:: Il ponte e altri racconti di Franz Kafka, curato da Susanna Mati (Via del Vento edizioni, 2005) a cura di Daniela Distefano

10 gennaio 2019 by

il ponte - franz kafka“Ero teso e freddo, ero un ponte, stavo steso sopra un abisso, da una parte le mani, mi tenevo aggrappato con le unghie e con i denti all’argilla friabile. I lembi della mia giacca mi sventolavano sui lati. Nel profondo scrosciava il gelido torrente con le trote. Nessun turista veniva a smarrirsi a quelle altezze impercorribili, il ponte non era nemmeno segnato sulle carte. Stavo così e attendevo; dovevo attendere; se non precipita, un ponte, una volta che è stato costruito, non può smettere di essere un ponte”. – Il ponte.

Il ponte”,”La sincope”,”La cicogna”, “Le mani”,”Le lampade”,”La preda”,”L’angelo”,”Il lupo”,”La fuga”,”Il conte”,”Riunione politica”,”Sogni”,”Una fanciulla”,”La lotta”,”La cella”,”Il leone”,”Il maestro”,”Il sepolcreto”: 18 micro-storie di un alieno della letteratura mondiale. In questi racconti, Kafka percorre inesorabile il limite terminale, l’ultimo margine di credibilità della tradizione, dei vecchi saperi, facendosi custode al varco della infernale soglia. Viene rimosso il mistero, il segreto, l’occulto: tutto è lì davanti, aperto come una cella. Se Leonardo da Vinci rifiniva fino allo sfinimento i suoi capolavori, limando le impefezioni, curando ogni minimo dettaglio, lasciando non concluso un dipinto per decenni, portandoselo dietro nei suoi viaggi esistenziali e fisici, sfumando, focalizzando l’attenzione su un dettaglio invisibile, impercettibile, su un’inezia di particolare, partendo da uno schizzo e senza mai smettere di smussarlo, così Franz Kafka ha gettato sul suo capolavoro “La Metamorfosi” lo scandaglio interiore dei suoi lavori meno noti, della sua vita a metà tra concretezza giornaliera e immaginazione astrale. Lo testimoniano questi piccoli simboli letterari, queste metafore di un pensiero rivolto verso un solo, inesorabile cammino, percorso: il viale verso l’accettazione dell’altro dentro se stesso. E la chimera dei sogni si fa materia del contendere dei riti dell’intelletto, laddove una imperizia, un necrologio dei nostri convincimenti muta e si trasforma nell’odio del nostro essere, dell’apparire che lo contrasta (a volte un apparire mostruoso o prodigioso o inverosimilmente reale).

“Sono arrivati dei sogni, risalendo all’indietro il fiume sono arrivati, per una scala salgono su per il muro della banchina. Ci si sofferma, si parla con loro, conoscono molte cose, solo non sanno da dove vengano. E’ davvero tiepida questa serata autunnale. I sogni si voltano al fiume e alzano le braccia. Perché alzate le braccia, invece di stringerci in esse?”. – Sogni.

Franz Kafka – scrittore boemo di lingua tedesca – nasce a Praga il 3 luglio del 1883. Intraprese lo studio della Giurisprudenza, si laureò nel 1906 e si impiegò in una compagnia di assicurazioni. Malato di tubercolosi, soggiornò per cure a Riva del Garda (1910-12), poi a Merano (1920) e, da ultimo, nel sanatorio di Kierling, presso Vienna, dove morì.
Praga era, ai tempi, un vivace centro culturale e particolarmente viva era la presenza della cultura ebraica. Kafka strinse amicizia con Franz Werfel e Max Brod, partecipando alla vita letteraria della città. Nel 1913 esordì con una racconta di brevi prose, “Meditazione”. Nel 1916 pubblicò il suo racconto più celebre “La metamorfosi”, storia allucinante di un uomo che, risvegliandosi il mattino nel suo letto, si trova trasformato in un enorme scarafaggio e deve subire, fino alla morte, tutte le umiliazioni della nuova, degradante esistenza. Il 1916 è l’anno di “La condanna”, seguono poi “Nella colonia penale” (1919), “Il medico di campagna” (1919), “La costruzione della muraglia cinese” e tre romanzi incompiuti: “America” (1924), “Il processo” (1924) e “Il castello” (1926).
Motivo fondamentale dell’opera di Kafka è quello della colpa e della condanna. I suoi personaggi, colpiti improvvisamente dalla rivelazione di una colpa apparentemente sconosciuta, subiscono il giudizio di potenze oscure e invincibili, vengono per sempre esclusi da un’esistenza libera e felice.
Alcuni hanno scorto nell’opera kafkiana un significato religioso, interpretandola come un’allegoria dei rapporti tra l’uomo e la divinità inconoscibile; altri hanno ravvisato nei personaggi di Kafka l’immagine dell’uomo alienato dalla moderna civiltà industriale e condannato a una solitudine atroce.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Fabrizio Zollo della “Via del Vento edizioni”.

