:: Lezioni di tenebra di Helena Janiczek (Guanda 2011) a cura di Daniela Distefano

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HELENA JANECZEK- Lezioni di tenebraI genitori sanno che i figli sbagliano e che bisogna educarli a non sbagliare. Ma certi, credo, sanno che anche dagli errori si impara. Molti altri non ne vogliono sapere nulla e tuttavia lo sanno ugualmente perché così è capitato a loro. Mia madre invece sa che se commetti un errore, puoi essere spacciata. Per questo non deve educare solo sua figlia a non sbagliare, deve impedirgli che sbagli, qui e ora. Per questo mia madre, finché io sbaglio, non potrà ritenere compiuto il suo compito di educatrice. E io sbaglierò sempre, lo farò solo ai suoi occhi o per davvero, così come lei stessa che, nonostante tutto, commette degli errori. E il senso di impotenza che le viene dal fatto di saperlo accresce il suo zelo e la sua furia. Per questo mia madre non educa, ma addestra”.

Con il libro “Lezioni di tenebra” (Guanda, 2011) Helena Janiczek ci trasporta nel cuore nero della Storia: Auschwitz. E lo fa dal peculiare punto di vista di chi appartiene alla generazione successiva, di chi esiste grazie a superstiti come la madre, l’unica di due famiglie numerose a essere sopravvissuta alla Shoah, insieme al padre: ebrei polacchi, vissuti in Germania, dove Helena è cresciuta sentendosi estranea al mondo tedesco e alla sua cultura.

“Non credo che mia madre abbia mai deciso di affidarmi la sua storia, neanche nella versione più stringata. Ha invece deciso di tornare in Polonia, una volta almeno, e io ho voluto accompagnarla: rivedere la sua casa, la casa di mio padre, la città. Ma è un caso che siamo partite con quel gruppo, che il giorno della partenza fosse il giorno della deportazione di sua madre, suo padre, suo fratello”.

Quasi le uniche visitatatrici a Birkenau, il cui territorio è enorme, le due donne – madre e figlia – si sono incamminate tra le rovine dei crematori.
E l’impressione è stata abnorme, per entrambe. Strideva il tepore del cielo di quel giorno con l’inverno dei giorni nel lager. Raccontare a volte serve ad elaborare un ricordo, ma quando si fanno certe epserienze fatali mescolate alla morte, solo gli occhi possono parlare, dire tutto l’orrore dell’inferno che viene sprigionato dalla Terra. Il libro si propone di descivere l’oscurità marmorea del Male che non potrà essere mai più cancellato e rimane nella memoria di chi l’ha affrontato e vinto. Forse per questo l’astio nel rapporto madre-figlia è così stringente, così pauroso anche se non manca l’amore, anche se fiorisce l’affetto. La generazione di Helena è succube di questo fardello, rivive con gli sguardi smarriti dei genitori la giara di azioni disumane, compiute perché questo fosse destino, sofferenza, atavica propensione all’autodistruzione umana. Un resoconto delicato, gonfio di rimandi sensoriali, aggrappato al desiderio che tutto un giorno sarà relegato in fondo al cestino dei fatti irripetibili, delle catene che mai più scatteranno ai polsi del nostro pensiero. Un giorno ci sveglieremo e sapremo con certezza che tutto quello che accadde, non accadrà mai più. Speriamo.

Helena Janeczek, nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. E’ autrice dei romanzi Le rondini di Montecassino (vincitore di prestigiosi premi) e La Ragazza con la Leica (2017) che quest’anno ha vinto il Premio Strega e Il Premio Bagutta.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Guanda”.

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