:: Ancora una domanda, Elisabetta Bordieri

13 giugno 2020 by

Immagine

C’erano eventi che artigliavano la sua coscienza fino a fiaccarle i sensi. Un indebolimento necessario per convertire in profumo una suggestione e ricreare l’odore dei pensieri. Ne incamerava gli effluvi, li inglobava dentro, una tecnica emolliente e lenitiva, un compostaggio soffice quasi sciamanico, un salto quantico che permetteva ad Alice di sopravvivere attaccata a miseri grappoli di sogni. Di giorno la sua residenza era un’altalena sottomessa alla suadente ballata ciclonica del vento, ma al calar della sera si rifugiava in una sorta di santuario stellare dove le notti erano talmente buie che la volta celeste della sua mente sapeva dare il meglio di sé. Impegnata a vigilare la prodigiosa e sottile estensione del tempo nel suo perenne focalizzare scene, ognuna memorabile, Alice conosceva bene l’inganno del suo proverbiale fluire ma aveva un’arma possente per non soccombere e per fermarlo. Il poeta diceva che non ci si libera di una cosa evitandola ma solo attraversandola. Ma non per lei. Alice doveva perdere quella cosa crogiolandosi all’idea che così non l’avrebbe mai più persa. Decise di perdere se stessa. E nel modo peggiore possibile, demolendo e trasformando la fragranza vitale di quei raspi di sogni in rozze essenze sintetiche. Solo troppo tardi avrebbe capito che non esistono resurrezioni di sorta per alcuni tipi di eventi, che ci sono ben altri artigli di cui aver timore, decisamente troppo tardi avrebbe capito che sarebbe bastato perdere lui.