Naila di Mondo 9 di Dario Tonani (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

10 gennaio 2019 by

978880468825hig-313x480La collana Oscar Fantastica vuole dare voce alla narrativa fantasy e di fantascienza di oggi e di ieri, non dimenticando le voci italiane, a cominciare da Dario Tonani, inventore di Mondo 9, microcosmo tra steampunk e apocalittico, già presente in altre sue storie, e capace di conquistare anche pubblici lontani e esigenti, come quello giapponese.
Ora l’universo di Mondo 9 torna per raccontare l’epopea di Naila, anche lei navigatrice del deserto del pianeta sopra la sua baleniera convertita a cargo, la Syraqq, in cerca della Grande Onda e di possibilità di sopravvivenza, mentre imperversa un morbo che sta facendo strage di esseri umani e delle loro navi organiche, forse incompatibili con un pianeta ostile.
Un libro godibilissimo anche per chi non ha letto le storie precedenti, un’avventura di fantascienza originale e inquietante, con un’eroina che non è giovane come appare sulla pur bellissima copertina di Franco Brambilla, erede di una tradizione di protagoniste la cui capostipite è Ripley di Alien. Tra l’altro, da segnalare che la protagonista ha ispirato anche un art book in tema, non il primo che esce per raccontare un universo evocativo e affascinante.
Mondo 9 rappresenta una possibilità apocalittica per la Terra o un luogo alternativo in cui la vita umana si è installata secoli prima, ed è l’ennesimo luogo iconico che la fantascienza racconta, un genere che funziona alla grande quando racconta in maniera metaforica paure e questioni in sospeso del nostro mondo, rileggendo il tema del viaggio dell’eroe (stavolta un’eroina, quindi ancora meglio) in mezzo a prove incredibili, fino ad un risultato finale, e tra l’altro la conclusione sembra presagire che ci saranno nuove avventure. Anche perché Naila è un personaggio a cui ci si affeziona, e sarebbe bello davvero poterla incontrare di nuovo nelle pagine di un’altra storia.
Naila di Mondo 9 è un libro per i cultori della fantascienza, un genere che non è mai morto e non ha mai smesso di rinnovarsi, cercando nuove storie oltre i viaggi nello spazio pieni spesso di speranza che oggi non si riesce più ad avere e le distopie di società terrestri basate sui fatti reali del cosiddetto Secolo breve.
Ma tra le righe è anche la presentazione di un nuovo modello di protagonista, in un genere che ha visto crescere in maniera esponenziale le lettrici, un’eroina non perfetta, legata alla sua nave che sente come un essere vivente e pronta a giocarsi tutto per una speranza di libertà e di salvezza. In attesa di nuovi sguardi su Mondo 9, capace già di avvincere tra sabbie e macchine.

Dario Tonani è giornalista professionista. Milanese, una laurea in Economia politica alla Bocconi, ha pubblicato diversi romanzi e un centinaio di racconti in antologie, quotidiani nazionali e sulle principali testate di genere italiane (“Urania”, “Giallo Mondadori”, “Segretissimo”, “Robot”). Per Mondadori sono usciti i romanzi Infect@ (2007), L’algoritmo bianco (2009) e Toxic@ (2011), ma la sua opera più conosciuta, già tradotta con successo in Giappone e presto anche in lingua inglese, è il ciclo di Mondo9, riunito nel 2015 sotto il titolo di Cronache di Mondo9 nel primo “Urania Millemondi” interamente dedicato a un autore italiano. In Giappone Mondo9 è stato inserito tra i migliori dieci titoli di fantascienza occidentale dell’anno. Tra i numerosi riconoscimenti, Tonani ha ricevuto il Premio Europa come miglior scrittore di fantascienza del 2017.

Provenienza: inviato al recensore dalla redazione Oscar Mondadori.

:: Il più bel libro di Stephen King

9 gennaio 2019 by

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E ora scopriamo insieme quale è il più bel libro di zio Steve. Scrivete nei commenti a questo post qual è il vostro suo libro preferito. Sarà interessante. Tempo per votare fino a domenica 13.

Il libro più bello di Stephen King (secondo i lettori di Liberi) è: L’ombra dello scorpione.

