
Se c’è un uomo a cui la cultura italiana deve molto questo è Adriano Olivetti.
Industriale coraggioso, intellettuale fuori dagli schemi, editore, politico, urbanista, innovatore delle scienze sociali: quella di Adriano Olivetti è una vita straordinaria che, partendo dalla fabbrica, giunge a un progetto di rinnovamento integrale della società.
Le sue iniziative imprenditoriali, rivolte al profitto come mezzo e non come fine, la sua grandissima umanità e soprattutto la sua totale adesione ai valori della cultura, oggi tornano di attualità nel nostro mondo popolato da capitani d’industria senza scrupoli interessati solo e esclusivamente al lucro a discapito di ogni forma di dignità umana.
Adriano Olivetti nasce l’11 aprile 1901 a Ivrea, secondogenito di Camillo Olivetti, fondatore della famosa fabbrica di macchine da scrivere, e Luisa Olivetti Revel.
Da subito si mostra un uomo sensibile e intelligente. Negli anni della formazione si mostra attento al dibattito culturale e politico del suo tempo. Frequenta e si innamora della cultura liberale e riformista di cui presto diventerà un protagonista. Collabora a riviste importanti come «L’azione riformista» e «Tempi nuovi». Nel periodo torinese conoscerà Piero Gobetti e Carlo Rosselli, che avranno un’influenza notevole sulla sua formazione.
Dopo la laurea entra come operaio nell’azienda del padre. L’anno successivo alla sua assunzione, Adriano fa un viaggio negli Stati Uniti dove studierà con attenzione la politica industriale e tutte le innovazioni riguardo alla produttività e ai moderni metodi di produzione.
Quando torna a Ivrea Adriano Olivetti già guarda oltre e propone al padre un progetto innovativo per modernizzare l’azienda di famiglia.
L’imprenditore illuminato già inizia a farsi notare per il suo valore. Feconde le sue proposte culturali e strutturali per migliorare la vita in fabbrica e geniali le intuizioni futuribili che porteranno la Olivetti a realizzare nel 1932 il progetto della macchina da scrivere portatile.
Adriano Olivetti porterà la cultura in fabbrica e nel paese. Da imprenditore illuminato la metterà al centro del nuovo mondo che sogna l’uomo con i suoi bisogni e i suoi stati d’animo.
Non a caso Olivetti inserirà nell’organico dell’azienda intellettuali di formazione umanistica. Giudici, Fortini, Paolo Volponi, Leonardo Sinisgalli, Geno Pampaloni, Ottiero Ottieri, scrittori e letterati tra i più importanti del secondo Novecento, lavoreranno nella fabbrica di Ivrea ricoprendo ruoli dirigenziali di grande professionalità e responsabilità.
Olivetti fonda i giornali aziendali con lo scopo di creare un libero confronto e scambio di idee e critiche sull’azienda.
Adriano Olivetti è convinto che l’incontro tra cultura e impresa rappresenta una necessità sia per andare incontro al progresso e soprattutto per costruire la fabbrica come un posto non di alienazione dell’individuo ma di elevazione di chi ci lavora.
Le Edizioni di Comunità, che Adriano Olivetti fonda nel 1946, oltre a lasciare un’impronta nella cultura italiana saranno il volano del progetto concepito dall’imprenditore che ha al centro un mondo umano che sa sempre vedere il nuovo.
Il mondo che Adriano Olivetti vuole non può prescindere da un progetto di riforma della società in senso comunitario, articolato intorno al rispetto della dignità della persona umana, ai valori della cultura, all’utilizzo delle opportunità che offre il mondo tecnico per la costruzione di un mondo in cui i valori spirituali siano il faro della sua evoluzione.
L’organizzazione dello Stato secondo le leggi spirituali è uno dei cavalli di battaglia dell’ideale comunitario di Adriano Olivetti che proprio per questo motivo portò all’interno della sua fabbrica la cultura.
Davanti all’avanzare degradante della materia, Olivetti propone un ordine sostanzialmente nuovo sottomesso all’autentica forza dei valori spirituali. L’Amore, la Verità, la Giustizia e la Bellezza al centro dell’agenda ideale per costruire un mondo davvero nuovo. Olivetti annotava che gli uomini, le ideologie e gli Stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà. Urbanista, scrittore, editore, uomo di cultura, Adriano Olivetti era soprattutto un imprenditore capace di radicare nell’impresa la cultura dell’innovazione, l’eccellenza della tecnologia e del design, l’apertura verso i mercati internazionali, il rispetto del lavoro e dei lavoratori. Un imprenditore, oltretutto, capace di selezionare con felice intuito i collaboratori, spesso scelti tra i giovani.