Lo trovarono così, disteso su un fianco nel letto di una squallida stamberga che era la sua casa, gambe scomposte, braccia penzoloni, sacchetto di plastica in testa con attorno giri nutriti quasi ossessivi di nastro adesivo, con tanto di biglietto di addio annesso. Sarebbero seguiti due rilievi veloci della polizia, qualche probabile interrogazione a improbabili amici e parenti che avrebbero confermato il disagio mentale ed economico, nessuna indagine approfondita da parte del magistrato dunque, ma un’unica sentenza: suicidio. Alice sperava andasse così. Aveva posto ogni minima maniacale attenzione a tutto, sì, sarebbe andata esattamente così.
Il campanello della porta. Arrivarono anche da lei. E poi sempre quei poeti che le martellavano la testa nei momenti meno opportuni, quello che hai sempre voluto si trova sempre dall’altra parte della paura. E decisa aprì.
– Salve signora, ci scusi ma dovremmo farle qualche domanda a proposito del suo fidanzato.
– Signorina. So che non si usa più ma mi fa piacere essere ancora chiamata così e comunque non era il mio fidanzato.
In due, chissà perché i poliziotti giravano sempre in coppia, uno generalmente sempre muto che scrutava l’ambiente. Si concentrò sul tipo che le parlava. Bruttino, basso, con parecchi chili di troppo, maleodorante e con riporto laterale di una striscia di capelli.
– Dicevo, dovrei farle qualche domanda.
– Dica pure.
– Ci risulta che lei e la vittima avevate una relazione.
– No, ci conoscevamo appena.
– Da quanto?
– Qualche mese.
– Qualche mese è sufficiente per instaurare una relazione.
– Per quello bastano poche ore, minuti a volte.
– Avete avuto qualche incontro intimo?
– Uno o due, occasionali.
– Sa se avesse nemici, persone che gli volessero male?
– Che domanda è?
– Risponda.
Continuava a non perdere d’occhio l’altro poliziotto. Silenzioso e attento, il più pericoloso.
– State pensando a un omicidio?
– Stiamo valutando tutte le strade.
– No, non so nulla.
– Sa com’è morta la vittima?
– Girano voci per soffocamento.
– Esatto ma è molto difficile che una persona possa togliersi la vita soffocandosi con un sacchetto sulla testa. Glielo impediscono l’istinto di conservazione e i tempi molto lunghi per giungere al decesso.
– Ma non sarebbe né la prima né l’ultima.
– Sa se facesse uso di stupefacenti?
– Non saprei, ma non credo.
– Perché non crede?
– Perché non mi sembrava il tipo.
– Ha detto che lo conosceva appena, ma evidentemente quanto basta per rilasciare una dichiarazione del genere.
– Intendevo che non l’ho mai visto assumere sostanze diverse da calmanti o sonniferi.
In suo inconsapevole aiuto intervenne il collega muto e con lui il sollievo della fine di quel momento.
– Signora, grazie del suo tempo per ora, ma la preghiamo di restare a disposizione e di non lasciare il paese.
Frase di circostanza che le concesse una tregua. Sarebbero tornati, doveva sbrigarsi. Prese il telefono e la chiamò, giusto due parole, poteva essere già sotto controllo.
– Ciao Adele, puoi venire?
– Se mi chiami immagino che sono venuti. Com’è andata?
– Tutto bene, puoi venire?
– Che significa tutto bene?
– Adele, puoi venire???
– Ok ok, arrivo.
Accidenti alla sua nuova amica che non conosceva la discrezione ma che arrivò comunque trafelata in poco meno di mezz’ora.
– Raccontami.
– Nulla. Le solite domande.
– Alice, ma non è che sei stata tu?
– Oddio Adele, ma che ti salta in mente? Ma sei fuori di testa?
– Perché altrimenti il nostro piano salta, non so ma facevi dei discorsi strani ultimamente e la cosa ha iniziato a preoccuparmi.
Cose illecite va bene, ma un omicidio…
– Ma che dici! Ci sono modi di dire, esclamazioni, frasi fatte che si dicono in momenti di rabbia. E poi lo sai che tipo era!
– Sì, sì certo, scusami.
– Niente, figurati lo capisco. Senti…i documenti? Ho bisogno di te in questo momento delicato.
– Cos’è questo?
– Questo cosa?
– Questa specie di rotolo immenso.
Alice represse quella botta allo stomaco che le divorò il fiato. Cosa ci faceva lì quell’affare? Era certa di essersene liberata. Come aveva potuto essere stata così maldestra? Battiti come sferzate a sangue sul cuore le fecero salire la nausea. Le venne in mente il poliziotto muto e il suo guardarsi intorno, doveva essersene accorto anche lui e corse in bagno a vomitare la sua imprudenza.
– Alice che hai?
– Nulla, un po’ di tensione.
– Ti preparo una tisana?
– Mi fanno schifo le tisane, Adele, lo sai. Ora mi passa.
– Dicevo, cos’è ‘sta roba?
– Non lo vedi? È un rotolo di scotch.
– Chilometri di scotch, direi, a che ti serve?
Udì il pavimento gemere sotto i suoi piedi mentre cercava una risposta che non trovò.
– Lascia stare ora, piuttosto ti chiedevo dei documenti. E’ urgente che io li abbia al più presto.
– Perché li chiami documenti. Mica ci sente nessuno. Il tuo passaporto falso sarà pronto in settimana, mi ha assicurato il tipo.
Il mio è già pronto. Non ti sei scordata il nostro patto, vero Alice?
– Ma no, Adele, che dici, come potrei! E poi i nostri nomi, cinque lettere, stessa lettera iniziale, stessa finale. Siamo un destino unito.
Appena localizzo il posto sicuro te lo dico e mi raggiungi come da accordi. Meglio partire a distanza e poi saremo sole io e te e ricominceremo con nuovi nomi e nuove vite. Senti, in settimana è un po’ tardi. Quelli potrebbero tornare.
– Vedo cosa posso fare.
– Grazie Adele, sei un tesoro. Ora vai.
– Non posso restare stanotte?
– Non è il caso, per favore.
E finalmente restò sola, senza quella zavorra di Adele. Povera scema, credeva davvero all’amore eterno, alla felicità per sempre tra amazzoni. Ancora pochi giorni e se ne sarebbe liberata. Il pensiero di quelle labbra viscide e unte poggiate sulle sue la fece correre a sciacquarsi la bocca, avrebbe usato l’acido per disincrostare l’odore nauseabondo della sua cavità umana.
Pochi minuti e poi la porta di nuovo. Cosa voleva ancora quella stupida?
– Ah sei tu! Ma cosa ci fai qui senza preavviso? E’ appena uscita Adele!
– Ciao.
– Ciao?! E un come stai non è contemplato?
– Non sono tipo da preamboli.
– Io nemmeno sono tipa da mettere su nel giro di due mesi un rapporto con un reietto fallito mezzo drogato individuato per strada, portarlo a casa tua, usare metodi poco ortodossi per istigarlo al suicidio e contestualmente avere incontri ravvicinati
con una grassa psicopatica per il tuo piano!
– Il nostro piano, ora stai calma.
– Sì il nostro ma come faccio a stare calma? Sai che ipotizzano un omicidio e sospettano di me? Mi hanno tartassato.
– Era previsto.
– E certo, tutto preconfezionato. Comunque il mio passaporto non è pronto, devo ancora aspettare qualche giorno.
– Sì, lo so.
– Lo sai?
– Sei tornata sul posto e hai fatto tutto quello che ti ho detto?
– Sì certo. Ho controllato, era tutto a posto, a parte questo maledetto scotch, che poi dio solo sa come ci è finito a casa mia.
In ogni caso la tua carta d’identità era lì in bella vista sul mobile accanto al cadavere. Risulti morto stecchito amore mio, anche se poi quel barbone non ti somigliava così tanto secondo me.
Ancora la porta.
– Apri.
– E se fossero di nuovo quelli?
– Apri.
Adele? Cosa ci faceva ancora lì? E perché aveva quello sguardo macabro e poco incline alla sua persona servile? E soprattutto perché si era diretta verso di lui con aria complice strusciandogli il suo corpo burroso addosso?
– Cosa sta succedendo?
– Quello che vedi, amichetta mia.
Attraversò rapidamente tutti i percorsi impervi della sua mente ma non trovò la strada maestra.
– Lo chiedo a te allora, cosa sta succedendo?
– Ti ha già risposto Adele.
– Io non vedo nulla di limpido.
– Strano, eppure è tutto così evidente. Te lo spiego così, io ho illuso te e tu hai illuso Adele, ma io e lei abbiamo fregato te.
Incastrata dentro quella relazione malsana e pericolosa, succube di un vorticoso sentimento che sapeva essere sporco e dal quale non riusciva a uscire, non si era mai accorta dell’inganno che ora iniziava a delinearsi con allarmante chiarezza.
– Perché io? Perché hai avuto bisogno di me? Non ti bastava lei?
– Per deviare le indagini e per non sporcarci le mani ulteriormente con un delitto.
– Un delitto cosa?
E poi quella risata diabolica che tuonò in tutta la stanza. E le si materializzò davanti il famoso attimo prima, quello che veste il successivo ornato con drappi funerei. Aveva agito e obbedito in nome di un futuro che ora avvertiva nettamente essere solo un vuoto a perdere. Ruggì con tutta la forza che aveva.
– Avete fatto fuori un poveraccio!
– Tu hai fatto fuori un poveraccio, amica mia.
– Stai zitta tu, io non ho ucciso nessuno.
– Basta ora voi due, non rendere tutto più complicato Alice, te la caverai con qualche anno di reclusione, poi la brava condotta aiuterà a venirne fuori prima.
– Reclusione?! Ma di cosa stai parlando? Il passaporto era tutta una farsa allora.
– Sì, un giochetto per prendere tempo e per farti credere a tutte quelle idiozie lì tipo io e te insieme, un’altra vita, nuovi nomi, il passato lo cancelleremo e via dicendo.
– E poi cinque lettere, stessa lettera iniziale, stessa finale, può sempre tornarmi utile per sostituirmi a te chissà.
– Taci maledetta. Invece tu bastardo dimmi perché ti serviva uccidere?
– Perché la sostituzione d’identità riesce meglio se il tipo è morto, per un ricercato come me, non credi? O credi davvero che si sia suicidato grazie ai tuoi metodi poco ortodossi?
– Uccidi anche me allora così regolarizzi pure lei.
– Un’ottima idea. Forse torneremo a metterla in pratica ma ora scusa dovremmo andare. Abbiamo un aereo che ci aspetta.
Quando riferirai tutto alla polizia, perché lo farai, ti ricordo che ci sono le tue impronte dappertutto sulla scena del crimine soprattutto su questo scotch, Adele è stata brava, ha fatto un bel lavoretto pulito pulito e poi te lo ha riportato, a tua insaputa, diciamo così. E a quel punto partiranno le indagini e ci scopriranno, forse, ma sempre a quel punto sarà troppo tardi perché noi saremo già in una località da paradisi fiscali dove non c’è nemmeno l’estradizione. Ciao Alice e grazie.
E se ne andarono ringhiando come due iene pronte a dividersi la preda, lasciando i muscoli della sua anima a liquefarsi. Avrebbe voluto oscurare ogni gesto, eliminare ogni percezione. Nemmeno uno di quei grappoli di sogni aveva attecchito nell’asfalto della sua anima. E ora le restava solo lo scorrere lento di quel tempo ingrato.
Nuovamente la porta.
– Signora, signorina, ci scusi ancora una domanda…

Elisabetta Bordieri nasce a Roma ma vive in Toscana tra colline e aironi, dentro una cartolina. Scrive e corre. Corre e scrive. Il racconto è il genere che predilige poiché è dentro l’essenzialità che si cela il limite del superfluo.

