:: Fiabe Faroesi (Iperborea 2018) a cura di Viviana Filippini

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fiabeContinua il viaggio nelle fiabe nordiche di Iperborea con la pubblicazione del volume “Fiabe Faroesi” provenienti dalle Isole Faroe, una provincia del regno della Danimarca. Quello che colpisce durante la lettura del volume tradotto da Luca Taglianetti, è la sensazione di compiere un vero e proprio viaggio nelle isole del Nord Atlantico, in un mondo dove i verdi paesaggi primordiali e le antiche tradizioni sono ancora vive. Nel libro sono raccolte le più antiche fiabe faroesi nelle quali ci sono personaggi intriganti, curiosi, piccoli eroi che compiono grandi gesti per cambiare il loro destino e quello di coloro che li circondano. In totale 28 fiabe dove compaiono orchi a sette teste che rapiscono principesse, seguiti da giganti che portano via le figlie a umili uomini. Non mancano poi orchesse che rapiscono bambini e i troll che si confrontano con i Senza-papà, ossia figli orfani. Poi, più ci si addentra nelle tradizioni di queste isole lontane si scoprono le avventure di Ceneraccio (“Ceneraccio” e “Ceneraccio e Rosso”) o Fanfarone: giovani, spesso e volentieri, sottovalutati da chi gli sta attorno e che avranno modo di riscattarsi. Non mancano nemmeno gli animali come protagonisti delle fiabe e li troviamo in “La volpe e l’orso” e “Il contadino, il bue, l’asino e il gallo”, per citarne due. Certo è che ogni storia letta trascina noi lettori nel mondo misterioso dell’arcipelago delle Faroe, nel quale temi atavici come il conflitto tra il bene e il male, il giovane che si riscatta, il bene che trionfa, e anche qualche sconfitta per chi non si comporta a modo, sono ammantante da un senso di suspence, di magia e di umorismo, capaci di conquistare il pubblico. Inoltre, nonostante un isolamento protettivo per tutelare la propria cultura faroese, ci sono alcune fiabe come “La strega che mise il ragazzo all’ingrasso ovvero La casa delle frittelle” e “La figlia di Cornacchia e la figlia di Tizio”, che ricordano molto le fiabe di “Hansel e Gretel” e di “Cenerentola”. Nella postfazione scritta da Taglianetti si scopre un po’ la storia di queste fiabe, tramandate per secoli solo attraverso il racconto orale, come passatempo nelle gelide sere invernali, quando ci si riuniva per stare in compagnia. Le narravano uomini se si trattava di leggende locali, mentre le donne avevano il compito di raccontare fiabe. Certo è che in queste storie, messe per iscritto per la prima volta nell’Ottocento, ci sono alcuni elementi fondamentali, come la finalità morale. Al loro interno c’è sempre un valore, un principio da comunicare al lettore (ora) o all’uditore (in passato), per suggerirgli come comportarsi per evitare i problemi. La cosa che stupisce è che la popolazione della Faroe, anche se appartenente al Regno della Danimarca, oltre alla lingua danese, ha sempre mantenuto vivo – lo fa ancora- l’uso della lingua autoctona -il faroese-, dimostrando di avere un forte legame con le proprie radici e tradizioni. Ciò che emerge da “Fiabe Faroesi” è il segno evidente di un popolo dotato di un forte amore per la propria identità e per la propria cultura, rimasta immune alle influenze provenienti dall’esterno. Illustrazioni di Lorenzo Fossati.

Source: grazie a Francesca Gerosa e all’ufficio stampa Iperborea.

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