Graduatoria:

It +

L’ombra dello scorpione + + + + +

La Zona morta +

Il miglio verde +

22/11/63 +

Cose preziose +

Dolores Claiborne + +

Misery + +

Pet Sematary + +

La pallottola flessibile (racconto) +

Il Talismano +

A cosa servono le ragazze di David Blixt (La Corte editore, 2018) a cura di Elena Romanello

8 gennaio 2019 by

cover_nelliebly-307x4291885, Stati Uniti: un mattino sul quotidiano The Dispatch compare un articolo del direttore in cui ci si chiede a cosa servano le donne e le ragazze, se non a fare le mogli e le madri: Elizabeth Cochrane, diciott’anni, una vita passata lottando contro una difficile situazione familiare causata da uomini che hanno rovinato la vita sua, di sua madre e delle sue sorelle, scrive al giornale le sue ragioni e il suo disaccordo per un articolo sciovinista e maschilista anche a quei tempi, che non tiene conto della realtà della condizione femminile.
Il suo intervento colpisce il direttore che chiede di incontrarla e le offre un posto nel suo giornale: Elizabeth, che sceglie lo pseudonimo di Nellie Bly, rifiuta di scrivere di pettegolezzi e robetta leggera, e preferisce occuparsi di attualità e della condizione femminile, tra sfruttamento e sottomissione. Inizia pertanto a scrivere delle condizioni di lavoro delle operaie, della necessità per le donne di avere autonomia e indipendenza, della condizione delle bambine, costrette a lavorare per pochi soldi in condizioni malsane. Mali della società di allora ma non certo distanti da certe realtà oggi.
La prima giornalista investigativa della storia farà poi un lungo soggiorno in Messico, dove svelerà una società maschilista e corrotta, ma otterrà il suo risultato più importante con il suo reportage più pericoloso, fingendosi pazza e finendo internata nel manicomio femminile di Blackwell’s Island, al largo di New York, di cui racconterà abusi, violenze e disumanità.
Dimentichiamo principesse e favorite da romanzi storici di maniera: Nellie Bly è un personaggio realmente esistito, che esce dalle pagine di un romanzo appassionante ma rigoroso a raccontare una pagina di Storia e una società tutte da scoprire, oltre che problemi ancora attuali, visto che le forze reazionarie ancora oggi cercano sempre di minare l’autonomia economica delle donne.
Una biografia sotto forma di romanzo su una figura oggi ingiustamente non abbastanza conosciuta e tutta da scoprire, un’icona femminista, antesignana di tutte le reporter che sono venute dopo di lei e non si sono fermate di fronte a niente per raccontare e scoprire la verità, e soprattutto per denunciare ingiustizie e soprusi, a cominciare da quelli che subiscono le donne.
A cosa servono le ragazze è un libro appassionante, ma anche capace di far riflettere su mondi simili, ieri e oggi, per tutte le età, da regalare a donne e ragazze, ma anche da comprarsi e leggere, e non dimenticare.

Provenienza: libro del recensore.

David Blixt vive a Chicago, negli Stati Uniti, con la sua famiglia, ed è un celebre attore shakesperiano oltre a essere un autore che ha venduto decine di migliaia di copie pubblicando svariati romanzi in tutto il mondo.
Con La Corte Editore ha già pubblicato Il Cavaliere della profezia di Dante, con cui ha ottenuto un ottimo successo.

La nemica di Brunella Schisa (Neri Pozza, 2018) a cura di Elena Romanello

7 gennaio 2019 by

arton148304Marcel de La Tache è un giovane giornalista di belle speranze nella Parigi del 1786 e un giorno, mentre si sta recando al lavoro, assiste nella piazza della Cour du Mai ad un atroce supplizio: una donna, giovane e bella, viene fustigata e marchiata con la V di voleuse, ladra. Marcel scopre che la condannata altri non è che Jeanne de La Motte Valois, nobildonna di oscure origini implicata nello scandalo della collana, che ha coinvolto anche la regina Maria Antonietta e il cardinale di Rohan con l’acquisto a rate di una costosissima collana, non fatto dalla sovrana ma portato avanti con l’inganno dalla contessa raggirando anche Rohan.
Il giovane inizia, usando le tecniche di quello che verrà chiamato giornalismo investigativo, a indagare sul caso, incontrando anche la donna, rinchiusa alla Salpetriere, per la quale arriverà a provare un’attrazione senza controllo, mentre è prossimo al matrimonio. Quando Jeanne riesce a fuggire in Inghilterra dove comincia a pubblicare le sue memorie, in cui racconta cose imbarazzanti sulla Regina e la corte, Marcel si troverà diviso tra la moglie, gli eventi che stanno trascinando la Francia nel baratro della Rivoluzione, i ricatti di spie della corte che conoscono i suoi legami con Jeanne e Jeanne stessa, che continuerà a visitare in esilio e ad essere affascinato da lei.
Non è la prima volta che l’immaginario si occupa dello scandalo della collana, fattaccio che esplose in una Francia indebitata e piena di malcontento nel 1785 e che secondo Goethe fu l’antefatto della Rivoluzione, trascinando la monarchia francese, e Maria Antonietta in particolare, nella vergogna, anche se poi anni dopo fu dimostrata l’innocenza e la buona fede della sovrana. Alessandro Dumas padre dedicò un romanzo al fatto, La collana della regina, non uno dei suoi migliori ma abbastanza avvincente e da tenere attaccati alle pagine, ci sono stati un paio di film non eccelsi ma decorativi e del caso della collana ha parlato anche il manga e anime di culto Versailles no Bara, noto in Italia come Lady Oscar, oltre che un ottimo saggio di Benedetta Craveri che è servito di ispirazione all’autrice.
Una storia quindi sempre affascinante, un inganno da romanzo poliziesco portato avanti da una donna troppo bella, una Milady truffatrice ma abbastanza ingenua, poi travolta dagli eventi che la portarono pare a suicidarsi: Brunella Schisa accoglie questa ipotesi, negli anni si parlò anche di omicidio, ma anche che Jeanne fosse ancora viva e vegeta e continuasse anni dopo a scrivere libelli contro Maria Antonietta.
Brunella Schisa sceglie di raccontare la storia dal punto di vista di un personaggio inventato ma ricalcato su molti giornalisti dell’epoca, a cominciare dal rivoluzionario Camille Desmoulins: Marcel si rende conto di vivere in tempi che stanno cambiando, vuole fare bene un lavoro che sarà sempre più fondamentale e finisce travolto da una storia intrigante ma molto più grande di lui e da una donna, un’anti eroina di sicuro fascino, dolente ma anche pericolosa.
La nemica è un libro per tutti gli amanti della storia della Rivoluzione francese e dei suoi protagonisti, ma anche una riflessione sull’importanza della verità, sul saper raccontare i fatti, sul non sapersi far imbrogliare da quello che è falso, sul potere della seduzione e della disperazione.