Nasce Mendel Edizioni, a cura di Elena Romanello

13 giugno 2020 by

LogoIl momento non è certo dei più rosei per i libri e l’editoria, i dati dei primi mesi del 2020 sono a tratti sconfortanti, ma nonostante questo c’è chi ha ancora voglia di investire in questi universi: dopo le Edizioni Euridice si registra la nascita di un’altra realtà, la Mendel Edizioni, un progetto editoriale indipendente e artigianale che mira a proporre una nuova economia del libro aperta, sostenibile e inclusiva guardando al pluralismo e al mondo di oggi.
Mendel nasce come marchio editoriale autonomo di Editore XY.IT, casa editrice guidata da Virginia Martelli e da tempo specializzata nell’editoria scientifica e accademica. La direzione editoriale è di Alessio Pia, già collaboratore dell’Agenzia Letteraria Kalama per i diritti esteri e consulente per iniziative e start-up editoriali in Croazia, Germania, Messico, Regno Unito, Romania e Ungheria. Il progetto grafico sarà curato da Juan Fernando Mercerón, vincitore del Premio Latinoamericano per il design editoriale dalla fondazione del libro di Buenos Aires, dell’Applied Arts Magazine Award di Toronto e tra i premiati alla cerimonia 2018 della Schönste bücher aus aller Welt, I libri più belli del mondo.
Si parte in autunno con Los niños dell’autrice colombiana Carolina Sanín e Vater Unser della scrittrice austriaca Angela Lehner: due voci da due parti diverse del mondo, con cui Mendel edizioni scommette sui suoi valori, la traduzione, il dialogo culturale, la valorizzazione di culture e letterature periferiche e scarsamente presenti nel panorama editoriale di oggi, guardando a comunità spesso considerate silenti e confrontandosi con quegli autori che, slegati dalle tendenze di mercato, siano capaci di uno sguardo incisivo sul mondo di oggi e su un’umanità autentica.
La casa editrice è dislocata in tre Paesi e due continenti diversi e lavorerà su una piattaforma virtuale aperta e accessibile a un gruppo di lettori, librai, blogger ed editori che potranno confrontarsi  con la redazione e gli autori, scoprire il loro lavoro, visionare in anteprima le uscite e scambiarsi punti di vista ed esperienze.
Mendel edizioni vuole puntare sulla fiducia, la solidarietà,la bibliodiversità, mirando a un sistema più razionale per i resi e sulle possibile alternative ai circuiti distributivi tradizionali e al sistema tropo bulimico di produzione attuale, guardando ad un modello basato sull’ascolto, la ricerca letteraria, la cooperazione e l’innovazione.
Il suo nome è ispirato al protagonista del romanzo Buchmendel di Stefan Zweig, il logo alla sedia Thonet n. 14, e Mendel invita all’osservazione del mondo come fonte di cambiamento,  per essere mediatore tra chi le storie le racconta e chi di storie non riesce a farne a meno.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

13 giugno 2020 by

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Giovanna Pandolfelli.

Sarà con noi lunedì 15 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

foto occhiali

Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzata in psicolinguistica del bilinguismo, da anni è parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, dove risiede. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne ed è coach certificata. È autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” (DrawUp 2015) e “Terra, mare e altrove” (Cosmo Iannone, collana Scritture migranti, 2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue (Didattica attiva 2017). Il suo primo romanzo “Il respiro dell’Isola” pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è una storia di sorellanza, di scelte e di rinunce, incontri tra donne di diverse generazioni, sullo sfondo della migrazione vista da chi accoglie nell’atmosfera pregnante ed evocatrice dell’isola di Lampedusa, dell’Isola tout court. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Delitto a bordo del Giava di Shanmei

11 giugno 2020 by

giavaNapoli, 1900.

Il tenente piemontese Luigi Bianchi, facente parte del Secondo Contingente Italiano inviato per sedare la rivolta dei Boxer, è finalmente a bordo del piroscafo Giava alla volta della Cina. Il viaggio però non si preannuncia affatto tranquillo: sabotaggi, tempeste, epidemie e… un delitto. Nel locale caldaie viene infatti trovato il corpo senza vita di un clandestino di cui nessuno sembra conoscere l’identità. Chi è? Cosa ci faceva a bordo? E soprattutto c’è un assassino tra i componenti dell’equipaggio? Magari intenzionato a uccidere ancora? Al tenente Bianchi, aiutato dal tenente medico Maurizio Valente e dal sergente marchigiano Vincenzo Bertelli, verrà dato l’incarico di indagare sul delitto ma ben presto l’indagine si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza perché sarà chiaro che qualcuno non vuole assolutamente che il Giava arrivi in Cina.

In piena Belle Époque, un viaggio a ritroso nel tempo in un mondo perduto ma di cui giungono gli echi fino a noi.

“Delitto a bordo del Giava” narra il viaggio sulla nave che porterà il tenente Bianchi in Cina, e la sua prima vera indagine precedente a quella narrata ne “Un gioco di pazienza“.

Prima novella di una serie di mystery storici coloniali con ambientazione cinese. Avventura, intrighi, giochi di spie, suspence e delitti su uno sfondo esotico, con un buon e accurato contesto storico che copre l’arco temporale cha va dal 1900 al 1905.

Data di pubblicazione il 18 giugno, già in pre-ordine a un costo scontato a questo link.

Shanmei è nata a Milano alla fine degli anni ’60. Dopo la Laurea, e una tesi di ricerca in Storia Moderna e Contemporanea dell’Asia presso l’Università degli Studi di Torino, le sue ricerche si sono focalizzate sulla Cina dei Boxer e sulla condizione della donna in epoca Qing,
Dal 2007 dirige il blog letterario Liberi di scrivere e si occupa di editoria recensendo libri e intervistando scrittori italiani e stranieri.
Negli anni ha scritto decine di novellette, romanzi e moltissimi racconti (specialmente flash fiction) ancora inediti e alcuni in via di traduzione. È appassionata per lo più di hardboiled vintage anni ’50 e ha parlato nei suoi romanzi e racconti anche di pirati, di principesse russe, di piloti di cargo interstellari, di soldati di ventura, di ballerine del Moulin Rouge, di antichi romani.
Dal 2015 si autopubblica su Amazon e ha seguito un’altra sua passione, l’amore per l’ Oriente iniziando una serie di racconti autoconclusivi di genere sia wuxia che xianxia e xuanhuan, e una serie di mystery storici,  sempre ambientati in Cina tra il 1900 e il 1905, con protagonista un militare italiano che si improvvisa detective.

:: Premio Biella Letteratura e Industria – Annuncio finalisti evento online

11 giugno 2020 by

unnamed

Domani venerdì 12 giugno, alle ore 18, verranno annunciate le cinque opere finaliste, selezionate tra 35 titoli candidati, della XIX edizione del Premio Biella Letteratura e Industria, quest’anno dedicata alla Saggistica.

Sarà possibile assistere all’evento online tramite il canale YouTube del Premio oppure dalla pagina ufficiale Facebook del Premio.

Saranno presenti:

Paolo Piana, presidente Premio Biella Letteratura e Industria
Pier Francesco Gasparetto, presidente Giuria Premio Biella Letteratura e Industria
Claudio Corradino, Sindaco di Biella

Gli autori finalisti verranno intervistati da Pier Francesco Gasparetto.
Ai giurati Paolo Bricco, Claudio Bermond, Loredana LIpperini, Alberto Sinigaglia e Tiziano Toracca il compito di leggere le motivazioni delle candidature.

Letture a cura di Paolo Zanone e Veronica Rocca di “Teatrando”.

