Mario Vargas Llosa, grande scrittore e premio Nobel per la letteratura, in un articolo sui libri, recentemente pubblicato su Robinson, si è rivolto ai giovani nella speranza che loro siano capaci di capire la straordinaria importanza che ha la buona letteratura, non solo per la vita degli individui ma anche per la società.
Perchè questo avvenga c’è sempre più bisogno di buona letteratura che sia in grado di contrastare il dilagante diffondersi di libri – svago. Capire una volta per tutte che questi ultimi ci distruggono, ci distraggono e ci abituano a non pensare, proprio come vuole il potere in modo che possa agire indisturbato.
Poi mi capita tra le mani Servi della gleba (erre Edizioni, pagine 197, euro 10), il nuovo libro di Gerardo Magliacano. Per fortuna che esistono ancora scrittori liberi e resistenti che nei loro libri hanno scelto prima di tutto di ascoltare la voce libera della propria coscienza.
Gerardo, prima di essere uno scrittore, è un uomo in rivolta. E come tutti quei coraggiosi uomini in rivolta che si rispettano è consapevole nel pronunciare il suo deciso no.
Servi della gleba è un romanzo (o un romaggio come ama definirlo il suo autore, perché qui la narrativa si contamina con la forma del saggio) di un uomo che prende consapevolezza della radice marcia del suo tempo e decide di scrivere le sue storie perché mai come in questo momento c’è bisogno di uomini di penna e di pensiero che siano in grado di suonare l’allarme.
Un professore d’italiano che dialoga con Sossio, un suo allievo diciasettenne, uno di quei giovani che porta dentro di sé l’ospite inquietante del nichilismo del proprio tempo.
Il professore e il ragazzo danno vita a un dialogo serrato che allo stesso tempo si trasforma in un viaggio letterario e esistenziale nel cuore delle questioni spinose del nostro tempo.
Il professore sequestra volutamente Sossio che si è precipitato a casa sua per vomitargli addosso tutto il suo malessere.
Il ragazzo sarà ostaggio del suo insegnante, che per quattro giorni lo accompagnerà in un percorso di formazione, scomodando la letteratura e la vita, con lo scopo di metterlo nudo davanti alla propria coscienza e allo stesso tempo portarlo a ragionare sulla decadenza del nostro tempo in cui sì è persa ogni ragione dell’umano.
Servi della gleba è il racconto della prima giornata. Magliacano nei prossimi anni ne scriverà altri tre, un tetralogia di romaggi che andranno a comporre le quattro giornate di Sossio.
La prima giornata è dedicata al rapporto dell’uomo con la terra e ai servitori, che in questo nostro tempo sono davvero pochi, visto che in ogni dove spadroneggia la figura viscida del servo.
La differenza tra uno schiavo e un servo è un fatto grammaticale: schiavo è un sostantivo, servo è un verbo. Nel primo caso è una condizione cui si è ridotti, nel secondo è l’agire che lo determina. La schiavitù la si subisce, la servitù è un donarsi.
Questa è la tesi di Gerardo Magliacano e del suo alter ego professore che nel dialogo con il giovane Sossio si preoccupa di trasmettere conoscenza, invitando il ragazzo a aprire la mente perché solo la cultura ci rende tutti liberi.
«Servire qualcosa o qualcuno– spiega il professore – o meglio servire a qualcosa o a qualcuno, a un’idea, a un principio, a una zolla di terra, a un amico, a un amore, alla famiglia, a un popolo, a… ecco, questo ci rende esseri migliori e dà un senso alla propria esistenza.
Essere schiavo di un padrone e di un idolo, del dio denaro, degrada l’essere umano ad essere oggetto, merce, un mero conto corrente».
Servi della gleba è un viaggio resistenziale ed esistenziale. Gerardo Magliacano è uno scrittore vero perché fa letteratura ascoltando la coscienza e il cervello che non vanno mai in vacanza.
Egli è un servo delle parole e soprattutto è al servizio della cultura. In questo libro coraggioso, davanti ai ciarlatani di presunte libertà, l’autore elogia tutta l’intelligenza del cuore del servo della gleba. Dovremmo avere il buon senso di servire la collettività, esseri servitori con una coscienza pulita per mettere in atto una rivolta che ci conduca nuovamente a essere padroni della nostra terra e destinatari dei suoi frutti.
Ma gli schiavi e i servi sono sempre in servizio permanente effettivo e sulle rovine fumanti come corvi si aggirano uomini senza una coscienza.
Source: libro inviato al recensore dall’autore.
Il plot di questo libro ci parla di un nostos singolare: il ritorno a casa della dea di Morgantina, di un mitologico capolavoro sganciato dal castone di terra, costretto in mani furtive, peregrino per le botteghe d’oltralpe e d’oltreoceano.


Nessuno è chi dice di essere, comincia così Niente è come credi (Everythings is Lies, 2018), il secondo romanzo della scrittrice inglese Helen Callaghan, edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Chiara Brovelli, un psicothriller teso e claustrofobico che fa leva sulla paura più atavica di ciascuno di noi: non conoscere davvero le persone che vivono sotto il nostro tetto. Mariti, mogli, figli, genitori, parenti vari, amici. In questo caso Sophia, la protagonista, avrà una violenta doccia fredda quando inizierà a indagare sul passato dei suoi genitori, ma andiamo con ordine.