Brunella Schisa è nata a Napoli. Dopo aver lavorato come traduttrice, esordisce nella narrativa nel 2006 con il romanzo La donna in nero (Garzanti) che riceve numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio Rapallo. Giornalista di Repubblica, ha curato per anni la rubrica dei libri sul Venerdì, con cui adesso collabora. Tra le sue opere Dopo ogni abbandono (Garzanti, 2009) e La scelta di Giulia (Mondadori, 2013).

Provenienza: libro del recensore.

:: La misura dell’uomo di Marco Malvaldi (Giunti 2018) a cura di Federica Belleri

7 gennaio 2019 by
la misura dell'uomo di marco malvaldi

Clicca sulla cover per l’acquisto

Marco Malvaldi ci propone un romanzo particolare, ambientato nella Milano autunnale del 1493. Ludovico Il Moro ne è il Signore, anche se viene considerato un usurpatore e non è poi così amato. A Milano risiede pure Leonardo da Vinci, vegetariano, con la sua tunica rosa e il suo essere incompreso da molti. Fra i due un rapporto di lavoro, una statua equestre di proporzioni enormi.
Fra i due anche il cadavere di un uomo ritrovato avvolto in un sacco nel cortile delle Armi al Castello. Chi è e come è morto? Perché il suo corpo si trova proprio in quel luogo preciso?
La caratteristica principale di questo libro è l’ironia, mescolata a fatti storicamente provati e ad altri totalmente inventati. Molte le verosimiglianze. Simpatia unica suscita nel lettore la voce narrante, che alterna il linguaggio dell’epoca al nostro, contemporaneo. L’effetto è davvero piacevole. Simpatia suscitano anche le note dell’autore, che vi consiglio di leggere.
Non mancano, al romanzo, gli intrighi e le cospirazioni, i sogni infranti, il desiderio di acquisire informazioni ad ogni costo. La voglia di conquistare territori, senza avere alcuna capacità tattica. Non mancano le donne, mogli e amanti, irascibili e passionali. Non possono mancare i medici e gli astrologi, i consiglieri di palazzo.
Leonardo, uomo d’arte e di scienza. Bisognoso di fiducia e gran lavoratore. Un omaggio, questo di Malvaldi, a un genio. Un omaggio a Milano, città di commercio e di sfide economiche. Un punto fermo sui segreti e sugli errori che i personaggi cercano di nascondere come possono, anche a se stessi.
Assolutamente consigliato.
Buona lettura.

Fonte: acquisto personale.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Liberi di Scrivere Award nona edizione – Le votazioni

3 gennaio 2019 by

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Giunto alla nona edizione il Liberi di Scrivere Award permette ai lettori di questo blog di  votare il migliore libro edito nel 2018. (Potete votare per libri anche ancora non nominati).

C’ è tempo di votare fino alla mezzanotte di giovedì 17 gennaio.

Vale solo un voto per lettore.

Menzione speciale per la migliore traduzione al traduttore del libro straniero più votato.

Menzione speciale per l’editore con più libri candidati.

Dunque iniziate a votare lasciando un commento a questo post con il titolo prescelto!

La votazione è diretta, a insindacabile giudizio dei lettori di questo blog, potete votare il vostro libro preferito tra tutti quelli editi in Italia nel 2018 qui sotto citando il titolo nei commenti.

Prego i lettori di lasciare un solo commento con il voto, serve a me e al “notaio” Michele Di Marco come verifica per il conteggio dei risultati. Grazie a tutti.

Lasciate i commenti sul blog solo per le votazioni. (Sempre per facilitarci i conteggi).