:: Eredità di Vigdis Hjorth (Fazi, 2020) a cura di Eva Dei

10 giugno 2020 by

Eredità“Eredità” non è soltanto il titolo del primo libro di Vigdis Hjorth tradotto nel nostro Paese, ma il vero motore della narrazione.
Tutto la vicenda parte da un’eredità e dalla sua divisione tra quattro figli. Come troppo spesso accade non solo amore e unione dominano i legami tra i vari membri della famiglia. Bergljot, la voce narrante, ha interrotto i legami con i suoi genitori da molti anni: tra loro si è creata una frattura insanabile, causata da qualcosa che la protagonista non ha il coraggio di raccontare subito al lettore, ma che rivela poco alla volta.

Il vaso cade per terra una volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme, il vaso cade per terra una seconda volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme. Non è più così bello, ma in un certo modo funziona, ma quando cade per la terza volta e rimane polverizzato davanti ai tuoi piedi, vedi subito che ormai è da buttare, non lo si può più riparare. Era così. La famiglia era distrutta. La famiglia era persa.

Le dinamiche e gli equilibri familiari cambiano nuovamente quando i genitori, ancora in vita e in buona salute, sebbene anziani, decidono di prendere anticipatamente alcune decisioni in merito al loro patrimonio. Pur dichiarando di voler dividere equamente i loro beni tra i quattro figli, scelgono di intestare le due case al mare esclusivamente alle due figlie minori, Astrid e Åsa, e di versare ai due maggiori, Bård e Bergljot, un corrispettivo in denaro. Le valutazioni delle due case risultano però molto più basse del loro reale valore, mettendo in luce la cattiva fede dei genitori. Bård, sentendosi preso in giro affronta sia i genitori sia le sorelle minori, accusando i primi di essere ingiusti e le seconde di assecondare e difendere la loro volontà. Davanti al loro categorico rifiuto di ammettere una qualsiasi forma di iniquità, decide di tagliare a sua volta i ponti con la famiglia, riavvicinandosi a Bergljot. Quest’ultima che finora ha cercato di tenersi il più possibile ai margini della famiglia, capisce che le rivendicazioni del fratello sono giuste; sostenere Bård è necessario così come afferrare questa occasione per far sentire veramente la sua voce.
Il ricordo di quello che il padre le ha fatto subire da piccola è riaffiorato in età adulta, solo un percorso di psicoanalisi ha aiutato Bergljot ad affrontare il trauma, cercando di costruirsi una vita il più possibile serena. Ma la sua verità non è mai stata accettata né dalla madre né da Astrid, con le quali ha cercato più volte un confronto. Quello che Bergljot racconta loro è qualcosa di grave, di inaccettabile, qualcosa che metterebbe in crisi l’intera famiglia, sconvolgendo la vita di tutti loro; proprio per questo entrambe decidono che sia più comodo crederla solo una bugia, l’allucinazione di una donna da sempre instabile e inaffidabile.
La questione dell’eredità offrirà a Bergljot l’opportunità di mostrare la sua posizione con fermezza e argomentare le sue scelte con lucidità. La sua voce questa volta si staglierà chiara nell’ufficio di un notaio, non sarà, come spesso è successo in passato, offuscata dai fumi dell’alcool o veicolata da un’email rabbiosa e insensata.
La disparità di trattamento in merito all’eredità corrisponde alla netta diversità tra l’infanzia vissuta da Bård e Bergljot, ricca di instabilità e violenze, e quella rassicurante e affettuosa di Astrid e Åsa.

“Sai qual è la prima cosa che mi viene in mente quando penso a mio padre?”, disse Bård, prima di proseguire senza aspettare la risposta. “Avevo nove anni, eravamo sull’altipiano di Hardangervitta per pescare, volevo tornare a casa e mi girai. Papà mi seguì, afferrò un bastone e mi massacrò di botte. Questo è il ricordo più nitido che ho di lui.”

I genitori di questa famiglia appaiono come una coppia di Dottor Jekyll e Mister Hyde: dietro una facciata di avvenenza, ricchezza e perfezione si nascondono un uomo e una donna egoisti, instabili, feroci, incapaci di qualsiasi affetto o empatia, anche nei confronti dei loro stessi figli. Le due sorelle minori non ne escono in maniera migliore: se la minor, Åsa, è il personaggio che viene meno delineato e anche quella che è più esterna alla vicenda, quella che è sempre stata meno in confidenza con i fratelli maggiori. Astrid invece ha ricevuto spesso le confidenze di Bergljot, cercando di diventare un ponte tra lei e Bård e i genitori. La stessa Bergljot le riconosce più di una volta di ricoprire una posizione scomoda, al centro di una disputa in cui ognuna delle due parti racconta una realtà completamente inconciliabile con quella dell’altro. Ma non schierandosi, rifiutando il dolore della sorella e diventando una sorta di intermediario, Astrid prende in realtà una posizione, aiutando il mantenimento dello status quo.

Pareva non capire, o non voler riconoscere, che esistevano conflitti che non erano risolvibili nel modo in cui avrebbe voluto lei, che esistevano contraddizioni che non si potevano cancellare, che si potevano tralasciare o girarci intorno, tra cui bisognava scegliere.

Eredità non è un libro sulla violenza familiare o sugli abusi, quanto più un romanzo sulla sofferenza.
Una sofferenza subita, nascosta e poi elaborata, una sofferenza che ha bisogno di essere riconosciuta e ascoltata da chi quella sofferenza l’ha creata per non rappresentare più una ferita aperta e sanguinante. Questo è quello che Vigdis Hjorth realizza a livello narrativo: cerca di dare voce alla sua Bergljot, in un flusso di coscienza continuo. Episodi scollegati, ricordi, azioni e pensieri riaffiorano e molte volte si ripetono, restituendo l’angoscia e il processo di elaborazione.
Inascoltata dalla sua famiglia la protagonista del libro trova adesso qualcuno disposto ad ascoltarla: il lettore. Traduzione di Margherita Podestà Heir.

Vigdis Hjorth è nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, fra cui una ventina di romanzi, conquistando i premi letterari più svariati. Eredità, vincitore del Norwegian Booksellers’ Prize e del Norwegian Critics Prize for Literature – i due principali riconoscimenti norvegesi –, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale, rientrando nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Livia Senni dell’Ufficio stampa Fazi.

Le Black Holes di Borja Gonzales (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

10 giugno 2020 by

foto-generiche-88638Il rapporto tra le donne, in particolare le ragazze, e l’arte rivive in maniera insolita e bizzarra nella graphic novel Le Black Holes di Borja Gonzales, che racconta in toni scarni ma non privi di efficacia due storie in parallelo, unite da alcuni elementi, oltre che dal tema di fondo legato a storie anticonformiste, come una farfalla e un lago..

Tutto parte da questa frase, che rispecchia in pieno lo spirito delle protagoniste della storia: Avevo l’impressione di non trovarmi dove dovevo stare. Come se tutto fosse troppo veloce e io restassi indietro. O forse il contrario. Ma ora non ha più importanza.⁣ Si parla infatti di donne e arte, ma anche di donne ribelli, in situazioni diverse, certo, ma speculari, perché in ogni epoca c’è sempre qualcuno, soprattutto donna o ragazza, che non si trova a suo agio, per un qualcosa di tangibile o di più psicologico.