Luigi Bernardi è stato molte cose: scrittore, editor, editore, traduttore, talent scout. Ma soprattutto è stato un uomo libero e un intellettuale con la spada sguainata. Nel mondo marcio della letteratura nostrana ha lavorato e vissuto a testa alta senza mai scendere a compromessi e senza lasciarsi sedurre dal sempre in voga mercimonio.
“Welcome to the Jungle” verrebbe da dire e so che riecheggia la canzone dei Gun’s n’ Roses, ma è quello a cui ho pensato nel vedere il nuovo libro di Jan Brokken edito da Iperborea e intitolato: “Jungle Rudy”. In esso Brokken narra la vita rocambolesca del suo conterraneo, divenuto uno dei più importanti esploratori del Novecento: il mitico avventuriero e pioniere olandese Rudy Truffino. La biografia romanzata ci presenta Brokken in viaggio alla ricerca del esploratore mezzo olandese e mezzo italiano che negli anni Cinquanta del secolo scorso approdò a Caracas. Qui, più che dal petrolio, Truffino fu subito conquistato dal mondo della Gran Sabana, un vero e proprio paradiso naturale a sud est del Venezula, caratterizzato da grandi montagne (i tepui) ricche di cascate, canyon e da flora e fauna rare e sconosciute. Dalla ricostruzione di Brokken emerge il grande fascino che il paesaggio selvaggio, gli anfratti e le grotte tutte da scoprire ebbero su Truffino, il quale non esitò a instaurare rapporti con la popolazione locale dei Pemón. Truffino riuscì piano piano a creare case, piste di atterraggio e villaggi adatti ad ospitare visitatori provenienti da tutte le parti del mondo. L’esploratore, a tutti noto come Jungle Rudy, si creò una propria famiglia, dove oltre alla moglie e alle tre figlie, c’erano piloti, registi come Werner Herzog che girò alcune scene di “Fitzcarraldo”, altre troupe hollywoodiane, i reali olandesi, l’astronauta Neil Armostrong e pure gli attori del film porno soft “Emmanuelle 6”. Truffino era come una calamita, nel senso che riusciva a conquistare tutti, compresi gli indios locali con i quali ebbe buoni rapporti e pure le autorità. Un fare che gli permise di assumere l’incarico di direttore del Parco nazionale di Canaima e di acquisire una grande notorietà internazionale. Certo non tutto era perfetto, perché dal libro di Brokken emergono anche le spigolosità di Truffino, il suo costante e perenne nervosismo, quel bisogno di solitudine che a volte lo portava a negarsi alle persone, ma che non gli impediva di agire sempre per il ben di Canaima e di quella natura inesplorata e rigogliosa con la quale si sentiva in empatia. Inoltre Truffino alternava momenti di successo e stabilità economica a momenti di crisi, durante i quali lui e la moglie (donna forte e di grande pazienza) si centellinavano pure il cibo per andare avanti e sfamare le figlie. Questo suo modo di agire ad un certo punto rese così difficili i rapporto nella famiglia che il suo matrimonio andò a rotoli. Vero ci furono dei successi, ma per Truffino non mancarono scottanti delusioni e sensi di colpa che lo tormentarono per sempre quando fu violata la purezza dei Pemón, i quali a contatto con la civiltà cittadina videro corrotti per sempre i loro usi e costumi. Per ricostruire la vita di Truffino, Jan Brokken ha ricalcato gli stessi luoghi vissuti dal protagonista riportandoci la vita di Jungle Rudy grazie ai sopralluoghi, ai documenti (diari e fogli di giornale) e alle interviste fatte a coloro che Rudy lo conobbero da vicino. “Jungle Rudy” è quindi un ritratto veritiero e avventuroso di un uomo che lasciò la propria terra di origine – l’Olanda- per partire all’avventura, alla ricerca di un sogno da realizzare, trasformando il suo bisogno di stare a contatto con la natura in un vero e proprio lavoro di salvaguardia dell’ambiente naturale e “magico”, proprio perché selvaggio. Traduzione dal Nederlandese di Claudia Cozzi.
“Il capitalismo presuppone che, oltre alla razionalità, possediamo anche una tradizione morale, che è stata messa alla prova dall’evoluzione, ma non è stata creata dalla nostra intelligenza. La proprietà privata non è una nostra creazione consapevole. E non abbiamo nemmeno inventato la famiglia. Si tratta di tradizioni, essenzialmente di tradizioni religiose” (che non sono il risultato delle nostre capacità intellettuali).
La letteratura gotica è stata la madre, o meglio la nonna, di tutti i generi letterari, creando la prima affezione del pubblico mentre nasceva l’editoria moderna come industria creativa che doveva comunque fare affari per andare avanti, non potendo più contare sul sostegno di principi e prelati.
Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Primo romanzo per Alberto Beruffi, scrittore mantovano. Esordio di tutto rispetto con un thriller ambientato a Mantova. Una storia che va da settembre ad aprile, su due piani narrativi. Una trama legata al vissuto, alla cultura musicale e all’arte. Ma non solo.
