Dalla fabbrica intesa come un bene comune e non come un interesse privato nasce quella straordinaria idea di Comunità dove la dimora dell’uomo non sia in conflitto né con la natura , né con la bellezza, e dove ognuno possa andare incontro con gioia al suo lavoro e alla sua missione.
Il mondo che nasce per tutto questo non può che essere fondato sui valori spirituali attraverso cui dare vita a uno Stato organizzato secondo criteri precisi: una società liberà è quella in grado di affermare un nuovo tipo di civiltà, che lungi dall’essere schiava della tecnica, sia al servizio dei fini ultimi e superiori dell’umanità.
Secondo Adriano Olivetti a questo punto lo Stato è un mezzo perché la città si esprima liberamente.
Davanti all’avanzare tragico di una crisi economica e morale, il cammino proposto dall’opera di Adriano Olivetti sempre al servizio del’uomo, della comunità e del bene comune, dovrebbe essere un monito per tutti. Ma purtroppo l’etica e i suoi richiami non trovano facile presa in un mondo occupato all’autodistruzione.
«Se le forze materiali si sottrarranno agli impulsi spirituali, se l’economia, la tecnica, la macchina prevarranno sull’uomo nella loro inesorabile logica meccanica, l’economia, la tecnica, la macchina non serviranno che a congegnare ordigni di distruzione e di disordine».
Le parole buone e giuste di Adriano Olivetti guardano a un mondo migliore, purtroppo lontano da quello in cui viviamo.
Con questo terzo romanzo Mirko Zilahy saluta il suo commissario Enrico Mancini. Un personaggio controverso, difficile, un investigatore dalle spiccate capacità intuitive. Mancini ha levato finalmente i guanti che gli proteggevano le mani e gli impedivano il contatto. Ha liberato molto lentamente la casa che condivideva con Marisa dalle sue cose più care. Ma il dolore per il vuoto che gli ha lasciato dentro, è ancora lì, in un angolino protetto, in bilico sul filo del riapparire. Mancini ha imparato a sottrarre dalla vista se stesso e non riesce a guardarsi in faccia. La barba nera che si è fatto crescere ne è una prova concreta. Non vuole vedersi perché non vuole più riconoscersi. Chi è veramente, e cosa porta con sé? La stessa domanda potremmo rivolgerla ai componenti della sua squadra, al medico legale, al pm … Chi sono davvero e cos’hanno dentro?
Arriva in libreria una nuova antologia di racconti fantasy curata da Gardner Dozois, Il libro delle spade, che come suggerisce il titolo mette al centro una delle icone del genere, la spada appunto, in mano a eroi e cattivi fin dai tempi delle leggende arturiane.
La DeA Planeta ha riportato in libreria in una nuova edizione in occasione del film di Steven Spielberg il romanzo Ready Player One, avventura interattiva in un mondo virtuale, con echi di Matrix e di Willy Wonka, e zeppa di citazioni della cultura nerd e otaku degli anni Ottanta e Novanta.
Può forse sembrare ad un lettore distratto una storiellina fragile adatta ad un pubblico in erba, ma non è così!
Il decreto vaccini dell’allora Ministro Beatrice Lorenzin è stato convertito in legge il 28 luglio 2017, come riporta l’agenzia di stampa PublicPolicy. «Con legge sui vaccini proteggiamo i nostri figli e le prossime generazioni», dice la Ministra che sceglie, per attuare questa forma di protezione, la linea dura: «Le vaccinazioni obbligatorie saranno vincolanti per iscrizione ad asili e servizi per l’infanzia. Dovranno vaccinarsi anche gli studenti fino a 16 anni. Sanzioni per chi non rispetta l’obbligo da 100 a 500 euro».