All’interno delle pagine de Le Black Holes si intrecciano infatti due storie ambientate in due epoche diverse, all’apparenza slegate ma in realtà molto simili.

Nel 1856, in piena epoca vittoriana, Teresa deve preparare il suo debutto in società, che la porterà verso un matrimonio scelto dai suoi genitori, ma lei ama scrivere poesie e storie, in particolare di genere gotico e stare nel parco di casa sua, dove incontra uno strano e insolito visitatore e non ama queste regole soffocanti. Nel 2016 tre ragazze, Gloria, Laura e Cristina decidono di formare un gruppo punk rock: ma Laura, come Teresa, si sente fuori posto, vorrebbe vivere nel passato e si veste con sontuosi abiti vintage per niente alla moda.

L’autrice usa uno stile molto particolare per raccontare due destini paralleli, una scelta di colori totalizzando, bianco e nero con verde al posto del grigio per il 2016 e arancione, giallo, verde e nero per il 1856, con disegni molto semplici e suggestivi, per raccontare due storie sognanti e oniriche, due momenti in due tempi diversi che rimarranno poi aperti a nuove interpretazioni, sempre che l’autrice non decida poi di disegnare ulteriori capitoli.

Una storia d’impatto visivo e d’atmosfera, leggibile su più livelli, dal racconto di formazione all’apologo femminista alla vicenda di genere fantastico, che non lascia indifferenti e svela anche ai lettori e lettrici del nostro Paese un’autrice e illustratrice spagnola già nota in patria.

Borja Gonzales è nata nel 1982 a Badajoz, ed è illustratrice e disegnatrice di fumetti. Dal 2013 dirige la casa editrice El Verano del Cohete e la fanzine Los Ninjas polacos. Il suo sito ufficiale è http://www.borjailustracion.com/

Provenienza: pdf mandato dall’Ufficio stampa che ringraziamo.

 

Heartstopper di Alice Oseman (Oscar Ink, 2020) a cura di Elena Romanello

10 giugno 2020 by

heartstopper-89335

I fumetti a tematica omosessuale sono da decenni la normalità in Giappone, dove esiste un filone degli shojo manga per ragazze in tema, noto a livello internazionale da anni e vero e proprio fenomeno di costume in patria. In Occidente stanno pian piano emergendo, con non poche remore, con buone prove da parte di autori e autrici locali, basti pensare a Il blu è un colore caldo di Julie Maroh, e non si può che essere contenti ogni volta che esce qualcosa in tema, come Heartstopper, primo volume di una serie dell’autrice inglese Alice Oseman in corso di pubblicazione nel Regno Unito.
Due ragazzi si incontrano: si chiamo così il primo capitolo di una storia d’amore tra adolescenti: Charlie e Nick frequentano lo stesso liceo privato solo per ragazzi, Charlie ha la fama di essere gay ed è reduce infatti da una storia non felice con un altro compagno di scuola che l’ha deluso, oltre che da vari episodi di bullismo, Nick è un super sportivo che ha avuto una ragazza ma le cose poi sono finite e si scoprirà perché. I due ragazzi si incontrano, diventano amici, Nick coinvolge Charlie nel rugby e pian piano quest’ultimo perde la testa per lui, dichiarandosi, e a questo punto si può solo pensare a cosa succederà nei prossimi capitoli.
A prima vista Heartstopper può sembrare una storia minimalista, con uno stile che ricorda in qualcosa i manga soprattutto nel personaggio di Charlie, in realtà come altre opere di questo genere racconta molto facendo vedere poco, confrontandosi con temi eterni come l’adolescenza, l’innamorarsi, la scoperta di sé, la ricerca di un ruolo nel mondo. Una storia che inizia un po’ in sordina, ma che pian piano prende piede e che lascia davvero con la voglia di leggere presto il secondo volume.
Heartstopper si rivolge ai giovanissimi, come tutta la produzione letteraria e fumettistica dell’autrice, ma è comunque da leggere anche se si ha qualche anno in più, e racconta una storia eterna in una nuova prospettiva, attuale e efficace.
Tra l’altro, per chi conosce i romanzi precedenti dell’autrice, va detto che Heartstopper è uno spin off in un certo senso di Senza nuvole, perché Charlie è il fratello minore di Tori Spring, la protagonista, mentre Nick faceva già una comparsata sul fondo.

Alice Oseman: (1994) è una scrittrice e illustratrice inglese. Ha scritto vari romanzi Young Adult, di cui solo uno tradotto in Italia: Solitaire (Senza Nuvole, Newton Compton 2015). A maggio 2020 Oscar Mondadori comincia a pubblicare la serie di graphic novel Heartstopper, di cui in Inghilterra sono già stati pubblicati i primi tre volumi. La casa editrice ha anche annunciato la prossima pubblicazione di altri romanzi dell’autrice.

Provenienza: pfd fornito dall’ufficio stampa che ringraziamo.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

8 giugno 2020 by

ivo Tiberio Ginevra slate

Ecco il resoconto del quinto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi l’ 8 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Ivo, e grazie di essere qui. Ti intervisteremo nella tua veste principale di editore, tua infatti e di tua moglie è la casa editrice “I buoni cugini”, anche se sei anche uno scrittore di pregevoli opere. Dunque iniziamo con le presentazioni: chi è Ivo Tiberio Ginevra? parlaci un po’ di te.

Salve a tutti, grazie per questa stupenda opportunità di poter parlare della casa editrice che è una cosa che ho molto a cuore, insieme a mia moglie. Chi sono io? Io come dice Cagliostro “ego sum qui sum”… va bene, scherzo… sono ormai quasi sessantino, nisseno-palermitano, ornitologo, ho fatto per anni l’avvocato, e da una decina d’anni scrivo storie e ho appunto, come ho detto prima, la casa editrice I Buoni Cugini editori. C’era da parlare per un mese ma mi fermo qua. Già che ci siamo vi dico che è la mia prima interazione con dei lettori e in diretta.

Parlaci della tua casa editrice, quando l’hai fondata, con che progetto è sorta? Vero che volevi pubblicare opere introvabili legate al tuo territorio, la Sicilia?

La casa editrice I Buoni Cugini editori è nata sette anni fa. Non era nostra intenzione crearla (non è un plurale majestatis ma in tutta questa avventura accanto a me c’è sempre mia moglie). In poche parole ci siamo accorti che le opere di Luigi Natoli, grande narratore palermitano vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900, avevano subito delle modifiche sostanziali che ne compromettevano la autenticità delle opere. Abbiamo pensato di dare a delle case editrici di carattere nazionale le nostre ricerche sull’autore per fare la dovuta chiarezza, ma alla fine abbiamo deciso di fare di testa nostra. Da qui è nata la casa editrice, la pubblicazione ad oggi di trenta volumi della Collana dedicata a Luigi Natoli, oltre la Collana de Gli Introvabili che raccoglie tutti quegli autori “dimenticati” o impossibili da trovare ma che il pubblico cerca e apprezza.

Raccontaci un aneddoto buffo legato al tuo lavoro di editore.

