La casa editrice indipendente di graphic novel torinese Diabolo edizioni presenta l’ultima fatica dell’autore francese Thomas Gilbert, nato ad Angers nella Valle della Loira e ora residente a Parigi, Le figlie di Salem.
Come evidenzia il titolo, la storia narrata è incentrata sui fatti di stregoneria avvenuti a Salem, cittadina dell’allora Nuovo Mondo, in quello che oggi si chiama Massachussetts, nel 1692: un gruppo di donne, alcune giovanissime, poco più che delle bambine, furono accusate di praticare riti satanici e condannate a morte, tramite impiccagione perché le leggi locali non prevedevano il rogo perché consideravano la stregoneria un attacco alla società civile e non un’eresia.
Il fatto negli anni ha ispirato varie storie d’invenzione, una delle più famose è l’opera teatrale Il crogiolo di Arthur Miller, in cui il drammaturgo vide in questa persecuzione, una delle prime organizzate contro i cosiddetti diversi da temere e annientare, una metafora del maccartismo degli anni Cinquanta.
Thomas Gilbert ha preso come ispirazione proprio l’opera di Arthur Miller, cercando però di creare un suo stile e una sua ricostruzione d’epoca e ha deciso di raccontare questa storia terribile e emblematica dopo aver ascoltato in giro frasi intolleranti contro i cosiddetti diversi.
Le figlie di Salem racconta la storia partendo da Abigail, un’adolescente oppressa da convenzioni già allora molto rigide perché i puritani erano considerati gli integralisti tra i protestanti, in cerca di nuove, impossibili evasioni, in un bosco che spaventa e conforta dove incontra un giovane pellerossa, che presenta un punto di vista diverso rispetto al mondo chiuso che vuole privarla di ogni libertà, fino alle estreme conseguenze.
Le donne furono proprio il capro espiatorio di questa caccia alle streghe, ovviamente non solo a Salem ma anche in Europa, come simbolo di diversità e ribellione, e la persecuzione raccontata colpì, oltre all’inquieta Abigail anche altre figure emblematiche, come la schiava di colore Tituba, le due locandiere del paese, madre e figlia, irlandesi e cattoliche e una ragazza con problemi psichiatrici messa incinta da qualcuno di insospettabile che partorì in cella, come ricorda uno dei momenti più intensi e disturbanti della graphic novel.
Le figlie di Salem rievocano un mondo cupo, capace di turbare il suo autore mentre lo realizzava e che colpisce i lettori, in un mondo dove ancora oggi non mancano discriminazioni e violazioni dei diritti, per ricordare a cosa può portare odiare chi viene percepito come diverso.
Provenienza: libro del recensore.
Thomas Gilbert è nato ad Angers nel 1983 e vive a Parigi. Si è appassionato al fumetto fin da bambino, iniziando a disegnare e ha frequentato la ESA Saint Luc di Bruxelles per diventare fumettista. Esordisce come fumettista nel 2009, in Italia ha pubblicato Velenose per Edizioni BD e per Diabolo Edizioni La saggezza delle pietre e Le figlie di Salem. Ha partecipato a vari eventi anche nel nostro Paese, come il Treviso Comic Book Festival e il Salone del libro di Torino.
Marsilio editore propone un nuovo titolo per l’interessante e intrigante collana Passaparola, dove autori e autrici si confrontano con il libro che li ha cambiato, magari da giovanissimi, dando voce a Simona Vinci, che sceglie di confrontarsi con le Fiabe dei fratelli Grimm.
Il ritorno di Patrizia Rinaldi e della sua Blanca, detective ipovedente, è nelle parole scritte in questo libro. Ma anche in quelle che l’autrice permette al lettore di percepire, di sentire, di immaginare. A partire dall’incipit, che apre uno scenario di emozioni, sensazioni, di luci e ombre. Perché Blanca è così, un mondo a sé, da scoprire. Un mondo complesso, che nemmeno i colleghi Carità, Martusciello, Liguori e Micheli capiscono.
001 Edizioni continua a guardare con attenzione e interesse al fumetto sudamericano presentando una riflessione su una ferita mai chiusa nel continente, quella legata al presidente cileno Allende, in appunto L’ombra di Allende, un lavoro a quattro mani di Jorge Gonzalez e Olivier Bras.
