvivenza e una proiezione di un’ eternità anche solo fittizia. Come se la morte e la fine di tutto, in un gorgo di nulla, fosse un concetto assolutamente rifiutato e rinnegato.
Buona lettura.

Germano M. è laureato in lettere. Ha avuto esperienze lavorative che nulla hanno a che vedere con la sua laurea o l’ambiente letterario.
Dal 2009 è un blogger e si dedica alla scrittura a tempo pieno.
Fondatore del blog collettivo Book and Negative, è l’ideatore principale dell’ambientazione DARKEST e del premio Boomstick Award.
E’ l’autore di Girlfriend from Hell, volume piuttosto noto del Progetto Survival Blog con più di 15.000 download. Attualmente è una delle menti dietro al progetto Risorgimento di Tenebra. Gli piace viaggiare, cucinare la carne e sogna di vivere in Antartide.

Source: epub inviato dall’autore

:: La Bestia di Sannazzaro, di Alessandro Reali (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

19 Maggio 2016 by
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In La Bestia di Sannazzaro. Lomellina, inverno di guerra 1917 (Fratelli Frilli Editori, 2016) Alessandro Reali conduce il lettore in un durissimo periodo della storia italiana. Racconta uno spaccato di vita reale, concreta, con le sofferenze, le privazioni, il dolore e la morte che ogni guerra comporta, per chi va al fronte e per chi resta ad aspettarlo, spesso invano.
Tra le vicende ispirate alla realtà, l’autore inserisce il delitto intorno a cui ruota l’intero noir. Un omicidio dettato più dalla follia che dalla passione, deleteria conseguenza di un accumulo di frustrazioni che inutilmente l’omicida ha cercato di annegare nell’alcol.
Non mancano nel testo di Reali i riferimenti al dualismo, per certi versi ancora attuale, tra gli intellettuali di sinistra e i borghesi/capitalisti di destra, la stratificazione sociale e le sue conseguenze, rintracciabili con facilità anche nella odierna società.
Nicola Necchi è un ragazzo di soli 15 anni con in corpo «la voglia di andare, fare, scoprire e capire, perché era quasi un uomo e suo padre se l’era portato via la maledetta guerra, nel maggio di quello stesso 1917, sul fronte del Carso, nella decima battaglia dell’Isonzo». Un giovane uomo che cerca di trovare la propria strada divincolandosi tra i discorsi altisonanti dell’avvocato Persico, la depressione di sua madre e la finta debolezza di sua nonna, la quale in realtà accudisce e mantiene tutti in casa e cerca di frenare la volontà ribelle di Nicola raccontandogli storie spaventose sulla pericolosa Bestia che aggredisce gli avventori notturni del paese.
Il segreto sull’identità del vero assassino non è l’unico mistero a essere svelato nel testo di Reali, il quale basandosi sui racconti di sua nonna, suo nonno e suo padre rivela tanti particolari sulla vita del piccolo borgo di Sannazzaro de’ Burgondi e dei suoi abitanti. Tradizioni, usi, costumi, superstizioni, leggende, intrecci amorosi e d’affari che riguardano il paesino lungo le rive del Po ma potrebbero essere riferiti a qualsiasi altro sito d’Italia.
Lo stile di Reali è molto intenso, il ritmo incalzante della narrazione mantiene alto l’interesse di chi legge e viene costantemente invogliato a continuare a farlo dalle numerose “rivelazioni” attese. Solo nei passaggi in cui l’autore, citando oggetti, riporta il nome in dialetto e il significato tra parentesi indispongono un po’ il lettore, il quale in un libro di narrativa non cerca spiegazioni ma altro. Sarebbe stato preferibile, forse, inserire la spiegazione sul significato nel contesto della narrazione e non estrapolarla da questa isolandola.
L’ambientazione è piena di atmosfere suggestive, di paesaggi, case e casolari avvolti dalla nebbia e dal mistero della Bestia che incombe minacciosa sull’incolumità degli abitanti del borgo. Descrizioni che rimandano la mente del lettore alle lande narrate dal grande maestro sir Arthur Conan Doyle quando portava Holmes a correre lungo le strade e le campagne avvolte dalla foschia, dal mistero e dalla paura causata dal mastino dei Baskerville, nel libro omonimo. Anche in quel caso si è scoperto che è di altra razza la “bestia” feroce di cui aver paura: umana.

Alessandro Reali: Lavora in un laboratorio chimico dell’ENI. È appassionato di lettura e arte. La Bestia di Sannazzaro è il sesto libro che pubblica con Fratelli Frilli Editori.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fratelli Frilli Editori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.