Ne avrei di tragici, di dispendiosi, di allucinanti, di incredibili, al momento non mi viene nulla di buffo… diciamo che è un argomento che abbiamo trattato con serietà e chiunque interagisce con noi con la stessa serietà e passione, partendo dagli stessi lettori con i quali riusciamo ad avere quasi un filo diretto. Natoli è in Sicilia un autore molto amato, e tutto quello che ruota attorno a lui è sempre velato da grande rispetto.

Per un piccolo editore siciliano non deve essere facile, diciamocelo, ma avete ottenuto buone recensioni, un grande affetto del pubblico dei lettori e continuate la vostra attività con grande piglio. Quali sono i segreti che vi hanno permesso di raggiungere tali obbiettivi. La cura dei dettagli, l’amore per il rischio, la fortuna? Suggeriscimi tu altre motivazioni.

E’ un immenso amore per la vera letteratura, per i libri e la gioia di poterli creare. E’ qualcosa di stupendo far rivivere grandi opere dimenticate, grandi autori famosi all’epoca ma poco conosciuti ai nostri tempi. E’ un lavoro bellissimo, anzi credo il più bello del mondo. Nella sua bellezza ci sono anche le pubblicazioni di autori viventi e contemporanei. La nostra casa editrice si occupa anche di altri generi e prediligiamo molto lavorare con scrittori esordienti che si affidano a noi, con romanzi di carattere noir, thriller, o anche pulp ultimamente.

Sei sicuramente un sensibile talent scout. Cosa deve scattare secondo te perché un autore esordiente diventi tra virgolette di successo?

Il mestiere di leggere è bellissimo. Quello di capire cosa si legge credo sia invece un dono. Anche se sono una persona molto modesta, su quest’ultima frase credo di poter dire la mia. Quando leggo un manoscritto di un autore esordiente, cerco sempre di vedere cosa vuole comunicare e soprattutto come scrive quello che vuole comunicare. Per me non è importante il genere letterario in se stesso, è solo fondamentale cosa si vuole dire. Quando riesco a trovare quello che cerco e coincide con quello che mi si vuole dire, allora scatta la voglia di comunicarlo a tutti e da qui una nuova pubblicazione.

Se un giovane che volesse diventare editore ti chiedesse consigli, tu cosa gli diresti?

In questo momento mi sentirei di dirgli di non occuparsi di editoria, perchè per quanto piacevole e bellissimo sia questo mondo, ha una serie di problemi pazzeschi e che si sommano tutti insieme. Esempio: editing, collaboratori, commercialisti, tasse, grafico, tipografia, e quindi… problemi di impaginazione, di grafica, di soldi, di tasse, di tutti i tipi non per ultimo fare un prodotto che ti ha quasi portato all’infarto e che poi, perdonate la volgarità, non se lo caca nessuno perchè il lettore ha altri gusti, altre aspettative, altre schiavitù mentali (Trovandolo il lettore, perchè in Italia si legge veramente poco). Comunque a chi vuole per forza fare l’editore, posso consigliare fin da adesso di armarsi di una pazienza sconfinata, di essere circondato da gente valida e competente, di avere idee innovative e soprattutto di avere i “piccioli”, perchè senza “piccioli” qua non si muove niente.

Cosa bolle in pentola alla I Buoni Cugini? Quali sono le novità maggiori per i prossimi mesi?

Continuiamo come sempre le nostre pubblicazioni sugli originali di Natoli, e quindi a breve avremo il restyling di uno dei suoi romanzi più famosi: “Il Vespro siciliano”. Vi faccio notare subito che l’opera di restauro parte dallo stesso titolo, infatti, nelle successive edizioni lo stesso è stato cambiato in “I Vespri siciliani”, e questo la dice ben lunga sulla tipologia del nostro lavoro.

Pubblicheremo anche qualche altro Introvabile che non posso dire per ovvi motivi, e pubblicheremo dei documenti rarissimi che vanno nella nostra collana RisorgimentaliA. Non per ultimo in questi giorni è uscito La cronologia dei Giustiziati di Palermo 1541-1819 di Antonino Cutrera, libro tra l’altro introvabile.

Abbiamo anche in lavorazione tre romanzi di scrittori esordienti: uno è un intellettual-pulp di Giambattista Leone molto innovativo. Un altro è un giallo radicato in una Palermo viva e popolana di Vincenzo Ieracitano che ci propone un personaggio unico nel suo genere e indimenticabile. Infine anche un grande e avincente romanzo storico di Gianluca Tantillo su un secolo buio palermitano.

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Perché secondo te un autore come Luigi Natoli non ha avuto il successo e la diffusione che meritava?

Caro Michele, è semplice il discorso: Natoli è stato travolto dal successo incontrollato dell’opera I Beati Paoli e del suo seguito Coriolano della Floresta. L’editore che pubblicò all’epoca Natoli basò tutta la sua vendita su queste due e altre poche opere, tralasciando il grosso della produzione, per motivi commerciali chiaramente. Lo studio della casa editrice è consistito nel proporre tutte queste opere nella versione originale, ovvero quella pubblicata dai giornali dell’epoca a puntate, dai manoscritti. Lo studio dell’autore però ci ha rivelato la sorpresa, che stiamo condividendo con tutti, di un fine narratore, storico, storiografo, drammaturgo, poeta, conferenziere, critico letterario e filosofico di alto spessore. Opere che pubblicheremo tutte.

Paola Corace

Io vorrei sapere quanto ancora devo aspettare per ritrovare il mio amico Bertolazzi…

Chiedilo a Carlo Frilli al quale ho mandato un dattiloscritto, e mi permetto di dire particolarmente riuscito dato che nell’indagine del duo poliziesco Falzone-Bertolazzi mi sono in corso d’opera dimenticato chi era l’assassino e quindi l’ho dovuto ricomporre. Per cui se mi sono riuscito a incartare io stesso, credo che il lettore nel dipanare questo giallo impazzirà di sicuro… E poi c’è da ridere, lo sapete che a me piace dare allegria e questo romanzo nuovo per quanto allegro e ridanciano sia nella prima parte, ha un finale piuttosto amaro perchè è la tematica è amara.

Michele Di Marco

Passando a Ivo letterato e scrittore (“scrittore” lo ripeto, perché sia chiaro che tale è), perché hai cominciato scrivendo storie di sbirri? E come mai hai scelto – parlo soprattutto delle avventure di Falzone e Bertolazzi (che potresti presentare a tutti, dato che io e i tuoi lettori ne siamo orfani) – un registro “leggero”, talvolta comico, pur raccontando anche storie di killer efferati?

Forse da grande volevo fare il commissario di polizia, volevo avere degli amici sinceri, allegri e leali come Bertolazzi e Di Pasquale. Forse volevo applicare nella vita concreta un senso di giustizia umana, osservatrice delle regole ma, appunto, umana nella sua applicazione.