Per problemi tecnici o altre necessità scriveteci sulla pagina del blog su FB o al nostro indirizzo mail che trovate nei contatti. Voti ripetuti saranno cancellati. Grazie.

Traduttori:

Luigi Sanvito

Mariagiulia Castagnone

Maria Nicola

Laura Frausin Guarino

Federica Aceto

Monica Pareschi

I libri:

“Teodora, la figlia del circo” di Mariangela Galatea Vaglio, (ed. Sonzogno) VOTI 3

“Suite francese” di Irène Némirovsky (Adelphi) Trad. Laura Frausin Guarino VOTI 3

“La paura nell’anima” di Valerio Varesi (Frassinelli) VOTI 2

“Addio fantasmi” di Nadia Terranova (Einaudi) VOTI 2

“Tutto quel buio” di Cristiana Astori (Elliot) VOTI 2

“La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio 2018) Trad.
Luigi Sanvito VOTI 1

“Middle England”, di Jonathan Coe (Feltrinelli) Trad. Mariagiulia Castagnone VOTI 1

“A chi appartiene la notte” di Patrick Fogli (Baldini e Castoldi) VOTI 1

“Berta Isla”, Javier Marías, (Einaudi) Trad. Maria Nicola VOTI 1

“Stirpe di eroi” di Massimiliano Colombo (Newton Compton) VOTI 1

“Miss Adele Dickinson” di Laura Costantini (goWare) VOTI 1

“Asimmetria” di Lisa Halliday (Feltrinelli) Trad.
Federica Aceto VOTI 1

“Nero di mare” di Pasquale Ruju (Edizioni EO) VOTI 1

“Salvare le ossa” di Jesmyn Ward, NN, traduzione di Monica Pareschi VOTI 1

:: In uscita Sérotonine di Michel Houellebecq

3 gennaio 2019 by

Houellebecq«Odiavo Parigi, quella città ammorbata da borghesi ecoresponsabili mi ripugnava, può darsi che fossi un borghese anch’io ma non ero ecoresponsabile, andavo in giro con un 4×4 diesel — forse non avevo combinato granché di buono nella vita ma almeno avrei contribuito a distruggere il pianeta — e sabotavo sistematicamente il programma di raccolta differenziata varato dall’amministratore del palazzo buttando l’umido nel recipiente per il vetro e le bottiglie vuote nel cassonetto riservato alla carta e agli imballaggi».

C’è grande attesa per l’uscita domani in Francia dell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo Serotonina (Sérotonine, il titolo in originale), uscirà in Italia il 10 di gennaio per la Nave di Teseo, tradotto da Vincenzo Vega.
Come per tutte le opere di questo controverso autore, cantore della contemporaneità (ne ha fatto un’arte di presentare sempre le sue opere nel momento in cui le cose accadono, Sottomissione, uscì la mattina stessa dell’attentato dei terroristi islamici a «Charlie Hebdo» il 7 gennaio 2015) l’intellighenzia italiana è già schierata: c’è chi lo ama incondizionatamente e chi lo stronca senza manco averlo letto, Brullo su Pangea.
Al netto delle polemiche però sicuramente Houellebecq sa attirare i riflettori su di sé, facendo affermazioni non esattamente convenzionali, o prive di ricadute, fuori e dentro i suoi libri. Insomma è legittimo amarlo come odiarlo, e sembra che questi due sentimenti sappia attirarli in egual misura.
Ma veniamo al blindatissimo libro in uscita. Ancora poche ore e il mistero sarà svelato, e sapremo se le sue dote di veggente (sembra che abbia previsto la rivolta dei gilet gialli, le loro origini e anche alcune derive) sono confermate.
Se non volete aspettare e volete un’ anticipazione, Stefano Montefiori l’ha letto in anteprima per il Corriere.

:: “La città polifonica”, il saggio sull’antropologia della comunicazione urbana di Massimo Canevacci (Rogas, 2018) a cura di Irma Loredana Galgano