La vicevita. Treni e viaggi in treno è un piccolo e prezioso libro scritto da Valerio Magrelli, uno dei pochi poeti italiani contemporanei che vale la pena leggere.
“Il nero è un colore” è il romanzo autobiografico di Grisélidis Réal, autrice nata a Losanna nel 1929 e scomparsa a causa del cancro nel 2005. La storia narrata dalla Réal è una vicenda autobiografica che ha al centro la fuga della narratrice con un amante pazzo di origine afroamericana (Bill), che lei è riuscita a far dimettere da una clinica psichiatrica. Con la coppia ci sono i due figli della donna e tutti e quattro si dirigono a Monaco per sfuggire alla miseria, alla fame e alla povertà. Per il quartetto comincerà una vera e propria lotta alla sopravvivenza per poter mangiare qualcosa e per avere un tetto da riparo sulla testa. Pagina dopo pagina ci addentriamo nella vita della scrittrice svizzera che ci trascina nel suo mondo, complicato sì, ma dove l’amore per i figli è quello che domina e che la spinge la Réal a fare il possibile per tenere unita la famiglia. Ed ecco che nelle pagine, al tanto amore materno, si alternano momenti più cupi dove la protagonista conosce da vicino il male, la violenza, lo spaccio per droga, la fame, il carcere e quella sensazione di vita vissuta sempre sul filo del rasoio. Dalla strada, ad un certo punto, la protagonista finirà a lavorare come attrice in piccoli film, come modella per la scuola di pittura e nella Casa Rossa, un bordello gestito da Mamma Shakespeare. Non mancherà nemmeno un altro amante che la trascinerà in un losco giro di traffico di droga e tante altre dure prove che renderanno l’esistenza di Grisélidis una lotta per la sopravvivenza, la sua, per garantire quelle dei suoi bimbi. “Il nero è un colore” è una vicenda autobiografica di forte impatto emotivo, nella quale il sopruso, la violenza, il cinismo umano sono qualcosa di impressionante, perché la protagonista incontra persone con atteggiamenti così meschini, cattivi e brutali da sembrare usciti da un film, mentre in realtà sono la nuda e cruda verità vissuta in prima persona dall’autrice. Chi racconta parla di sé, e lo fa con dolcezza alternata a rabbia e furore, ponendo però al centro di tutto, e sempre, quell’ amore profondo per i figli, un legame così intenso da indurla a vendere il suo copro pur di dare loro un po’ di tranquillità e cibo. Nelle pagine di “Il nero è un colore” si susseguono depravazione e le richieste più assurde di clienti che possiamo mettere tra il sadico e il feticista, ai quali la donna si sottomette per avere qualche spicciolo, ma la Réal ci fa conoscere anche qualcosa di davvero speciale nel suo vissuto: le sue passioni potenti. Oltre ai due figli, Girsélidis ha una profonda e palpitante attrazione per gli uomini dalla pelle color ebano, in particolare per i militari presenti nelle caserme americane in Germania. Quei soldati che attirano la protagonista per la loro prestanza fisica, per quella pelle così liscia e levigata da sembrare scolpita e per le loro automobili luccicanti. Altro elemento importante della vita della Réal sono i suoi amici zingari, quell’etnia che per lei è una vera e propria famiglia, che la ama e accudisce, senza pregiudizi, come se fosse una figlia, anche se figlia loro non lo è. “Il nero è un colore”, Grisélidis Réal è un libro lucido, nel quale l’autrice ripercorre passo dopo passo la sua vita, le sensazioni e le emozioni che l’hanno caratterizzata, in un ritratto chiaro di sé nel quale ogni singola cosa o gesto compiuto è portato avanti, nonostante le difficoltà, dalla forza e dal sentimento dell’amore. Traduzione dal francese Yari Moro.
Torna Antonio Lanzetta, ormai affermato autore di thriller riconosciuto anche all’estero, con una nuova storia che viaggia negli abissi dell’animo umano, Le colpe della notte, legato da vari riferimenti ai due precedenti e da divorare tutto d’un fiato.
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