Parlando invece dei protagonisti dei romanzi, diciamo subito che l’asse principale ruota sulle diversità caratteriali dei personaggi. Per quanto irruento, insofferente alle regole, confusionario e irritante possa essere il vice questore Pietro Bertolazzi, ha il suo contraltare nel commissario Mario Falzone, di contro riflessivo, caratterialmente triste, con un passato familiare complicato in tutte le sue sfaccettature. Si inserisce fra i due anche il medico legale Mario Di Pasquale, brillante professionista ma con ben altri problemi rispetto ai due, perchè ha una vita serena, complicata solo dalla sua passione per le donne. I tre così diversi però sono fortissimamente uniti da un senso comune di giustizia e da un’amicizia profonda che è uno degli assi portanti dei romanzi stessi.

Turi D’Anca

Vorrei chiedere ad Ivo, a parte Natoli che è un lavoro di recupero immenso ed affascinante, essere Editore quanto ti/vi da la possibilità/responsabilità di promuovere talenti sconosciuti? Chiaramente mi unisco al coro di quelli che attendono la nuova uscita di Falzone & Co…

Nelle centinaia di manoscritti che riceviamo, operiamo una forte selezione. Quando troviamo qualcuno che realmente è fuori dal “piattume” in cui stagna l’attuale letteratura, ci avventuriamo subito proprio perchè è qualcosa di nuovo quello che andremmo a proporre ai lettori. E’ una responsabilità, è anche un investimento economico, ma alla fine è sempre pura gioia, almeno per noi, anche se il libro magari non risulta gradito al pubblico.

Michele Di Marco

Riprendendo la risposta di poco fa in cui ricordavi il tuo Di Pasquale, avrei una curiosità, e magari è una stupidaggine, ma Giulietta voleva una domanda che non ti avevo mai fatto…
Perché tu e alcuni tuoi colleghi giallisti (i primi che mi vengono in mente sono Camilleri e Manzini, ma non sono certo i soli, ed è una caratteristica anche di tante serie tv) siete affascinati dai medici legali, che spesso diventano quasi dei co-protagonisti?

Senza scomodare i mostri sacri di Camilleri e Manzini, il primo per me considerato alla stregua di un padre della Letteratura, direi pure che neanche sono degno di nominarlo, ti rispondo con semplicità. L’evoluzione del crimine e delle indagini legate allo stesso, oramai camminano insieme, a braccetto. I sistemi di indagine di 30 o 40 anni fa non sono più quelli di adesso e non sarebbe credibile scrivere una storia criminale al giorno d’oggi senza la figura professionale del medico. Telefilm come C.S.I. hanno anche svezzato e smaliziato il lettore, e a questo bisogna dare una storia che sia anche tecnica. E poi convenitene: ora come ora, se uno scrive un giallo, non può più ammazzare liberamente qualcuno perchè altrimenti quei disonesti della scientifica ti vengono subito a prendere!

Michele Di Marco

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio “per iscritto”, quando finalmente potremmo ammirarti in un’intervista in video, o addirittura in una presentazione live?
Considerando la pluriennale attesa dei tuoi fan che sarebbero disposti a viaggiare per un simile evento, potrebbe quasi essere una soluzione per rilanciare il turismo…

Caro Michele, devo riprendermi dallo shock di questa intervista, e siccome è un trauma mi occorre sicuramente del tempo… devo anche andare dal chirurgo plastico per rendermi presentabile, e avere i soldi per pagare un pubblico che faccia le domande a me gradite e che applauda a scena aperta… a te non do un centesimo, comunque…

Un ringraziamento doveroso alla signora Anna Squatrito, moglie di Ivo, che ha riportato le domande su FB in forma scritta.

Saga di Gunnar (Iperborea 2020) A cura di Viviana Filippini

8 giugno 2020 by

gunnarLeggere la “Saga di Gunnar”, pubblicata da poco da Iperborea, è fare un vero e proprio viaggio nell’antico folclore della tradizione narrativa islandese. Questa breve storia, un tempo di certo tramandata oralmente, ha per protagonista Gunnar, un giovanotto scapestrato, ma solo in apparenza. Affermo questo perché all’inizio della storia il protagonista ci appare un po’ svogliato, annoiato dal vivere e senza obiettivi precisi per il domani, tanto è vero che questo atteggiamento di Gunnar, lo ha portato nel tempo a guadagnarsi il titolo di “Idiota di Keldungnúpur”.
Poi, come avviene nella più classica avventura dell’eroe, Gunnar inizia a cambiare nel momento in cui il fratello maggiore lo porta con sé per partecipare a gare di lotta.  Gli scontri permetteranno a Gunnar di dimostrare la sua forza e astuzia, sconfiggendo le prepotenze dei figli del loro acerrimo nemico. Gunnar è anche consapevole che i suoi trionfi lo hanno reso facile bersaglio di vendetta, ma questo non lo intimorisce, anzi gli dà ulteriori opportunità per dimostrare la sua astuzia, forza e intelligenza. La vicenda di Gunnar è ambientata nel X secolo nella parte sud orientale dell’Islanda dove le avventure di questo giovanotto prendono forma dimostrando il suo cammino per diventare a tutti gli effetti il classico eroe. La vicenda ha qualcosa di diverso e di originale rispetto alle altre della tradizione islandese e nordica, nel senso che a differenza di altri testi dove capita che accanto ai personaggi principali si innestino dei filoni narrativi con protagonisti i personaggi comprimari del principale (la Saga di Guatrekr dalla Svezia ne è un esempio), nella saga dedicata a Gunnar il protagonista unico dell’intreccio narrativo è lui stesso alle prese con nemici da combattere, troll e trollesse da sconfiggere. Il giovane subirà una vera e propria catarsi che gli permetterà di diventare un uomo, nonché il capostipite primario delle sue genti. Questo cambiare attraverso delle prove da superare (i combattimenti) e il comprendere i propri errori e scusarsi di essi, sono i segni evidenti che il protagonista si trasforma, diventando un giovane uomo, saggio e equilibrato nel proprio fare e agire. La “Saga di Gunnar” è assimilabile al romanzo di formazione, perché il protagonista è l’incarnazione di un modello comportamentale in fase di crescita alla ricerca nel suo posto nel mondo. La solidità caratteriale e morale raggiunta da Gunnar diventano un punto di riferimento per il lettore di ieri e anche un po’ per quello di oggi. Per il fruitore islandese l’antico testo è anche un qualcosa in più, in quanto le vicende di Gunnar hanno al centro la vita e l’operato di un uomo che per gli islandesi è il più antico e importante antenato, il capostipite della loro stirpe. Non a caso dove Gunnar avrebbe vissuto, oggi troviamo anche una grotta a lui dedicata a Keldugnúpur, un segno evidente di quanto sia importante per la terra nordica. Il testo presenta un’accurata introduzione dove si spiega la storia della saga di Gunnar e delle altre tipiche dell’Islanda, ponendo l’attenzione sulle somiglianze e anche sulle differenze che rendono Gunnar unico. Nell’appendice sono presenti alcune varianti narrative ritrovate e relative a Gunnar e alle sue avventure, grazie alle quali il lettore ha la possibilità di percepire le sottili variazioni narrative che hanno caratterizzato la saga di Gunnar. Traduzione di Roberto Pagani. Postfazione di Fulvio Ferrari.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

7 giugno 2020 by

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Ivo Tiberio Ginevra, questa volta un piccolo e raffinato editore siciliano, nel suo catalogo tutte le opere di Luigi Natoli. Potete visitare il loro sito: I Buoni Cugini.