2 gennaio 2019 by

La città polifonicaDopo le edizioni brasiliane e la prima italiana, risalente al 1997, Massimo Canevacci decide di riproporre il suo saggio sull’antropologia della comunicazione urbana La città polifonica, che viene pubblicato a settembre 2018 da Rogas Edizioni.
Un testo a cui l’autore sembra essere particolarmente legato, sarà per il fatto che narra dell’indagine grazie alla quale ha «appreso a stare sul campo». Un campo davvero complesso, la metropoli di São Paolo, che ha stimolato al massimo il suo “stupore metodologico”. Un viaggio profondo nella megalopoli che ne ha scaturito un altro, più intimo e personale, alla ricerca di se stesso e delle proprie emozioni, sensazioni. Lo stupore di questi sentimenti provati ha consentito a Canevacci di trovare la giusta apertura verso la ricerca, la comprensione, l’indagine e l’analisi. Aprirsi verso l’ignoto ha rappresentato la svolta e la buona riuscita dell’indagine sul campo.
Uno spaesamento che provano tutti gli etnografi, maggiormente se alla prima esperienza sul campo, uno smarrimento che tale non è, piuttosto un passaggio per arrivare all’altro attraverso se stessi.
Polifonia, comunicazione e ubiquità sono le parole chiave per seguire e interpretare l’indagine sul campo dell’autore, condotta in una metropoli che oggi è certamente diversa, sul piano sociale e architettonico, rispetto al tempo della ricerca ma non al punto da inficiarne gli esiti. E proprio la permanente validità sembra avere spinto Canevacci alla ripubblicazione del testo, con qualche accorgimento e una nuova premessa introduttiva.
Nella prima parte del testo l’autore richiama i grandi antropologi, ne rammenta i lavori, le indagini e le riflessioni. E sembra farlo, più che per edurre il lettore alla comprensione, per ritrovare in questi i prodromi delle conclusioni cui egli stesso giunge.
E così l’antropologia interpretativa di Clifford Geertz, le notevoli opere di Claude Lévi-Strauss come anche la critica letteraria di Michail Bachtin si fondono alle riflessioni dello stesso Canevacci generando una sorta di voce corale, anch’essa polifonica come la città indagata dall’autore.
L’esotico e il comune, l’architettura e i suoni si mescolano nel resoconto di Canevacci esattamente come tutto ciò i suoi occhi hanno osservato e le sue orecchie ascoltato nel periodo trascorso a São Paolo.
Nella seconda parte ci si addentra sempre più nei meandri di questa enorme megalopoli come anche nelle riflessioni dell’autore. Un percorso dove l’occhio sembra farla da padrone. L’osservazione è fondamentale e prioritaria al punto che, per rendere meglio l’idea di quanto narrato, Canevacci inserisce nel testo numerose foto di angoli, installazioni, architetture, soggetti, persone, simboli e quant’altro può servire a definire i contorni di questa immensa capitale del consumismo, sociale prima ancora che economico e commerciale.
Un saggio antropologico, La città polifonica di Massimo Canevacci, senz’altro interessante, anche per chi non studia o non conosce le linee guida di un resoconto etnografico. Un saggio sull’antropologia della comunicazione urbana che dimostra il forte legame che unisce una metropoli, che può essere São Paolo come una qualsiasi altra capitale mondiale, a un remoto villaggio Bororo. Comunicazione che nell’era digitale diventa subito connessione. Trasformazione. Evoluzione. E tutto a una velocità che non smette di sorprendere, esattamente come lo studio antropologico ma non antropocentrico condotto anche da Canevacci in Terra Brasilis.

:: Jasmin Tè verde e Nel territorio del diavolo di Flannery O’Connor

2 gennaio 2019 by

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Nuovo anno, vecchie tradizioni. Sempre della collezione dei tè verdi di PETER’S TeaHouse oggi ho degustato il loro Jasmin Tè, un delicato tè con il caratteristico profumo dei fiori di gelsomino. Un spicchio di estate in questo inverno non freddissimo (anzi nel mio giardino ci sono già gemme e primi getti). Ottimo senza zucchero, (io lo preferisco) anche pasteggiando. Mi ricorda Parigi e il mio ristorante cinese preferito a Belville. E’ un tè chiaro, sulle sfumature del giallo, corposo, leggermente aspro, facilita la digestione e come tutti i tè verdi e drenante, antiossidante e depurativo.

La preparazione è semplice:

  • 1 cucchiaino di tè
  • 80 ° la temperatura dell’acqua (è un tè più delicato quindi fate attenzione a non bruciarlo con l’acqua in piena bollitura, aspettate un minuto, se non avete il termometro per l’acqua)
  • 2 o 3 minuti di infusione

Consiglio goloso:

Jasmin Tè lo consiglio con tartine salate, formaggio e speck.

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Jasmin Tè è perfetto leggendo Nel territorio del diavolo – Sul mistero di scrivere, di Flannery O’Connor. Tanti brevi saggi sul mestiere di scrivere di una delle più incredibili autrici americane di racconti. Stile caustico, pungente, non scontato. Da rileggere spesso.

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

Source libro: Acquisto personale.

:: “Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità” Roma 19/12/2018- Convegno Odg-Lumsa dalla nostra inviata, Daniela Distefano

2 gennaio 2019 by

Convegno Lumsa (1)

Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità” è il titolo–manifesto di un corso di aggiornamento per giornalisti che si è tenuto – lo scorso 19 dicembre – presso l’ Aula Magna dell’Università LUMSA di Roma.

