Pirati, robot e ragazze androidi: l’animazione giapponese di fantascienza di Elena Romanello (Anguana, 2018)

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copertina_stesa_pirati-robotHo deciso di continuare il mio viaggio nel mondo della cultura otaku e nerd occupandomi di uno dei generi più noti e amati ma di cui si è anche parlato più a sproposito dei manga e degli anime: la fantascienza.
Come ex bambina degli anni Settanta (e questo dice che sono ormai decisamente dalle parti dei ruderi) ricordo benissimo quando arrivò Goldrake o meglio Atlas Ufo Robot, robottone gigante e sorta di samurai mistico, che combatteva contro un impero malvagio di alieni che avevano già devastato il pianeta del suo pilota, tra crisi di coscienza e drammi.
L’idea del libro è infatti nata dal voler celebrare il quarantennale della prima messa in onda di questo anime e a ruota tutti gli altri anniversari analoghi, visto che il prossimo anno a ruota ci saranno quelli di Capitan Harlock, Il Grande Mazinga e Jeeg robot d’acciaio. Inoltre, quest’anno si festeggia un altro importante anniversario, il trentennale del film d’animazione Akira di Katsuhiro Otomo,  che ha sdoganato definitivamente manga ed anime come prodotti maturi, conquistando anche il mercato angloamericano e guadagnandosi l’interesse di mostri sacri come Spielberg e Lucas.
Quello che mi colpì negli anime di fantascienza e che continua a piacermi molto oggi è innanzitutto come abbiano saputo mescolare le suggestioni di una cultura millenaria come quella giapponese alla modernità più estrema, per come hanno saputo trattare per primi uno dei temi cardine di oggi, il rapporto uomo e macchina, per come hanno parlato di guerre del futuro ricordando quelle del passato, a cominciare dall’apocalisse atomica, per come hanno riletto con un occhio nuovo tutti i filoni della fantascienza, dalla space opera alla distopia, dal cyberpunk allo steampunk.
Un genere, quello fantascientifico, che continua ancora fino ad oggi, infatti la maggiore difficoltà che ho incontrato è stato ad un certo punto come chiudere: in questi ultimi anni sono uscite tante nuove opere con relativi eroi, ma sono tornati anche personaggi iconici del passato, in nuove versioni, come Mazinga Z Infinity Neon Genesis Evangelion, o in nuove storie dello stesso universo, come la saga infinita di Gundam.
Scrivere questo libro è stato un bel viaggio nel passato ma anche un capire oggi quanto manga ed anime abbiano contribuito a fare di me la persona che sono, e per l’ennesima volta ripeto che è assurdo averli accusati di incitare alla violenza: a me hanno fatto capire che esistono altre culture, di pari dignità con quella occidentale, hanno fatto riflettere sull’importanza dell’amicizia e della collaborazione e hanno colpito per la grande importanza che viene data ai personaggi femminili, perché finalmente la ragazza di turno non faceva la solita damigella in pericolo in attesa di essere salvata dall’eroe di turno, ma combatteva anche lei, persino una sfigatella come la non eccelsa Venusia di Goldrake.
Il mio non vuole essere un libro nostalgico,  ma un libro che parla di un filone fondamentale dell’immaginario, oggi riconosciuto,  comunque e presto o tardi tornerò sull’argomento, anche perché ci sono ancora tante cose da dire.
Di tutti gli anime di cui parlo nel mio libro, qual è il mio preferito? Difficile a dirsi, sono tanti i titoli interessanti, dal mio primo steampunk, Il mistero della pietra azzurra, all’universo di Ghost in the shell, ma in questo caso faccio la nostalgica e indico Goldrake appunto e Capitan Harlock, due storie e due personaggi rimasti nel mio cuore e che riescono ancora ad appassionarmi oggi, tanti e tanti anni dopo quei pomeriggi che non rimpiango degli anni Settanta, ma dove è iniziata una passione che oggi mi ha portata a fare tante cose interessanti e a conoscere tante bellissime persone.

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