Sarà con noi lunedì 8 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

ivo Tiberio Ginevra slate

Ma ora scopriamo insieme chi è Ivo Tiberio Ginevra:

Nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di 45 anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonché di libri “introvabili” caduti nel dimenticatoio della collettività. Si dedica alla ricerca di nuovi talenti letterari leggendo una miriade di dattiloscritti.
Appassionato ornitologo si diletta nella riproduzione di uccelli anche rari con i quali ha vinto numerose mostre nazionali e internazionali. Giudice “esperto” in gare ornitologiche, è anche giornalista con numerose pubblicazioni di articoli nelle riviste specializzate del settore. È praticamente drogato di calcio, legge parecchio e ogni tanto scrive qualche romanzo.
Il suo romanzo di esordio è giallo Gli assassini di Cristo del duo investigativo Falzone/Bertolazzi seguito subito dopo da Sicily Crime. Nel 2017 il thriller Guarda come si uccide e nel 2018 l’Aubbiano Ragionevoli atti di Follia illustrato da Niccolò Pizzorno. Qualche mese fa è stato rieditato Gli assassini di Cristo sempre con disegni dell’amico Pizzorno e a breve I Buoni Cugini editori ripubblicheranno anche il Sicily Crime che sarà seguito da due nuovi romanzi inediti con gli stessi poliziotti protagonisti.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

6 giugno 2020 by

IMG_2004

Ecco il resoconto del quarto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 1 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

In che luogo della casa scrivi? Hai una routine di scrittura?

Scrivo tra lo studio e la sala. Non ho una regola predefinita.

Ascolti musica mentre scrivi?

Generalmente no. Ti confesso però che spesso mentre scrivo mi interrompo e… Vabbè te lo dico: faccio del karaoke in solitaria.

Dalla parte dell’assassino Altrimedia Edizioni è il tuo nuovo libro, puoi parlarcene?

Certamente. E’ una storia che si svolge nel quartiere Tuscolano a Roma, uno dei miei luoghi del cuore. Partendo da un interesse apparentemente decentrato con una sorta di effetto domino lo scenario si allarga su più livelli. Sullo sfondo la nostra società con tutti i suoi limiti e le sue brutture.
Questo è il secondo romanzo che scrivo ed è un thriller ‘sociale’ come mi piace definirlo. Tre anni fa avevo scritto un altro giallo: L’Ammerikano. A breve uscirà anche il mio ultimo lavoro: un romanzo storico.

Un thriller, molto diverso da l’Ammerikano, giusto?

Certo, completamente diverso. Sia per l’ambientazione che per la costruzione. L’Ammerikano era cotruito come un mosaico, questo invece ha una concatenazione tra eventi apparentemente distanti tra loro.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro?

E’ stato un parto molto sofferto. L’ho riscritto praticamente 4 volte. Non riuscivo mai a trovare la quadra giusta. Specialmente per la caratterizzazione del commissario. Un uomo che con i suoi modi non sempre ortodossifa fatica, come tutti, a districarsi tra i problemi problemi professionali e personali come i figli lontani, la vita coniugale e il vizio del fumo.

Affronti tematiche attuali (la corruzione su più livelli, il sesso in cambio di favori, il potere ottenuto illecitamente, i reati ambientali) pensi che il thriller sia il genere migliore per descrivere il nostro presente, la nostra Italia?

Ogni scritto riflette l’epoca e i sentimenti che viviamo. Il thriller a mio modo di vedere è uno dei generi che si presta di più perché deve scavare non solo nella mentalità dei personaggi ma anche nel contesto in cui le loro azioni si generano.

Sei stato ispirato anche da fatti di cronaca durante la scrittura?

Questa è la cosa che mi ha divertito di più. Nei miei romanzi mi piace mettere riferimenti e ‘citazioni’ sia storiche sia di attualità. Una delle principali preoccupazioni che ho avuto è rendere credibile… la realtà che supera sempre la fantasia. I lettori più attenti alla attualità potranno divertirsi a riconoscere luoghi e situazioni.

Tornando a Dalla parte dell’assassino puoi parlaci del commissario Achille Schietroma del Tuscolano X, come hai creato questo personaggio?

Volevo un personaggio forte, ho scelto per questo un cognome ‘sdrucciolo’, poi è un uomo che mal si adatta all’epoca in cui vive, con una forte nostalgia della sua gioventù e della sua classe del liceo. Un cittadino scontento che fa fatica a indagare anche quando le vittime non risultano ‘simpatiche’.
Poi un uomo che cerca sicurezza in piccoli gesti scaramantici …
Insomma volevo costruire un cittadino che fa il commissario.
Una persona immersa nei problemi della quotidianità e non un ‘commissario’ a tempo pieno.

Se facessero un film chi vedresti nei panni dei protagonisti?

Nei panni di Virginia, la moglie del commissario, Elena Sofia Ricci. Per il commissario non saprei … se fosse ancora vivo vedrei bene un Mastroianni.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Ricordi la scena di Moretti in caro diario quando dice che in ogni minoranza lui sarebbe nella minoranza? Ecco io credo che mai come oggi ci sia una intellighenzia che adore il conformismo e il pensiero unico. Io mi ritrovo sempre solo, specialmente sui temi di natura economica, ma spesso anticipo i tempi. E poi il mio punto di vista trova spazio nel dibattio pubblico. Tutto ciò è altamente frustrante, e la scrittura è uno sfogo

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Molto, vado a periodi. Ho letto molto di storia dell’unità d’Italia, per ovvi motivi, ora leggo molto di economia. in questo momento il libro della Mazzuccato. poi quello sui Florio. A seguire l’ultimo di Stglitz e poi c’è ad attendermi Duflo. Non leggo solo di economia. Mi piace molto Bartolomei, lo trovo divertente.

Bene penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda di rito: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa dopo la pubblicazione del tuo romanzo storico?

Ho diversi progetti. Il romanzo storico credo avrà un seguito. Così come il thriller. Non riesco a concentrarmi su un solo interesse. Molto dipende anche dall’accoglienza che avranno i lettori. E se posso aggiungere una cosa spero che quello che scrivo diverta anche

Le domande dei lettori

Paola Rambaldi

Leggo che è ingegnere e che ha lavorato in banca come ha cominciato a scrivere?

Ho cambiato molte aziende in realtà, la banca è stata solo l’ultima. Ora scrivo romanzi, in passato saggi di economia e relazioni per il lavoro.

Accennavi che presto uscirà un tuo romanzo storico, Paola Rambaldi vorrebbe chiederti in che epoca è ambientato?

All’epoca dell’Unità D’Italia ed è ambientato in un altro dei miei luoghi del cuore: la Lucania.

Interessante, puoi anticiparci qualcosa?

Iniziamo dal probabile titolo: Tutto salvo fuorché l’onore. e’ la storia di una comunità dell’appennino lucano che viene travolta dagli eventi storici Anche qui, come in Dalla parte dell’assassino esploro il ‘partuculare’ che si intreccia con il ‘generale’.