Hanno partecipato in questo quarto seminario, ultimo modulo:
Francesco Bonini (Rettore Università LUMSA)
Paola Spadari (Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio)
Liviu Petru Zapartan (Ambasciatore della Romania presso la Santa Sede e l’Ordine Sovrano di Malta; Jean Monnet Chair Babes Bolyai University of Cluj Napoca)
Lucio Battistotti (già Direttore della Rappresentanza in Italia della C.E.)
Sabika Shah Povia, (Associazione Carta di Roma)
Roberto Zaccaria, (Presidente del CIR – Consiglio italiano per i rifugiati).
Giovanni Ferri (Docente Economia Politica LUMSA)
Ezio Andreta (Coordinatore progetto Foresight del C.N.R.; già Presidente A.P.R.E.) Bruno Bugli (Presidente Accademia Europea) Francesco Tufarelli (Direttore Generale Presidenza del Consiglio dei Ministri) Massimiliano Mizzau Perczel (Giornalista) Antonella Canini (Direttore Dipartimento Biologia Università di Roma “Tor Vergata”) e molti altri esperti.

Argomenti della prima sessione sono stati:
“L’Euro non è solo moneta: Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità; Diritto di asilo tra promesse e realtà. L’Unione Europea e la governance condivisa dal FMI al G20 Idea d’Europa: Crisi o crescita della sovranità”.

Se le Università sono spazi di elaborazione critica, è giusto partire da questa premessa per trattare punto per punto le questioni più scottanti in tema di migranti e di quello che sta facendo l’Europa per il non ritorno alla barbarie. Oggi noi giornalisti disponiamo di molteplici Codici deontologici: la Carta di Roma valga come citazione per tutti. Obiettivo di queste carte è la tutela sia dei diritti dei migranti che dei giornalisti che ne riportano le vicissitudini a volte apocalittiche. Per l’Osservatorio di Pavia, siamo percorsi da un sistema di continuo allarme. Ovunque albergano parole di odio nei confronti dei migranti che arrivano con mezzi di fortuna nel nostro Paese. E’ indispensabile una corretta informazione: si tende, infatti, alla criminalizzazione del migrante. In un periodo non troppo remoto si ravvisava una certa accoglienza, adesso siamo passati dalla comprensione alla paura. Basta considerare il lessico adoperato. Il migrante è divenuto l’anticorpo da espellere per continuare a lustrare il cervello con la pacchia di una società che getta nella fogna anche l’ultimo barlume di pietà della nostra civiltà cattolico-cristiana. In questi ultimi mesi poi assistiamo pure ad un attacco in cui si è posta la questione dell’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e l’autonomia dell’informazione. Bisogna difendere da questi assalti la nostra professione che conserva ancora una sua una funzione sociale a difesa dell’art. 21 della Costituzione. Di fronte a questo affievolimento umano, cosa fa l’Europa? L’Europa di pace, l’Europa non solo del Mercato Unico Europeo? Si palesa il bisogno di sviluppare il progetto europeo laddove le problematiche si sono fatte via via più complicate e stringenti:

– Brexit
– Populismo (illusione collettiva)
– Spazio, sicurezza, difesa comune
– Capire che possiamo camminare assieme nel processo di pace.

Per Roberto Zaccaria, la parola che oggi più circola nei canali dell’informazione è: “emergenza”. Siamo nel Paese delle urgenze che molestano i cittadini da decenni, salvo poi peggiorare di anno in anno.
Un male che affligge l’Italia? Il nostro è un Paese “vecchio”. In Italia nel 1860 c’era il 60% di giovani, oggi si ha il 28% di giovani, una situazione più preoccupante sarà nel 2050 col 17% di giovani. Non è dunque un problema culturale ma economico. Il migrante forse aiuta in questo senso a bilanciare questo gap demografico piuttosto che sovraccaricare l’Italia con le sue impellenze. Ma è importante sottolineare che occorrono luoghi di accoglienza “europei” non nazionali solamente. Il problema dei cosiddetti “sbarchi” è una questione europea non italiana. Tutto questo è andato a fondo di ogni previsione con un Governo che ignora persino quanto ha affermato la Corte di Cassazione ,cioè che il diritto d’asilo è attivato su un sistema a tre gambe: status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria. Oggi il nostro Governo ha deciso di eliminare la protezione umanitaria. Questa norma è incostituzionale non solo perché scardina una legge ordinaria ma perché ignora persino una legge di attuazione comunitaria. Certo, in termini di solidarietà, anche L’Europa ha compiuto un passo indietro. La globalizzazione ha rovesciato gli equilibri di spazio e tempo. Ci vorrebbero corridoi umanitari, la difesa di sicurezza, un esercito europeo, e bisognerebbe anche affrontare le industrie smaterializzate. Il mondo cambia radicalmente . Negli Anni Venti dell’Ottocento, al tempo della rivoluzione industriale, avevamo un modello occidentale esportato dall’Europa che aveva i suoi imperi, le sue potenze militari e colonizzava il mondo intero. Dopo il Secondo dopoguerra l’Europa Occidentale si restringe, arrivano gli Stati Uniti, il Giappone e poi il resto dell’Asia. Un rovesciamento totale degli equilibri mondiali. L’Europa si è fatta man mano più piccina e il populismo è andato invece espandendosi. Si parla tanto di popolo ma di quale popolo parliamo?
Plebe? Populismo? Il popolo va inteso come i cittadini che hanno diritti e doveri nella Costituzione, tutti coloro che hanno diritto di voto. Su un territorio definito, coloro che devono rispettare la legislazione del territorio in cui vivono. Gestire una democrazia diretta sarebbe difficile. La minaccia incombente è l’avvento di un democrazia illiberale come quella che sta edificando Viktor Mihály Orbán, Primo ministro dell’Ungheria dal 2010. Assistiamo dunque ad una crisi della sovranità dell’Unione Europea. C’è una collegialità per decidere, c’è un bilancio comune, un’amministrazione, una corte di giustizia, ma mancano tantissimi elementi della vita dei cittadini. Le sfide sono molte: Un’Unione per l’ambiente, la sostenibilità, la protezione climatica, il riscaldamento globale, l’agricoltura, il consumo sostenibile.. Infine sono troppe le disuguaglianze che accrescono il nostro scetticismo e alimentano il risentimento per quanto non è stato ancora fatto, e quanto è stato fatto male. Un convegno-fiume che ha toccato i punti nevralgici del nostro presente frastagliato. Forse non sono state fornite cruciali risposte ai dilemmi sull’Unione Europea e i migranti, ma ha senza dubbio attivato una catena di quesiti, domande, nonché dubbi che solo il Tempo avrà l’accortezza di diradare.