Rosa Lopez dalla Calabria viene trasferita a Milano. È una donna preparata, non più giovanissima ma atletica e prestante. È Commissario nella sezione Antiterrorismo. Nella terra che ha lasciato sono rimasti i membri della sua vecchia squadra, amici fraterni che nei suoi riguardi hanno un legame profondo. Rosa si è innamorata, ha sofferto e continua a soffrire per un amore che non potrà più essere corrisposto. Milano le fa spazio tra colori cupi. Milano, che è protagonista insieme a Rosa di questo nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi, per la collana Nero Rizzoli. Per l’autore è un ritorno con una storia intrecciata in altre. Storia dai toni noir, dalle sfumature del giallo e dal ritmo thriller, che tocca nel profondo la complessità dei sentimenti. Pulixi dimostra ancora una volta le sue capacità tecniche e stilistiche, facendo camminare il lettore sul filo della paura. Ci propone una trama verosimile e angosciante al punto giusto. Rosa dirigerà una squadra nella lotta contro l’Islam estremo, fanatico e terroristico. Non solo, dovrà porre attenzione anche alla ‘ndrangheta e alle infiltrazioni mafiose in generale. Avrà scarse possibilità di abbassare la guardia. Una condizione la sua non facile da sostenere, soprattutto essendo una donna. Rosa purtroppo non ha una vita personale e il suo privato è schivo e marginale. “A Milano il Male non dorme mai”, troviamo questa frase in copertina. È così, il Male si annida da anni in luoghi insospettabili dai quali persino le forze dell’ordine stanno alla larga. Rosa e il Male si affrontano, alla disperata ricerca di una verità scomoda e dolorosa. Rosa e il Male si guardano negli occhi e sostengono il rispettivo sguardo; in guerra non è permesso cedere, altrimenti si muore. Il Male non ha volto, oppure ne ha diversi e fra i più insospettabili. Si nutre della paura di chi ne è vittima, del rancore e del desiderio di vendetta. Lo stupore della notte, lo stupore della complicata verità di Rosa, della sua sofferenza e di quanta sia in grado di sopportarne. Cosa è disposta a lasciarsi alle spalle e cosa invece porterà con sé per sempre?
Vittoria cade, come un birillo spostato dagli altri. La sua anima non trova pace e si scontra con i muri dei palazzi, le ombre appoggiate sul cuore, l’amore di suo padre. Vittoria sopravvive nella sconfitta quotidiana e lascia scorrere il sesso attraverso le viscere. Vittoria si piega sotto i colpi ricevuti, i capelli strappati e il sangue che esce dalle ferite. Vittoria insegue un sogno sbagliato ma non sa cosa desiderare davvero. Chi è?
Questo volume è il primo libro in lingua italiana che narra la vita e le eccezionali esperienze mistiche di un ex poliziotto comunista sloveno, convertito al cattolicesimo, consacrato sacerdote all’età di 66 anni. Il vissuto del servo di Dio France Spelic è strettamente legato a Medjugorje, dove nel 1988 e 1989 egli ebbe le prime apparizioni della Madonna, che poi continuarono sul colle Kurescek in Slovenia (circa 15 km a sud di Lubiana) ove la Santa Vergine continuò ad apparirgli dal 1990 al 1999, comunicandogli messaggi e conferendogli grazie eccezionali, quali le stigmate, il carisma di leggere le anime dei penitenti, le guarigioni miracolose per sua intercessione. Anche dopo la sua morte, avvenuta il 10 aprile 2012, schiere di credenti hanno continuato ad affluire a Kurescek, “luogo di grazie speciali” (Maria, 6 giugno 1992). Ma andiamo con ordine, scopriamo chi fu nel mondo questo miracolato, questa insolita e straordinaria figura, ancora sconosciuta in Italia, che lo scrittore sloveno Alojz Rebula definì “uno di quegli esempi in cui il Regista divino con i Suoi interventi dispone tutto con misteriosa discrezione, che da Dio nascosto si rende visibile”. France Spelic nacque nel 1927 in una famiglia molto povera. La sua conversione iniziò nel 1954 quando, presso una vicina di casa, notò un libro con la sezione cava rossa, e lì avvertì improvvisamente un desiderio insopprimibile di leggerlo, senza sapere che quel libro era la Sacra Bibbia. Fu questo uno dei tanti momenti in cui Dio interferì in modo forte nella sua vita. Una volta, alla domanda di cosa consigliare all’uomo moderno cristiano, padre Spelic rispose:
Ho deciso di continuare il mio viaggio nel mondo della cultura otaku e nerd occupandomi di uno dei generi più noti e amati ma di cui si è anche parlato più a sproposito dei manga e degli anime: la fantascienza.
