:: Fiabe Faroesi (Iperborea 2018) a cura di Viviana Filippini

2 gennaio 2019 by

fiabeContinua il viaggio nelle fiabe nordiche di Iperborea con la pubblicazione del volume “Fiabe Faroesi” provenienti dalle Isole Faroe, una provincia del regno della Danimarca. Quello che colpisce durante la lettura del volume tradotto da Luca Taglianetti, è la sensazione di compiere un vero e proprio viaggio nelle isole del Nord Atlantico, in un mondo dove i verdi paesaggi primordiali e le antiche tradizioni sono ancora vive. Nel libro sono raccolte le più antiche fiabe faroesi nelle quali ci sono personaggi intriganti, curiosi, piccoli eroi che compiono grandi gesti per cambiare il loro destino e quello di coloro che li circondano. In totale 28 fiabe dove compaiono orchi a sette teste che rapiscono principesse, seguiti da giganti che portano via le figlie a umili uomini. Non mancano poi orchesse che rapiscono bambini e i troll che si confrontano con i Senza-papà, ossia figli orfani. Poi, più ci si addentra nelle tradizioni di queste isole lontane si scoprono le avventure di Ceneraccio (“Ceneraccio” e “Ceneraccio e Rosso”) o Fanfarone: giovani, spesso e volentieri, sottovalutati da chi gli sta attorno e che avranno modo di riscattarsi. Non mancano nemmeno gli animali come protagonisti delle fiabe e li troviamo in “La volpe e l’orso” e “Il contadino, il bue, l’asino e il gallo”, per citarne due. Certo è che ogni storia letta trascina noi lettori nel mondo misterioso dell’arcipelago delle Faroe, nel quale temi atavici come il conflitto tra il bene e il male, il giovane che si riscatta, il bene che trionfa, e anche qualche sconfitta per chi non si comporta a modo, sono ammantante da un senso di suspence, di magia e di umorismo, capaci di conquistare il pubblico. Inoltre, nonostante un isolamento protettivo per tutelare la propria cultura faroese, ci sono alcune fiabe come “La strega che mise il ragazzo all’ingrasso ovvero La casa delle frittelle” e “La figlia di Cornacchia e la figlia di Tizio”, che ricordano molto le fiabe di “Hansel e Gretel” e di “Cenerentola”. Nella postfazione scritta da Taglianetti si scopre un po’ la storia di queste fiabe, tramandate per secoli solo attraverso il racconto orale, come passatempo nelle gelide sere invernali, quando ci si riuniva per stare in compagnia. Le narravano uomini se si trattava di leggende locali, mentre le donne avevano il compito di raccontare fiabe. Certo è che in queste storie, messe per iscritto per la prima volta nell’Ottocento, ci sono alcuni elementi fondamentali, come la finalità morale. Al loro interno c’è sempre un valore, un principio da comunicare al lettore (ora) o all’uditore (in passato), per suggerirgli come comportarsi per evitare i problemi. La cosa che stupisce è che la popolazione della Faroe, anche se appartenente al Regno della Danimarca, oltre alla lingua danese, ha sempre mantenuto vivo – lo fa ancora- l’uso della lingua autoctona -il faroese-, dimostrando di avere un forte legame con le proprie radici e tradizioni. Ciò che emerge da “Fiabe Faroesi” è il segno evidente di un popolo dotato di un forte amore per la propria identità e per la propria cultura, rimasta immune alle influenze provenienti dall’esterno. Illustrazioni di Lorenzo Fossati.

Source: grazie a Francesca Gerosa e all’ufficio stampa Iperborea.